Solo Al Secondo Grado

Quattro chiacchiere sul CINEMA d’ ESSAI e sul suo scomodo valore .

casablanca2

Un film nato quasi ‘per caso’ ed inverosimile, ma entrato – a torto o ragione – nel Nostro immaginario collettivo .

Con questa pagina ha inizio una sequela di articoli che trattano delle Opere cinematografiche – di qualsiasi tempo , dunque del passato ma anche attuali – ritenute di maggior spessore sia per contenuto che per pura ricerca estetica/narrativa cinematografica .

Credo che tutti conoscano il significato del termine francese ; d’ ” Essai ” riferito al mondo cinematografico.Indica un tipo di Opere che vogliono essere all’avanguardia e/o con un contenuto culturale superiore alla media della produzione.

Con ironia si pensa subito a produzioni noiose; un pò come certe Opere letterarie caratterizzate da un contenuto notevole di pagine composte con caratteri piccoli, parole grosse e lette da pochi.

Non sempre è così. Alle volte non è così per niente. La capacità di intrattenimento di molte di queste – un esempio per tutte le Opere cinemat. del grande L. Bunuel – è superiore o pari a tutte le altre. Certo bisogna scegliere e questo in rapporto alla loro neo attualità.
Ve ne sono molte, e molte di esse sono del passato o del recente passato.Ma quello che caratterizza molte di loro è di aver toccato temi ‘classici’ cioè eternamente presenti nella storia dell’uomo.Oppure di aver toccato temi che sono poi di riflesso presenti nella nostra realtà.Quest’ultime sono solitamente le più scomode per la ‘nomenclatura’ che ci governa o per certe fasce sociali.

Chi volesse intervenire in merito non ha che da postare una risposta.

Vedi al seguente link – o in ‘ARCHIVI’ giugno 2011 – l’articolo denominato :‘ CINEMA d’ ESSAI , brogliaccio ‘.

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/06/15/cinema-d-essai-brogliaccio/

in cui sono ordinati TITOLI dei FILM e REGISTI relativi .

Circa i virtuali visitatori

di questa ‘scomoda pagina’

vale per loro il plauso che questa simpatica vignetta/comic strip, mostra/indica;

the naked o plain truth, and   a sweet lie.  La cruda verità e... le dolci bugie !

the naked o plain truth, and
a sweet lie.
La cruda verità e… le dolci bugie !

Inutile sottolineare (?) che i virtuali visitatori di questa scomoda pagina ,dedicata alla cinematografia d’essai, fanno la fila al ‘box office’ a sinistra della comic strip .

Saluti,topo.gigio.

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Commenti su: "Quattro chiacchiere sul CINEMA d’ ESSAI e sul suo scomodo valore ." (78)

  1. ………………………………‘ La corazzata Potèmkin ‘ :

    ovvero l’emarginazione della Cultura a favore di una ideologia .
    ( prima parte )

    Titolo originale :’
    ‘ Bronenosec Potèmkin ‘ – di S.M. Ejzenstejn del 1926
    .

    la corazzata potemkin

    Un’immagine del film .

    Vi sono altre due Opere che l’hanno preceduta ;
    Nascita di una Nazione
    ‘ – The birth of a Nation – di D. Wark Griffith del 1915
    E l’Opera;
    L’ultima risata ‘ – Der letzte Mann (cioè ‘l’ultimo uomo’,titolo cambiato nella versione italiana) – di F.W. Murnau del 1924

    In modo diverso trattano lo stesso tema/problematiche cinematografiche.
    Ma l’Opera che viene ricordata è solo la prima
    ; quella del russo Ejzenstejn.E non per merito perchè i temi dal russo affrontati e risolti furono già affrontati e risolti dagli altri due registi nelle Opere qui sopra citate, PRIMA di Ejzenstejn.
    Questo è un tema CHE MAI ,PER QUANTO A MIA CONOSCENZA , è stato affrontato sui mezzi di comunicazione vari.
    .
    Circa la parodia della Corazzata potèmkin è stata fatta nel film : ‘Il secondo tragico Fantozzi. Ivi Fantozzi disse che è una cagata pazzesca .
    Anche questa espressione in realtà riflette un tema tipico del comportamento della classe dirigente di sinistra di allora attualmente ‘mutato’,( di questo particolare aspetto ne parlo in seguito) .

    Ho qui sopra elencato tre film;
    aggiungo solo ,prima di entrare in merito nel post successivo , alla questione una considerazione accomunante la cinematografia con lo sport e con la ricerca scientifica – che rende bene l’idea del valore delle tre Opere citate – ; quello della ‘ primalita’ ‘ .
    L’aspetto a cui alludo sta nel fatto – detta la cosa in altro modo – che ‘ chi arriva primo ‘vince’ ‘.
    Si pensi nello sport ad una gara sui cento metri o nella scienza alla ricerca di un vaccino ( ad es. quello per la polio di Sabin,che gli valse il Nobel,cioè la ‘vittoria’ ).
    Ecco che anche qui sopra con questi tre film si può applicare la stessa considerazione .

    La corazzata potèmkin .

    Accenno alla storia .

    Su una corazzata imperiale russa le condizioni di vita sono assai dure per i semplici marinai .
    Un pezzo di manzo avariato a Loro servito come rancio genera contestazioni . L’ufficiale medico ne attesta la qualità negando l’evidenza .
    I marinai indicono uno sciopero ‘della consumazione del rancio ‘ .
    La situazione degenera ed un marinaio muore. Il sacerdote a bordo non mostra la benchè minima sensibilità, aggravando la situazione .
    [ viene ribadita nella didascalia la frase : ‘ per un piatto di minestra…’ ] .
    Una volta a terra – nel porto ucrainiano di Odessa – si sparge la voce sui fatti accaduti .
    I famosi cosacchi – zaristi convinti – non mostrano pietà e sparano su chiunque, avanzando sulla famosa scalinata .
    I marinai – ormai in possesso della Potèmkin – decidono di affrontare le navi zariste inviate per sopprimere la rivolta .
    Ma nessuno sparerà un colpo, come poco prima sulla Potemkin i marinai si sono rifiutati di fucilare i loro commilitoni così avviene tra le varie navi militari .
    E’ dunque l’incipit di una rivolta/rivoluzione a 360 gradi che porterà alla rivoluzione bolscevica russa del 1917…

    Due i temi capisaldi di questo ( di questi tre film ) film ;

    —il primo sta nella innovazione cinematografica ;
    – comprimere in una due ore ciò che avviene in giorni mesi anni etc… ( non si deve dimenticare che siamo agli albori dell’Arte cinematografica )
    – le espressioni analogiche ; ad es. le inquadrature di un leone di pietra prima sdraiato e poi seduto a figurare il popolo prima dormiente e poi desto .Od anche le immagini dei cosacchi ripresi nei loro panni ( gli stivali, i berretti…) come elementi indicanti la spersonalizzazione di chi agisce freddamente…

    —il secondo sta non nella ricerca puramente cinematografica ,di cui qui sopra portati alcuni elementi, ma nel film in quanto mezzo di comunicazione di determinati valori .
    Valori che possono spaziare da elementi puramente interiori all’essere umano quali i sentimenti più intimi ,a quelli politici o morali etc…
    Ovvio il contenuto politico della corazzata Potèmkin .

    Circa il primo aspetto – l’innovazione cinematografica – gli altri due film di cui sopra avevano già espresso prima della ‘corazzata Potèmkin’ tali valori che saranno poi sviluppati nella cinematografia .

    Circa il secondo – il film in quanto mezzo di comunicazione di determinati valori – abbiamo visto il fallimento storico ed economico del comunismo e compagnia bella . Inutile dunque soffermarcisi sopra .

  2. ( segue , dal post sopra )

    ………………………………‘ La corazzata Potèmkin ‘ :

    ovvero l’emarginazione della Cultura a favore di una ideologia .
    ( seconda parte
    )

    Il film più vecchio, dei tre sopra citati è : ‘NASCITA DI UNA NAZIONE‘ – del 1915 di David WARK GRIFFITH.

    David-Wark-Griffith2

    D. W. Griffith , il primo a destra di chi guarda .

    Siamo agli albori della cinematografia. Questa Opera di Griffith è da vedere come il primo film in assoluto in cui la pienezza dei mezzi espressivi ( il montaggio,la caratterizzazione dei personaggi,l’uso del carrello per la cinepresa etc…) raggiunge l’apice artistico .
    Cioè ‘ l’innovazione cinematografica ‘ di cui al post qui subito sopra .

    E pertanto l’Opera : ‘NASCITA DI UNA NAZIONEè il vero ( e primo in assoluto ) Capolavoro della cinematografia per ciò che riguarda ‘ l’innovazione cinematografica ‘ .

    E’ un Opera americana. E’ il solo caposaldo della cinematografia.
    Il secondo film temporalmente più vecchio che raggiunge lo stesso traguardo – il primo in Europa – è ‘L’ULTIMA RISATA
    del 1924. Film tedesco, di Murnau .
    Toccando gli stessi temi innovativi – ‘ l’innovazione cinematografica ‘ – è sicuramente la prima in Europa essendo del 1924 .E come tale il vero capolavoro europeo .

    Il terzo è la famosa ‘Corazzata Potemkin 1926.Opera sovietica,europea/asiatica , del 1926 . Che per gli aspetti di cui ora detto è solo la continuazione / copia delle due Opere suddette .

    Anch’essa ripercorre la ‘maturità espressiva’ di quella che allora era la nuova arte,dei primi due,ma solo quest’ultima è spesso ricordata.
    Gli altri due sono relegati nell’ambito degli ‘addetti ai lavori’.

    Ho parlato nel titolo dato a questa pagina, di ‘scomodo valore’ del cinema d’essai.Non per tutte le Opere poichè alcune hanno solo voluto essere pura ricerca cinematografica.Ma in queste tre,ciò che ho chiamato ‘scomodo valore’, si fa sentire sonoramente .
    E la prova ‘del nove’ sta proprio nel fatto che ne viene rammentato dai posteri uno solo dei tre ,benche’ sia temporalmente successivo agli altri due e dunque di valore riflesso… .

    Nel primo film alcuni episodi legati al problema dell’integrazione degli afro americani negli USA, che portarono a suo tempo polemiche col regista,hanno relegato lo stesso film ad essere messo in disparte . Un pò come i parenti poveri.

    Nel secondo il protagonista,un lavorante d’albergo accantonato dalla sua stessa famiglia,è visto come parallelo/simbolo di una Nazione – quella tedesca – umiliata dopo la Grande Guerra,antesignano della riscossa di un popolo intero.Scomoda anche questa realtà come per il primo.Inevitabile l’adombramento dello stesso.

    Le prime due Opere mostrano come siano pur sempre – malgrado alcuni aspetti contenutistici qui sopra citati – dal punto di vista cinematografico i due capisaldi mondiali nel senso sopra detto. Questo indipendentemente da i loro risvolti / tematiche politici/che del tempo.
    Del resto se noi andiamo a guardare ai temi politici del terzo, La corazzata Potemkin,vediamo temi che poi sono di altrettanta limitatezza storica;cito ad es. il Pope ( il sacerdote in russo) visto come uno stregone. Il razzista che dice abbasso agli ebrei ed è linciato dalla ‘saggia’ folla.Poi sappiamo che i ‘progrom’ sovietici fecero strage di ebrei.E poi il tema stesso rivoluzionario comunista che tutti sappiamo che fine abbia fatto.
    Credo che si possa sinceramente affermare che la sudditanza ad una cultura –pseudo cultura – di sinistra
    abbia portato a certi errori – dolosi – in molti campi.Qui come mostrato nella storia della cinematografia.

    Saluti, topo.gigio .

  3. NOTE conclusive su : ‘ NASCITA DI ​UNA NAZIONE’ / ‘LA CORAZZATA POTEMKIN’ / ‘ L’ULTIMA RISATA ‘.

    eisenstein3

    Il regista russo di origini tedesco/ebraiche ,- regista dell’Opera :’ La corazzata Potemkin ‘ – S. M. EISENSTEIN .

    NOTA PERSONALE : a quei tempi e a quelle latitudini a quanto pare era di moda un simile taglio di capelli ; SCOMPIGLIATO !.

    Concludo quanto postato sopra circa i tre film di cui il terzo ‘ La corazzata Potemkin ‘,con riferimento a quanto accennato alla parodia di P. Villaggio attraverso il suo personaggio ‘Fantozzi‘.
    Ritenuta ‘ La corazzata Potemkin ‘ un ”caposaldo” della cinematografia – titolo che con dati e date alla mano credo di averne mostrato l’infondatezza,in relazione agli altri due film citati -, essa appare utile a indicare un modo di pensare/procedere nella realtà culturale del novecento.
    Lo stesso Ejsensteyn confessò che ebbe timore per lungo tempo di venir deportato per un possibile non gradimento dei suoi lavori cinematografici da parte della dirigenza.L’atteggiamento che prevalse nel mondo comunista di allora fino a giungere ai nostri giorni fu quello di separare la classe dirigente/intellettuale da quella che loro ritenevano di tutelare ; il popolo.

    Si veda ad es. le stelle presenti ancor oggi nella bandiera cinese;una rappresenta la classe contadina,una quella operaia,una quella dell’esercito ed infine una rappresenta la classe dei dirigenti/intellettuali – del Partito.
    Era ua situazione in cui si pensava che dall’alto si sarebbe potuto ‘fare/creare’ l’uomo nuovo
    .Il pasticcio che ne è risultato è sotto gli occhi di tutti.
    Appare chiaro che le forze non intellettuali del Paese non abbisognavano di una cultura profonda che permettesse loro di ragionare e giungere a tirare le somme della realtà circostante.A tutto dovevano pensare gli ‘intellettuali’/’dirigenti’.
    In una realtà del genere,esportata tramite i ‘pendent’ di Partito in quasi tutti i Paesi occidentali – fanno eccezione La Gran Bretagna e gli USA – un personaggio come Fantozzi,che magari per lungo tempo ha votato D.C. e poi magari per il P.C.I.in un moto di ribellione velleitario, finisce per essere un classico rappresentante di questa impostazione ‘ dall’alto ‘.Ecco perchè la corazzata potemkin diviene una ‘cagata pazzesca ‘;perchè incomprensibile.

    Oggi che succede dopo il crollo del muro?
    Da un lato vi è chi rimane saldamente attaccato alle vecchie idee ‘ortodosse’,ma poi la maggior parte,di fronte alla realtà profondamente mutata cercano di riprendere il ‘cammino’ verso un modello di uomo nuovo partendo dal basso e non più dal palazzo come una volta
    .
    Si invitano dunque le forze ‘popolari’ ad essere loro stesse artefici del cambiamento.Si invita alla critica democratica,che una volta nei Paesi dell’est avrebbe comportato tragiche conseguenze.
    Personalmente credo un lavoro/impegno inutile perchè sempre frutto di un imput dall’alto e qundi falsamente democratico.
    Mi preme sottolineare che come quasi sempre nella storia sono le classi meno fortunate a rimetterci e prendere colpi da una parte e dall’altra.
    E’ notorio,per fare un es. che nei Paesi ex comunisti la nuova classe dirigente capitalista
    ha,per la stragrande maggioranza dei casi,origine dal ‘Partito’.

    Saluti topo.gigio .

  4. . Una pietra miliare della cinematografia ;

    . . ;’ METROPOLIS ‘

    Metropolis4

    Premessa un noto sito/club,come molti sapranno, ebbe una certa fortuna/notorietà iniziale grazie alla pubblicità ricevuta dal programma RAI ‘NEAPOLIS’,che insieme al Programma/telegiornale ‘LEONARDO’, rappresentano i servizi di punta dell’informazione scientifica/informatica sul mezzo televisivo.
    SI CONFRONTI L’IMMAGINE ORIGINALE QUI SOPRA DEL FILM ‘METROPOLIS’ CON UN IMMAGINE DEL FRONTESPIZIO DEL PROGRAMMA RAI ‘NEAPOLIS’… UNA RASSOMIGLIANZA NON CASUALE.

    Le immagini che costituiscono ‘la copertina’ di Neapolis sono visibilmente rielaborate dal film qui in discussione,come del resto il titolo del programma stesso.(Non poteva essere rielaborata la musica,poichè metropolis è un film muto).
    In tale sigla si vedono mezzi volanti – stile ‘bled runner’ – aggirarsi in una metropoli futuribile,che sembrano auto che vincono la forza di gravità.Assai simili,se pur nella diversità che quasi un secolo impone,con le immagini originali di ‘metropolis’.
    La differenza sostanziale tra le due immagini sembra risiedere nel fatto che nel film si ipotizza un certo futuro,con gravi problematiche che si vedranno qui di seguito,mentre nella sigla televisiva tali immagini sembrano dire che quel futuro non è più tale ma realtà presente e pieno di belle speranze ormai realtà piacevole .
    Le problematiche sembrano – nei programmi televisivi ora citati – essere sparite (?),come se fossero state solo Opera di visionario catastrofista .E’ rimasto – si è preso – solo l’aspetto vantaggioso che lo sviluppo della tecnica ha creato.

    Metropolis è un flim muto del 1926,coevo dunque della ‘Corazzata Potemkin’
    ,prodotto il Germania.La regia è dell’austriaco,poi naturalizzato tedesco e successivamente naturalizzato americano ; Fritz LANG.
    Alla sceneggiatura partecipò la moglie Thea Von Harbou.
    Il film narra di una città del futuro (XXI sec,il nostro),altamente tecnologica in cui a pochi magnati, a cui fa ne fa capo solo uno,corrisponde una massa di operai che vivono e si muovono come automi.Fra questi – Maria – cerca di alleviarne le sofferenze con dei racconti.Aventi certe capacità profetiche/visionarie come con il racconto di ‘Babele’.
    Fatta rapire dal capo dei magnati,per paura di una rivolta operaia,essa è sostituita da un umanoide – leggi replicante – costruito dal grande ed ombroso scienziato Rotwang .Ma questo umanoide incita alla rivolta gli operai,cosa che faranno rischiando di far sommergere la metropoli sotto le acque.Maria è poi salvata dal figlio del capo che mostra sensibilità per chi soffre.
    Infine il capo operaio fa un discorso che è un appello alla fratellanza.

    Questa per larghe linee la storia.Un invito a guardarsi il film per chi avrà un pò di pazienza.
    Nel post successivo verrà indicata quella che è l’attualità di un’Opera con 83 anni di vita sulle spalle.

  5. ( segue …)

    Conclusioni sul commento
    a ‘ METROPOLIS ‘

    Entrando in merito al valore del contenuto dell’Opera si può fare,tra i vari possibili,un distinguo;da una parte gli elementi che caratterizzano l’arte cinematografica di Lang – le sue caratteristiche -,dall’altro il suo valore di intuizione formidabile per ciò che riguarda lo sviluppo storico di tutto il novecento -‘ l’arte della divinazione ‘

    lang3

    Un Lang un pò annoiato .

