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Jacopo Pontormo; a misunderstood genius of the Renaissance…?

Jacopo Pontormo; a misunderstood genius of the Renaissance…?

Or …

A silent craftsman at the service of his time?

 

Subtitle;

Jacopo Pontormo; from the perspective revolution of Paolo Uccello to the revolution of the figure [see, (çç) ]

Pontormo ritratto di giovane uomo con berretto rosso b Collezione privata giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Portrait of a Young Man in a Red Cap alias Carlo Neroni, by Jacopo Pontormo
Pontormo ritratto di giovane uomo con berretto rosso,alias Carlo Neroni.
Collezione privata London.
Giugno 2018 a Firenze,
Palazzo Pitti

Jacopo Pontormo portrait of a Young man Ritratto di giovane uomo con berretto rosso a didascalia Collezzione privata giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Jacopo Pontormo portrait of a Young Man in a Red Cap
alias Carlo Neroni.
Ritratto di giovane uomo con berretto rosso didascalia
Collezione privata London
giugno 2018 Firenze

Giugno 2018 – Firenze, Palazzo Pitti.

In questi giorni è in mostra ,presso il complesso museale fiorentino di Palazzo Pitti, una mostra itinerante composta da pochi dipinti, di cui tre (di), su un pittore – J(I)acopo Carucci da Pontormo – del tardo Rinascimento.
Poco conosciuto, e dalla critica (e dalla committenza del tempo) di allora come da quella attuale annoverato tra quei pittori certo di qualità artistiche, ma tutto sommato di ‘secondo piano’.
Ritenuti a tutt’oggi bravi pittori, spesso dall’eccellente virtuosismo tecnico, ma… niente di più.

In merito ,a queste valutazioni della critica, si veda quanto già scritto su Andrea del Sarto (di cui peraltro Jacopo Pontormo fu allievo);

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/08/07/andrea-del-sarto-cfr-confronta-vgl-vergleiche-cf-compare/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/02/28/virtual-visit-to-the-smallest-florentine-museum/

Sulla qualità pittorica del dipinto qui sopra, non vi sono certo dubbi.
E che sia farina del suo sacco è anche vero.

Ma queste loro qualità vengono ,e vennero, messe in dubbio sia per scuola di provenienza, sia per questioni del tutto contingenti relative ai bisogni materiali – di sussistenza, per capirci – con cui pittori come il Pontormo o come Andrea del Sarto dovettero confrontarsi.

Pittori dunque di secondo piano ad oltranza [see/vedi,nota conclusiva‘ (0)]

Eccone una piccola dimostrazione assai indicativa; sopratutto dalla didascalia vecchia di molti anni che conferma quanto qui ora sostenuto sui limiti di una critica…‘criticabile’ ;

francesco salviati alias Francesco de Rossi le tre parche palazzo pitti soloalsecondogrado

Francesco Salviati alias Francesco de Rossi:’
:’ le tre parche’.
Palazzo Pitti , Firenze.

francesco salviati alias Francesco de Rossi le tre parche particolare palazzo pitti soloalsecondogrado

Francesco Salviati alias Francesco de Rossi:’
:’ le tre parche’. didascalia.
Palazzo Pitti , Firenze.
Si noti dalla vecchia didascalia l’attribuzione di quest’Opera (prima che un documento ne documentasse l’appartenenza a Salviati) :’
: ‘GIA’ ATTRIBUITE A MICHELANGELO

e al ROSSO FIORENTINO‘.
[ Francesco Salviati together with his friend and classmate Giorgio Vasari, in 1527 saved an arm of Michelangelo’s David (see §§) ]

Come si vede da didascalia, questa Opera di Francesco Salviati (altro pittore annoverato tra quelli di mediocre talento) per molti anni fu attribuita a pittori di ben altro livello – Michelangelo Buonarroti – .
E anche se fosse il lavoro di Francesco Salviati un lavoro pedissequo di un qualche ‘grande’ in pittura – Michelangelo in questo caso – , di certo termina di esserlo quando ad un valore tecnico di esecuzione si associa un valore originale di composizione, di elaborazione.
Questo elemento andiamo qui sotto a riscontrare nella ‘visitazione’ di Carmignano del Pontormo.

.

At the end of this post (see §§) an episode of Giorgio Vasari’s life, recounted in his Work: ‘The lives of the most excellent painters (…) of 1550.
Episode about the breaking of an arm of Michelangelo’s David in the year 1527

———————–

La stima di vera grandezza di un artista non sta soltanto nel virtuosismo tecnico. Se così fosse un qualsiasi copista sarebbe un grande artista. Il che non è.

Ecco allora una seconda Opera del Pontormo da questa mostra fiorentina a palazzo Pitti – ‘la visitazione’ – ,
che mette in luce il pensiero del Pontormo, del tutto antesignano rispetto ai suoi tempi.
Ma ,come sopra fatto cenno,
sia per questioni ‘materiali/di sussistenza’ (che imponevano a molti artisti che seppur potenzialmente di grande valore,erano costretti a dipingere secondo le indicazioni di una committenza spesso di bassa lega culturale) ,
che per il fatto stesso che questa strada percorsa dal Pontormo (come da altri; Paolo Uccello/di Dono, vedi nelle righe successive qui di seguito), era troppo in anticipo sui tempi,
ecco che Pontormo restò inevitabilmente in ombra… All’ombra di altri suoi colleghi reputati di ben altra levatura, come Michelangelo e Raffaello (che lodarono peraltro le prime opere giovanili del Pontormo stesso)

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato a soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione.
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato b soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare teste
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato e soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare testa di Maria profilo
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato f soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare testa di Maria fronte
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato h soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare testa di Elisabetta profilo
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato g soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare testa di Elisabetta fronte
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato c soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare abiti
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato d soloalsecondogrado

Pontormo, visitazione, particolare 2 abiti
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Giugno 2018 presso Palazzo Pitti, Firenze.

visitazione pontormo a

Pontormo,
visitazione /visitation
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato didascalia

visitazione pontormo b

Pontormo,
visitazione /visitation
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato didascalia

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato i didascalia b soloalsecondogrado

Pontormo,
visitazione /visitation
Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato didascalia

Due gli elementi salienti di questa Opera,’la visitazione’, ovvero l’incontro tra la Vergine Maria e sua cugina Elisabetta, madre di San Giovanni Battista,

°
la presenza di uno stravolgimento dello schema classico di quei tempi,cioè della pittura ‘figurativa’ e solo quella (non esisteva la pittura astratta),

°
i colori surreali che anche in questo caso rompono una consuetudine.

Circa quanto al primo punto;
non vi sono, come invece riportato nel commento didascalico dell’opera, qui sopra riportato in fotografia, due ‘ancelle’ accompagnatrici le due protagoniste del quadro (Maria ed Elisabetta). Cioè non vi sono quattro figure, ma solo due ‘sdoppiate’.

Sono solo le due stesse figure, Maria ed Elisabetta, riportate simultaneamente viste di fronte e di profilo!

Se Paolo di Dono (Uccello) vedi nota [°°]
nel suo Giovanni Acuto (John Hawkwood), presso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, dipinge con una singolare alterazione prospettica il condottiero a cavallo, cioè un cavallo con cavaliere con prospettiva centrale, mentre il basamento su cui poggiano lo dipinge con prospettiva di scorcio (dal basso verso l’alto),
qui Pontormo
dipinge rifacendosi non alla scomposizione  prospettica di Paolo di Dono (Uccello), ma anticipando quella delle figure che avverrà molti secoli dopo con Picasso , i futuristi etc…

Ovvero più figure viste contemporaneamente da più lati.

Nel secondo aspetto, i colori, Pontormo,
sembra rifarsi  a Paolo di Dono (Uccello), quando questi dipinge la :‘battaglia di San Romano’ (quella conservata agli Uffizi di Firenze).
Difatti i colori, che se per Paolo di Dono (Uccello) sono indicativi di una alterazione prospettica a seconda della distanza e luminosità ed anche di una situazione e di un valore,vedi nota [°°]

qui, con Pontormo, indicano una situazione ed un giudizio della stessa.

[°°]

 

Paolo di Dono alias Paolo Uccello Pittore fiorentino soloalsecondogrado

Paolo di Dono alias Paolo Uccello Pittore fiorentino.
‘ (…) In casa de’ Medici dipinse in tela a tempera alcune storie di animali, de’ quali sempre si dilettò, e per fargli bene vi mise grandissimo studio; e, che è più, tenne sempre per casa dipinti uccelli, gatti, cani e d’ogni sorte di animali strani che potette avere in disegno, non potendo tenere de’ vivi per essere povero; e perché si dilettò più degli uccelli che d’altro,
fu cognominato (chiamato) Paolo Uccelli. (…)’
Giorgio Vasari ne:’ Le vite de’ più eccellenti pittori(…)
Firenze year 1550

Ancora Giorgio Vasari ne:‘ Le vite de’ più eccellenti pittori ‘(…)
a proposito di Paolo di Dono/Uccello scrive:’

:’ Paolo Uccello sarebbe stato il più leggiadro e capriccioso ingegno che avesse avuto, da Giotto in qua, l’arte della pittura se egli si fosse affaticato tanto nelle figure et animali, quanto egli si affaticò e perse tempo nelle cose di prospettiva; le quali ancor che siano ingegnose e belle, chi le segue troppo fuori di misura, getta il tempo dietro al tempo, affatica la natura, e l’ingegno empie di difficoltà, e bene spesso di fertile e facile lo fa tornar sterile e difficile, e se ne cava (da chi più attende alla prospettiva che alle figure) la maniera secca e piena di profili; il che genera il voler troppo minutamente tritar le cose; oltre che bene spesso si diventa solitario, strano, malinconico e povero, come Paolo Uccello, il quale, dotato dalla natura di un ingegno sofistico e sottile, non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili et impossibili, le quali, ancor che capricciose fossero e belle,    l’impedirono non di meno tanto nelle figure,(see çç)    che poi ,invecchiando, sempre le fece peggio.
E non è dubbio chi con gli studi troppo terribilii violenta la natura, se ben da un canto assottiglia l’ingegno, tutto quel che fa non par mai fatto con quella facilità e grazia, che naturalmente fanno coloro che temperatamente, con una considerata intelligenza piena di giudizio, mettono i colpi a’ luoghi loro, fuggendo certe sottilità, che più presto recano a dosso all’opere un non so che di stento, di secco di difficile e di cattiva maniera, che muove a compassione chi le guarda, più tosto che a meraviglia; atteso che l’ingegno vuol essere affaticato quando l’intelletto ha voglia di operare, e che ‘l furor è acceso, perché allora si vede uscirne parti eccellenti e divini, e concetti meravigliosi.
(…)

Giorgio Vasari – year 1550 –

Ovvio, da queste parole del Vasari, che l’arte di Paolo Uccello non fu capita vedi, (//). Non solo da lui ma in genere dai suoi colleghi come dalla committenza.
A riprova si legga quanto riportato dal Vasari;

Giorgio Vasari ne:‘ Le vite de’ più eccellenti pittori ‘(…) anno 1550, a proposito di Paolo di Dono/Uccello

:’Onde Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi) scultore suo (di Paolo) amicissimo li disse molte volte:”
:” Eh, Paulo, questa tua prospettiva ti fa lasciare il certo per l’incerto; queste son cose che non servono se non a questi che fanno le tarsie; perciò che empiono
(riempiono) i fregi di brucioli (trucioli), di chiocciole tonde e quadre e d’altre cose simili”. ‘

Non si capì il valore di una ricerca prospettica – opera saliente di Paolo Uccello – che andasse oltre la prospettiva lineare rigorosa.
Non si capì, ancora, che la ricerca prospettica era elemento foriero di un futuro nuovo modo di realizzare nuove opere di valore. Prospettiva che sarà ,oltre quella lineare, quella ‘dell’etere’ cioè leonardesca.
(vedi https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/06/02/the-unfinished-or-sketches-of-michelangelo-buonarroti/ )
Ma che vede in Paolo Uccello un primo precursore.

Ecco che allora quanto qui sopra sostenuto ,circa un diverso tentativo di ricerca prospettica realizzata da Pontormo con la sua ‘visitazione’, acquista un senso, che troverà poi realizzazione nella pittura del ventesimo secolo con pittori quali Picasso etc…

(çç)   (…)l’impedirono non di meno tanto nelle figure(…) – Giorgio Vasari –   Questo singolo aspetto della critica del Vasari al risultato del lavoro di Paolo Uccello era corretto ; non vi è difatti una sola Opera di Paolo che abbia una figura in cui si palesi il linguaggio del volto o/e del corpo. Una fisiognomica delle figure, nel risultato finale di questo pittore è del tutto assente.

Ecco che Pontormo realizzando ‘la visitazione’ di Carmignano (una delle sue ultime opere) evita di incappare nel problema sollevato dal Vasari sull’Opera di Paolo Uccello. Ed applica una rivoluzione non più prospettica a discapito della figura, ma l’esatto opposto;

una rivoluzione della figura – sdoppiata – a discapito della prospettiva.

(//)
Ancora un altro esempio su come venivano valutati nella Toscana rinascimentale alcuni pittori ‘non ortodossi’ italiani/italici, sempre attraverso lo scritto di Giorgio Vasari:’

:'(…) Et essendo non molto innanzi dell’Alemagna (dalla Germania) venuto a Firenze un gran numero di carte stampate e molto sottilmente state intagliate col bulino da Alberto Duro (Albrecht Dürer) , eccellentissimo pittore tedesco e raro intagliatore di stampe in rame e legno(…) pensò Jacopo da Pontormo, avendo a fare ne’ canti di que’ chiostri istorie della Passione del Salvatore, di servirsi dell’invenzioni sopra dette d’Alberto Duro (…)
Or non sapeva il Pontormo che i tedeschi e’ fiamminghi vengono in queste parti per imparare la maniera italiana che egli con tanta fatica cercò, come cattiva, d’abbandonare? (…)
nè creda niuno (alcuno) che Jacopo sia da biasimare
perché egli imitasse Alberto Duro nell’invenzioni, perciò che questo non è errore e l’hanno fatto e fanno continuamente molti pittori,
ma perché egli tolse (prese a modello) la maniera stietta (strettamente) tedesca in ogni cosa,nè panni, nell’aria delle teste e l’attitudini, il che doveva fuggire e servirsi solo dell’invenzioni, avendo egli interamente con grazia e bellezza la maniera moderna (manierismo italiano)
.’

Giorgio Vasari ne:‘ Le vite de’ più eccellenti pittori(…)’ – Firenze 1550 –

Appariva, dalle righe qui sopra riportate del Vasari, impensabile alla critica del tempo, vedere un pittore italiano cercare uno stile al di fuori di quello stesso italiano (la maniera moderna =manierismo), ricercato, attraverso ‘la maniera tedesca’ con un lavoro certosino, non da copista, ma da fine osservatore del dettaglio che tanto caratterizzava la pittura tedesca e fiamminga.
Doveva soltanto ispirarsi alle ‘invenzioni’ fiamminghe tedesche, ma nulla più.

————-
————-

A completamento di quanto sopra sostenuto, si leggano queste poche seguenti righe:’

:'(…)Colore ed oggetto/figura sono rappresentativi dell’estensione, dello spazio.
Troviamo lungo il Rinascimento i più disparati ed arditi tentativi, presentimenti, sconfitte e rinunce.
(…)
Con l’Opera:’l’adorazione dei magi’ (Uffizi), Leonardo raggiunge la massima audacia pittorica di tutto il Rinascimento.

Fino a Rembrandt, nulla di simile doveva essere nemmeno immaginato.

