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United States, “Black Elk” the way of holiness

United States, “Black Elk” the way of holiness

 

alias:’

‘from the scalp to sanctity’

alias:’
(using an expression of the medical world)

:’rebound effect’ (or take-back effect) [*]

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“Black Elk” the way of holiness”

dicembre 2017;

United States, “Black Elk” the way of holiness
The Episcopal Conference approved the first phase of the cause
(of sanctification) of “Black Elk”, the servant of God belonging to the Lakota natives of the Sioux people in the lands between North and South Dakota

United States, “Black Elk” the way of holiness; here is the main motivation;

:’conversion and civilization of the Native Americans (redskins)’.

An example of his pastoral work;

; a redskin, dissatisfied with the name he had, went to the tribal chief (Black Elk).
He asked Black Elk: ‘why did they give me this name?’
Black Elk replied: see, dear boy, my name is ‘Black Elk’ because I was born at sunset and there was an elk that appeared to the west (backlight) all black.
Your sister is called: ‘big white moon’ because she was born at night and in the sky there was a big white moon.

Now you understand why you are called: ‘two dogs that fuck’ (?)!

—————————

A parte ‘lazzi’ e ‘battute di spirito’, ma vi pare possibile

raggiungere/mettersi in simili situazioni – ‘battaglie’,come si diceva una volta – ,da parte della Chiesa cattolica,
situazioni che per loro natura prestano inesorabilmente il fianco a scherzi sciatti di questo genere (come qui sopra esempio) ?!

[*]
Francisco de Vitoria
un frate domenicano spagnolo del XVI secolo, si pose la questione del proselitismo cattolico ‘ad oltranza’.
E ciò per le questioni che la scoperta ai suoi tempi del ‘nuovo mondo’ e la venuta in contatto con le popolazioni indigene di quei luoghi, ponevano.
Pensò che non era un diritto dovere del mondo cattolico, ne evangelizzare forzatamente ne tanto meno instaurare un potere temporale su di esse. Ciò ovviamente lo fece cadere in disgrazia agli occhi dei colonizzatori e a quelli del mondo cattolico.
Ed oggi?
Oggi non solo quella opera di evangelizzazione al tempo contestata da Francisco de Vitoria, viene meno – nello spirito certo utilitaristico di quei tempi – , ma addirittura ne abbiamo (in Occidente) un ‘rebound effect’.
Consistente poi in una sorta di globalizzazione, che porta alla santità di nativi americani (redskins), che evangelizzano, col loro esempio, gli ex evangelizzatori!
In ciò non ci sarebbe nulla ‘di male’ ne da stupirsene, ma di certo l’attribuzione di ‘santità’ non è poca cosa se si guarda ai Padri e Dottori della Chiesa, quasi tutti Santi. E se si guarda nel contempo alla figura qui trattata che pur essendo divenuto un uomo pio, era pur sempre rappresentante di un mondo antropologico / semplice, infinitamente lontano da quello ‘complesso’ di quello cristiano.

.
[

Senza contare il fatto – oggettivo – che se Francisco de Vitoria fu in vita, per il Pensiero sopra espresso, emarginato dal mondo cattolico, oggi viene ‘rispolverato / riabilitato’ dallo stesso universo cattolico.

( Non è certo il primo ed il solo, come è vero che altri uomini di Chiesa in futuro seguiranno il Suo triste destino. / A Francisco de Vitoria, ricordo , è dedicata l’Università cattolica spagnola,presso Madrid, :’Universidad Francisco de Vitoria’ )

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Ma così facendo, la Chiesa inevitabilmente mina la propria credibilità. Non per il fatto che ammette un errore commesso in passato, ma sopratutto per il fatto che evidenzia il proprio adeguamento ai nuovi tempi in maniera interessata, mostrando in ciò calcolo e convenienza nel proprio agire. Palesando dunque ben poca spiritualità – ben poco spirito evangelico – nel Suo agire…

cfr/cf. ;

…’:”Trattandosi di un pubblico peccatore non si potranno fare funerali pubblici. Ove i familiari lo chiedessero si valuterà di fare una preghiera privata al cimitero”.
(°) Sia Don Ivan Maffeis, portavoce della C.E.I.,
dichiara sulla stessa falsa riga:”
:”Un funerale pubblico non è pensabile, per Riina ricordando la scomunica del Papa ai mafiosi e la condanna inequivocabile della Chiesa (…) non possiamo sostituirci al giudizio di Dio”.

La Chiesa ancora una volta sembra prendere atto della reazione di profonda indignazione morale di molti Fedeli,in corso in questi ultimi anni, e di conseguenza decide di assumere diversa posizione di fronte a queste situazioni discutibili.
Ma dunque,anche in questo caso, tutto lascia pensare che la posizione di ferma distanza della Chiesa,assunta da poco tempo, dai funerali religiosi per i mafiosi, sia una posizione di calcolo più che da precordi.
Ed è questo ciò che angustia molti Fedeli che nella maggior parte dei casi scelgono il silenzio.
E la ragione profonda della nuova presa di posizione della Chiesa cattolica è evidente di per se in maniera non seriamente opinabile; cosa è difatti cambiato da una cinquantina d’anni, nell’universo religioso da far assumere alla Chiesa
una posizione che va da esequie religiose con tanto di Vescovo, all’attuale diniego del rito religioso funebre perché il defunto era ‘mafioso’?
Ovviamente nulla,
se non la necessità inderogabile della Chiesa di adottare una diversa politica religiosa, in base alla constatazione del mutare della sensibilità collettiva.
Sensibilità che avrebbe danneggiato (finanziariamente; donazioni, lasciti testamentari etc,con cui la Chiesa campa…) la Chiesa se questa avesse mantenuto il vecchio atteggiamento verso l’universo ‘Cosa Nostra’.’…

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/11/20/but-pope-bergoglio-if-he-is-looking-for-him-2-black-soul-but-whose/
.]

Nota;

The New Yorker newspaper:”

Nicholas Black Elk’s great grandson, Charlotte, states that ‘Nicholas Black Elk’ made only external concessions to the Catholic culture of the white man, without actually changing”

https://www.newyorker.com/news/daily-comment/another-vision-of-black-elk

and;

Ross Enochs, Professor of religious sciences at Marist College in New York:
: “Black Elk” has made a synthesis between the faith of his fathers and the Catholic one.

—————————-

Il processo di canonizzazione di un nativo americano (Nicholas Black Elk),
dunque di un appartenente ad una società semplice / antropologica, se visto in un’ottica più ampia rappresenta l’espressione di un programma / di un (divino) disegno in corso ‘non scritto’ ‘non detto’, di grande respiro del mondo cattolico;

; un ecumenismo ad oltranza capace di fagocitare interi sistemi teologici.(*)

In questa stessa ottica è difatti inquadrabile il tentativo fallito, operato prima da Benedetto XVI e poi dall’attuale Papa Francesco, di globalizzare l’universo religioso ebraico.
Universo ebraico che con le raggelanti parole del Rabbino Riccardo di Segni presso la Sinagoga di Roma il 17 gennaio 2016, ha escluso ogni coinvolgimento ebraico in questo ‘disegno’ ‘progetto’ ecumenico di matrice cattolica.
Progetto che certo vede l’universo cattolico stesso come grande mater ecclesiae che avrà in questo un ruolo da leader (pur disconoscendolo… per modestia?)