    Circa il primo aspetto;

    ; gli elementi principali,che possimamo trovare in molte sue Opere sono;gli elementi con i quali il regista manifesta la propria visione del mondo in maniera sintetica,in cui la personalità espressiva reclama tutto il suo spazio.Si è soliti esprimere questo con il termine conciso di ‘espressionismo’.Movimento culturale che segue all’impressionismo,come dire;dopo un processo di paziente ricezione – studio,apprendimento – segue inevitabilmente un processo nel quale,coordinate le nozioni apprese si dice quello che si pensa ( in modo ragionato). Si noti che benchè l’espressionismo cinemat. sia considerato un evento tipicamente tedesco – ebbe inizio con l’Opera:’Il gabinetto del Dr. Caligari’ di R.Wiene 1919 – , in Italia dovranno passare un bel pò di anni prima che si manifestino gli elementi culturali che portano ad un Opera tutta italiana ritenuta espressionista,anche se con caratteristiche diverse – ‘Senso’,di L. Visconti del 1954 – ,e ciò manifesta l’emarginazione culturale italiana per certi aspetti.
    Oltre all’aspetto espressionista di Lang una sua caratteristica è quella del ‘doppio’ della personalità di un individuo;in metropolis è la figura del personaggio di ‘Maria’ che ha il suo doppio in un robot – che,guarda caso invece di eseguire gli ordini per il quale è programmato,acquietare gli animi,funge da seminatrice di tempesta -.In un altro suo film, ‘Il grande caldo’ il doppio è rappresentato dal volto di un personaggio per metà in ombra,e poi anche dalla protagonista femminile sfregiata in volto per metà da una caraffa di caffè bollente.

    Il secondo aspetto – il valore dell’intuizione –;

    ;non si può seriamente negare che gran parte delle intuizioni che Lang ha avuto in questa Opera erano corrette,in quanto si paleseranno in tutto il novecento,fino a giungere ai giorni nostri.
    Andando per ordine; la progressiva concentrazione della ricchezza in poche mani – si noti,per chi può pensare anche legittimamente, che vi è stato si un progredire del benessere collettivo ma a scapito della creazione di un debito pubblico cioè di un debito che grava sulla stessa collettività intera così che come possiamo vedere ai giorni nostri basta una crisi economica che livelli di benessere che si credeva assodati sfuggono di mano, si polverizzano istantaneamente.
    A questa concentrazione di ricchezza corrisponde una concentrazione di potere che è plutocrazia
    .Per la natura stessa del concetto di impresa come ente con finalità di guadagno,la disumanizzazione dei rapporti sociali si è puntualmente verificata.Oggi va ormai di moda parlare di ‘alienazione’.Termine che indica questo straniamento dell’individuo rispetto alla collettività che sente non più come sua.E questo anche da parte di chi vi ha fatto parte come soggetto ‘vincente’.
    Un altro elemento intuitivo;il robot sfugge dal controllo dei suoi artefici;il magnate e l’inventore.Come dire; il sistema economico messo in piedi si deteriora generando un elemento al suo interno distruttivo – un tumore per usare un termine medico – cioè ideologie che vogliono distruggere il sistema stesso perchè opprimente.La visione di questo elemento distruttivo come ‘comunismo’ è palese.
    E quello che è più ammirevole è che anche qui Lang ha avuto ragione dalla storia.Si badi che questo non vuol dire che il sistema del capitale è /era da accettare,solo che la strada rivoluzionaria socialista non funzinava/non funziona.
    L’elemento che conclude il film è anche il più,credo,lungimirante di tutti

    ( questo per il fatto che si può obiettare correttamente che il fatto di aver preso una strada politica che poi la storia dimostra giuasta non significa necessariamente che si è avuta lungimiranza politica ma semplicemente,ad es. che vi erano degli interessi personali per quella scelta fatta ),
    l’elemento decisivo che conclude l’Opera sta
    nella frase fatta pronunciare al capo degli operai:’solo se il cuore li unisce,ci sarà pace e comprensione tra gli uomini’.

    E’ una vecchia storia,ma il senso di equità che in molti di noi è presente,ed è forse questo l’elemento distintivo dal mondo animale è l’unico che ha permesso e permetterà all’uomo del ventesimo secolo inizio ventunesimo di andare avanti senza auto distruggersi.
    Karl Jaspers
    in proposito ebbe a dire:’
    :‘ l’uomo moderno oscilla psicologicamente tra un senso di apatia/indifferenza totale e un bisogno di fratellanza universale ‘ .
    In quelle parole conclusive del film io credo che vi sia la lungimiranza nel vedere tutto questo.

    metropolis (g)arbaiter

    COCLUSIONE COMMENTO a ‘METROPOLIS’.
    Le ragioni per cui questa è un’ Opera scomoda a molti
    ,destra o sinistra che sia si sono viste e sono simili a quelle dell’Opera di W.Griffith ‘Nascita di una Nazione‘.
    Se da una parte
    le coseguenze sociali drammatiche, intraviste con lungimiranza nelle due Opere, conseguenze dovute al sistema del capitale,le hanno fatte emarginare da parte delle forze ‘conservatrici’,
    dall’altra la ricerca altrettanto lungimirante in ‘Metropolis’ di una alternativa alle forze rivoluzionarie,ricerca di soluzioni alle diseguaglianze e mostruosità che il sistema del capitale crea, ha fatto emarginare la stessa alle forze di sinistra.

    Ma ciò non toglie che ‘Metropolis’ sia un’Opera da incorniciare ad eterna memoria del genio che l’ha creata.E rappresenti nel contempo il limite della nostra cultura che tende ad emarginarla,o a non dargli la giusta dimensione/collocazione.

    Voglio qui in ultimo sottolinare un aspetto di rilievo circa F.Lang.
    Quando questi ebbe ad emigrare in USA,dopo l’invasione della Francia da parte delle forze dell’Asse, ma già dall’avvento di Hitler al potere egli ebbe a distaccarsi dal mondo cinematografico tedesco (anni trenta) ,continuò la sua Opera cinematografica. Tuttavia se andiamo a vedere i film da Lui realizzati in questo Paese, si vede che se pur di pregio non toccano argomenti del livello di Metropolis
    . Sono per lo più Opere ‘di svago’,come ‘la donna del ritratto’ o ‘l’alibi era perfetto’ etc… .Dovette tornare in Europa per continuare sulla scia di Metropolis.
    Questo non vuol dire che negli USA un tale lavoro intellettuale gli fosse precluso,ma solo che non tutti i Paesi danno la possibilità di affrontare con successo certi argomenti.Mostrando così i limiti del Paese stesso,gli USA nel nostro caso.

  6. ……………………….Il GABINETTO del Dr. CALIGARI.

    ovvero , il ‘ pendant ‘ di Metropolis .

    Film del 1920, – Germania – Regia di R. Wiene – .

    caligari3
    Breve accenno alla storia; un ciarlatano ipnotizzatore,la cui ossessione visiva è l’identità col Dr. Caligari utilizza una sorta di ‘automa’ per compiere azioni delittuose.
    Questi ( l’automa ) dopo essere stato arrestato si rifugia in un manicomio,diventandone il Direttore.Sogno/incubo o realtà?.

    Come per Metropolis,si è in presenza di un Opera cinematografica la cui caratteristica principale non risiede nella ricerca cinematografica in se ma nel contenuto in relazione alla Società del tempo.Non solo tedesca.
    E’ di grande rilievo l’anno in cui fu fatta – 1920 – .Ben tredici anni prima dell’avvento del Regime tedesco. E in quel periodo non si conosceva minimamente colui che ne sarà a capo.
    Una caratteristica sottolineata sta nel fatto che l’Arte cinematografica si è dimostrata poco adatta a raccontare la Storia
    , che è Scienza . L’arte cinematografica è adatta a percepire/intuire gli scenari politici e sociali all’orizzonte.Cioè è capace di intuire le tragedie imminenti.
    In genere l’Arte ha questa caratteristica,il cinema non è da meno
    .

    Un vecchio adagio recita che ‘ Stati deboli attirano inevitabilmente uomini forti ‘.Il contrasto col mondo politico diventa inevitabile.E quando la sciagura è poi alle porte a molti registi/artisti come Lang non resta che la fuga/esilio.
    E’ sorprendente come la trama del film abbia colto nel segno quella che poi sarà l’interpretazione di molti anche in piena guerra – si veda; ‘ Il grande Dittatore del 1940 ‘ .
    L’ interpretazione è qui puntata sulla psicopatia; versione discutibile.Si pensi ad esempio al film ‘ Il bacio della pantera del 1942
    ‘ come quello sopra citato girato negli Usa ma da un francese.Qui si parla di ‘bisogno psichico di scatenare il male sul mondo’.
    Le guerre sono viste quasi come un tornado od una mareggiata di eccezionale violenza che tutto distrugge ma da cui la Natura prende abbrivio per rigenerarsi.
    Anche in tempi recenti si è parlato con riferimento a tragedie mondiali di ‘pazzia’ di chi – apparentemente o meno – ne è stato l’artefice.A mio giudizio sono tesi deboli perchè finiscono col nascondere tante motivazioni più profonde, finendo poi col giustificare/assolvere coloro – anche molti, non solo un’oligarchia – che tali eventi hanno reso possibili.(Concetto di assoluzione/colpevolezza accettabile solo in relazione all’accettazione dell’ipotesi di base).
    L’Opera è considerata antesignana dell’Espressionismo tedesco
    ,ma va vista principalmente nella sua valenza politica e sociale,avvalendosi si dello strumento espressionista che risulta particolarmente adatto a ‘disegnare’ letteralmente sfondi da incubo.

    Pazzia o tragica psichica necessità?

    E’ questa la riflessione successiva alla giusta intuizione dell’Opera sugli eventi che di li a poco travolgeranno il mondo intero.
    Nell’ottica di questa domanda vi sono altre due Opere
    – rigorosamente d’essai – girate durante il conflitto,che possono essere considerate la risposta all’interrogativo appena posto.Che faranno da corollario a questo film del 1920.

    Ma se di ‘pazzia’ non si tratta, di cosa mai dobbiamo parlare?
    E sopratutto con il grande vantaggio che noi viviamo molti anni dopo quegli anni, e quindi facilitati dalla conoscenza dei fatti storici che si sono sviluppati in seguito fino ai giorni nostri quali conclusioni possiamo trarre da tutto ciò?
    I due film girati durante la guerra qui sopra accennati,(di cui non ho ancora citato i titoli) – non tedeschi – invitano proprio a questa riflessione.Una riflessione che se fatta priva di pregiudizi porta a delle considerazioni/conclusioni varie ma non del tutto cotrastanti e sicuramente porta a ribadire che ‘la storia è una ruota ed il prograsso un mito’ .Vecchio proverbio asiatico che ripete le parole nate dall’intuizione del nostro G. Vico
    .
    Ma è una coclusione possibile non l’unica.
    Quando si riflette, mi pare irrilevante la distinzione tra Arte e Scienza e sopratutto tra Scienze umanistiche e scientifiche.
    L’unico elemento che le differenzia -credo che molti lo condividano-
    sta nel fatto che nelle discipline scientifiche è molto più difficile ‘barare’;l’errore è spesso palese,mentre nelle discipline ‘ chiacchierate ‘ si può purtroppo parlare ‘a braccio’ o addirittura a vanvera; si pensi a quante stupidaggini si leggono sui giornali,quotidianamente.
    Saluti,topo.gigio .

  7. ……..Pazzia o tragica psichica necessità?.………………..

    clouzot2

    H. G. Clouzot .

    Con la domanda/titolo di questo post/commento riportata nel commento qui sopra, – dedicato all’Opera di Wiene – , ho accennato a due film coevi del 1943.
    Questi sono da ritenere una sorta di risposta al film di Wiene del 1920 .E’ solo ovviamente un aspetto interpretativo tra i molteplici .
    Raramente la critica ha fatto cenno a questi, probabilmente molti non li hanno visti o nessuno ne ha intuito il legame che suggerivo.

    A questi due film dedicherò un post a testa,perchè come quelli precedenti trattati sono ognuno a loro modo dei capisaldi della cinematografia e della realtà socio/politica del tempo in cui furono realizzati e rappresentano un mezzo di analisi della realtà attuale .
    I due film in questione sono :

    il primo ” Dies irae ” ( titolo non originale ma dato in Italia,cioè ‘giorno d’ira’ ) di C.T. Dreyer, Danimarca 1943.,

    l’altro : ” Le corbeau ” ( titolo originale; ‘ Il corvo ‘ ) di H.G. Clouzot, Francia 1943.

    Dreyer2

    C. T. Dreyer .

  8. …..DIES IRAE ( Vredens Dag )………..

    Sulla scia di quanto sopra, proseguo nelle considerazioni sul primo dei due film citati.

    diesirae2
    La protagonista .

    Un cenno alla storia.
    E’ un film in maschera ambientato nel XVII sec. in Danimarca in ambiente protestante ( Calvinista ).Una giovane donna,Anna a cui la caccia alle streghe ha portato via la madre,diviene la moglie di secondo letto di un vecchio Pastore.Questi non può nè darle una vita piacevole nè un figlio.Anna diventa l’amante del figlio del Pastore,a cui lei confessa – con ira – il proprio tradimento.Questi ne muore e la vecchia madre del Pastore denuncia la protagonista di stregoneria.

    Il film ‘ non è facile ‘; arduo districare la trama sottile che il Regista – con grande sapienza – ha saputo tessere.Pur traendo la storia da uno scritto Egli gli dà il giusto difficile equilibrio ed attualità interpretativa per i tempi drammatici vissuti durante la regia.
    L’elemento che si deve tener sempre presente è che questa Opera è stata realizzata durante l’occupazione tedesca.Va da se che ne ha superato la censura.

    L’Opera si apre con l’immagine di una vecchia fattucchiera che cura una contadina e nel contempo dice:” il Male è potente ”.Subito dopo si odono delle voci che si fanno sempe più forti e che sono quelle di un gruppo di persone decise a linciare la fattucchiera.
    Questo definisce il clima del tempo tratteggiato dal regista.
    Il titolo del film indica il canto che veniva intonato in occasione di esecuzioni capitali,generalmente di streghe.
    Il Male di cui parla la fattucchiera è realmente presente
    ,e le maledizioni lanciate da chi viene giustiziato giungono al loro compimento.
    L’equilibrio quasi impossible da trovare,è stato da Dreyer trovato.Esso consiste sostanzialmente nel gioco di definizione; dove vi è ‘giustizia’ e dove vi è ‘iniquità’.Inutile dire che risposta netta non c’è.Qui non siamo nei film Western con cowboys divisi dal colore del cappello;bianco da una parte nero dall’altro.
    Il collegamento col film sopra commentato,’il gabinetto del Dr. Caligari’
    appare ora evidente; se la Storia mondiale di allora aveva preso una certa piega occorreva con questa fare i conti.
    Quello che qui è significativo è proprio il momento di equilibrio tra le due forze in guerra.Entrambe rappresentano due mondi culturali ed entrambe sono realtà vive e vegete e come tali possono a parità di forze esprimersi.

    Ecco il valore dell’Opera; la sua universalità storica.
    Niente partigianità,ma una riflessione dotta sulle possibili scelte storiche senza attribuire goffamente torti a l’una o all’altra.
    La protagonista,vittima del sistema – la madre a torto giustiziata – costretta ad un matrimonio di convenienza, prima cerca un amore impossibile in un giovane uomo – il figlio del marito – che non la ripagherà del suo sincero amore,poi capita l’inutilità di questa relazione compie vendetta – leggi giustizia(?) – preparandosi a pagare con la propria vita sul rogo.
    E’ sorprendente che questa Opera abbia potuto liberamente essere svolta.E’ ciò fa riflettere in merito.
    Poi è da sottolineare che realtà drammatiche creano Opere straordinariamente profonde quindi belle;
    viene subito alla mente il monologo famoso di O. Welles ne:’il terzo uomo” quando afferma;”sotto i Borgia abbiamo avuto omicidi ed iniquità a non finire ma nello stesso tempo si sono avute figure come Leonardo, Michelangelo etc…nello stesso periodo in Svizzera vi era pace e tranquillità; e cosa hanno prodotto? L’orologio a cu-cù’!.

    Come detto un film non facile,solo per coloro che non si peritano di una profonda riflessione su certi eventi, e che quindi non fanno, come oggi sistematicamente avviene di ogni erba un fascio.

  9. ………….Il CORVO ( Le corbeau)…………..

    Sulla scia di quanto sopra, proseguo nelle considerazioni sul secondo dei due film citati.

    una scena del film 2
    Un’immagine del film .

    Con quest’Opera completo quanto sopra impostato a mò di trilogia il cui vertice/base è l’Opera di Wiene ;
    ‘ Il gabinetto del Dr. Caligari
    ‘. Il ‘ Dies Irae ‘ di Dreyer con il presente film rappresentano le due propaggini.

    La storia.
    In una cittadina di Provincia di Francia,dove la vita apparentemente scorre tranquilla,incominciano a circolare lettere anonime che sconvolgono gli equilibri esistenziali dei suoi appartenenti.La faccenda si complica a tal punto da far si che attraverso prove calligrafiche si cerca il colpevole.
    Ma giustizia sarà fatta in altro modo.
    Non voglio ripetere quanto detto a proposito dell’Opera qui sopra di Dreyer
    ,ma devo necessariamente ricordare quanto già detto, perchè le considerazioni sull’una si adattano perfettamente all’altra.
    Il film si apre su uno dei protagonisti, il dottore del Paese che si sciacqua le mani insanguinate dopo un intervento.Le ipocrisie della piccola borghesia sono sottolineate con feroce puntualità,mettendo a nudo le miserie di singoli o di famiglie intere.
    Le lettere anonime non fanno che scoperchiare un pesante tombino dal quale inevitabilmente tutti i miasmi cittadini fuoriescono gettando una luce di miseria morale su tutti.
    L’autore delle lettere – non privo di proprie colpe ma permeato da profondo senso critico anche verso se stesso – è indimenticabile nel mentre fà oscillare una lampadina davanti a se chiedendo e chiedendosi :” …dov’ è la luce dove il buio,dove la verità dove la menzogna…”.


    Il corvo…

    Siamo tanto sicuri di noi stessi,così come siamo tanto sicuri della nostra superiorità nei confronti dell’uomo dei secoli bui della storia.E poi siamo fermi a tanta miseria morale.

    In entrambe le Opere si delinea sempre con netta lucidità la domanda dell’attribuzione della’colpa’ delle responsabilità e quindi delle scelte fatte da un mondo rispetto all’altro.Mondi che allora si fronteggiavano.
    A ben pensare sono anche – alla fin fine – degli atti di accusa,per nulla gratuiti,contro la nostra inconsapevole arroganza.L’arroganza delle nostre idee,solo perchè ci appartengono.
    E’ incredibile, questo lo devo ribadire, come certe ‘verità’ vengano fuori in certi contesti drammatici e nessuna censura ha potuto far nulla per sbarrare loro il passo.

    Un dato,per sottolineare l’incisività dell’Opera; il regista fu sospeso per alcuni mesi a fine guerra.L’Opera fu proibita in Francia per diverso tempo.
    Intelligentemente Clouzot si riscatterà nel 1947 con il film ‘Quai des Orfèvres’ (lungo i marciapiedi della Senna,il significato) tradotto in Italia con il titolo ‘Legittima difesa’.Opera di minor spessore ma graffiante a pari modo.

    Noi viviamo in un mondo possibile,non nell’unico mondo possibile
    .Le scelte discrezionali fatte da pochi per molti sono spesso ammantate di democrazia che è falsa democrazia; demagogia pura.E tali scelte sono presentate come le uniche possibili, le uniche che ci permetterebbero di andare avanti.In realtà sopravviviamo a noi stessi finendo col non capire chi siamo e quale destino ci aspetta.
    Le responsabilità? Un vecchio adagio recita :”tutti colpevoli,tutti innocenti”.Giocare a scarica barile ormai non serve più a niente.Ci siamo infognati a tal punto che tutto potrà avere solo un epilogo drammatico.
    In un suo scritto, lo storico francese Marc Bloch invitava un amico storico all’osservazione del nuovo Municipio,perchè così facendo si poteva capire un pò meglio la storia passata osservandone la/il realtà/prodotto contemporanea/o.Un procedimento inverso rispetto a quello tradizionale.
    Qui è stato fatto un percorso che parte da certe realtà cinematografiche seppellite del passato per giungere alla realtà presente,ma sopratutto per giungere a capire che vi potevano essere altre realtà
    .