(…) Per lo stesso motivo Leonardo, dopo vari tentativi, lasciò incompiuta la testa del Cristo dell’ultima Cena.

Solo Leonardo fu abbastanza grande da sentire un tale limite come un inevitabile limite datogli dal suo tempo. Dal destino.

(…)I quadri di Raffaello si dissociano in piani sui quali sono ripartiti dei gruppi ben ordinati, ed uno sfondo limita l’insieme in una bella misura.
Invece Leonardo conosce un unico spazio, vasto, eterno, nel quale le sue figure sembrano aleggiare.
Raffaello dà, all’interno del quadro ,una somma di cose singole e vicine,
Leonardo dà un segmento dell’infinito.
(…) Raffaello disegna ‘ l’ultima grande linea dell’arte occidentale’.
Egli non ebbe a lottare con dei problemi. Egli non li sospettò nemmeno. Ciò non di meno condusse la sua arte fino a quel limite, dove una decisione non poteva più essere evitata.
Raffaello si crede soltanto di capirlo. Benché la sua linea rappresenti l’elemento grafico di una tendenza antica, pur tuttavia i suoi lavori tendono ad essere sospesi nello spazio. L’elemento grafico è super terreno.
La linea in Raffaello è in estrema tensione. Essa è sul punto di dissolversi nell’infinito, in spazio e musica.
Leonardo, più profondo di Albrecht Dürer, sta al di là di questo limite raffaelliano. Il suo disegno preparatorio de:’l’adorazione dei re magi’ è già musica
(n.d.c.,così come :’la visitazione’ di Jacopo Pontormo ci appare come una danza)

Oswald Spengler ne:’Der Untergang des Abendlandes/Il tramonto dell’Occidente’, Germania 1918.

Non è forse plausibile che non solo Leonardo
ma altri, come Paolo di Dono e Jacopo Pontormo,sentissero, se pur ‘in nuce’ cioè a livello embrionale e sporadica , le questioni di cui sopra
?

,,

Malgrado Giorgio Vasari fosse un contemporaneo di Jacopo Pontormo, di Leonardo da Vinci nonché di Michelangelo Buonarroti,
intuì, seppur tra mille ‘arditi tentativi,presentimenti, sconfitte e rinunce’(come sopra trascritto da Oswald Spengler), gli aspetti più sperimentali presenti nell’arte ,dunque d’avanguardia, di questi suoi illustri colleghi.
Li intuì da critico dell’arte – (a lui) contemporanea ed in anticipo sui tempi di una critica dell’arte capitanata da professionisti che ancora non c’era – , attraverso la sua Opera :’Le vite’, che si prefiggeva il compito ,tutto sommato modesto, di descrivere in compendio l’insieme delle esperienze rinascimentali fiorentine e italiane, attraverso le tre grandi arti; la pittura, la scultura e l’architettura.
E’ assai interessante quanto egli scrive – ‘per intuito’, più che per profonda convinzione – della ‘maniera’ di far arte di Michelangelo in relazione a molti altri artisti.

Ecco il testo:’

:’ (…) l’intuizione di questo uomo singolare (Michelangelo Buonarroti,n,d,c,) non ha voluto entrare in dipingere altro che la perfetta e proporzionatissima composizione del corpo umano et in diversissime attitudini; non sol questo, ma insieme gli affetti delle passioni e contentezze dell’animo umano , bastandogli satisfare (soddisfare) in quella parte di che è stato superiore a tutti i suoi artefici (colleghi), e mostra la via della gran maniera e degli ignudi e quanto e’ sappi nelle dificultà del disegno, e finalmente ha aperto la via alla facilità di questa arte nel principale suo intento, che è il corpo umano, et attendendo a questo fin solo,

ha lassato (messo da parte) da parte le vaghezze de’ colori (lo sfumato, n.d.c.) i capricci e le nuove fantasie di certe minuzie e delicatezze, che da molti altri pittori non sono interamente, e forse non senza qualche ragione, state neglette.

Onde qualcuno non tanto fondato nel disegno ha cerco (cercato) con la varietà di tinte et ombre di colori e con bizzarre varie e nuove invenzioni, et insomma con questa altra via farsi luogo fra i primi Maestri.

Ma Michelangelo stando saldo sempre nella profondità dell’arte, ha mostrato a quegli che sanno assai [come] dovevano arrivare al perfetto.(…)’

Giorgio Vasari ne:‘ Le vite de’ più eccellenti pittori ‘(…) – Vita di Michelagnolo Buonarruoti fiorentino Pittore scultore et architetto. – anno 1550

————-
————-

.

………………………….

Qualche fotografia delle altre Opere oltre a quella qui sopra trattata,nonchè dell’Opera letteraria di Giorgio Vasari :’le vite de’ più eccellenti pittori(…)’ ;

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato o Modello disegno preparatorio soloalsecondogrado

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato .
Modello disegno preparatorio

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato n didascalia modello soloalsecondogrado

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato. Didascalia modello preparatorio.

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato l didascalia soloalsecondogrado

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato l didascalia

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato m didascalia soloalsecondogrado

Pontormo visitazione Presso la chiesa di San Michele e Francesco Carmignano di Prato didascalia

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo e frontespizio soloalsecondogrado

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo e frontespizio

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo d didascalia soloalsecondogrado

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo didascalia

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo c soloalsecondogrado

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo e frontespizio

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo a soloalsecondogrado

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo e frontespizio

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo f frontespizio soloalsecondogrado

Giorgio Vasari le vite Istoria de pittura del Pontormo
pagina frontespizio

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi c Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi a didascalia Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi a didascalia Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi d Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi d Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze particolare

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi e Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Pontormo ritratto di alabardiere Francesco Guardi d Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze particolare

Pontormo disegno modello preparatorio ritratto di alabardiere Francesco Guardi f Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze soloalsecondogrado

Pontormo disegno modello preparatorio ritratto di alabardiere Francesco Guardi f Getty Museum di Los Angeles giugno 2018 Firenze

Pontormo visitazione chiesa di San Michele e Francesco Carmignano p Modello cfr con Lab SMART Scuola Normale Superiore soloalsecondogrado

Pontormo visitazione chiesa di San Michele e Francesco Carmignano . Modello in fotografia da confrontare con la visitazione qui sopra riportata;
con Lab SMART Scuola Normale Superiore .
Si confronti :’la visitazione’ del Pontormo con questa locandina contemporanea che raffigura una ‘multimedialità’ dei nostri giorni;
concettualmente sembra non esservi differenza alcuna!
Pontormo visitation church of San Michele and Francesco Carmignano. Model in photograph to compare with the photograph shown here;
SMART Lab Scuola Normale Superiore.
Compare: the ‘visitation’ of Pontormo with this contemporary poster that depicts a ‘multimedia’ of our days;
conceptually there seems to be no difference!

——————————-

https://www.uffizi.it/en/events/miraculous-encounters-pontormo-from-drawing-to-painting

https://www.uffizi.it/en

https://www.uffizi.it/eventi/incontri-miracolosi-pontormo-dal-disegno-alla-pittura

http://firenze.repubblica.it/tempo-libero/articoli/cultura/2018/05/07/news/firenze_a_palazzo_pitti_le_meraviglie_del_pontormo-195788213/

Palazzo Pitti Museo Firenze b Pontormo

Palazzo Pitti Museo Firenze Pontormo

Palazzo Pitti Museo Firenze a Pontormo

Palazzo Pitti Museo Firenze c Pontormo

 

Palazzo Pitti Museo Firenze e Pontormo

Palazzo Pitti Firenze;
veduta sul giardino Boboli


 

.

————————– 

Nota conclusiva.

La valutazione di quei pittori come Jacopo Pontormo ,sopra definiti come : ‘silent craftsmen at the service of his time’/Pittori di ‘secondo piano’ ad oltranza, da parte della critica in genere (ovviamente non da quel tipo di critica ‘agiografica’, che si preoccupa di lodare, per riempire i musei…),
se trova delle motivazioni in parte anche condivisibili, per un lavoro discontinuo nella qualità, così come in carenze di carattere teorico in questo tipo di artisti  ( see/vedi,/°/ ,  come sopra analizzato,
tale valutazione ,allo stesso tempo,trova un limite in precise, seppur alle volte isolate, Opere come quella qui vista:‘la visitazione di Carmignano’.
Tale Opera pittorica ‘isolata’,
ci appare in tutto il suo valore se paragonata ad Opere in altro campo artistico; quello letterario, Opere letterarie che hanno ,parallelamente, la sventura di essere altrettanto ‘isolate’, cioè nate al di fuori di un contesto di continuità artistica di un certo Autore.
Alludo, per fare qualche esempio tra i molti, ad Opere (letterarie) come: ‘M. D. or the whale’ o : ‘Moby-Dick’ o: ‘The Whale’ del marinaio Herman Melville,
o :‘Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde’/’Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde’ di Robert L. Stevenson
od anche,
un personaggio creato dallo scrittore Raymond Chandler :‘Philip Marlowe’,da cui romanzi quali :‘the Big Sleep’/’il grande sonno’.(Nel caso di Raymond Chandler si può addirittura affermare che il suo personaggio ,’Philip Marlowe’, sia più grande del suo stesso Autore!)

Questi scrittori,
anche se solo attraverso una sola loro Opera, hanno indubbiamente raggiunto un grande vertice letterario. 
Allo stesso modo  lo hanno fatto Jacopo Pontormo ed altri.

 

/°/
Circa le limitazioni teoriche di artisti di ‘secondo piano’ ad oltranza,
si tenga presente quanto afferma lo stesso Michelangelo Buonarroti in un suo stesso sonetto
(sonetto su cui ‘Messer Benedetto Varchi’ ,un letterato fiorentino coevo di Michelangelo, ebbe a trattare presso l’Accademia fiorentina):’

:‘non ha l’ ottimo artista alcun concetto,
ch’un marmo solo in sé non circoscriva’
.

Michelangelo Buonarroti.

Questi due brevi versi possono indicare concetti anche lontani o addirittura contrastanti.
Ma credo che si possa sostenere che essi indicano una idea della produzione artistica assai semplice in Michelangelo;
per dirla con le parole di Giorgio Vasari stesso ne,’le vite(…)’ :’

:’Ritrasse Michelagnolo Messer Tommaso in un cartone grande naturale, che né prima né poi di nessuno fece il ritratto,
perché aborriva il fare somigliare il vivo se non era d’infinita bellezza.(…)’

Ovvero l’idea michelangiolesca espressa nel suo sonetto, ribadiva un concetto classico, ellenico, di una ricerca apollinea estetizzante e atemporale, del bello.
In altri termini, Michelangelo ricercava le perfette proporzioni in un corpo, isolandolo da uno spazio circostante immobile. Ma non ricercava le relazioni tra l’esteriorità di una figura umana e come è fatta dentro.( cioè; l’universale )
Questo retaggio classico, seppur rivisitato, nel risultato finale non soddisfaceva Michelangelo stesso che si fermava ‘al non finito’ ,( cfr/cf; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/06/02/the-unfinished-or-sketches-of-michelangelo-buonarroti/  )

 

(0)  Ma vi è un altro aspetto ,mai preso in considerazione,

che è alla base di tanta fama,da un lato, di Artisti quali Michelangelo Buonarroti e Leonardo da Vinci  e, dall’altro 
di scarsa considerazione verso alcuni tra quelli di ‘secondo piano’ ad oltranza.

Ancora queste poche righe di Giorgio Vasari, sempre dalla sua Opera :’le vite‘(…),  sono assai indicative del perché di tanta fama…(Righe del Vasari che parlano di Michelangelo Buonarroti) :'(…)

:(…) Ha avuto l’immaginativa tale e sì  perfetta, che le cose propostosi nella idea sono state tali che con le mani, per non potere esprimere sì grandi e terribili concetti, ha spesso abbandonato l’opere sue, anzi ne ha guasto molte, come io so che, innanzi che morissi di poco, abruciò gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti di man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto, e io ne ho alcuni di sua mano trovati in Fiorenza messi nel nostro libro de’ disegni, dove ancora che vi vegga la grandezza di quello ingegno(…)

—– { Queste righe, Vasari le aggiunse alla sua opera :‘le vite'(…) – 1550 – , in una edizione successiva alla morte di Michelangelo  [dal Vasari datata :’ (…) e così al dì 17 di febbraio, l’anno 1563 a ore 23 a uso fiorentino, che al romano sarebbe 1564, spirò per irsene (andarsene) a miglio vita (…)’ ], dunque successiva al 1563/4.

La ragione dell’aggiunta fatta dal Vasari di dettagli sul lavoro artistico di Michelangelo, soltanto in una edizione successiva alla prima del 1550 ,quando Michelangelo era ancora vivo, sta probabilmente nel fatto che Vasari aveva l’intenzione di consegnare – cosa che fece – una copia del suo libro :’le vite'(…) a Michelangelo (il solo artista tra tutti quelli trattati nell’opera ,ed ancora viventi, a ricevere una copia del libro  dal Vasari stesso). Molto probabilmente Vasari, nell’aggiungere soltanto all’edizione successiva ,(successiva all’anno 1563/4), alcune valutazioni su Michelangelo, conoscendo il fatto che questi aveva un brutto carattere, volle certo evitare polemiche e critiche da parte di Michelangelo stesso., circa i dettagli riportati. } ——

Tornando alle parole riportate da Vasari su Michelangelo,
è assai indicativo rilevare che Michelangelo, a differenza di molti altri artisti, teneva moltissimo alla sua immagine di artista. Non solo nella valutazione da parte dei suoi contemporanei ma anche da tramandare ai posteri.

E’ difatti per questa ragione che volle distruggere/bruciare, poco prima di morire, gran parte dei suoi disegni, schizzi e cartoni .
Non solo quelli che non realizzò mai perché da lui valutati di scarso valore, ma anche quelli che pur avendo tramutato in opera finita, mostravano le ‘fatiche durate’ , ovvero i ripensamenti e dunque gli errori in cui incappò prima di arrivare ad un ideale modello finale perfetto (ai suoi occhi).

Dunque Michelangelo fu prima di tutto un:’Public Relations‘  ante litteram ,secondo cui ‘l’immagine artistica/ il ‘look artistico’ conta moltissimo. e va curato al pari della realizzazione dell’opera stessa.

Anche questo ( e certo non solo questo ) contribuì dunque a distinguere Michelangelo Buonarroti  dai suoi colleghi…di ‘secondo piano’ ad oltranza, e dunque … meno attenti ,quest’ultimi, all’immagine che davano di se stessi ai loro contemporanei ed ai posteri..!

 

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(§§)

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado o

That broken arm of the David
by Michelangelo Buonarroti …
Recovered by Giorgio Vasari and Francesco de ‘Rossi
aka Francesco Salviati
Florence,
Piazza della Signoria, under Palazzo Vecchio – 1527 –
Left arm (to the right of the beholder)
broken in three points, breaking points still visible and rearranged with copper pins.