Papa Francesco e
il Rabbino Riccardo di Segni
“Non accogliamo il Papa per discutere di teologia.
Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio
e di trattativa politica”.
Riccardo di Segni Rabbino capo di Roma
17 gennaio 2016

“We do not welcome the Pope to discuss theology.
Every system is autonomous, faith is not an object of exchange
and political negotiation “.
Riccardo di Segni Chief Rabbi of Rome
January 17th 2016

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/09/10/papa-bergoglio-e-il-divorzio-alla-romana/

.

(*)

‘J.R. Boronali e la coda d’asino’ / ‘J.R. Boronali and donkey’s tail’.

Questo :’

:’ecumenismo ad oltranza capace di fagocitare interi sistemi teologici’,

,come si è visto è espressione della ‘globalizzazione’ che, all’interno di un Sistema religioso, ha visto svolgere questo compito al mondo cattolico – tra i vari Sistemi religiosi, a quello cattolico è toccato questo discutibile primato – .
(vedi anche; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/ e rinvii )
Di certo,al pari, anche in ben altri ambiti la ‘globalizzazione’ ha lasciato il suo segno indelebile,come già analizzato;
nel mondo dell’arte con movimenti artistici quali ad esempio la ‘pop art’ di Andy Warhol e Roy Lichtenstein

(vedi anche; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/05/13/jackson-pollock-la-figura-della-furia-ovvero-il-grande-vuoto/ e rinvii )

Ed ecco spiegata la :’

:‘J.R. Boronali e la coda d’asino’ / ‘J.R. Boronali and donkey’s tail’.

In un mondosiamo ai primi anni del secolo scorso (1910),già più di cento anni fa (!) – ormai globalizzato, in cui l’arte – un elemento culturale tra i molti – è divenuta ormai per tutti e dunque deve necessariamente essere prodotta da tutti;

persino un asino deve produrre arte.

Perché alla folla/moltitudine ,che è ‘asino’, non ci si può più rivolgere con Opere dotte (gli sarebbero del tutto incomprensibili).
Occorrono Opere prodotte per loro e spesso da artisti che sono asini come loro o , se non lo sono, volendo trarre benefici dal Sistema, vi si adeguano producendo Opere di nessun significato e valore come lo stesso Andy Warhol ebbe ad affermare sulla sua stessa produzione artistica.

[ Il fatto che le Opere di Warhol, come quelle di Pollock (per fare un altro esempio), abbiano un grande valore di mercato (commerciale) non significa minimamente che ne abbiano uno, causale ,di valore culturale.
Non significa cioè che ‘il valore commerciale’ sia l’effetto del ‘valore culturale’ (causa).

The (commercial) market value of an artwork from the twentieth century is not the effect of its cultural value (cause).

Vedi ciò su quanto già scritto attraverso il seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/05/13/jackson-pollock-la-figura-della-furia-ovvero-il-grande-vuoto/ ]

Appare chiara ora la relazione tra gli sviluppi artistici sopra accennati, e quelli qui ora affrontati;
; la beatificazione di un nativo americano/redskin (Black Elk) – .
Se, come con l’arte, tutti vi devono accedere (apprezzarla) ma anche

produrla,

allo stesso modo in ambito religioso tutti hanno diritto ad essere rappresentati
– sentendosi così partecipi – , vedendo porre agli onori più alti del mondo religioso, la santità, un rappresentante della folla.
Come certamente,già ce ne sono stati in passato di santi dal popolo, ma non rappresentanti di un mondo addirittura antropologico e americano (nativo).
Ecco raggiunto non solo il ‘senso di partecipazione (alla santità)’ della folla, ma anche una espressione in senso ‘democratico’ della stessa.

(Tutto è legato…)

Comunque, come dico sempre , ognuno ne tragga le conclusioni che meglio crede!

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Attack in Manchester and London maggio(22) giugno(3) 2017 and … the Lasagna at Bolognese (of Mom)

Attack in Manchester and London maggio(22) giugno(3) 2017

Cf. ;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/04/29/auslander-raus-aus-unserer-heimat/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/11/03/piccola-lista-elenco/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2013/08/12/kashetu-kyenge-lespressione-di-un-malessere-non-la-causa/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/01/21/tuscia/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/03/19/tuscia2/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/01/12/attentato-terroristico-a-parigi-8-gennaio-2015/

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/06/16/ebraismo-cristianesimo-islamismo/

———————-

without words

Whatever the United States can do to help out in London and the U. K., we will be there – WE ARE WITH YOU. GOD BLESS!

by Donald Trump, the President!

attentato Manchester Attack in Manchester
Salman Abedi

attentato Londra
Attack in London
Ecco gli ‘eroi’ dell’ISIS, da una parte,
gli attentatori per la controparte
ma….
si noti che non vi sono reazioni di sdegno verso questi ‘cattivi ragazzi’…
Vi siete chiesti
‘il perché?’
Non certo per atto di
profonda civiltà!

Il terzo attentatore,Youssef Zaghba,
è figlio di una italiana romagnola; Valeria C. (la cui identità, per una mal interpretata tutela della persona, è tenuta segreta). A quanto pare il nostro caro Youssef rientra, malgrado le scalmane terroristiche ,
tra gli ” (Italians) mama’s boys “, dato che telefonava ogni sera a mammà da Londra. Dimostrando così una profonda nostalgia per i luoghi della fanciullezza come certamente per le insuperabili lasagne alla bolognese che amorevolmente la mamma gli preparava!

Forse
se il nostro caro caro Youssef avesse accompagnato alle lasagne caserecce di mamma un generoso bicchiere di un sincero Lambrusco (Lambrusco is the name of both an Italian red wine grape and a wine made principally from the grape. The grapes and the wine originate from Emilia-Romagna – Bologna)
avrebbe capito che non era un eroe – come lui, insieme ai suoi compagni di sventura credeva – ma una vittima di una parte di quel mondo musulmano che ha preteso di essere servito con la violenza,da questi disgraziati ‘Bad boys
‘!

Cosa c’entra il ‘buon vino Lambrusco romagnolo’ con il nostro povero Youssef ?

Per chi ancora non l’avesse capito – e credo tra questi coloro che non sono Occidentali – , la risposta sta nel fatto,incontestabile – oggettivo, che noi poveri occidentali ‘viziati’ amiamo risolvere in maniera assai spiccia i nostri ‘problemi spirituali’ ;

; li risolviamo in un modo assai semplice, ovvero assumendo direttamente lo spirito stesso! Cioè l’alcool – vino, birra, super alcolici etc… –

E questo appare incomprensibile a coloro che Occidentali non sono, o lo sono solo per metà come il nostro povero Youssef!

I musulmani, è ora palese ,
non interiorizzando lo Spirito
( ne per via solida, vedi l’Ostia consacrata , ne per via liquida come sopra detto )
come noi Occidentali, lo estroflettono ritenendosi il fine ultimo della Storia. I risultati li conosciamo, e si commentano da soli!

P.S.
Il più noto tra gli scrittori simbolisti francesi, Charles Baudelaire, ne:‘Au lecteur / al lettore’ , incipit della Sua Opera più significativa:‘Les Fleurs du Mal / I fiori del Male’ ebbe a scrivere:’

:’ La sottise, l’erreur, le péché, la lésine,
Occupant nos esprits et travaillant nos corps,
Et nous alimentons nos aimables remords,
Comme les mendiants nourrissent leur vermine.

Nos péchés sont têtus, nos repentirs sont lâches;
Nous nous faisons payer grassement nos aveux,
Et nous rentrons gaiement dans le chemin bourbeaux,
Croyant par de vils pleurs laver toutes nos taches.

