Solo Al Secondo Grado

Archivio per dicembre, 2016

Porto – Portugal – In and around (III) [A bit of architecture]

Porto – Portugal – In and around (III) [A bit of architecture]

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Avenida (Viale) da Boavista, Praça (Piazza) ‘Mouzinho de Albuquerque’ alias ‘Rotunda da Boavista’ , Porto zona nord, – Portogallo – .

Prima di parlare della sala da concerti di Porto del 2001,
una breve digressione sulla immagine che si troverà ricorrentemente presente per le vie di Porto;

un logo,

ideato dallo studio di designer portoghese; ‘ White Studio, S.A.WebsiteDireções
Designer gráfico no Porto, Portugal ‘
, che vuole rappresentare un panorama stilizzato della città di Porto vista dal fiume Douro da ‘Vila Nova de Gaia’, ovvero cittadina posta di fronte a Porto al di là del fiume Douro all’altezza di Ribeira,
un notissimo e visitatissimo quartiere caratteristico di Porto.
( ‘Vila Nova de Gaia’ è in realtà un tutt’uno con la città di Porto ma i portoghesi amano suddividere amministrativamente ciò che in realtà è di fatto un solo insieme).

Il logo;

             Logo  'Novo logótipo da Câmara Municipal do Porto'               by      White Studio,S.A.    Website Direções     Designer gráfico        Porto, Portugal Si troverà questo logo ,un pò per tutta la città di Porto...

Logo
‘Novo logótipo da Câmara Municipal do Porto’
by
White Studio,S.A.
Website Direções
Designer gráfico
Porto, Portugal
Si troverà questo logo ,un pò per tutta la città di Porto…

Logo della città di Porto          Portogallo    'Novo logotipo da Camera Municipal do Porto'

Logo della città di Porto
Portogallo
‘Novo logotipo da Camera Municipal do Porto’

Logo completo,

'Legenda: Um exemplo do grafismo aplicado num painel de “azulejos

‘Legenda: Um exemplo do grafismo aplicado num painel de “azulejos” ‘
by
White Studio, S.A.WebsiteDireções
Designer gráfico no
Porto, Portugal

Si noti che le immagini in colore bluastro su fondo bianco ripercorrono le famose ‘azulejos’ ovvero omni – presente piastrelle in ceramica di orgine araba ;
vedi al link quanto riportato sulle ‘azulejos’ nel museo di Lisbona :‘ Calouste Gulbenkian ‘

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/07/museu-calouste-gulbenkian-lisboa/

e

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1308

Le ‘azulejos’
decoravano e decorano tutt’ora architetture antiche e moderne, semplici/umili o di grande prestigio in tutto il Portogallo;

vedi ad esempio;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/27/a-stroll-among-the-works-of-alvaro-siza-architect/

Un elemento decorativo architettonico , – l’azulejos ‘ – che per i portoghesi è un elemento che potremmo definire totemico!

___________________________________

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Come molti altri ‘auditorium’, vedi quello di Renzo Piano a Roma, sono stati costruiti in occasione della trasformazione delle città europee in funzione ‘ d’immagine ‘ con finalità turistiche.
Vedi in merito quanto detto al seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/

Circa l’architetto olandese che lo ha progettato e costruito – dopo aver vinto il concorso internazionale – Rem Koolhaas,

– eclettico personaggio che dopo un esordio di tipo letterario :‘Delirious New York’,
un intelligente saggio sul mondo e la storia dell’architettura del novecento in cui si cerca di indagare le ragioni che hanno fatto della città di New York un elemento guida dell’architettura mondiale nel suo apparentemente caos urbanistico (Delirious),
dedica il suo tempo in altri campi; cinema,teatro, musica per poi approdare definitivamente al mondo dell’architettura –

va detto che occorre apprezzarne le doti di versatilità architettonica con cui di volta in volta si reinventa, anticipando o ripercorrendo il leitmotiv di fondo che altri architetti (star) stanno sciorinando nelle maggiori metropoli.
Non occorre spendere molte parole su questa Casa da Música/auditorium di Porto,come su molte altre Opere architettoniche  o pittoriche o scultoree,così dette moderne.
( Vedi ad esempio il recente lavoro cinematografico di Marina Abramovic :’The Space in Between’ – Brazil, in cui si indagano elementi strutturali come quello da Koolhaas nella sua Casa da Musica realizzati :’ ‘The Space in Between / interstizi’ – vedi nota didascalica in una fotografia qui sotto – )

Qui sottolineo solo alcuni punti;

° ha il merito di sorgere in una zona nuova della città, così da evitare di stravolgere il centro storico.

° Si integra bene con la piazza , peraltro fortemente anonima , e le case che la circondano.

°Strutturalmente non è altro che un cubo , o un poliedro se si vuole , posto su un vertice (impropriamente detto ‘spigolo’) conficcato nel terreno, e questa sorta di cubo è sfaccettato in ogni sua parte.
L’operazione di sfaccettatura è stata eseguita con l’utilizzo della fantasia accostata dal semplice buon gusto.

°La sua struttura è un blocco di cemento armato, formato da sole superfici piane tutte rivestite da pannelli rettangolari in materiale cementizio.
La funzione di questi pannelli dovrebbe essere quella di protezione della struttura stessa evitando in questo modo inestetismi, che il cemento armato faccia a vista può creare nel tempo, sia ‘sporcandosi’,causa livelli di inquinamento atmosferico elevati, sia per la corrosione della struttura armata metallica,(in ferro acciaioso, ma non acciao inox) che col tempo crea ‘colature’ da corrosione tanto più probabili in una città sul mare.

° Si noti che la pavimentazione ondulata,che circonda l’edificio,
in contrapposizione alle superfici dell’edificio, rigorosamente non ad angolo retto tra loro ma perfettamente piane,
è ricoperta da lastre di travertino, marmo di sicuro effetto estetico, resistente agli agenti atmosferici, e di costo contenuto.
Peccato che il travertino sia stato posato con monotone lastre rettangolari. Un disegno ,ad esempio di tipo ‘serigrafico’/ a puzzle avrebbe sortito effetto estetico migliore a prezzo identico.

Qui Koolhaas ripercorre l’esempio (sia nella pavimentazione che nel rivestimento delle pareti perimetrali dell’edificio) – discutibile – di Mies van der Rohe con il suo Padiglione di Barcellona del lontano 1929 ; ( vedi al link; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/27/a-stroll-among-the-works-of-alvaro-siza-architect/ );
un Mies a cui molti architetti contemporanei rendono omaggio non tanto rispettando il suo lontano e dimenticato ‘ammonimento’ :”

:”la forma non è il fine del nostro lavoro, bensì il risultato “ ,

Mies van der Rohe

ma gli rendono omaggio ripercorrendo gli stilemi costituenti la superficie muraria e quella della pavimentazione del Padiglione del 1929 di Mies.
Superfici che sono forse il suo punto debole (vedi al link qui sopra,non sto a ripetermi) .

Questo è il punto discutibile di molti edifici moderni;
questo è il punto debole dell’attuale/contemporanea produzione architettonica,
come per le altre arti figurative ( pittura, scultura etc…),

una esasperata ricerca della forma – ‘formale’ – che tutto sacrifica al contenuto. Il tutto sostenuto, indubbiamente da una ‘disponibilità tecnica’ , leggi :‘ Know-how ‘ ,a cui tutto viene sacrificato.

[ Queste costruzioni di pura architettura,

cioè frutto della piena libertà espressiva che un architetto può avere; nel budget, nel design di esterni ed interni etc…

finiscono per essere ‘formali’ non solo stilisticamente, ma anche nella loro funzione propagandistica. Una bella facciata pubblicitaria che dietro – nell’altra faccia della medaglia – nasconde fatti drammatici lavorativi  (come quello del 24 aprile 2013 – Rana Plaza – Bangladesh…vedi post) a cui fanno fronte, – ancora il rovescio della medaglia – , gli sfavillanti ‘stores’ come quelli progettati da Koolhaas per la casa di moda ‘PRADA’ ;come lo store di  Rodeo Drive a Beverly Hills Los Angeles, USA  ( pura falsità, in relazione al modo con cui molti di questi abiti firmati sono prodotti,come sopra fatto cenno…) ]
[ vedi nota ** , in calce ]

° Si noterà in una fotografia di una sala all’ultimo piano che anche qui sono poste delle ‘azulejos’ a cui anche Rem Koolhaas non ha potuto sottrarsi.

Nota; a quanto pare Koolhaas non ha voluto l’apposizione di una targa indicante che è lui l’architetto/autore del’edificio.

___________

Questo auditorium/casa da Musica,
è piacevole nel suo insieme. Certo non possono mancare detrattori,critiche – come qui sopra fatto di ordine generale – come non mancano lodi somme, così come in occasione della costruzione di molte altre Opere.

Possiamo dire che di sicuro si è visto di peggio, di molto peggio.

Qualche immagine;

       Casa da Música             by  architetto            Rem Koolhaas Avenida (Viale) da Boavista, Praça (Piazza) ‘Mouzinho de Albuquerque’ alias ‘Rotunda da Boavista’ , Porto zona nord, – Portogallo – .

Casa da Música
by architetto
Rem Koolhaas
Avenida (Viale) da Boavista, Praça (Piazza) ‘Mouzinho de Albuquerque’ alias ‘Rotunda da Boavista’ , Porto zona nord, – Portogallo – .

Casa da Musica  by Rem Koolhaas           Porto

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto

Casa da Música by architetto    Rem Koolhaas         Porto         –   Portogallo – .

