Solo Al Secondo Grado

Man overboard!

Man overboard!

Man overboard!  (by) Winston Churchill. 'Jaws' (aka 'Man overboard!'); short story of Winston Churchill. Here is the true origin of the film 'Jaws'.

Man overboard! (by) Winston Churchill.
‘Jaws’ (aka ‘Man overboard!’); short story of Winston Churchill.
Here is the true origin of the film ‘Jaws’.

C’è orrore ed orrore,
dopo quanto visto nel post precedente :‘Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness’ alias :‘storie di ordinaria follia’ di Charles Bukowski (1972)

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/04/15/erections-ejaculations-exhibitions-and-general-tales-of-ordinary-madness/

ecco una storia ‘horror’,
– datata (1974) due anni dopo quella di Charles Bukowski – ,
del giornalista americano Peter B.Benchley; ‘Jaws/mascelle’.
Racconto di Peter B.Benchley che ha il sapore della riduzione a livello superficiale e commerciale,dell’indagine delle  profondità della psiche umana di Bukowski a quelle delle profondità marine.
E da questa semplificazione commerciale operata da Peter B.Benchley ecco probabilmente una delle ragioni del successo commerciale del notissimo film di Steven Spielberg ‘Jaws’ ( titolo del racconto di Benchley omonimo del titolo del film di Spielberg ).

Ma forse il racconto di Benchley non è tutta farina del suo sacco.
Uno spunto – ambientale/marinaresco –
sembra averglielo dato un inglese illustre, americano peraltro come Benchley da parte di madre, Winston Churchill
Come è ipotizzabile che lo spunto psicanalitico
( le paure profonde dell’animo umano come quelle degli abissi ),
glielo diede Bukowski.
Una strana miscellanea di sicuro successo.

Ecco il breve racconto/novella horror di Winston Churchill;

___________________________________;

Man overboard!

L’uomo cadde in mare poco dopo le nove e mezzo.
La nave postale stava solcando a tutta velocità le acque egiziane del mar Rosso, nella speranza di riguadagnare il tempo perduto a causa delle correnti dell’Oceano indiano.
La notte era chiara, benché la luna fosse nascosta dietro le nubi. Un’intensa umidità saturava l’aria. La superficie liscia del mare era turbata soltanto dalla scia della nave, dalla cui poppa le lunghe ed oblique ondulazioni si allargavano come le piume di una freccia, e nella cui scia la schiuma e le bolle d’aria ,provocate dall’elica, formavano una fascia sempre più sottile fino alle tenebre dell’orizzonte.
A bordo era in corso un concerto. Tutti i passeggeri, lieti di rompere la monotonia della traversata, erano riuniti intorno al pianoforte ,nel salone. I ponti erano completamente deserti. L’uomo aveva ascoltato la musica e si era anche unito al coro delle canzoni, ma nel salone faceva caldo ed egli uscì per fumare una sigaretta e godersi la frescura del vento generato dalla velocità del piroscafo. Era il solo vento presente sul mar Rosso,in quella bella notte.
La scala di fuoribanda/fuoribordo non era stata scaricata al momento della partenza da Aden, e l’uomo si portò sulla sua piattaforma come se stesse su un balcone, appoggiandosi al parapetto e sbuffando soddisfatto uno sbuffo di fumo con una espressione riflessiva.
Il pianoforte attaccò un motivetto allegro e una voce prese a cantare il primo verso de :’ Ragazzi chiassosi ‘ . Le pulsazioni ritmate dell’elica formavano un ulteriore sommesso accompagnamento. L’uomo conosceva la canzone: aveva infuriato in tutti i music-hall quando lui era partito per l’India sette anni prima. Gli ricordava le vivide e movimentate strade che non vedeva da tanto tempo, ma che avrebbe riveduto presto.
Stava per unirsi al coro, quando il parapetto, mal agganciato, cedette al’improvviso, con uno schianto, ed egli precipitò all’indietro nell’acqua tiepida del mare, tra alti spruzzi.
Per un attimo rimase fisicamente troppo stordito e non riuscì a pensare. Poi si rese conto che doveva gridare. Cominciò a far questo ancor prima di riemergere in superficie. Riuscì soltanto ad emettere un urlo rauco, non articolato e semi soffocato. Il cervello atterrito gli suggerì la parola :’ Aiuto! ‘ . E lui la sbraitò vigorosamente, con uno sforzo frenetico, per sei o sette volte di seguito senza interrompersi ,poi ascoltò .

Ehilà! Ehilà! Lasciate libero il passo ai chiassosi ragazzi.