Sur l’oreiller du mal c’est Satan Trismégiste
Qui berce longuement notre esprit enchanté,
Et le riche métal de notre volonté
Est tout vaporisé par ce savant chimiste.

C’est le Diable qui tient les fils qui nous remuent!'(…)

:’Sciocchezza,errore,peccato,avarizia,
Possiedono gli spiriti e travagliano
I corpi; noi nutriamo i nostri amabili
Rimorsi come i mendichi i pidocchi.

Caparbi i nostri falli, i pentimenti
Ben deboli; ci facciamo pagare
Lautamente le nostre confessioni,
E allegri ritorniamo nel melmoso
Cammino, persuasi di lavare
Con le lacrime ogni nostra macchia.

Satana Tri(s)megisto, sul cuscino
Del male, lungamente va cullando
L’affascinato spirito: ed il metallo
Prezioso della nostra volontà
Tutto è vaporizzato dal sapiente
Alchimista.

È il Diavolo che tiene i fili che ci muovono!
‘(…)

Quando da una parte si infrange una vecchia regola non scritta :‘Cuius regio, eius religio’ ( di cui vedi al seguente link: https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/07/08/pity-it-is-not-racism-it-was-time-quite-a-case-of-racism/)

e dall’altra, a livello personale / familiare ,

si pretende di forzare la mano al fato con una commistione tra etnie di culture così diverse, generando nei figli nati da questi improbabili connubi,

un profondo senso di straniamento

( vedi quanto già successo al seguente link; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/07/23/munchen-terroranschlag-oder-amoklauf/ )

ecco che in parte si spiegano certi tristi accadimenti.
[ Ed è triste constatare,in queste circostanze, che gli errori dei genitori ricadono pesantemente sui figli..! ]

E.. se si tenta un percorso opposto
(vedi cosa intendo al seguente link; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/01/16/dalla-jiihad-asiatica-alla-socio-schizofrenia-europea/ )
non si ottiene che un rovesciamento della questione, che finisce per produrre altrettante sciagure.

Charles Baudelaire non è in fondo stato un ottimo profeta più che un buon poeta?

A Baudelaire, non per niente, si è ispirato

Thomas S. Eliot

,
un inglese oriundo americano (ma sarebbe meglio dire un americano di lontane origini inglesi che rinunziò alla cittadinanza americana,per quella inglese)
con la Sua Opera:’

:‘La terra desolata – The Waste Land – .

Un componimento in versi dei primi anni del XX secolo in cui Eliot ebbe a scrivere criptiche espressioni del tipo :‘ …where the dead men lost their bones…’ / (fuori dal sentiero dei topi)‘dove i morti persero le loro ossa’.
Un poemetto che ,non senza ironia del fato è ambientato a Londra e proprio presso il London Bridge – luogo del fatto di cronaca londinese di cui sopra – .

Macabra profezia! La ‘terre gaste’ o ‘terra desolata’ che per noi non porta a nessun Graal.

Look at how is dissonant the simplicity and beauty of
a wheat field with
what has been seen above
(A nightmare of the human mind)!

(Italians) mama’s boys (…) alias Topicality of an old Poet – Part II –

(Italians) mama’s boys (…) alias Topicality of an old Poet – Part II –

alias;

Gabriele Rapagnetta; chi era costui?

La campagna nei
dintorni di Settignano
Firenze

Dopo quanto detto nel precedente post;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2017/03/04/italian-mamas-boys-alias-topicality-of-an-old-poet/

Seguono queste poche righe su un altro vecchio poeta del nostro passato (italiano). Passato che ci appare non tanto lontano nel tempo, ma di primo acchito lontano, anzi lontanissimo per stile, mentalità, cultura… Lontano cioè nello spirito del tempo – Zeitgeist – .
Ma poi, dando uno sguardo con più attenzione, ecco che questa apparente lontananza si ridimensiona sempre più. Fino a divenire quasi un passato dietro l’angolo e non oltre.
Inutile o quasi sottolineare che questa realtà oggettiva, chiamiamola così , non è certo il frutto di letture scolastiche,non è il frutto dei solerti programmi ministeriali ( vedi quanto…https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/ )
A ciò si potrebbe obiettare che poco hanno a che fare certe riflessioni qui fatte con la letteratura.
Ma è proprio da certe osservazioni, che poi l’universo letterario ci appare molto più chiaro,comprensibile, e non puro esercizio mnemonico scolastico, che mostra tutta la propria sterilità.

Tre figure/tre poeti; Giosuè Carducci (nato 1835), Giovanni Pascoli (nato 1855), Gabriele d’Annunzio (nato 1863).

Carducci;
l’unico dei tre ad essere insignito del Nobel per la letteratura ( e tutti e tre lo meritavano, ma come visto nel post precedente G. Pascoli non l’ottenne per lo scandalo familiare, mentre G. d’Annunzio non lo ottenne per ragioni di politica internazionale…)
fu il poeta di spirito anarchico e anti clericale per eccellenza (come il padre, valente medico) coerente in questo fino alla fine. Poesia come sprone alla battaglia, al rinnovamento culturale pur nel solco della tradizione ellenica. Poeta come emblema di una civiltà superiore erede di un grandioso passato.

Casa natale e lapide
Giosuè Carducci,
Valdicastello di
Pietrasanta (Lucca)

Pascoli;
come visto :‘…al mio cantuccio, donde non sento se non le reste brusir del grano…’ un intimista, misantropo e mammone dai complessi psicologici in odore di patologia che non si perita di resettare tutto il proprio potenziale futuro in onore di un passato su cui si picca non risparmiandosi lacrime imperiture…
Poesia come lamento, Poeta come sommo sublimatore di una inaccettabile cruda realtà.

Casa eremo
di Giovanni Pascoli Castelvecchio di Lucca
Viale d’ ingresso

E… Gabriele Rapagnetta alias D’Annunzio?
Sembra travolgere ogni legame con la forte eredità letteraria lasciatagli dai due suoi colleghi.
Poeta non ortodosso, lontano anche dal solo pensiero di divenire un impiegato statale – cioè un insegnante, come lo furono Carducci e Pascoli – , ma fine letterato certo non privo di retorica ma anche pieno di intuito e sostanza letteraria , così da essere apprezzato ed accolto da protagonista nei salotti letterari di Paesi come la Francia.
Se Carducci invitava alla lotta, D’Annunzio vi partecipò da protagonista; aviatore nella Grande Guerra ( la prima Guerra mondiale) benché non più un giovanotto, ottenne pure gli onori giornalistici al valore militare da Winston Churchill…
Tanto più Pascoli si ritraeva nel ‘suo cantuccio’ tanto più D’Annunzio mostrava fame di vita e protagonismo.
Tanto più Pascoli rifuggiva da relazioni amorose, tanto più D’Annunzio faceva sfoggio della propria virilità con le più disparate avventure galanti.
Tanto più Pascoli insisteva sul proprio passato tanto più D’Annunzio poneva frenetica attenzione al futuro ( antesignano dei Futuristi… e del loro Manifesto in lingua francese , lingua di cui D’Annunzio era un vero cultore…)
Tanto più Carducci e Pascoli mostravano simpatie per idee socialiste rivoluzionarie, – che finivano poi per lasciare il tempo che trovavano ( ricordate :’ Inno a Satana ‘ del Carducci..? ” Salute O Satana o ribellione o forza vindice de la Ragione…” –
tanto più D’Annunzio mostrava con i fatti uno straordinario e sopratutto pragmatico intuito politico internazionale.
Capì difatti la realtà politica del momento, schierandosi a favore di un intervento armato a fianco della Francia e Gran Bretagna , prima della Grande Guerra , e capì – avvertendo garbatamente il Duce – del pericolo di un futuro intervento del’Italia a fianco della Germania,subito prima della seconda Guerra mondiale.
Fatto questo che costò a D’Annunzio l’essere relegato nel Vittoriale ,una grande villa (presso Gardone Riviera sulla riva bresciana del lago di Garda) che di fatto fu la sua prigione dorata, per il dissenso mostrato verso le scelte di politica internazionale del Duce.