Casa da Música by architetto
Rem Koolhaas
Porto
– Portogallo – .

sam_4104

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Casa da Musica      by Rem Koolhaas              Porto

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Musica     by Rem Koolhaas                Porto

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

“Casa da Música by architetto Rem Koolhaas”
il palazzo prospiciente

Casa da Musica  by  Rem Koolhaas     esterno

Casa da Musica
by
Rem Koolhaas
esterno

Casa da Musica  by Rem Koolhaas     esterno (entrata artisti)

Casa da Musica
by
Rem Koolhaas
esterno
(entrata artisti)

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas interno

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas
interno

Casa da Musica        by Rem Koolhaas                 Porto  interno piano primo

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto
interno piano primo

       Casa da Musica        by Rem Koolhaas                Porto      interno elementi         strutturali

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto
interno elementi
strutturali (space in between ; interstizio)

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas interno

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas
interno

Casa da Música by architetto  Rem Koolhaas.         Interno; un elemento architettonico che certo Koolhaas ha concepito secondo un suo gusto personale :' ' le scale mobili',  che molti architetti hanno disdegnato, se non obbligati nella costruzione di strutture commerciali' -  - supermercati. Qui ,questa scalinata ricorda proprio questo elemento da Koolhaas non disdegnato; 'le scale mobili'.

Casa da Música by architetto
Rem Koolhaas.
Interno;
un elemento architettonico che certo Koolhaas ha concepito secondo un suo gusto personale :’
‘ le scale mobili’,
che molti architetti hanno disdegnato, se non obbligati nella costruzione di strutture commerciali’ –
– supermercati.
Qui ,questa scalinata ricorda proprio questo elemento da Koolhaas non disdegnato; ‘le scale mobili’.

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas  Le AZULEJOS un elemento imprescindibile in Portogallo..! Si osservi l'interno della sala; è completamente ricoperta da azulejos

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas
Le AZULEJOS
un elemento imprescindibile in Portogallo..!
Si osservi l’interno della sala; è completamente ricoperta da azulejos

casa-da-musica-by-rem-koolhaas-porto-azulejos-2

Casa da Musica by Rem Koolhaas Particolare decorativo di ‘AZULEJOS’

sam_4157

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas Porto -Portogallo –

     Casa da Musica    by Rem Koolhaas        visione aerea              Porto

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
visione aerea
Porto

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas La sala da musica vera e propria.

Casa da Música by architetto Rem Koolhaas
La sala da musica vera e propria.

Casa da Musica  by Rem Koolhaas            Porto  Particolare decorativo,      ' edicola classica           portoghese' ;         ; come con le AZULEJOS, Koolhaas non ha potuto sottrarsi ad inserire elementi estranei al suo universo architettonico.

Casa da Musica
by Rem Koolhaas
Porto
Particolare decorativo,
‘ edicola classica
portoghese’ ;
; come con le AZULEJOS, Koolhaas non ha potuto sottrarsi ad inserire elementi estranei al suo universo architettonico.

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

Il paesaggio urbanistico circostante la casa da musica

nota **
Se l’architettura modernista

– giunta fino ai giorni nostri col ‘post modernismo’ che altro non è che un ritorno ad ‘infiorettare con fregi, colonne e timpani’ –

,
nella sua ricerca ‘formale’, ha dimostrato i propri limiti,
al pari di quella pre-modernista ma socialmente impegnata, – impegno sociale in cui dimostra anch’essa i propri limiti – vedi ad es. Le Corbusier con le sue :‘L’Unité d’Habitation de Marseille’  (§§), o la ‘Bauhaus’ con Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius,

– tutti e tre gli architetti sopra citati anticipano e in parte rappresentano l’incipit del modernismo in architettura –

di contro,

si noti che

un caso singolare – solo in parte inquadrabile in questo o quel movimento/indirizzo architettonico – è rappresentato

dall’universo architettonico di Frank Lloyd Wright;

che a differenza di un Le Corbusier o di Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius, non cambiò mai stile ne nella pura ricerca architettonica,
ne nelle idee di impegno sociale sull’arte dell’architettura.
Attualmente egli rappresenta l’architetto da riscoprire e sopratutto l’antesignano delle idee che possono permettere all’architettura di superare i limiti dei movimenti sopra citati.
E questo mediante un recupero possibile ed ‘a misura d’uomo’ di una Collettività in rapporto alla sua storia di cui si vuole un riassetto urbanistico d’insieme.
L’architettura portoghese, di Álvaro Siza , rappresenta un buon esempio in questo senso.

( Ovvio che i movimenti architettonici di cui sopra fatto cenno, hanno molti meriti, già citati in altri post, qui si è accennato al superamento dei limitiUno di questi limiti è attualmente rappresentato – nell’architettura contemporanea / in corso d’opera – dalla sempre più esasperata ricerca della spettacolarità nella forma di una costruzione;

; come se l’essenza dell’estetica risiedesse, anzi coincidesse , con la sua spettacolarità! )

In merito ,ed a riprova di quanto ora sostenuto vi è una affermazione

– tra le tante affermazioni ‘ad effetto’ pronunciate dal famoso architetto americano Philip Johnson ( primo architetto ad aver ottenuto il famoso ;’Pritzker Architecture Prize ,Premio Pritzker per l’architettura ) –

dell’architetto Philip Johnson ;

;Philip Johnson: ‘the effect first and foremost’ / Philip Johnson :’ l’effetto prima di tutto’

Ovvero la spettacolarità come fine di un lavoro architettonico!

         without words

without words

       without words

without words

       without words

without words

Gli artefici dell’architettura contemporanea,nel loro intento di far divenire ‘globale’, dunque globalizzante/fagocitante ogni contesto,
sono destinati al fallimento più completo.
Perché è il contesto – unico elemento ‘a misura d’uomo’ – che deve essere preminente.

(§§)

Ricordo ancora (come fatto in altro post), che Le Corbusier nel suo lodevole intento di migliorare l’assetto urbanistico del centro storico di Parigi ebbe l’idea, che propose attraverso i suoi innumerevoli scritti, di radere al suolo il centro storico di Parigi.

Idea fortunatamente non seguita, poiché da certe scelte non si può tornare indietro    (senza contare che neanche nel 1944, l’ordine del famoso Cancelliere di radere al suolo Parigi, non fu eseguito dai suoi Generali..! Quello che non vollero fare degli stranieri in guerra, lo voleva fare uno svizzero naturalizzato francese, in pace ! )

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The craft beer; alias masterpieces of taste

The craft beer; alias masterpieces of taste

Una prova di forza del nord Europa, in risposta al mondo dell’enologia

alias

: Everything You Always Wanted to Know About Sex beer (BUT WERE AFRAID TO ASK)

         The craft beer; alias masterpieces of taste !

The craft beer;
alias masterpieces of taste !

Prima di proseguire nella ultima parte/post su:’ Porto e dintorni / Porto – Portugal – In and around [A bit of architecture] ‘

mi soffermo su un mondo in piena esplosione ed evoluzione come quello dell’enologia;

il mondo della birra alias

‘Tecnologie Birrarie – Brewing Technologies’

(e non birrologia! In contrapposizione ad ‘enologia’ per il mondo del vino!)

in calce,
il fenomeno delle

‘beer firm / Gypsy Brewery, azienda delle birre’

,aziende che

Si fanno brassare/produrre birra da terzi.

Il titolare
di una ‘beer firm / azienda delle birre’ è solitamente definito :‘Gypsy Brewer / birraio zingaro’

Ed anche,sempre in nota a questo post, un inciso sul mutamento in corso del fenomeno della così detta :’

:’Draft beer / Bier vom Faß / Cerveza de grifo / Bière à la pression’

o, come si dice in italiano il fenomeno delle :’

:’Birre alla spina’

 

_______________________________

Sul mondo del vino si è già abbondantemente qui scritto ,

vedi in proposito ai seguenti link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/07/08/melodie-del-vino-les-grands-crus-musicaux-de-litalie/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/03/10/cantina-antinori/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/07/30/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia-2015/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/06/08/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia/

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birra biere beer bier Brewer Bierbrouwer          Brasseur          Anche qui,        gente da birra! ( People’s Brewing          Company ) ma... molto più terragne           'terra terra' .

birra biere beer bier Brewer Bierbrouwer
Brasseur
Anche qui,
gente da birra!
( People’s Brewing
Company )
ma… molto più terragne
‘terra terra’ .

…Ad ogni modo il fascino delle ombre serali,che invitano alla melanconia stemperata con un pò d’alcool…

Qui sotto riporto alcuni siti – blog – che parlano diffusamente di questo universo per adulti fatto di orzo e luppolo,
(e pensare che da piccoli ci facevano credere che il mondo è fatto di cioccolato e zucchero!)
,che fa certo da contraltare al mondo più sciccoso/chic del vino.

Una sorta di rovesciamento dei ruoli, a ben pensarci, tra un nord Europa sussiegoso verso il sud dal punto di vista burocratico/amministrativo nonché tecnologico che viene snobbato a sua volta dal sud Europa mediante l’arte dell’enologia ben più aristocratica rispetto al mondo della birra, fino ad oggi considerato un sottoprodotto del mondo dell’alimentazione a base alcolica.

