Solo Al Secondo Grado

Archivio per la categoria ‘la valigia dei sogni’

Andrea del Castagno and the complex heritage of Paolo di Dono’s perspective

Andrea del Castagno and the complex heritage of Paolo di Dono’s perspective

alias

Il Museo di Sant’Apollonia – Firenze –

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in calce/ at the bottom of the page;

Two knights of the Renaissance in comparison; John Hawkwood and Niccolò da Tolentino.
That is, two Renaissance painters compared; Andrea del Castagno and Paolo di Dono (§§)

 

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and (see/vedi, P.S.) ,

The Renaissance, caput mundi?
(The Renaissance, capital of the world?)
The immobile time, the time of God

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Sul significato della prospettiva nella pittura di Paolo di Dono, alias Paolo Uccello si veda quanto già detto in un post precedente;

vedi/see direttamente attraverso il seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/07/20/from-the-dissolution-of-perspective-to-the-dissolution-of-the-image-two-parallel-routes-with-a-single-objective/

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco da Castello del Trebbio Pontassieve ora agli Uffizi Firenze Collezione Contini Bonacossi f soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Affresco dal Castello del Trebbio di Pontassieve
ora agli Uffizi Firenze
‘Affresco Famiglia Pazzi’
Collezione Contini Bonacossi
Particolare di un Angelo

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco da Castello del Trebbio Pontassieve ora agli Uffizi Firenze Collezione Contini Bonacossi simmetrie soloalsecondogrado

Simmetrie
Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Affresco dal Castello del Trebbio di Pontassieve
ora agli Uffizi Firenze
‘Affresco Famiglia Pazzi’
Collezione Contini Bonacossi
Particolare dei due Angeli

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Riporto anche quanto già detto in precedenza:’

:‘Chi si perita di leggere ( o rileggere da precedenti studi scolastici ) con una certa attenzione un gran numero di libri di critica dell’arte,

– dai testi scolastici, alla saggistica, a scritti in autorevoli pubblicazioni enciclopediche –

che hanno la pretesa di spiegarci cosa sia l’arte figurativa, ne trarrà nel suo insieme un certo qual senso di delusione.
Avrà solo ottenuto una complessa ed allo stesso tempo vuota visione del mondo dell’arte.
Lo stato mentale in cui ci si ritrova è quello in cui concetti, definizioni, persino nomi illustri dell’arte… si dissolvono nella memoria, riconducendo il livello della nostra conoscenza di questo mondo figurativo, a quello di uno zero assoluto!
Una reale visione del mondo dell’arte
che non si limita a descrivere la rappresentazione statica e dinamica di persone e cose, dei colori, delle tecniche compositive etc…,’

( https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/10/15/the-renaissance-the-tip-of-the-iceberg-alias-who-can-tell-me-what-the-renaissance-was/ )

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Un effetto simile , di ‘straniamento’, derivante dalla lettura di scritti di ‘critica del’arte’,
lo si noterà leggendo testi critici contemporanei anche su questo pittore rinascimentale fiorentino – Andrea di Bartolo del Castagno – nato nel 1420 , poco dopo la nascita stessa del Rinascimento,
e prematuramente scomparso all’età di 37 anni (1457).
Egli per molti anni anche dopo la sua morte portò con se il marchio di un’infamia trascritta da un suo collega,
(Giorgio Vasari ne :‘le vite…’, testo critico di cento anni circa successivo alla scomparsa di Andrea).
Vasari lo accusò di aver ucciso ,per presunta invidia professionale, il pittore Domenico veneziano,fatto impossibile essendo Andrea morto quattro anni prima di Domenico.
Inoltre come ‘Andrea Vannucci’ veniva chiamato ‘Andrea del Sarto’, perché figlio di un semplice artigiano, un sarto (Messer Agnolo/Angelo Vannucc(h)i),

così, Andrea di Bartolo(mmeo)
veniva chiamato Andrea da ‘Bartolo(mmeo) pecoraio’,
(essendo il padre un semplice pastore,come lo zio di Andrea dal quale fu cresciuto per la prematura morte del padre),
o Andrea ‘del Castagno’ perché proveniente da una sperduta località montana, ‘Castagno di San Godenzo’ presso il Monte Falterona (dove nasce il fiume Arno),
– anche se recenti documenti indicano la sua origine non in ‘Castagno di San Godenzo’ , ma presso ‘Corella sopra Dicomano’ , sempre comunque nella zona del Mugello – .
Ad ogni modo un chiaro indice di disistima per le umili origini sociali, ‘da campagnolo’ e figlio di ‘pecoraio’.
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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Resurrezione
Andrea di Bartolo del Castagno
Museo di Sant’Apollonia Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zs soloalsecondogrado
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Queste poche note, unite alle fotografie sottostanti del Cenacolo, vogliono far notare ciò che vi è di essenziale nella pittura di Andrea del Castagno.
Evitando i soliti ‘fronzoli espressivi’ di buona parte della critica professionista contemporanea.
Inizio ,anzi, proprio con uno scritto critico, che forma un bellissimo ‘ornato lessicale’ e dal corrispondente ‘totale vuoto contenutistico:’

:'(…) La Resurrezione di Piero della Francesca a San Sepolcro e quella di Andrea del Castagno sono il capolinea di una stagione dell’arte fiorentina che ha la sua stella polare nella prospettiva visitata dalla luce (…) il riordino dell’anno duemila è stato sufficiente a regalarci lo stupore profondo, a trasformare il cenacolo nel ‘giardino profondo’ . La definizione di ‘giardino profondo’ la usa Gabriele D’Annunzio parlando degli affreschi di Piero della Francesca, mentre Roberto Longhi userà l’espressione meno felice de :‘Sintesi prospettica di forma e colore’ per esprimere lo stesso concetto.
Ebbene ora mi accorgo che ‘giardino profondo’ funziona anche di fronte agli affreschi di sant’Apollonia. E’ questione di consonanza poetica e perciò stilistica.
E’ questione di temperie culturale condivisa. Per Andrea del Castagno come per Piero della Francesca la pittura di luce è la finestra albertiana (di Leon Battista Alberti, n.d.c.) aperta sul variegato spettacolo del mondo, è l’universo visibile che si scopre vero perché la prospettiva ed il lume colorato gli danno splendore.
Da ciò lo stupore armonioso. Da ciò l’emozione del riguardante di fronte al giardino profondo.
Di Andrea del Castagno si sono sempre apprezzate le qualità energetiche, la formidabile capacità di sintesi, il disegno abbreviato e possente, una certa plastica rusticità(…) .’

Antonio Paolucci

Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Firenze, Pistoia e Prato.

[ Scritto di Antonio Paolucci, in occasione del restauro del Museo di Sant’Apollonia nell’anno duemila ]

Di Paolucci, critico a noi contemporaneo (ex Ministro per i Beni culturali), come di Longhi,
si può apprezzare e stimare una prosa forbita, anche se tutt’altro fascinosa,
come l’impegno quotidiano nel ricoprire incarichi anche delicati dal punto di vista burocratico (spesso soggetti ad attenta ed esasperata critica amministrativa da parte di giornalisti e forze politiche all’opposizione…),
ma di certo se si cerca di capire l’essenza di un artista attraverso le loro parole ed espressioni d’insieme si rimane al punto di partenza in quanto ad arricchimento del proprio personale bagaglio culturale.
Credo dunque che l’espressione de:’

:’Critica agiografica’

definisce bene la…’Loro critica dell’arte’.

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Veniamo ora alle immagini del Cenacolo di Andrea di Bartolo del Castagno, presso il Museo di Santa Apollonia, a Firenze.

Esso costituisce il registro inferiore di un altro cicli di affreschi – suddivisi in tre parti (vedi didascalia qui sopra); Resurrezione, Crocifissione e Deposizione – posti sopra il Cenacolo stesso.
Diverse disavventure conservative hanno poi portato al distacco delle sinopie (disegni preparatori d’affresco,in terra rossa) ,sottostanti gli affreschi, e ricollocate nella parete di fronte a quella del Cenacolo.

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzy soloalsecondogrado

Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzx soloalsecondogrado

Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzw soloalsecondogrado

Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzz soloalsecondogrado

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzuz soloalsecondogrado

Museo Andrea del Castagno,
alias Museo di Santa Apollonia,
alias Cenacolo di Santa Apollonia,
già Monastero delle Benedettine di Sant’Apollonia
Via XXVII aprile, 1
Via commemorativa della fine del Granducato di Toscana dei Lorena, e la costituzione di un Governo risorgimentale (anno 1859) agli albori della seconda guerra di indipendenza – formazione del Regno d’Italia – .
Firenze

 

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzzzz soloalsecondogrado


Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Cenacolo
e
Ciclo di tre affreschi (anno 1447 circa);
da sinistra;
Resurrezione, Crocifissione e Deposizione.
Museo di Santa Apollonia
Firenze

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Cenacolo
Museo di Santa Apollonia
Firenze
Affresco Anno 1447 circa.

° Una scatola prospettica estrema
(estrema; cioè in cui l’angolo di visuale è esasperato al massimo grado)
Una stanza con simile costruzione sarebbe di fatto assai lunga per quanto ridotta in profondità,dunque irreale.
° La costruzione perimetrale di questa scatola ottica dà volutamente la sensazione di fuoriuscire dalla parete stessa.
Tettuccio trompe l’oeil, lesene laterali, soffitto e pavimentazione hanno qui questa funzione.
Questo rovesciamento prospettico
(cioè in cui la prospettiva non dà il senso di una profondità, ma al contrario dà un senso di avvicinamento,cerca di ‘correre verso l’osservatore’ e non di dare un senso di invito ottico a percorrere una profondità prospettica qui inesistente…),
ci ricorda alcune Opere di secoli dopo del nostro contemporaneo;
Alberto Burri
Questa ‘prospettiva rovesciata’ è volutamente accentuata dalla profondità prospettica, del paesaggio rappresentato negli affreschi sopra il Cenacolo.
° E’ radicale in Andrea la ‘costruzione prospettica rovesciata’; egli porta alle estreme conseguenze ciò che Paolo di Dono ebbe ad incominciare prima di lui; ovvero una pittura che dava il senso della tridimensionalità, della statuaria , viene da Andrea trasferita ad ogni elemento ,nessuno escluso, dell’Opera dipinta. Eccone il risultato in questo Cenacolo.
Ma non basta; se confrontiamo la Figura del Cristo ,nelle tre scene, nel registro superiore, con quella del Cenacolo otteniamo che alla profondità prospettica del paesaggio corrisponde una Figura del Cristo che è pura dimensione spirituale. E come tale immensa.
Mentre quella nel Cenacolo, è quella di una Figura umana – a misura d’uomo – perché tra gli uomini.
Ecco che Andrea del Castagno, dà alla prospettiva geometrica ‘non rigorosa’ del suo Maestro Paolo di Dono, un senso compiuto.

Ora le alterazioni prospettiche di Paolo di Dono, tanto criticate da Donatello ed altri, trovano un loro logico completamento in un linguaggio pittorico che passa da quello di pura ricerca pittorica, in Paolo, a linguaggio religioso e sociale, con Andrea.
I primi accenni ad una pittura ‘engagé’, come si dirà molti secoli dopo.

°Quel lungo rettangolo centrale,
di colore bianco,
una semplice tovaglia, un semplice elemento d’arredo sembra volerci ricordare che si tratta di finzione pittorica.
Sembra ricordarci che la sacralità non è nell’immagine ma in ciò che rappresenta.
°Sei specchi marmorei quadrati e di diverso colore,
sono di fatto delle finestre cieche,che interrompono ogni possibile distrazione dell’occhio dell’osservatore verso un paesaggio esterno che non esiste.
Che è escluso.
Due specchi marmorei anch’essi quadrati ai lati,
formati da lunghi rettangoli verticali svolgono con la loro stessa verticalità funzione ‘anti distrazione’.
La verticalità dei rettangoli, permette l’effetto ottico di comprimere un quadrato visto di scorcio ,e quindi necessariamente deformato in un rettangolo, in un apparente reale quadrato visto in prospettiva.
Quello alla destra dell’osservatore fa penetrare una luce naturale.
Si noti il fatto che nella tradizione rinascimentale la luce percorreva un’Opera da sinistra verso destra (di chi guarda), qui avviene il contrario.

………….
[La prospettiva costruita da Andrea del Castagno e il problema della messa a fuoco (focalization)
The importance of ‘what is not’ in the perspective of Andrea del Castagno/ L’importanza di ‘ciò che non c’è’ nella prospettiva di Andrea del Castagno]
°Ma… va rilevato in questo cenacolo,
che
è assai importante ‘ciò che non c’è’,
ciò che Andrea evita di costruire sulla scia opposta di un suo collega ed amico a lui contemporaneo,
Piero della Francesca.
Costruendo una scatola prospettica con profondità ridottissima ed evitando punti luce/finestre ,sostituiti da specchi marmorei, Andrea evita
una questione ottica; quella della doppia messa a fuoco.
Difatti rappresentando due spazi differenti
– uno che circonda la figura in primo piano, l’altro costituito dal paesaggio di fondo in lontananza (come fece Piero della Francesca – e di cui Andrea vide i lavori – ,e come faranno Leonardo da Vinci e molti altri, anche nel tentativo di creare un unico spazio in cui
l’uomo era il termine ultimo della realtà naturale – see/vedi +++)

bisognava ricorrere ad un inganno pittorico attraverso cui si mettono a fuoco contemporaneamente due piani tra loro in lontananza.
Fatto impossibile per l’occhio umano, ma che la finzione pittorica rende possibile.
Facendo svolgere la scena in una struttura, certo prospettica,
ma priva di profondità, Andrea evita questo
particolare inganno prospettico, della messa a fuoco (focalization) ‘.

.
+++
Questo ‘problema ottico della messa a fuoco’,
così risolto da Andrea del Castagno,problema che possiamo ricomprendere
nella categoria della pura ricerca pittorica,
ha ben altra valenza e interpretazione,
nel significato simbolico – religioso, di cui il pittore si fa interprete.
Anche qui Andrea diverge da quella che sarà l’interpretazione rinascimentale del mondo.
Egli non sembra accettare
l’uomo come il termine ultimo della realtà naturale.
Difatti quegli specchi marmorei dietro alle tredici figure sembrano indicare ,
– con i loro colori celestiali che vanno dal blu, all’azzurro, dal rosso degli ammassi stellari, allo specchio dietro al Cristo – corniola – , un minerale che ricorda le galassie – ,
l’uomo come risultato ultimo del trascendente, del divino a cui quindi deve tendere in un processo ascetico.
Ma non per questo Andrea è un uomo del Medioevo.
Semplicemente egli dà la giusta misura alle trasformazioni economiche e tecniche che allora andavano a stravolgere l’assetto sociale e religioso.
Accoglie quelle trasformazioni, prova ne è la sua ricerca prospettica, senza però dimenticare la dimensione escatologica.
In questa visione escatologica, ad Andrea si ispirerà un artista di mezzo secolo successivo col ‘Tondo Doni’; Michelangelo Buonarroti. Egli infatti, nel suo ‘Tondo’ escluderà il paesaggio naturale,sostituendolo con quello storico classico greco-romano e quello testamentario cardine (di passaggio tra Vecchio e Nuovo Testamento) rappresentato da San Giovanni Battista.