Un D’Annunzio ‘tutto pregi e niente difetti’ ?
Direi proprio di no e come dicevano i nostri antenati :

‘Nomen omen’

cioè il ‘nome’ come presagio di un certo destino.

Ecco che in D’Annunzio possiamo scorgere questo incominciando dal suo nome di famiglia; il nome di famiglia era ‘Rapagnetta’.
Solo grazie all’adozione di uno zio del giovane Gabriele, egli acquisì il nome di famiglia :‘D’Annunzio’.
La differenza tra il vero nome di famiglia e quello d’adozione appare evidente solo ad un italiano; ridicolo nel suono e struttura il primo, magniloquente il secondo.
Non per niente i suoi detrattori a lui coevi ironizzarono a lungo sul suo vero nome…
Ma questo cognome deve in qualche modo aver influito sulle ambizioni sociali del giovane Gabriele, fino a portarlo a darsi nobili origini e firmarsi con lo pseudonimo di : ‘Principe di Montenevoso’.
E da qui passare ai fatti, far cioè di tutto pur di superare le umili condizioni familiari ( che già il padre tentò di fare con una vita al di sopra delle proprie entrate finanziarie, grazie ad un lascito testamentario di famiglia…) frequentando la nobiltà dell’epoca grazie alle doti letterarie utilizzate a mestiere per far colpo e attirarsi le simpatie del mondo ‘che conta’ sopratutto femminile, il passo è breve.
E così passa a vivere al di sopra delle proprie possibilità in maniera a dir poco sfarzosa, prima trasferendosi a vivere nella villa del Marchese Gino Capponi, a Settignano – Firenze (presa in affitto, con affitto onorato dal Poeta solo nei primi tempi!) per il solo fatto che era situata di fronte alla villa dove viveva la grande attrice di teatro Eleonora Duse, villa :’ la Porziuncola’ , dalla quale, circuendola, il nostro eroe ( leggi ‘DIVO’) avrebbe potuto ottenere i favori teatrali , che ottenne, come protagonista delle sue commedie – che avrebbero dunque avuto sicuro successo e quindi introiti –
poi,
ottenuto dalla Duse quanto gli interessava , passa ad una nuova amante, questa volta di nobili origini e censo; la Marchesa Alessandra di Rudini , di cui dissiperà l’intero patrimonio da lei ereditato dal defunto marito il Marchese Marcello Carlotti, negli anni in cui vissero ‘alla Capponcina’, ( fine ottocento primi anni del novecento ). Dopo di che, sconvolta, la nobildonna deciderà di espiare tanta colpa sensuale e dissipatrice, facendosi suora in Francia.
E poi,
ancora una nuova fiamma; una ricca borghese, la Contessa Giuseppina Mancini (maritata con il nobile Lorenzo da cui ottenne il titolo. Un conte più attratto dal generoso Sangiovese toscano che non dalle grazie femminili) . Con cui vivrà per alcuni anni nella villa della Contessa, e a spese della nobildonna, presso Borgo di Petrognano (Arezzo). Ed anche qui, dopo lo scontato quanto inaspettato abbandono da parte del Vate, la nobildonna dovrà ricorrere ad un internamento in una clinica psichiatrica per riacquistare il perduto equilibrio.

E…
dopo – per dirla con le sue stesse parole (lettera ad un giovane amico musicista) – :” essermi fatto largo nella vita a forza di gomitate…’struggle for life’ come diceva il Darwin “, il successo da gestire in modo plateale.
Visto da vicino, chi lo vedeva si accorgeva di tutto questo, di queste costanti pose. Come chi solo leggendo le sue Opere, anche a distanza di anni, pur apprezzandone un certo indubbio tessuto letterario rimaneva in qualche modo dubbioso sul loro pieno valore.
E questo certo deriva dall’ atteggiamento ‘da réclame’, a cui D’Annunzio fu certo il primo letterato ad adeguarsi a dovere; il giusto prodotto letterario creato come un bene di largo consumo intuendo i gusti e le tendenze del momento.
Si intuiva allora, come oggi che con D’Annunzio l’arte letteraria diviene globalizzata; cioè dipende (è in funzione) dal mercato.

Se si vuole è la ‘serialità’, la produzione seriale/industriale nella letteratura.

( A suo modo D’Annunzio non ha forse il merito di avare anticipato / di essere l’antesignano della pop art?! )

Ecco un Pensiero di cent’anni fa del centro Europa, che precede quanto ora espresso pur con altri termini:”

(…):”Ciò che oggi avviene nel mondo dell’Arte è rappresentare impotenza e menzogna. Nulla è vera arte dopo Wagner, Manet, Cézanne Leibl e Menzel.
Si provi a cercare una grande personalità artistica che sia rappresentante di un’Arte espressione del destino della nostra Epoca.
Si cerchi nelle Opere dei nuovi artisti i compiti naturali ed indispensabili che un’Arte deve assolvere per essere espressione piena del suo tempo.
Si visitino esposizioni, concerti e teatri e vi si troveranno soltanto industriali dell’ Arte e dei rumorosi pazzi che insistono col confezionare per il mercato,qualcosa di cui si percepisce l’inutilità.
A che basso livello è scesa oggi la dignità dell’ Arte e dell’ Artista. (…)
Per ogni grande Artista ve ne sono sempre stati almeno un centinaio di superflui…ma oggi esistono solo quest’ultimi, con le loro decine di migliaia di Opere fatte ‘per vivere’ e di cui non se ne ravvede la minima necessità.”

Oswald Spengler

(Der Untergang des Abendlandes. Cap IV, il nudo ed il ritratto)
[ cfr con; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/10/21/il-caos-dellarte-occidentale-del-xx-secolo-il-periodo-picassiano/ ]

E…
infine dopo le molteplici avventure, il nostro D’Annunzio dovrà ritirarsi nella gabbia dorata del Vittoriale a Gardone , il tutto a spese dello Stato ( come pure i funerali, a spese dello Stato ).

Sembra, passando a setaccio, e pure di grana grossa , la vita e le Opere dei tre Poeti che non vi sia equilibrio alcuno. Da un eccesso ad un altro, con estrema disinvoltura, come del resto la discendenza dell’eroe dei due Mondi…Padre fondatore dello Stato italiano ( vedi , https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/04/20/150-anni-ditalia-l-eroe-dei-due-mondi/ ).

Riferiti i fatti di cui sopra, non servono tanti commenti… I fatti si commentano da soli dando una corretta prospettiva dei pregi e difetti di molti, pieni di un amor di se più che di un vero amor di Patria…

I Poeti di cui sopra ,come i politici di ieri e di oggi, sembrano riflettere appieno l’universo nazionale, nel caso nostro italiano.
Non solo nelle alte aspirazioni letterariamente espresse, ma anche ,e forse sopratutto, nelle miserie del quotidiano, dell’universo personale.