Gli aspetti sociali ,

( che fanno capo all’inizio del secolo scorso, e che nulla hanno a che fare con le differenti ragioni di carattere climatico che hanno portato all’uso della birra nel nord Europa, e del vino nel sud…)

,che ci appaiono, confrontando il mondo dell’enologia con quello delle Tecnologie Birrarie – Brewing Technologies,
,sono stati poco rilevati – volontariamente (?) – pur essendo di sicura importanza.
Elencandone alcuni possiamo certo rimarcare i seguenti punti ;

° il nord europeo – sopratutto tedesco, ma anche danese, scandinavo , olandese etc… , tende a bere birra anche disponendo delle risorse necessarie per acquistare ‘vino’ di pregio e comunque di costo superiore a quello di una birra di corrispondente qualità.

° Ciò non viene fatto dal nord europeo per pura o comunque, sola ragione/motivazione di gusto personale, ma certo per una ben celata ,ma altrettanto ben presente, inammissibile repulsione ad una sorta di omaggio – che verrebbe reso dal nord europeo verso il sud Europa nel bere vino – nei confronti di un mondo , quello del sud Europa , che è disprezzato, e dunque da evitare anche nei prodotti seppur di pregio come quello del vino.
Certo, qualcuno che se lo beve – nel nord Europa – c’è, ma ben pochi in rapporto alle possibilità potenziali di spesa in merito.
E, solitamente preferiscono i vini di Francia, benché assai cari. E ciò per ovvie ragioni di appartenenza,almeno nelle intenzioni psicologiche, di questo Paese, la Francia, al mondo del nord Europa.
Solitamente i nord europei aggirano questo ‘ostacolo psicologico’ di cui sopra fatto cenno, bevendo vino in loco, in Italia o in Spagna etc… , in occasione delle vacanze/ferie.

° I più giovani, fra i nord europei , bevono birra per il fatto che è più economica.

° I più giovani , tra gli europei del sud , bevono birra o per ragioni di economia o per ragioni ‘ di immagine sociale/politica’ ; manifestano, così ‘bevendo’, la loro appartenenza al dissenso politico di sinistra.

° L’aspetto economico è di rilievo
dato che contrappone il mondo della birra a quello del vino, incidendo pesantemente sul fatturato di queste due diverse realtà;
si noti infatti che ‘birra’ e ‘vino’ sono prodotti antagonisti tra loro;

all’aumentare del consumo del vino si riduce quello della birra e viceversa. E’ una legge economica.

( Il fatto che il consumo di entrambi i prodotti aumenti contemporaneamente non smentisce questa legge economica, poiché battage pubblicitari, mode consumistiche etc… possono indurre il singolo consumatore a bere di più ciò che già era di sua abitudine bere e nel contempo indurre altri consumatori, un tempo astemi, a bere prodotti alcolici. Ma l’antagonismo tra i due prodotti è un dato di fatto )

Vedete un pò voi che razza di barriere psicologiche vengono a formarsi partendo da valutazioni di carattere culturale e giungendo poi a condizionare delle semplici abitudini di carattere alimentare!

°
Infine, si noti,
ponendo attenzione sul confronto tra produttori di vino da una parte; e produttori di birra dall’altra
che queste due differenti tipologie di imprenditori si contrappongono nettamente per gli investimenti necessari,

esattamente come ,e rispettivamente, per il rapporto tra produttori di olio extra vergine d’oliva contro i produttori di oli di semi ( girasole, arachidi etc…)

— Per produrre vino di altissima qualità occorrono terreni fuori dal comune per clima/latitudine, caratteristiche orografiche ,sapienza/tradizione etc… . Stessa cosa per produrre olio extra vergine d’oliva. Vino ed olio extra vergine sono molto legati al territorio.
(Di contro per produrre birra il legame col territorio – esclusa la tradizione/sapienza tramandata di generazione in generazione – è assai più tenue; si producono difatti birre di qualità/artigianali famose usando/mescolando granaglie del sud Europa, luppoli americani, lieviti belgi etc…)
Questo legame strettissimo col territorio del vino e dell’olio extra vergine, comporta investimenti enormi per accedere a determinati terreni / terroir , senza contare il lavoro manuale altrettanto enorme richiesto per entrambi.

Con la birra e gli oli di semi, la faccenda è agli antipodi;
— per produrre birra di grande qualità,
gli investimenti sono assai minori ;

; gli impianti per la produzione di birra non sono inaccessibili economicamente, così come i terreni per piantare girasole o arachidi per la produzione di olio di semi, sono comuni campi agricoli.

Vi sono per ‘l’universo birra’ altri problemi;

un primo esempio è dato dalla concorrenza con le multinazionali della birra sempre pronte a fagocitare per qualche bel soldo un marchio di birra artigianale distintosi per la qualità ed i successo della birra prodotta .
Ma allo stesso tempo il ‘problema’ opposto (un secondo esempio) a quello qui subito sopra esposto;
alle volte quando un piccolo birrificio – solitamente non di antica tradizione familiare ma nato ex novo da passione personale di un Homebrewer – ottiene un successo clamoroso, ecco che nel giro di poco tempo si passa da una reale produzione artigianale di grande qualità ad una industriale che sfruttando la fama acquisita permette un giro di affari di molti milioni, ma naturalmente la qualità del prodotto ne risente.
Presto o tardi simili speculazioni daranno un effetto negativo di ritorno – non si può fregare tutti tutte le volte – ma il guadagno di tipo speculativo è raggiunto da l’Homebrewer rampante(…)

—————————————–

Qualche fotografia di una manifestazione ‘nostrale/casereccia’, (denominata BeeRiver),presso la città di Pisa, pro diffusione della birra artigianale italiana.
Manifestazione peraltro gemellata con un birrificio francese Brasserie/Birrificio Angevine Angers, Francia. (2017)

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
ora complesso espositivo

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
ora complesso
espositivo
interno.

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
elementi a decoro
e
‘formativi’

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
elementi a decoro
e
‘formativi’

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
elementi a decoro
e
‘formativi’

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
interno;
l’angolo del panino con
la mortadella /
/ ‘Bologna sausage’ corner
( A destra di chi guarda/To the right of those who look)
E…
a sinistra di chi guarda/To the left of those who look…
A good quip:’
:’ Chi non beve birra ha torto’ / ‘Those who do not drink beer are wrong’

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
interno;
A good quip:’
:‘ Chi non beve birra ha torto’ / ‘Those who do not drink beer are wrong’
.
Non manca il complemento di termine?
( a chi, a che cosa?)
Proviamo ad aggiungerlo;
‘…a non bere del vino (?)/’… not drinking wine (?)’
In questi casi ci mancano proprio, ,e con tanta nostalgia, gli aforismi di
Oscar Wilde!

Nota;

Do you drink (beer or other …) for taste or for the effect?

Who drinks saying he does it for taste, is usually not sincere.

Why drink for the effect!

Reality in the sun but … inconfessable!

Questa frase, non ci racconta molto di più..?

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
elementi a decoro
e
‘formativi’ ;
granaglie di base

.

Sour corner;
ovvero
l’angolo delle
birre acide.
Vedi in dettaglio fotografia qui subito sotto

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
tipologie di birre ‘acide’
ovvero a fermentazione spontanea senza lieviti
aggiunti.

Birra a Pisa
Ex Stazione Leopolda,
vedi didascalia qui
subito sopra

.
.
.

,,,,

Image and video hosting by TinyPic

Pisa Brewery, Tuscany ; ‘La Gilda dei Nani Birrai’

Presente alla manifestazione ‘BeeRiver’ a Pisa.

Image and video hosting by TinyPic

The brewery headquarters: ‘La Gilda dei Nani Birrai’ of Pisa -Tuscany –

.
.
.

,,,,,,,,,

.
.
.
Another small local reality;

a brewery of Lucca, Tuscany

Image and video hosting by TinyPic

The brewery headquarters: ‘Brùton’ San Cassiano di Moriano, Lucca -Tuscany –

Image and video hosting by TinyPicThe brewery headquarters: ‘Brùton’ San Cassiano di Moriano, Lucca -Tuscany –

————————————
Ecco un piccolo elenco che può tornare utile a chi cerca indicazioni sul mondo della birra (ovviamente perché realmente gli piace!)

http://boakandbailey.com/

Boak and Bailey

…………

http://barclayperkins.blogspot.it/2008/05/short-history-of-mild.html

Shut up about Barclay Perkins: A Short History of Mild

…………

http://www.garshol.priv.no/blog/

Larsblog – Lars Marius Garshol

…………

http://www.dutchbeerpages.com/

The Dutch Beer Pages | Chronicling the Dutch Craft Beer Revolution

…………

Pivní Filosof – Beer Philosopher

http://www.pivni-filosof.com/

…………

http://zythophile.co.uk/

Zythophile | ‘Zee-tho-fyle’, by Martyn Cornell, an award-winning blog …

…………

http://www.johnsbierblog.com/2010/05/malheur-12.html

John’s Bier Blog: Malheur 12

…………

http://beervana.blogspot.it/

Beervana di Jeff Alworth

…………

http://www.drinkdrank1.com/

drinkdrank

…………

http://www.stonch.co.uk/

STONCH’S BEER BLOG

………..

http://www.camra.org.uk/

Home – CAMRA

————————————————- ;

qualche ‘app / applicazione mobile’ sempre in riferimento alla birra;

CAMRA Good Beer Guide 2017 – App Android su Google Play ;

https://play.google.com/store/apps/details?id=com.greenius.nearme&hl=it

od anche;

Good Beer Guide App – Camra

https://gbgapp.camra.org.uk/

……..

Microbirrifici App per Android .:: Microbirrifici.org ::. ;

http://www.microbirrifici.org/Microbirrifici_App_per_Android_news.aspx

……

App per Android della Guida MoBI al Locali Birrari ;

http://www.movimentobirra.it/readnews.aspx?id=32

……..