  10. ………………………IL Dr. MABUSE………………

    Film tedesco del 1922 di Fritz Lang.Titolo originale;Dr. Mabuse der Spieler, – Dr.Mabuse il giocatore -.

    E’ in relatà una trilogia;il regista girerà altri due ‘sequel’.
    L’ultimo; ‘il diabolico Dr. Mabuse’ tit.orig ;’Die 1000 Augen des Dr. Mabuse’ Europa 1960 – i mille occhi del Dr. Mabuse
    -,
    è il testamento di addio alla Cinematografia,come Opera contenutistica,mentre come opera cinematografica in se girerà ;’Il sepolcro indiano
    ‘.

    lang

    I primi due sono come il film di cui sopra trattato; ‘Il gabinetto del Dr.Caligari‘ ,Opere che trattano dell’immane tragedia che si avrà in concomitanza dell’avvento del Regime tedesco.Basta rifarsi all’Opera di cui ho sopra parlato per ottenere gli stessi elementi di giudizio.

    L’ultimo della trilogia è invece profondamente moderno; benchè girato quasi cinquanta anni fa ,coglie appieno alcuni aspetti della realtà che ci circonda.

    Accenno alla storia ( del film del 1960 ) ;
    Mabuse alias Cornelius una sorta di Diabolik in chiave intellettuale trama per impossessarsi di ricchezze altrui utilizzando mezzi di osservazione sfruttati a mò dell’Opera famosa di Orwell. Finirà(?) male.
    L’incarnazione del Male moderno
    che permea la nostra Società è per Lang rappresentata da Mabuse.Figura di comodo per la rappresentazione cinematografica.

    Se negli anni precedenti la seconda guerra mondiale egli era una sorta di scienziato pazzo come il Dr.Caligari di Wiene o come Rottwang in Metropolis(vedi sopra),qui ai nostri giorni o poco prima è rappresentato da una sorta di grande occhio ( leggi grande fratello) che attraverso telecamere può, all’interno di un albergo, osservare tutto e tutti.
    Queste telecamere sono il realtà anche il televisore di cui si poteva già negli anni sessanta capire la portata rivoluzionaria,poi evolutosi nel computer – internet.
    Lang ne capì il potenziale di ‘indottrinamento’ per le masse. Aveva ragione perchè la cosa si è evoluta anche in questa direzione.
    Certo che rispetto alle sue Opere precedenti,Lang risente dell’usura del tempo. Non è più così incisivo come una volta.Ma ciò che dice non fa una pecca.
    Ma se la mente umana è stata capace di essere artefice di questa sorta di ‘Golem‘,ecco che sarà capace lottando a riguardo di distruggere questa Creatura che ha deviato dai propositi del proprio artefice divenendo mezzo di distruzione.
    Non possiamo che augurarci che questo. E’ anche auspicabile di non doverci trovare di fronte ad una grande tragedia che ci porti a questa lotta disperata.Letteralmente per la sopravvivenza.
    Ogni epoca genera i propri mostri
    ,ed ogni volta l’uomo deve trovare i mezzi per la loro sconfitta.
    Nota; ‘Mabuse’ nella storia dell’arte è stato un pittore fiammingo,con elementi Europei nella sua pittura.Forse in onore/ricordo di un trascorso pittorico di Lang stesso egli ha dato tale nome al suo più famoso personaggio.

  11. ………JEAN VIGO’ e LUIS BUNUEL,………….

    …………Il SURREALISMO approda nella CINEMATOGRAFIA….

    almereida

    Movimento culturale prettamente francese,anche se alla base del suo sviluppo vi saranno un’ eterogenea etnia Europea di artisti, il surrealismo darà il meglio di se nell’arte pittorica e cinematografica.
    In quest’ultima lo sfortunato Vigò
    sarà antesignano ed artefice, non potrà tuttavia esprimersi nella sua massima potenzialità, morendo prematuramente a soli 29 anni.
    Le Sue tre Opere sono nell’immaginario di ogni cinefilo che si rispetti.

    Nota;
    ; le immagini su Rai 3 in notturna alla presentazione di spezzoni di film da amatori sono quelle di un film di Vigò:” L’atalante o, Le chaland qui passe ”,sua ultima Opera del 1934.

    Prima di parlare separatamente in due post diversi dei due Registi una nota sul surrealismo.Tralasciando il contesto storico in cui nacque – Freud e la psicanalisi – occorre sottolineare che il modo di approcciarsi al mondo della cultura del surrealismo,è un modo che è e rimarrà eternamente valido.
    Vi sono conquiste nel mondo della conoscenza che divengono basi successive di sviluppo e da cui non si può più prescindere.Si pensi per fare un esempio ai vaccini nel mondo della medicina, a certi modelli interpretativi nel mondo della fisica,etc…
    Il surrealismo in questo non è da meno.
    L’idea che nè è alla base è di per se molto semplice,le implicazioni più complesse – conseguenze queste che determinarono un conflitto con il mondo politico sia tra surrealisti,al suo interno, sia con le realtà politiche dell’epoca al suo esterno – .
    In cosa consiste?

    Un modo per darne interpretazione è la considerazione/intuizione dei surrealisti che le scienze non potevano di per se spiegare compiutamente la realtà in cui l’uomo vive ne l’uomo stesso,da cui peraltro un aspetto conseguente; la messa in dubbio della dicotomia tra uomo e realtà circostante.In sostanza la scienza è una sorta di ‘camicia stretta’,ed attraverso il sogno e ‘simili’ [vedi Freud] è possibile ottenere risposte impensabili con i tradizionali mezzi di indagine.Così da svelare l’inconsistenza anche di modelli etico/morali all’interno di una Collettività.Il pensiero corre subito ai ‘Cinici’ greci.
    Inevitabili gli aspetti anarchici o, ben diversi ‘ nichilisti’ di molti surrealisti con un netto distacco dal mondo religioso. Bunuel affermava di ”essere ateo per grazia di Dio”.
    Nota;
    ; il termine nichilista
    ,con cui si vuol sottolineare un atteggiamento di distacco/non adesione ai valori della Società in cui si vive e che sono dai più accettati, deriva,credo che pochi lo sappiano, da un Opera di Iwan Turgenev,:’Padri e figli’ . Egli derivò il termine dal vocabolo latino ‘nihil’ – ‘nulla’,fatto questo palese.

    Come accennato vi fu dicotomia all’interno del mondo surrealista per le prese di posizioni politiche opposte dei suoi appartenenti.
    Di certo il movimento fu ingiustamente non capito dal mondo politico di allora,sopratutto dalla destra che aveva posizioni inaccettabilmente rigide,stile; Dio, Patria e famiglia.

    Ma sicuramente la non faziosità nell’agire artisticamente dei suoi appartenenti permisero una felice produzione artistica;come detto sopratutto pittorica e cinematografica

  12. ……………………..JEAN VIGO’,………………………………………….
    .……………pochi anni spesi bene. ………….

    atalante2
    Un immagine sognante de :” L’atalante ” .
    Riprendendo una frase di un noto comico del passato si può dire di Vigò :” Artisti si nasce, e Vigò lo nacque ”.
    Le sue Opere sono solo tre – a parte un breve documentario sul nuoto – ;
    ”A propos de Nice ”,1929,

    ”Zèro de conduite ”,1933,tradotto letteralmente col titolo,”Zero in condotta”,

    ‘L’Atalante”,1934.

    Una nota sulla sua vita ed origini;Jean era figlio di un anarchico morto in carcere,di origine basca,che amava firmarsi con lo pseudonimo di ”Almereyda”,pseudonimo di cui facendo l’anagramma[ di cui l’incipit d’anagramma è ‘y a la…’ ],se ne rivela lo spirito ribelle e dissacratorio di famiglia.
    Crebbe in collegio ,esperienza amara come la perdita del padre.Malgrado l’ambiente che avrebbe potuto farlo propendere verso atteggiamenti estremi,riuscì con queste sue Opere a mantenere un equilibrio di cui il tempo ne dà prova di bontà e valore.
    Il primo film è una sorta d’insieme di carrellate di sequenze mute sulla vita a Nizza durante la bella stagione, e negli anni appena successivi a quelli della ‘belle èpoque’.Inutile riaffermare il carattere dissacratorio del Regista che mette in luce ogni genere di pulsioni,mal celate per chi sa ben guardare.
    Non dissimile in questo senso il secondo film,in cui alla mediocrità degli insegnanti ne è messa in luce la moralità discutibile all’interno di un ambiente chiuso come quello di un convitto.A questo si somma lo spirito di libertà e di affrancazione dei ragazzi da canoni e stereotipi imposti,canoni il cui odore di falsità e vuotezza è palese.
    La terza ed ultima Opera di Vigò è più completa ed intimista;gli atteggiamenti dissacratori – che trovano rilievo sopratutto nel cavallo di battaglia comune a Vigò e Bunuel,consistente ”nell’ amour fou ”,che tutto sublima,trasfigura e poi distrugge..se non ci fossero le convenzioni sociali ad intervenire -, si combinano con l’amore turbolento tra i giovani sposi.Indimenticabile la scena in cui lui si tuffa nelle acque del canale per verificare una vecchia credenza da lei sostenuta.

    Credo sia difficile dire di più in merito all’Opera di Vigò.L’unico mio invito è a guardare questi tre film.Non sarà tempo perso.
    Non ebbe che poco tempo a disposizione e di più non potè fare,ma come detto nel sottotitolo,fu tempo speso bene.La capacità di narrare ed il senso poetico non si possono insegnare,e se veramente presenti rimangono nel tempo.

  13. .. ….. L’Opera di Luis Buñuel

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    La Deneuve in un famoso film di Buñuel .

    Volendo fare un parallelo col mondo della musica classica,si è tentati di dire che l’atteggiamento ludico che Mozart ha nelle proprie Opere, trova pendant in Buñuel nei Suoi Film.
    Breve cenno alla sua vita;
    di famiglia borghese benestante studia in un collegio cattolico per poi completare gli studi in lettere e filosofia.Studiò privatamente un ramo della zoologia; l’ entomologia,studio che ritroviamo in varie scene dei suoi film,[ad es. la farfalla colpita da una fucilata ne:‘Diario di una cameriera’
    o l’occhio tagliato con un bisturi ne:‘Un chien andalou’].Girò molte sue Opere in Messico per problemi col Paese d’origine,negli USA girò pure un film,e lì per un breve periodo si occupò della gestione del Museo d’Arte Moderna ( il famoso MOMA ).

    Solitamente si incomincia a parlare di un Autore dalle sue prime Opere.In questo caso si può validamente fare eccezione,cominciando con l’Opera con la quale questo Regista dà l’addio al Cinema, un’Opera del 1977;”
    ;” Quell’oscuro oggetto del desiderio”
    .
    Premetto che quasi tutte le Opere di Buñuel sono capaci di divertire come poche nel mondo della cinematografia lo spettatore,per cui non c’è pericolo alcuno di morire di noia,nel caso qualcuno che non avesse mai visto una sua Opera decidesse di farlo.
    ”QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO” è proprio quell’oggetto … che è al centro dell’attenzione della sessualità maschile.
    E’ la storia di un maturo borghese ben-pensante costantemente annoiato che trova attrazione irrefrenabile verso una giovanissima ragazza spagnola che mantiene se stessa e la madre facendo umili lavori.
    Apparentemente ingenua,la ragazza gestisce il rapporto col pretendente in maniera assai scaltra; indicibile la scena in cui lei [ se-dicente ancora vergine],coricatasi con lui indossa una sorta di cintura/busto di castità tenuto insieme da una miriade di lacci,impossibili da sciogliere.
    Le costruzioni surrealiste sono innumerevoli
    ; dal protagonista che, fermato da delle zingare per strada in cerca di carità,saluta il figlioletto di queste,che però è un maialetto bello grasso.
    Ed anche la scena più volte ripetuta di lui che porta un sacco come a dire;’ti voglio fregare ma non riesco a farlo’
    ,e poi un passante che porta lo stesso sacco ‘per lei’ con la stessa finalità.
    Una frase di lei sott’intende tutta l’Opera:
    : ”tu vuoi solo ciò che io ti nego”,come a dire;
    ; non mi venire a parlare di amore e fesserie varie,tu vuoi solo ‘regalarti’ la mia giovinezza sfruttando il fatto che sono in condizioni economiche disagiate.
    Del resto la protagonista non è tenera nenche con la madre: ”se mia madre mi vedesse per strada con un bel vestito rosso a battere il marciapiede direbbe:’come è bella la mia bimba e come gli sta bene quel vestito
    ”.E quindi sottolinea che essa stessa è vittima non solo dei bassi desideri di lui ma anche del cinismo familiare.
    La scena in cui le si concede ad un suo amico di fronte al protagonista esasperato sembra dire:” con un verme si con te per nulla al mondo,anche se mi hai dato molte cose”.
    Dal canto suo il protagonista non è quell’ingenuo che si può immaginare;al cugino dice: ” se la sposassi non avrei più armi contro di lei”
    .
    Ed ancora in una scena di rara sottile comicità;
    ;quando la madre della ragazza di fronte al protagonista pronuncia la parola ”matrimonio”,scatta una trappola per topi nella stanza,che viene tolta dal domestico che afferma: ” ora ha finito di scorrazzare libero”.
    Il film si conclude senza una conclusione; un’ esplosione – come era cominciato a sottolineare il periodo di terrorismo che percorreva l’Europa degli anni settanta – esplosione quest’ultima però che sottolinea l’intolleranza del Regista per una realtà descritta impietosamente nei suoi aspetti più vili e meschini. E’ come se avesse detto :” al diavolo tutti quanti ”.
    Buñuel non è tenero neanche con lo spettatore che viene ingannato sotto il naso
    ;
    ; noterete infatti che la protagonista femminile non è costantemente interpretata dalla stessa attrice ma volutamente da due attrici diverse.
    Per esperienza dico che molti tra gli spettatori non se ne accorsero durante la visione,benchè le due attrici fossero fortemente diverse tra loro; una con caratteri latini/mediterranei l’altra con tratti fini francesi.
    Un addio di Buñuel alla grande,senza mezze misure e senza aver perso il benchè minimo smalto della sua Arte.

    oscurooggetto3
    Fernando REY .

  14. ……………………Il valore della POLITICA per Luis Buñuel

    Due Sue Opere in merito;’‘Estasi di un delitto ( Ensajo de un crimen )”, Mex. 55 e
    : ” L’isola che scotta
    ( La Fièvre monte à El Pao )”, Fr./Mex. 59.


    Estasi di un delitto .

    Il suo atteggiamento nei confronti del mondo politico, che condivido, era quello già riferito, del Nostro E.Fermi la cui massima i fatti dimostrano fosse essere:”Stare alla larga dai politicanti”.
    A meno che non fosse chiamato in causa direttamente,[ si veda la scena finale in proposito del suo film :
    :” Diario di una cameriera ” in cui lancia uno sfottò al Prefetto che ebbe a condannare uno dei suoi primi film – L’age d’or – nella scena in cui i manifestanti conservatori inneggiano al Prefetto ‘Chiappe’ ],Bunuel ebbe sempre a stare alla larga dal mondo politico sia come partecipazione diretta sia come intellettuale benpensante che sforna le proprie idee.
    Non era apolitico nel senso di avulso da avere personali idee, solo che capiva l’inutilità di un certo impegno militante,che magari nascondeva interessi di coloro che erano all’opposizione.
    Ma come sempre affonda la lama della sua intelligente ironia.E questo principalmente in due film di cui sopra riportati i titoli.
    Nel primo: ”Estasi di un delitto” egli fà dire, nell’incipit del film, ad una voce narrante fuori campo che altra non è che il protagonista da adulto che narra se stesso nell’arco della sua vita:”

    ” Il MESSICO ERA ALLORA in PIENA RIVOLUZIONE ; DIVERSE FAZIONI si CONTENDEVANO il POTERE . TUTTE EGUALMENTE ANSIOSE di DARE al PAESE PACE e BENESSERE . E SOPRATUTTO EGUALMENTE ENERGICHE e SBRIGATIVE nell’ IMPORRE i LORO NOBILI IDEALI ” .

    Il film poi si svolgerà su ‘altri binari’ tipicamente surrealisti – e straordinariamente divertente – così da non risentire, per l’intelligenza con cui tratta gli argomenti, dell’usura del tempo.
    Ma è bastata la frase sopra citata a dare una sferzata ironica e graffiante al mondo politico di tutti i tempi.Francamente non si può affermare che la valutazione bunuelliana di cui sopra sia fuori posto ai nostri tempi.Resta straordinariamente valida ed attuale.
    Non servono tanti commenti alla sua frase, per capire che l’impegno politico di alcuni non è certo slancio disinteressato ma vile calcolo personale.Voi capite che se così non fosse dovremmo certo pensare di essere tanto,ma tanto amati. E sopratutto da coloro che si ergono a vindici delle classi più disagiate,sbandierando uno sbalorditivo anelito verso una Giustizia egualitarista.

    Nel secondo film:”
    ” L’isola che scotta ” Bunuel affronta in maniera organica l’argomento politico. Un giovane intellettuale funzionario di Stato co-dirige un carcere diretto dispoticamente da un Direttore rozzo ed insensibile.E’ un carcere politico in cui vi è anche recluso un professore universitario di cui il giovane funzionario è stato allievo e dal quale pur cercando di aiutarlo non riceve molti complimenti.
    E’ la figura di chi – allora molto comune tra i militanti di sinistra – cerca di combattere il Regime dall’interno.Pagherà con la vita.In fondo il film resta senza soluzione.Non vi è risposta da parte del Regista sulla strada da percorrere.
    Inevitabile dire che anche in questo film Bunuel immette elementi erotici tipici del surrealismo e suoi in particolare.Ma non sono pertinenti alla discussione politica.

    f.f2

    L’isola che scotta .

    Resta da trattare il rapporto Bunuel e Religione.
    Avevo accennato ad una sua famosa affermazione:” sono ateo per Grazia di Dio”.Ma francamente non credo personalmente che fosse proprio così.Critico verso le Istituzioni religiose si, ma è fatto ben diverso.
    Questo sarà argomento del prossimo post.

  15. ………………………… Buñuel e la RELIGIONE ……………………

    Gli accenni di Buñuel attraverso le sue Opere al mondo della Fede sono pressochè costanti. Ma in quattro Opere principali egli tratta l’argomento in modo marcato,e tra queste in una in particolare egli è particolarmente incisivo e focalizza tutta la sua attenzione sul mondo cristiano.

    Le quattro Opere; ”Simon del deserto”, ”La via lattea”, ”Viridiana” e ”Nazarin”.

    Su quest’ultima si trae molto del Suo pensiero in merito all’argomento.

    ‘NAZARIN’ ;Messico 1958.

    E’ la storia di un novello Gesù – come il titolo fà intuire – cui sembrano mancare le doti di Autorità carismatica e trascinatrice del suo ‘predecessore’.In questo la storia è un parallelo con la reale vita di Gesù da noi appresa dai Vangeli.Essa comunque si rifà – come per molte Opere del Regista – ad un romanzo di fine ottocento di uno scrittore poco noto di lingua spagnola.