Ironia della sorte un pittore Macchiaiolo, Telemaco Signorini, coevo del Carducci, ebbe a dipingere a Settignano. Uno dei suoi quadri è titolato :’

:’impressioni della campagna a Settignano’.

Si noterà nella pittura di Signorini, una realtà ben diversa da quella di D’Annunzio ( l’arte come dico sempre, non sa mentire ), una realtà fatta di piccole cose che indicano certo anche la bellezza discreta del paesaggio toscano, ma nel contempo la fatica quotidiana del vivere.
Così ,all’opposto, si nota un rovesciamento totale in D’Annunzio a Settignano;
una volontà irragionevole di voler vivere oltre ogni limite e misura…Tutto questo non ce lo troviamo anche ai giorni nostri con quegli eccessi e avida bramosia in tutti gli strati sociali?
Così come l’attualità delle parole pronunciate da D’Annunzio, dunque profetiche rispetto ai giorni nostri , in uno dei suoi discorsi elettorali ( si era candidato Deputato al Parlamento, e poi eletto ).
Parole presenti nel ‘discorso della siepe’

:”…Noi tutti che vedemmo tramontare su la ruina/rovina della Patria la Nostra gioventù delusa”.

( Parole non lontane da quelle del Carducci :” …Bisanzio ci hanno dato…” .

Come visto con Giovanni Pascoli il trait d’union tra l’Italia di ieri e quella di oggi, per certi aspetti psicologici – familiari , che poi sembrano essere nel contempo causa ed effetto di una ragione più profonda,
così con D’Annunzio notiamo lo stesso ma per altri aspetti; un Rapagnetta che vuol essere D’Annunzio! Riflesso di un’Italia esile come la costituzione fisica di Rapagnetta, ma che aspirava a vette imperiali ,da gigante, come la Roma antica!

Qualche immagine della ‘Capponcina’ e dintorni, a Settignano di Firenze;

Dintorni di Settignano Firenze

Dintorni di Settignano Firenze

Via della Capponcina Settignano Firenze

Via della Capponcina Settignano Firenze

Via della Capponcina Settignano Firenze

Villa la Capponcina strada Settignano Firenze

Villa la Capponcina; panoramica di Firenze vista dal parco lungo la
strada  – Settignano Firenze –

Villa la Capponcina dependance,
ben visibile dall’omonima via. Settignano Firenze
Il nome della villa e poi della strada:’
:’ la Capponcina’
come quello della villa di fronte :’
:’ la Porziuncola’
,dove viveva Eleonora Duse,
traggono origine dalla fantasia letteraria di D’Annunzio.
La Capponcina fa riferimento al proprietario di allora; il Marchese Gino Capponi.
‘La Porziuncola’ trae origine dal fatto che era dimora d’angolo e di più modeste dimensioni.

Villa la Capponcina ingresso principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina ingresso principale ,
particolare della scritta sopra il portoncino :’
;’ la Capponcina’
Questo nome, come quello della villa :’
:’ la Porziuncola’
,dove viveva Eleonora Duse,
trae origine
dalla fantasia letteraria di D’Annunzio.
Un tempo D’Annunzio fece apporre di fronte alla villa una targa con la scritta:’
:’ CAVE CANEM AC DOMINUM’
ovvero :’
:’ attenti al cane ed al padrone’.
Questo per scoraggiare i suoi numerosi creditori che assediavano la villa per crediti non onorati dal sommo Vate!
Settignano Firenze

Villa la Capponcina residenza principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina residenza principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina residenza principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina residenza principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina residenza principale Settignano Firenze

Villa la Capponcina veduta di Firenze dall oliveta Settignano Firenze

Attualmente questa villa,
ma sarebbe meglio definirla un complesso residenziale, ristrutturato
( la dependance di cui sopra fotografia era ai tempi di D’Annunzio adibita a stalla al piano terra e abitazione della servitù al piano superiore. Nota; i cavalli del Vate dormivano meglio della servitù riposando sopra tappeti persiani..!)
è stata trasformata in proprietà di società privata facente capo alla famiglia Bracci. Difficile concepire ai nostri tempi una dimora personale tanto sfarzosa, almeno per un occidentale.

—————————

Villa ‘la porziuncola’ ,
quasi di fronte alla ‘Capponcina’,
dove viveva Eleonora Duse, allora famosa attrice di teatro,
poi amante e interprete delle Opere teatrali di D’Annunzio.
Settignano Firenze

Villa la porziuncola ,
targa storica
Settignano Firenze

Villa la porziuncola Settignano Firenze

Villa la porziuncola Settignano Firenze

——————————

Nota fotografica;

Nota fotografica;
The…(Italians) mama’s boys,
che siano mammoni misantropi,
o mangiapreti,
o tombeurs de femmes (anche se quest’ultimo,come visto, un tantino ‘interessato’ alias ‘ponce’)
si guardano bene da una vita in un romitorio
come quella di
Robinson Jeffers nella Hawk Tower ( Torre di Hawk ,presso Carmel – California – ).
Torre – eremo ,che peraltro
Jeffers
– poeta americano nato nella seconda metà del XIX secolo –
costruì pazientemente con le sue mani.
( The Hawk tower nel riquadro piccolo in alto a sinistra)
E questo tenersi alla larga da simili scomode dimore da parte dei nostri mama’s boys avviene anche se di romitori, nostrali ,
– come quello in primo piano in questa fotografia –
ce ne sono in
abbondanza in
Italia.

——————————-

Il ‘belvedere’ di Settignano
Firenze

Il ‘belvedere’ di Settignano
Firenze

Il ‘belvedere’ di Settignano
Firenze
Si noti la scritta sul muretto;
un WRITER /
GRAFFITISTA
in piena regola ma… per esprimere un personale dissenso amoroso!

Particolare di quanto sopra sul muretto del
‘belvedere’ di Settignano
Firenze
un WRITER /
GRAFFITISTA
in piena regola ma… per esprimere un personale dissenso amoroso!
Il testo:’
:’… you’re just a shit shit, I hate fucking drugs, you ruined my life bastard’.

Poco aulico, e molto spiccio il nostro writer!
Un tipico rappresentante dell’universo culturale popolare italiano in cui si scrive molto, di tutto e dappertutto e si legge poco o niente!
( ‘Poverino’ il nostro writer, o la dolce Marianna?! )

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

alias,

come un universo culturale può essere stravolto da un sistema burocratico

( II° parte )

Vanity, vanity, all is vanity         (Ecclesiastes - Old          Testament Bible)         Praça do Infante            Dom Henrique                  Porto.

Vanity, vanity, all is vanity
(Ecclesiastes – Old
Testament Bible)
Praça do Infante
Dom Henrique
Porto.