Guida alle migliori app dedicate alla birra – Fermento Birra

http://www.fermentobirra.com/app-birra-tablet-smartphone/

………

Brewing Calculators – Brewer’s Friend ;

http://www.brewersfriend.com/stats/

_________________________________________________________

People’s Brewing
Company
… and having disposed
of the fumes of the beer,
it comes back
to reality!

Nota personale;

in Italia,
dati i sistemi di produzione che la birra richiede – sistemi assai più economici rispetto al vino, come sopra fatto cenno –
molte start up si sono messe a produrre birra; alcune di buona, buonissima qualità.
Di certo, come il vino ha richiesto secoli di esperienza,
al pari la birra richiede pari maestria che solo il tempo può affinare; ecco che , ad esempio , birre prodotte all’interno di abbazie (trappiste) , dai monaci stessi , hanno qualità di rilievo ben maggiori. La loro origine è però solo nord europea.
Di certo vi è molta speculazione
sia sulle birre di chiara fama,e di vecchia origine,

vedi ad esempio la famosissima ‘Westvleteren beer’, birra ‘trappista’ belga, pluri-premiata ( più volte miglior birra del mondo ) prodotta dai monaci nel loro birrificio ‘Brouwerij Westvleteren’, presso il Monastero di Westvleteren – Sixtus Abbey, Belgio. Bottiglie da 33cl sono vendute a 20 euro. ( Monaci, e non frati, ovvero completamente dediti alla vita contemplativa evitando,a differenza dei loro confratelli frati, ogni contatto col mondo! ).
[ Quando in realtà basta assaggiare una loro birra, la ‘St Bernardus Abt 12’, prodotta su licenza dei monaci trappisti stessi ( una volta con lo stesso nome ; ‘Brouwerij Westvleteren’,poi tolto per ragioni di regolamento comunitario ), per apprezzare un prodotto assai simile , ma al prezzo di 4 euro ! ]

sia sulle birre di ‘nuova generazione’,
prodotte come sopra detto, da start up intraprendenti che, sempre per fare un esempio, in Italia hanno tentato il connubio birra/vino facendo maturare della birra da loro prodotta in botti di vino ( dismesse,quindi ‘da rottamare’ ) di Brunello di Montalcino!. Con risultati qualitativi assolutamente discutibili, ma dal prezzo indiscutibilmente inaccettabile!

Sia
evitando di vendere il loro prodotto in loco – come un birrificio in provincia di Lucca, Toscana – , che vende tutto all’estero perché il prezzo applicato per bottiglia è più alto! O come un nuovo birraio di Pisa che pare abbia concluso un vantaggioso contratto con un importatore di birra del Principato di Monaco

Così,in fine, la speculazione francese ‘non si fa mancare’;
bottiglie di birra da 75cl,francesi, sono vendute a prezzi di circa 50 euro solo perché presentate in bottiglie identiche a quelle in cui viene venduto il famosissimo champagne Dom Perignon.
Birre che vantano fermentazione con lieviti da champagne e metodo classico (o méthode champenoise )!
‘Metodologia commerciale’ subito ripresa da altri birrifici ,anche italiani, che producono una loro birra ‘metodo champenoise’, con annesso un bel bicchiere ad hoc!

Tutti all’arrembaggio ,come già detto nel mondo dell’enologia ,con tutti i mezzi e le idee possibili!

Se girovagate in internet 

troverete un bel pò di siti specializzati’ che scrivono dettagliatamente sulle varie tipologie di birre, non ché sulle varie marche. E ciò con un atteggiamento di una certa professionalità.

Parallelamente nelle edicole per giornali

troverete anche una rivista italiana bimestrale ‘sulla birra’ :’Mondo birra’ ;

www.mondobirra.org/riviste.htm )

e : ‘fermento birra’ rivista bimestrale;

‘Fermento Birra Magazine’ ;

https://www.fermentobirramagazine.com/la-rivista/

che affronta temi sia tecnici sia problematiche economiche di questo piccolo universo paglierino.  Tuttavia sia negli uni che negli altri non troverete cenno della ‘Condicio sine qua non’  che ha portato ad interessarsi e scrivere in merito. E non vi troverete neanche delle critiche reali, se non legate in definitiva alla ‘difesa ad oltranza’ dell’universo birra.   E’ come se da un giorno all’altro tutto è dato per scontato e tale e quale deve essere accettato dal ‘fruitore bovino’   ! Palese dunque, la benché minima presenza di una  critica verace.   Si è in presenza invece di un  vero e proprio ‘battage’  che cerca di nascondere un ‘Sistema pubblicitario’  tanto indiretto/velato, per quanto potente.

Richard Hamilton,
pop art -icona prima- per la nuova realtà dal
dopo guerra in poi…
Ora,
anche il ‘fruitore bovino’ più distratto potrà capire il senso di questo collage di R. Hamilton.
Ammesso e non concesso che abbia sufficiente spirito,o meglio coraggio critico, nel rivolgere verso se stesso la critica che d’abitudine rivolge quotidianamente verso
gli altri!

[ Una piccola doverosa digressione.
Un critico d’arte di qualche anno fa ha scritto de : ‘la morte dell’arte’ nel XX° secolo.
Frase spesso mal interpretata o mal capita.  Qui con R. Hamilton, ci possiamo rendere conto del significato di tale vecchia affermazione.
Un’ arte moderna/contemporanea non‘non più possibile, inesistente’ ma che riflette – come dico sempre come uno specchio oscuro/profondo – una realtà frivola e acritica come gli individui che la compongono.Una realtà in cui tutto è al servizio del consumo, tutto al servizio del Sistema economico, grande Golem che tutto fagocita.
Se questa è la realtà,necessariamente ne segue che il senso critico deve venir meno, anche in coloro che per formazione culturale dovrebbero averne a disposizione/da vendere..!
‘Va da se’, che in un mondo così costruito, un ‘sistema critico’ quale l’arte è, non ha più spazio (‘la morte dell’arte’ di cui sopra).
Se lo ha,
o si isola,non potendo più ne descrivere ideali – religiosi o civili che siano,ormai dissolti – ne essere veramente ‘engagé’.
Si riduce a fare della pura ricerca artistica ( vedi la ‘op art’…).
O, se si fa coinvolgere nel Sistema economico,
pur criticandolo finisce col servirlo – poiché tutto è fagocitato arte stessa con relativo valore/plusvalenza di mercato… – ( vedi ‘pop art’ di R. Lichtenstein, A. Warhol e Richard Hamilton…) – .
L’arte contemporanea ,in questo ‘modo obbligato’, rinuncia a parte della sua intrinseca natura sia nel primo caso che nel secondo, venendo quindi meno a se stessa/ snaturandosi… .
Ed in questo modo ogni individuo si riduce a sciocco consumatore, nel nostro caso ‘di birre’ come dal collage Hamilton qui sopra visto. ]

[  La critica non è diretta ne a chi produce prodotti – nel caso qui discusso ‘la birra’ – con scrupolo e tradizione legata a tradizioni territoriali, ne a coloro che apprezzano tali prodotti.

La critica è diretta a questa sorta di rapporto ‘pecore e pastori’ che partono da formazioni scolastiche di massa tanto ‘formali’ per quanto inconsistenti. E che portano infine soltanto a quanto da R. Hamilton qui sopra espresso nel Suo collage . ]

——————–

.
Voglio qui aggiungere una nota personale circa una singolarissima birra belga, la :

‘La Duchesse de Bourgogne’.

E’ una birra ad alta fermentazione (cioè ‘ale’) ambrata non annoverabile tra le così dette ‘birre acide’ (sour beer), ma sicuramente acidula e dolciastra allo stesso tempo, (spesso definita una: ‘Flanders red ale/Flemish Red Ale/birra rossa delle Fiandre’).
Con esattezza questa birra belga, insieme alla altrettanto nota: ‘Rodenbach’ ,sono due birre belghe ‘sui generis’ che vengono ben inquadrate dal punto di vista organolettico con la definizione di ‘birre acetiche rosse ad alta fermentazione’.
Ciò che ha di particolare la ‘Duchesse de Bourgogne’ e direi assolutamente unica birra in questa particolarità, sta nel fatto che è assai simile al’aceto balsamico di Modena ( Emilia Romagna ); un condimento per molti alimenti ottenuto dalla lavorazione del mosto d’uva (lambrusco).

Affinità tra questi due diversissimi prodotti mai rilevata da nessuno, per quanto a mia conoscenza .

C’è da giurare che prima o poi qualche ristorante stellato – o aspirante tale – utilizzerà questa birra belga al posto del noto aceto balsamico modenese!

‘Duchesse de
Bourgogne’;
una birra belga dalla singolare affinità di
sapore con
‘ l’aceto balsamico
di Modena’

‘Duchesse de
Bourgogne’;
una birra belga dalla singolare affinità di
sapore con
‘ l’aceto balsamico
di Modena’

————–

In ultimo, in calce ;

il fenomeno delle

 

‘beer firm / Gypsy Brewery ,azienda delle birre’

,aziende che

Si fanno brassare/produrre birra da terzi .

.