…………
°L’aspetto scultoreo (delle figure in particolare),
rappresenta una realtà di sintesi (come in filosofia ‘ l’eclettismo ‘ o nel Diritto ‘ il compromesso ‘).
La diatriba rinascimentale tra primato della scultura sulla pittura e viceversa, era accesa
( Leonardo da Vinci, sostenitore del primato della pittura, e Michelangelo Buonarroti, sostenitore del primato della scultura ne sono i massimi testimoni)
ed è pensabile che Andrea del Castagno abbia qui agito in maniera ‘eclettica’.
°Le tredici figure
sono delineate ben diversamente – per il contesto prospettico preparatorio di cui sopra – da quelle viste nelle Opere di Paolo di Dono. (vedi/see e cfr/cf con quanto in nota didascalica de :‘la battaglia di san Romano’ qui sotto in fotografia.)
Con Andrea del Castagno esse mostrano una spiccata espressività.
La costruzione prospettica ‘non le tocca (annullandole)’ come con Paolo.
Andrea del Castagno, osservando le Opere di Paolo di Dono come anche quelle di Piero della Francesca,
vide l’effetto creato dalla prospettiva sulle figure dipinte dai suoi due colleghi.
E vide in quelle inespressività un limite inaccettabile.
Le figure di Andrea del Castagno
sono certo scultoree, ma tutt’altro che inespressive.
Con i limiti che la pittura ‘a fresco’ ha; ben diversa dalla pittura ad olio che permette ben altri traguardi stilistici.

° Pavimentazione e soffitto,
quest’ultimo in funzione di ‘contro pavimento’ con i loro disegni tratteggiati in righe alternate, non fanno che contribuire a svolgere la funzione ‘contro prospettica’ ricercata dal pittore; il rovesciamento prospettico di cui qui sopra fatto cenno.

 

Perché in fondo è questa la vera grandiosa novità espressa da Andrea del Castagno nel suo Cenacolo;
il tentativo di unire ad uno spazio costruito secondo prospettiva geometrica non rigorosa e del colore, una prospettiva della figura umana.
Una prospettiva dell’essere e del suo agire. [ see/vedi nota in calce (§§) ]

 

 

 
 

 
 

° Le due figure di sfingi,
poste da Andrea ai lati del Cenacolo con la loro ‘reale’ struttura in pietra e l’inespressività notoria tipica del fatto di essere sfingi,
vogliono accentuare il contrasto con quelle umane e dunque reali delle tredici figure.
°Il Cristo,
– posto davanti ad uno specchio marmoreo formato da ‘corniola’, pietra che dà certo il senso dell’indefinito/indefinibile; ovvero ‘ciò che gli uomini chiamano Dio’,come scriveva San Tommaso d’Aquino ,
è una figura non diversa dalle altre. Forse più composta, ma niente di più.
°Ai piedi del tavolo,
corrono i nomi degli Apostoli; un intento didascalico che vuole rivolgersi ai visitatori di allora di scarsa memoria dottrinale.
Qui  Andrea sembra rifarsi ai vari livelli comunicativi, che caratterizzavano le Opere letterarie di allora, come quelle di Dante e del Petrarca; un livello semplice, essenziale/ di base , uno filosofico ed uno teologico.

In definitiva, un bel lavoro di un pittore che come molti altri (Lorenzo di Credi, il Perugino, Paolo di Dono stesso etc…) ha forse raccolto meno plausi di quelli che meritava.
Le brevi indicazioni qui sopra elencate credo ne diano una chiara visione.

 

 

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

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paolo di dono alias paolo uccello battaglia di san romano Uffizi firenze soloalsecondogrado f


La Battaglia di San Romano
di Paolo di Dono alias Paolo Uccello
(particolare)
Uffizi Firenze anno 1440 circa.
Si confronti la lunga tovaglia bianca che copre il tavolo
del ‘Cenacolo’,
di Andrea del Castagno,
con questo semplice elemento bianco (nel riquadro),
nella ‘Battaglia di San Romano’
di Paolo Uccello (anno 1440);
Come già detto:’
:’nei due riquadri blu, arti rappresentati come se
fossero ‘i negativi di fotografie’;
elementi del tutto piatti e… rovesciati nel colore.’
Questo un primo elemento – tra i molti –
che ci indica un legame stretto tra la pittura di
Andrea di Bartolo del Castagno
e quella
di Paolo di Dono alias Paolo Uccello.
(vedi/see;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/07/20/from-the-dissolution-of-perspective-to-the-dissolution-of-the-image-two-parallel-routes-with-a-single-objective/ )
Andrea ,
,di una generazione più giovane di Paolo,
fu uno dei pochi a prendere sul serio la pittura di Paolo.
Andrea tentò,
,partendo anche dai lavori prospettici di Paolo,
il pittore per antonomasia della prospettiva
– geometrica e del colore –
una sintesi tra figura e prospettiva, ovvero il tentativo di dare alle figure immerse in una prospettiva geometrica – seppur volutamente non rigorosa – un pathos del tutto assente in quelle rappresentate da Paolo di Dono

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Una linea bianca nel Cenacolo di Andrea del Castagno;
una cesura come quella prodotta dalla lancia da torneo nella ‘Battaglia di San Romano’ di Paolo di Dono.

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado ter

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Gli specchi marmorei;
sei quadrati centrali e due laterali costituiti da fitti rettangoli disposti in verticale, di cui quello sinistro (a destra dell’osservatore) punto di luce naturale.

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Un elenco ,meticoloso e didascalico nei suoi intenti, degli Apostoli alla tavola del Signore;

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Resurrezione, Crocifissione e Deposizione

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Resurrezione
Affresco anno 1445 circa
Museo di Sant’Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze c soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Crocifissione
Affresco anno 1445 circa
Museo di Sant’Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze d soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze e soloalsecondogrado

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze g soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Deposizione
Affresco anno 1445 circa
Museo di Sant’Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Museo di Sant Apollonia Firenze h soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Sinopie Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Resurrezione, Crocifissione e Deposizione
le Sinopie
Affresco anno 1445 circa
Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Sinopie Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Resurrezione,
la Sinopia
Affresco anno 1445 circa
Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Sinopie Museo di Sant Apollonia Firenze d soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Crocifissione,
la Sinopia
Affresco anno 1445 circa
Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Resurrezione Crocifissione e Deposizione Sinopie Museo di Sant Apollonia Firenze f soloalsecondogrado

Andrea di Bartolo del Castagno
Deposizione,
la Sinopia
Affresco anno 1445 circa
Museo di Santa Apollonia
Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo The Refectory of Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo The Refectory of Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzzb soloalsecondogrado

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Museo di Santa Apollonia
Firenze
Crocifissione
anno 1455 circa
Affresco staccato
Proveniente dal chiostro dell’ex Convento di
Santa Maria degli Angeli
Se si visita il ‘Museo di San Marco’ di Firenze
ex Convento dei Frati domenicani di cui fu Priore
Fra Girolamo Savonarola
si vedranno gli affreschi nelle cellette del frate pittore
Fra Beato Angelico.
L’influenza di questo frate sullo stile rinascimentale
è indubbia.
Qui la si vede
nella Crocifissione realizzata da Andrea del Castagno.
cfr/cf;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/10/19/museo-di-san-marco-firenze-visita-virtuale/

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzzf soloalsecondogrado

Se confrontiamo questa fotografia della ‘Crocifissione’,
con le prime due qui subito sopra,
si nota un effetto ottico singolare;
nelle due prime fotografie la visione dell’Opera
è ad una certa distanza.
Entrambi i punti di vista, benché con diverse angolazioni
– una centrale l’altra decentrata –
forniscono una visione omogenea , in proporzione, tra il Cristo crocifisso da una parte, e le quattro figure dall’altra.
Mentre
se ci si avvicina, come fatto con questa fotografia, le figure perdono l’armonica proporzione.
Difatti il Cristo appeso sembra ridursi di dimensione ed avere la parte bassa del corpo, sopravanzare le quattro figure.
L’opposto per la parte alta del corpo del Cristo.
Le figure stesse si ingigantiscono, a discapito di quella del Cristo.
Crucifixion by Andrea del Castagno. Year 1455
Museum of Santa Apollonia (from the Convent of Santa Maria degli Angeli), Florence.
A completely original optical effect in this fresco by Andrea del Castagno aka Andrea di Bartolo.
—-
If we compare this photograph of the ‘Crucifixion’,
with the first two here just above,
there is a singular optical effect;
in the first two photographs the vision of the Opera
it is at a certain distance.
Both points of view, although with different angles,
– one central and the other decentralized –
they provide a homogeneous vision, in proportion, between the crucified Christ on one side, and the four figures on the other.
While
if you approach, as done with this photograph, the figures lose the harmonious proportion.
In fact, the hanging Christ seems to shrink in size and have the lower part of the body that overtakes the four figures, and the upper part of the body of Christ recedes.
And the figures themselves are magnified, to the detriment of that of Christ.
If you move away,
the whole is part of a harmonious proportion.

What did Andrea want to tell us, with this studied / calculated optical effect?
That the Christian vision can not be ‘selfish / of particular interest’,
but … detached and altruistic?

 

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L’angolo de:’
‘Memento mori’…

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L’immagine della Madre di Cristo

 

 

è quella di una donna anziana,provata dalla vita e dal dolore.

Con :‘la Pietà’, Michelangelo prenderà un’altra strada.
La Figura della madre di Dio diviene quella di una donna più giovane del Figlio stesso,
come osserverà Giorgio Vasari, chiedendone spiegazione direttamente al Suo Maestro.

——–

Il colore di fondo
è di un ‘nero lavagna’. In origine il colore dello sfondo era di un azzurro acceso ( cfr/cf con quanto già notato su questo colore, al seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/08/31/the-renaissance-leonardo-da-vinci-the-tip-of-the-iceberg/ )
Quando decideranno un restauro ,si otterrà una visione più vicina all’originale del tempo.

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzzm soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Cenacolo Museo di Sant Apollonia Firenze zzzc soloalsecondogrado

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo

                                                                                                       
Museo di Santa Apollonia Firenze

‘Cristo in pietà’ o, ‘Deposizione di Cristo nel sepolcro tra gli Angeli’.
Affresco staccato – separato dalla sua sinopia – e ricollocati in Santa Apollonia Anno 1455

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze d soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze c soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze e soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze f soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze g soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta Museo di Sant Apollonia Firenze h soloalsecondogrado

La sinopia del ‘Cristo in pietà’;

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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta sinopia Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Sinopia dell’ affresco Cristo in Pietà
Museo di Santa Apollonia Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta sinopia Museo di Sant Apollonia Firenze c soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta sinopia Museo di Sant Apollonia Firenze d soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta sinopia Museo di Sant Apollonia Firenze e soloalsecondogrado

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco Cristo in Pieta sinopia Museo di Sant Apollonia Firenze f soloalsecondogrado
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Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco sinopia Visione di San Girolamo Museo di Sant Apollonia Firenze b soloalsecondogrado

Visione di San Gerolamo
Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
Affresco sinopia anno 1452
Museo di Santa Apollonia,
dalla Basilica della Santissima Annunziata Firenze

Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo Affresco sinopia Visione di San Girolamo Museo di Sant Apollonia Firenze a soloalsecondogrado

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Nota;

(§§)

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze a soloalsecondogrado

All’ombra della
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Firenze
Un confronto,
Two knights of the Renaissance in comparison;
John Hawkwood and Niccolò da Tolentino.
That is, two Renaissance painters compared;
Andrea del Castagno and Paolo di Dono

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze c soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino a sinistra di Andrea del Castagno Monumento equestre a Giovanni Acuto a destra di Paolo di Dono

Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Firenze
Monumento equestre a Niccolò da Tolentino,(1456)
a sinistra (di chi guarda) di Andrea del Castagno
e ,a destra,
Monumento equestre a Giovanni Acuto (John Hawkwood)
di Paolo di Dono (1435)

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Giovanni Acuto alias John Hawkwood di Paolo di Dono alias Paolo Uccello g soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Firenze
Monumento equestre a Giovanni Acuto
alias John Hawkwood
di Paolo di Dono (1435)
Con questo affresco,
si ha un altra prova di quanto qui sopra sostenuto
nel confronto tra
la algida prospettiva di Paolo di Dono,
e
il lavoro prospettico di Andrea del Castagno
che ricerca una espressività nelle figure.
Come qui sopra visibile,
si nota;
° Due punti prospettici,
di cui uno decentrato.
Quello del basamento è posto
con orizzonte in basso
e inoltre
spostato a sinistra (dell’osservatore)
– cioè decentrato – ;
difatti i lati del basamento non sono simmetrici.
I lati del basamento a sinistra (dell’osservatore) sono visibili per l’intera lunghezza.
Quelli a destra sono solo in parte visibili
Il secondo punto prospettico,
è invece con orizzonte all’altezza del garrese del cavallo
– cioè con orizzonte non in basso –
e non è decentrato,
ma posto al centro del segmento ideale
che misura la lunghezza del cavallo stesso.
Ne risulta,
come in tutte le Opere di Paolo di Dono,
una inespressività di uomini e animali ritratti.
La prospettiva ‘al potere’, protagonista assoluta!

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Paolo di Dono alias Paolo Uccello Studio preparatorio per il Monumento equestre a Giovanni Acuto alias John Hawkwood terra verde Uffizi b soloalsecondogrado

Paolo di Dono alias Paolo Uccello
Studio preparatorio
per il Monumento equestre
a Giovanni Acuto alias John Hawkwood
Terra verde
Uffizi

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Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo a soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Firenze
Monumento equestre a Niccolò da Tolentino
di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo
anno 1455 circa.
Anche qui abbiamo due centri prospettici,
ma entrambi corrono sulla stessa linea verticale
che divide idealmente l’opera in due parti uguali.
Il primo punto prospettico
ha un orizzonte posto in basso rispetto al basamento
che quindi si vede dal basso verso l’alto.
Il secondo centro prospettico
è posto con orizzonte
al centro dell’altezza (al garrese) del cavallo.
Così cavallo e cavaliere
si vedono non dal basso verso l’alto
Si noti che i lati del basamento (quelli ortogonali all’osservatore) sono perfettamente simmetrici.
Si noti anche,
che qui sono i due arti destri del cavallo ad appoggiare al suolo.
L’inverso nell’Opera di paolo di Dono.
Ma l’elemento che fa la differenza
sta tutto nella struttura del cavallo e sua espressività.
Andrea del Castagno, dipinge un cavallo meno
‘solenne’ nella sua postura e fisicità.
E non basta;
Andrea fa anche torcere la testa del cavallo
verso l’osservatore, guardandolo
e…
lo fa sorridere!!
Un linguaggio del corpo, come dell’espressione
conferita ad un semplice animale!
Bizzarria?
Se confrontiamo le due Opere
con quelle contemporanee
possiamo tranquillamente dare una risposta negativa
alla domanda qui posta.

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Giovanni Acuto alias John Hawkwood di Paolo di Dono alias Paolo Uccello c soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Giovanni Acuto
alias John Hawkwood di Paolo di Dono alias Paolo Uccello
Solennità assoluta,
ma con una prospettiva assolutamente innovativa
rispetto ai suoi contemporanei.

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo b soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Firenze
Monumento equestre a Niccolò da Tolentino
di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo.
Una prospettiva innovativa rispetto ai suoi contemporanei,
che certo si ispira a quella di Paolo di Dono,
ma alla quale Andrea del Castagno aggiunge
‘farina del proprio sacco’;
toglie,
– non senza senso dell’ironia –
solennità al monumento equestre conferendo
una espressività al cavallo ritratto!!

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo q soloalsecondogrado

Andrea del Castagno,
e…
un cavallo che sorride mostrando i denti!
The horse that laughs in Renaissance painting!
Why never?
Perhaps an ironic assessment of (against) Niccolò da Tolentino who showed cowardice in combat?
Un cavallo che ride nella pittura del Rinascimento!
Perchè mai?
Forse una ironica valutazione nei confronti di Niccolò da Tolentino che dimostrò viltà in combattimento?
A horse that laughs at its rider!
Un cavallo che ride del proprio cavaliere!

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo r soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria del Fiore Firenze Monumento equestre a Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno alias Andrea di Bartolo.
Un cavallo che sorride mostrando i denti
e…
che guarda l’osservatore!
The horse that laughs in Renaissance painting!
Why never?
Perhaps an ironic assessment of (against) Niccolò da Tolentino who showed cowardice in combat?
A horse that laughs at its rider!
Un cavallo che ride del proprio cavaliere!