Giorgio Vasari ne:‘ Le vite de’ più eccellenti pittori – 1550 – ‘(…)
a proposito di Francesco de’ Rossi alias Francesco Salviati scrive:’

:‘Essendo poi l’anno 1527 cacciati i Medici di Firenze, nel combattersi il Palazzo della Signoria, fu gettata d’alto una purliza (cassa panca) per dare addosso a coloro che combattevano la porta; ma quella, come volle la sorte, percosse un braccio del Davit (David di Michelangelo) di marmo del Buonarroto, che è sopra la ringhiera a canto alla porta e lo ruppe in tre pezzi; per che essendo stati i detti pezzi per terra tre giorni senza esser da niuno (nessuno) stati raccolti, andò Francesco (de’ Rossi/Salviati) a trovare al Ponte Vecchio Giorgio (Vasari) e dettogli l’animo suo, così fanciulli come erano, andarono in Piazza e di mezzo ai soldati della guardia, senza pensare a pericolo niuno, tolsono i pezzi di quel braccio e nel chiasso di Messer Bivigliano gli portarono in casa di Michelagnolo padre di Francesco; donde avutigli poi il Duca Cosimo (de Medici) gli fece col tempo rimettere al loro luogo con perni di rame.(…)’

(…)

ancora,a proposito del ‘cognome non paterno’ dato a Francesco de’ Rossi, ovvero: ‘Francesco Cecchino Salviati’, Giorgio Vasari scrive:’

:(…):‘chiesto dal Cardinale Salviati il Vecchio un giovane pittore(…) Benvenuto dalla Volpaia gli propose Francesco(…)
E perché Francesco stava, come s’è detto, col Cardinale Salviati et era conosciuto per suo creato, cominciando a essere chiamato e non conosciuto per altro che per Cecchino Salviati, ha avuto insino (fino) alla morte questo cognome.’

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An exceptional guest star in Florence – spring 2018 –

An exceptional guest star in Florence – spring 2018 –

museo del bargello Fi gian lorenzo bernini autoritratto e scultura soloalsecondogrado
A sinistra di chi guarda l’autoritratto del Bernini, eccezionalmente in prestito al Museo del Bargello – Firenze, primavera 2018 – da Roma.

Una vera guest star!!/An exceptional guest star in Florence

The first guest star; that … of the classical period …. ;

Questo autoritratto del Bernini è famoso agli italiani sopratutto perché fu immagine presente sulla banconota italiana da 50.000 lire ( vedi qui sotto)

guest star in Firenze by Roma autoritratto di gian lorenzo bernini soloalsecondogrado

guest star in Firenze by Roma autoritratto di gian lorenzo bernini soloalsecondogrado b

guest star in Firenze by Roma autoritratto di gian lorenzo bernini soloalsecondogrado c

gian lorenzo bernini autoritratto sulla banconota da cinquantamila lire soloalsecondogrado

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Al seguente link, le altre Opere presenti al Museo Nazionale del Bargello;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/06/24/bargello-and-surroundings/

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gian lorenzo bernini e la sua costanza bonarelli soloalsecondogrado a

gian lorenzo bernini e la sua costanza bonarelli soloalsecondogrado b
Questa scultura del Bernini della donna amata; Costanza Bonarelli sembra sintetizzare buona parte del lavoro/Opera dell’artista; una ricerca di una plasticità estetica del ‘movimento espressivo’ . L’attimo di una espressione fermato nell’eternità della pietra/marmo. La staticità di una dinamica.

gian lorenzo bernini didascalia museo del bargello Fi soloalsecondogrado a

gian lorenzo bernini didascalia museo del bargello Fi soloalsecondogrado b

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orcio museo del bargello Fi soloalsecondogrado
Una conca/orcio per olio o granaglie vecchio di qualche secolo. Più Toscana di così !

sedia museo del bargello soloalsecondogrado

bombarda a doghe legno e ferro museo del bargello XVI sec soloalsecondogrado
Fantastica bombarda!!

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But…

Are they or are they not fantastic, these works of a writer?

angioletto by raffaello sanzio madonna sistina Gemäldegalerie di Dresda by writer soloalsecondogrado

federico da montefeltro by piero della francesca by writer Uffizi Fi soloalsecondogrado

e, per concludere in bellezza,

the second guest star; but … of the third millennium ;

(At the Accademia museum/Museo Galleria dell’Accademia, via Ricasoli – Florence -, spring 2018)

George Baselitz alias Hans-Georg Rem didascalia a

George Baselitz alias Hans-Georg Rem David heute galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado b

George Baselitz alias Hans-Georg Rem David heute galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado

George Baselitz alias Hans-Georg Rem didascalia b

George Baselitz alias Hans-Georg Rem didascalia c

Eine Hommage des Künstlers George Baselitz, alias Hans-Georg Rem, an die zeitgenössische Gesellschaft. Alias der David des dritten Jahrtausends (?)

A tribute by the artist George Baselitz, aka Hans-Georg Rem, to contemporary society. Alias the David of the third millennium (?)

Un artista non può che riflettere con profondità ciò che vede; ‘quel che non è apparentemente visibile’.
Eccone il risultato!
Non possiamo che apprezzare il lavoro del tedesco – ex DDR – George Baselitz, alias Hans-Georg Rem, che ci racconta – attraverso rivisitazioni di opere classiche come quella del David di Michelangelo – tutto lo squallore dell’ epoca e del luogo in cui visse.

Cfr/cf;

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado o

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado m

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado p

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado q

Ed ancora;

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado cc

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado aa

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado hh

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado gg

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado ff

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado ee

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado bb

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado dd

david di michelangelo galleria dell accademia Fi soloalsecondogrado n

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And…

A tribute to Michelangelo Buonarroti (bebè) .

Museum of Palazzo Pitti Florence. Emilio Zocchi Florentine sculptor 1862.

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence a

A tribute to Michelangelo Buonarroti.
Museum of Palazzo Pitti Florence.
Emilio Zocchi Florentine sculptor 1862.

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence c

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence d

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence g L’eccellente qualità del marmo – rigorosamente di Carrara – utilizzata risalta con grande evidenza; si tratta di un ‘marmo bianco P‘, (cioè un bianco Perfetto)

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence h

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence e

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence f

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence i Si noti lo stemma mediceo, composto da sei sferette (alle volte fino ad undici), sempre presente nell’universo fiorentino…

A tribute to Michelangelo Buonarroti. Museum of Palazzo Pitti. Emilio Zocchi the young Michelangelo Florence didascalia b

Voulez – Vous , Paris ..?la province française..? (…) Avignon ! (2)

Voulez – Vous , Paris ..?

la province française ..?

Bon !

Je vais Vous arranger ! (…)

(…) par la petite ville provinciale de

Avignon (2)

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(…segue)
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(Seconda parte)

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Avignone è visitabile in un fine settimana. Come molte altre città francesi.
I francesi hanno concentrato ne loro ‘Musée du Louvre’ di Parigi un accumulo di Opere d’arte, come del resto gli spagnoli con il loro ‘Museo del Prado’ a Madrid.
Una motivazione di ciò sta nel fatto che ‘molto’ attira ‘molti’. E ciò fa fare cassa. Altra ragione sta nel fatto che non hanno poi molte Opere d’arte come in Italia, e molte di quelle che hanno sono poi italiane…
Non si può propriamente parlare per la Francia di museo diffuso, nel senso di tante Opere d’arte, che sono architettonicamente, statuariamente, iconograficamente etc… inserite in mille città, come invece nella nostra penisola.
Ma di certo i francesi tentano, credo con successo, di ben presentare ciò che hanno.
Avignone,
è simile a molte altre cittadine francesi, nel loro tentativo di riciclarsi turisticamente/artisticamente, con un restyling – fondi permettendo – della parte nuova della città come di quella storica, con la creazione di un museo estemporaneo con qualche Opera d’arte.
Dal punto di vista climatico Avignone presenta una singolarità; causa i vicini monti accumula nubi in modo tale che si verificano delle piogge torrenziali, (questo spiega la presenza frequente di pensiline assai grandi con ampia copertura). E a seconda della stagione, la grandine è frequente.
Gli avignonesi tendono a frequentare locali pubblici, al di fuori delle zone turistiche anche se non lontani dalle stesse.
Come gli altri francesi sono caratterialmente a mezza strada tra ‘un latino’ e ‘un anglo-sassone’.
Ciò li caratterizza; oscillano da una formale gentilezza ad una mal celata falsità.
Se a Parigi si noterà che vi è molta solitudine, manifesta in parigini spesso di una certa età ormai disillusi,
in provincia un fatto saliente sta nell’isolamento di molti ragazzi/e (francesi-francesi,non figli di immigrati) , che vivono ‘alla giornata’ chiedendo al passante/turista qualche ‘spicciolo’ per tirare avanti.
Molti di loro sono convinti che sia un fenomeno relegato al mondo francese. Segno questo ,probabilmente, di un diverso rapporto familiare-filiale ; la famiglia non è così presente come nel sud Europa…

Qualche fotografia per la città;

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Par les rues d'Avignon h

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Palais des Papes Avignon France za notturna panorama della città

Palais des Papes Avignon France za diurna panorama della città

Vista di Avignone e dintorni dal Palazzo dei Papi.
Al di sotto del grande piazzale ,qui sopra visibile in fotografia, è stato ricavato un enorme parcheggio a pagamento. Vi si può arrivare soltanto da una delle porte storiche della città (Porte du Rhône) .

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Il palazzo dei Papi in notturna;

Palais des Papes Avignon France v notturna

Palais des Papes Avignon France u notturna entrata pricipale gotico gotico

Gotico gotico!

Palais des Papes Avignon France r notturna

Il pensiero, con queste immagini, corre inevitabilmente verso un film con Sean Connery del 1986 :
:’le nom de la rose’
, un drame historique franco-italo-allemand réalisé par Jean-Jacques Annaud,

Penitenziagite!do penance!’ – by le dolcinien ‘Salvatore’ (alias Ron Perlman)

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Palais des Papes Avignon France y notturna angolo

Palais des Papes Avignon France z notturna angolo

Palais des Papes Avignon France t notturna particolare gorgoglione o doccione

Insuperabili ‘gorgoglioni’ o ‘doccioni’ (proto grondaie!); non sarebbero attuali anche ai nostri giorni?!

Palais des Papes Avignon France w notturna l attiguo petit palais ex sede vescovile
Il piccolo palazzo, attiguo al Palazzo dei Papi ed ex sede vescovile, oggi adibito a museo

Petit Palais d Avignon

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Les remparts d'Avignon a

Les remparts d'Avignon b
I bastioni – o mura – di Avignone (Les remparts d’Avignon), viste dall’interno e dall’esterno.
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Nota;

se provate a circolare attualmente lungo le mura esterne (all’interno è zona ‘ztl’/traffico limitato), rimarrete bloccati per ore. Cécile Helle, l’attuale femme maire / sindaco d’Avignon, inaugurando lavori pubblici a go-go avrà fatto felici molte ditte appaltatrici, ma di certo esaspera avignonesi e turisti. Senza contare il fatto che è impossibile parcheggiare e neanche fermarsi!.
Cervellotici poi i parchimetri; impensabile sostare gratuitamente – tranne in una piccolissima zona della città – ma anche pagando le indicazioni scritte non ci sono; ti devi indovinare il regolamento in merito!
Il sindaco bisogna saperlo fare, non tutti ci sono tagliati…!

Ed anche all’interno del centro storico di Avignone…il leitmotiv non cambia;

Par les rues d'Avignon f
Rue de l’Olivier/ Place Pie – Avignon – Aprile 2018

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Per le vie storiche di Avignone; qualcosa si salva ancora dai lavori con cemento selvaggio.

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Par les rues d'Avignon a
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Par les rues d'Avignon b
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edicola sospesa Avignon

Un’edicola religiosa sospesa; molto francese.

Avignone edicola religiosa sospesa

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Par les rues d'Avignon c

Par les rues d'Avignon d
Qualcuno ricorderà un vecchio film :
:’Il braccio violento della legge’ (The French Connection) I° e II°
(1971/75) con Gene Hackman, Fernando Rey et Roy Scheider , un film policier américain réalisé by John Frankenheimer/William Friedkin.
Queste due fotografie qui sopra ce lo ricordano molto (il II° film) quando Gene Hackman,il protagonista (alias ‘ l’americain ‘/’Popeye’/’papà’ come dai diversi nicknames utilizzati nel film a seconda della versione; americana,italiana etc…), girava ubriaco con il barista,per le vie di Marsiglia…
Solo che qui non siamo nella casba/kasba di Marsiglia ma in pieno centro storico ( siamo nella centralissima, Rue de la Republique – Avignon – ) ! Un pò di restyling/leggi ‘decoro’,

no!?

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Par les rues d’Avignon; entre ce qui est typique et ce qui est décadence;

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Par les rues d'Avignon g

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Avignon gelateria amorino Rue Saint Agricol

Neanche la gelateria ‘amorino’ (Chaîne de magasins Slow Food/catena di gelaterie artigianali sparse in tutto il mondo), si salva da un ‘bigusto’ composto da ‘vecchio/decadente’ e ‘nuovo/rabberciato’

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Avignon par les rues de la ville des papes
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Par les rues d'Avignon e
Inutile dire che ci ricorda tanto ‘Cosa Nostra’…!

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la fée bleue d'Avignon
Chi ama le favole è servito! Voilà ‘la fée bleue’ d’Avignon !

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l angolo del writer

L’angolo del ‘Writer’

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Due elementi architettonici;

Palais des Papes Avignon France zb notturna porta
Uno del passato…

avignon elemento architettonico
…e del presente.

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artgianato marmo artisanat traditionnel et contemporain Bermond Avignon

Artigianato del marmo/artisanat traditionnel et contemporain Bermond – Avignon – .

Girovagando nel centro storico, ma lontano dalle ‘rotte turistiche di massa’, si possono vedere dei lavori sospesi tra artigianato ed arte.
Una sorta di ‘Paolina B(u)onaparte’ molto ‘coquette’, che tanto ricorda lo stile francese della fine XVIII° secolo e prima metà del XIX° (stile Impero).

Ad artigiani così non può che andare tutta la nostra simpatia!

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Le solite panchine/banquette publique;

panchina Avignon banquette publique a

panchina Avignon banquette publique c

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pont Saint-Bénézet Avignon a

pont Saint Bénézet Avignon b

Il ponte di San Benedetto/le pont Saint-Bénézet, Avignon. Ponte più volte ricostruito e rimasto semi-incompiuto, dalla seconda metà del XII secolo, sul Rodano/Rhône, (riva sinistra).
Evidente l’incompiutezza;

cf/cfr;

Un confronto senza pretese,
che non è certo una sfida. In Italia di ponti semplici semplici – ponte ,questo qui sotto in fotografia, altrettanto vetusto, e più volte ricostruito – ne abbiamo da vendere…
E non mi sembra che se ne faccia molta pubblicità qui da noi, al contrario dei cugini transalpini…
Ponte della Maddalena Pont de la Madeleine sul fiume Serchio Borgo a Mozzano Lucca Toscana Italia

Ponte della Maddalena/Pont de la Madeleine (detto anche: ‘ponte del Diavolo’) ,sul fiume Serchio, Borgo a Mozzano – Lucca – Toscana, Italia.

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Palais du Roure alias Palazzo della Rovere alias Palazzo Baroncelli ex Palazzo (dei) Pazzi;

Actuellement ‘Fondation Flandreysy Esperandieu‘ , Rue du Collège du Roure Avignon

Uno spaccato architettonico tutto italiano, anzi rinascimentale, in piena Francia;

Iniziamo con una immagine ‘cruda’, seppur di pregio essendo leonardesca;

Disegno di Leonardo di Bernardo di Bandino Baroncelli

Disegno eseguito da Leonardo da Vinci di ‘Bernardo di Bandino Baroncelli’. Uno dei congiurati della ‘congiura della famiglia  Pazzi’.         Un Baroncelli impiccato /giustiziato ad un gancio del loggiato del cortile interno del Palazzo del Bargello di Firenze.