Il titolare
di una ‘beer firm / azienda delle birre’ è solitamente definito :‘Gypsy Brewer / birraio zingaro’

Attualmente (fine 2016) i micro – birrifici italiani sono circa 700. Pochissimi hanno chiuso i battenti ‘causa crisi’ come molte altre aziende in altri settori. Ma certo piazzare le birre prodotte non è cosa facile, meno ancora procedura da improvvisare.
Ed ecco in parte spiegato il mondo delle

 

‘beer firm’

ovvero ‘birrifici sena dimora’ o ‘birrai nomadi’ , ‘Gypsy Brewer / birraio zingaro’ ‘SENZA IMPIANTI DI PRODUZIONE’ che si sono improvvisati tali; sono solitamente commercianti d’assalto che dopo un contratto con un birrificio rinomato con impianti e professionalità da vendere, producono birra, attraverso il suddetto ‘birrificio rinomato’. Producono birra artigianale attraverso veri e propri birrifici, ma con proprie etichette.

Un pò, per intenderci come i vini Champagne NM Négociant Manipulant ovvero semplici commercianti elaboratori ( che non allevano vigneti, ma solo elaborano le uve da altri prodotte )
e dunque ben differenti dagli ‘RM’ Récoltant Manipulant , cioè produttori di champagne/vinattieri che producono le uve e fanno poi da queste il loro champagne !

Ad esempio il ‘De La Sanne’ era una ‘beer – firm’ che si appoggiava al birrificio vero e proprio :‘ De ranke’

[ I birrifici belgi ‘De Ranke’ e ‘De La Sanne’ sono stati legati da un comune intento – nato prima in uno e poi nell’altro – . Comune intento consistente nel’andare contro corrente rispetto alle tradizioni e gusti (opposti) del loro Paese, decidendo di produrre birre amare. Birre basate dunque sull’utilizzo di luppoli, nel tipo e nella quantità, conferenti questa particolare nota amarognola alle loro birre.
Indubbiamente originali in questo in terra fiamminga, non sono stati comunque i primi. Va ricordato, se non altro per onor di cronaca, che il birrificio Van Eecke, intraprese questa direzione, attraverso la produzione di una birra celebrativa denominata:‘Poperings Hommel Bier’. Birra che dal nome stesso fa doppio riferimento al luppolo; ‘Poperinge’, una località belga dedita alla produzione del luppolo e :‘hommel’, ovvero ‘luppolo’ nel gergo locale. ]

Addirittura il birrificio belga : ‘De Proef’ lavora prettamente conto terzi, – cioè l’opposto di un beer firm – , ovvero produce birra per chi non la sa produrre ,o non ha gli impianti necessari, o semplicemente vuole solo commercializzare birra a propria etichetta! Ad esempio ‘De Proef’ produce birra per la ‘beer firm’ ‘Mik – keller beer’ ma anche per il la beer firm americana :‘Bell’s’ come anche per le beer firms belghe :‘The Musketeers’ e ‘Prearis’ come per la danase :’To Øl’ .
Questo grazie ad uno staff di circa 32 professionisti birrai collaboratori del dirigente capo di ‘De Proef’ ;Mr. Dirk Naudts .

( Alri birrifici ‘beer firm’ di De Proef sono ; il VIVEN (www.viven.be/ ) , il SLAAPMUTSKE ( http://www.slaapmutske.be/ ) e il JESSEN HOFKE ( jessenhofke.be/ , SBS di Alan Shapiro ,sud africa e per una catena di supermercati in Belgio ; ‘ DELHAIZE ‘.) .

All’opposto altri ‘birrifici in affitto’ cioè che producono birra per ‘beer firm’ sono ; ‘ Van Steenberge ‘ ( http://www.vansteenberge.com/ ) e il ‘ Du Bucq ‘ ( bocq.be/nl/ )

[ Il birrificio belga ‘De Proef’ / the Brewery ‘De Proef’ produce e commercializza a proprio nome una birra col marchio ‘Reinaert’ in quattro varietà ;(una tripel, una ambrata a nove gradi, una birra sempre ambrata a sette gradi e una grand cru) ]

E si tenga presente la ‘gemmazione di altri birrifici conto terzi’ , – cioè birrifici che producono birre per ‘beer firm’ – che nascono dall’iniziativa di ex dipendenti ,come da un ex dipendente del birrificio ‘de Proef/ sperimentale’ – ; il birrificio :‘ BROUWERIJ ANDERS ‘ sito in Halen ( Belgio ) nel Limburgo ; (www.brouwerijanders.be/ )
Un posticino a se stante
ce l’ha una ‘beer firm’ fondata su una ‘birra gourmet’; ‘gourmet’ poiché fatta produrre da un grande cuoco stellato e, come tale sicuro detentore del ‘buon gusto in cucina’ e di certo – quindi – anche nel mondo dell’orzo e del luppolo

( siamo dunque in presenza di una ‘beer firm’ auto referenziatasi )

; si tratta del cuoco spagnolo FERRAN ADRIA che ha fatto produrre una birra dal nome:‘ESTRELLA DAMM INEDIT’ ,che commercializza nei supermercati (Conad e Esselunga) a circa sei(6) euro (75cl), (due tipologie; quella ‘inedit’, la più sciccosa e la versione ‘base’, guarda caso come per molte tipologie di vino proveniente da una stessa cantina…)
La scelta di commercializzare la sua birra nei supermercati sembra essere saggia da parte del cuoco FERRAN ADRIA; se fosse stata  venduta nei brewpub ,la sua birra

dove c’è gente che da un lato di birra se ne intende,
ma che sopratutto snobba il mondo ‘del vino’ e sopratutto il mondo di quelli che girano in giacca e cravatta e che rappresentano un mondo da loro assai poco amato – per usare un eufemismo –

avrebbe finito per essere non solo snobbata dal ‘People’s Brewing Company’, ma avrebbe fatto correre il rischio al titolare del brewpub stesso, di fargli naufragare il giro di affari…

      Un Gypsy Brewer che vanta il proprio status.

Un Gypsy Brewer
che vanta il proprio status.

Il fenomeno delle ‘beer firm’ se diffuso in Belgio e anche in Italia, circa un centinaio di ‘beer firm’ ,
( cito per l’Italia ; ‘go beer firm’ / ‘Brew Fist’ / ‘BI – DU’ / ‘Orso Verde’ / ‘Le Baladin’ / ‘ Birra Amiata’ / ‘Hibu’ ) .

è raro in Germania dato che è un Paese di comprovata tradizione birraria e serietà nella produzione. Fanno lì eccezione le ‘Freigeist BierKultur’ la ‘Sebastian Sauer’ e la ‘Fritz Ale’.

Una ‘beer firm’ ha un blog tutto suo : ‘Cronache di Birra – Il blogzine italiano sulla birra artigianale. Notizie’ / http://www.cronachedibirra.it/ .

In sostanza, il fenomeno delle ‘beer firm’ giocando sulla attuale legislazione circa la produzione della birra,che non obbliga il produttore di birra , come invece il produttore di vino a chiarire se ha solo ‘imbottigliato’ / ‘NM’ o : ‘prodotto ed imbottigliato / ‘RM’ il proprio prodotto,
permette un atteggiamento disinvolto e spesso ‘ d’assalto ‘ del produttore di birra !

Un caso del tutto particolare – italiano – ; i birrifici rampanti/d’assalto

(Rampant brewers; brewers who have production facilities but who do not know how to produce decent beer
/ Rampant brewers; ‘beer firm / Gypsy Brewery’ but with beer production facilities!)

Birrifici con impianti di produzione a disposizione, che non sanno fare birra di qualità

perché birrifici nati soltanto per cogliere il ‘boom’ del mercato nel consumo di birra.

E alcuni sono birrifici ‘ d’assalto ‘,nati addirittura dalla volontà di imprenditori vitivinicoli!

Ecco qui di seguito questa realtà ,anche italiana, – non rara – ma del tutto peculiare;
aziende agricole vitivinicole ,ma ovviamente anche di altra natura ( come per ‘Gruppo Campari‘…), nate da tradizione familiare di semplice origine contadina ma felicemente evolutesi in vere e proprie aziende di livello nazionale nella produzione e commercializzazione del vino (vino di pregio)

che decidono

di mettersi a produrre birra!

( Come sopra fatto cenno, essendo vino da una parte e birra dall’altra due prodotti antagonisti appare bizzarra la scelta di operare in questi due campi opposti da parte di una stessa impresa solitamente non di grandi dimensioni )
Solitamente il ramo cadetto/giovane della famiglia
si impegna in questa produzione a loro del tutto peregrina, in quanto a tradizione.
Per lanciare il ‘prodotto birra’, questi simpatici giovanotti, si rifanno il look;i rampolli di famiglia indossano da un giorno all’altro giubbotti di pelle, catenine, braccialetti borchiati etc… Facendosi notare alla guida di furgoncini dell’azienda paterna anche per uso personale – non lavorativo – .
Ma solo per l’occasione di rito; solo per farsi fare qualche fotografia d’immagine da diffondere in internet. Poi tornano al solito cashmere e alla guida di auto da 100.000 euro in su.
Ma poi, sempre solitamente , dopo le prime delusioni brassicole (= nel produrre birra), capiscono che occorre qualcuno che ne sappia per davvero di produzione di birra veramente artigianale e di qualità superiore! Dato che, dopo le prime produzioni e promozioni del loro prodotto, gli effetti sul mercato sono stati assai deludenti ( e nel frattempo l’azienda rappresenta soltanto un passivo…).
E allora ?
E allora,dato che in Italia,
a differenza che in altri Paesi come gli USA, dove chiamano un esperto nella produzione della birra – un Mastro birraio
si tende ad assumere in Ditta solo i familiari o parenti graditi – anche se semi dementi – o solo piacenti segretarie ‘tutto fare’,

si ricorre necessariamente all’aiuto esterno;
in questo caso si ricorre a dei birrifici di chiara fama e tradizione birraria
– spesso sono birrifici belgi. Birrifici ‘in affitto’/cioè disposti a produrre ricette di birra e birra stessa per conto terzi – con cui si stipula un contratto per la ricetta di una nuova birra, che sarà etichettata col nome del birrificio committente (italiano nel nostro caso).