.
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cfr/cf;

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Confronta copertura in ardesia a squame del Monumento affresco a Niccolo da Tolentino Cattedrale S M del Fiore e pari copertura Cenacolo Museo S Apollonia Firenze

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Timothy Verdon Vescovo Bishop e professore di Storia dell Arte Qui nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore dietro Monumenti equestri Andrea del Castagno e Paolo di Dono

Timothy Verdon, an American bishop,
passionate (and Professor) of Art History.
In this photograph, it is located in the
Cathedral of Santa Maria del Fiore.
Behind him you can see the two Equestrian Monuments made by the painters of the Renaissance,
Andrea del Castagno
and
Paolo di Dono, aka Paolo Uccello.
———–
The Bishop Professor said: “

In the Europe of legalized abortion, and wondering about the admissibility of euthanasia, images typical of the Christian tradition such as the ‘Madonna with Child’ or ‘Christ on the Cross’ shake consciences, insisting with quiet force on the unique value of life and even of suffering life.
These volumes,
(Timothy Verdon, “Christian art in Italy: 1. Origins and the Middle Ages” / “Christian art in Italy 2. Renaissance”)
they also aim to train future patrons of churches, paintings, sculptures, in short, to generate a new fruitful era of Christian art ”.

The Church, as always, arrives late to face a certain
topic that has become of social importance.
This is to meditate with great caution the thought that
the Church herself expresses through her
representatives.
The goal expressed by Bishop Timothy Verdon,
” to generate a new fruitful era of Christian art ”. –
highlights the objective fact that there is no longer an
art “at the service” of the Christian world.
Perhaps,
the only art at the service
of the Christian world is architecture.
Many modern Churches are the expression of an architecture in the most complete sense of the term.
—————
It is (of Bishop Timothy Verdon) a point of view – Christian – of the art world.
Already the Renaissance artists, as can be seen from the above commentary,
had very different ideas from those profoundly Christian!

.
.

http://timothyverdon.com/it/ . and… . http://timothyverdon.com/

Timothy Verdon offical site Bishop and Professor soloalsecondogrado blog

Monsignor Timothy Verdon
offical site
http://timothyverdon.com/it/
http://timothyverdon.com/

Bishop and Professor,
Timothy Verdon
is a ”great communicator”
not of the history of the art,
but
of the thought that the Church
– of ecclesiastical thought –
has of art.

 

 

 

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P.S.

The Renaissance; ‘caput mundi’ ?
The Renaissance; capital of the world?

alias;

The immobile time, the time of God

Nella quasi totalità delle opere rinascimentali prodotte, ed a noi note,
in ogni rappresentazione con ‘tema sacro’
– con riferimento alla ‘Sacra Famiglia’ e dintorni – , che dunque si rifà ad un passato lontano anche per le genti del Rinascimento,
non vi è un’Opera che non sia temporalmente posposta,
– per ambientazione, paesaggio, abbigliamento delle figure rappresentate e loro fattezze fisiche ed espressività, oggetti etc… –
al tempo in cui vennero prodotte, cioè ogni elemento di un’Opera sacra, era coevo al periodo rinascimentale.

(In poche parole; Opere rinascimentali sacre, con ambientazione rinascimentale!/ Renaissance Works with sacred theme with strictly Renaissance setting!)

Ciò potrà forse apparire scontato, ovvio e comprensibile di primo acchito. Ma non lo è affatto.
Se proviamo a cercare una eccezione, la possiamo trovare ,ad esempio, nel David di bronzo di ‘Andrea di Cione’ alias il Verrocchio, Maestro di bottega di Leonardo.
Il David del Verrocchio per abbigliamento, costituzione fisica e d’insieme pare uscito dai tempi remoti dell’Antico Testamento, in cui si svolse il confronto tra due titani (uno moralmente titanico, l’altro fisicamente). Confronto che ha il sapore di un’ordalia medioevale.

(See/vedi il David del Verrocchio al seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/08/29/4-david/).

Ciò permette di supporre che,
l’idea di fondo,
che necessariamente sottintendeva l’uomo del Rinascimento (e dintorni), stava certo nel vedersi come fine ultimo di un processo evolutivo, che aveva ormai raggiunto il massimo grado possibile, e
il divino,
come momento epifanico-storico prodotto dei tempi ormai passati, ma espressione irrinunciabile del metafisico , che andava adattato, ai nuovi tempi, nelle rappresentazioni artistiche.

In altri termini,
vi era la consapevolezza – raggiunta a livello più intuitivo che non con certezza dottorale – che si era in una fase di svolta dell’umanità,
in cui si era trovata una sorta di pietra filosofale/ la chiave di lettura, attraverso cui era possibile accedere all’arcano delle cose, a quello che secoli dopo alcuni filosofi chiameranno : ‘das Ding an sich’ (la cosa in se).
Non sbagliavano;
i nostri tempi – e noi stessi – ne sono – ne siamo – l’espressione.
La modernità, con cui amiamo etichettarci, è il prodotto di quella fatale cesura…

Tutto ciò sembra dunque una estensione del vecchio detto latino :’

:’cuius regio eius religio’ (‘ad ogni contrada la sua religione’),

a:’

:‘…e ad ogni nuova epoca, la sua rappresentazione’.

Differenti ‘unità di luogo’, …e differenti ‘unità di tempo’

Solo che con ‘quella fatale cesura’, l’uomo ebbe la convinzione – pura illusione – di aver conquistato ‘il tempo’,

un tempo ormai immobile.

(Sarebbe interessante sapere, cosa ne pensa in merito Monsignor Timothy Verdon…)

Annunci

Marina Abramovic; The Cleaner, Autumn 2018, January 2019. Palazzo Strozzi Firenze.

Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto a soloalsecondogrado

Marina Abramovic The Cleaner see/vedi (§§)
Autumn 2018, January 2019. Palazzo Strozzi Firenze.
At the following link in detail indications on the personal exhibition of this contemporary artist of Levantine origin and American naturalized.;
https://www.palazzostrozzi.org/mostre/marina-abramovic/
Note that you need to pay for the ticket to visit the exhibition,
‘Once’ (as in fairy tales!)
You were invited to a ‘Vernissage’ (as they say in France), freely.
But … nowadays,
the contemporary artist must have reached such high levels with his own Works of Art, that he must be paid
even just to show his immeasurable work!
How far are the days when artists like Caravaggio,
Modigliani, van Gogh, etc … hungry!
With the ethical achievements of our times, this does not happen anymore!

.

Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto h soloalsecondogrado

These three images, with Marina Abramovic
– the artist –
in the foreground,
they are indicative
of a behavior common to many contemporary artists;
the repetitiveness – in every possible way –
of an artistic theme,
appreciated by the critics.

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Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto i soloalsecondogrado

(…)
But … every criticism is useless in our time,
Ernest Hemingway
had to say: ‘
: ‘no matter what they say about you, the important thing is that they talk about you’

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Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto b soloalsecondogrado

Marina Abramovic The Cleaner
Autumn 2018, January 2019. Palazzo Strozzi Firenze.
At the following link in detail indications on the personal exhibition of this contemporary artist of Levantine origin and American naturalized.;
https://www.palazzostrozzi.org/mostre/marina-abramovic/
Note that you need to pay for the ticket to visit the exhibition,
‘Once’ (as in fairy tales!)
You were invited to a ‘Vernissage’ (as they say in France), freely.
But … nowadays,
the contemporary artist must have reached such high levels with his own Works of Art, that he must be paid
even just to show his immeasurable work!
How far are the days when artists like Caravaggio,
Modigliani, van Gogh, etc … hungry!
With the ethical achievements of our times, this does not happen anymore!

But … the crowd, these art lovers to the bitter end,
in reality, what do they look for in these exhibitions?
They do not seek beauty, since contemporary art does not produce beautiful works, if not accidentally.
In fact, they live in a world where ‘art is dead’.
They live in a world where every dream, every great ideal, is dead.
They live in a world where even God is dead.
They live believing that they are alive, but in reality they themselves are dead.
And they visit these exhibitions, in the same way the ancient Egyptians read a mantra; that of the dead, with which we came back to life!

 

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Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto g soloalsecondogrado
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Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto c soloalsecondogrado

Here is a masterpiece of our times,
a French van, about fifty years ago!

Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto d soloalsecondogrado

The man of the 21st century,
comparing himself with the man of the past, through
the works of art,
desperately seeks an artistic superiority as an
expression of the technological one.

Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto e soloalsecondogrado

Marina Abramovic The Cleaner Autunno duemiladiciotto f soloalsecondogrado

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Nel primo post sul Rinascimento,al seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/10/15/the-renaissance-the-tip-of-the-iceberg-alias-who-can-tell-me-what-the-renaissance-was/

sono state fatte alcune considerazioni, sul mondo della ‘critica dell’arte’.
Si è visto che è assai difficile, per una molteplicità di ragioni , leggere delle valutazioni critiche di un certo valore e nel contempo esaurienti.

Nell’ambito dell’arte contemporanea,
che potremmo far partire dai primi anni del secolo scorso,
si accompagna alla questione della critica un così profondo mutamento del soggetto d’indagine, che una eventuale proposta di cambiamento del termine da sempre utilizzato – arte – non sarebbe da accogliere come un’idea del tutto peregrina.

Si è già parlato dell’espressione :‘morte dell’arte’ del XX° secolo, (…)

[ Un critico d’arte di qualche anno fa ha scritto de : ‘la morte dell’arte’ nel XX° secolo.
Frase spesso mal interpretata o mal capita.
Con artisti come R. Hamilton,

Richard Hamilton pop art icona b

Richard Hamilton, pop art -icona prima- per la nuova realtà dal dopo guerra in poi… Ora, anche il ‘fruitore bovino’ più distratto potrà capire il senso di questo collage di R. Hamilton. Ammesso e non concesso che abbia sufficiente spirito,o meglio coraggio critico, nel rivolgere verso se stesso la critica che d’abitudine rivolge quotidianamente verso gli altri!

ci possiamo rendere conto del significato di tale vecchia affermazione.
Un’ arte moderna/contemporanea non, ‘non più possibile, inesistente’ ma che riflette – come dico sempre come uno specchio oscuro/profondo – una realtà frivola e acritica come gli individui che la compongono.Una realtà in cui tutto è al servizio del consumo, tutto al servizio del Sistema economico, grande Golem che tutto fagocita.
Se questa è la realtà,necessariamente ne segue che il senso critico deve venir meno, anche in coloro che per formazione culturale dovrebbero averne a disposizione/da vendere..!
‘Va da se’, che in un mondo così costruito, un ‘sistema critico’ quale l’arte è, non ha più spazio (‘la morte dell’arte’ di cui sopra).
Se lo ha,
o si isola,non potendo più ne descrivere ideali – religiosi o civili che siano,ormai dissolti – ne essere veramente ‘engagé’.
Si riduce a fare della pura ricerca artistica ( vedi la ‘op art’…).
O, se si fa coinvolgere nel Sistema economico,
pur criticandolo finisce col servirlo – poiché tutto è fagocitato arte stessa con relativo valore/plusvalenza di mercato… – ( vedi ‘pop art’ di R. Lichtenstein, A. Warhol e Richard Hamilton…) – .
L’arte contemporanea ,in questo ‘modo obbligato’, rinuncia a parte della sua intrinseca natura sia nel primo caso che nel secondo, venendo quindi meno a se stessa/ snaturandosi… . ]

(…) ,con questa valutazione artistica dell’arte contemporanea, la critica dell’arte si riduce ai minimi termini, anziché complicarsi;
se un artefice dell’arte in quanto tale, riflette in profondità ciò che vede e vive all’interno di una Collettività,
non potrà che produrre Opere superficiali – che rappresentano il trionfo della banalità – in una Collettività ormai vuota di ogni significato e priva di grandi ideali.
E se questa produzione contemporanea ,tanto metafisica per quanto vuota, è il prodotto dell’intero ‘establishment artistico’, vuol dire che non vi è che un grande vuoto da raffigurare.
Ciò assolve l’artista contemporaneo da ogni responsabilità per un’Opera che appare agli occhi del fruitore d’arte come ‘non comprensibile’, ‘non bella’ e ‘non utile’, assolvendolo nel contempo da una qualsiasi critica di inettitudine.
Ma questa nuova valutazione dell’arte comporterebbe anche la necessaria constatazione logica ,e teoricamente ineccepibile,
che alla morte dell’arte ne deve conseguire quella dell’artista professionista e la comparsa di quello estemporaneo, poiché tutti possono essere artefici di banalità!
Il fatto invece, che si sia accentuato il divario tra artista – rigorosamente professionista – da una parte, e fruitore, dall’altra,
facendo del primo una star e del secondo un fan,
sposta nuovamente l’attenzione sul mondo della critica – che resta formato esclusivamente da professionisti – che possiamo definire ‘interessato’, non senza la compiaciuta e tacita complicità dell’artista – di professione – .
.

[ (see/vedi, at the bottom of the post/in calce);

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/08/31/the-renaissance-leonardo-da-vinci-the-tip-of-the-iceberg/) ]

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(§§)

Cleaner;

; ‘detersivo’ o ‘spazzino’ che sia,
l’intento della nostra cara Marina,
è quello di fare pulizia all’interno di una Collettività mondiale,in cui ‘tante cose non vanno’,
attraverso una retrospettiva dei suoi lavori più significativi.
Da notare che lo sponsor principale è la Unipol (main sponsor Unipol),(…).

Voglio qui riproporre un’Opera apprezzabile di un vecchio esponente della neo Dada (new – Dada);

Jasper Johns

con la sua Opera del lontano 1962 :’

Fool’s House

in cui pone al centro del quadro una scopa , il simbolo per antonomasia del fare pulizia.

I ‘Dada’ e loro continuatori sorsero proprio a ridosso della prima guerra mondiale con un atteggiamento di dissenso assoluto per un mondo impazzito.

.
Si nota – dal punto di vista puramente artistico – una indubbia qualità artistica nei lavori di J.J. ,

Jasper Johns Fool s House Castelli collection

Jasper Johns,
Fool’s House -1962- ,
oil on canvas with objects attached.
Collection of J.C. Castelli
( Walker Art Center, Minneapolis -USA-)


.

Nota;

Michelangelo Merisi da Caravaggio Sacrificio di Isacco Uffizi a soloalsecondogrado

Michelangelo Merisi da Caravaggio
Sacrifice of Isaac
1604 Uffizi
An instinctive and choleric artist like Caravaggio,
what would have thought of contemporary art?
And …
how would he react
– given the bad character he had –
towards his colleagues in the XXI century?

The Renaissance; the tip of the iceberg, alias (…) Who can tell me what the Renaissance was? (II)

(…segue)

The Renaissance; the tip of the iceberg,

alias (…)

A deadly boring post … admission by ‘mortally boring readers’ only !

alias (…)

Mendeleev’s periodic table (The periodic table of elements) !

(seconda parte)

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Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo f soloalsecondogrado

By the way; fantastic little angel wings!

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Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo d soloalsecondogrado

Bartolomeo della Porta,
alias Frate Bartolomeo
La visione di San Bernardo
Uffizi anno 1505 circa

Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo c soloalsecondogrado

Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo b soloalsecondogrado

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Alcune note qui di seguito forniranno un insieme di dati storici,
non tanto per dare una qualche certezza di poter definire in maniera esauriente il fenomeno ‘Rinascimento’, attraverso i metodi critici che ‘tagliano‘, see/vedi [çç]

ma per capire che un accadimento così profondo era uno dei molti possibili che potevano realizzarsi, in seguito a mutamenti nello spirito del tempo che precedette questo complesso fenomeno che ha visto nell’arte il suo manifestarsi più eclatante, ma non per questo di maggiore importanza.