[
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/06/24/bargello-and-surroundings/

(…)Col disegno del sicario Bernardo di Bandino Baroncelli, Leonardo da Vinci,
– che a differenza di Michelangelo non amava schierarsi politicamente, mantenendo posizioni più prudenti –
ci ricorda un fatto reale che molto si avvicina sia a quello mitologico che a quello reale di Bruto.
Un uomo – Bernardo – che malgrado un’età matura – ben 58 anni – ed una posizione sociale di tutto rispetto – di famiglia nobile e agiata
( il padre di Bernardo ebbe a pigione il pittore Masaccio…) – non esita ad uccidere un appartenente alla famiglia Medici; la famiglia che tiranneggiava economicamente e politicamente Firenze ed i suoi cittadini(…)
]

; poche righe di presentazione e spiegazione di una presenza italiana, rappresentata da un Palazzo in stile nobiliare, peraltro assai ben costruito e conservato, in Francia e in una piccola cittadina di provincia quale Avignone è.

Col periodo costituito da un papato avignonese,
vi fu un rafforzamento in Francia della presenza di una classe mercantile italiana in specie fiorentina. Alcune di queste famiglie erano di nobili origini o divenute nobili grazie al commercio ( vedi la famiglia De Medici).
La presenza commerciale italiana in alcune zone di Francia era già forte grazie alla presenza di feudi papali. Col trasferimento del papato ad Avignone la presenza italiana si rafforzò ulteriormente. Perdurando in parte dopo il periodo avignonese del papato.
Tra le varie famiglie italiane qui presenti, ve ne furono

due fiorentine ,in particolare, imparentate per matrimonio;

(il fondatore del ‘Palais du Roure alias Palazzo della Rovere alias Palazzo Baroncelli ex Palazzo (dei) Pazzi’ fu ‘Pierre Baroncelli’ che prese per moglie una Pazzi (Leonarda))

; quella dei Baroncelli e quella dei Pazzi,

peraltro unite anche nella sventura – la fallita ‘Congiura dei Pazzi’ / ‘Conjuration des Pazzi ‘ del 1478 – che videro l’impiccagione di un Baroncelli (Bernardo di Bandino) nel 1479, e l’esilio dei Pazzi…
La costruzione del Palazzo Pazzi/Baroncelli, vero e proprio segno di un fiorente commercio delle due famiglie fiorentine in terra francese,risale a circa un decennio prima della congiura – circa il 1470 – .
Pierre Baroncelli, divenuto anche un influente cittadino, riuscirà a far nominare ‘legato papale’ / ‘ambasciatore della Santa Sede’, il Cardinale Giuliano della Rovere futuro Papa Giulio II ( da cui un nome del palazzo :’ Roure’ / ‘rovere’ / ‘chêne’).
E la presenza di Giuliano della Rovere,ad Avignone, spiega il Suo ritratto nell’abside della Cattedrale d’Avignone,( di cui vedi fotografia nel primo post… )
Il ramo francese della famiglia Baroncelli continuerà a sussistere fino al novecento.

Si noti che il nome fantasioso dato a Palazzo Baroncelli, ovvero:’

:’Palais du Roure

alias Palazzo della Rovere/chêne, dalla fantasia di un letterato francese (Frédéric Mistral) – ,
i francesi lo hanno ‘adottato’ ,evidentemente, per mettere in secondo piano il nome della famiglia Baroncelli.
E ciò sopratutto a causa di un loro triste rappresentante:’

:’‘Bernardo di Bandino Baroncelli’,

, passato alla storia per essere stato ritratto mediante disegno ,come sopra visto, da Leonardo da Vinci , da impiccato , in seguito alla congiura dei Pazzi.
Il fatto è che la famiglia Baroncelli certi fatti storici imbarazzanti se li cercava; difatti Pierre Baroncelli,intraprendente uomo d’affari, si sposerà (in seconde nozze) con una bella figliola francese di nobili origini (Marchesi come i Baroncelli) , che portava un cognome che diventerà impegnativo: de Sade (Annette), antenata del famoso :‘Donatien Alphonse François’.
Donatien, surnommé ‘le divin marquis‘/’il divino ruffiano‘.
Non mancano comunque in questa famiglia illustri personaggi – XIX°/XX° secolo – ,
quali:J.H. Jacques de Baroncelli – (9° marquis de Baroncelli-Javon) – ; un apprezzato regista e critico cinematografico , fratello di Folco, uno scrittore/buttero-manadier , e di Marguerite, una apprezzata letterata.

Nota;
ad ogni modo,
ponendo l’attenzione sul contrasto tra Stati e Chiesa di quei tempi, che ha portato alla formazione di più Chiese evangeliche (protestanti), separate da quella Madre Cattolica/romana,
si può certo rilevare che questo scisma apparentemente interno alla Chiesa, trae fondamentalmente origine dal bisogno – necessità presenti all’interno di molti Stati (Francia, Inghilterra, Germania) – di un ridimensionamento del Potere temporale della Chiesa cattolica, che estendeva il suo Potere economico ben oltre i confini italici, [confini italici attualmente corrispondenti ad alcune Regioni (Lazio, Umbria, Emilia Romagna)],
tramite feudi come quello avignonese e rapporti/vincoli di vassallaggio, che determinavano una sorta di sudditanza economica/amministrativa di quei luoghi tanto lontani da Roma. Una relazione/dipendenza di vassallaggio di questi Stati verso Roma che non era ormai più accettabile.

Da qui la spinta (la vera causa di) a pulsioni religiose finalizzate, tramite un distacco religioso da Roma, ad un corrispondente distacco da un vassallaggio economico.

Le famiglie nobiliari sopra viste, Pazzi, Baroncelli e della Rovere,
sono un esempio chiaro di questa sudditanza di uno Stato,francese nel caso, verso Roma; una serie di privilegi venivano concessi a famiglie italiane, spesso imparentate col Papa stesso, in feudi come quello papale di Avignone, che permettevano fiorenti commerci a queste stesse famiglie.
Famiglie che avevano loro sole il diritto a commercializzare beni quali granaglie, sale etc… Come nel caso sopra visto di Pierre Baroncelli, che avendo ,tramite privilegio papale – da Roma – ,i diritti al commercio esclusivo di determinate derrate alimentari, aveva sicuro guadagno come in un mercato monopolistico.

Qualche immagine,

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon a

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon d

Si noti lo stemma della famiglia ‘Baroncelli’ ; uno scudo attraversato da tre fasce colorate.

E tale stemma dei Baroncelli è inserito su un fondo fatto di intrecci di foglie e rami, e due pesci – semi cancellati dal tempo – che rappresentano rispettivamente, lo stemma dei ‘della Rovere’ e dei ‘Pazzi’

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon c

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon f

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon h

Qui sotto i soliti ‘doccioni’ o ‘gorgoglioni’ ;
Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon b

Palais du Roure Rovere Palazzo Baroncelli ex Pazzi Fondation Fladreysy Esperandieu Rue du Collège du Roure Avignon g

Le Palais Il Palazzo Baroncelli od du Roure Avignon

Nota;
ceduto dalla Famiglia Baroncelli nel 1918 a Madame Jeanne de Flandreysy,
una letterata francese affascinata dal mondo latino e dal risorgere di uno spirito europeistico (uno Zeitgeist pan latino) ,che tanto eco troverà nella Poesia,come nella scelta dei luoghi del grande poeta americano Ezra Pound,
questo palazzo rinascimentale fiorentino in terra francese, troverà nuova linfa culturale grazie al mecenatismo di questa donna di grande cultura.
E, occorre ricordare, che certe scelte di campo sono tanto più apprezzabili in quanto non generate dall’elemento anagrafico, ma da scelta culturale originata da profonda onestà intellettuale

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L’angolo del…ristoro;

quanto già detto sui famosi dolcetti parigini ‘macarons’, vale ovviamente anche per Avignone;
insulsi gusci di meringhe rifilati a ‘sprovveduti’ turisti… un incubo!

Les macarons Avignon

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Ma… i francesi sanno farsi perdonare;

dalle stalle alle stelle; i frutti di mare (les coquillages) sono di pregio ed accessibili.
Per tradizione sono diffusi in tutte le città francesi – da noi invece solo in alcune città italiane – ed i francesi ci danno dentro, presso le ‘halles centrales’ / mercati centrali distribuiti in tutta Francia.
Ovvio che resta esclusa Parigi dove tutto, oltre ad essere di qualità discutibile, ha costi impossibili.

Una visita – in una provincia di Francia – ne vale la pena;

le jardin des coquillages f

le jardin des coquillages e

le jardin des coquillages b

le jardin des coquillages c

le jardin des coquillages d

le jardin des coquillages g

Qualche curiosità,
circa i frutti di mare ( les coquillages) in circolazione in Francia;
si trova un pò di tutto; dalle ostriche (huîtres) giganti a guscio (semi) bianco, medie e piccole, il tutto atlantiche. Alle ostriche del mediterraneo, più saporite, – non trovate le ostriche Belon(huître plate),quelle piccoline dal diametro di 3cm circa, forse troppo impegnative per essere aperte sul posto dall’ostricaio – ai tartufi di mare (praires), ai limoni o uova di mare (violettes de roche) da noi introvabili, alle chiocciole/lumache di mare ( Murex/Muricidae).Non mancano i i ricci di mare (oursins) e le cappelunghe/cannolicchi (couteaux). Ed infine le semplici cozze/’moules’.
La vongola (clovisse/Palourde commune) non solo non la si trova, ma è bandita da ogni testo che tratta di molluschi. L’origine non francese, ne determina – probabilmente – la ‘caduta in disgrazia’ di questo mollusco di pregio indiscutibile!

Una nota sul vino francese;
qui sopra si vede un vino rosso: ‘clos de T’ Ventoux ; un vino biologico di grande pregio a base di uva-‘Grenache’, che in lingua italiana corrisponde a: ‘granaccia’ o ‘cannonau'(da cui anche il nome di un vino sardo), più uva sirah, e uve locali.
Col vino rosso i francesi non disdegnano accompagnare i molluschi.
Circa la caratteristica di questo tipo specifico di vino rosso francese,va detto che ha un ‘effetto di gradazione alcolica’ – forse perché proveniente da vitigni allevati in zona vulcanica – ma non per questo invadente e sopratutto ‘non vinoso’, ma raffinato come i più tipici vini di Francia.
Due parole sul vino più famoso di Francia, lo champagne;
la qualità ,come il prezzo, anche di uno champagne RM (‘RM’, cioè ‘imbottigliato all’origine’ ovvero uno champagne prodotto da un ‘vigneron’/’viticoltore’ con uve provenienti soltanto dai suoi stessi vitigni, dunque di sicura origine da un ‘terroir’) sono apprezzabili; con 22 euro ti compri uno champagne RM di pregio (e per giunta comprato in una enoteca/cave dove i prezzi sono di per se più alti!).
Inutile ricordare che questo non vale per Parigi, un ‘circo mediatico stanziale’

Occorre onestamente dire che molti vini francesi
sono non solo di qualità unica, ma hanno un prezzo assai abbordabile.

Al contrario di quanto reputato al di fuori della Francia, Italia in testa, i vini francesi hanno in realtà un ottimo rapporto prezzo e qualità.E raffinatezza e profumo restano ineguagliabili.

Il problema è che te li devi comprare sul posto, in Francia. Appena arrivano/vengono commercializzati in Italia il prezzo diviene proibitivo o la qualità misteriosamente cala inaccettabilmente!

Incredibile ma vero!

Avignon et le vin

Una simpatica vignetta esposta da una enoteca/cave di Avignone.

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cfr/cf ; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/06/08/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia/

Una nota sui formaggi – francesi e dei Paesi limitrofi – ;

i formaggi francesi/ o ‘dintorni'(cioè olandesi/fiandre olandesi o svizzeri, Svizzera francese etc…), ‘di pregio’ al pari dei vini sono unici.
Come per i vini a regola te li devi comprare sul posto, o comunque se ordinati dall’Italia occorre che siano ‘freschi’ o ben conservati.
Spesso l’importatore/grossista italiano, tende a mal conservarli o a distribuire formaggi francesi (o ‘dintorni’) ormai non più al meglio delle loro qualità.
Eccone un esempio;

Tête de Moine avec la girolle
La ‘Tête de Moine’/ ‘testa di Monaco’,
un formaggio della Svizzera francese che si mangia non come un cacio; tagliato e non come un parmigiano; tagliato o grattugiato,
ma a ‘fiocchi’ ovvero attraverso la ‘girolle’, come da fotografia qui sopra. Deve essere ancora cremoso come da fotografia e non secco, che tende a sbriciolarsi.

Sainte Maure de Touraine

Il ‘Sainte Maure de Touraine’ è un formaggio di capra stagionato che forma una crosta assai appetibile, di colore grigio bluastro.
Non deve avere un odore forte, ma delicato pur con sapore deciso. La sua caratteristica è lo ‘stecco’ di paglia che lo attraversa e su cui è addirittura impresso un numero di serie!

Le ‘gouda’ (Goudse kaas oranje) è un formaggio omonimo della cittadina dei Paesi Bassi/Olanda, dove è prodotto. Ma purtroppo non solo li, e ciò comporta differenze nette di qualità/sapore.
La caratteristica fondamentale del ‘gouda’ è che può egregiamente sostituire il famoso formaggio francese (sempre delle Fiandre, cioè nord Francia); ‘mimolette’, anche detto:’vieux Hollande’ o ‘boule de Lille’,dalla città francese del nord Francia.
Tranne che nella crosta; non edibile nel ‘gouda’, edibile e di pregio nella ‘mimolette’, ottenuta attraverso dei simpaticissimi acari, tipo quelli dei materassi…
La ‘mimolette’, qualunque sia il grado di stagionatura, è sempre di colore ‘arancione’ grazie ad un colorante naturale estratto da un fiore sudamericano. Il ‘gouda’ non sempre presenta questa particolare caratteristica.

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Se si è nostalgici della pizza…

Le bistrot des sales gosses

Le bistrot des sales gosses prezzi
Un nome dato al bistrot/bettola, un pò particolare :’le bistrot des sales gosses’/ ‘il bistrot dei fratelli sporchi’. Un’ origine cinematografica, o più antica?
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Qui di seguito un menù decisamente per turisti che vogliono pranzare/cenare, in centro – centro…
Bontà loro…!
( Non importa cosa ti servono, ma dove vieni servito! Contenti loro…! )

centro centro Avignon

Centro-centro!

Ristorante Avignon prezzi a

Ristorante Avignon prezzi b

Ristorante Avignon prezzi c

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Un locale notturno da noi decisamente tramontato (le cabaret) ;

Cabaret Avignon

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Una nota di architettura modernista o giù di li;

Une tentative d'architecture innovante à Avignon ( Zona Avignone sud)

Un tentativo avignonese – nostrale, a mio personale giudizio – di fare dell’architettura in stile coi tempi…

Voulez – Vous , Paris ..?la province française..? (…) Avignon !

Voulez – Vous , Paris ..?

la province française ..?

Bon !

Je vais Vous arranger ! (…)

(…) par la petite ville provinciale de

Avignon

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(Prima parte)

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Dès l’âge d’or ;

Avignon de L âge d or a

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; jusqu’à l’âge contemporain ;

Avignon a l âge contemporain

Ferme restando le considerazioni su quanto già detto su Parigi/Paris ;

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https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1208

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/19/voulez-vous-paris-3/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1216

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/05/01/voulez-vous-paris-5/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1219

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1228

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non resta che dare uno sguardo al di fuori della ‘Ville Lumière’, che come visto è una sorta di circo stanziale. Verso la quale anche (ma non tutti) il più accorto dei visitatori (non francesi), non manca di tributare omaggio in seguito ad un repentino timore reverenziale che lo coglie non appena entra nella Capitale di Francia.
E forse per questo, è considerata la sola vera città francese .
Tutto il resto è – o viene relegato al rango di – campagna semi-abitata!