    Nazarin2

    Un immagine del ‘ Nazarin ‘ .

    Nella visione rimangono impresse varie scene che sottolineano il pensiero dellAutore,in questo caso dunque la discussione dei significati espressi si confondono con la narrazione delle scene stesse.

    La scena iniziale si apre con una critica politica;l’installazione della illuminazione elettrica, in un misero Messico di fine ottocento,dà il pretesto a Bunuel di criticare il modernismo apportatore di benessere;fa dire ad una popolana:”non abbiamo i soldi per le candele figurarsi se li abbiamo per l’elettricità”. Al che il rappresentante del potere afferma che è una necessità irrinunciabile,apportatrice di progresso e quindi benessere.
    Ora se si sposta la faccenda ai nostri tempi con l’uso indotto in modo forzato della ,ad es. TV via cavo, del computer ed in specie di internet,ditemi Voi cosa cambia della struttura logica della critica! NIENTE assolutamente NIENTE.Ciò che era vero allora lo è tutt’oggi.

    Il giovane sacerdote incapace di assumere un atteggiamento di distaccato amore verso le persone più povere finisce presto per subirne le angherie e offese relative.
    Due figure femminili gli si affiancano una prostituta ed una brava ragazza ingannata da un amante insensibile.Due chiari riferimenti alla Maddalena ed alla madre di Gesù.

    Egli decide,visti irimproveri arrivati anche dall Curia ed in specie dal suo amico sacerdote che lo invita ad una vita più consona alla veste che porta,il che significa con atteggiamenti da compassato borghese,decide di vivere in campagna.
    Dove incontrerà le due donne di cui sopra detto.Esse decideranno di seguirlo anche contro la sua volontà.Le taccia di blasfemia quando lo invitano a compiere un Prodigio guarendo una bimba morente.Ma poi il Miracolo avviene,anche con atteggiamenti da ‘tarantolate’ dell donne presenti.
    Raggiunti tutti e tre dalla Giustizia vengono tradotti in carcere dove viene difeso dalle angherie di un carcerato oltremodo brutale da un altro.Chiaro riferimento ai due ladroni.
    Deportato verso il carcere cittadino vede il fallimento di tutti i suoi insegnamenti;la ragazza che era con lui torna volentieri con il suo amante e la ‘Maddalena’ finirà in carcere anche se mostra – forse l’unica – un atteggiamento di devozione finale;come a dire gli ultimi anche per il Regista saranno veramente i primi.

    Fondamentale la scena finale;
    durante il cammino una donna gli fa dono di un frutto. Egli lo rifiuta ma poi lo riprende con decisione scoppiando in lacrime,come dire;rifiutando il dono capisce che avrebbe peccato contro lo Spirito Santo cioè il rifiuto di Amore caritatevole del Prossimo.L’unico peccato imperdonabile per i Testi Sacri.Così lo riprende.
    Buñuel sottolinea la scena con nota ironica;la venditrice ambulante si chiede del perchè di quell’atteggiamento,senza averne risposta.Come dire la complessità di pensiero di un Uomo di Chiesa raggiunge vette impensabili per un ‘comune mortale’ e al di fuori di qualsiasi utilità pratica.
    Resta una speculazione arida da Uomini di Chiesa troppo distaccati anche se con sincero desiderio di partecipazione alla vita quotidiana.La sterilità di molti atteggiamenti della Chiesa.
    Ma tutto è ben lontano da blasfemia o rifiuto netto della realtà religiosa poichè ne parla con profondità e senza stravolgere un ‘Idea di fondo di rispetto verso chi è fedele e verso chi tenta quotidianamente un reale rapporto tra sacro e quotidiano .


    Una scena de :’ Viridiana ‘ .

  16. Il punto .

    ………….Sin ora sono stati trattati buona parte dei film fondamentali ;
    quelli che sono alla base della cinematografia moderna .

    Essi hanno avuto il merito di apriere al nuovo linguaggio che la cinematografia – arte su due dimensioni / bidimensionale – porta necessariamente in se per poter rappresentare una realtà che si estende nelle tre dimensioni . Ed inoltre deve comprimere nell’arco di poche ore ciò che nella realtà si svolge in giorni, mesi, anni etc… .

    Nell’arco di pochi anni questa Arte si affina. E lo fa di pari passo con le richieste di un pubblico che non vuole annoiarsi . Le immagini come il suono, la regia e la recitazione si evolvono verso forme più sofisticate ma non per questa ragione migliori .

    Il salto di qualità non sta tanto nel salto tecnologico ma di ricerca estetica come nelle altre Arti collaudate dai secoli .

    I Registi ,di cui nei post sopra ,sono tra coloro che hanno saputo svolgere nei primi anni di quest’Arte questo ruolo di ricerca e di miglioramento al meglio .
    Un Arte ,quella della regia , che si può certo intuire ma non apprendere scolasticamente . Credo che si nasca con quelle capacità ,anche se il tempo col lavoro certo le migliora .

    Nei post successivi si passa attraverso vari Continenti ,Autori/Registi ed Attori per visionare il meglio – e non solo – di ciò che è circolato dopo gli anni iniziali/gli albori .

    La première femme des Français
    La première femme des Français .
    Se a certe qualità estetiche ne fossero corrisposte altrettante di Pensiero… . Che capolavoro ne sarebbe sortito !

  17. Da quanto in scaletta/abbozzo nel post qui sopra ,

    segue uno sguardo al lavoro cinematografico in vari Paesi tra gli anni trenta e cinquanta .

    ………………..Un duo indimenticabile , …………….

    ………………, STAN LAUREL e OLIVER HARDY . …………

    alias , un’America che voleva arridere ad un mondo di cui irridere .

    sten

    Conosciuti da Noi italiani con la semplificazione fonetica di Stanlio & Ollio,sono a distanza di tanti anni un punto di riferimento per molti comici a Loro succeduti fino ai tempi nostri e la prima struttura portante-completa della comicita’ cinematografica .

    Si parlerà successivamente di due comici originali nella Loro comicita’ e notevoli nella critica della Societa’ in cui vivono , ora non si può non rendere Omaggio a questi due comici americani .
    Impossibile non averLi visti ‘ all’opera ‘ anche se solo per piccoli brani, da parte anche dei piu’ giovani . Il senso e lo stile della comicita’ sono unici ed innati .
    Le imitazioni della comicita’ altrui sono subito palesi e fastidiose anche per uno spettatore non particolarmente esigente .
    Differente dalla imitazione e’ la scuola che un comico puo’ generare
    insegnando a nuovi comici gli strumenti di base su cui lavorare senza essere dei semplici imitatori . Ed in questo Essi sono stati Maestri .
    In tutte le Arti vi e’ una fase – in periodi lunghi – della crescita artistica stessa, fino a toccare un acme di perfezione – consistente nella capacita’ di rendere appieno cio’ che lo strumento artistico puo’ dare e grazie alla raggiunta liberta’ espressiva dell’artista – .

    Questi due apparenti ‘ dolcioni dello schermo ‘ sono riusciti nell’intento qui sopra espresso .

    Pensare che la Loro comicita’ sia stata solo comicita’ d’evasione – senza impegno – e’ evidenziare solo un aspetto – popolare – del Loro talento .
    Vi sono in molti comici di grandi capacita’ momenti puramenti ‘ludici’ , ma poi bisogna trarre le conclusioni da tutto il Loro operato .

    Qui – in questa pagina dedicata alla cinematografia d’essai – si cerca di evidenziare questi aspetti piu’ profondi .

    I VARI ASPETTI DELLA LORO ARTE ;

    e’ la storia di una grande amicizia ,
    a prima vista imperfetta per il carattere burbero e tracotante dell’uno e la mitezza ingenua dell’altro . Ma perfetta a conti fatti .

    In una Societa’ in cui tutti corrono verso un apparente benessere,
    sembrano essere gli unici che si fermano a riflettere su questa corsa che giorno per giorno appare sempre piu’ folle ed inconcludente .

    Appaiono cosi’ come due sprovveduti da raggirare e deridere .
    Ma alla fine si risolve il tutto nell’espressione: ‘ Ci sono o ci fanno ? ‘ .

    Non sono mai violenti verso coloro che mostrano atteggiamenti bellicosi .
    Se avete notato non reagiscono mai d’impeto ma aspettano con grande pazienza che ‘l’altro’ abbia completato la sua opera distruttiva . Dopo, con intesa unica decidono il da farsi; le contro misure da adottare all’ingiustizia subita .

    Non vi e’ forse attualita’ – o DOVREBBE ESSERCI – in questo ? .

    La semplicita’ di certe domande di Laurel,
    ( nato cittadino britannico ) e’ assolutamente spiazzante e per giunta con un effetto comico straordinario ;
    ad es. nel film : ‘ I diavoli volanti Laurel chiede al cattivo di turno ,baffuto:

    :’ LEI PERCHE’ E’ COSI’ CATTIVO ? ‘ .

    fin

    IL baffuto, cattivo di turno, interpretato dal caratterista inglese ,James Finlayson .

    Dopo questa spiazzante domanda, aspettando l’esecuzione, suona – il ‘tonto’ del Duo – le corde del letto come fosse un’arpa senza il benche’ minimo errore musicale .

    Altro esempio sulle domande travolgenti di Laurel ;
    ; quando cenano senza cibo in una casa di matti , Laurel stanco di prestarsi a questo gioco di finzione afferma spazientito rivolgendosi al cameriere/maggiordomo:

    :’ LEI E’ MATTO ! ‘ .

    La Societa’ americana con le Sue molteplici contraddizioni e limiti e’ pur sempre capace di generare figure di questo spessore che un’Europa non sempre attenta ha alle volte sottovalutato .

  18. ………………………Pianeta CHAPLIN ; ………………..

    ;…… quando la poetica entra a pieno titolo nella Cinematografia .

    Prima parte .

    g+c

    CHAPLIN con il famoso GANDHI ; una sensibilita’ verso il misticismo sempre presente in questo singolare cineasta .

    Un famoso aforisma di LINUS afferma: ”Io amo l’umanita’… E’ la gente che non sopporto !” – Linus Van Pelt .
    Questa frase e’ ripresa da un altrettanto famoso aforisma di GANDHI :
    :” Io amo il Cristianesimo, ma non sopporto i Cristiani !

    A sottolineare quest’ultimo aforisma,da una parte vi è il grande rispetto del dettato Cristiano attraverso i Vangeli e, dall’altro l’operarto di molti Cristiani spesso non fedele a tale dettato evangelico .

    Chaplin era di origini ebraiche e di natali britannici .
    Universalmente conosciuto come l’Autore del personaggio di ‘ CHARLOT ‘ , Chaplin utilizzera’ questa figura come un semplice e potente strumento per affrontare varie TEMATICHE non solo del Suo tempo – spesso drammatiche – ma anche di carattere UNIVERSALE ; che vanno al di la’ delle contingenze che il tempo crea .

    Un caposaldo iniziale del Suo Lavoro ;

    ; ‘ IL MONELLO ‘ ,

    , ( tit. orig. : ‘ The Kid ‘ , USA – 1921 Regia di C. Chaplin ) . [ Vedi immagini qui sotto ] .

    Premessa;
    Chi non l’avesse visto, e’ invitato a guardarselo ; non perdera’ affatto il proprio tempo .

    IL PERSONAGGIO DI CHARLOT ,
    – una sorta di vagabondo che la vita raminga non piega ad una brutalita’ / scadimento dei sentimenti piu’ nobili [ ed in questo ricorda tanto un famoso personaggio BIBLICO ; quello di GIOBBE , che seppur abbruttito da mille disgrazie/prove continua ad amare / pregare Dio …] – ,
    E’ IN QUESTO FILM utilizzato sia come ;

    mezzo di denuncia di una Societa’ bigotta e insensibile verso i suoi stessi appartenenti [ una ragazza – madre colpevole solo si essersi lasciata sedurre…],

    sia per sottolineare le degradanti condizioni in cui Molti (spesso neo-immigrati nel Nuovo Continente) sono costretti a vivere,[dunque strumento di denuncia sociale, a cui Chaplin sara’ costantemente sensibile, non stancandosi mai nel Suo incessante impegno PAMPHLETTISTICO ],

    sia per esprimere attraverso il mezzo cinematografico – TRA I PRIMI IN ASSOLUTO – l’ Arte poetica in un felice completo connubio con questo allora nuovo strumento di comunicazione .

    Su quest’ultimo aspetto mi soffermo sottolineando che siamo ben lontani dalle ‘Storie strappa lacrime ‘ .
    Chaplin mette in evidenza sentimenti profondi che il nostro animo ben conosce, e li analizza nella loro quotidianita’ . La vena ironica – come per Allen( di cui si parlerà in seguito) – e’ costantemente presente (se ne veda nel post sopra su Allen, l’origine della motivazione ) e non e’ mai una nota stonante fuori luogo . Ma un mezzo per ridere di una Realta’ spesso crudele che quotidianamente chiede un prezzo alla vita .
    I sentimenti sono universali dunque comuni. Ma non sono comuni le reazioni alle prove che la vita ci sottopone. Ne’ sono comuni le condizioni (non solo economiche) in cui ci si trova a vivere .
    Ne segue che le reazioni alle prove,ed ai sentimenti che muovono ogni singolo individuo, sono diverse e spesso contrastanti . Da qui lotte e sofferenze a non finire . La brutalita’ o insensibilita’ di alcuni , il dolore di altri .
    Chaplin non puo’ essere – in questo – essere letto diversamente . Sia per origini sia per l’insieme del Suo lavoro .
    Se BUNUEL
    , (si veda i tre post su questo Regista qui sopra)
    , sembra far oscillare il tutto [ogni dinamica umana nel social​e] tra : l’egoismo dei ricchi da una parte, e la cattiveria dei poveri dall’altra,
    Chaplin rifiuta questa oscillazione senza soluzione cercando di risolvere il tutto nella sublimazione in un amore umano e divino .
    Ecco perche’ la storia non e’ : ‘ a lieto fine ‘ ma e’ guidata dalla PROVVIDENZA
    con mano misteriosa verso una visione non oscura del genere umano .

    E’ questa la TEMATICA a carattere UNIVERSALE di cui sopra fatto accenno, e qui espressa attraverso questo film, caposaldo della cinematografia in merito a questa tematica .

    mon

    Un’immagine del film ,con il piccolo protagonista ; Jackie Coogan .

  19. (…segue)
    ……………………..Pianeta CHAPLIN ; ………………

    seconda parte .

    CHAPLIN e la Sua visione del mondo .

    c+e

    CHAPLIN con un noto rappresentante del mondo scientifico di allora .

    Nel post precedente si e’ notata la visione poetica di Chaplin .

    Ora si affronta un diverso aspetto ; la Sua visione generale del mondo .Esso viene messo in evidenza con il film :

    : ‘ IL GRANDE DITTATORE ‘ , tit. orig. :’ The great dictator ‘ USA 40/41 , b/n Regia di

    Chaplin .

    Inutile sottolineare che l’anno di produzione e’ fondamentale nel definire le caratteristiche del film . Si noti che in quell’anno ancora l’America non era entrata in guerra benche’ ve ne erano tutte le premesse anche se tendesse per spinta popolare ad una forzata neutralita’ .

    Si confronti quest’Opera con le due Opere fondamentali prodotte in Europa appena due anni dopo – quindi fondamentalmente coeve – :

    : ‘ IL CORVO ‘ e ‘ DIES IRAE ‘ trattate qui sopra .

    La struttura de ; ‘ IL GRANDE DITTATORE ‘ e’ semplice .Si tratta della parodia con leggibilissimi riferimenti caratteriali – morfologici – e nei nomi , della realta’ politica di due Paesi europei di quegli anni ;
    il Nostro e quello tedesco .
    Se la realta’ politica del tempo in questi Paesi era mossa dai loro dittatori e’ inevitabile che su queste figure si accentra l’attenzione di Chaplin .
    Bisogna dire che dal punto di vista comico lo fa magistralmente ; la somiglianza tra ‘il vero’ ed ‘il falso’ dittatore e’ sorprendente non solo nell’interpretazione ma anche nella reale morfologia dei due soggetti .
    MA SU QUESTA RASSOMIGLIANZA Egli gioca abilmente,non solo dal punto di vista recitativo, ma anche e sopratutto dal punto di vista della presunta reale diversita’ .
    Difatti nelle scene finali i due personaggi ; l’ebreo da una parte ed il dittatore dall’altra, vengono confusi tra loro ed uno finisce nel ruolo dell’altro .

    QUI CHAPLIN GIOCA CON GRANDE CAPACITA’ la Sua carta finale .
    Un discorso che ha il fervore non della ferocia ma della fratellanza . Fratellanza che non puo’ non sussistere sia per insostenibili presunte differenze sia per la possibilita’ dell’Uomo di affrancarsi con le proprie capacita’ da una endemica poverta’ che nel passato lo ha travagliato .

    EGLI RICORDA UNA FRASE DEL VANGELO DI S. LUCA : ‘ IL REGNO DI DIO E’ NEL CUORE DELL’UOMO ‘ .

    In questo tanto mi rammenta il discorso finale che un operaio fa nel film : ‘ METROPOLIS ‘ di Fritz LANG [vedi qui sopra post : ‘ una pietra miliare della cinematografia ,METROPOLIS ‘ ] .
    Questo appello, come del resto i chiari riferimenti di Chaplin all’amore di Dio nella Sua visione poetica del mondo (vedi post ‘prima parte’ su Chaplin a pagina precedente ) , sono da vedere come una Sua visione ottimistica del mondo .
    Visione che non lo vede certo isolato ma in accordo con molti che lo hanno seguito cinematograficamente .
    In una visione del mondo dunque tutt’altro che materialistica ed atea .
    Ricordo ancora le origini ebraiche di CHAPLIN come quelle di WOODY ALLEN (si veda post in merito a questo regista a pagina precedente ) .

    E’ DA SOTTOLINEARE UN FATTO BUFFO – comico del caso – ;

    IL MONDO EBRAICO e’ ;

    ARTEFICE delle realta’ religiose dei Nostri tempi :Ebraica , Cristiana e Musulmana ; dunque tre religioni fortemente ‘enoteiste’ più che ‘monoteiste’; cioè sostenenti che l’unica Verità ( l’unico vero Dio ) è solo quello indicato dal loro Testo sacro e quindi necessariamente intolleranti . Intolleranti anche tra di loro per le divergenze dottrinali/teologiche, e quindi portatrici di conflitti religiosi permanenti nel tempo, in qualsiasi epoca…

    ARTEFICE del rifiuto di Gesù di Nazareth come Figlio di Dio / l’Unto del Signore cioè il Messia secondo le Scritture, decretandone così la crocifissione,

    ARTEFICE della disgraziata ideologia/modello comunista – ricordo che Carlo MARX era di origini ebraiche – modello che sarà

    ARTEFICE di posizioni atee e dunque anti-clericali,

    ARTEFICE del sistema dell’usura, prima dell’avvento del sistema capitalistico,

    ed ARTEFICE del sistema del Capitale, che tanti accoliti di origine ebraiche ha avuto ed ha come protagonisti di questo stesso sistema .

    Queste elencate, in sintesi, rappresentano le fondamentali ragioni che hanno portato ad un sentimento generalizzato di astio se non di odio verso il mondo ebraico, cioè poi nell’antisemitismo.