In tal senso riporto una vecchia significativa frase tomistica (di San Tommaso d’Aquino), che ripeteva a conclusione di ognuna delle ‘cinque vie’, ovvero prove della esistenza di Dio:’

:‘E questo è ciò che gli uomini chiamano Dio’ / ‘And this is what men call God’[çç]

Con questa frase Egli non solo ci fa capire che si può anche tentare di dimostrare l’esistenza di un ‘Ente Primo’ – impegno grandioso di cui peraltro si sobbarcò – ma che Esso rimarrà, malgrado l’esattezza della ‘dimostrazione’, assolutamente imperscrutabile nella Sua Essenza agli occhi dell’uomo.

Al pari
ogni sistema che ci viene fornito – attraverso le più svariate pubblicazioni – è e rimarrà assolutamente limitato quando ha preteso di spiegare realtà complesse, come quella qui trattata del ‘fenomeno Rinascimento’, nella loro più intima essenza, attraverso definizioni dal sapore di ‘taglio scientifico’ (attraverso i metodi critici che ‘tagliano‘). See/vedi ancora,[çç]

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—————–

Cominciamo con alcune note sulla terminologia usata e data per scontata;

: ° il ‘gotico’ / l’ ‘arte gotica’.

Tale termine,
etimologicamente fa riferimento ad un arte discendente da una etnia antropologicamente definibile come ‘semplice’ o, se si vuole ‘primitiva’, di origine germanica e più precisamente proveniente da un’isola nel mar baltico non lontana dall’attuale Svezia; la popolazione dei Goti.
Appare già evidente l’impossibilità che un’arte architettonicamente assai complessa fin dalle sue primissime costruzioni, possa essere espressione di una popolazione barbarica ,al pari ,per fare un esempio, di quella degli Unni; priva di una Civiltà complessa, come di un lingua scritta.
Tale termine, in una semplice valutazione esegetica, dalla lettura di testi antichi
lettura che ci mostra l’intento dispregiativo verso l’arte gotica del costruire , perché nacque e rimase soltanto come architettura
fu coniato da;’Leon Battista Alberti‘, in uno dei suoi trattati teorici sulle varie forme artistiche (pittura,scultura e architettura).
Ma tale termine si è poi diffuso in tutte le lingue e in specie in quella tedesca e francese.
Tralasciando dunque un’ impossibile origine antropologica di quell’arte, certo il termine fa pensare ad un’arte di origine tedesca, o :’germanica‘ come scriveva Giorgio Vasari.
Ma anche in questo caso, si ricade in un errore marchiano; difatti essa nacque – da quanto indicatoci dai più svariati testi accademici – nel nord della Francia, a Parigi con la costruzione della basilica di Saint-Denis ,Paris anno 1136.
In Germania quest’arte si diffuse dalla vicina Francia,per poi prevalere sullo stile romanico,e raggiungere aspetti assai complessi. Ma la Germania recepì quell’arte. Non ne fu l’artefice.

In antitesi,

se tale termine fu utilizzato da Leon Battista Alberti e dal Vasari
(Vasari che ne parla come arte germanica con riferimento alla pittura di Albrecht Dürer/Alberto Duro)
in termini dispregiativi,
vi sarà nel nord Europa un moto opposto, quando si parlerà
storiograficamente (XIX° secolo e prima metà del XX°)
di attività rinascimentale (italiana) – nella pittura – in senso ‘anti gotico’, (e con pari intento dispregiativo, si tratterà dello ‘stile italiano’ in genere).

Una presunta attività concettuale rinascimentale ‘anti gotica’, che è semplicemente inspiegabile;

come poteva esserci un’attività pittorica anti gotica, se l’arte della pittura nel gotico non esisteva se non in forma limitatissima nelle vetrate dipinte (e queste stesse erano parte integrante della architettura) ?

Masaccio alias Tommaso di ser Giovanni Cassai Particolare Cappella Brancacci S M del Carmine Fi Masolino Masaccio Leon Battista Alberti Brunelleschi soloalsecondogrado

Masaccio alias Tommaso di ser Giovanni Cassai
e
Masolino da Panicale,
Particolare della Cappella Brancacci,
presso
la chiesa di Santa Maria del Carmine,
1425 circa Firenze.
Il gotha/l’elite del primo Rinascimento;
in primo piano
Leon Battista Alberti,
a sinistra di chi guarda,
Masaccio e Masolino
e
a destra,
Filippo Brunelleschi.
Pur trattandosi di pittura ‘a fresco’,
e realizzata agli albori del Rinascimento,
quest’Opera non cessa mai di stupire per
la qualità stilistica.
Sia nella sua costruzione s’insieme;
l’ordinata architettura narrativa scelta,
sia per il disegno,
sia per la spazialità cromatica
creata attraverso l’interazione tra i colori.
[ see/vedi nota (***) ]

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Cappella Brancacci Masolino da Panicale e Masaccio Chiesa di Santa Maria del Carmine Firenze a soloalsecondogrado

Cappella Brancacci;
Masolino da Panicale e Masaccio
1425 circa.
Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze

Cappella Brancacci Masolino da Panicale e Masaccio Chiesa di Santa Maria del Carmine Firenze b soloalsecondogrado

Cappella Brancacci;
Masolino da Panicale e Masaccio
1425 circa.
Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze
Parete destra ( a sinistra di chi guarda);
i due registri;
in alto, ‘San Pietro (pesca)’ ed ‘il tributo’,
in basso, ‘Resurrezione del figlio di Teofilo’ e
‘San Pietro in cattedra’ e
– a sinistra di San Pietro – ,
gli autoritratti
di Masaccio, Masolino, Leon Battista Alberti e
Filippo Brunelleschi.

Cappella Brancacci Masolino da Panicale e Masaccio Chiesa di Santa Maria del Carmine Firenze f soloalsecondogrado

Cappella Brancacci;
Masolino da Panicale e Masaccio
1425 circa.
Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze
Parete destra ( a sinistra di chi guarda);
i due registri;
in alto, ‘San Pietro (pesca)’ ed ‘il tributo’,
in basso, ‘Resurrezione del figlio di Teofilo’ e
‘San Pietro in cattedra’ e
– a sinistra di San Pietro – ,
gli autoritratti
di Masaccio, Masolino, Leon Battista Alberti e
Filippo Brunelleschi.

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(***)
Nota;
(…)’ Ho chiamato ‘il bruno’ (Brown color), colore storico.
Esso difatti trasforma l’atmosfera dello spazio di un’Opera che diviene indice della direzione; del futuro…
Esso sottolinea il linguaggio della realtà nel momento della rappresentazione, arricchendo il simbolismo della pittura occidentale.
… Questo colore ha qualcosa di protestante, esso anticipa il panteismo nordico del XVIII secolo, è l’unico colore base che manca nell’arcobaleno’.(…)

[O. Spengler ne :’ Il tramonto dell’Occidente’ Parte prima capitoli IV e V]

Sbandierato da Spengler
come il colore fondamentale scoperto e utilizzato dalla pittura del nord europa, questo colore – il bruno – ,questo colore ‘fuori dall’arcobaleno’ trova in realtà il suo antesignano nell’Opera ,presso la chiesa del Carmine,
di Masolino e Masaccio,
come da frammento d’immagine di affresco, qui sopra (lo specchio con gli autoritratti di Masaccio, Masolino, Alberti e Brunelleschi).
L’atmosfera che è suggerita dall’affresco della Cappella Brancacci, e in particolare dal riquadro qui sopra, è inequivocabile.

Cfr/cf; the brown color of Rembrandt, https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/07/20/from-the-dissolution-of-perspective-to-the-dissolution-of-the-image-two-parallel-routes-with-a-single-objective/[/caption]

Ma anche nella architettura,
non sembra esservi stato un fenomeno pedissequo di assimilazione da parte della penisola italica, della architettura gotica – tanto contrapposta a quella romanica (latina) –
Eccone una piccola traccia, che se non vuol essere una dimostrazione esauriente, mette in luce date storiche incontrovertibili, in relazione alla struttura architettonica stessa;

se osserviamo la cupola della Cattedrale di Pisa, una cupola dall’aspetto insignificante e trascurata dalla critica artistica di maggior rilievo,

– ovvero la cupola che si erge all’incrocio dei due bracci tra loro ortogonali che formano il corpo del Duomo di Santa Maria Assunta, cioè la Cattedrale –

notiamo che questa cupola pisana (anno 1070 circa) è l’embrione, nella sua espressione estetica, di quella che sarà quella del Brunelleschi a Firenze e poi quella di Michelangelo a Roma.
Essa non è altro che un arco a sesto acuto, o comunque rialzato, fatto ruotare sul proprio asse centrale verticale che corre dal vertice alla base.
E, si noti che essa era all’incrocio non di una croce latina come lo è oggi
– croce che come qui sopra fatto cenno forma il corpo del Duomo di Santa Maria Assunta –
ma di una croce greca.
Il loggiato subito sottostante la cupola, sorta di lungo corridoio circolare, è sorretto da tante colonnine collegate tra loro da un primo arco a tutto sesto ma a cui è sovrapposto un arco triangolare, a cui è alternato un arco a sesto acuto; tipico elemento gotico!.

Ma questo sessant’anni prima, della prima costruzione gotica (basilica di Saint-Denis ,Paris anno 1136).

E, si noti infine ancora che artefice di ciò fu un misterioso architetto bizantino, o comunque levantino , certo ‘Buscheto’.

Cattedrale di Santa Maria Assunta La cupola pre gotica a Pisa Cathedral of Santa Maria Assunta The dome of the Cathedral built before the birth of Gothic art soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria Assunta
Pisa
La cupola pre – gotica
Cathedral of Santa Maria Assunta
Pisa
The dome of the Cathedral
built before the birth of Gothic art.
year 1070

Cattedrale di Santa Maria Assunta La cupola pre gotica b Pisa Cathedral of Santa Maria Assunta The dome of the Cathedral built before the birth of Gothic art soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria Assunta
Pisa
La cupola pre – gotica
Cathedral of Santa Maria Assunta
Pisa
The dome of the Cathedral
built before the birth of Gothic art.
year 1070

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Cattedrale di Santa Maria Assunta La cupola pre gotica c Pisa Cathedral of Santa Maria Assunta The dome of the Cathedral built before the birth of Gothic art soloalsecondogrado

Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Cupola pre – gotica.
Pisa
Cathedral of Santa Maria Assunta
The dome of the Cathedral
built before the birth of Gothic art
year 1070
Under a dome,
– which is a pointed arch made to rotate on its vertical axis –
there are a series of triangular arches alternating with pointed arches typical of the future Gothic art, ie French.

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Se ci peritiamo di andare ad osservare l’arte islamica,
che il mondo occidentale ben conobbe attraverso il fenomeno delle Crociate cioè attraverso una sorta di ‘esplorazione armata’,
notiamo che grazie alle osservazioni fatte sul campo dai crociati ,della realtà architettonica del vicino oriente, ne sono seguite le similitudini che ritroviamo nello stile gotico.

L’influenza bizantina, attraverso il mosaico,
sembra essere un altro elemento di partenza nel mondo occidentale. In specie nella penisola italica, per l’arte figurativa.
Piatte ed algide inespressive figure – costruite attraverso la tecnica del mosaico – , percorrono le navate delle Chiese romaniche;
basse, semplici, perennemente in penombra ma straordinariamente accoglienti nella preghiera.
Il loro equilibrio sta nel superamento delle prime Chiese proto – cristiane; oscure e pesanti in una visione di un Dio severo e castigatore.
La Chiesa romanica è in perenne equilibrio;
così a ricordarci in tal senso il tempio greco: ‘a misura d’uomo’ .

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A queste brevi valutazioni, di carattere oggettivo,
altre qui ne seguono che mettono in luce i limiti di quanto sopra indicato.

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La letteratura critica,
mette spesso in correlazione il nascere del Rinascimento col decadere della potenza (e del prestigio morale) della Chiesa e quella del sacro Romano Impero.
Realtà politiche egemoni e totalizzanti – ed in perenne conflitto tra di loro – , alle quali si andranno a sostituire sistemi di governo quali signorie e principati; realtà politiche che potremmo definire locali e dunque anch’esse ‘a misura d’uomo’.
Solo che si andò a sostituire ai due poteri totalizzanti – anche in campo religioso e morale, come con l’autorità della Chiesa – , con altre realtà politiche che non furono da meno.
Per avere una riprova di ciò basta osservare le vicissitudini fiorentine con la Signoria della famiglia dei Medici.
Il David di Michelangelo, è l’espressione più pura di quella ribellione ad un potere – quello dei Medici – che pretendeva di auto definirsi libero ed illuminato
( see/vedi; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/08/29/4-david/ )

Il papato,
col calare del suo potere temporale, non vide calare il suo mecenatismo con una riduzione della committenza di Opere d’arte,
tutt’altro;
mai vi fu tanto impegno della Chiesa nel riciclare ed accrescere il patrimonio artistico in tutti i campi, in relazione al progressivo scemare della sua autocrazia.
Va notato, che la politica religiosa della Chiesa cattolica fu assai abile;
abbandonate le ‘maniere forti’ che dunque andavano per le spicce, nel vedere il mutare dei tempi, vi si adattò affrontando il nascere di un nuovo sistema anche artistico, nella maniera più consona; adeguandosi ai nuovi tempi e gusti anche nell’arte.
Più che essere influenzata da questi sommovimenti artistici essa li utilizzò per i propri scopi, finendo anche per influenzarli.
Di certo non si fece travolgere come Fra’ Girolamo Savonarola, dai nuovi tempi.

Gli imperatori,
erano altrettanto avidi nel fare incetta d’Opere d’arte o nel commissionarne di nuove.

Non vi è mai stata una vera contrapposizione tra mondo politico – vecchio o nuove realtà che siano – ed artistico rinascimentale.
E non vi è mai stato un vecchio potere ,imperiale o papale, gravante sugli artisti prima del Rinascimento che ne impedisse una libera produzione artistica.
Libera per lo meno quanto nel periodo rinascimentale, in cui dei vincoli morali e religiosi erano indubbiamente imposti attraverso dei Concili, o per prassi comune.

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Un altro aspetto,
riguarda il fenomeno, prima di ‘Girolamo Savonarola’ e poi di ‘Martin Lutero’ alias la Riforma.

Se il primo si preoccupò di ricondurre le pecorelle smarrite ad un’ordine cristiano ormai lacerato nel profondo,
il secondo non fu certo inferiore in questo rigore mistico da recuperare, ma ebbe l’occasione di non fermarsi al solo aspetto religioso.
Entrambi sono da vedere – e da annoverare – tra quegli accadimenti ricorrenti nella storia, in cui si cerca di ‘tornare indietro’;

Savonarola e Lutero sono l’espressione comune del tentativo di recuperare una centralità religiosa, teocratica e pura , in ogni campo dell’agire umano.

Due uomini puri nel loro pensiero prettamente medievale

Ciò che differenzia Lutero da Savonarola,
non sta dunque nella direzione intrapresa, ma solo nel fatto concomitante, e per certi aspetti fortuito, che il nord Europa ,cioè i Principi tedeschi, ebbe/ebbero l’occasione di cogliere al volo quel tentativo di ritorno ad una pura spiritualità religiosa per affrancarsi – in realtà – dal potere temporale della Chiesa cattolica.

Entrambi i frati,
videro con malevolenza le Opere rinascimentali.
In particolare Savonarola, che a differenza di Lutero ne era letteralmente circondato, portò al rogo (++) molte di quelle Opere ‘pagane’ o ‘profane’, con il placet di molti artisti, anche non pittori;
da Pico della Mirandola (che divenne frate domenicano, e aveva per padre confessore Savonarola stesso) a Bartolomeo della Porta (anche lui divenuto frate domenicano – Fra’ Bartolomeo – ) a Lorenzo di Credi etc…

(++)
‘Al rogo…’, prima che al rogo ci finisse Fra’ Girolamo stesso, dopo essere stato impiccato e dopo aver confessato sotto tortura (da parte dei frati francescani) di aver mentito nelle apparizioni mistiche divine che lo illuminavano sul ‘da farsi’ nella Firenze ex medicea ,priva dei Medici, cacciati dalla città.
Lutero al rogo non ci finì per le ragioni politiche di cui sopra fatto cenno.
Poté quindi affrancare il mondo germanico dal potere temporale della Chiesa di Roma, facendo nascere e completando un nuovo Sistema religioso che denominò ‘evangelico’, ispirato alla semplicità del Vangelo (Sistema religioso che i cattolici bollarono, allora come ai nostri tempi, col termine di ‘protestante’),
quindi, dismesso l’incarico di presbitero (sacerdote) ,non più Sacramento ma semplice incarico ‘pro tempore’, prese moglie, Caterina von Bora (una ex suora) e mise su famiglia numerosa (ebbero sei figli).