Cominciamo, dato che visitiamo una piccola cittadina che fa del suo retaggio storico l’elemento centrale del suo quotidiano, con un piccolo interrogativo su un vecchio fatto storico che caratterizzerà quasi tutto il 1300 (XIV°secolo) . Che è poi rappresentazione di una realtà con cui i francesi convivono da secoli.
Interrogativo che è inevitabile porsi – sia da parte di un visitatore di Avignone poco attento, come da parte di un abitante di questa città – .

Come mai Avignone è stata residenza, per quasi tutto il XIV° secolo, del Successore di Pietro ,cioè del Papa [ ben 7 (8) più 2 anti Papi ] ?

Questa domanda
riguarda non tanto la scelta di una nuova sede papale ,tra le infinite possibili al di fuori di quella di Roma, ma la ragione del trasferimento (fatto del tutto straordinario) della residenza della sede del Papa da Roma in altra sede, nel caso Avignone.

Premesso quanto già riportato al seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/05/16/la-riscrittura-della-storia/

( In cui riporto due frasi essenziali;

‘la storia non è ancora una scienza,si può tentare di farla apparire tale con omissioni e falsificazioni’

Bertrand Russell.

e,

‘la storia è il prodotto più pericoloso della chimica della nostra mente’

Paul Valery.

Paul Valery; un francese d’oc!

)

E

premesso

che in Francia non esiste il termine corrispondente a : ‘Cattività avignonese’ / Captivity of Avignon

ma soltanto l’espressione de: ‘Papauté d’Avignon’,

tutto questo premesso,

se provate a chiedere a qualche cittadino francese, meglio ancora se di Avignone, la ragione di questo trasferimento della sede papale ad Avignone, ne otterrete le risposte più varie.

Da;

per ragioni di sicurezza del Papa. A quei tempi Roma era percorsa da insanabili guerre civili che non davano possibilità al Papa di una sicura sopravvivenza, ne di operare con serenità.

Od anche;

Avignone era sulla via di importanti pellegrinaggi ( la via Francigena )

[The Via Francigena is the common name of an ancient road and pilgrim route running from France to Rome, then towards the Holy Land (Jerusalem)]

che dalla Francia portavano/portava a Roma (sede della tomba di San Pietro) e quindi poi verso la Terra Santa (Gerusalemme).
E un Papato con sede ad Avignone era amministrativamente indispensabile…

Od anche;

‘non so!’

Sorry … A little digression …
Avignon mon amour

Non occorre certo un erudito di storia, per conoscerne la semplice – reale – risposta.

Filippo IV di Francia detto ‘il bello’ (perché dall’aspetto efebico…) ,
già scomunicato da Papa Bonifacio VIII (Papa non avignonese),
desideroso di porre fine ad una supremazia papale che utilizzava armi ‘sleali’ quali la scomunica,
utilizzata dal Papa anche per sanare a proprio favore, contrasti con il potere laico in ambito puramente amministrativo/economico – ,
e non pago del sonoro ceffone (schiaffo di Anagni **) assestato da un Suo funzionario ,Guglielmo di Nogaret, a Papa Bonifacio stesso ,ad Anagni (Lazio/Italia)
decise in un momento di debolezza dell’istituzione papale di far eleggere ,mediante simonia, un Papa francese ‘assai comprensivo’ verso le esigenze regali francesi.
Inoltre Filippo IV, abbisognava di risanare le vuote casse dello Stato di Francia. E le ricchezze immense accumulate dall’Ordine dei Templari facevano al caso Suo.
Senza contare il fatto che Filippo IV era già pesantemente indebitato con l’Ordine dei Templari.
E Filippo IV ottenne tale risanamento finanziario grazie ad un ‘Papa ammansito francese’ (il Papa avignonese e francese, Clemente V), che dopo aver tolto la scomunica a Filippo IV di Francia , infligge la scomunica all’ultimo Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Templari ,Jacques de Molay, col pretesto di pratiche magiche di quest’ultimo, e poi soppresse l’Ordine dei Templari, permettendo di incamerare il loro enorme patrimonio nelle casse francesi.

———
**
Lo schiaffo di Anagni del 1303,
segna indelebilmente una cesura tra mondo laico e mondo religioso;

;manifestando una nuova concezione,ormai formatasi, rispetto a quella medioevale del’ ‘universo Chiesa’.Si passa ad una visione borghese mercantile,del mondo religioso. (vedi,§§)

La figura del Papa, con quello schiaffo (simbolico o reale che sia stato non ha importanza), diviene una Figura contestabile allorché interviene nelle questioni amministrative ed economiche di territori lontani da Roma.
L’omaggio al Papa non è più assoluto, ma riverente per le questioni attinenti il mondo prettamente religioso.
Non senza ironia del destino, sembra che quello schiaffo abbia realizzato un precetto del Cristo quando ebbe ad affermare: ‘a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio’ Matteo 22/21. [ Precetto evangelico qui da intendere come; le questioni economiche ed amministrative ‘al Re’ , le questioni religiose ‘al Papa’ ].
———

Un periodo ,dunque, del papato avignonese di sudditanza del mondo religioso nei confronti di quello laico – imperiale.

Ecco il perché del termine ‘cattività avignonese’ .

Avignone resta indiscutibilmente la città dove si è compiuta una grave divisione interna al mondo cattolico.
Divisione che vide come primo passo/strappo lo spostamento della sede papale da Roma in Francia, e poi lo strappo successivo interno alla Chiesa col fenomeno della compresenza di due Papi ; un Papa ed un anti-Papa.
Fatto storico che avrà l’appellativo di ‘scisma d’Occidente’. (°°°)

Se si considera che da quei tempi ad oggi sono passati più di settecento anni, viene certo da sorridere di fronte a simili ‘pudori storici’ di provincia (da provinciali), sulle ragioni sopra viste del trasferimento ad Avignone della sede papale, ma pesantemente presenti nella storiografia di Francia ( e non solo per questo fatto medioevale …).
Storiografia transalpina che ‘nasconde’ – come può – anche la più elementare ed oggettiva ricostruzione delle cause qui sopra esposte. Pur tuttavia tali ‘pudori storici’ francesi ,sussistono e resistono al tempo, come si può notare/evidenziare con un semplice viaggio in una provincia di Francia!

Se poi si prova a spiegar loro – agli avignonesi nel caso del papato presso la Loro città – le vere ragioni, qui sopra esposte,  gli  avignonesi/francesi  non  esiteranno a … ‘fare boccuccia’ ! Ma!

Questo simpatico episodio/realtà a noi coeva, ci testimonia del valore delle frasi sopra riportate di Bertrand Russell e Paul Valery, nonché del valore e limiti della storiografia, se si vuole per naturale debolezza umana; per naturale inclinazione ad allontanare da se ogni ‘ombra’, anche se di un lontano passato.

Vedi in calce a questo post [ //// ] ,
alcune effigi di Papi avignonesi, presenti presso l’abside della Cattedrale/Cathédrale ‘Notre-Dame des Doms’ d’Avignon

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Passiamo ora ad un’altra questione, molto più vicina ai nostri tempi, ma non per questo più ‘contemporanea’ rispetto a quella papale avignonese sopra vista.

Un’immagine che dice tutto ;

Françoise Combier
Una targa commemorativa alla memoria di una sfortunata francese ,Madame Françoise Combier, ‘vigliaccamente assassinata’/’lachement assassinée’ e stuprata ad Avignone il 31 ottobre 1989 da un immigrato irregolare musulmano (Mohammed Mettellaoui).

Place de L Amirande Avignon rue de la Peyrolerie Françoise Combier assassinee

Tristi episodi del genere ne sono accaduti anche in Italia.

Ma… chiedovi sono targhe commemorative in Italia che giustamente mettono in luce non solo la violenza, ma anche l’origine della stessa – immigrazione clandestina e mondo musulmano, come nel caso francese qui esposto – ?

Io in Italia di simili targhe commemorative non ne ho mai viste, e credo che non ve ne siano.

In questo caso non posso che apprezzare la franchezza francese, con tanto di ‘chapeau!’

E nel contempo non posso che esprimere tutto il mio biasimo a chi in Italia, pur avendone l’Autorità , evita di apporle per un mal interpretato senso della Giustizia! [ O vigliaccheria, leggi ‘calcolo elettorale(?)’ ]

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À travers les rues d’Avignon;

À travers les rues d'Avignon a

À travers les rues d'Avignon b

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nous nous dirigeons vers le Palais des Papes;

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Palais des Papes Avignon France
.

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Et voici le Palais des Papes d’Avignon;

Nel suo insieme una costruzione notevole non soltanto per dimensioni, che – se si vuole – sono sproporzionate rispetto a quelle di una piccola città di Provincia quale Avignone è,
ma sopratutto per l’effetto di grande austerità e rigore formale.
Nel suo insieme una costruzione piuttosto algida, che certo riflette lo stile gotico antico che la caratterizza.

Palais des Papes Avignon France a

Palais des Papes Avignon France b

Palais des Papes Avignon France c

Palais des Papes Avignon France cattedrale aL’attigua Cattedrale; il campanile

Palais des Papes Avignon France cattedrale a particolareL’attigua Cattedrale; il campanile, particolare della statua in onore di ‘Nostra Signora’ a cui è dedicata la Cattedrale.

Palais des Papes Avignon France d

Palais des Papes Avignon France e

Palais des Papes Avignon France f

Palais des Papes Avignon France fronte a

Palais des Papes Avignon France fronte a particolare didascalia

Palais des Papes Avignon France g merlatura mura

Palais des Papes Avignon France h

Palais des Papes Avignon France i piazza edifici fronte palais.jpg

Palais des Papes Avignon France i piazza

Palais des Papes Avignon France l

Palais des Papes Avignon France m retro a Il :’Rocher des Doms’ ovvero il naturale affioramento roccioso sul quale è stata costruita la Cattedrale nella prima metà del XIV secolo, dopo che la Sede papale era già stata trasferita ad Avignone.

decomposition of light‘Rocher des Doms’ .Scomposizione della luce…causa

decomposition of light b‘Rocher des Doms’ .Scomposizione della luce…effetto

Palais des Papes Avignon France m retro b

Palais des Papes Avignon France m retro c

Palais des Papes Avignon France m retro d Resti di un antico insediamento romano.

Palais des Papes Avignon France m retro eElementi architettonici del Palazzo; punti luce. Seguono tre particolari

Palais des Papes Avignon France m retro fPrimo particolare

Palais des Papes Avignon France m retro gSecondo particolare

Palais des Papes Avignon France m retro hTerzo particolare

Palais des Papes Avignon France n retro fronte palazzo esplanadeL’angolo del/per il turista…

Palais des Papes Avignon France o

Palais des Papes Avignon France p rue vice legat a

Palais des Papes Avignon France p rue vice legat a particolare

Palais des Papes Avignon France turiste affaccendateTuriste affaccendate

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(°°°)

Ciò che è da sottolineare in tutta questa storia,
che va annoverata nel vasto capitolo dei così detti rapporti tra ‘Stato e Chiesa’,
è indubbiamente l’originalità dell’atteggiamento di Filippo IV di Francia.
Possiamo dire che fu il primo grande iniziatore di un movimento riformatore che ha annoverato figure le più disparate;

da monarchi come lo stesso Filippo IV, ad Enrico VIII d’Inghilterra, a uomini di Chiesa come il tedesco Johannes (Meister) Eckhart,un domenicano , all’inglese John Wycliffe, un teologo , entrambi uomini di puro Pensiero inclini ad una vita ascetica, a Martin Luther, un agostiniano tedesco con grandi inclinazioni politiche e a Girolamo Savonarola, un domenicano , che all’ispirazione ascetica univa un forte desiderio di rinnovamento della Chiesa in senso pauperistico ed evangelico – .

Ma Filippo IV di Francia li ha indubbiamente preceduti tutti, dimostrando un grande acume politico nei rapporti col mondo della Chiesa.
Certo agì secondo un suo metodo che alla fine, pur dando immediati benefici di ordine economico, allo Stato francese, ha poi prodotto uno Scisma da cui la Chiesa ne uscì vittoriosa ma non indenne.
Diverso l’agire degli altri grandi Riformatori qui citati,
che pur partendo da posizioni di pura speculazione teologica come Eckhart e Wycliffe, portarono poi ad uno scisma in Germania ed in Gran Bretagna che perdura tutt’ora.
I Principi tedeschi da un lato ed il Re inglese dall’altro, intrapresero, anche sulla scia dell’esperienza francese di Filippo IV, la strada di un vero e proprio distacco dalla Chiesa cattolica, fondando di fatto due vere e proprie nuove religioni; protestante (evangelica) luterana e protestante (evangelica) anglicana.
E’ difficile dire quanto abbiano giocato in figure come Johannes (Meister) Eckhart,(vedi; §§)
(coevo di Filippo IV, e presente a Parigi prima come studente poi come insegnante,dunque ben consapevole degli attriti politici – religiosi in Francia ed Europa),
, le tensioni tra papato e monarchia nel generare in Lui la spinta a produzioni teologiche che sembrano essere l’humus ideale di spunto a contestazioni regali del potere papale come avverrà con le 95 tesi di Martin Luther.
Un Martin Luther che certamente si fece interprete delle esigenze politiche/amministrative (economiche) dei Principi tedeschi che in fondo vedevano inaccettabile che ad un Imperatore romano ,con relativa pax romana, che imponeva il pagamento dei tributi a Roma, si fosse sostituito un Papa romano, che imponeva eguali pagamenti a Roma per una novella pax romana; non più terrena ma ‘nei cieli’!
Per i Principi tedeschi cambiava il ‘padrone’ ma non la musica!.
Girolamo Savonarola,
diversamente da altri Riformatori, coltivò il sogno – che rimase tale – di rinnovare la Chiesa cattolica, ma dal Suo interno,senza ideare nuovi modelli teologici a sostegno di realtà politiche recalcitranti ,(come quella francese, tedesca e poi inglese), a subire un Potere temporale papale.
Un sogno, quello di Frà Girolamo, dal forte sentore di teocrazia integralista che non piaceva a nessuno; ne agli alti ranghi ecclesiastici, ne a molti Suoi confratelli e
meno ancora al mondo laico, che se non accettava più un’autorità papale ,tutto sommato incline ad una ampia tolleranza dei costumi e nell’osservanza dei precetti biblici, meno ancora avrebbe tollerato un mondo fisso sulla mortificazione e contemplazione come il Priore di San Marco voleva senza il benché minimo compromesso…

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/tag/museo-di-san-marco-firenze/

(§§)
Con Johannes (Meister) Eckhart, sembra di incappare in una contraddizione;
se da un lato
questo dotto teologo domenicano rappresenta il culmine più fulgido della speculazione dottrinale del mondo medioevale – la sua massima sintesi ascetica e finalistica –, così da ricordare i primi sforzi in merito di suora Marguerite Porete,

( vedi, https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/07/11/ubi-fides-ibi-libertas-la-morte-del-cardinale-g-biffi/ )
nel Loro ricercare ‘l’uomo in Dio‘ , ovvero un processo prima di catarsi e quindi di ritorno di un’anima ormai pura al Suo Creatore (Spirito libero…).
A sua volta la Mistica di Martin Luther espressa ne:‘Von der Freiheit eines Christenmenschen/la libertà del cristiano’. deve molto a Johannes (Meister) Eckhart e quindi a chi li ha entrambi preceduti in questo Pensiero mistico; suor Marguerite Porete.
Nello scritto di Martin Lutero vi è prima un processo di catarsi, con la ricerca della fede motu proprio da parte di un buon cristiano che è poi ‘conditio sine qua non’ per Operare il bene ed essere accolto da Dio seppur col peso dei propri limiti e colpe.
Come or detto un Pensiero quello di Lutero assai simile a quello di suor Porete e J. Eckhart .

dall’altro
l’Opera di Johannes (Meister) Eckhart rappresenta l’incipit – probabilmente a livello inconscio per Eckhart stesso – di una visione religiosa moderna/mercantile (visione borghese mercantile,del mondo religioso, di cui sopra),
in cui l’uomo divenendo Dio stesso si mette al centro del mondo; con uno spirito dunque del tutto rinascimentale.
In questa apparente contraddizione Johannes (Meister) Eckhart, ricorda tanto l’Opera pittorica di Jan van Eyck;
apice pittorico del mondo medioevale e nel contempo precursore dell’introspezione psicologica ,nei ritratti di persone e ‘cose’, che anticipa buona parte della pittura rinascimentale e successiva.