( I° Dicembre 2016. Ai giorni nostri la vanità è detta ‘selfie’
Se… riprese ‘al naturale’, sono fantastiche nella loro spontaneità! )

A bit of architecture ;

Leça da Palmeira, Matosinhos Distrito do Porto;

°casa de Chà,

by Architetto Fernando Tàvora e Alvaro Siza

°chiesa francescana

°Piscinas de Marés de Leça da Palmeira

by Alvaro Siza

Una decina di chilometri a nord della città di Porto,
subito dopo la piccola cittadina di Matosinhos (città natale di Alvaro Siza),
vi è la località balneare di ‘ Leça da Palmeira ‘. Complesso residenziale nato ex novo da un territorio originariamente , urbanisticamente vergine o quasi.
Qui l’architetto portoghese Alvaro Siza ha costruito negli anni sessanta il suo primo lavoro ; le ‘ Piscinas de Marés de Leça da Palmeira ‘.
Se si valuta a distanza di anni tale lavoro non se ne può non apprezzare la lungimiranza architettonica, lungimiranza che possiamo riassumere nei seguenti punti,

°
in un mondo che allora si delineava anche in architettura nella spettacolarità, Siza ebbe invece il giusto approccio nell’andare contro tendenza. Le piscine da lui progettate infatti erano delineate non nel far bella mostra di se in ‘contrapposizione’ alle acque dell’Atlantico ma a uniformarsi con quelle. L’intervento architettonico fu quello di completare – con discrezione / in simbiosi col paesaggio – , ciò che madre natura aveva già parzialmente creato.

°
La ‘casa de Chà’, progettata da Fernando Tàvora (di cui Siza fu allievo) e ristrutturata da Alvaro Siza su uno sperone di rocce marine fa da completamento litoraneo alle piscine con la stessa matrice ‘discreta’ paesaggistica.

Qualche fotografia;

Leca da Palmeira casa de-cha e chiesa francescana. In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento; Antonio Pereira Nobre (monumento sempre di Alvaro Siza)

Leca da Palmeira casa de-cha
e
chiesa francescana.
In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento;
Antonio Pereira Nobre
(monumento sempre di Alvaro Siza)

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

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chiesa-francescana-leca-de-palmeira-b

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

 'Paz e Bem' / Pace e bene secondo regola di San Francesco!

‘Paz e Bem’ / Pace e bene
secondo regola di San Francesco!

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto     casa de cha /casa da the Ora sede di un ristorante stellato ( 1 - una stella Michelin ) gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :' BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

Leça da Palmeira ,Porto
casa de cha /casa da the
Ora sede di un ristorante stellato ( 1 – una stella Michelin )
gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :’ BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

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faro-di-boa-nova

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 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Dario Fo ; da ‘repubblichino’ ( Repubblica Sociale Italiana ) al premio Nobel …da buttare…

Dario Fo ; da ‘repubblichino’ ( Repubblica Sociale Italiana ) al premio Nobel da buttare…

Dario Fo Nobel

Dario Fo , Nobel:
24 marzo 1926 – 13 ottobre 2016

vedi direttamente al seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/sofri-battisti-c/#comment-177

In cui è riportato un vecchio – ma attualissimo nel contenuto – articolo di giornale del 1975 ;

Ecco un vecchio articolo di giornale L’articolo è titolato :’  :' Dario Fo, ”Nobel da buttare” ‘   datato ;  martedì 4/febbraio/1975 apparso su :‘ IL GIORNO ‘ e firmato da Giancarlo VIGORELLI .

Ecco un vecchio articolo di giornale L’articolo è titolato :’
:’ Dario Fo, ”Nobel da buttare” ‘
datato ;
martedì 4/febbraio/1975 apparso su :‘ IL GIORNO ‘ e firmato da Giancarlo VIGORELLI .

“Ecco un vecchio articolo di giornale L’articolo è titolato :’ ;Dario Fo, ”Nobel da buttare” ‘ datato ; martedì 4/febbraio/1975 apparso su :‘ IL GIORNO ‘ e firmato da Giancarlo VIGORELLI .

E vedi anche;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/sofri-battisti-c/#comment-5

Dalla pagina:’ Sofri Battisti & C. (Dario Fo incluso) ;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/sofri-battisti-c/

Poche righe;

da intraprendente giovanotto, aderente – si aderiva solo come volontari – alla Repubblica Sociale Italiana , ovvero il secondo Governo fascista sorto dopo la caduta del fascismo nel luglio del 1943 con l’arresto del Duce , Benito Mussolini , il nostro caro Dario Fo
si riclica prima
come ‘animatore per bambini’ a Milano presso la Motta – pasticceria ( come da testimonianza, in una intervista RAI, a (di) Paolo Villaggio…)
poi
come contestatore ad oltranza rigorosamente di sinistra, – la direzione del vento politico era cambiata… –
Su questo cambiamento di direzione di Dario Fo,vedi nei links qui sopra ,in cui ne tratto con una certa dovizia di particolari…

Per le contestazioni giornalistiche fatte a suo tempo a Dario Fo,
circa la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana ( la Repubblica di Salò ) , Dario Fo si è sempre difeso affermando panzane del tipo :”

:”lo feci per difendere mio padre partigiano…”

alla stregua di Enrico Berlinguer – altro ‘compagno’, leader del PCI ( Partito comunista italiano ) , che per difendere la memoria del padre avvocato – massone convinto e di rilievo – affermava , spiegava che il padre era massone (membro della Massoneria) :”

:” Mio padre aderì alla Massoneria in senso anti fascista”

(vedi ciò in una intervista a Enrico Berlinguer di Giovanni Minoli in ‘Mixer’ – RAI )
Quando in realtà il caro compagno Enrico Berlinguer fece carriera politica grazie all’intervento del padre che corse a presentare il figlio a Palmiro Togliatti – vice del PCUS Коммунистическая Партия Советского Союза, КПСС , secondo soltanto a Stalin -;
un Togliatti appena rientrato clandestinamente e segretamente in Italia dall’URSS, ma di cui Berlinguer padre ( Mario ) , il massone, sapeva benissimo del rientro, ottenendo appuntamento e referenze politiche per la carriera politica del figlio Enrico…
vedi al seguente link;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/04/14/quando-cera-berlinguer-film-di-walter-veltroni/

_____________________________

Quando l’intraprendenza, leggi ambizione ‘pro domo sua’ come nei due casi qui sopra, è solo mezzo per contribuire non alla Collettività, ma in realtà alla propria persona, ecco che si ottengono figure di questo genere che se pur blasonate, come per Dario Fo, da un discutibile Nobel, non fanno che da pessimo esempio per chi guarda in faccia la realtà…
E per molti altri ?
Per molti altri, – i più – non sono altro che … ‘specchietto per le allodole’

E come dico sempre ognuno ne tragga le conclusioni che meglio crede!

Nota;
fa da contraltare l’assegnazione,
proprio in questo stesso giorno che vede la scomparsa di Dario Fo, giovedì 13 ottobre 2016 ,
del premio Nobel per la letteratura al cantante americano di origini ebraiche Bob Dylan ,alias Robert Allen Zimmerman.
L’Accademia di Svezia lo considera, nelle motivazioni dell’attribuzione del Nobel, un poeta della musica.
È questa occasione per rilevare una indiscutibile realtà;
la poesia
come sempre era stata intesa fino ,grossomodo, alla prima metà del secolo scorso,
come insieme di versi … con o senza rima, formati da poche ma incisive parole, e redatte da taciturni e austeri signori ,gravi nel parlare come nella figura, …
sembra aver fatto il suo tempo.
La poesia,in tal modo concepita,
non è più rappresentativa della nostra epoca.
Epoca fatta da disincantati uomini del terzo millennio che tutto sacrificano – in primo luogo l’intima riflessione di sé,come riflesso di un comune sentire – all’efficienza e ad un determinismo totalizzante.
Forse il primo strappo in questo senso innovativo della poesia fu dato agli inizi del XIX secolo dai noti , Percy B. Shelley e George G.N. Byron, con i loro atteggiamenti dissacranti in società e cinici in amore,(e con le loro snelle figure…)
Prendendone atto, ecco che il Nobel a Bob Dylan non deve stupire più di tanto;
se la poesia – come sopra intesa – ha fatto il suo tempo, ecco che è stata sostituita dalla sua forma volgare – nel senso etimologico del termine – .
Una poesia del terzo millennio che non abbisogna di essere letta, ma ascoltata (leggere è faticoso..!), dopo opportuna semplificazione, leggi ‘banale impoverimento contenutistico’, e dopo battage mediatico teso alla sua mitizzazione. Mitizzazione del ‘menestrello’ di turno compreso.