Ecco definito un caso particolare (italiano o di altro Paese senza tradizione birraria );
un birrificio con impianti di produzione a disposizione‘ ma d’assalto ‘ /rampante
che non sapendo realmente produrre birre di pregio in grado di concorrere con birrifici artigianali (stranieri) di buona qualità anche se per nulla eccelsi ma di tradizione antica brassicola ,
ricorre ad un altro birrificio ‘in affitto’ per produrre birra di buona qualità organolettica e quindi commercializzabile!

[ Circa i birrifici sopra citati come ‘beer firm’,si tenga presente che è una realtà in continua mutazione, per cui alcune ‘beer firm’ di ‘ieri’ potrebbero non più esserlo ‘attualmente’. ]

————————

Un sotto prodotto dei birrifici sono le così dette

‘tap room’;

ovvero dei pub (brewpub) che vendono birre solitamente ‘mono marca’ ,ma non sempre,
che altro non sono che le birre prodotte da loro stessi che dunque le commercializzano direttamente.
Il pub – tap room – è quindi di proprietà di un birrificio – od anche un ‘beer firm’ – che decide di aprire un proprio punto vendita.
E poi, se tutto va bene, una catena magari pure in altri Paesi.
Questo fenomeno appare bizzarro, in realtà non si tratta soltanto di ricavare un guadagno maggiore, vendendo direttamente al pubblico anziché a un grossista o a un commerciante.
Si tratta di mettere in evidenza il proprio prodotto, anche con un certo stile di presentazione attraverso il design del pub stesso.
Il fenomeno ‘tap room’ è nato oltre oceano e poi è migrato per ‘simpatia’ (come per alcuni esplosivi) nel vecchio Continente.
(In origine si trattava di un piccolo locale all’interno di un birrificio vero e proprio, adibito a struttura tipo pub per far assaggiare le loro birre. Questa realtà esiste ancora, ma come ora visto si è evoluta).
Ecco un indirizzo internet che può tornare utile a comprendere il fenomeno delle ‘tap room’.

http://allaboutbeer.com/article/the-rise-of-taprooms/

Image and video hosting by TinyPic
Since this is a ‘Gypsy Brewery’, they operate on a temporary or itinerant basis out of the facilities of another brewery, generally making “one-off” special occasion beers.

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Il bicchiere universale               da birra            italiano;               TEKU ideato da Teo Musso e Kuaska ( Lorenzo da Bove ) .  Presentato per la prima volta a Rimini nel 2006          (Pianeta birra)

Il bicchiere universale
da birra
italiano;
TEKU
ideato da Teo Musso
e
Kuaska ( Lorenzo Dabove ) .
Presentato per la prima volta a Rimini nel 2006
(Pianeta birra)

Circa il bicchiere per birra ‘ideato’ da Teo Musso & Kuaska, alias Lorenzo Dabove : il ‘TEKU’ sembra non essere altro che una rivisitazione del bicchiere ‘a tulipano’ a gambo lungo e di formato più grande rispetto a quelli per vini dolci da fine pasto.
( Il vino santo toscano, viene servito in un bicchiere analogo al TEKU, ma più piccolo .E ciò da tradizione risalente almeno all’inizio secolo)!
Senza contare il fatto che il TEKU dovendo contenere della birra, bevanda solitamente servita a temperatura ben refrigerata, con il suo vetro sottile mal si adatta a mantenere la refrigerazione, (ricordo che i migliori flûte da Champagne hanno vetro di spessore).

Musso e Dabove,hanno sostanzialmente scoperto/ideato ‘ l’acqua calda ‘ / reinvent the wheel .
Ad ogni modo un merito bisogna riconoscerglielo;
a ben ricordare i famosi ‘boccali da birra’ di teutonica memoria tendono ad essere una realtà se non scomparsa, sicuramente di nicchia tedesca o semplicemente di nicchia. Musso e Dabove hanno il merito di aver notato questo; si tende a bere ‘in qualitàanziché ‘in quantità’ . Dunque un bicchiere come il Teku, piccolo almeno rispetto al boccale tedesco, è più adatto a questo nuovo modo nell’accostarsi al mondo della birra.

Un altro merito,conseguente all’ideazione del bicchiere ‘TEKU’ occorre riconoscerlo a Musso e Kuaska (Lorenzo Dabove);

un merito paragonabile a quello attribuito al fiorentino  Giovanni della Casa; un Vescovo  schifiltoso che assai seccato per le cattive maniere a tavola – da barbari – dei suoi contemporanei  ,

( siamo nel XVI secolo, quando ancora gli inglesi in visita  a Firenze – per battere cassa all’uscio dei banchieri fiorentini, per conto del Re d’Inghilterra – non conoscevano l’utilizzo delle posate da tavola, mangiando ancora con le mani . A differenza dei fiorentini che le posate le utilizzavano già da più di un secolo )

e per giunta nobili, ebbe a scrivere :‘ Il Galateo ‘ ; sorta di manuale della buona creanza da seguire mentre si è a tavola.
Notorio che gli amanti della birra amavano/amano spesso bersela direttamente dalla bottiglia, generando così – visto che bevendo in questo modo si immette nello stomaco molta aria – sonora eruttazione.

Con l’ideazione di un bicchiere – il ‘TEKU’ creato ad hoc per gli amanti della birra questa fastidiosa – e assai poco garbata – conseguenza dal bere dalla bottiglia di birra viene certo evitata!

Come si evita, utilizzando il bicchiere da birra tutto italiano TEKU, l’utilizzo del boccale per birra / der Bierkrug che è emblema di un mondo ‘troppo’ tedesco…
Occorreva difatti svincolarsi dall’immagine del boccale per birra/ der Bierkrug, inevitabilmente tedesco accostato alla birra tedesca.

Anzi,
non solo si sono prese le distanze dal mondo teutonico, ma si impone l’Italian Style diffondendo un bicchiere da birra tutto italiano , il ‘TEKU’ , negli USA.
Almeno a giudicare da quanto in questa immagine (del 2010, quattro anni dopo l’ideazione del TEKU – 2006 Rimini – )

The lost Abbey USA ;
una birra tutta americana servita in un bicchiere assai simile ,se non identico , al TEKU (?).

In definitiva,
se il nuovo bicchiere da birra italiano ‘TEKU’ è il prodotto di un’idea di marketing/merchandising assolutamente di pregio – vincente – , dal punto di vista tecnico pratico è una ideazione sostanzialmente sbagliata.

[ Teo Musso è il patron del birrificio ‘Le Baladin’,
birrificio che commercializza alcune delle sue birre

(‘birre’ al plurale come il collega ed amico Kuaska,alias Lorenzo Dabove, ama affermare non esistendo ‘la’  birra ma le birre…)

anche nei supermercati quali PAM, CONAD e ‘Eataly’ .

Eataly ovvero catena di supermercati sedicenti commercianti del cibo slow food del patron Oscar Farinetti di cui vedi post ; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/10/26/eataly-eat-italy/ ).
( Farinetti, ovvero il patron di Eataly, commercializza le birre italiane Baladin nei suoi centri ‘Eataly’ anche grazie al fatto che,a quanto pare, ha acquistato una parte del birrificio di Teo Musso…)


Con l’affermazione :’le birre’ , chiaramente si è voluto fare una netta distinzione tra ciò che è commerciale e ciò che è artigianale nel senso più pieno del termine.

– Non tutti accettano di farlo, anche se ‘non c’è niente di male’, difatti, ad esempio la famosa birra belga ‘maredsous’  è commercializzata anche nei supermercati ( Esselunga ). –  

Di conseguenza la netta distinzione fatta da Kuaska e certo condivisa da Teo Musso, alias ‘birre’ Baladin, non andrebbe fatta anche nei luoghi dove viene commercializzata? ].

{

Quali birre comprare al supermercato | Dissapore
http://www.dissapore.com/grande-notizia/comprare-birre-supermercato/
19 giu 2014 – Birre da supermercato: 7 regole d’oro per sceglierle senza avvelenarsi …. di una cassa di Nastro Azzurro che una bottiglia di Baladin.

}

Kuaska,alias Lorenzo Dabove,

a quanto pare ha intrapreso – a differenza dell’amico Teo Musso – una carriera, se così possiamo dire , non da ‘imprenditore birraio’ / Brewer (forse a lui non confacente per indole irrequieta), ma da ‘referente’; ovvero chi ha le competenze – notoriamente riconosciute – di garante della qualità di un certo prodotto. Nel nostro caso :’la birra’.
Difatti;

Kuaska, alias Lorenzo Da Bove; qui ‘referente’ della birra sarda:’ :’sella del diavolo’ del birrificio :’ Barley’

Kuaska, alias
Lorenzo Da Bove;
qui ‘referente’ della birra sarda:’
:’sella del diavolo’
del birrificio :’ Barley’

—————

 

Va infine rilevato il fatto – che ‘conta’ moltissimo – che la qualifica di  ‘artigianalità’ – CRAFTY – di una birra commercializzata in Italia è ben lontana da venire qualificata secondo un serio capitolato.