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La famiglia Luther ;

lukas cranach il vecchio ritratto di martin luther e katharina von bora soloalsecondogrado b

Lukas Cranach il vecchio, – scuola –
ritratto di Martin Luther e della moglie Katharina von Bora. Museo degli Uffizi Firenze.

lukas cranach il vecchio ritratto di martin luther e katharina von bora soloalsecondogrado c

Lukas Cranach il vecchio, – scuola –
Qui ritratto di Martin Luther  Museo degli Uffizi Firenze.

lukas cranach il vecchio ritratto di martin luther e katharina von bora soloalsecondogrado d

Lukas Cranach il vecchio, – scuola –
Qui ritratta Katharina von Bora,  Museo degli Uffizi Firenze.

lukas cranach il vecchio ritratto di martin luther e katharina von bora soloalsecondogrado a
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Ecco qui di seguito due esempi di pittura,
– la prima ‘profana’, la seconda ‘pagana’ – ,
scampati alla furia di ortodossia religiosa di stampo medievale di Fra’ Girolamo Savonarola & Confratelli;

Lorenzo di Credi Venere Uffizi d

Lorenzo di Credi
Venere
1490 Uffizi

Lorenzo di Credi Venere Uffizi e

Lorenzo di Credi
Venus
1490 Uffizi

Lorenzo di Credi Venere Uffizi f

Lorenzo di Credi Venere Uffizi c

Lorenzo di Credi Venere Uffizi b

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Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo Porzia moglie di Bruto d soloalsecondogrado

Bartolomeo della Porta
alias Frate bartolomeo Porzia
Porzia
moglie di Bruto
anno 1495 Uffizi

Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo Porzia moglie di Bruto c soloalsecondogrado

Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo Porzia moglie di Bruto b soloalsecondogrado

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Un ultimo aspetto riguarda l’impostazione filosofica rinascimentale,
che vide un ritorno – dopo secoli di scolastica tomistica – al Pensiero di Platone anche attraverso il Pensiero di Marsilio Ficino che non poté non rifarsi a Sant’ Agostino.
Il Suo patos interiore,
in cui coglieva la Verità nell’interiorità del singolo, parafrasando le parole di San Luca (il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo),
il Suo rielaborare principi Platonici,
in cui trovava che l’amore aveva nella bellezza il suo naturale innesco, e… l’arte era fucina primaria di bellezza attraverso immagini straordinariamente
evocative,

portarono secoli dopo
– attraverso Marsilio Ficino ed altri filosofi rinascimentali –
ad una complessa
– e inevitabilmente anche alle volte contraddittoria –
produzione artistica come mai vista e del tutto peculiare.

Ecco il perché

del sottotitolo di cui sopra:’

The Renaissance; the tip of the iceberg,

alias (…)

Mendeleev’s periodic table (The periodic table of elements) !

 

Ovvero una sorta di tabella di elementi di base
(gli elementi atomici di cui l’universo sembra essere costituito, secondo la scienza chimica),
di cui sopra fatto breve cenno,
che composti tra loro generarono risultati impensabili ed imprevedibili e come detto alle volte contraddittori.

Uno straordinario ed irripetibile risultato alchimistico.

 

Il Rinascimento non fu classicismo, ne il manierismo anti classicismo, ed è certo balzana l’affermazione che il Rinascimento ebbe un moto anti gotico.
Esso fu un periodo, un’epoca ,tra le varie, che potevano formarsi.
Un’epoca espressione di una penisola che generò città Stato che si fronteggiavano con armi come con produzioni artistiche.
Ma un’epoca che nel contempo era ecumenica nel senso etimologico, cioè mondiale, poiché travalicava i confini di quella penisola attraverso la supremazia religiosa della Chiesa di Roma.

Un’epoca erede ,per volontà e per luoghi (penisola italica), del mondo greco romano dai cui ereditò ,reinterpretandolo, il passato filosofico greco e quello giuridico romano.
Un’epoca la cui opulenza materiale era pari a quella culturale per eredità storica e per auto incremento. Una cultura capace di coniugare l’inconciliabile;
la carità cristiana con le faide tra antiche e neo nate famiglie nobiliari.
Un’epoca in cui la produzione di bellezza ,(come già detto innesco platonico dell’amore – profano o divino – ) delegata ad abili artisti, compensava ,riassorbendola in se, ogni contraddizione.

Un’epoca che portò – ed espresse nel contempo – ad una maturità religiosa che perdura fino ai giorni nostri, e che cercava ‘Dio nell’uomo’ e non più l’opposto; che prese atto del necessario passaggio del testimone da un Dio morto e deposto alla sua creatura terrena.(vedi link qui subito sotto).
Un passaggio
che implicava il coraggio di non accettare più la Provvidenza divina come l’unico mezzo indicante l’esatto divenire della storia in funzione dell’imperscrutabile disegno divino, nonché della Sua Carità, quando la sofferenza terrena diviene insopportabile.
Provvidenza e Carità, si affiancavano ormai al nuovo strumento umano: la volontà. La nuova forza al servizio dell’uomo stesso.
E nel contempo un passaggio che implicava l’accettazione del ‘caso’ ,ovvero ‘la fortuna’, come una variabile che sopperiva ,alle volte, alla virtù falsando ingiustamente il risultato a favore di chi non meritevole.
( La fortuna, il caso viene
ad assumere quindi l’aspetto di una divinità malefica, diabolica ).
Ecco quindi che, deposte Provvidenza e Carità non restava altro a l’uomo che le proprie virtù umane, esercitate nell’agire terreno e non solo ,come un tempo, nell’ascesi divina.
Una virtù
– che è sia estrinsecazione di una volontà di origine divina,dunque ‘buona’,sia alla base di una potente volontà psichica che porta alla virtù stessa. ( Non è un caso la nascita della ‘Scienza Media (Intermedia), grazie al Gesuita Luis de Molina,proprio in questo periodo storico. )
con cui egli stesso diviene padrone e Signore della storia, del proprio divenire.
Se si vuole un uomo che si fa Dio;
che diviene una novella divinità dell’Olimpo.
Ecco il vero legame con l’antichità classica greca. Un novello semi Dio; mortale, limitato nei poteri, ma libero di auto determinarsi.
Più che capirlo il Rinascimento va ed andava sentito.
Va da se che col passare degli anni le nuove generazioni fino alla nostra percepivano via via meno quel ‘sentire’,
necessitando dunque di sistemi interpretativi che ,per quanto sopra espresso, hanno finito col rivelarsi tanto più poveri e fallaci per quanto complessi.

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/09/04/the-renaissance-michelangelo-buonarroti-the-tip-of-the-iceberg/

del post al link qui sopra riporto in particolare;

Jacopo Carucci alias Pontormo Deposizione di Cristo chiesa di santa Felicita Firenze a soloalsecondogrado

Jacopo Carucci
alias
Pontormo;
deposizione di Cristo
chiesa di santa Felicita Firenze anno 1525


As for the colors used, and their extension from the garments to the figures, see the two comments, here just above, the two photographs of the ‘tondo Doni’./

Per ciò che riguarda i colori utilizzati, e loro estensione dalle vesti alle figure, vedi i due commenti qui subito sopra,
alle due fotografie del ‘tondo Doni’.

 

 

Ciò che appare evidente, non è questo o quel particolare, ma la mancanza di un elemento predominante fino ad allora
nella pittura; la Croce.
In questa ‘Deposizione’, Pontormo ha tolto questo elemento.
Così facendo ha dato non solo alla figura di Cristo, ma all’uomo del cinquecento stesso,
una dimensione spiccatamente umana,concentrando l’attenzione non sul simbolo – per profezia biblica ( Profeta Elia e Libro dei Salmi) – per antonomasia del sacificio, ma sull’uomo.
La Croce era non solo nell’antica Roma,ma anche a quei tempi, il simbolo per eccellenza del supplizio inferto come estrema sanzione dalla Collettività stessa, ai peggiori criminali.
Per la mancanza della Croce si è parlato di ‘Trasporto’ di Cristo e non di ‘Deposizione’ dello stesso.
In realtà la mancanza della Croce, ha nella dimensione umana or detta, la sua ragione. E non a causa di una diversa scena della Passione.
E, ad ogni modo, si potrebbe validamente sostenere che la scena non rappresenta ne quella del ‘Trasporto’ di Cristo, ne quella della ‘Deposizione’ dello stesso, sostenendo invece, che in realtà si tratta de: ‘Compianto su Cristo morto’ – ‘Compianto sul corpo di Cristo’ – / ‘Lamentation over the Body of Christ’

 

Si noti infine,
quanto poco margine ha dato Pontormo allo spazio circostante le figure;
– le figure tutte umane Cristo compreso; le figure umane unici veri elementi che compongono l’Opera –

;cielo e terra sono quasi inesistenti, e sono unificati nel colore; un grigio cupo. Non un azzurro od un arcaico fondo oro; ma un grigio.
Ed una sola nuvoletta raffaelliana [ see/vedi nota (**) ] completa quello spazio volutamente limitatissimo.

E… perché mai un grigio unificante cielo e terra?
Se con il Pontormo un unico colore tetro unifica due spazi ben differenti – quello divino del cielo azzurro e quello umano della terra grigia – vuol dire che la dimensione umana del divino
(‘ Dio nell’uomo e non più l’uomo in Dio…’, vedi ; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/10/19/museo-di-san-marco-firenze-visita-virtuale/)
era stata pienamente raggiunta, dopo i precursori dell’età moderna Cimabue e Giotto di Bondone, dopo i suoi continuatori, Masaccio e Masolino, e dopo il successivo contributo del Beato angelico (Guido di Pietro),i quali intrapresero con le loro Opere un processo discendente ; dall’alto verso il basso , dal cielo alla terra,
col Pontormo in quest’Opera il ‘processo discendente’ viene completato.
La dimensione umana del divino è raggiunta.
‘ Dio nell’uomo e non più l’uomo in Dio…’ o, se si vuole , con altra terminologia :’ non più una Fede che vuole cercare la ragione, ma una ragione che cerca una Fede’

 

 

 

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Jacopo Carucci alias Pontormo deposizione di Cristo chiesa di santa Felicita Firenze f soloalsecondogrado

Jacopo Carucci
alias
Pontormo;
deposizione di Cristo
chiesa di santa Felicita Firenze anno 1525
Si noti l’incarnato della figura centrale che sorregge il Cristo;
una velatura rosa – che caratterizza la veste della Vergine di Michelangelo – è qui il colore della pelle di questa figura centrale, del suo busto.
Mentre il suo volto, si confonde col colore del corpo di Cristo; un verde tenue.
L’incarnato verdastro del Cristo è del colore tenue del suo stesso perizoma.
Il colore ‘narrante’ diviene protagonista; ed in modo del tutto originale.Ben lontano dalla pittura a velature / tonale ,dei veneziani.

Ma se, come sopra detto, vi è con il Pontormo un completamento del processo discendente, vi è nel contempo un trasferimento sull’uomo del peso del mondo.
Una maturità artistica riflette dunque una maturità dell’uomo stesso ormai ‘adulto’, ormai capace di svincolarsi da un legame infantile col proprio Creatore.
Ma proprio per questo sente il peso indescrivibile delle responsabilità che a ciò consegue.
Si è indagato e si continua ad indagare su cosa sia mai stato il Rinascimento; non consiste forse soltanto in questo passaggio del testimone?

 

 

 

 

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Jacopo Carucci alias Pontormo deposizione di Cristo chiesa di santa Felicita Firenze y soloalsecondogrado

Jacopo Carucci aka Pontormo
Deposition of Christ
Church of Santa Felicita Florence
Particular
of the head of the figure
that holds the deposed Christ.
A despair no more – or, not only –
for the death of Christ, for His sacrifice …
But for the man himself, – the man cries himself –
He endures – from now on – in complete solitude
the weight of their ethical choices
——————–
Jacopo Carucci alias Pontormo
Deposizione di Cristo
Chiesa di Santa Felicita Firenze
Particolare
della testa della figura
che regge il Cristo deposto.
Una disperazione non più – o, non solo –
per la morte del Cristo, per il Suo sacrificio…
Ma per l’uomo stesso, – l’uomo piange se stesso –
Egli sopporta in piena solitudine
il peso delle proprie scelte etiche

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Cappella Sistina Creazione di Adamo Michelangelo Buonarroti soloalsecondogrado d


Michelangelo Buonarroti
Sistine Chapel;
the creation of Adam?
year 1512
Or…,
a passage of the witness from God to man,
His creature?
A ‘descending’ process;
from top to bottom, from heaven to earth,
a transfer on the man of the weight of the world.
An artistic maturity
that reflects a maturity of the man himself now ‘adult’.
Now able to break free from a childhood bond
with its Creator.
In some images of Michelangelo there is something disturbing.
In this, God – the Almighty – gives the impression of a biblical Patriarch,
with its great qualities but also with its ‘human faults’.
He embraces Eve, the first woman, who has yet to be born – because he is creating Adam – or a concubine?
And anyway, even if she were Eve, God embraces her from ‘husband’ …
Michelangelo, when he began painting the Sistine Chapel, was an established artist.
Only for this reason, the two Popes who saw the painting of these frescoes accepted the result of Michelangelo’s work.

Even with Michelangelo’s painting, God the Almighty, it seems to have a human dimension …

 

 

 

———

.
[çç]

…attraverso i metodi critici che ‘tagliano‘,

‘(…) Che cosa è l’anima?
Se il puro intelletto potesse darci una risposta, la scienza risulterebbe perfettamente inutile.
Nessun psicologo dei giorni nostri ha saputo dirci cosa sia la volontà, il pentimento, l’angoscia, …
l’intuizione artistica.
E ciò è comprensibile, poiché si può analizzare soltanto ciò che è sistematico, e con dei concetti si definiscono solo altri concetti.
Tutte le sottigliezze del gioco intellettuale basate su concettuali distinguo,
tutte le presunte osservazioni basate sul nesso esistente tra dati sensibili e nesso corporeo [ leggi ‘filosofia di Kant’, n.d.c. ]
e tutti i presunti processi interni, non sfiorano lontanamente ciò di cui qui si tratta [dell’anima].
La volontà non è un concetto, ma un nome, una parola primordiale come
Dio , un segno di cui siamo interiormente certi pur senza poterne dare una descrizione.
L’anima resterà eternamente inaccessibile alla ricerca scientifica.
Le varie lingue ci ammoniscono di non dividere la realtà psichica, evitando anche di cercare di classificarla come un sistema.
Qui non c’è nulla da ordinare.

I metodi critici ( i metodi che ‘tagliano‘) si possono solo applicare al mondo come natura(…)’

Oswald Spengler : ‘il tramonto dell’Occidente’ parte prima, capitolo V ;’sulla forma dell’anima’.

The Renaissance; the tip of the iceberg, alias (…) Who can tell me what the Renaissance was?

The Renaissance; the tip of the iceberg,

alias (…)

A deadly boring post … admission by ‘mortally boring readers’ only !

….