Se questa è la minestra che passa il convento… Facciamo buon viso a cattiva sorte !

Nota finale su Dario Fo;

come quanto già ribadito nei links qui sopra, che indicano dei post sull’opera di Dario Fo stesso, eseguita tramite lo strumento del ‘grammelot’,

ecco in suo omaggio un ‘grammelot’ in suo onore che utilizza lo stesso stilema linguistico; un dialetto lombardo-bergamasco storpiato e borbottato con dei ‘senza senso’…con molto senso.

Dario Fo ; la vida d’un sant cadut su la tera !

MI ne me va mica de fatica dentra un fischiet come papà!
E alura! Go l’ocasion storica de andar a Salò. La me distinguo,facio cariera e sto coi piè soto la cadegra.
“Bravo Dario”
” Grasie,me facio da solo i compliment, che vacata meravigliosa”
Qui a Salò se vince, il Duce ga sempre rasun!
“Come godo”
(…)
Porca vaca , tuto a putane, l’è caduta pure Salò!
” Che cazo facio ades”
Me ne sto buono e vedo come si mete.
Intanto lavoro dal Motta a Milan, così nu me manca qualche dolceto da mangiar.
(…)
Go capio è l’aria de sinistra che va braciata come diceva quel filosofone tedesco:” ducunt fata volentem…”
Ma si, me buto a sinistra . Questa volta la va ben, dai Dario.
(…)
La televisiun va ben, se guadagna e in cambio se ride e se scherza.
L’unica cosa e che se prima me vestivo tuto de nero – che figata, che elegansa – adeso me toca vestirmi gioioso; come arlechino, me pare de esere un papagalo! E così facio contestasione politica.
(:::)
Porca vaca go difeso chi la mazat i frateli Mattei a Primavalle, ma poi che figura de merda,chi go difeso sono colpevoli!
Le proprio ver la verità è figlia del tempo.
(:::)
Me do al teater e basta!
(:::)
Cazo, a Stoccolma man dato il Nobel, che fortuna, tuto soto il tapeto…
(:::)
Go da dar ora una nuova imagine, gioviale come quela del Papa che per tanto tempo go preso per le ciapet.
Dipingo, ma si fa molto democrazia proletaria…
E così si va avanti!

___________________________

grammelot

Man overboard!

Man overboard!

Man overboard!  (by) Winston Churchill. 'Jaws' (aka 'Man overboard!'); short story of Winston Churchill. Here is the true origin of the film 'Jaws'.

Man overboard! (by) Winston Churchill.
‘Jaws’ (aka ‘Man overboard!’); short story of Winston Churchill.
Here is the true origin of the film ‘Jaws’.

C’è orrore ed orrore,
dopo quanto visto nel post precedente :‘Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness’ alias :‘storie di ordinaria follia’ di Charles Bukowski (1972)

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2016/04/15/erections-ejaculations-exhibitions-and-general-tales-of-ordinary-madness/

ecco una storia ‘horror’,
– datata (1974) due anni dopo quella di Charles Bukowski – ,
del giornalista americano Peter B.Benchley; ‘Jaws/mascelle’.
Racconto di Peter B.Benchley che ha il sapore della riduzione a livello superficiale e commerciale,dell’indagine delle  profondità della psiche umana di Bukowski a quelle delle profondità marine.
E da questa semplificazione commerciale operata da Peter B.Benchley ecco probabilmente una delle ragioni del successo commerciale del notissimo film di Steven Spielberg ‘Jaws’ ( titolo del racconto di Benchley omonimo del titolo del film di Spielberg ).

Ma forse il racconto di Benchley non è tutta farina del suo sacco.
Uno spunto – ambientale/marinaresco –
sembra averglielo dato un inglese illustre, americano peraltro come Benchley da parte di madre, Winston Churchill
Come è ipotizzabile che lo spunto psicanalitico
( le paure profonde dell’animo umano come quelle degli abissi ),
glielo diede Bukowski.
Una strana miscellanea di sicuro successo.

Ecco il breve racconto/novella horror di Winston Churchill;

___________________________________;

Man overboard!

L’uomo cadde in mare poco dopo le nove e mezzo.
La nave postale stava solcando a tutta velocità le acque egiziane del mar Rosso, nella speranza di riguadagnare il tempo perduto a causa delle correnti dell’Oceano indiano.
La notte era chiara, benché la luna fosse nascosta dietro le nubi. Un’intensa umidità saturava l’aria. La superficie liscia del mare era turbata soltanto dalla scia della nave, dalla cui poppa le lunghe ed oblique ondulazioni si allargavano come le piume di una freccia, e nella cui scia la schiuma e le bolle d’aria ,provocate dall’elica, formavano una fascia sempre più sottile fino alle tenebre dell’orizzonte.
A bordo era in corso un concerto. Tutti i passeggeri, lieti di rompere la monotonia della traversata, erano riuniti intorno al pianoforte ,nel salone. I ponti erano completamente deserti. L’uomo aveva ascoltato la musica e si era anche unito al coro delle canzoni, ma nel salone faceva caldo ed egli uscì per fumare una sigaretta e godersi la frescura del vento generato dalla velocità del piroscafo. Era il solo vento presente sul mar Rosso,in quella bella notte.
La scala di fuoribanda/fuoribordo non era stata scaricata al momento della partenza da Aden, e l’uomo si portò sulla sua piattaforma come se stesse su un balcone, appoggiandosi al parapetto e sbuffando soddisfatto uno sbuffo di fumo con una espressione riflessiva.
Il pianoforte attaccò un motivetto allegro e una voce prese a cantare il primo verso de :’ Ragazzi chiassosi ‘ . Le pulsazioni ritmate dell’elica formavano un ulteriore sommesso accompagnamento. L’uomo conosceva la canzone: aveva infuriato in tutti i music-hall quando lui era partito per l’India sette anni prima. Gli ricordava le vivide e movimentate strade che non vedeva da tanto tempo, ma che avrebbe riveduto presto.
Stava per unirsi al coro, quando il parapetto, mal agganciato, cedette al’improvviso, con uno schianto, ed egli precipitò all’indietro nell’acqua tiepida del mare, tra alti spruzzi.
Per un attimo rimase fisicamente troppo stordito e non riuscì a pensare. Poi si rese conto che doveva gridare. Cominciò a far questo ancor prima di riemergere in superficie. Riuscì soltanto ad emettere un urlo rauco, non articolato e semi soffocato. Il cervello atterrito gli suggerì la parola :’ Aiuto! ‘ . E lui la sbraitò vigorosamente, con uno sforzo frenetico, per sei o sette volte di seguito senza interrompersi ,poi ascoltò .

Ehilà! Ehilà! Lasciate libero il passo ai chiassosi ragazzi.