    Va da se che con tanta variegata diversita’ di modelli contrastanti – nati da comune matrice culturale/etnica – non potevano non esserci figure di ebrei profondamente diversi tra loro come un CHAPLIN da una parte e un WOODY ALLEN( si parlerà in seguito di questo attore/regista) dall’altra .

    c+h

    NOTA finale,
    il film e’ di sicuro pregio, si deve nel contempo notare la costruzione a carattere popolare dello stesso,per una valutazione corretta del film stesso .Sopratutto se confontato con i due film europei qui sopra citati .

    Insuperabile la scena in cui ‘Hynkel’ gioca con un mondo formato palloncino che con un colpo di natica spedisce verso l’alto .
    Cosi’ come la scena in cui i ‘ COSPIRATORI ‘ (radunatisi per uccidere il feroce dittatore), dimostrano di essere molto poco altruisti nel sacrificio della propria persona.
    Chaplin mette cosi’ in luce la falsita’ e stupidita’ di tanti movimenti rivoluzionari o presunti tali che allora come oggi tante morti inutili procurano …

  20. (…segue)
    …………………….Pianeta CHAPLIN ; …………………

    (Terza parte ).

    Chaplin e l’universo femminile

    cft

    Un’immagine indimenticabile .

    Ben lontano dall’essere algido od ingenuo o misogino , Chaplin ha comunque in merito una personalita’ complessa che non tiene relegata nella sfera privata ma porta senza timore sullo schermo .

    Il film che lo rappresenta ed in cui si descrive descrivendo l’universo femminile e’ : ‘

    :’ MONSIEUR VERDOUX ‘ tit. orig. :’ Monsieur Verdoux ‘ , USA -1947 b/n Regia di Chaplin .

    Prima di parlare di questo film voglio qui citare un’Opera – di pregio tutto particolare – del Regista francese François Truffaut, ( Si vedrà un Suo film :’ Il ragazzo selvaggio ‘ ),
    il film e’ :’ L’uomo che amava le donne
    ‘ (L’homme qui amait les femmes) Francia – 1977 .
    In questo film di Truffaut vi e’ una bella definizione di questo universo : ‘

    :’ Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il mondo ‘ .

    Anche Chaplin e’ affascinato dalle infinite sfumature nella apparente semplicita’ di una donna .
    Un fatto notorio – da manuale freudiano – risiede nella disavventura di un Chaplin giovane e squattrinato, che subisce un rifiuto da parte di una comune ragazza a lui coeva .[ E probabilmente come Truffaut resta amareggiato dei tradimenti della propria madre che il padre deve passivamente subire] .
    Sara’ probabilmente per Lui una sorta di uggia che si portera’ pesantemente dietro per tutta la vita cercando costantemente ed ansiosamente – ormai da uomo maturo e di successo – avventure con ragazze assai giovani .

    Il titolo di questo film di Chaplin e’ una parafrasi del noto HENRI LANDRU’ ; il famoso assassino di vedove che le uccideva per ereditarne le sostanze .

    In Chaplin c’e’ una mescolanza di sentimenti verso il sesso opposto :

    , dolore per non essere stato amato per se stesso,

    revanscismo ; Monsieur Verdoux uccide come Landru ,

    amore come marito e come padre ; dunque non vi e’ una perdita di fiducia totale nell’altro sesso e men che mai nel futuro che questo rappresenta biologicamente ,

    ed infine una sensibilita’/riflessione profonda sul perche’ tanti contrasti .

    Su quest’ultimo aspetto mi soffermo;
    nel film ad un certo punto Monsieur Verdoux prepara il veleno per l’ennesima vittima .Ma questa – conversando con il suo potenziale assassino – fa delle affermazioni che spiazzano Verdoux e questi non la uccide .
    Certo e’ in se inaccettabile il fatto che egli si erga a giudice supremo di vita o di morte ma questa sensibilita’ e’ indubbiamente presente .

    Ricordo una frase di questo personaggio in risposta alla sua potenziale vittima:’

    :’ … no, io non odio le donne al contrario le amo .Ma esse ti tradiscono – e ti disprezzano – a dispetto della tua bonta’ e con un uomo assai peggiore … ‘ .

    Infine , arrestato e processato fara’ un monologo apologetico finale che e’ allo stesso tempo un atto di lealta’ verso la Societa’ – vuole pagare le sue colpe – ma nello stesso un atto di accusa verso chi lo condanna .[ L’affermazione :” A rivederci a presto… a molto presto…” , e’ un chiaro riferimento alla sua certezza della propria colpa(quindi dannazione) ma anche della colpa di chi lo condanna, come dire ;se io finisco all’inferno saro’ ben presto in buona compagnia . Inoltre e’ un malaugurio sempre verso i rappresentanti della Societa’ che lo condannano ] .

  21. Variante sul tema ; la RADIO col suo fascino ed il suo potere .

    …………………LA GUERRA DEI MONDI , …………………..

    The War of the Worlds

    , ovvero la Radio prima dell’avvento della Televisione .

    Se lo schermo ha un potere emotivo e coercitivo tale da essere conteso da coloro che vogliono o mantenere il potere o conquistarselo, la Radio ha dimostrato di avere – ai suoi tempi e prima dell’avvento dello schermo – un potere non da meno .

    Il programma qui preso in esame ne è stato un clamoroso esempio .

    orson

    Orson Welles durante la trasmissione .

    Figlio d’Arte Orson Welles , attore fin dall’infanzia e poi tutto fare , si dedicò per qualche anno della Sua fortunata vita ai programmi radiofonici .
    Fra questi quello andato in onda alla fine dell’ottobre del lontano 1938 dalla stazione radio americana della CBS .
    Si trattava dell’adattamento radiofonico di un romanzo di un quasi omonimo per cognome – ma non parente – di O. Welles ; Herbert George Wells
    , romanziere inglese che ebbe a scrivere nel 1897 il romanzo:’The War of the Worlds’ ;La guerra dei mondi .

    :” ..alle 9:40 il Prof. Farell ha osservato diverse esplosioni di gas incandescente su

    Marte… che muove verso la Terra … un meteorite è caduto su una fattoria…ma non

    ne ha l’aspetto è un grande cilindro da cui fuoriescono…un volto…” .

    Questo uno stralcio del programma radiofonico in cui una invasione aliena – marziana per la precisione – veniva commentata in diretta radiofonica .

    w hg

    Lo scrittore inglese H.G. Wells .

    Anche se con premessa di finzione radiofonica e con successivi interventi rassicuranti della stessa CBS, il panico letteralmente si diffuse tra la popolazione americana .
    Welles ,pur aspettandosi delle reazioni, ebbe a dire che mai si sarebbe aspettato tanto clamore::

    ” le case si svuotavano…le Chiese si riempivano ” .

    Un clamore mediatico che non passò inosservato e che fece storia per varie scienze ; da quella sociologica a quelle della comunicazione che allora andavano prendendo piede .
    Questo programma dovette in parte suggerire a Welles il film che successivamente girò:’ QUARTO POTERE ” (1941) .

  22. Il post sulla RADIO

    qui sopra fa da premessa al presente ;

    ……………………….BLOB fluido mortale . ………………..

    ( titolo originale ; ‘The blob’ , USA 1958 , regia di Irvin S. Yearworth ) .

    Premetto che non è un film d’ Essai ma semplicemente una rappresentazione semi seria della guerra fredda che andava delineandosi negli anni cinquanta.
    Come il programma radiofonico qui sopra – a cui, da questo punto di vista spetta il primato di aver intuito problematiche serie trattate in modo scherzoso – rappresenta Mondi allora inconciliabili .
    In quest’ottica si può certo accettare/prendere in considerazione un film di scarso spessore costituzionale come questo . MA SOLO come occasione per quanto segue (e continuo del post di cui sopra ), in un ambito più ampio .

    Il regista che seguirà nel post successivo sarà autore di un’Opera di maggior rilievo – sempre nell’ambito non strettamente culturale – nel mondo del fantascientifico .Ma anche grande Maestro di Opere di vario genere .

    Le immagini di un programma televisivo (di testa,della sigla) che avrete certamente visto su RAI TRE dopo il telegiornale, sono prese da questo film. Come il titolo dello stesso programma televisivo.

    E’ un modo per trattare ironicamente ciò che è repellente nel ‘Nostro Mondo’ . Ne è artefice Ghezzi come un altro Suo programma in notturna .

    La trama del film ;
    una sostanza gelatinosa (rossa…) caduta sulla Terra terrorizza – inghiottendo – tutti coloro che incontra.
    Casualmente sarà trovata una soluzione,soluzione che ironicamente coincide con una caratteristica geografica del Paese geo-politicamente preso in considerazione ( temporanea o definitiva…? ) .
    Da segnalare il secondo debutto cinematografico di Steve Mc Queen dopo :” Lassù qualcuno mi ama ” .

    blob

    Più ‘blob’ di così !

  23. ………………….DON (Donald) SIEGEL , ……………..

    un Regista come pochi , un Re della ‘suspense’ .

    Va sottolineato che vari Registi di grande e raro spessore – vedi ad es. A. Kiarostami ( di cui seguirà post) – non sempre raggiungono un livello altissimo nella loro produzione e questo anche per fattori a loro non imputabili ( del tipo ; budget, attori non disponibili, produttori intansigenti…) .

    Don Siegel vi è riuscito più volte. E questo in un arco di tempo assai lungo che ha visto mutare profondamente la Cinematografia. Non rientra tra i Registi che si sono particolarmente impegnati ne sul piano contenutistico/sociale [vedi Ken LOACH], ne sulla ricerca ad effetto con uno stile inconfondibile e tutto sommato uniforme(monotono nel senso etimologico) [ vedi J. FORD ], e neanche nella ricerca cinematografica pura [ vedi F. LANG ne :’ M il mostro di Duesseldorf’ ] .

    Come pochi ha saputo creare dei film di grandissima qualità che sono un insieme inconfondibile di Arte cinematografica.
    Non occorre spenderci tante parole basta guardarseli – o se già visti ricordarseli – .

    Qui di seguito ne cito solo alcuni .

    Il primo fa DIRETTO RIFERIMENTO ai due post precedenti e ne è – se si vuole – il completamento . Si tratta de:’

    :’ L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI ‘ .( Tit. orig. : ‘ Invasion of the body snatchers ‘

    i baccelloni2

    Una scena del film .

    Il testo è stato tratto da un Romanzo di fantascienza di J. FINNEY , ed è – come l’Opera radiofonica sopra citata – il prodotto di contrasto tra due Mondi politici . Ma non per questo scade ne: ‘ buoni ‘ da una parte e ‘ cattivi ‘ dall’altra .

    Mentre nell’Opera radiofonica si confrontano due Mondi (i due blocchi che si andavano delineando e che saranno gli artefici della guerra fredda dal secondo dopo-guerra), qui oltre a questo confronto vi è anche il problema/tema ‘interno’ che sfocerà nel così detto MACCARTISMO ( dal senatore McCarthy ); un periodo di caccia alle streghe. Ovvero la paura dell’infiltrazione ‘rossa’ all’interno del tessuto sociale americano .

    In questo film la capacità di intrattenere lo spettatore è stata raramente eguagliata nella Storia della Cinematografia .Dall’inizio fino all’epilogo finale, in cui la presunta – da tutti – follia del protagonista trova casualmente e fortunosamente una prova di riscontro che sveglierà la Collettività da una apatia mortale, vi è una tensione che è in crescendo continuo .

    Nota ;
    ;questo non è il primo film in assoluto tratto dal romanzo sopra citato. Infatti il primo è : ‘ Gli invasori spaziali ‘ ( Invaders from Mars)del 1953, del Regista William Cameron ‘ .
    Non è un film minimamente all’altezza di quello di Siegel , ma se si avrà occasione lo si guardi al fine di un confronto . Così saranno chiari i rispettivi livelli raggiunti .

    Per i CINEFILI INCALLITI ;

    ;vi saranno molte altre versioni. Non trattando in maniera originale l’argomento, ma solo prendendo spunto dalla storia originale del romanzo non sono di grande valore .Cito il seguente solamente per il fatto che vi è un omaggio al regista con una Sua apparizione quale taxista ( quel che si dice un ‘cameo’ ):

    :’ TERRORE DALLO SPAZIO PROFONDO ‘ ( Invasion of the body snatchers ), USA 1978 del regista P. KAUFMAN .

    Un secondo film di SIEGEL :

    : ‘ CHI UCCIDERA’ CHARLEY VARRICK ? ‘ ( Tit. orig. :’ Charley Varrick ‘ ) USA 1974 .

    Varrick2

    Una scena del film .

    cattivone2
    Il cattivissimo sicario della mafia (Back) interpretato da Joe Don Baker .

    La scelta più straordinaria del Regista in questo film – che è tutto violenza NON gratuita – sta nel protagonista; un attore comico per eccellenza: Walter MATTHAU .
    Un uomo che si ritrova ad essere un criminale senza essere travolto da questo stesso ruolo, e che saprà usare la violenza contro chi si ammanta di ‘perbenismo’ . Tutto il film descrive varie Figure del mondo americano senza sconto per nessuno .

    Come sopra, si confronti questo film con uno analogo – cioè cronaca sostanziale di una rapina -,:’ Rapina a mano armata ‘ ( The killing ) di S. KUBRICK del 1955 . Si noterà bene il divario nella capacità di narrare .

    Come detto per Bunuel, questa capacità credo sia innata; o la si ha o niente .

    Cito inoltre il film di SIEGEL :’

    :’ CONTRATTO PER UCCIDERE ‘ ( Tit. orig. :’ The killers ‘ ) , USA 1964 .

    Vede la partecipazione niente di meno che di Ronald REAGAN ; il futuro Presidente ! .

    lee2
    Lee Marvin .
    La Storia è interessante per la tragicità di una vita senza ne capo ne coda; non vi è un senso di giustizia universale che ‘aggiusta’ le cose. Un uomo va incontro alla morte con un senso di liberazione, suscitando la curiosità di chi vede inaspettatamente questa realtà .

    Infine :’

    :’ FUGA DA ALCATRAZ ‘ ( Tit. orig. :’ Escape from Alcatraz ‘ ) , USA 1979 . Certamente visto da quasi tutti .Non servono commenti .

  24. prima di continuare un rinvio/link al post della seguente pagina di questo stesso blog :

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/sofri-battisti-c/

    ( post in data 22/aprile/2011 ) ,
    tratta – col titolo :’ Tutto BENIGNI
    ‘ – di alcuni lavori artistici extra cinematografici di questo noto attore/regista .
    Ovviamente poteva essere qui collocato , ma parimenti nella pagina a cui rinvio .

    ………………..Yasujiro Ozu ………………

    La sensibilità fatta persona .

    E’ uno dei più grandi registi non solo giapponesi ,ma del mondo intero di tutti i tempi .

    D’acchito vedendo i Suoi lavori si rimane un pò perplessi .Non sono immediatamente coinvolgenti come quelli prodotti per mano di altri registi .Ma poi man mano che le immagini scorrono e che prendono forma come in una sorta di costruzione cinematografica primi film muti , si percepisce la straordinaria sensibilità d’animo che questo regista ancora oggi è capace di trasmettere.
    Una attualità senza pari – come nel primo articolo di questa pagina detto – che indica la validità atemporale delle sue Opere come quella di pochissimi altri .

    Due le Opere che qui segnalo :

    — ‘ GALLINA nel VENTO ‘ del 1949 e

    — ‘ VIAGGIO a TOKYO ‘ del 1953 .

    entrambi prodotti in Giappone .

    tk2
    Y. OZU .

    Sono film in bianco e nero prodotti subito dopo la fine del conflitto con pochi soldi . Malgrado la tragedia sociale ed economica che percorreva il Giappone OZU ha saputo mantenere un equilibrio nel raccontare le piccole grandi tragedie del Suo Paese nel periodo post-bellico .

    tk3.

    Un immagine de :’ Viaggio a Tokyo ‘ .

    Nel primo il titolo allude col termine ‘gallina’ alla figura di un animale che noi bolliamo con altra parallela figura…
    Il contrasto tra la tragedia collettiva e quella familiare è messa in evidenza come quella che pervade singolarmente la coscienza dei protagonisti .
    Nel secondo
    il rapporto filiale è percorso in entrambi i sensi ; da genitore a figli e viceversa . Poi quello di seconda generazione . L’analisi è senza mezze misure ma non per questo senza speranza se si ascoltano le parole che il regista fa dire alla vedova/nuora .

    Ci sono molti modi di raccontare e di raccontarsi . Pochissimi sanno farlo come Ozu in queste due Opere .
    Il parallelismo col filone/genere ‘neorealista’ post bellico italiano è evidente . Una convergenza non casuale in presenza di comune tragedia .

  25. Come dal post qui sopra datato 18/aprile/2011, si stanno qui di seguito elencando in apparente ordine ‘sparso’ diverse Opere di vari Registi o addirittura prendendo spunto da un attore .
    Il filo conduttore di tutto questo lo si vedrà nell’insieme che si verrà configurando con i vari post .

    .……………………………Il SERVO …………..

    …………………..di J. Losey ………..

    Pochi dati;
    e’ un film inglese del 1963,
    in cui il protagonista – il servo – e’ l’unico attore di fama internazionale; Dirk Bogarde.
    Il titolo originale e’ lo stesso, in lingua inglese .

    Poche sono le Opere che non sono legate al loro tempo,cosi’ da fuoriuscire dal trattare temi contingenti che fanno poi scadere nell’ obsolescenza l’Opera stessa quando il tema che tratta e’ ‘passato di moda’ .
    Questa rientra tra queste poche.
    Seppur nata visibilmente come un lavoro svolto con pochi mezzi, ambientazione ed attori tipicamente inglesi,essa riesce grazie alla creativita’ del regista, a raggiungere un livello unico nel trattare il tema dell’introspezione psicologica.

    IL VERO TEMA di questo film e’ l’analisi – all’interno della societa’ umana (Balzac avrebbe detto all’interno della ‘commedia umana’ ) dei rapporti di forza che troviamo palesemente, ma meno complessi nel mondo naturale .

    Una scena per tutte;
    ;un giovane ‘ Sir ‘ inglese,tronfio della propria appartenenza ad un ceto sociale di riguardo,aspetta – dopo aver messo un annuncio sul giornale – l’arrivo di un servitore per l’eventuale assunzione al proprio servizio.
    Mentre aspetta si addormenta – a causa, come dopo affermera’ per giustificarsi del sonnellino fuori programma, di una birra di troppo – ,e poco dopo arriva il servo che gia’ capisce al volo con chi ha a che fare, ragionando come segue – in perfetto silenzio senza tradire la benche’ minima emozione -;
    una persona tronfia ma debole, alla quale solo per nascita e’ stato dato un benessere che non merita;un potere sopra altri che non ha il diritto di gestire ed a cui rivolgere il piu’ assoluto disprezzo.

    il servo2

    Ma nel contempo sa bene che l’inamovibile societa’ inglese – tanto democratica quanto classista vecchio stampo – non permette scalate sociali.Magari tollera quelle economiche bollandoti poi come un ”villano rifatto” ma niente piu’;
    dunque il servo sa bene che servo sara’ sempre inamovibilmente .
    E quindi il suo gioco – il gioco di chi non accetta il proprio magro destino –e’ un gioco al massacro; una corsa lenta e piacevolmente macabra alla distruzione di chi rappresenta la sua estromissione – per nascita – non tanto da una vita piu’ agiata quanto da una vita con un rispetto/considerazione che non potra’ mai esserci .
    E’ come se dicesse costantemente : ” tu non solo non sei ‘Sir’ , ma un inetto a me ben inferiore ” .[Uno stanco discendente di Avi che furono illustri e capaci, ma solo loro]

    Indimenticabile la scena in cui la fidanzata del ‘padrone’ – persona piu’ forte e che intuisce la situazione – cerca di opporsi a tutto questo,ma e’ ostacolata proprio da colui che vuole difendere o meglio dalla sua debolezza.Uscendo di casa ,sconfitta, il servo le si rivolge affermando : ” SI METTE MALE ” e lei lo fulmina con uno sguardo che invita al confronto diretto(alla battaglia aperta), cosa che il servo non puo’ fare e quindi egli ”rientra” con l’affermazione : ” … IL TEMPO ” .Pulendo con cura le scarpe del padrone, in segno di sottomissione quanto mai falsa .