(Prima parte)

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[Students have – first of all – need intellectually honest teachers
Students sense the intellectual dishonesty of their teachers and react by moving away from their studies.]

cfr/cf:

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/

A tribute and recollection to: ‘Carlo Michelstädter’

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Dopo i due post precedenti;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/09/04/the-renaissance-michelangelo-buonarroti-the-tip-of-the-iceberg/

e,

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/08/31/the-renaissance-leonardo-da-vinci-the-tip-of-the-iceberg/

aggiungo qui di seguito alcune considerazioni che vogliono riassumere e chiarire – ma certo non concludere – quanto di irrisolto e controverso sembra esservi sul termine

‘Renaissance’/’Rinascimento’& dintorni.

Uffizi interno Uffizi Museum interior In the background, 'the Vision of St Bernard' by Bartolomeo della Porta a soloalsecondogrado

Uffizi interno
Uffizi Museum interior
(Leonardo da Vinci Room)
The indescribable suspended atmosphere,
in an empty and silent museum.
In the background ‘the Vision of St Bernard’,
by Bartolomeo della Porta, 1505

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Uffizi interno Uffizi Museum interior In the background the Vision of St Bernard by Bartolomeo della Porta On the left Annunciation by Leonardo da Vinci b soloalsecondogrado

Uffizi, interno
Uffizi Museum interior
(Leonardo da Vinci Room)
In the background the Vision of St Bernard
by Bartolomeo della Porta
On the left
Annunciation by Leonardo da Vinci

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L’universo rinascimentale secondo la critica.

Una prima premessa;

Chi si perita di leggere ( o rileggere da precedenti studi scolastici ) con una certa attenzione un gran numero di libri,

– dai testi scolastici, alla saggistica, a scritti in autorevoli pubblicazioni enciclopediche –

che hanno la pretesa di spiegarci cosa sia l’arte figurativa, ne trarrà nel suo insieme un certo qual senso di delusione.
Avrà solo ottenuto una complessa ed allo stesso tempo vuota visione del mondo dell’arte.
Lo stato mentale in cui ci si ritrova è quello in cui concetti, definizioni, persino nomi illustri dell’arte… si dissolvono nella memoria, riconducendo il livello della nostra conoscenza di questo mondo figurativo, a quello di uno zero assoluto!
Una reale visione del mondo dell’arte
che non si limita a descrivere la rappresentazione statica e dinamica di persone e cose, dei colori, delle tecniche compositive etc…,

– che poi sono invece, nel loro insieme, quanto solitamente descritto dell’arte da uno scrittore (critico dell’arte) – ,

deve ammettere una visione non solo dal punto di vista della ‘storia dell’arte’ ,

– come, per giunta, fatto inspiegabilmente a se stante della storiografia, come poi viene intesa ed insegnata – ,

ma una visione come espressione della storiografia nel suo insieme, che poi va necessariamente ricondotta

– storiografia in cui va peraltro reintrodotto l’elemento ‘culturale’ nel suo retaggio antico, da tempo estromesso a discapito dello studio politico e economico della storia stessa –

a considerazioni più ampie che molti si compiacciono di etichettare come ‘filosofia della storia (dell’arte)’.

Tutto ciò ci sembra ,di primo acchito, con l’aiuto della memoria che ci riporta a letture critiche ormai lontane, essere già stato svolto.
Ma… quel certo senso di delusione di cui sopra permane.

Che tutto ciò sia frutto di trascuratezza o peggio ancora negligenza,sembra assai improbabile.
Come ci appare inspiegabile il tacere da parte di questo o quell’Autore (o da parte di una Direzione museale) su certi fatti, o su aspetti di certi artefici (artisti), o sui capricci di certa committenza – spesso definiti come ‘mecenati’ – o su situazioni economiche del tempo studiato in relazione all’arte etc…
Ma già la faccenda diviene più chiara ,e maleodorante,
se teniamo conto dei natali del critico di turno – sovente estraneo ad una formazione artistica – , che ci spiega cosa sia l’arte,e
se lo relazioniamo al suo tempo con particolare attenzione alle influenze economiche e politiche.

[ In merito ai ‘natali del critico di turno‘, qui visti come un probabile elemento in qualche modo limitante una produzione obiettiva di critica artistica,
va notato che due opere di critica dell’arte di un certo valore , seppur datate

– e malgrado ciò a tutt’oggi considerate attuali –

una del 1855 e l’altra del 1860 , rispettivamente :‘Der Cicerone/Il Cicerone’ e ‘Die Kultur der Renaissance in Italien/La Civiltà del Rinascimento in Italia’
sono state scritte – guarda caso – da uno svizzero ; Jacob Burckhardt.
Cioè da un rappresentante di un mondo, quello svizzero, al centro dell’Europa ed allo stesso tempo separato da tutti gli altri Paesi europei,
per tradizione antica di neutralità.
Un mondo, quello svizzero, lontano dalle pesanti contese – leggi conflitti – tra gli Stati europei.]

La conclusione,
in una prima riflessione sul mondo della critica artistica che ‘critica’/ci spiega l’arte , ci porta in definitiva a considerarla come una sorta di ‘mondo agiografico’ che crea opere letterarie di critica artistica, sostanzialmente agiografiche, legata indissolubilmente al mondo dell’arte sia come importante voce commerciale nei bilanci statali del turismo,

(see/vedi quanto già detto a proposito del Beaubourg; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/ )

sia come voce altrettanto importante, nel mercato internazionale dell’arte anche contemporanea, che spesso permette di vendere ‘una tela imbrattata di colore’ per centinaia di milioni di euro!

( see/vedi le cronache d’asta di http://www.sothebys.com/en/auctions.html and, https://www.christies.com/ )
[Queste le due cause principali, ‘di bilancio’ e ‘di mercato dell’arte’, alla base di una certa ‘critica dell’arte’]

e vedi/see ;
https://www.raiplay.it/video/2018/05/Savonarola-Il-falo-delle-vanita-f508fbf7-c9c0-4942-960b-cb60757d501a.html
[La ragione politica, alla base di una certa ‘critica dell’arte’]

documentario RAI sul Governo di frate Girolamo Savonarola (1494/98) nella Firenze rinascimentale che inizia con le seguenti parole:’

:’ Nel corso della storia è successo e succede che frustrazioni sociali, economiche e politiche, trovino un riscatto nel recupero dell’identità religiosa,
e che questo recupero si trasformi poi nel fanatismo ed integralismo religioso…’

Cristoforo Gorno.

RAI storia :’il falò delle vanità’ ottobre 2018 [Cronache dal (del!) Rinascimento]

Questa tesi in se non deprecabile,
è in realtà del tutto fuorviante, in questo caso in cui si cerca di indagare la vera natura delle ragioni del Governo di Fra Girolamo.
Essa si conclude ,inoltre, con una domanda ‘di giudizio’ sul Governo teocratico del Priore di San Marco,
citando le parole di Francesco Guicciardini (uno storico fiorentino dell’epoca) ne:’Storia d’Italia’ il quale afferma (con parole trascritte in un italiano attuale):’

:’se (Fra Girolamo Savonarola) aveva ragione fu Profeta,
se era un bugiardo era un grande uomo lo stesso, avendo grande talento’
Francesco Guicciardini ne:’Storia d’Italia’ – 1540 –

Ovvia la volontà in questo programma RAI (di Cristoforo Gorno, ex insegnante di Liceo),
a non affrontare tematiche più profonde – le vere ragioni – che possono spiegare il Governo teocratico fiorentino durato pochi anni ;
le democrazie fasulle, come anche la Signoria illuminata quanto un eclissi, della famiglia Medici, e forze centrifughe oligarchiche fiorentine,che si davano battaglia per i propri interessi finanziari…
Ciò permise un Governo fantoccio, quello di Savonarola,
affidatogli da queste fazioni in lotta, in quanto Figura ecclesiastica pura – non ‘interessata’ come quella del Papa e di molti Cardinali – ,
capace di tenere le distanze da ogni favoreggiamento verso questa o quella fazione cittadina…
Ma appena ci fu riappacificazione tra le varie forze in lotta, Savonarola fu eliminato con un bel rogo. E si costituì una Repubblica (quella di Piero Soderini)
E quando ci fu riappacificazione tra le due forze dominanti sul piano internazionale (Papa e Imperatore), fu ‘arsa’ anche la Repubblica del Soderini

E’ dunque evidente sia l’inconsistenza delle ragioni / tesi ( di primo acchito pure abilmente convincenti! )
sostenute nel programma RAI, sia la motivazione principale per le quali vengono sostenute;

per il loro riflesso non scomodo – sui tempi anche attuali.

Evitando in questo modo il confronto – scomodo – anche con i tempi attuali…con le reali ragioni sopra accennate (le democrazie fasulle…) .

Ad ogni modo,
se è vero che Savonarola e Luther sono tra loro assimilabili in un ritorno ai principi pauperistici dunque evangelici della Chiesa, è pur vero che questa affinità trova ben altre diverse ragioni di fondo, e ben altri scopi nell’uno e nell’altro che li differenzia nettamente.
Ragioni che esulano dal mondo della Chiesa.

Entrambi i Frati avranno anche la caratteristica di informare la Collettività intera al mondo cristiano – tentativo solo in piccola parte riuscito – ,
ma in maniera ‘interessata’ – o per lo meno strumentalizzata –  con Martin Luther, ed in modo del tutto ascetico con Girolamo Savonarola.

In merito riporto quanto già scritto in altro post

( https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/04/08/voulez-vous-paris-la-province-francaise-avignon/ )

; see/vedi,  (^^^)  in fondo a questo post.
.

E questo avviene in un semplice programma di storia del Rinascimento..! (Figuriamoci in occasione di tematiche ben più vicine a questioni attuali…)

[Students have – first of all – need intellectually honest teachers
Students sense the intellectual dishonesty of their teachers and react by moving away from their studies.]

A tribute and recollection to: ‘Carlo Michelstädter’

.

Bartolomeo della Porta alias Frate bartolomeo e soloalsecondogrado

Bartolomeo della Porta
alias Frate Bartolomeo
The vision of St. Bernard
Uffizi anno 1505
(Detail)

.

—————————

Fatta questa doverosa premessa, che poi introduce a queste poche note che seguono,
si può capire – dalle prime righe della premessa stessa di cui sopra – che qui l’intento non è tanto quello di rilevare fatti di cronaca nel mondo dell’arte, scandali artistici da rotocalco,
(che purtroppo costituiscono gran parte del ‘corredo critico’ di molta letteratura critica, spesso mediatica)
ma mettere in luce come la critica anche più rigorosa,

– meno legata a questioni di mercato, e meno ancora legata ai bilanci statali del turismo –

sia essa stessa,

– per ragioni non solo di ‘appartenenza geografica’ , ovvero anagrafica,
ma per ragioni che potremmo definire
per limiti temporali,da una parte, e per struttura concettuale, che riconduce forzatamente l’arte a sorta di elemento di prova di quanto si vuole sostenere, dall’altra, –

impossibilitata a raggiungere una profondità critica di ciò che vuole indagare e descrivere a fondo.

.
Una prima distinzione nel mondo della critica artistica,
la si può fare tra
critica artistica di qualche anno fa,
fino grosso modo al primo quarto del XX secolo,
e quella contemporanea.
La prima,
nel suo elemento più saliente, spesso ci appare culturalmente schierata ad un ambito che potremmo circoscrivere ad una sorta di koinè – non solo linguistica – .
La seconda,
palesa, ormai senza pudore alcuno, scelte critiche in totale servile sudditanza dell’economia, di cui sopra rilevati i due aspetti principali (turistico e di mercato).

Ecco dunque già dataci la possibilità di trascurare ‘la seconda’, abbandonandola al suo triste destino.
( see/vedi; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/ )

La prima,
se ha avuto il merito di cercare di condurre un’analisi approfondita, di un certo rigore,
si è trovata di fronte tre limiti principali;

° la strumentalizzazione politica,(ivi ricompresa quella sociale)

° i limiti di una scienza critica dell’arte che si illudeva di trovare in se tutti gli elementi fondanti

e, il limite più invalicabile di tutti,

° l’impossibilità di pubblicare proficuamente un testo liberamente critico, non tanto per questioni editoriali – di conflitto con un editore – ,
ma per il fatto che un testo di tale portata critica troverebbe un netto rifiuto dello stesso ,a qualsiasi livello,
facendo sprofondare il suo autore in un oblio degno di un reprobo.

.

Botticelli alias Alessandro Filipepi Ritratto di Sant Agostino Uffizi soloalsecondogrado d

Botticelli alias Alessandro Filipepi
Ritratto di Sant ‘Agostino
Anno 1490 circa Uffizi
St. Augustine in his Study
c. 1490 Uffizi
St. Augustine was
one of the greatest philosophers of all time;
He sensed the fragility
of every possible definition of time.
And he wrote: ‘
: ‘What is the definition of the concept of time?
If nobody asks me, I know it well.
But if someone asks me,
I answer that I do not know anymore’

Paraphrasing these words,
we can say that if we ask a critic of the history of art: ‘
: ‘what is the Renaissance?’
He replies that he can not give a complete answer!

 

 

Botticelli alias Alessandro Filipepi Ritratto di Sant Agostino Uffizi soloalsecondogrado e

Botticelli alias Alessandro Filipepi
Ritratto di Sant ‘Agostino
Anno 1490 circa Uffizi
St. Augustine in his Study
c. 1490 Uffizi
St. Augustine was
one of the greatest philosophers of all time;
He sensed the fragility
of every possible definition of time.
And he wrote: ‘
: ‘What is the definition of the concept of time?
If nobody asks me, I know it well.
But if someone asks me,
I answer that I do not know anymore’

Paraphrasing these words,
we can say that if we ask a critic of the history of art: ‘
: ‘what is the Renaissance?’
He replies that he can not give a complete answer!

 

 

Botticelli alias Alessandro Filipepi Ritratto di Sant Agostino Uffizi soloalsecondogrado f

Botticelli alias Alessandro Filipepi Ritratto di Sant Agostino Uffizi soloalsecondogrado c

Botticelli alias Alessandro Filipepi Ritratto di Sant Agostino Uffizi soloalsecondogrado b

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———————-
.
Fatte qui sopra alcune brevi considerazioni sulla critica dell’arte,
aggiungo qui di seguito,
– prima di passare nel post successivo a delle considerazioni sul Rinascimento in relazione ad alcune Opere riprodotte che vogliono testimoniare quanto sostenuto – ,
una nota su l’ Umanesimo.

Nella sua essenza un periodo pre – rinascimentale,
che altro non rappresenta se non il frutto di una trasformazione sociale medievale (un aumento di complessità strutturale).
Società medievale ai primordi formata da un mondo contadino da una parte, e mondo aristocratico dall’altra, di cui la Chiesa era il garante e fonte d’autorità.
Sia per necessità sociali, sia per il formarsi di nuove esigenze imprenditoriali, si vennero a formare figure intermedie quali quelle dei mercanti, dei mercenari(capitani di ventura, come ‘Giovanni Acuto/John Hawkwood), dei notabili (quali , notai, e ragionieri; è del 1494 la nascita della ‘partita doppia’ ideata da Fra’ Luca Pacioli, alias Frate di Borgo San Sepolcro).

Ed è da costoro che nacque l’Umanesimo;
un mondo che prese subito le distanze dal mondo popolare che vide come estraneo e che con tale sentimento fu ripagato.
Ma che nel contempo iniziò, con timida prudenza, a criticare il mondo nobiliare che serviva…
Lo studio dei classici, in latino e greco antico, fu un mezzo per tale distinguo sociale;
ben presto queste nuove figure capirono che l’arma di cui disponevano per affermarsi nella Società di allora,e poi surrogarsi al mondo nobiliare che deteneva il Potere, era quella della cultura, ovvero dell’intera speculazione dottrinale del mondo greco – romano;
la prima ,quella greca, speculativa (filosofica),
la seconda ,quella romana, artefice di quello che sarà, a tutt’oggi, il moderno Diritto.