In entrambi è palese una incredibile modernità (in forte anticipo sulla Loro epoca), ed una lucida valutazione storica del Loro tempo.

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[ //// ]

Ecco qualche immagine dei Papi avignonesi, presso la Cattedrale/Cathédrale ‘Notre-Dame des Doms’ d’Avignon ;

Cattedrale di Avignone abside con effigi Papi

Papi avignonesi Cattedrale di Avignone a

Papi avignonesi Cattedrale di Avignone b

Papi avignonesi Cattedrale di Avignone c

Papi avignonesi Cattedrale di Avignone d
Si noti sulla destra (di chi guarda) un ritratto di un Papa avignonese che tanto ricorda quello dipinto da Raffaello di Papa Giulio II della Rovere ( National Gallery di Londra) – una copia (?) –

Cattedrale di Avignone Aquila papale abside Un aquila d’oro avignonese, simbolo della Chiesa cattolica, presso l’abside della Cattedrale.

Con le Sue ali schiuse, non sembra voler celare un periodo papale assai discutibile?

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‘Ex voto’ francesi, presso la Cattedrale/Cathédrale ‘Notre-Dame des Doms’ d’Avignon;

ex voto presso la cattedrale di Avignon

Dalle date apposte dai ‘miracolati’/’miraculés’ , sembra una realtà ormai obsoleta…

(continua…)

Sanremo Sanremo … (2) February 2018

Sanremo Festival 2018 – Italia –

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/02/14/sanremo-sanremo/

‘Lo Stato Sociale’ ; uno dei gruppi/bands  in gara nella categoria ‘Campioni’ , al Festival di Sanremo 2018,con:’
:‘una vita in vacanza’.
Con Lodovico Guenzi e  Paddy Jones.

from the band: ” ‘Lo Sato Sociale‘ / ‘the social state’ / The welfare state “:’

:’

sanremo b

…Se la storia si ripete, come diceva G.B. Vico…Eccone un ennesimo esempio!
 ‘
‘ Il Re di Francia è un vecchio . Nella nostra storia ( di Persia,n.d.c.)  non abbiamo esempio di un Re così longevo (…)  Studiando il suo carattere vi ho trovato contraddizioni insolubili.  Ad esempio, egli ha un Ministro di soli diciotto anni e una amante di ottanta anni [**] . Egli ama la sua religione ma non può soffrire quelli che affermano che se ne devono rigorosamente rispettare i precetti (…) ‘.

[**] Madame de Maintenon, nata nel 1635 aveva in segreto sposato Re Luigi XIV nel 1684.
Il Marchese di Cany  ,erede di Chamillart, ottenne a soli diciotto anni , nel 1708, la carica di Segretario di Stato…

Tratto da : ‘Lettres Persanes’/’lettera XXXVII’, by Charles-Louis Barone  di Montesquieu.
Köln  1721 (Pubblicato in forma anonima)

Un pamphlet pieno di satira azzeccata che Montesquieu rivolge alla Società francese del tempo attraverso due personaggi; due persiani – non a caso due punti di vista estranei alla cultura occidentale – in visita in Francia.
Singolare il parallelismo tra la Società criticata da Montesquieu, con quella odierna; crisi delle Istituzioni,parlamentare, finanziaria e dei costumi…
Sia nell’Opera di Montesquieu che in questa semplice canzone , vi è l’allusione ad una vecchiaia come espressione di una Collettività che non si rinnova attraverso le nuove generazioni, ma che si ripropone costantemente, ritenendosi eternamente giovane.
Ovvero Collettività in cui le realtà sociali si sono ripiegate su se stesse. Inconsapevolmente egoiste e grottesche .

sanremo c

Matteo Renzi l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri
( Renzi, ex primo Ministro,qui voglio sottolineare, come i suoi due predecessori ; Letta e Monti e come il suo successore ; Gentiloni, non è stato eletto dal ‘Popolo sovrano’ attraverso regolari elezioni politiche. Per giunta Renzi non era neanche Deputato, ma Sindaco di Firenze.

Come è possibile ‘in Democrazia’ che alla guida politica di un Paese vi sia un ‘non eletto’ dal ‘Popolo sovrano’?

La risposta è immediata se al termine ‘Democrazia’ sostituiamo il termine ‘Plutocrazia’ ; ricordo che il debito pubblico italiano – mostro stile Cerbero – è , per la maggior parte , in mani di Paesi stranieri… )

– Renzi ‘il rottamatore’/ ‘The Terminator of crumbling institutions’ –

.
Magnificamente qui citato con la forza di una semplice immagine da: ‘eterno idiota venditore di fumo’  ‘eterno boy scout’ …
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/04/11/renzi-il-boy-scout-tutto-fiorentino/
Ma… non va dimenticato che un popolo, si merita i governanti che ha…

sanremo f

Vuoi fare  – il servo stellato –  il cuoco stellato ?

Eccoti servito!

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/11/13/i-want-you-nothing-else-just-you/

.
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sanremo g

Oriente oriente;

come è nel cuore di molti italiani!
Basta guardare il figlio del cantante  ‘Al Bano (Carrisi)‘ ; Yari Carrisi, che anche in questo caso è ben rappresentato da questa immagine sfottò ( banter/teasing) … Che tanto si preoccupa del prossimo.
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/12/29/il-buddha/

Nella canzone è pure citato :‘ il caso umano ‘ di cui parlò Sandro Bondi, nel giustificarsi per una assunzione ‘extra legem’ (da lui fatta arbitrariamente) ,di un suo conoscente… Sandro Biondi è stato un Ministro di Berlusconi …
Ma anche:’

:‘Sei fuori!!!’

Se si vuole il caso opposto; la cruda realtà!
(Con chiara allusione al noto Flavio Briatore; un moneymaker, che ha diretto un programma televisivo in cui progressivamente escludeva un concorrente a puntata…ma!)

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sanremo h

Cosa ci rimane? Cosa resta da fare a molti giovani italiani – e non solo giovani – ? Darci dentro di : ‘SANGIOVESE’ alias vino Chianti o giù di lì..!

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/06/08/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia/

od anche;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/12/19/the-craft-beer-alias-masterpieces-of-taste/

sanremo d

Perché lo fai? / Why do you do it?

La domanda è legittima… Non lo è solo per chi è touché (hit by a critical and pungent sentence), come molti giornalisti italiani che non lesinano critiche a questa canzone, ingiustificatamente da loro tacciata di superficialità…
Ma lo è anche per coloro che continuano a non capire di essere inconsapevoli strumenti di una realtà non ‘inesorabile’, – se non per loro stessa volontà –
ma modificabile…

sanremo a

Fate un pò voi!

Da me casualmente ascoltata per pochi frammenti sonori e visivi , questa canzone ben rappresenta l’universo strampalato italiano…
Ricorda molto, anche se soltanto nella struttura satirica , una vecchia canzone della fine anni settanta :‘Nuntereggae più’ del cantautore Rino Gaetano.

Questa canzone critica una intera Epoca – attraverso un piccolo universo sociale – , in modo del tutto analogo a quella fatta attraverso le due immagini qui sotto (la seconda, che interpreta i nostri tempi è di Sam Taylor-Wood )

Da un passato glorioso che ‘solo fu’ ;

alla realtà attuale,

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Nota;

Sanremo soloalsecondogrado

Nota finale;

Al primo post,

la canzone vincitrice di questa edizione del Festival di Sanremo, davanti a quella qui sopra vista (‘Una vita in vacanza’ del gruppo: ‘Lo Stato Sociale’),

la canzone:‘ Non mi avete fatto niente ‘ del duo composto da Ermal Meta e Fabrizio Moro .
Canzone che parla dell’attentato de: ‘Attack in Barcelona, Spain – Catalonia – August 17, 2017’
vedi direttamente; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/08/20/attack-in-barcelona-spain-catalonia-august-17-2017/

Va soltanto notato un elemento fantastico; una semplice, semplicissima particella pronominale presente nel titolo della canzone e ribadita costantemente nel testo della stessa:

:‘ Non

mi

avete fatto niente ‘

Questo ‘MI’ per quanto sia un semplice monosillabo dice molto di più di voluminosi saggi di politologi, esperti internazionali di terrorismo, studiosi eruditi del mondo islamico etc…

Questo :’‘MI’‘ sostituisce un inaccettabile, improponibile:’ ‘CI’.

Se titolo della canzone e testo fossero stati improntati a:’

:’ Non

ci

avete fatto niente ‘ ,

la canzone non solo non avrebbe vinto, ma non sarebbe neanche stata accettata tra le canzoni partecipanti a Sanremo.

Ovvie le ragioni di quanto ora ‘ipotizzato’ (si fa per dire!) !

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/08/12/kashetu-kyenge-lespressione-di-un-malessere-non-la-causa/

S. M. Ėjzenštejn ; Google remembers – on January 22, 2018 – the anniversary of the Russian film director

On January 22, 1898 S. M. Ėjzenštejn was born in Riga (Latvia) – exactly 120 years ago -; the film director of the USSR (CCCP).
Here is a comprehensive reference to the value of your film commitment.

S. M. Ėjzenštejn ; Google remembers – on January 22, 2018 – the anniversary of the Russian film director

s m

‘ La corazzata Potèmkin ‘/Бронено́сец Потёмкин“ Bronenossez Potjomkin  :

Battleship Potemkin / Battleship Potyomkin ( Броненосец Потёмкин) or rather, the marginalization of culture in favor of an ideology/ovvero l’emarginazione della Cultura a favore di una ideologia .
( prima parte )

Titolo originale :’
‘ Bronenosec Potèmkin ‘ – di S.M. Ejzenstejn del 1926.

la corazzata potemkin

Un’immagine del film .

Vi sono altre due Opere che l’hanno temporalmente e tematicamente preceduta ;

°
Nascita di una Nazione ‘ – The birth of a Nation – di D. Wark Griffith del 1915, (USA)

e l’Opera;

°
L’ultima risata ‘ – Der letzte Mann – [ ‘l’ultimo uomo’, titolo letteralmente tradotto ma cambiato nella versione italiana in :’ l’ultima risata ‘ (§) ]  di F.W. Murnau del 1924  (Germania)

La corazzata potèmkin .

Accenno alla storia.

Su una corazzata imperiale russa le condizioni di vita sono assai dure per i semplici marinai .
Un pezzo di carne di manzo avariato a loro servito come rancio genera contestazioni . L’ufficiale medico ne attesta la qualità negando l’evidente putrescenza.
I marinai indicono uno sciopero ‘della consumazione del rancio ‘ .
La situazione degenera ed un marinaio muore.
Il sacerdote a bordo non mostra la benché minima sensibilità, aggravando la situazione .
[ viene ribadita nella didascalia la frase : ‘ per un piatto di minestra…’ ] .
Una volta a terra – nel porto ucrainiano di Odessa – si sparge la voce sui fatti accaduti .
I famosi cosacchi – zaristi convinti – non mostrano pietà e sparano su chiunque, avanzano scendendo la famosa scalinata Richelieu.
I marinai – ormai impadronitisi della Potèmkin – decidono di affrontare le navi zariste inviate per sopprimere la rivolta .
Ma nessuno sparerà un colpo; come poco prima sulla Potemkin i marinai si sono rifiutati di fucilare i loro commilitoni, così avviene tra gli equipaggi delle navi militari che con un tacito e solidale accordo decidono di ribellarsi alla tirannia zarista.

[ La storia della rivolta, dell’ammutinamento dei marinai della corazzata Potèmkin, nel luglio 1905, è fatto reale.
Ejzenstejn comunque lascia immaginare allo spettatore – qui distorcendo i fatti storici – che l’ammutinamento è solo l’incipit di una grande rivoluzione non solo cittadina, ma anche di una Nazione e poi… mondiale (nelle aspettative sovietiche di quei tempi).
L’ammutinamento del 1905 si concluse ,in realtà, in una repressione della rivolta nell’indifferenza più assoluta della popolazione di Odessa. ]

E’  invece l’incipit ,nell’Opera cinematografica, di una rivolta/rivoluzione a 360 gradi che porterà alla rivoluzione bolscevica russa del 1917…

Due i temi capisaldi di questo ( di questi tre film ) film ;

il primo  tema sta nella innovazione cinematografica ;
 comprimere in una due ore ciò che avviene in giorni, mesi ed anni etc… ( non si deve dimenticare che siamo agli albori dell’Arte cinematografica ).
 Le espressioni analogiche ;  ad es. le inquadrature di un leone di pietra prima sdraiato e poi seduto a figurare il popolo prima dormiente e poi desto .Od anche le immagini dei cosacchi ripresi in alcuni particolari della divisa ( gli stivali, i berretti…) come elementi indicanti la spersonalizzazione di chi agisce freddamente…

il secondo tema sta non nella ricerca puramente cinematografica ,di cui qui sopra portati alcuni elementi,

ma nel’ utilizzare un film in quanto mezzo di comunicazione di determinati valori .

Valori che possono spaziare da elementi puramente interiori all’essere umano quali i sentimenti più intimi ,a quelli politici o morali etc…
Ovvio il contenuto politico della corazzata Potèmkin .

Circa il primo aspetto – l’innovazione cinematografica – ,
gli altri due film di cui sopra avevano già espresso prima della ‘corazzata Potèmkin’ tali valori, che saranno poi sviluppati nella cinematografia. (Basta guardarseli e confrontare le date)

Circa il secondo aspetto – il film in quanto mezzo di comunicazione di determinati valori – ,
a parte il fatto,saliente, che si è ben visto il fallimento storico ed economico del comunismo e compagnia bella , inutile dunque soffermarcisi sopra .
A parte ciò, sia in: ‘The birth of a Nation’ che in: ‘Der letzte Mann’ sono già presenti appieno valori di carattere politico e sociali, universali. Entrambi anche per questo aspetto precorrono,anticipano il film russo.
Inoltre, in:‘Der letzte Mann’, Murnau rappresenta un aspetto del tutto peculiare; quello intimista. Ciò grazie ad una acuta introspezione dei sentimenti che percorrono il protagonista. (un ‘anonimo’,nel senso etimologico del termine, portiere d’albergo interpretato dall’attore Emil Jannings). Non per niente rientra nel così detto genere ‘Kammerspiel’, allora del tutto nuovo.

———

Ho qui sopra elencato tre film;
con il fine di valutarne correttamente uno, quello russo.
Circa il primo aspetto di cui sopra va sottolineata la considerazione ,valida in tutti i campi della ricerca e nel nostro caso cinematografica, che il valore di un’Opera sta nell’originalità, ovvero esser opera prima, cioè non epigona di una che precede . (Oltre che nei contenuti, ovviamente)
E ciò è certo elemento fondamentale per determinarne il valore assoluto, indiscutibile. Appare dunque ovvio, che le due Opere temporalmente precedenti quella di Ejzenstejn, sono di valore primo.
Quella di Ejzenstejn , non fa che ripercorrere una strada cinematografica già esplorata dai due film precedenti ora citati.