    L’altro elemento femminile, la presunta sorella del servo gioca un ruolo identico anche se ‘agli ordini’ del protagonista e con le tipiche armi femminili; una carta ben giocata contro chi e’ un eletto dalla societa’ ma un perdente reale di fronte al confronto con la realta’ .

    Il film e’ senza un vero finale;ma non per questo e’ incompleto.Un finale non puo’ averlo perche’ e’ l’eterno gioco dei rapporti di forza come sopra accennato .

    NOTA;
    esiste una versione posteriore francese
    , ‘virata sul gastronomico’ ,anche questa di pregio. ( Non ricordo ne titolo ne regista,chi volesse aggiungerne i dati, fa una cosa grata ).

    joseph44
    Il regista Joseph Losey

  26. ………………… Il NEOREALISMO . ……………………..

    E’ un termine impegnativo che abbraccia una vasta produzione cinematografica italiana in corrispodenza a tendenze analoghe – pur con gli inevitabili distinguo – in altri Paesi europei .
    L’argomento è vastissimo e qui non posso che fare degli accenni essenziali, che ritengo elementi base nel dare un’Idea di come si è evoluta la Cinematografia in un certo periodo storico .

    Nel periodo tra le due guerre in Italia vi era da un lato una cinematografia d’evasione che non invitava certo alla riflessione. Puro intrattenimento e,dall’altra vi era una cinematografia impegnata a sostenere il Regime allora vigente.
    Film in genere noiosi e/o scialbi in entrambi i casi .
    Si è soliti etichettare quel genere di produzione come il periodo dei ‘TELEFONI BIANCHI‘ .
    L’Arte segue un Suo cammino e tenerla ‘relegata’ è un’attività controproducente perchè riflette la realtà che vive e prima o poi riemerge inesorabilmente .

    Ecco che con i primi accenni di declino del sistema allora vigente,si delineò la possibilità di incominciare a riflettere realmente la realtà ‘vera’ con tutta le sue difficoltà .[Questa la ragione profonda della nascita di questo Indirizzo cinemat.] (**)
    Prima di accennare a questo voglio ricordare un film che può aver fatto da antesignano a questo nuovo filone ;

    alba tragica2

    un frammento fotografico di ‘ alba tragica .

    ; si tratta de : ‘ ALBA TRAGICA ‘ , un Film francese del 1939 in b/n del Regista M. Carnè che collaborò col poeta Prevert .
    Si deve tener conto dell’anno drammatico e di tutto il pessimismo che allora incombeva sull’Europa .
    A situazioni drammatiche si ottengono risposte drammatiche – e quindi Opere ‘cupe’ – indipendentemente da idee e posizioni di partenza assai diverse. Ma questo solo se vi è – come ho spesso accennato – onestà intellettuale .
    Presto in Italia seguirà una risposta analoga.
    Premetto che la cinematografia pone come Opera antesignana del neorealismo italiano il film di Visconti :’ OSSESSIONE ‘ del 1943
    . A cui seguirà nel 1954 :’ SENSO‘ con cui si indica una svolta successiva dal NEOREALISMO all’ ‘ ESPESSIONISMO ‘ . Un pò come in pittura il passaggio dall’impressionismo all’espressionismo; cioè un procedimento prima introiettivo e poi estroiettivo .

    Ma il film che anticipa – anche se solo di un anno ma con marcati segni ( e non solo accenni, come altri film ancora seppur di poco anteriori al seguente ) di svolta – è :’

    :’ FARI NELLA NEBBIA ‘ del 1942 in b/n del misconosciuto regista G. FRANCIOLINI . E’ una storia che investe problemi familiari accostandosi tra i primi se non il primo in assoluto alla realtà di tutti i giorni.
    Guardandolo se ne percepisce subito il carattere innovativo ed a distanza di anni rimane la capacità di delineare con chiarezza la nuova strada che era ormai intrapresa.

    Da allora in poi vi saranno molti registi di grande pregio ; da V. De Sica a Rossellini etc… .
    Voglio solo qui ricordare un grande collaboratore di più registi che con grande capacità e modestia seppe suggerire di volta in volta storie – sceneggiature – semplici ed efficaci che porteranno a dei capolavori quali :’ SCIUSCIA’ ‘ , ‘ LADRI DI BICICLETTE ‘ etc… ,

    Nota, (**)
    anni fa sentii un’ intervista radiofonica al bravo regista, attore e comico Aldo FABRIZI
    ,circa il NEOREALISMO . Con senso pragmatico parlò di Cinema ‘inventato’ dai bisogni contingenti dovuti ai risvolti della guerra.
    In altri termini causa gli scarsi mezzi finanziari allora a disposizione, attori professionisti non reperibili perchè troppo costosi (da qui attori ‘di strada’ ) e studi cinematografici distrutti dai bombardamenti, si dovette gioco forza ‘inventare’ il neorealismo.
    Non che Egli non abbia detto delle ‘cose’ esatte.
    Certo questi elementi da Fabrizi portati, concorsero a questa nascita, ma cause più profonde, come quella sopra detta, furono da sprone a questa nuova realtà cinematografica .

    fabrizi3

    Aldo FABRIZI ne :’ Il delitto di Giovanni Episcopo ‘ girato da Alberto Lattuada .
    Un Fabrizi in una grande interpretazione drammatica .

  27. ……………..Un CONFRONTO . ………………

    Nota;
    segue ora un breve accenno a due film coevi americani del 1946
    .
    Questi devono essere visti sia l’uno in confronto all’altro ,sia in rapporto con altri due (tre) film del 1943 citati in questa pagina ( vedi i tre post datati 15/aprile/2011 e post qui subito sopra – ‘ il neorealismo ‘ – ) ,qui di seguito .

    I tre film ;
    DIES IRAE ,
    del regista danese T. Dreyer
    e,
    IL CORVO , del regista francese G.H. Clouzot ,

    e, con aspetto diverso, con il film italiano del 1942 :’ FARI NELLA NEBBIA ‘ .

    I due film americani :
    : IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE , tit.orig. :’ the postman always rings twice .
    USA – 1946 , regia di T. Garnett .

    GILDA , tit.orig. :’Gilda’ .

    USA – 1946 regia di C. Vidor .

    lana2
    Lana Turner ne :’ Il postino suona sempre due volte ‘ .

    Confrontati tra loro questi due film ‘made in USA’ , hanno una similarita’ nelle storie narrate – seppur apparentemente differenti – notevolissima .
    Ma cio’ che li differenzia e’ il finale ; tragico nel primo
    , apparentemente roseo nel secondo .
    L’anno di realizzazione – di poco successivo a quello dei due film europei sopra citati – e’ di grande importanza

    Il primo e’ palesemente tratto da un racconto di J. M. Cain , il secondo vi si ispira solamente .
    La guerra era appena terminata, e mai negli USA era stato messo in discussione il modello americano attraverso il mezzo cinematografico .
    Non furono mai prodotte nel nuovo continente Opere come le prime due europee sopra citate.

    Ma queste due Opere europee , malgrado nate in un periodo drammatico – ma forse proprio a causa di questo periodo (si pensi alla drammaticità rilevata nel : ‘TERZO UOMO’ di/da Orson WELLES

    …L’Italia del tardo rinascimento tra guerre interne lotte fratricide etc… ha prodotto Opere di grande , unico valore attraverso Michelangiolo, Raffaello , Leonardo, Paolo di Dono… . La Svizzera con secoli di pace rassicurante ha prodotto cosa ? L’ orologio a cucu’ ! ‘ …) –
    ,
    queste due Opere europee dicevo sono state e rimangono un caposaldo della cinematografia d’ Essai internazionale. L’espressione di un traguardo raramente raggiunto .
    Il ‘dramma’ di un singolo , di un popolo o di una Nazione sembrano essere la ‘conditio sine qua non’ perchè possano prodursi dei capolavori . Capolavori che poi vengono dimenticati ‘ad arte’ perchè di ‘scomodo valore’ .

    Parallelamente un’Italia non occupata (come invece la Danimarca del D​IES IRAE e la Francia del CORV​O ), ma drammaticamente pervasa dai drammi che una guerra mondiale porta con se inevitabilmente, produce con il film sopra citato :’FARI NELLA NEBBIA‘ , un’ Opera similare – guarda caso – alle due americane .
    Si tratta anche qui di un dramma collettivo espresso/trasfigurato in un dramma amoroso/di relazione .In cui il senso di un profondo bisogno di ‘espiazione’ e’ costantemente, ossessivamente presente . Si pensi anche al film titolato :’ OSSESSIONE’ di Visconti del 1943 .
    E queste due Opere italiane -sottolineo – anticipano temporalmente quelle americane .

    Fatta questa premessa, si puo’ forse ora ben intuire come l’Arte – nel caso la cinematografica – trova il suo mezzo per palesarsi, con Sue proprie peculiarita’, in relazione alla specifica realta’ in cui si trovano a vivere i suoi artefici ; gli artisti .
    SE NULLA E’ PER CASO QUESTO NE E’ UN BELL’ ESEMPIO .

    Nota su ;
    Il postino suona sempre due volte ‘ ,
    , di raro effetto la scena in cui il protagonista maschile vede per la prima volta la protagonista .
    Alzando gli occhi verso la sua figura, dopo aver raccolto un oggetto caduto a lei, capisce di aver incontrato non una semplice compagna della propria vita, ma la proiezione interiore di tutte le sue aspirazioni .
    E che lei la pensa allo stesso modo .
    Nota su ;
    GILDA ‘ ,
    , in una scena del film, il protagonista maschile dialogando distrattamente con un semplice lustrascarpe , ottiene da questo una affermazione/risposta inaspettata :” LA PROSPETTIVA DEL VERME (n.d.c. ; dal basso verso l’alto) E’ SPESSO LA PIU’ VICINA ALLA REALTA’ ” .

  28. ……………..”La battaglia di Algeri” ,………

    di Gillo Pontecorvo,

    Un film ‘impegnato’ che ha avuto dalla sua parte la capacità di mantenere un distacco intellettuale che ne mostra l’integrità interpretativa degli argomenti che affrontano.Il tempo ce lo ha dimostrato.
    Come capacità di intrattenimento sono di pari pregio.

    ” La battaglia di Algeri” ,regia di Gillo Pontecorvo film del 1966.

    Un breve cenno al tema trattato.
    Algeria 1957,l’Algeria colonia francese è in tumulto per la nascita di uno spirito nazionale indipendentista.Si costituisce l’ F.L.N.;il fronte di liberazione nazionale che opera nella città vecchia di Algeri; la casbah.
    Il mezzo di operare di questo è la guerriglia urbana;feroce con i francesi e che va per le spiccie non solo con gli algerini collaborazionisti ma anche con coloro che semplicemente si disinteressano alla causa nazionale.
    Dopo un periodo di incertezza politica e dunque militare il Governo francese oppone all’F.L.N. una Compagnia di paracadutisti,militari puri ma che per logica intuizione del loro capo,il colonnello P. Mathieu diventeranno presto abili poliziotti.Indispensabile ruolo per ottenere il fine necessario;la sconfitta dell’ F.L.N. .

    Come non ricordare l’entrata in Algeri dei parà con in testa il loro capo,con la voce narrante che scandisce documentaristicamente alcuni dati quali: ”nome, Philip / cognome, Mathieu…”.

    philip3
    il colonnello Mathieu…

    Il film è volutamente girato in bianco e nero per concorrere con lo stile asciutto/lineare quasi freddo della regia,nel risultato di un lavoro senza fronzoli che vuole narrare senza ombra di dubbio ciò che realmente ‘è stato’. Sicuramente in queste scelte ‘tecniche’ centra il suo obiettivo .
    Ma poi nei contenuti è ben lontano dall’essere un film documentaristico.Gillo Pontecorvo ha il merito di dire con grande onestà mentale tutto ciò che si poteva dire in merito a questa triste vicenda.
    Ed è per questa ragione che finì per scontentare un pò tutti; il Governo algerino committente dell’Opera la sinistra internazionale e le forze conservatrici,oltre naturalmente il mondo francese dove la proiezione dell’Opera fu proibita per un certo periodo di tempo.

    Certo a distanza di anni questo film dà ragione al suo Regista conservando insieme al valore contenutistico la bellezza – che peraltro dal contenuto stesso deriva – delle sue immagini,per nulla superate dal tempo.
    Tra i vari momenti salienti sottolineati vi è; la ferocia da parte algerina negli atti di guerriglia;si pensi alle bombe poste nelle tre sale da ballo da donne/madri,dove muoino dei ragazzi francesi o l’uccisione di un gendarme da parte di un ragazzo non ancora maggiorenne.
    Dall’altro la ferocia della repressione con torture pesanti.O come la bomba posta stile ‘fai da te’ ma anche ‘auto da fe’ da parte dei giornalisti francesi.

    Il commento a tutto questo è semplicemente – dopo gli eventi delittuosi – una musica pesante identica per l’una e per l’altra parte,che sembra dire;dovunque vi sono morti lì vi è ingiustizia lì vi è qualcosa che non va comunque la si chiami comunque la si mascheri.
    Da parte politica vi è pari condanna da parte del regista; quando il capo dell’F.N.L. viene catturato afferma:” dateci i vostri bombardieri e noi vi daremo i nostri cestini(dove nascondevano le bombe)”.
    E da parte francese si afferma:” voi(sui giornali) ci chiamate fascisti dimenticando che molti di noi sono stati in guerra e poi prigionieri nei campi di concentramento tedeschi…”
    Il film ha un doppio finale; la vittoria dei francesi; il generale francese dice al colonnello Mathieu:”allora Mathieu la sua tenia è finalmente senza testa…
    In effetti il Fronte è sconfitto ma poi la realtà riaffiora;
    il Fronte era l’espressione non di singoli ma di un popolo o comunque della sua maggioranza e come tale poco dopo tutto il popolo insorge con gruppi che si formano per le strade spontaneamente e con ”bandiere che sono stracci improvvisati bandiere”.Con il famoso ‘osagrid’ l’urlo di guerra delle donne musulmane di antica origine,che sottolinea questa loro volontà di indipendenza.

    A distanza di anni non si può certo dire che l’indipendenza sia stata la carta vincente per l’affrancazione vera – cioè quella economica e socia​le – di questo popolo.Del resto quando il capo dell’F.L.N. parla con un appartenente al gruppo gli dice proprio questo;”dal momento della nostra affrancazione incominceranno le vere difficoltà”.

    Purtroppo noi assistiamo ad un fatto che è generalizzabile;

    ; in molti Paesi di nuova formazione la classe dirigente vede l’indipendenza come il mezzo per far politica nel senso di fare i propri affari personali,e spesso chiedendo sfacciatamente aiuti che non solo non saranno utili alle fasce più bisognose di quella Collettività ma che non saranno neanche onorati nel loro rientro; la famosa ”ristrutturazione del debito”.

    Saranno aiuti che fanno ricchi i dirigenti dei Paesi poveri a scapito dei poveri dei Paesi ricchi.
    L’indipendenza, sembra dirci la storia, è un traguardo che va conquistato con un popolo ed una classe ‘maturi’ .

    In caso contrario assistiamo solo a dei ‘gran pasticci’ in cui alcuni sbandierando falsi ideali di altruismo finiscono solo per fare solo i loro interessi – e parlo non solo della dirigenza di quei Paesi ma anche di quella dei Paesi ‘ occidentali’ spesso conniventi in questo – .
    In tutto questo,inevitabile sottolinearlo, vi sono gli ingenui che si auto alimentano di pseudo ideali libertari ma che in realtà sono solo ingannati da coloro che sbandierando ideali di sinistra formano una classe dirigente che racconta favole per adulti .Su questo ognuno ne tragga le conclusioni che meglio crede,ma credo che se a rigor di logica condotte non potranno che essere univoche.

  29. …………………….. I SETTE SAMURAI …………….

    ( titolo originale :’ Shichi nin no Samurai ‘ , film giapponese in b/n del 1954 )

    Regia, Akira KUROSAWA .

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    Uno dei protagonisti; il grande Toshiro Mifune .

    Nota;
    nel post sopra del 22/aprile/2011 si sono visti un paio di film di un altro grande Regista giapponese coevo di Kurosawa; Ozu .
    Come accennato precedentemente qui si percorrono attraverso registi,Paesi ed attori varie epoche confrontandole all’interno di una visione complessiva .

    Per certi aspetti si troveranno similitudini – si noti che l’animo umano è quello – ma le Culture sono e rimangono profondamente differenti producendo diversità tangibili .
    Non resta che prenderne visione con questo percorso forse sui generis .

    Kurosawa rappresenta con la Sua sequela di Opere cinematografiche il vertice della cinematografia giapponese.
    Da Lui in poi il Giappone è annoverabile tra i grandi Paesi protagonisti della cinematografia mondiale .

    I SETTE SAMURAI;

    breve cenno alla storia.
    Un villaggio di contadini giapponese del cinquecento(che corrisponde grosso modo al nostro MedioEvo,e non al ‘Rinascimento’) viene sistematicamente preso di mira da un gruppo di banditi.
    Non potendo difendersi da soli – ne liberarsi dalle angherie subite – si rivolgono a dei Samurai – notori esperti d’ Armi – per risolvere la questione.

    Kurosawa con questa semplice trama coglie l’occasione per mettere da un lato a confronto due Mondi – due distinti Universi sociali – ,quello contadino e quello ‘de l’ Armèe ‘,
    dall’altro analizza le varie figure/tipologie umane – specie tra i Samurai – con le loro qualità e mancanze, che caratterizzano questa storia .
    E’ nel suo complesso un grande affresco dell’Uomo e dei rapporti sociali, con le Sue nobiltà e miserie .
    A capo dei Samurai e loro reclutatore vi è quello tra questi che sa cogliere il valore del loro impegno disinteressato (non agiscono come mercenari, ma per motivi di equità) , e sa promuovere il reclutamento degli altri ,(Shimura) .Espressione dunque di un equilibrio interiore profondo unito ad un grande coraggio che gli permette di essere risoluto nei momenti più critici .
    Tra gli altri vi è poi il taciturno, ed abilissimo combattente ammirato dagli altri; ‘Kato’.

    Kato, il ‘perfezionista’ .

    Così come vi è il bonario,placido ‘Kyuzo’ che prende la vita ‘con filosofia’ , o il Samurai dai modi bruschi e privo del senso dell’umorismo ma essenzialmente mosso da un senso di giustizia nelle sue azioni .
    ‘Kikuchyho’ (Mifune) rappresenta il contatto tra i due Mondi ; figlio di contadini aspira a divenire Samurai, affrontando le perplessità degli altri ‘colleghi’ che lo guardano con scherno non discendendo da stirpe guerriera.
    Coloro che sono ‘ dalla parte sbagliata della Legge ‘ , i banditi ,sono costituiti da una congerie di personalità ; dal loro capo, profondamente malvagio quindi privo del senso dell’onore e tutto questo perchè stupido , al povero disgraziato che ha preso la strada sbagliata ‘ per fame ‘ .
    Si noti in Kurosawa la lezione – SEMPRE PRESENTE
    – dai classici greci a Dante e Shakespeare; se bellezza è verità e quindi bontà, di contro ciò che è malvagio è orribile e stupido .
    Credo che la grande profondità d’analisi di questo Regista derivi dall’aver saputo assimilare questa ‘lezione classica’ .