Il resto venne da se…

Non ci si faccia ingannare dalle Opere apparentemente pauperistiche e popolari di Giotto;
ad esempio l’affresco in cui san Francesco dona il mantello a un Cavaliere povero
– ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi –,
Giotto lavorava per una committenza ricca e disincantata,

( see/vedi ad esempio la cappella degli Scrovegni, commissionata a Giotto dalla famiglia Scrovegni, noti usurai , https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/11/02/scrovegni-chapel-padua-veneto-italy/ )

o per una Chiesa
– fatta anche di Ordini religiosi mendicanti, votati alla povertà –
che richiedeva anche Opere in cui la carità e semplicità evangelica erano il soggetto dell’Opera. Ma che nel contempo garantiva attraverso dogmi sacri/totemici, cioè intangibili, la verticalità del Potere, e come tale indiscutibile.
La committenza era fatta di nobili, notabili e religiosi,
e la produzione artistica di rilievo era destinata ad un gruppo ristretto di figure sociali, non al popolo che poteva al massimo,ammirandone la magnificenza, sottomettersi a quel Potere rigidamente gerarchico e verticale…

.

Ecco un bell’esempio di quanto ora sostenuto;

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi Famiglia Medici Uffizi soloalsecondogrado a

Botticelli aka Alessandro Filipepi
– self-portrait –
Adoration of the Magi
(with the Medici Family),
detail
year 1475 Uffizi

.

.

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici d Uffizi soloalsecondogrado

Botticelli alias Alessandro Filipepi
Adorazione dei Magi (con la Famiglia de Medici)
anno 1475 Uffizi
Rispetto alla sua stessa
‘Adorazione dei Magi’ del 1495,
(see/vedi direttamente attraverso il seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/08/31/the-renaissance-leonardo-da-vinci-the-tip-of-the-iceberg/)
Botticelli, in questa Adorazione del 1475
, in cui si auto ritrae,
è stato certo condizionato dal ricco committente,
Gaspare di Zanobi del Lama, ritratto nel quadro
(l’uomo vestito di azzurro – a destra di chi guarda –
che osserva, come Botticelli, chi osserva l’Opera).
Pertanto Botticelli,
dipinge ,per volontà del committente, non solo personaggi illustri fiorentini, ma fra questi una ristrettissima cerchia, principalmente della famiglia Medici.
Ma ciò è indice anche di quanto qui sopra notato
sull’umanesimo,
su un periodo di formazione embrionale, di una futura
classe dirigente – che diverrà ‘borghese’ –
che ebbe la caratteristica fin dal suo sorgere di essere
profondamente classista e sussiegosa verso il mondo popolare che vide come estraneo e dal quale fu vista con altrettanta diffidenza.
Prova ne sono le esplosioni (apparentemente moralizzanti, ma in realtà vere e proprie guerre civili)
– di quel mondo fatto di cultura semplice,contadina, frammisto ad un pauperismo ecclesiastico di cui Girolamo Savonarola fu rappresentante – ,
che portarono al rogo di molte di queste Opere
nella Firenze del 1497,
governata da fra’ Girolamo
dopo la cacciata della famiglia Medici.

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici c Uffizi soloalsecondogrado

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici b Uffizi soloalsecondogrado

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici h Uffizi soloalsecondogrado

Il committente dell’Opera,
Gaspare di Zanobi del Lama,
ci osserva.
A sinistra (a destra di Messer Zanobi),
vestito in nero, Lorenzo de Medici.

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici f Uffizi soloalsecondogrado

Giuliano de Medici,
fratello di Lorenzo ( il Magnifico),
padre del futuro Papa Clemente VII,
al secolo Giulio Zanobi di Giuliano de’ Medici,
è ritratto assai sussiegoso in prima fila accanto al cavallo.
Verrà ucciso nella congiura dei Pazzi ( e Bandini Baroncelli) nell’aprile del 1478,
da Bernardo di Bandino Baroncelli,
disegnato da impiccato,
da Leonardo da Vinci,
presso il palazzo del Bargello.
(see/vedi, https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/06/24/bargello-and-surroundings/
e;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2018/04/11/voulez-vous-paris-la-province-francaise-avignon-2/ )

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici g Uffizi soloalsecondogrado

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici e Uffizi soloalsecondogrado

Botticelli alias Alessandro Filipepi Adorazione dei Magi con la Famiglia de Medici i Uffizi soloalsecondogrado

.

(^^^)

Ciò che è da sottolineare in tutta questa storia,
che va annoverata nel vasto capitolo dei così detti rapporti tra ‘Stato e Chiesa’,
è indubbiamente l’originalità dell’atteggiamento di Filippo IV di Francia.
Possiamo dire che fu il primo grande iniziatore di un movimento riformatore che ha annoverato figure le più disparate;

– da monarchi come lo stesso Filippo IV, ad Enrico VIII d’Inghilterra, a uomini di Chiesa come il tedesco Johannes (Meister) Eckhart,un domenicano , all’inglese John Wycliffeun teologo , entrambi uomini di puro Pensiero inclini ad una vita ascetica, a Martin Lutherun agostiniano tedesco con grandi inclinazioni politiche e a Girolamo Savonarola, un domenicano , che all’ispirazione ascetica univa un forte desiderio di rinnovamento della Chiesa in senso pauperistico ed evangelico – .

Ma Filippo IV di Francia li ha indubbiamente preceduti tutti, dimostrando un grande acume politico nei rapporti col mondo della Chiesa.
Certo agì secondo un suo metodo che alla fine, pur dando immediati benefici di ordine economico, allo Stato francese, ha poi prodotto uno Scisma da cui la Chiesa ne uscì vittoriosa ma non indenne.
Diverso l’agire degli altri grandi Riformatori qui citati,
che pur partendo da posizioni di pura speculazione teologica come Eckhart e Wycliffe, portarono poi ad uno scisma in Germania ed in Gran Bretagna che perdura tutt’ora.
I Principi tedeschi da un lato ed il Re inglese dall’altro, intrapresero, anche sulla scia dell’esperienza francese di Filippo IV, la strada di un vero e proprio distacco dalla Chiesa cattolica, fondando di fatto due vere e proprie nuove religioni; protestante (evangelica) luterana e protestante (evangelica) anglicana.
E’ difficile dire quanto abbiano giocato in figure come Johannes (Meister) Eckhart,(vedi; §§)
(coevo di Filippo IV, e presente a Parigi prima come studente poi come insegnante,dunque ben consapevole degli attriti politici – religiosi in Francia ed Europa),
le tensioni tra papato e monarchia nel generare in Lui la spinta a produzioni teologiche che sembrano essere l’humus ideale di spunto a contestazioni regali del potere papale come avverrà con le 95 tesi di Martin Luther.
Un Martin Luther che certamente si fece interprete delle esigenze politiche/amministrative (economiche) dei Principi tedeschi che in fondo vedevano inaccettabile che ad un Imperatore romano ,con relativa pax romana, che imponeva il pagamento dei tributi a Roma, si fosse sostituito un Papa romano, che imponeva eguali pagamenti a Roma per una novella pax romana; non più terrena ma ‘nei cieli’!
Per i Principi tedeschi cambiava il ‘padrone’ ma non la musica!.
Girolamo Savonarola,
diversamente da altri Riformatori, coltivò il sogno – che rimase tale – di rinnovare la Chiesa cattolica, ma dal Suo interno,senza ideare nuovi modelli teologici a sostegno di realtà politiche recalcitranti ,(come quella francese, tedesca e poi inglese), a subire un Potere temporale papale.
Un sogno, quello di Frà Girolamo, dal forte sentore di teocrazia integralista che non piaceva a nessuno; ne agli alti ranghi ecclesiasticine a molti Suoi confratelli e
meno ancora al mondo laico, che se non accettava più un’autorità papale,tutto sommato incline ad una ampia tolleranza dei costumi e nell’osservanza dei precetti biblicimeno ancora avrebbe tollerato un mondo fisso sulla mortificazione e contemplazione come il Priore di San Marco voleva senza il benché minimo compromesso…

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/tag/museo-di-san-marco-firenze/

(§§)
Con Johannes (Meister) Eckhart, sembra di incappare in una contraddizione;
se da un lato
questo dotto teologo domenicano rappresenta il culmine più fulgido della speculazione dottrinale del mondo medioevale – la sua massima sintesi ascetica e finalistica –, così da ricordare i primi sforzi in merito di suora Marguerite Porete,

( vedi, https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/07/11/ubi-fides-ibi-libertas-la-morte-del-cardinale-g-biffi/ )
nel Loro ricercare ‘l’uomo in Dio‘ , ovvero un processo prima di catarsi e quindi di ritorno di un’anima ormai pura al Suo Creatore (Spirito libero…).
A sua volta la Mistica di Martin Luther,
espressa ne:‘Von der Freiheit eines Christenmenschen/la libertà del cristiano’,
deve molto a Johannes (Meister) Eckhart e quindi a chi li ha entrambi preceduti in questo Pensiero mistico; suor Marguerite Porete.
Nello scritto di Martin Lutero vi è prima un processo di catarsi, con la ricerca della fede motu proprio da parte di un buon cristiano che è poi ‘conditio sine qua non’ per Operare il bene ed essere accolto da Dio seppur col peso dei propri limiti e colpe.
Come or detto un Pensiero quello di Lutero assai simile a quello di suor Porete e J. Eckhart .

Dall’altro
l’Opera di Johannes (Meister) Eckhart rappresenta l’incipit – probabilmente a livello inconscio per Eckhart stesso – di una visione religiosa moderna/mercantile (visione borghese mercantile,del mondo religioso, di cui sopra),
in cui l’uomo divenendo Dio stesso si mette al centro del mondo; con uno spirito dunque del tutto rinascimentale.
In questa apparente contraddizione Johannes (Meister) Eckhart, ricorda tanto l’Opera pittorica di Jan van Eyck;
apice pittorico del mondo medioevale e nel contempo precursore dell’introspezione psicologica ,nei ritratti di persone e ‘cose’, che anticipa buona parte della pittura rinascimentale e successiva.

In entrambi è palese una incredibile modernità (in forte anticipo sulla Loro epoca), ed una lucida valutazione storica del Loro tempo.

—————–

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(continua…)

Sanremo Sanremo … (2) February 2018

Sanremo Festival 2018 – Italia –

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/02/14/sanremo-sanremo/

‘Lo Stato Sociale’ ; uno dei gruppi/bands  in gara nella categoria ‘Campioni’ , al Festival di Sanremo 2018,con:’
:‘una vita in vacanza’.
Con Lodovico Guenzi e  Paddy Jones.

from the band: ” ‘Lo Sato Sociale‘ / ‘the social state’ / The welfare state “:’

:’

sanremo b

…Se la storia si ripete, come diceva G.B. Vico…Eccone un ennesimo esempio!
 ‘
‘ Il Re di Francia è un vecchio . Nella nostra storia ( di Persia,n.d.c.)  non abbiamo esempio di un Re così longevo (…)  Studiando il suo carattere vi ho trovato contraddizioni insolubili.  Ad esempio, egli ha un Ministro di soli diciotto anni e una amante di ottanta anni [**] . Egli ama la sua religione ma non può soffrire quelli che affermano che se ne devono rigorosamente rispettare i precetti (…) ‘.

[**] Madame de Maintenon, nata nel 1635 aveva in segreto sposato Re Luigi XIV nel 1684.
Il Marchese di Cany  ,erede di Chamillart, ottenne a soli diciotto anni , nel 1708, la carica di Segretario di Stato…

Tratto da : ‘Lettres Persanes’/’lettera XXXVII’, by Charles-Louis Barone  di Montesquieu.
Köln  1721 (Pubblicato in forma anonima)

Un pamphlet pieno di satira azzeccata che Montesquieu rivolge alla Società francese del tempo attraverso due personaggi; due persiani – non a caso due punti di vista estranei alla cultura occidentale – in visita in Francia.
Singolare il parallelismo tra la Società criticata da Montesquieu, con quella odierna; crisi delle Istituzioni,parlamentare, finanziaria e dei costumi…
Sia nell’Opera di Montesquieu che in questa semplice canzone , vi è l’allusione ad una vecchiaia come espressione di una Collettività che non si rinnova attraverso le nuove generazioni, ma che si ripropone costantemente, ritenendosi eternamente giovane.
Ovvero Collettività in cui le realtà sociali si sono ripiegate su se stesse. Inconsapevolmente egoiste e grottesche .

sanremo c

Matteo Renzi l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri
( Renzi, ex primo Ministro,qui voglio sottolineare, come i suoi due predecessori ; Letta e Monti e come il suo successore ; Gentiloni, non è stato eletto dal ‘Popolo sovrano’ attraverso regolari elezioni politiche. Per giunta Renzi non era neanche Deputato, ma Sindaco di Firenze.

Come è possibile ‘in Democrazia’ che alla guida politica di un Paese vi sia un ‘non eletto’ dal ‘Popolo sovrano’?

La risposta è immediata se al termine ‘Democrazia’ sostituiamo il termine ‘Plutocrazia’ ; ricordo che il debito pubblico italiano – mostro stile Cerbero – è , per la maggior parte , in mani di Paesi stranieri… )

– Renzi ‘il rottamatore’/ ‘The Terminator of crumbling institutions’ –

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Magnificamente qui citato con la forza di una semplice immagine da: ‘eterno idiota venditore di fumo’  ‘eterno boy scout’ …
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/04/11/renzi-il-boy-scout-tutto-fiorentino/
Ma… non va dimenticato che un popolo, si merita i governanti che ha…

sanremo f

Vuoi fare  – il servo stellato –  il cuoco stellato ?

Eccoti servito!

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/11/13/i-want-you-nothing-else-just-you/

.
.

sanremo g

Oriente oriente;

come è nel cuore di molti italiani!
Basta guardare il figlio del cantante  ‘Al Bano (Carrisi)‘ ; Yari Carrisi, che anche in questo caso è ben rappresentato da questa immagine sfottò ( banter/teasing) … Che tanto si preoccupa del prossimo.
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/12/29/il-buddha/

Nella canzone è pure citato :‘ il caso umano ‘ di cui parlò Sandro Bondi, nel giustificarsi per una assunzione ‘extra legem’ (da lui fatta arbitrariamente) ,di un suo conoscente… Sandro Biondi è stato un Ministro di Berlusconi …
Ma anche:’

:‘Sei fuori!!!’

Se si vuole il caso opposto; la cruda realtà!
(Con chiara allusione al noto Flavio Briatore; un moneymaker, che ha diretto un programma televisivo in cui progressivamente escludeva un concorrente a puntata…ma!)

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sanremo h

Cosa ci rimane? Cosa resta da fare a molti giovani italiani – e non solo giovani – ? Darci dentro di : ‘SANGIOVESE’ alias vino Chianti o giù di lì..!

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/06/08/melodie-o-disarmonie-del-vino-ditalia/

od anche;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/12/19/the-craft-beer-alias-masterpieces-of-taste/

sanremo d

Perché lo fai? / Why do you do it?

La domanda è legittima… Non lo è solo per chi è touché (hit by a critical and pungent sentence), come molti giornalisti italiani che non lesinano critiche a questa canzone, ingiustificatamente da loro tacciata di superficialità…
Ma lo è anche per coloro che continuano a non capire di essere inconsapevoli strumenti di una realtà non ‘inesorabile’, – se non per loro stessa volontà –
ma modificabile…

sanremo a

Fate un pò voi!

Da me casualmente ascoltata per pochi frammenti sonori e visivi , questa canzone ben rappresenta l’universo strampalato italiano…
Ricorda molto, anche se soltanto nella struttura satirica , una vecchia canzone della fine anni settanta :‘Nuntereggae più’ del cantautore Rino Gaetano.