Il ritornello della canzone,cantato in coro, aleggiò fino a lui sulle lisce acque, poiché la nave gli era passata completamente accanto . E, mentre ascoltava la musica, si sentì trapassare il cuore da una pugnalata interminabile di paura. La possibilità di non essere salvato emerse,per la prima volta, a livello della coscienza .
Il coro intanto ricominciò:’

:’ Orsù,forza ragazzi,divertiamoci da pazzi! Rum, whisky, e non tè! Chi ci sta a bere con me?

‘ Aiuto! Aiuto! Aiuto!, ‘ urlò l’uomo, ormai nella morsa di una paura disperata.

:’ I bicchieri noi vuotiamo, e baldoria noi facciamo. Ehilà! Ehilà!…’

Le ultime parole parvero dileguarsi, sempre,sempre più fioche. Il piroscafo navigava con le macchine a tutta forza. L’inizio del secondo verso della canzone giunse ormai già confuso, spazzato dalla distanza che aumentava sempre più. Lo scuro profilo del grande scafo cominciava ad offuscarsi. La luce di poppa scemava.
L’uomo si accinse allora ad inseguire la nave con furente energia, fermandosi ogni dieci dodici bracciate, lanciando lunghi urli selvaggi. Le acque ribollenti del mare cominciavano ora a placarsi. e le ampie ondulazioni si tramutavano in semplici increspature. Il turbinio di bolle d’aria causato dalle eliche,saliva in superficie e si spegneva crepitando. Il rumore dell’elica ed i suoni di vita e di musica si spensero. Il piroscafo era ormai una singola luce che andava dileguando nell’oscurità aleggiante sull’acqua ed ombra nera sul cielo pallido.
Infine la consapevolezza divenne totale in lui, ed egli smise di nuotare. Era solo… abbandonato. La mente gli vacillò, mentre si rendeva conto di tutto questo. Ricominciò a nuotare, ma ora anziché gridare pregava…preghiere folli,incoerenti, in cui le parole incespicavano una contro l’altra.
All’improvviso una luce lontana parve baluginare ed intensificarsi.
Un empito di felicità e di speranza dilagò nella sua mente. Stavano per fermarsi… per virare e tornare indietro. E, con la speranza giunse la gratitudine. La sua preghiera era stata esaudita. Parole mozze di ringraziamento gli salirono alle labbra. Si fermò e fissò la luce…con l’anima negli occhi. Mentre la guardava, divenne a poco a poco, ma costantemente sempre più piccola.L’uomo seppe allora che la sua sorte era inevitabile.La disperazione seguì alla speranza; la gratitudine cedette il posto alle imprecazioni.Flagellando l’acqua con le braccia ,egli infuriò impotente. Bestemmie atroci proruppero da lui, interrotte come le preghiere… e altrettanto inascoltate.
La furia passò, scacciata dalla stanchezza crescente.
L’uomo divenne silenzioso…silenzioso come lo era il mare, poiché alle increspature si era sostituita una liscia e vitrea superficie.Continuò a nuotare come un automa lungo la scia della nave, singhiozzando sommessamente nell’infelicità generatagli dalla paura. E la luce di poppa divenne un puntino minuscolo , più giallo, ma non certo più grande delle poche stelle che splendevano tra le nubi.
Trascorsero quasi venti minuti, e la stanchezza dell’uomo cominciò a trasformarsi in sfinimento. La sensazione travolgente dell’inevitabile lo schiacciava. Alla spossatezza si accompagnò un’idea strana e consolante: non avrebbe dovuto nuotare per tutto l’interminabile tratto di mare fino a Suez.
Esisteva un’altra possibilità. sarebbe morto. Avrebbe rinunciato alla propria esistenza, visto che era stato abbandonato in quel modo.Alzò dunque le mani impulsivamente ed affondò.
Giù , giù discese attraverso l’acqua tiepida.la morte fisica si impadronì di lui ed egli incominciò ad affogare. Il dolore di quella morsa selvaggia ridestò l’ira. L’uomo lottò furiosamente contro la morte. Agitando frenetico le braccia e le gambe, cercò di tornare in superficie, fino all’aria. Fu una dura lotta , ma ne uscì vittorioso e rimase così boccheggiando in superficie. Lo aspettava la disperazione. Agitando debolmente con le mani, gemette, in preda ad un amaro tormento:’

:’Non posso, eppure devo. Oh mio Dio ,fammi morire !’

La luna, allora al terzo quarto, spuntò dietro le nubi, che l’avevano nascosta diffondendo una pallida luminosità sul mare.
Ritto,nell’acqua, ad una cinquantina di metri di distanza, si trovava un nero oggetto triangolare. Era una pinna. Si avvicinò adagio all’uomo…

La sua ultima supplica era stata esaudita.

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Novella del giovane Winston Churchill, 1896, prima pubblicazione ne :’ The Harmsworth Magazine ‘

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