In modo diverso trattano lo stesso tema/problematiche cinematografiche.
Ma l’Opera che viene ricordata è solo la prima ; quella del russo Ejzenstejn. E non ,come visto per meriti/qualità sue particolari.
Questo è un tema che mai è stato affrontato sui mezzi di comunicazione vari.
Ne dalla storia della cinematografia più recente
.

Ciò pone l’interrogativo sul

perché di questa errata valutazione del valore dell’Opera di Ejzenstejn,

ed inoltre l’interrogativo sul

totale silenzio della moderna storiografia cinematografica (e non solo cinematografica) in merito a questo clamoroso errore!

vedi, [//]

( segue , )

La corazzata Potèmkin ‘ :

Battleship Potemkin / Battleship Potyomkin ( Броненосец Потёмкин) or rather, the marginalization of culture in favor of an ideology / ovvero l’emarginazione della Cultura a favore di una ideologia .
( seconda parte)

Come detto il film più vecchio, dei tre sopra citati è : ‘The birth of a Nation’ ‘Nascita di una Nazione1915 di David Wark Griffith.

David-Wark-Griffith2
D. W. Griffith , il primo a destra di chi guarda .

Siamo agli albori della cinematografia.
Questa Opera di Griffith è da vedere come
il primo film in assoluto
in cui la pienezza dei mezzi espressivi ( il montaggio,la caratterizzazione dei personaggi,l’uso del carrello per la cinepresa etc…) raggiunge l’apice artistico .
Cioè ‘ l’innovazione cinematografica ‘ di cui sopra detto .

Quest’Opera americana è dunque il solo vero caposaldo della cinematografia mondiale

Il secondo film,
L’ultima risata‘ ‘Der letzte Mann’ di Murnau del 1924.
Toccando gli stessi temi innovativi  che Wark Griffith affrontò nel 1915  ,cioè l’innovazione cinematografica, ‘  è sicuramente la prima in Europa .

E come tale è il vero capolavoro europeo .

(§)
Il titolo originale: ‘Der letzte Mann’, tradotto letteralmente ‘ l’ultimo uomo ‘, e poi tradotto in Italia ,come in altri Paesi (ad esempio la Spagna ed il Portogallo etc…) con il titolo de : ‘ l’ultima risata ‘
– da una scena del film in cui il protagonista ride (di chi?) di buon cuore per gli inattesi risvolti che il fato procura –
significa, in una traduzione più accorta, : l’ultimo degli uomini, con riferimento al degrado in cui il protagonista del film viene ridotto dal cinismo sia del suo datore di lavoro, sia dai suoi meschini familiari.
Ne segue che la diversa traduzione in vari Paesi del titolo originale in :‘ l’ultima risata ‘, indica ciò che recita un vecchio adagio :’

:’ride bene chi ride ultimo/he who laughs last laughs longest

wer zu letzt lacht, lacht am besten

Il terzo film è la famosa
Corazzata Potemkin’ del 1926 ,Opera sovietica,euroasiatica.

Per gli aspetti di cui ora detto è solo la continuazione / copia delle due Opere suddette .

Quando si toccano tematiche di carattere politico,sociale ed economico come in queste tre, ciò che ho chiamato ‘scomodo valore’, si fa sentire sonoramente. In questi casi l’onestà intellettuale vine meno, scompare.
E la riprova sta proprio nel fatto che ne viene rammentato dai posteri uno solo dei tre film , benché sia temporalmente successivo agli altri due e dunque di puro valore riflesso… .

[//]
Un accenno alla motivazione di fondo che spiega l’interrogativo :’

:’perché questa errata valutazione del valore dell’Opera di Ejzenstejn,come Opera prima di valore cinematografico?

Nel primo film (‘Nascita di una Nazione’ ‘The birth of a Nation’ di D. Wark Griffith )
alcuni episodi legati al problema dell’integrazione degli afro americani negli USA, che portarono a suo tempo polemiche col regista,hanno relegato lo stesso film ad essere messo in disparte .

Nel secondo (‘ L’ultima risata ‘ ‘Der letzte Mann’ di F.W. Murnau )
il protagonista,un lavorante d’albergo accantonato dalla sua stessa famiglia,è visto come parallelo/simbolo di una Nazione – quella tedesca – umiliata dopo la Grande Guerra. Il protagonista è dunque visto come antesignano della riscossa di un popolo intero.Scomoda anche questa realtà come per il primo.Inevitabile l’adombramento dello stesso.

Se da un lato
un atteggiamento ‘codino’ presente nella sceneggiatura del film di Wark Griffith,
e una posizione politica internazionale di grande diffidenza verso il mondo germanico e quindi verso il film di Murnau,
hanno portato ad un rifiuto dei pregi indiscutibili presenti nelle due Opere,
dall’altro
l’esplosione sul piano culturale del materialismo storico, unito alla formazione di Stati socialisti quali l’URSS, hanno entrambi spinto – con modalità ben differenti – all’affermazione del film di Ejzenstejn, malgrado i limiti non solo di pura valenza cinematografica, ma anche di contenuto (vedi(**))

(**)
Se noi andiamo a guardare ai temi politici del terzo,ai contenuti, notiamo immediatamente che ne : ‘La corazzata Potemkin’, i temi sono di altrettanta limitatezza storica; cito ad es. il Pope ( il sacerdote in russo) visto come uno stregone, privo della benché minima sensibilità umana.
Così come un singolo componente della popolazione ,ribellatasi nel porto di Odessa, afferma:‘abbasso/a morte gli ebrei’ ed è immediatamente linciato dalla ‘saggia’ popolazione.
Entrambi non sono che puri stereotipi; semplicistici preconcetti degni di film di bassa lega.
Poi in realtà, sappiamo bene che i ‘progrom’ sovietici fecero strage di ebrei.
Credo che si possa sinceramente affermare che la sudditanza ad una cultura di sinistra – in realtà una pseudo cultura – , abbia portato a certi errori – dolosi – in molti campi. Anche nella storia della cinematografia, come qui mostrato.

Nota,
provate a ricercare in internet elementi critici quali qui riportati sui tre film, ed in particolare sul film di Eisenstein ‘La corazzata Potemkin’; non troverete che chiacchiere. Vuoti commenti su di un film ritenuto per antonomasia un capolavoro a fondamento di questo o di quello…
Quando in realtà non sanno minimamente ciò che affermano; ripercorrono soltanto un cliché elogiativo di vecchia data frutto di una critica faziosa scevra di un qualsiasi costrutto di valore.

Un esempio? Ecco un paio di links di rimando – tra i tanti possibili – su due social;
‘ciaopeople’ di Gianluca Cozzolino & C.;

https://www.fanpage.it/sergei-eisenstein-il-120-anniversario-della-nascita-e-google-gli

ed anche;

‘La Repubblica’, noto quotidiano;

http://www.repubblica.it/spettacoli/in-sala/2015/06/05/news/_eisenstein_in_messico_-116125261/

ed ancora, dando uno sguardo in Gran Bretagna,

‘The Telegraph’, giornale inglese,

http://www.telegraph.co.uk/films/0/best-movies-ever-made-according-rotten-tomatoes/battleship-potemkin-1925/

———-

Elementi conclusivi su : ‘ Nascita di una nazione’ / ‘La corazzata Potemkin’ / ‘L’ultima risata’.

eisenstein3

Il regista russo di origini tedesco/ebraiche Ejzenstejn .

Nota personale: a quei tempi e a quelle latitudini a quanto pare era di moda un simile taglio di capelli ; scompigliato !.

Il valore attuale della ‘corazzata Potemkin’

 

Ritenuta a torto ,come sopra mostrato, un ‘caposaldo’ della cinematografia , essa ci appare comunque utile a indicarci il modo di pensare/procedere nella realtà culturale del novecento.
Ejsensteyn confessò che ebbe timore per lungo tempo di venir deportato per un possibile non gradimento dei suoi lavori cinematografici da parte della dirigenza.
E difatti dopo l’ultimo film da lui diretto, e non gradito dalla nomenclatura sovietica, ad Ejsensteyn venne un infarto che lo seppellì!
L’atteggiamento che prevalse nel mondo comunista di allora fino a giungere ai nostri giorni fu quello di separare la classe dirigente/intellettuale da quella che loro ritenevano di tutelare ; il popolo.
Si veda ad es. le stelle presenti ancor oggi nella bandiera cinese;
una rappresenta la classe contadina,
una quella operaia,
una quella dell’esercito
ed infine una rappresenta la classe dei dirigenti/intellettuali – del Partito.
Era una situazione in cui si pensava che dall’alto si sarebbe potuto ‘fare/creare’ l’uomo nuovo.Il pasticcio che ne è risultato è sotto gli occhi di tutti.
Appare chiaro che le forze non intellettuali del Paese non abbisognavano di una cultura profonda che permettesse loro di ragionare e giungere a tirare le somme della realtà circostante.A tutto dovevano pensare gli ‘intellettuali’/’dirigenti’.

Oggi che succede dopo il crollo del muro?
Da un lato vi è chi rimane saldamente attaccato alle vecchie idee ‘ortodosse’,ma poi la maggior parte,di fronte alla realtà profondamente mutata cerca di riprendere il ‘cammino’ verso

un modello di uomo nuovo partendo però dal basso e non più dal palazzo come una volta.

 

Questo il tentativo di svolta, che rappresenta forse l’unico possibile valore attuale che possiamo vedere rinascere attraverso l’Opera di Ejzenstejn.

Si noti che Ejzenstejn con il suo film non volle tessere un inno alla rivoluzione bolscevica del 1917. Egli riprende soltanto gli ideali libertari rivoluzionari francesi. / Note that Ejzenstejn with this film did not want to write a hymn to the Bolshevik revolution of 1917. He only took back the French revolutionary libertarian ideals.

 

Ed è proprio forse attraverso questa sorta di anelito di Libertà, Giustizia -vera- e Fratellanza universale che quest’Opera trovò nuova vitalità e rivalutazione nella seconda metà del XX secolo (…a far data,se su vuole, dal 1968 in poi…) [ç]

 

—————-

[ç]
‘La corazzata Potèmkin’,
, visto oggi in un’ottica di politica internazionale, non può che far nascere una profonda perplessità nello spettatore più attento ( e sopratutto intellettualmente onesto), destando in lui un mal celato stupore per tanta ingenuità, sia nei propositi di coloro che lo commissionarono (la leadership sovietica) sia in chi lo girò (Ejzenstejn). Nonché stupore per il plauso internazionale che ha avuto fino ai giorni nostri.
Propositi qui subito sopra delineati in una sorta di anelito di Fratellanza universale.
Certo esso apparve invece – nella seconda metà del secolo scorso – come un valido strumento di sostegno, e di propaganda, alle idee poi esplose nel 1968(…).
In proposito non può che venirci in mente, nel voler dare – indirettamente – la giusta misura a quest’Opera tutto sommato ingenua, un film di una quarantina di anni successivo e di pochi precedenti il 1968 :‘Gli ammutinati del Bounty (Mutiny on the Bounty ) USA 1962’. ‘  Quest’Opera con Marlon Brando, seppur di pari ingenuità, ha almeno il merito di non aver minimamente voluto essere pretenziosa ne dal punto di vista contenutistico (grandi ideali politici etc…) ne dal punto di vista cinematografico.
In compenso permette allo spettatore di ‘ammazzare il tempo’ in maniera assai piacevole.

Qui la lungimiranza americana;
 nell’aver dato  involontariamente ed obliquamente con questo feuilleton (Mutiny on the Bounty ), girato nei mari del sud, la giusta misura del valore  – assai scarso,come visto –  della presunta grande Opera di Ejzenstejn,
è lodevole, anche nel mezzo utilizzato!

—————

Ai giorni nostri  – nel terzo millennio, nel’ era successiva alla ‘guerra fredda’ –  si invitano dunque le forze ‘popolari’ ad essere loro stesse artefici del cambiamento.Si invita alla critica democratica,che una volta nei Paesi dell’est avrebbe comportato tragiche conseguenze.

[Ma, si noti,che questi inviti ad una partecipazione attiva a delineare le linee guida del Partito, avvengono soltanto nei Partiti comunisti occidentali – riciclatisi sotto altre denominazioni – , vedi ad esempio il Partito Democratico (ex P.C.I ; Partito Comunista Italiano)]

Personalmente credo un lavoro/impegno inutile perchè sempre frutto di un imput dall’alto e qundi falsamente democratico.
Mi preme sottolineare che come quasi sempre nella storia sono le classi meno fortunate a rimetterci e prendere colpi da una parte e dall’altra.
E’ notorio,per fare un es. che nei Paesi ex comunisti la nuova classe dirigente capitalista ha,per la stragrande maggioranza dei casi,origine dal ‘Partito’.

Nei Paesi ex URSS,
di contro dopo anni da ‘incubo’ ,almeno tra le persone fornite di sensibilità e discernimento, la reazione ai fatti del 1989 è stata ben differente.
Basta osservare l’Opera/installazione qui sotto!

(Nel caso di quest’Opera, va rilevato che precede di tre anni l’evento epocale di Berlino, ciò grazie al fatto che il suo autore poté emigrare dal suo Paese.)

Ilya Kabakov The man who flew into space from his apartment

The man who flew into space from his apartment.
Ilya Kabakov 1986

Ilya Kabakov didascalia

_____________________________

Direttamente attraverso il seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/quattro-chiacchiere-sul-cinema-d-essai-e-sul-suo-scomodo-valore/

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Un’ultimissima nota,

s m

S. M. Ėjzenštejn ;

Google remembers

– on January 22, 2018 – the anniversary of the Russian film director.

E’ notorio che Google SPA

è una Società lungimirante anche dal punto di vista dei rapporti con il proprio personale. Li tratta a ‘guanti bianchi’.
Tralasciando le vere profonde motivazioni che inducono i patrons ( i proprietari) di questa Società mediatica a simile scelta ‘filantropica’ ,da ‘mecenati’, verso i propri dipendenti,

(possibile competitività informatica compromessa da un effetto rebound/’effect rebound’, da coloro  – la dirigenza ( i dipendenti) –  che all’interno di Google svolgono mansioni che pochissimi al mondo possono svolgere al quel livello – immaginatevi le possibili conseguenze disastrose per la Google SPA per una protesta,ma è il caso di dire un ammutinamento, della dirigenza – etc…)

è indubbio che figure come quella di Ejzenstejn sono apprezzate – trattate a loro volta con mecenatismo – [ ipocritamente (?) ] da buona parte della ‘dirigenza Google’.
Dirigenza che se vista nella quotidianità; mezzi bizzarri di trasporto utilizzati, cagnetti rigorosamente meticci al seguito, abbigliamento meno che ‘casual’, linguaggio informale etc… Non può che farci pensare, che simili figure contemporanee in fondo non sono che degli hipsters (e Liberal) globalizzati e globalizzanti…
Sarebbe certo più interessante analizzare le vere profonde motivazioni che hanno indotto la dirigenza Google a simili simpatie cinematografiche, nonché al loro stile eccentrico nella quotidianità.
Si intuisce subito ,senza scomodare Sigmund Freud & C. , che alle volte, di generazione in generazione, è necessaria un poco di ‘sana ipocrisia’.
Questo per evitare, per dirla in termini sportivi, che il ‘grande slam’/’the big slam’,
  — che la vita gli ha generosamente riservato (come pochi altri fortunati al mondo)
,abbia un effetto rebound controproducente,
sia verso di loro personalmente
[ con un effetto rebound psicologico, dai loro utenti (non altrettanto fortunati,che costituiscono la maggioranza) ]
sia verso la Società per cui lavorano.
(Non va dimenticato che Google SPA è una Società che ha molta visibilità, a differenza di molte altre Società, e come tale la facciata , l’immagine, fa la differenza nel determinarne una crescita economica o meno…)

Fate un pò voi!