Questa canzone critica una intera Epoca – attraverso un piccolo universo sociale – , in modo del tutto analogo a quella fatta attraverso le due immagini qui sotto (la seconda, che interpreta i nostri tempi è di Sam Taylor-Wood )

Da un passato glorioso che ‘solo fu’ ;

alla realtà attuale,

————————–

Nota;

Sanremo soloalsecondogrado

Nota finale;

Al primo post,

la canzone vincitrice di questa edizione del Festival di Sanremo, davanti a quella qui sopra vista (‘Una vita in vacanza’ del gruppo: ‘Lo Stato Sociale’),

la canzone:‘ Non mi avete fatto niente ‘ del duo composto da Ermal Meta e Fabrizio Moro .
Canzone che parla dell’attentato de: ‘Attack in Barcelona, Spain – Catalonia – August 17, 2017’
vedi direttamente; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/08/20/attack-in-barcelona-spain-catalonia-august-17-2017/

Va soltanto notato un elemento fantastico; una semplice, semplicissima particella pronominale presente nel titolo della canzone e ribadita costantemente nel testo della stessa:

:‘ Non

mi

avete fatto niente ‘

Questo ‘MI’ per quanto sia un semplice monosillabo dice molto di più di voluminosi saggi di politologi, esperti internazionali di terrorismo, studiosi eruditi del mondo islamico etc…

Questo :’‘MI’‘ sostituisce un inaccettabile, improponibile:’ ‘CI’.

Se titolo della canzone e testo fossero stati improntati a:’

:’ Non

ci

avete fatto niente ‘ ,

la canzone non solo non avrebbe vinto, ma non sarebbe neanche stata accettata tra le canzoni partecipanti a Sanremo.

Ovvie le ragioni di quanto ora ‘ipotizzato’ (si fa per dire!) !

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/08/12/kashetu-kyenge-lespressione-di-un-malessere-non-la-causa/

United States, “Black Elk” the way of holiness

United States, “Black Elk” the way of holiness

 

alias:’

‘from the scalp to sanctity’

alias:’
(using an expression of the medical world)

:’rebound effect’ (or take-back effect) [*]

Image and video hosting by TinyPic

“Black Elk” the way of holiness”

dicembre 2017;

United States, “Black Elk” the way of holiness
The Episcopal Conference approved the first phase of the cause
(of sanctification) of “Black Elk”, the servant of God belonging to the Lakota natives of the Sioux people in the lands between North and South Dakota

United States, “Black Elk” the way of holiness; here is the main motivation;

:’conversion and civilization of the Native Americans (redskins)’.

An example of his pastoral work;

; a redskin, dissatisfied with the name he had, went to the tribal chief (Black Elk).
He asked Black Elk: ‘why did they give me this name?’
Black Elk replied: see, dear boy, my name is ‘Black Elk’ because I was born at sunset and there was an elk that appeared to the west (backlight) all black.
Your sister is called: ‘big white moon’ because she was born at night and in the sky there was a big white moon.

Now you understand why you are called: ‘two dogs that fuck’ (?)!

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A parte ‘lazzi’ e ‘battute di spirito’, ma vi pare possibile

raggiungere/mettersi in simili situazioni – ‘battaglie’,come si diceva una volta – ,da parte della Chiesa cattolica,
situazioni che per loro natura prestano inesorabilmente il fianco a scherzi sciatti di questo genere (come qui sopra esempio) ?!

[*]
Francisco de Vitoria
un frate domenicano spagnolo del XVI secolo, si pose la questione del proselitismo cattolico ‘ad oltranza’.
E ciò per le questioni che la scoperta ai suoi tempi del ‘nuovo mondo’ e la venuta in contatto con le popolazioni indigene di quei luoghi, ponevano.
Pensò che non era un diritto dovere del mondo cattolico, ne evangelizzare forzatamente ne tanto meno instaurare un potere temporale su di esse. Ciò ovviamente lo fece cadere in disgrazia agli occhi dei colonizzatori e a quelli del mondo cattolico.
Ed oggi?
Oggi non solo quella opera di evangelizzazione al tempo contestata da Francisco de Vitoria, viene meno – nello spirito certo utilitaristico di quei tempi – , ma addirittura ne abbiamo (in Occidente) un ‘rebound effect’.
Consistente poi in una sorta di globalizzazione, che porta alla santità di nativi americani (redskins), che evangelizzano, col loro esempio, gli ex evangelizzatori!
In ciò non ci sarebbe nulla ‘di male’ ne da stupirsene, ma di certo l’attribuzione di ‘santità’ non è poca cosa se si guarda ai Padri e Dottori della Chiesa, quasi tutti Santi. E se si guarda nel contempo alla figura qui trattata che pur essendo divenuto un uomo pio, era pur sempre rappresentante di un mondo antropologico / semplice, infinitamente lontano da quello ‘complesso’ di quello cristiano.

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[

Senza contare il fatto – oggettivo – che se Francisco de Vitoria fu in vita, per il Pensiero sopra espresso, emarginato dal mondo cattolico, oggi viene ‘rispolverato / riabilitato’ dallo stesso universo cattolico.

( Non è certo il primo ed il solo, come è vero che altri uomini di Chiesa in futuro seguiranno il Suo triste destino. / A Francisco de Vitoria, ricordo , è dedicata l’Università cattolica spagnola,presso Madrid, :’Universidad Francisco de Vitoria’ )

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Ma così facendo, la Chiesa inevitabilmente mina la propria credibilità. Non per il fatto che ammette un errore commesso in passato, ma sopratutto per il fatto che evidenzia il proprio adeguamento ai nuovi tempi in maniera interessata, mostrando in ciò calcolo e convenienza nel proprio agire. Palesando dunque ben poca spiritualità – ben poco spirito evangelico – nel Suo agire…

cfr/cf. ;

…’:”Trattandosi di un pubblico peccatore non si potranno fare funerali pubblici. Ove i familiari lo chiedessero si valuterà di fare una preghiera privata al cimitero”.
(°) Sia Don Ivan Maffeis, portavoce della C.E.I.,
dichiara sulla stessa falsa riga:”
:”Un funerale pubblico non è pensabile, per Riina ricordando la scomunica del Papa ai mafiosi e la condanna inequivocabile della Chiesa (…) non possiamo sostituirci al giudizio di Dio”.

La Chiesa ancora una volta sembra prendere atto della reazione di profonda indignazione morale di molti Fedeli,in corso in questi ultimi anni, e di conseguenza decide di assumere diversa posizione di fronte a queste situazioni discutibili.
Ma dunque,anche in questo caso, tutto lascia pensare che la posizione di ferma distanza della Chiesa,assunta da poco tempo, dai funerali religiosi per i mafiosi, sia una posizione di calcolo più che da precordi.
Ed è questo ciò che angustia molti Fedeli che nella maggior parte dei casi scelgono il silenzio.
E la ragione profonda della nuova presa di posizione della Chiesa cattolica è evidente di per se in maniera non seriamente opinabile; cosa è difatti cambiato da una cinquantina d’anni, nell’universo religioso da far assumere alla Chiesa
una posizione che va da esequie religiose con tanto di Vescovo, all’attuale diniego del rito religioso funebre perché il defunto era ‘mafioso’?
Ovviamente nulla,
se non la necessità inderogabile della Chiesa di adottare una diversa politica religiosa, in base alla constatazione del mutare della sensibilità collettiva.
Sensibilità che avrebbe danneggiato (finanziariamente; donazioni, lasciti testamentari etc,con cui la Chiesa campa…) la Chiesa se questa avesse mantenuto il vecchio atteggiamento verso l’universo ‘Cosa Nostra’.’…

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/11/20/but-pope-bergoglio-if-he-is-looking-for-him-2-black-soul-but-whose/
.]

Nota;

The New Yorker newspaper:”

Nicholas Black Elk’s great grandson, Charlotte, states that ‘Nicholas Black Elk’ made only external concessions to the Catholic culture of the white man, without actually changing”

https://www.newyorker.com/news/daily-comment/another-vision-of-black-elk

and;

Ross Enochs, Professor of religious sciences at Marist College in New York:
: “Black Elk” has made a synthesis between the faith of his fathers and the Catholic one.

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Il processo di canonizzazione di un nativo americano (Nicholas Black Elk),
dunque di un appartenente ad una società semplice / antropologica, se visto in un’ottica più ampia rappresenta l’espressione di un programma / di un (divino) disegno in corso ‘non scritto’ ‘non detto’, di grande respiro del mondo cattolico;

; un ecumenismo ad oltranza capace di fagocitare interi sistemi teologici.(*)

In questa stessa ottica è difatti inquadrabile il tentativo fallito, operato prima da Benedetto XVI e poi dall’attuale Papa Francesco, di globalizzare l’universo religioso ebraico.
Universo ebraico che con le raggelanti parole del Rabbino Riccardo di Segni presso la Sinagoga di Roma il 17 gennaio 2016, ha escluso ogni coinvolgimento ebraico in questo ‘disegno’ ‘progetto’ ecumenico di matrice cattolica.
Progetto che certo vede l’universo cattolico stesso come grande mater ecclesiae che avrà in questo un ruolo da leader (pur disconoscendolo… per modestia?)

Papa Francesco e
il Rabbino Riccardo di Segni
“Non accogliamo il Papa per discutere di teologia.
Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio
e di trattativa politica”.
Riccardo di Segni Rabbino capo di Roma
17 gennaio 2016

“We do not welcome the Pope to discuss theology.
Every system is autonomous, faith is not an object of exchange
and political negotiation “.
Riccardo di Segni Chief Rabbi of Rome
January 17th 2016

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/09/10/papa-bergoglio-e-il-divorzio-alla-romana/

.

(*)

‘J.R. Boronali e la coda d’asino’ / ‘J.R. Boronali and donkey’s tail’.

Questo :’

:’ecumenismo ad oltranza capace di fagocitare interi sistemi teologici’,

,come si è visto è espressione della ‘globalizzazione’ che, all’interno di un Sistema religioso, ha visto svolgere questo compito al mondo cattolico – tra i vari Sistemi religiosi, a quello cattolico è toccato questo discutibile primato – .
(vedi anche; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/ e rinvii )
Di certo,al pari, anche in ben altri ambiti la ‘globalizzazione’ ha lasciato il suo segno indelebile,come già analizzato;
nel mondo dell’arte con movimenti artistici quali ad esempio la ‘pop art’ di Andy Warhol e Roy Lichtenstein

(vedi anche; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/05/13/jackson-pollock-la-figura-della-furia-ovvero-il-grande-vuoto/ e rinvii )

Ed ecco spiegata la :’

:‘J.R. Boronali e la coda d’asino’ / ‘J.R. Boronali and donkey’s tail’.

In un mondosiamo ai primi anni del secolo scorso (1910),già più di cento anni fa (!) – ormai globalizzato, in cui l’arte – un elemento culturale tra i molti – è divenuta ormai per tutti e dunque deve necessariamente essere prodotta da tutti;

persino un asino deve produrre arte.

Perché alla folla/moltitudine ,che è ‘asino’, non ci si può più rivolgere con Opere dotte (gli sarebbero del tutto incomprensibili).
Occorrono Opere prodotte per loro e spesso da artisti che sono asini come loro o , se non lo sono, volendo trarre benefici dal Sistema, vi si adeguano producendo Opere di nessun significato e valore come lo stesso Andy Warhol ebbe ad affermare sulla sua stessa produzione artistica.

[ Il fatto che le Opere di Warhol, come quelle di Pollock (per fare un altro esempio), abbiano un grande valore di mercato (commerciale) non significa minimamente che ne abbiano uno, causale ,di valore culturale.
Non significa cioè che ‘il valore commerciale’ sia l’effetto del ‘valore culturale’ (causa).

The (commercial) market value of an artwork from the twentieth century is not the effect of its cultural value (cause).

Vedi ciò su quanto già scritto attraverso il seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/05/13/jackson-pollock-la-figura-della-furia-ovvero-il-grande-vuoto/ ]

Appare chiara ora la relazione tra gli sviluppi artistici sopra accennati, e quelli qui ora affrontati;
; la beatificazione di un nativo americano/redskin (Black Elk) – .
Se, come con l’arte, tutti vi devono accedere (apprezzarla) ma anche

produrla,

allo stesso modo in ambito religioso tutti hanno diritto ad essere rappresentati
– sentendosi così partecipi – , vedendo porre agli onori più alti del mondo religioso, la santità, un rappresentante della folla.
Come certamente,già ce ne sono stati in passato di santi dal popolo, ma non rappresentanti di un mondo addirittura antropologico e americano (nativo).
Ecco raggiunto non solo il ‘senso di partecipazione (alla santità)’ della folla, ma anche una espressione in senso ‘democratico’ della stessa.

(Tutto è legato…)

Comunque, come dico sempre , ognuno ne tragga le conclusioni che meglio crede!

Starting today ‘Comics And Games’, November 1, 2017, at Lucca (Tuscany Italy) [ Do we laugh? (5) ]

;Today, November 1, 2017, the Comics of Lucca (Tuscany Italy); until November 5th

alias?

‘Comics And Games’ Lucca It. & ‘Comiket ( コミケット )’ Paris ; the most real representation of our time. Neo paganism / revival of Western paganism for centuries buried but not forgotten!

Comics 2017 Lucca
Tuscany Italy

Comics 2017, Lucca
Marjorie Liu

Comics 2017, Lucca
K – BLE JUNGLE

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Cfr/cf con comics 2016 ;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/10/29/comics-and-games-lucca-tuscany-28-october-2-november-2016-do-we-laugh-4/

Un bel lavoro di un
Writer
ma… a Bologna
Comics o no
fantasia e realtà
ormai si confondono!

Comics o no?
Anche in questo caso la realtà supera la fantasia!

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A che età – nella vostra fanciullezza – avete smesso di giocare con i trenini ?

In questo caso, come si può vedere , non hanno mai smesso… benché ormai cresciutelli!
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Comics comics; nulla da dire!

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Comics ma…non troppo; non si cerca l’obiettivo fotografico

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Comics ma…non troppo; non si cerca l’obiettivo fotografico…come anche qui sopra!

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Siamo ancora fermi a :’ guerre stellari’ / ‘Star Wars’…Come siamo antichi!

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Big baby!

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Un poco di pubblicità non guasta mai! E…sotto l’egida della Warner Bros

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Infine… il concertone assordante di fine giornata.Volume pazzesco in cui avrebbe qualcosa da ridire persino un sordo!

Nota;

A differenza di quanto scritto sul ‘Comics And / & Games’ di Lucca del 2016

vedi direttamente : https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/10/29/comics-and-games-lucca-tuscany-28-october-2-november-2016-do-we-laugh-4/

qui, ‘Comics And / & Games’ di Lucca del 2017 ho posto l’accento sul graffitismo/graffiti/writing ovvero l’arte del writer ,
ma non solo.

Si noterà che elementi comuni, in questo caso colti presso una stazione ferroviaria metropolitana,

sono di spunto per un writer e dunque per tutti coloro che hanno una sensibilità verso gli aspetti sociali che ci circondano. Una sorta di ‘intelligenza emotiva’ se si vuole.
Il Comics, colto nel suo aspetto sociale, è espressione dell’universo writer. Ma è anche vero l’opposto.
Sta alla sensibilità di chi legge coglierne gli aspetti salienti di relazione.

Ecco una sintesi grafica,di quanto ora detto in nota;

Image and video hosting by TinyPicAffresco presso il vestibolo del Museo civico di Padova (Veneto, Italia), adiacente alla Cappella degli Scrovegni.

Writer of the Renaissance alias, pure Walt Disney!

Is soft ice cream an invention of Tom Carvel and Sherb Noble? (USA)
No!
Soft ice cream is an invention of the Renaissance!

Are we sure that ‘graffity / writing’ is an expression of our modern times?

…………..

According to Fëdor M. Dostoevskij :’beauty (literature) will save the world’.

Philip M. Roth said: ‘Literature is a useless experience’.

Two dissenting opinions.

In fact it is a by-product of literature,comics, that seems to save all of humanity!

Similarly the technique, by-product of science, has so far, rescued the man by his energy needs.

 

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