    Di solito viene dagli USA una sorta di ‘dominio’ di immagini e stereotipi – che se non altro si impongono per il loro successo al botterghino – ,
    ,qui è da notare che i diritti di questa Opera giapponese furono acquistati da una Major americana che rifece il film in chiave Western : I MAGNIFICI SETTE , del 1960 con noti attori americani , [dalla visione del primo , confrontato con la versione americana si notano i limiti di quest’ultima]
    ,in questo caso vi è un’inversione di tendenza; da un Paese verso gli USA e non viceversa .
    Ciò che manca nell’Universo cinematografico USA – come accennato quando parlo del lavoro cinematografico di Fritz Lang
    in America (si veda post precedenti) – è la capacità di affrontare temi sia sociali sia di introspezione psicologica con la profondità che il Mondo europeo e asiatico hanno saputo di poter svolgere e svolto .

  30. .…………………………Un UOMO TRANQUILLO ………….

    ( Titolo originale; ‘ The quiet Man ‘ , USA-Irlanda, 1952. Regia di John FORD )

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    Nell’immagine qui sopra: i due protagonisti ; Maureen O’Hara e John Wayne .

    Se si confronta quest’Opera con quelle qui sopra – ‘il servo’ ed ‘i sette samurai‘ – si puo’ certo dire che si passa da un estremo all’altro nella visione della vita.
    Cupe e pervasa da un insanabile pessimismo le precedenti, solare ed ottimista la presente.

    Breve cenno sulla trama.

    Il protagonista – Sean Thornton,alias John Wayne – dopo aver trascorso buona parte della sua vita negli USA, prima come operaio metallurgico poi come pugile professionista,decide di tornare nella natia Irlanda.
    Anche in seguito ad un incidente mortale occorso ad un suo rivale durante la sua carriera sportiva.
    Qui,dopo una manifesta diffidenza iniziale dei compaesani trovera’ modo di accasarsi felicemente.

    Si puo’ definire questa Opera come una favola – assolutamente perfetta dal punto di vista cinematografico – per adulti.

    Ford conosce bene l’animo umano e sopratutto lo spettatore; i suoi desideri,le emozioni che lo caratterizzano e cio’ che si aspetta dall’inizio alla fine di un’Opera.
    Nessun problema per il regista nel soddisfare a-pieno queste aspettative.
    Ma certo senza mettersi al servizio dello spettatore.Questa Opera non e’ ne ‘ruffiana’ ne ‘botteghino dipendente’ .
    E’ un piccolo capolavoro di un Regista che decide di girare un film nella terra originaria (era di-fatti di origine irlandese).
    Ogni scena,ogni espressione degli attori sono congeniate alla perfezione,cosi’ da assumere un quadro d’insieme favolistico ma senza mai scadere nel banale,nel semplicistico .
    Ricordo qui solo una figura raramente eguagliata in simpatia nel mondo della cinematografia ;
    quella dell’attore co-protagonista Barry FITZGERALD alias Michelino Flynn .
    Cocchiere di professione, paraninfo per passatempo e amante della bottiglia per diporto.

    A distanza di tanti anni rimane un film assolutamente apprezzabile che molto concede alla capacita’ d’intrattenimento .

    B.F.

    l’indimenticabile Barry Fitzgerald .

  31. ………………..Il FANTASMA e la SIGNORA MUIR ,…………..

    titolo originale:’ The Gost and Mrs. Muir ‘ , b/n USA – 1947 .

    Regia, J. Mankiewicz .


    I due protagonisti;Gene Tierney e Rex Harrison .

    Se un film come ‘Casablanca’ è entrato nell’immaginario collettivo,[ si veda la prima foto del primo post di questo topic ] e con merito, per aver saputo trattare con grande capacità una storia amorosa e drammatica – sotto ‘ l’egida ‘ di una marcata improbabilità, quanto mai reale – (quasi un dramma Shakespiriano in chiave moderna), al pari questo film avrebbe dovuto avere la stessa celebre sorte .
    Resta invece un grande gioiello sconosciuto della cinematografia di tutti i tempi.

    Un breve cenno alla storia;

    una giovane signora inglese dopo la morte del marito – che non amava – decide di allontanarsi con la figlia dalla meschina famiglia del defunto marito.
    Scelto un Paesino che si affaccia sull’atlantico , prende in affitto per pochi soldi una casa dalla ‘pessima reputazione’ .
    Presto scoprirà che non è fasulla la diceria sulla presenza di un fantasma – l’ex proprietario – nella casa stessa; un marinaio rude solo all’apparenza.
    Per nulla spaventata dalla strana presenza,saprà coltivare una relazione impossibile che mette in evidenza la forza dirompente, che va oltre la vita, dell’amore.

    A scanso di equivoci non è per nulla una storia ‘ mielosa ‘ , ma una rappresentazione reale e tormentata dell’universo sentimentale umano con relativi pregi e difetti .
    Vale – a rendere bene l’idea del ‘motivo conduttore’ dell’Opera – la citazione fatta dai due protagonisti, dei versi di un poeta romantico del XIX sec.; John KEATS .

    Di questo poeta citano alcuni versi di una poesia titolata :’ Ode ad un usignolo ‘ :”…finestre arcane spalancate su tumulti di mari tempestosi in contrade desolate…” .

    Il protagonista maschile è Rex HARRISON, un attore che qui solamente credo abbia potuto ben mostrare appieno le Sue qualità recitative, sprecate in altri film .

    Ciò che è di valore resiste alla prova del (all’usura del) tempo ,mantenendo le qualità originali di ‘intrattenimento’ .

    NOTA;
    quest’Opera come quella sopra citata,’Casablanca’ e poche altre ,HANNO LA COMUNE CARATTERISTICA di nascere un po’ per caso ,per auto gemmazione ,nel senso che non sono il frutto di un lavoro di ricerca di un certo regista (vedi; Fritz LANG, Ingmar BERGMAN, Wark GRIFFITH …).
    Questa loro particolare caratteristica è da una parte un limite in quanto rimangono dei ‘casi’ isolati ; non sono il frutto di un impegno organico.
    Dall’altro rappresentano pur sempre oggettivamente una creazione d’eccellenza seppur isolata da un contesto .

  32. ………………………..LA FUGA ,…………………..

    titolo originale; ‘ DARK PASSAGE ‘ Usa 1947, b/n . Regia; Delmer Daves .

    Film coevo a quello qui sopra:’ Il fantasma e la signora Muir ‘, e come questo ‘made in USA’ .

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    Iprotagonisti, Humphrey Bogart e Lauren Bacall .

    Cinque anni prima il protagonista maschile, Humphrey Bogart aveva girato con Ingrid Bergman ‘Casablanca‘ (si veda la prima foto del primo post di questo topic) .
    Con questo film, tornò felicemente ad un’altra Opera ‘CULT’ con l’attrice che poi farà realmente parte della sua vita; Lauren Bacall .
    La storia è del tutto improbabile; Irene (Bacall) si innamora ‘a distanza’ di un condannato per uxoricidio, Vincent Parry(Bogart) forse commossa dalla storia parallela che vede il proprio padre condannato per lo stesso motivo e morto in carcere.
    Passa le giornate dipingendo nei pressi del carcere da dove lui fuggirà e sarà lei a sostenerlo nella ‘fuga’ fin dal primo momento .
    Ma è solo l’inizio;
    i presunti amici dei due protagonisti diventano nemici sopratutto la perfida ‘Magy‘ ,che come dirà il protagonista/Vincent :’ …conosce tutti e tormenta tutti ‘ .
    Essa giunge al suicidio pur di non scagionare l’innocente Vincent
    .

    Come dimenticare poi la figura – apparentemente marginale – del ‘taxista filosofo’ che rispondendo al protagonista sul comportamento della moglie morta afferma:” …no, non ti odiava, semplicemente non ti amava…e ti infelicitava la vita.”
    E dopo incomincia a parlare di un certo cliente che era voluto andare al mare con una vaschetta piena di pesci rossi…

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    Il taxista filosofo col protagonista .

    ‘ La trovata ‘ nella narrazione è nella telecamera ‘in soggettiva’ ; lo spettatore vede attraverso gli occhi del protagonista che solo dopo la plastica facciale – fatta per sfuggire alla polizia – si vedrà in volto con le fattezze di Bogart .
    Tutta la storia è claustrofobica in un crescendo ‘ansioso’ che anima i protagonisti e lo spettatore stesso. E’ quel che si dice un ‘climax’ .
    Come ‘Casablanca’ e, ‘Il fantasma e la signora Muir’ è un film che scava profondo nell’animo umano,e da cui tra le tante miserie ne scaturisce una storia d’amore di tipo shakespiriano .
    Il momento , l’occasione, il caso, i particolari attori, etc… fanno nascere film di questo genere assai rari e che subito entrano nel nostro immaginario collettivo .
    In una parola;’ indimenticabile ‘ .

    Nota curiosa ;
    l’attore che qui interpreta la parte ‘dell’architetto’ , è Bruce Bennett (nome d’arte) che è in realtà Herman Brix ( anche questo nome d’arte ) quando interpretava il personaggio di ,’ TARZAN ‘ sostenuto in questo anche dall’autore di questo personaggio ; Burroughs.

  33. ………………………….Philip MARLOWE, ………………..
    ………………………,l’investigatore privato. ……………..

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    Lo scrittore Raymond CHANDLER .

    Sarebbe stato riduttivo parlare di un singolo film o più, tra i molti,in cui il Protagonista è il personaggio nato negli anni trenta dalla penna dello scrittore americano Raymond Chandler .
    In questo caso è sul Personaggio – vero soggetto principale – che occorre soffermarsi.Tutti i film che lo hanno visto protagonista,gli fanno solo da corollario .
    Personalmente credo che nessun film rende pieno merito al Personaggio di Chandler, ed anche i romanzi stessi in cui questo Personaggio prende vita non sono completamente pari alla sua levatura .

    Philip MARLOWE, ex legale/assistente del Procuratore di Stato, licenziato in malo modo perchè affetto dal vizio imperdonabile ‘dell’onestà’, si dedica con disinvoltura e rassegnazione, in una Società che non lo vuole e lo disprezza perchè squattrinato (squattrinato sempre a causa del brutto vizio citato), a risolvere casi che la polizia evita o perchè di poco conto :

    :” cinque dollari per cani e gatti smarriti, dieci per elefanti ,questa è la mia tariffa ” ,

    o perchè vanno a scomodare personaggi influenti, minando il castello di corruzione che negli anni trenta era dominante nella vita pubblica americana .
    E’ disilluso ,non si aspetta niente dalla vita,e non forza la sorte per ottenere di più.Resta irrimediabilmente onesto.In una parola un ‘anti-eroe’ .
    Non disdegna l’alcool
    ; lo aiuta a sopportare il tanfo insopportabile che fuoriesce dai salotti ‘bene’ in cui talvolta entra dalla porta di servizio.E non disdegna neanche la compagnia femminile,da cui sa di non aspettarsi niente più che un abbraccio senza futuro.E da cui è definito:”

    :” Lei assomiglia ad uno di quei personaggi di Byron; forte e silenzioso ”.

    Tra i maggiori interpreti vanno ricordati : Humphrey Bogart ne:’

    :’ Il falcone maltese ‘(titolato anche come:’ il mistero del falco, USA 1941 ),anche se questo attore riflette meglio il personaggio di Sam Spade, più cinico e meno rassegnato.Una sorta di ‘fratellastro’ di Marlowe.

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    Marlowe alias Sam Spade,interpretato da Humphrey Bogart ne :’Il falcone maltese’ .

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    Il corpulento Sidney Greenstreet, coprotagonista ne: ‘Il falcone maltese’ .

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    Robert MITCHUM ne:’
    :’ Marlowe il poliziotto privato’, U.K. 1975 .(Quando il protagonista trova la ‘ragazza del gangster’ la descrive come:” aveva uno sguardo che punta dritto al portafogli ” ) .

    Richard ROUNDTREE, ne:’
    :’ Shaft il detective ‘, USA, 1971. Unico Marlowe di colore.Il film è supportato da una colonna sonora di pregio .Chi ha visto questo film non può non ricordare la battuta:” Ti saluto, verme ” .

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    L’attore Richard Roundtree ,’un Marlowe’ degli anni settanta .

    Circa l’attualità di questo personaggio – ormai un classico della letteratura e cinematografia mondiale – ognuno ne tragga le riflessioni che crede più opportune.
    Personalmente sottolineo solo che di volta in volta – di epoca in epoca – questo personaggio va adattato e rivisitato per la nuova realtà in cui esso vuol essere rappresentato.Ma gli elementi di fondo – sorretti da un marcato pessimismo (senza disperazione) – devono essere gli stessi, se non si vuole stravolgere tutto come in altri film non citati – con altri attori – è stato purtroppo fatto ,fino a rendere irriconoscibile – e vuoto – questo anti eroe per tutti i tempi .

    Saluti, topo.gigio .

  34. ……………………….Il POSTO delle FRAGOLE . …………..

    (titolo originale : ‘ Smult ronstaellet ‘ – traduzione letterale ; ‘la casa delle fragole’ -, Svezia – 1957 , b/n Regia di Ingmar Bergman ) .

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    Un confronto sereno tra chi è all’inizio della propria vita con chi ne è al termine .

    Premessa;

    vi sono vari film, qui non ancora citati, che costituiscono una pietra miliare della cinematografia ‘ d’essai ‘ . Questo è uno tra questi . Questa Opera giovanile di Bergman può essere considerata una delle Sue migliori Opere, se non la migliore in assoluto.
    Come in altre Opere, sia cinematografiche sia letterarie o d’altro genere di altri Autori, la storia inizia e si conclude – completandosi – in un viaggio. Viaggio da intendersi non solo nel suo significato letterale ma nel senso più ampio del termine .
    Il grande pregio di Bergman,rispetto alle impostazioni di altri Autori (sempre con la precisazione qui sopra ora fatta), è quello di partire da una posizione ‘neutra’, senza idee precostituite da impostazioni culturali, per poi giungere – quasi nello svolgimento del film stesso – a delle nette conclusioni sui vari temi toccati .

    Di grande importanza è l’attore protagonista – nel ruolo del Dr. Isak Borg – ; l’attore Victor SJOESTROEM ormai anziano ,che certamente ha influenzato il Regista. Egli stesso è stato regista di pochi ma eccellenti film .

    La storia;
    un vecchio e stimatissimo medico si reca con l’auto a ritirare un premio alla carriera .Lo accompagnerà la nuora e lungo il cammino incontreranno una coppia ormai in crisi relazionale e tre giovani in vacanza .Sarà l’occasione di un confronto in cui dopo contrasti iniziali da ‘muro contro muro’ si avrà il coraggio di mettere a nudo le proprie mancanze.( Scelte – ad es. – ,che andavano a suo tempo fatte e non furono fatte ).
    Mancanze che difronte alla società non figurano minimamente, ma che sono alla base di drammi familiari come quello del ‘rifiuto della vita’ da parte del figlio del protagonista.
    Difatti egli affermerà :

    :’ Non esistono il bene ed i male ma solo le necessità, e ciascuno agisce secondo i propri bisogni ‘ .

    Se all’inizio della propria vita vi è uno slancio verso il futuro, in vecchiaia vi è una retrospettiva obbligatoria su tutto il proprio passato, infanzia compresa (il posto delle fragole,appunto) .
    E, ciò che si è ‘ mancato ‘ riemerge nel nostro subconscio attraverso un sogno tormentoso, (froidiano). Ma vi è sempre la speranza di ‘rimediare’ attraverso l’esempio di una doverosa compostezza ed umiltà,per le/di fronte alle nuove generazioni .

    Cito qui di seguito una frase – che è una sorta di filastrocca/poesiola – che il protagonista recita con i suoi compagni di viaggio :”

    :” Dov’è l’amico che il mio cuor ansioso ricerca ovunque senza aver ormai riposo?

    Finito il dì ancor non l’ho trovato e resto sconsolato. La Sua presenza è indubbia ed

    io la sento in ogni fiore ed in ogni spiga al vento.

    L’aria che io respiro e dà vigore del Suo amor ne è piena, e nell’estate la Sua voce intendo ” .

    Si può ben capire chi sia l’amico .

    E se confrontiamo queste parole con quelle che il protagonista recita fuori campo – qui di seguito riportate – all’inizio del film ,si può ben capire l’evoluzione/trasformazione che il viaggio ha comportato nel Suo animo (ad esempio ed insegnamento per tutti Noi) .

    I nostri rapporti con il prossimo si limitano per la maggior parte al pettegolezzo ed

    alla sterile critica del suo comportamento.Questa constatazione mi ha lentamente

    portato ad isolarmi dalla così detta vita sociale e mondana. Trascorro( n.d.c. ;di

    conseguenza) le mie giornate in solitudine e senza troppe emozioni, ho dedicato la

    mia vita al lavoro e non me ne rammarico affatto. Iniziai a lavorare per guadagnarmi

    il pane quotidiano.Termino ora la mia vita con un profondo deferente rispetto per la scienza.

    il posto delle fragole 4
    Nel giardino della casa delle fragole .

  35. …………………..Il TESORO della SIERRA MADRE . ……

    ( Titolo originale: ‘ The treasuire of the Sierra Madre ‘ , b/n USA 1948 Regia di John Huston ) .

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    I tre protagonisti; (da sinistra a destra, di chi guarda), H. Bogart, W. Huston e T. Holt .

    Nota.
    Vi lavora anche uno degli attori che hanno interpretato il personaggio di Tarzan ; Bruce Bennett – si veda nota nel post del film: ‘ La FUGA ‘ – .

    Breve cenno alla storia.
    In Messico due americani ridotti a mendicare si associano ad un vecchio cercatore d’oro (Walter Huston, padre del regista John). Tutto andrà pe il meglio fino a che uno dei tre incomincia a dubitare della lealtà dei due soci/amici .

    Gli elementi per un capolavoro ci sono tutti e sopratutto sono gestiti con grande capacità. La fiducia nella vita – ovvero la speranza che mai muore, che per mitologia passata è uscita dal vaso di Pandora – la fortuna che aiuta ma non risolve la vita, il coraggio e la fatica, l’amicizia e l’avidità che sovrasta la prima.E l’esperienza inascoltata ,quando dovrebbe, di chi ha vissuto quasi una vita intera. Esperienza che trova in un vecchio adagio il suo manifesto : ‘ i consigli della vecchiaia sono una luce che illumuna senza riscaldare ‘ .
    Ma tutto, seppur con un prezzo altissimo da pagare, rientra nelle dovute proporzioni e la vita continua trovando un suo equilibrio ed offrendo a chi – seppur scoraggiato ed in parte sconfitto – ha saputo reagire e non opporre un ‘rifiuto imperdonabile’ alla vita stessa che quindi dà una chance a chi bussa alla sua porta.