Il ritornello della canzone,cantato in coro, aleggiò fino a lui sulle lisce acque, poiché la nave gli era passata completamente accanto . E, mentre ascoltava la musica, si sentì trapassare il cuore da una pugnalata interminabile di paura. La possibilità di non essere salvato emerse,per la prima volta, a livello della coscienza .
Il coro intanto ricominciò:’

:’ Orsù,forza ragazzi,divertiamoci da pazzi! Rum, whisky, e non tè! Chi ci sta a bere con me?

‘ Aiuto! Aiuto! Aiuto!, ‘ urlò l’uomo, ormai nella morsa di una paura disperata.

:’ I bicchieri noi vuotiamo, e baldoria noi facciamo. Ehilà! Ehilà!…’

Le ultime parole parvero dileguarsi, sempre,sempre più fioche. Il piroscafo navigava con le macchine a tutta forza. L’inizio del secondo verso della canzone giunse ormai già confuso, spazzato dalla distanza che aumentava sempre più. Lo scuro profilo del grande scafo cominciava ad offuscarsi. La luce di poppa scemava.
L’uomo si accinse allora ad inseguire la nave con furente energia, fermandosi ogni dieci dodici bracciate, lanciando lunghi urli selvaggi. Le acque ribollenti del mare cominciavano ora a placarsi. e le ampie ondulazioni si tramutavano in semplici increspature. Il turbinio di bolle d’aria causato dalle eliche,saliva in superficie e si spegneva crepitando. Il rumore dell’elica ed i suoni di vita e di musica si spensero. Il piroscafo era ormai una singola luce che andava dileguando nell’oscurità aleggiante sull’acqua ed ombra nera sul cielo pallido.
Infine la consapevolezza divenne totale in lui, ed egli smise di nuotare. Era solo… abbandonato. La mente gli vacillò, mentre si rendeva conto di tutto questo. Ricominciò a nuotare, ma ora anziché gridare pregava…preghiere folli,incoerenti, in cui le parole incespicavano una contro l’altra.
All’improvviso una luce lontana parve baluginare ed intensificarsi.
Un empito di felicità e di speranza dilagò nella sua mente. Stavano per fermarsi… per virare e tornare indietro. E, con la speranza giunse la gratitudine. La sua preghiera era stata esaudita. Parole mozze di ringraziamento gli salirono alle labbra. Si fermò e fissò la luce…con l’anima negli occhi. Mentre la guardava, divenne a poco a poco, ma costantemente sempre più piccola.L’uomo seppe allora che la sua sorte era inevitabile.La disperazione seguì alla speranza; la gratitudine cedette il posto alle imprecazioni.Flagellando l’acqua con le braccia ,egli infuriò impotente. Bestemmie atroci proruppero da lui, interrotte come le preghiere… e altrettanto inascoltate.
La furia passò, scacciata dalla stanchezza crescente.
L’uomo divenne silenzioso…silenzioso come lo era il mare, poiché alle increspature si era sostituita una liscia e vitrea superficie.Continuò a nuotare come un automa lungo la scia della nave, singhiozzando sommessamente nell’infelicità generatagli dalla paura. E la luce di poppa divenne un puntino minuscolo , più giallo, ma non certo più grande delle poche stelle che splendevano tra le nubi.
Trascorsero quasi venti minuti, e la stanchezza dell’uomo cominciò a trasformarsi in sfinimento. La sensazione travolgente dell’inevitabile lo schiacciava. Alla spossatezza si accompagnò un’idea strana e consolante: non avrebbe dovuto nuotare per tutto l’interminabile tratto di mare fino a Suez.
Esisteva un’altra possibilità. sarebbe morto. Avrebbe rinunciato alla propria esistenza, visto che era stato abbandonato in quel modo.Alzò dunque le mani impulsivamente ed affondò.
Giù , giù discese attraverso l’acqua tiepida.la morte fisica si impadronì di lui ed egli incominciò ad affogare. Il dolore di quella morsa selvaggia ridestò l’ira. L’uomo lottò furiosamente contro la morte. Agitando frenetico le braccia e le gambe, cercò di tornare in superficie, fino all’aria. Fu una dura lotta , ma ne uscì vittorioso e rimase così boccheggiando in superficie. Lo aspettava la disperazione. Agitando debolmente con le mani, gemette, in preda ad un amaro tormento:’

:’Non posso, eppure devo. Oh mio Dio ,fammi morire !’

La luna, allora al terzo quarto, spuntò dietro le nubi, che l’avevano nascosta diffondendo una pallida luminosità sul mare.
Ritto,nell’acqua, ad una cinquantina di metri di distanza, si trovava un nero oggetto triangolare. Era una pinna. Si avvicinò adagio all’uomo…

La sua ultima supplica era stata esaudita.

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Novella del giovane Winston Churchill, 1896, prima pubblicazione ne :’ The Harmsworth Magazine ‘

Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness

 alias Storie di ordinaria follia

Charles Bukowski Erections  Ejaculations Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness. Storie di ordinaria follia.

Charles Bukowski Erections Ejaculations Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness.
Storie di ordinaria follia.

Charles Bukowski the pleasures of the damned

Charles Bukowski the pleasures of the damned

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alias,

When reality is stranger than fiction / Quando la realtà supera la fantasia

Sono ormai passati più di quarant’anni (1972) dalla pubblicazione di questo libro, e più di venti dalla morte (1994) del suo autore; l’americano, oriundo tedesco, Charles Bukowski…

continua nella pagina :‘pleasantry / pastime’
direttamente attraverso il seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1400

Nota;

Si vedrà ,leggendo quanto al link qui sopra , che
Charles Bukowski…, pur mostrando tutto il suo impegno nell’infrangere – ricordo che siamo agli inizi degli anni settanta – ogni confine del lecito, morale, etico, naturale etc… puntando tutto il suo interesse su ciò che è contro ogni regola…

Viene regolarmente superato dalla realtà

che sembra prendersi gioco non solo della sua fantasia, ma sopratutto di chi leggendo gli scritti di Bukowski credeva/crede di infrangere ogni protocollo…

Al post di cui link qui sopra,
vi troverete

un paio di storie, assolutamente reali

da chi qui scrive riportate fedelmente dalla ‘cruda’ realtà.

Due fatti di cronaca muta ( nessuno ne parla; ne ‘media’, ne tribunali ne le famiglie…) – non a caso qui riportati –
sono visibilmente accomunati da un fatto inaccettabile ,se non altro inaccettabili dal mondo cristiano ;

la Figura sacra di Maria,

,che nel Mondo cattolico è ormai equiparata a quella del figlio Gesù come Corredentrice dell’umanità,

assume in quelle due storie reali un aspetto lontano – quasi favolistico – ,addirittura patetico, quando silenziosamente si scontra contro una realtà che non è – si badi bene – eccezione, frutto di realtà sociali di massimo degrado, ma profondamente interiore a quell’ universo che per un cristiano
( e non solo ) rappresenta il tempio, religioso ( o laico che sia ), della sacralità della Vita!

Sacralità della Vita che diviene pura chimera

E quindi si vedrà – dalla lettura del post di cui link qui sopra –,
che per Bukowski ,per dirla con una metafora, Dio, l’Ente supremo,

è come l’acqua nel deserto; non la si vede, forse non c’è , ma la si cerca costantemente e disperatamente e… quando la si trova è solo una pozza maleodorante e velenosa.

For Bukowski – to say it with a metaphor – God, the supreme Being,
It is like water in the desert; You do not see it, maybe there is not, but it is constantly and desperately sought and … when you find it is just a smelly and poisonous puddle

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