Per cui le multinazionali della birra [ e non solo queste(?) ] ,

che hanno ben notato il segmento di consumo ‘artigianale’ come un segmento di mercato in crescita,

non si sono lasciate scappare l’occasione di presentare loro birre come ‘artigianali’ benché semplicemente industriali tout court .

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Birre d’abbazia e birre trappiste / Abbey & Trappist Beers

La produzione di birre di valore
– come la famosissima birra Westvleteren; anche ‘St. Sixtus’ ,birra prettamente trappista cioè cistercense, ovvero prodotta direttamente dai monaci trappisti/cistercensi , che hanno come logo identificativo un logo esagonale ‘Authentic Trappist Product’
non basta a far fronte alla domanda. Di conseguenza si deve necessariamente produrre industrialmente ciò che nasce artigianalmente.
Ovvio che la qualità ne risente. Ma è l’unico modo per far fronte ad una domanda che può accontentarsi anche di una etichetta che se non altro ‘in etichetta’ rappresenta una birra di valore come quelle trappiste. Ecco nascere, ed ecco spiegato il fenomeno delle ‘birre d’abbazia / abbey’ com la sopra citata birra ‘maredsous’ o come la ‘St Bernardus Abt 12’ che vuole soddisfare la domanda’in eccesso rispetto alla produzione’ di birra Westvleteren.
Sono ottime birre anche quelle di abbazia / Abbey, che hanno un loro disciplinare di produzione ( ricetta originale di un monastero trappista, materie prime di qualità etc…) ma di certo non hanno le caratteristiche delle ‘sorelle maggiori’.

Chimay bier
and
grand chimay authentique fromage
trappiste.
Da tempo i Monaci trappisti dell’Abazia di
(Abdij) Notre-Dame
de Scourmont,
in Belgio
producono anche
formaggi.
Ma è da poco tempo
che i Monaci hanno
incrementato la produzione di questo alimento, potendolo
di conseguenza commercializzare anche in Paesi come l’Italia, assai lontana dal Belgio.
Dai formaggi trappisti
http://chimay.com/nl/fromages/saisonniers/
alle birre trappiste
http://chimay.com/nl/bieres/

Cfr.
col mondo dell’enologia e relativi ‘problemi giudiziari’ al seguente link ( all’interno del post, quando si parla del famoso ‘scandalo del vino al metanolo del lontano 1986’ e dello ‘scandalo in corso del Caso Sauvignon 2014/2015’

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/06/08/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia/

Se ,come dico sempre, l’arte è uno specchio profondo che coglie un’epoca, e l’individuo che ne è il rappresentante, nella più intima essenza,
ecco che le due opere qui sotto riportate, ben rappresentano le differenze tra due epoche differenti; quella rinascimentale di Leonardo da Vinci – epoca che potremmo definire di profonde trasformazioni ma all’insegna di un evidente rigore formale e concettuale – ,
e quella attuale del terzo millennio; espressione del caos formale, concettuale ed etico più esasperato.
( E ciò lo possiamo trovare sia nelle arti come nel mondo dell’economia, come in quello politico etc…)

freccia

Il cenacolo del terzo millennio!

Il cenacolo del terzo millennio!

A proposito;

gente da birra!

People's Brewing Company

People’s Brewing Company

Dopo un paio di birre belle toste come quelle sopra indicate, si può fare anche questo!

People's Brewing Company

People’s Brewing Company

Note conclusive;

'Westvleteren beer' ;  aka beer unlabeled 'Westvleteren bier';  aka bier ongelabelde. Questa birra belga è prodotta dai monaci             trappisti        ( o 'cistercensi') Vanta molti primati tra le birre da 'gourmet' e, come si può vedere ha solo una scritta a  'collarino' in vetro  :'        :' trappisten bier'   e... nessuna etichetta.

‘Westvleteren beer’ ;
aka beer unlabeled
‘Westvleteren bier’;
aka bier ongelabelde.
Questa birra belga è prodotta dai monaci
trappisti
( o ‘cistercensi’)
Vanta molti primati tra le birre da ‘gourmet’ e, come si può vedere ha solo una scritta a
‘collarino’ in vetro :’
:’ trappisten bier’
e… nessuna etichetta.

Westvleteren bier
Westvleteren bier;
the three beers of the most famous Belgian trappist brewery.
The green cap (blonde beer)
The blue cap (a dark beer)
The yellow cap (a very alcoholic beer, about 10 degrees), the most appreciated among the three beers

:’Draft beer / Bier vom Faß / Cerveza de grifo / Bière à la pression’

o, come si dice in italiano il fenomeno delle :’

:’Birre alla spina’

 

Fino a poco tempo fa, la ‘birra alla spina’, rappresentava almeno in Italia, un elemento per ‘distinguersi’ tra i bevitori di birra.
La soluzione migliore era non tanto bersela in qualche brew-pub ma, grazie a ‘spillatori per birra’/’the spilling beer’ casalinghi era/è possibile ottenere in casa – per feste casalinghe tra amici – della ‘birra alla spina’.
I barilotti, contenitori metallici da tre o cinque litri ,da cui spillare la birra, erano/sono reperibili sul mercato senza grossi problemi.
[ Quelli professionali da pub sono solitamente da trenta litri (fusti da birra ) ]
Questo fenomeno ‘casalingo’ della ‘birra alla spina’ sembra essere passato di moda o comunque aver avuto una diversa connotazione / valutazione da parte degli amanti di questa bevanda alcolica. E non solo a livello casalingo.
La birra viene regolarmente spillata nei brew-pub o anche in comuni bar,pizzerie etc…, ma se un tempo la birra alla spina era ,come sopra fatto cenno, ‘un distinguo’– roba da intenditori – oggi sembra essere più marginale rispetto alla ‘birra in bottiglia’.
A livello casalingo il fenomeno della ‘birra alla spina’ sembra essere quasi scomparso ( non si vedono che di rado dei giovanotti con un barilotto sotto braccio rientrare frettolosamente a casa…)
A livello di brew-pub il fenomeno della ‘birra alla spina’ rimane certo un servizio importante ma caratterizzato da un cambio di tipologia di birra settimanale o quasi con i tipi e gusti di birra più disparati.Per non annoiare il cliente.
( Cliente che alle volte se la porta a casa – spesso più per risparmiare che per convinzione della bontà della birra spillata – facendosela spillare in bottiglie vuote, recuperate dal titolare del pub. Titolare che raccomanda di bersela entro poche ore per evitare l’ossidazione che ne riduce la qualità ).
Di sicuro la birra acquistata in bottiglia sembra essere lei,ormai fare ‘il distinguo’ .Anche nel prezzo!

E’ difatti la ‘birra in bottiglia’ che sembra essere divenuta ‘roba da intenditori’; il gusto sembra essersi affinato da parte degli intenditori/bevitori e va da se che non basta che sia ‘alla spina’ perché una birra sia ‘buona’, di ‘grande qualità’..!

 

Nota finale ;
ecco un elenco – discutibile – delle migliori birre al mondo ( sono riportate le prime 50 ),

in cui prevalgono le birre statunitensi…ma (cicero pro domo sua?!) !

The best beers in the world second ratebeer;

https://www.ratebeer.com/beer/top-50/

(

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)

L’elenco/list;

1 Toppling Goliath Kentucky Brunch 4.51 118 Imperial Stout
2 Westvleteren 12 (XII) 4.43 3782 Abt/Quadrupel
3 Cigar City Hunahpu’s Imperial Stout – Double Barrel Aged 4.40 295 Imperial Stout
4 Toppling Goliath Mornin’ Delight 4.40 189 Imperial Stout
5 Three Floyds Dark Lord Russian Imperial Stout – Bourbon Barrel Aged 4.35 413 Imperial Stout
6 Russian River Pliny the Younger 4.35 769 Imperial IPA
7 AleSmith Speedway Stout – Bourbon Barrel Aged 4.33 851 Imperial Stout
8 Three Floyds Dark Lord Russian Imperial Stout – Bourbon Vanilla Bean 4.33 420 Imperial Stout
9 Bell’s Black Note Stout 4.32 925 Imperial Stout
10 Rochefort Trappistes 10 4.30 5211 Abt/Quadrupel
11 AleSmith Speedway Stout 4.30 2906 Imperial Stout
12 AleSmith Speedway Stout – Bourbon Barrel Aged: Vietnamese Coffee 4.29 156 Imperial Stout
13 Cigar City Final Push Imperial Stout 4.29 152 Imperial Stout
14 Cigar City Hunahpu’s Imperial Stout 4.29 974 Imperial Stout
15 Three Floyds Dark Lord Russian Imperial Stout 4.28 1834 Imperial Stout
16 Founders KBS (Kentucky Breakfast Stout) 4.28 2545 Imperial Stout
17 Hill Farmstead Ann 4.27 122 Saison
18 Bell’s Expedition Stout 4.27 3165 Imperial Stout
19 Russian River Pliny the Elder 4.27 2857 Imperial IPA
20 Funky Buddha Morning Wood 4.26 143 Imperial Porter
21 Goose Island Bourbon County Stout 4.26 2856 Imperial Stout
22 Perennial Abraxas – Barrel Aged 4.25 210 Imperial Stout
23 Alchemist Heady Topper 4.24 1552 Imperial IPA
24 Funky Buddha Last Buffalo in the Park 4.23 70 Imperial Porter
25 Goose Island Bourbon County Stout – Coffee 4.23 956 Imperial Stout
26 Mikkeller Beer Geek Brunch Weasel 4.23 1794 Imperial Stout
27 Cycle Trademark Dispute (Yellow) 4.23 97 Imperial Stout
28 Three Floyds Dreadnaught Imperial IPA 4.23 2155 Imperial IPA
29 Evil Twin Double Barrel Jesus 4.22 158 Imperial Stout
30 Toppling Goliath Assassin 4.22 203 Imperial Stout
31 Mikkeller Beer Geek Vanilla Shake (Bourbon Edition) 4.22 209 Imperial Stout
32 Kormoran Imperium Prunum 4.22 260 Baltic Porter
33 Firestone Walker Parabola 4.22 1090 Imperial Stout
34 Toppling Goliath King Sue 4.21 182 Imperial IPA
35 AleSmith Speedway Stout – Vietnamese Coffee 4.21 496 Imperial Stout
36 Funky Buddha Wide Awake It’s Morning 4.21 173 Imperial Porter
37 Westvleteren Extra 8 4.20 2079 Belgian Strong Ale
38 Surly Darkness 4.20 1056 Imperial Stout
39 Deschutes The Abyss 4.20 1664 Imperial Stout
40 Stone Imperial Russian Stout – Bourbon Barrel 4.20 442 Imperial Stout
41 Hill Farmstead Abner 4.20 382 Imperial IPA
42 Närke Kaggen Stormaktsporter Börb’nåhallon 4.20 128 Imperial Stout
43 Hair of the Dog Matt 4.20 479 American Strong Ale
44 Bell’s Hopslam 4.20 2900 Imperial IPA
45 Old Chimneys Good King Henry Special Reserve 4.19 445 Imperial Stout
46 Dieu du Ciel Péché Mortel Bourbon 4.19 334 Imperial Stout
47 Struise Pannepot (10%) 4.18 2212 Belgian Strong Ale
48 Stone Imperial Russian Stout 4.18 3202 Imperial Stout
49 Hill Farmstead Aaron 4.18 92 Barley Wine
50 Mikkeller George! Barrel Aged (Bourbon Edition) 4.18 425 Imperial Stout