Pinocchio ; a fairy tale on the Banality of Evil

Pinocchio;a fairy tale on the Banality of Evil

‘the Adventures of Pinocchio’ by Carlo Collodi aka Carlo Lorenzini;

or the most famous fairy tale in the world and also the most read.

 

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Questo bel paesaggio
può essere visto come l’allegoria di questa fiaba cruda – per non dire crudele – che appare tale agli adulti che la rileggono per i loro figli o, magari, per se stessi,
e inconsapevolmente crudele per i piccoli lettori che crescendo acquisiscono consapevolezza di ciò.

Dove l’allegoria?
Un mare di speranza nel’ incipit della propria vita,
che poi scema via via, in un unico punto d’arrivo. Oscuro.
Inesorabile destino scritto dal fato…

.
.

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Due principalmente le domande – iniziali – che ci si possono porre – a se stessi o/e ad altri (coetanei o meno) – allorché si ritorna con la mente a questo personaggio della letteratura infantile.
La prima domanda,
che ci si può porre, è l’effetto che suscitò in noi la lettura nell’infanzia di questa fiaba.
La seconda
è nel cercare un riscontro,o meno, delle proprie emozioni che in noi suscitò nel confrontarsi con quelle in altri lettori.

Un fatto certo soggettivo, ma non per questo meno indicativo.
Indicativo non solo della personale sensibilità in ciascuno di noi, ma anche del rapporto col mondo che ci circonda.
Indice impazzito di una riflessione sia infantile,seppur elementare, che da adulto su questo stranissimo personaggio che certamente, vista la diffusione nel mondo, è in qualche modo vicino ai precordi di grandi e piccini.

 

Parco di Collodi – Pistoia / Toscana / Italia –  ( Collodi era il paesino che diede i natali alla madre di Carlo, con la quale visse.
E’ in onore della madre che Carlo prese lo pseudonimo di ‘Collodi’ )

 

Pinocchio Collodi soloalsecondogrado a

Pinocchio Collodi soloalsecondogrado b

Pinocchio Collodi soloalsecondogrado c

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Fatta questa piccola premessa procediamo per gradi;

Carlo Collodi, ( un toscano, fiorentino )
l’autore della fiaba :‘le avventure di pinocchio’, visse nel XIX secolo.
Era un giornalista (politico), un traduttore, uno scrittore di testi anche per teatro, e un autore di testi per bambini, sia scolastici che fiabe.
Per sbarcare il lunario dovette per diversi anni lavorare come pubblico funzionario. Impegno di lavoro che gli pesò moltissimo.
Queste le sue peculiarità lavorative.
Fu anche un lodevole patriota risorgimentale che non disdegnò di prodigarsi in battaglia, disprezzando i così detti ‘codini’, ; cioè coloro che aderirono ai movimenti risorgimentali italiani per solo opportunismo…

Ma come spesso torna utile, occorre scavare a fondo nella biografia di un certo Autore per poterne capire appieno il profondo significato delle Opere.
Questo impegno biografico se è utile in molti casi, di certo nel caso di Carlo Collodi apparirà indispensabile per capire il vero significato di questa Sua fiaba tanto famosa e singolare.
Gli elementi biografici sopra elencati non sono di difficile reperimento. Ma quelli psicologici sono difficili da scovare. E ciò sia quando l’Autore su cui si stanno cercando notizie è via via più lontano nel tempo, sia quando un velo di ‘doveroso’ silenzio viene calato su alcuni aspetti biografici dell’Autore stesso, come nel caso di Carlo Collodi.
Il fratello Paolo,subito dopo la morte di Carlo,
insieme ad un letterato amico di famiglia vagliò tutto il materiale epistolario del fratello distruggendone gran parte di esso.
Distruggendo sia lettere attinenti alla vita privata (piene di misoginia mal celata), sia di carattere pubblico (commenti sarcastici su quel tal letterato, su un certo uomo politico, critiche al mondo religioso, a certe convenzioni sociali etc…).
Carlo aveva certo ereditato dal mondo toscano uno spirito dissacrante, iconoclastico. Irreligioso e polemico, fino all’estremo come molti fiorentini d.o.c.
La Sua fiaba celeberrima ebbe a scriverla in tarda età, e di mala voglia. Quando il pessimismo aveva ormai fatto breccia in Lui sostituendosi ad ogni speranza per se e ad un giudizio benevolo verso il prossimo.
Non aveva mai preso moglie. Benché avesse più volte rivolto attenzione all’universo femminile,da cui – come G.Leopardi – ebbe a subire un umiliante e crudele atteggiamento scostante.
Rimase, per dirla in termini da pettegolezzo, zitello.
Viveva con la madre, che rappresentò tutto il Suo universo affettivo e relazionale. ( In ciò non c’è niente di male, ma se la scelta è forzata e non vera scelta – come, udite udite , per Jack Kerouac quello della beat generation, il ragazzaccio ribelle che viveva con la madre quando non faceva scorribande per gli USA – nel tempo si crea inevitabilmente una insana trasformazione caratteriale )
Questa sua forzata solitudine,
unita ad altri fattori come lavori non pesanti ma burocratici insignificanti – per Lui umilianti – , le difficoltà economiche unite ad impegni letterari non sempre lodati e poco remunerati,
lo portarono ad accentuare la sua innata rigidità, accresciuta dai fattori sopra detti.
E ciò fu notato dai piccoli fiorentini che nella vita quotidiana incontrandolo si facevano beffe di lui.
Spesso i ragazzini possono essere non solo assai impertinenti e maleducati, ma pure crudeli. Collodi reagiva evitandoli ( fortunatamente non fece come L. Wittgenstein, che messosi a fare il maestro di scuola, spazientito per la maleducazione di una ragazzina sua allieva, vide bene di stazzonarla per bene tirandogli a viva forza le trecce dei capelli!).
Ecco già individuato un elemento biografico che fa da pendant tra la vita personale di Collodi ed il suo personaggio,Pinocchio.
Collodi fa di Pinocchio un ragazzino impertinente e maleducato di prim’ordine. Ma… paga a caro prezzo le sue marachelle,passando di disavventura in disavventura!
E non solo; l’innata rigidità di Collodi, viene trasferita da Collodi stesso, guarda caso, al suo personaggio; un ciocco di legno vivente, che è poi un burattino; parola che è sinonimo di persona sciocca e caratterialmente debole, incapace di fare scelte oculate con la propria testa. E se aiutata fa danno anche a chi lo aiuta.
Così la vita si fa beffe di Pinocchio! ( Ancora una volta Collodi ‘restituisce il favore’, – per modo di dire – attraverso il suo personaggio, a chi nella vita lo denigrava ).

Ed infine un altro elemento drammatico nella vita di Collodi;
il vizio del gioco d’azzardo,che lo portò ad un totale senso di sconforto che sfociò nel suicidio in una sera d’autunno.

Ho sopra fatto cenno a :‘un velo di ‘doveroso’ silenzio fatto calare su alcuni aspetti biografici dell’Autore’.

E si è visto che il fratello Paolo, nel distruggere buona parte del materiale epistolario di Carlo, ha operato una prima censura verso il suo Pensiero.
Una seconda censura sta nel’aver diffuso ai posteri la falsa notizia di una morte naturale di Collodi; egli invece morì suicida ( non avendo potuto onorare un debito di gioco).
Ed una terza censura, sta nel aver ridotto ai minimi termini la Sua biografia che così ‘ufficialmente’ esposta dal mondo accademico, poco o nulla dice della personalità di Collodi. Discostandola poi dal Suo racconto fiabesco, che ebbe il solo merito di aver avuto un costante gran numero di lettori. ( Di sicuro un motivo di questa popolarità ci deve essere ma, come si vedrà non per i motivi che comunemente si credono; motivi riassumibili in un ‘intento pedagogico’ ).

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Parco di Collodi, Toscana; un Pinocchio gigante in Suo onore.

 

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Pinocchio Collodi soloalsecondogrado zm

—————————

Passiamo alla favola di Collodi :’Pinocchio’ e alle emozioni e riflessioni che suscitano in grandi e piccini (in alcuni di loro ovviamente).

Personalmente devo dire di essere rimasto piuttosto shoccato da una simile lettura.
Ciò che mi lasciava perplesso era dovuto
sia al contesto
in cui appariva una figura vivente; imprigionato dentro ad un ciocco di legno
e finito poi non in una famiglia ma nelle mani di un povero falegname (Geppetto) inadatto ed incapace a fare ‘il padre’ – se così si può dire nei confronti di un legno parlante – che si lascia coinvolgere in mille peripezie che poi rappresentano nella maggior parte dei casi, ‘il fio’ dei piaceri amorosi. Ma che Geppetto , come San Giuseppe , non ha mai conosciuto, essendo rimasto vergine,
sia la figura
della ‘fatina buona’, sorta di angioletto materno protettrice del povero Pinocchio.
E mi chiedevo, cosa che presumo molti altri lettori abbiano fatto, :’

:’se la ‘fatina buona’, fa nascere un bambino sotto forma di legno,

presso un povero disgraziato senza ne arte ne parte ( Geppetto non è buono di cuore, ma fesso di cuore ) e infine
trasforma prima Pinocchio in un bambino vero e proprio ma poi lo ritrasforma in un ciocco di legno
[ senza contare il fatto che la ‘fatina buona’ se ne frega ampiamente dei guai che fa passare al povero falegname Geppetto (allegoria quest’ultima della crudeltà femminile verso il marito dopo averne ottenuto un figlio,magari con un altro uomo,?) ]

cosa avrebbe mai fatto ‘la strega cattiva’ al povero Pinocchio?

Si vede subito che certe riflessioni, elementari nell’infanzia e complesse in età adulta, e per giunta supportate dall’esperienza, non sono poi tanto peregrine. Certo suscitano ilarità in Chi legge. Ma…

questa ilarità è condivisa da Chi legge con chi qui scrive, verso non tanto Collodi, ma verso il mondo ipocrita di cui velatamente Collodi stesso scrive irridendolo!

Mi soffermo soltanto su un altro personaggio ,tra gli innumerevoli, sottolineati da Collodi; ‘Mastro ciliegia’, un collega di Geppetto. ‘Mastro ciliegia’ appena scoperto il ciocco di legno parlante nella propria bottega,se ne guarda bene dall’intagliarlo (leggi accudirlo e crescerlo) come invece farà Geppetto.
‘Mastro ciliegia’ scoperto ‘il ciocco parlante’ ne intuisce la pericolosità, il sacrificio a cui tenendolo sarà sottoposto e furbescamente lo regala – si fa per dire – all’ingenuo Geppetto…
[anche in questo caso allegoria della crudele furbizia dei colleghi di lavoro e per giunta amici?. Si noti che ‘Mastro ciliegia’ non brucia il ‘ciocco parlante’ ma intuitone la potenziale pericolosità lo passa al suo collega Geppetto, come a passargli/regalargli dei guai di prim’ordine ]

Confrontando quanto indicato nella biografia di Carlo Collodi con alcune riflessioni su alcuni personaggi della Sua fiaba appare chiaro il metodo e le considerazioni fatte sull’Autore come sul vero significato della fiaba.

Una sorta di sordo rancore deve aver animato Collodi;

sia verso la Società a lui ingrata, come verso un mondo relazionale che non lo voleva.
Anche una semplice paternità putativa,come visto dalla sua biografia, gli era preclusa.
Così ,si noti, il rancore di Collodi si riversa anche verso il mondo dell’infanzia.
E ciò attraverso il suo personaggio ‘Pinocchio’, che non solo passa di tragedia in tragedia
ma ha un nome assai indicativo se saputo leggere; la ‘P’ cancellandone in parte il tratto centrale curvo diviene una ‘F’ ,

così  ‘Pinocchio’  diviene   ‘Finocchio’  (queer)!

E tutto ciò ha paradossalmente portato alla creazione della favola più letta al mondo!

Soffermandomi infine sul

perché ‘Pinocchio’ sia divenuta una favola di grandissimo successo,

basta da un lato
la triste considerazione che anche se ciò che si racconta , seppur espresso  in termini favolistici cioè irreali/immaginari,  rispecchia una Collettività  – anche nelle proprie miserie materiali e morali –  ecco che si rappresenta qualcosa di profondamente vero [*] e quindi apprezzato dal lettore.
( Purché non apertamente deriso, ne umiliato, il potenziale lettore è attratto da simili racconti. E difatti Collodi evita accuratamente di deridere palesemente il lettore attraverso i suoi personaggi.)
Da un altro lato
la storia è indubbiamente ben raccontata ,piena di umorismo e di estro creativo del tutto originale per l’epoca.

Un piccolo capolavoro letterario, che supera il suo stesso Autore.

 

But the story of Pinocchio is also; a pedagogical feuilleton

‘Pinocchio’ is not a children’s story. ‘Pinocchio’ is a pamphlet against adults’s aberrations! / ‘Pinocchio’ is not a children’s story. ‘Pinocchio’ is a pamphlet against oldsters’s aberrations!

 

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Didascalie con cenni storici sul paese di Collodi.

 

Pinocchio Collodi soloalsecondogrado aa

Pinocchio Collodi soloalsecondogrado ab

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[*]

‘Красота спасет мир’. Из романа «Идиот» / ‘La bellezza salverà il mondo’ . Ne:’ l’idiota ‘ di Ф. Достоевского / Fëdor Dostoevskij

Queste parole Fëdor Dostoevskij le fa affermare al Principe Miškin / Князь Мышкин – quintessenza della bontà umana.

Sono parole che lo scrittore russo mutua dal mondo greco secondo cui bellezza e verità coincidono.
Ne segue, se questo è vero, che ciò che è abiezione/mostruosità coincide con la menzogna/bugia .
Il merito di scrittori come Collodi – e motivo anche del conseguente successo editoriale –
sta nell’aver raccontato non menzogne belle, ma mostruosità vere, reali.
Sta nell’aver raccontato storture/aberrazioni presenti nel mondo,
che tuttavia in un’ottica non solo cristiana, ma anche greca (Aristotele) verranno eliminate in un lungo percorso teleologico, cioè finalistico in cui il bene (la verità) prevarrà.
Questo tortuoso e tormentato percorso dall’abiezione alla verità, altro non è se non il superamento delle difficoltà di tutti i giorni.
Sono elementi profondamente radicati in ognuno di noi.E come tali, non solo ne riconosciamo la presenza, ma tra tutti questi elementi negativi ne apprezziamo soltanto uno che permette all’uomo di lottare giorno per giorno.

Questo elemento si chiama ;‘speranza’. L’ultimo dei mali usciti dal vaso di Pandora.

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Qualche fotografia del paesino di Collodi, luogo natio della madre di Carlo, dove egli ebbe a trascorrere l’infanzia e dove spesso tornò con la madre.

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Villa Garzoni;

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Veduta del paesino di Collodi dai ruderi del castello omonimo;

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Il Pinocchio gigante veduta panoramica;

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La casa natale della madre di Collodi, dove Carlo trascorse parte dell’infanzia e dove spesso tornò.

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Souvenir d’Italia ;

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The tavern: ‘of the red shrimp’ / ‘del gambero rosso’ ; where Pinocchio dined with ‘the cat’ and ‘the fox’ …

 

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Nota (per gli italiani),  Garibaldi è come il prezzemolo; è (stato) dappertutto !

I ruderi del castello sopra Collodi;

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Strada del castello sopra Collodi, dedicata al politico socialista Pietro Nenni. Non credo che Carlo Collodi avrebbe gradito tale intestazione vista la sua ferma  presa di posizione anti comunista (ai suoi  tempi il comunismo era un modello politico/sociale appena sorto; Carlo Collodi aveva circa trent’anni)

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Le solite panchine…

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