——————–

bier Asahi ;
alias ,
Asahi Breweries LTD di Tokyo Giappone
and
Pater Watou;
alias,
Brouwerij Van Eecke
Belgio.
Se leggete dove è prodotta la ‘Asahi’
(‘ sole levante’, in lingua giapponese ) si scopre che è prodotta nella Repubblica Ceca.
La seconda è prodotta in Belgio dal Brouwerij Van Eecke a Watou , nel villaggio di Watou,. Non lontano – anche nella tipologia – dalle birre del famoso birrificio trappista di
Brouwerij Westvleteren ,dell’abbazia trappista di St. Sixtus ., ‘di cui ne cerca gli echi aromatici’.
Dal tappo tuttavia sembra che ‘Pater Watou’ sia un monaco trappista come lo furono realmente
Padre/Pater Barnaba , ( Monaco e birraio, presso il convento tedesco dove venivano prodotte le birre Paulaner )
o Padre /Pater Thomas
( già brewmaster presso il convento di Westmalle in Belgio ).
Il solito …
ma!

People’s Brewing Company … and having disposed of the fumes of the beer, it comes back to reality

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

alias,

come un universo culturale può essere stravolto da un sistema burocratico

( II° parte )

Vanity, vanity, all is vanity         (Ecclesiastes - Old          Testament Bible)         Praça do Infante            Dom Henrique                  Porto.

Vanity, vanity, all is vanity
(Ecclesiastes – Old
Testament Bible)
Praça do Infante
Dom Henrique
Porto.

( I° Dicembre 2016. Ai giorni nostri la vanità è detta ‘selfie’
Se… riprese ‘al naturale’, sono fantastiche nella loro spontaneità! )

A bit of architecture ;

Leça da Palmeira, Matosinhos Distrito do Porto;

°casa de Chà,

by Architetto Fernando Tàvora e Alvaro Siza

°chiesa francescana

°Piscinas de Marés de Leça da Palmeira

by Alvaro Siza

Una decina di chilometri a nord della città di Porto,
subito dopo la piccola cittadina di Matosinhos (città natale di Alvaro Siza),
vi è la località balneare di ‘ Leça da Palmeira ‘. Complesso residenziale nato ex novo da un territorio originariamente , urbanisticamente vergine o quasi.
Qui l’architetto portoghese Alvaro Siza ha costruito negli anni sessanta il suo primo lavoro ; le ‘ Piscinas de Marés de Leça da Palmeira ‘.
Se si valuta a distanza di anni tale lavoro non se ne può non apprezzare la lungimiranza architettonica, lungimiranza che possiamo riassumere nei seguenti punti,

°
in un mondo che allora si delineava anche in architettura nella spettacolarità, Siza ebbe invece il giusto approccio nell’andare contro tendenza. Le piscine da lui progettate infatti erano delineate non nel far bella mostra di se in ‘contrapposizione’ alle acque dell’Atlantico ma a uniformarsi con quelle. L’intervento architettonico fu quello di completare – con discrezione / in simbiosi col paesaggio – , ciò che madre natura aveva già parzialmente creato.

°
La ‘casa de Chà’, progettata da Fernando Tàvora (di cui Siza fu allievo) e ristrutturata da Alvaro Siza su uno sperone di rocce marine fa da completamento litoraneo alle piscine con la stessa matrice ‘discreta’ paesaggistica.

Qualche fotografia;

Leca da Palmeira casa de-cha e chiesa francescana. In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento; Antonio Pereira Nobre (monumento sempre di Alvaro Siza)

Leca da Palmeira casa de-cha
e
chiesa francescana.
In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento;
Antonio Pereira Nobre
(monumento sempre di Alvaro Siza)

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

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chiesa-francescana-leca-de-palmeira-b

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

 'Paz e Bem' / Pace e bene secondo regola di San Francesco!

‘Paz e Bem’ / Pace e bene
secondo regola di San Francesco!

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto     casa de cha /casa da the Ora sede di un ristorante stellato ( 1 - una stella Michelin ) gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :' BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

Leça da Palmeira ,Porto
casa de cha /casa da the
Ora sede di un ristorante stellato ( 1 – una stella Michelin )
gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :’ BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

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 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Porto – Portugal – In and around

Porto – Portugal – In and around

alias,

come un universo culturale può essere stravolto da un sistema burocratico

( I° parte )

              Ribeira ; il quartiere 'tendenza' di Porto . Quartiere che scorre lungo il fiume Douro che di li a poco si getta nell'Oceano atlantico

Ribeira ;
il quartiere ‘tendenza’ di Porto .
Quartiere che scorre lungo il fiume Douro che di li a poco si getta nell’Oceano atlantico

Città altrettanto osannata come Lisbona,

( di cui vedi ai seguenti link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/07/museu-calouste-gulbenkian-lisboa/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/09/que-voce-quer-lisboa-do-you-want-to-lisbon-follow-me-ii/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/23/que-voce-quer-lisboa-do-you-want-to-lisbon-follow-me-iii-alias/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/27/a-stroll-among-the-works-of-alvaro-siza-architect/ )

da un certo tipo di turismo che potremmo definire ‘non dozzinale’,

Porto
ricorda un pò l’italianissima città di Genova, con le sue case ammassate le une contro le altre, un certo disordine urbanistico accentuatosi nei secoli e quartieri – centri storici – in parte degradati ma con tanta voglia di riciclarsi con investimenti finalizzati ad un incremento turistico.

Il Portogallo
è l’unico Paese della così detta ‘fascia dell’olivo’ a non affacciarsi sul mar Mediterraneo.
Di questa ‘denigratoria definizione’ ,nata in sede amministrativa europea, non ne fa parte, si noti, la Francia seppur Paese mediterraneo…
Ovvio che tale definizione pur ispirandosi all’uso dell’alimento che tanto ci ricorda l’Opera di Omero, racchiude in se una mentalità ben definita e definente una invisibile ma quanto mai potente divisione da ‘muro di Berlino’ all’interno della Comunità europea stessa

‘Il muro berlinese’

più che esser stato abbattuto sembra essere stato spostato secondo nuove esigenze..!

Ma i portoghesi, indubbiamente di natura gentile , non sembrano preoccuparsene / curarsene più di tanto. Sicuri della loro identità che ha travalicato i più lontani confini grazie all’arte della navigazione a cui non corrispose solo il termine ‘colonialismo’, ma un intero mondo culturale…
Si noti, che altri Paesi come la Gran Bretagna furono Paesi di grandi navigatori e colonizzatori e, come il Portogallo è Paese ai margini occidentali dell’Europa.
Tuttavia a differenza della Gran Bretagna, il Portogallo sembra non essersi saputo – o forse voluto – riciclare secondo altre economie al passo coi tempi. Ne è seguito un lento scivolamento in una sorta di ‘saudade’ che permea invisibilmente ma in maniera marcato tutto e tutti.

Da queste profonde contraddizioni non se ne poteva che trarre che delle immagini tra loro ‘scollate’; allucinate ed allucinanti che in un modo o nell’altro riflettono – seppur coi limiti di chi le ha realizzate – questo Paese di confine geograficamente e culturalmente.

Symmetries;

Benches by Lisboa. N.B. ;      ci sono panchine              e...panchine!

Benches by Lisboa.
N.B. ;
ci sono panchine
e…panchine!

   Benches by Porto

Benches by Porto

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             Nameless

Nameless

           Nameless; un 'omaggio' al nostro           Matteo Renzi  - Presidente del Consiglio dei Ministri -         dimissionario?!

Nameless;
un ‘omaggio’ al nostro
Matteo Renzi
– Presidente del Consiglio dei Ministri –
dimissionario?!

( continua…)

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