    E’ in sostanza un grande affresco senza tempo – e come tale un classico – del divenire umano con una miscellanea equilibrata di sentimenti e forze in gioco.
    Straordinario Bogart nella sua trasformazione in un paranoico, ossessionato da tutto e tutti .
    Lo spettatore finisce per essere coinvolto in modo del tutto particolare, senza un coinvolgimento di tipo ‘violento’ ne ‘sentimentale’.E’ con semplicità portato a riflettere su se stesso e sui suoi simili .
    La famiglia ‘Huston’ ha saputo dare vari Capolavori alla cinematografia di tutti i tempi, questo è tra quelli .

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    Il regista John HUSTON

  36. ……………………..GIUNGLA d’ ASFALTO . ………………

    ( Titolo originale :’ The asphalt jungle ‘ , b/n USA 1950 Regia di John Huston ) .

    Segue ora un altro film di J. Huston, che come il precedente è un capolavoro della cinematografia di tutti i tempi .
    Come genere non si discosta molto dal precedente qui sopra ,anche se l’ambientazione è qui relegata ad un ambiente claustrofobico cittadino, si tratta pur sempre – come il titolo stesso afferma – di JUNGLA, come è lo scenario vero e proprio del film prima trattato .

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    La gang ; (da sinistra a destra in senso antiorario) , l’ex detenuto (Sam Jaffe), lo scassinatore ( Marc Lawrance) , il barista (James Withmore) ed il giocatore (Sterling Hayden) .

    Si noterà che in quest’Opera non vi è un attore – od un gruppo di attori – protagonisti.Il vero protagonista è l’ambiente alienanto ed alienante di una città che non ha punti di riferimento e da cui tutti cercano di scappare disperatamente ma che finisce per fagogitare ogni cosa; dai sentimenti alle semplici relazioni, ed infine i suoi stessi appartenenti .
    Ogni singolo personaggio – che poi sono i membri occasionalmente riunitisi per ‘un colpo’ – non cominica realmente, ‘non si intende’ con gli altri,e non vuole farlo.Ognuno di loro ha uno scopo ; ‘filarsela con il malloppo’ (l’unico ‘trait – d’union’,comune) per un proprio scopo.
    In questo sodalizio temporaneo si snodano gli aspetti – ognuno a se stante – dei vari appartenenti alla ‘gang’ .Si mette in luce quello che in ognuno di loro ‘non funziona,non va’ e che lo ha portato ad una vita criminale secondo il giudizio comune .

    UN DESTINO AVVERSO CHE LI QUALIFICA SECONDO LA LORO APPARENZA, MA NON SECONDO LA LORO VERA NATURA .

    La storia;
    con in tasca un piano bello e pronto per scassinare una gioielleria, un ex detenuto di origini tedesche – come l’accento manifesta – con il pallino per le belle figliole,si mette in contatto con altre figure ; un bookmaker ricco ma senza considerazione nell’ambiente (della malavita), un giocatore incallito ex proprietario di una fattoria con annessa scuderia di cavalli (un ‘bifolco’ trapiantato in citta’ per i cittadini di antica data) ,uno scassinatore provetto con famiglia a carico ed un barista deforme dal cuore tenero con i più deboli.
    A se la figura di Hugo Hammerick ; l’avvocato che ama, e fa,la bella vita con una ‘cocotte'(interpretata da Marilyn Monroe) che lo chiama maliziosamente : ‘zio Hugo’ .
    Tutto sembra ‘filare liscio’ fin quando tutto si complica mettendo a nudo i punti deboli e le nevrosi di ognuno di loro in un gioco al massacro che va fino in fondo.

    Da ‘CULT’ ;

    ;una delle ultime scene, in cui l’unico che ormai l’ha fatta franca – l’ex detenuto -si intrattiene futilmente in un bar per coltivare la propria inclinazione.

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    Il bravo Sam Jaffe, che sa dar vita ad un personaggio tanto legnoso/compassato, quanto simpatico .

    Così come l’affermazione(che è pure una domanda) fatta dall’avvocato – zio Hugo – che rispondendo alla moglie afferma:”

    :” IN FONDO CHE COS’E’ IL CRIMINE SE NON IL LATO SINISTRO DELLA LOTTA PER LA VITA ? ” .

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    ‘Zio Hugo’ alias Louis Calhern, con Marilyn Monroe .

    Infine – degna di nota – la figura della ragazza(Jean Hagen) che si lega al ‘giocatore’ . Non è inamorata di lui ‘per se stesso’, ,lui inoltre neanche la prende in considerazione, pensando solo a riscattare la fattoria persa . Ma lei ci si lega come ‘mezzo’,come ‘passaporto’ per fuggire da una realtà inaccettabile, aderendo ad un gioco disperato ;

    COME CHI AFFOGANDO SI AGGRAPPA AD UNA LAMA DI RASOIO ‘ .

    E lui, nella scena finale,ormai morente invoca la sua ‘fattoria’ ed i suoi cavalli, SENZA curarsi minimamente di lei che pure gli è accanto .
    Esiste forse – per una donna – un destino più ingrato ?

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    Jean Hagen .

    Se il mondo americano ci ha da un lato ‘regalato’ tanti aspetti della Nostra vita quotidiana di cui avremmo fatto decisamente a meno; dal cibo ‘fast food’, alla corsa ad un benessere che ci costringe ad un pragmatismo ed a scelte fortemente criticabili,
    bisogna ammettere dall’altro, che è un ‘Universo’ capace di auto critica generando Opere di questa indubbia qualità.In una oscillazione impensabile -d’acchito – tra superficialità ed interiorità estreme .

    Nota;
    ditemi Voi se tanti aspetti qui sopra trattati non trovano ‘pendant’ nella Nostra realtà.

    Saluti, topo.gigio .

  37. …………..Western che passione!

    Premessa ;
    qui di seguito vengono trattati tre film western .
    Un grande artefice di questo genere è stato John FORD – di cui vedi post qui sopra titolato ;’ Un UOMO TRANQUILLO ‘, post del 30/aprile/2011 – .
    Tuttavia qui vengono presi solo questi tre come un insieme organico .

    Il primo dei tre ;
    ……..ALBA FATALE , …..

    ( titolo originale:’ The Ox – Bow incident) , b/n USA 1943 genere Western , Regia de; W. A. Wellman . Da un romanzo di W.vanT.Clarck.

    [ Il primo dei tre western : ‘GIUSTIZIA’ ].

    Il genere’Western’è spesso snobbato dal Mondo della critica cinematografica. Ed in effetti film di poco pregio sul piano contenutistico non mancano .
    Questo, e i due che seguiranno, – che certo non sono i soli western di pregio – sono film di grande valore contenutistico . Sia sul piano innovativo nel trattare questo genere cinematografico, sia sui valori universali da questo espressi .

    Vi sono altri film western di pregio, ma ho preferito restringere la scelta a tre soli per non annoiare chi legge. Non poteva non esservi questo genere nell’ambito cinematografico qui discusso . Questa che segue è la mia personale scelta ed accostamento tra i tre ; GIUSTIZIA/AMORE/ODIO .

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    Una scena del film; il linciaggio .

    Breve cenno alla storia;
    due cawboy arrivano in un paesino sperduto dello Stato del Nevada, e si ritrovano gioco forza alla caccia forzata di un gruppo di banditi che hanno ucciso un allevatore di bestiame con relativo abigeato .(Uno dei due è Henry Fonda) .
    Catturati i presunti colpevoli si procede a votazione per :’ l’auto da fè ‘ .La decisione sarà drammatica .
    In fine il protagonista leggerà la lettera di uno dei tre presunti colpevoli.( Qui sotto trascritta) .

    L’innovazione nel genere da parte del regista sta nel presentare ‘gli eroi’ del western nella loro veste a ‘misura d’uomo’ senza nessuna mitizzazione .Niente super- eroi dalla mira infallibile .
    Circa i valori sostenuti – che vanno al di la di ogni epoca – stanno sia nell’analisi dei vari personaggi (e loro relative vicende personali) formanti il gruppo degli ‘onesti cittadini’ sia nell’analisi del loro scontro sulla vicenda ed infine quel piccolo capolavoro che sarà la lettera/testamento .

    Il testo della lettera.

    ‘ Mia cara moglie,

    , il Sig. Davide ti dirà quello che è successo stanotte,è un uomo buono ed ha fatto di

    tutto per salvarci .

    Credo che ci siano altri uomini buoni qui,ma forse non sanno quello che fanno . Sono

    Loro di cui ho compassione perchè per me sarà finita tra poco mentre Essi dovranno

    ricordarsene per tutta la vita.

    Un uomo non può farsi la Legge da sè ed uccidere senza far male a tutto il genere

    umano, perchè così ha violato non solo una Legge ma tutte quelle del Mondo .

    La Legge è qualcosa di più grande che non le parole del Codice,dei Giudici o degli

    avvocati che le mettono in pratica. Essa è tutto quanto il Mondo ha imparato circa la

    Giustizia ed il bene ed il male . E’ l’anima (la coscienza) stessa dell’Umanità.

    Non può esservi quella che chiamiamo Civiltà se gli uomini non hanno coscienza. E se

    vogliono mettersi a contatto con DIO come possono farlo se non con la coscienza ?

    E che cosa è la coscienza di ognuno se non una piccola parte della coscienza di tutti

    gli uomini del Mondo . (…) ‘ .

    Lascio a Chi legge questa lettera di trarne i valori lì contenuti,credo essere assai
    chiara e di rara profondità .

  38. QUEL TRENO PER YUMA . ……..

    [ Il secondo dei tre western : ‘AMORE’ ].

    Titolo originale:’ 3:10 to Yuma ‘ , b/n USA – 1957 . Regia di Delmer DAVES . Da una novella di Elmore Leonard .

    La storia;
    in un paesino dell’Owest americano, in cui la siccità mina gli affari degli agricoltori ,viene fatto prigioniero un bandito (G. Ford) dai modi garbati, che pare aver scelto quella carriera un pò per noia ed un pò per evitare le quotidiane beghe familiari con relativi problemi economici .
    Dan (Van Heflin) un contadino alla fame con famiglia a carico, decide coraggiosamente per pochi soldi di scortare il bandito al carcere di Yuma.
    I due formeranno un inaspettato sodalizio; vedendo l’uno nell’altro quello che potevano essere/realizzare e che interiormente li rende ‘insoddisfatti’ .

    3.10

    I due protagonisti, con al centro uno ‘scivoloso’/codardo cittadino ‘benpensante’ interpretato dal bravo attore Robert Emhardt .

    Questi tre western, il terzo seguirà qui sotto, danno bene l’idea di come si può affrontare questo genere senza scadere nel banale od in storie solo cruente .In questo in particolare vi è una insolita, e rarissima per il genere , atmosfera sospesa tra il nostalgico ed il poetico .

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    L’attore Richard JAECKEL ; il piccoletto vocato nella parte del ‘cattivone’ .In questo film come nel famoso film Western,’ CHISUM ‘ con John Wayne,interpreta la parte di uno dei banditi .

    NOTA;
    come sopra accennato, si sa che il più grande artefice di film western è JOHN FORD da:‘ Ombre rosse ‘ in poi. E’ stato indubbiamente un regista di grande valore . Qui lo cito solo con questa nota . Resta evidente ,a distanza di tanti anni, che questo regista un pò alla Hitchcock fa ‘ l’occhiolino allo spettatore ‘ .In altri termini vi è marcata l’idea imperiosa in entrambi di evitare di fare ‘fiasco al botteghino’ perdendo FORSE così l’occasione di dare il massimo delle proprie capacità registiche, che restano comunque notevolissime in entrambi .

  39. ……La NOTTE dell’ AGGUATO .

    [ Il terzo dei tre western : ‘ODIO’ ] .

    ( Titolo originale ; ‘ The Stalking Moon ‘ [La luna perseguitante] , USA 1969 Regia di Rober​t Mulligan ) . Tratto da un racconto di T. v. Olsen .

    la notte...

    Una scena del film .

    La trama;
    viene recuperata al suo mondo una donna ‘bianca’ rapita anni prima da una tribù Apache.Con essa il figlio meticcio.
    Durante il tragitto di ritorno il capo scorta (Peck) dovrà scontrarsi col marito apache della donna e padre del ragazzo .[ IL ‘terribile’ apache di nome Katahua (secondo la versione italiana), che mai si vede pienamente in volto . Nel film in lingua originale Kathaua è ;‘SALVAJE’, come anche secondo le varie traduzioni in altre lingue.Non si capisce perchè tale nome originale – per nulla complicato – sia stato cambiato in Kathaua nella versione italiana . L’attore che lo interpreta è Nathaniel NARCISCO ].

    La trama è semplicissima e, del tutto originale nel suo genere lo svolgimento della stessa. Come a loro modo le trame dei due western di cui sopra .
    Qui il vero protagonista – di cui solo il titolo originale rende bene l’idea – è l’invisibile presenza di chi cerca di fermare ‘la fuga’ di madre e figlio.Ma ‘l’invisibile presenza’ non è la sola protagonista, a questa si accosta una rabbia crescente di chi attende di far giustizia – secondo il suo punto di vista – .Una rabbia ben controllata ma di smodate proporzioni. E così si instaura una caccia senza tregua.

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    I due protagonisti .

    Ma con capacità il regista sa mutare questo orizzonte, questo angolo di visuale. La preda diviene prima il difensore della coppia madre-figlio. E poi ,ancora in un nuovo cambiamento prospettico, il difensore diviene cacciatore a sua volta.Lo scontro sarà senza mezze misure e senza pietà alcuna dell’uno verso l’altro.Alla fine non si capisce più chi è preda e chi cacciatore, così come ai due nulla importa più del motivo per cui hanno ingaggiato questo conflitto animalesco.
    Importa solo l’esito a proprio beneficio,il fine dello scontro sta tutto nella soppressione dell’altro .

    Memorabile la scena in cui uno dei due, seppur colpito a morte, continua inspiegabilmente (secondo le leggi di natura) ad avanzare, cercando di uccidere il proprio avversario.L’ira sembra andare oltre le leggi di natura .
    L’odio – come l’amore – domina tutto quanto .
    Valgono qui le parole citate in altro film:

    :” NON C’E’ BELVA TANTO FEROCE CHE NON ABBIA UN QUACHE SENTIMENTO DI PIETA’, MA IO NON NE HO ALCUNO SICCHE’ NON SONO UNA BELVA MA UN UOMO ” .

    (William SCHAKESPEARE )

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    Eva M. Saint

    Saluti, topo.gigio .

  40. …..Il BACIO della PANTERA . ….

    un B – MOVIE che, come altri , di ‘B’ ha solo il nome .

    ( Titolo originale ; ‘ Cat people ‘ , b/n USA 1942 Regia di , Jacques TOURNEUR ) .

    Nota ;
    il film è presentato anche con il titolo di un’Opera letteraria di uno scrittore americano del novecento – Jack Williamson – , Opera titolata : ‘ IL FIGLIO DELLA NOTTE ‘ .
    Forse alcuni versi li citati hanno ispirato l’Autore del testo di questo film .

    Nota sui B – movie .

    In genere sono stati prodotti in pò in tutti i Paesi come mezzo per ottenere dei risultati economici ‘spicci’ . Non hanno pretese ne di ‘grande valore commerciale’ cioè di film confezionati come un bel pacchetto luccicante che attira lo spettatore, e men che mai con scopi intelletualistici .
    Per cui sono prodotti con pochi soldi ed affidati alla regia di cineasti non sulla cresta del successo,
    ( ne è un tipico esempio uno dei film più famosi della storia del cinema, di cui un’immagine è riprodotta nel primo post di questo topic )
    ,ma stranamente alcuni di essi hanno poi superato per contenuto e capacità espressiva molti film creati a tavolino con intenti ambiziosi sia intellettualmente che commercialmente .
    Una bella riscossa per ‘ L’ UNDERGROUND ‘ e per attori bravissimi ma poco noti come in questo film .

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    La protagonista; ‘Irina’ alias, Simone Simon .[Straordinariamente brava nella recitazione – come il regista nel coglierne le particolari espressioni – allorchè si avvicina felinamente alla gabbia del canarino ] .

    Il film in questione.
    Si deve tener presente l’anno ed il Paese in cui è stato prodotto .
    Un momento difficile per il Mondo intero; l’incubo di un nuovo dominio dal peso a dir poco soffocante .
    [Di grande interesse il confronto tra questo film – da un lato – e altri tre, dall’altro ( vedi post qui sopra del 13/aprile/2011 ) ; ‘Il gabinetto del Dr. Caligari’, ‘Dies Irae’ e ‘Il corvo’ ,( entrambi vedi nei post datati 15/aprile/2011 ) diverse/(parzialmente) risposte a parità di situazioni, ma in due diversi Continenti]

    Un accenno alla storia.
    Un dipendente di un cantiere navale incontra allo zoo una giovane americana in cui il ricordo delle proprie origini è del tutto particolare. Un retaggio atavico che contraddice le leggi di natura .
    Il matrimonio presto naufragherà con una dolorosa rinuncia di chi, pur volendo amare non può farlo per i legami ancestrali che le impediscono di essere realmente libera nelle proprie scelte .

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    La protagonista con il protagonista ; ‘Oliver’ alias, Kent Smith .

    E’ straordinaria la capacità della storia di sintetizzare tutte le angosce del periodo in cui è stato realizzato .
    [ Perchè è in questo modo – allegorico – che bisogna leggere gli eventi narrati, evitando di scadere nel banale come avviene spesso in versioni rielaborate, in film remake,dove non si rielabora in relazione ai tempi in cui il remake è girato ] .

    Al 20’minuto della pellicola, vi è un riferimento biblico;

    ; AP. 13/2, ‘ La bestia che vidi era simile ad una pantera ‘; è l’anti -Cristo e poi ne : 13/7:’ le fu datto il potere di far guerra ai Santi e di vincerLi; anzi le fu dato il potere sopra ogni Tribù, Popolo, lingua e Nazione .

    Ed ancora vi è una affermazione che fa riflettere:

    :’ esiste in certi momenti un bisogno psichico di scatenare il MALE sul Mondo e ciascuno di Noi porta in sè un desiderio di morte ‘ .

    Come dire ; dove vi è vita vi è morte, così non può esistere il bene senza il male .

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    Dallo psichiatra/psicanalista; il sogno che slatentizza il subconscio .

    Come si può facilmente intuire dai precisi riferimenti biblici e la loro interpretazione ( guarda caso da parte di uno psichiatra) da un lato, e la grave situazione internazionale dall’altro , non vi sono certo riferimenti casuali.
    Il personaggio dello psichiatra muore perchè come Adamo infrange il veto divino.Egli infatti abbraccia(bacia) il MALE .

    Nota;
    ha un solo seguito degno di nota ne : ‘ IL GIARDINO DELLE STREGHE ‘ USA 1944 Regia di Robert WISE .
    Altri rifacimenti credo siano da cestinare .

  41. Completo quanto sopra postato circa il film: ‘ IL BACIO DELLA PANTERA ‘ ,

    con un film dello stesso regista francese, Jacques TOURNEUR che girò il seguente film un anno dopo quello qui sopra citato .

    Il Regista J. Tourneur .

    ….. HO CAMMINATO CON UNO ZOMBIE . ……

    ( Titolo originale :’ Walked with a zombie ‘ , b/n USA – 43 ) .

    Il film è poco conosciuto – del resto anche le tre Opere di Vigò (già trattate nei post sopra,vedi in data 15/aprile/2011 ) lo sono – .
    Sull’argomento – che sembra para-scientifico – vi è una produzione ben più nota e più recente;
    quella del regista G. A. ROMERO con la Sua famosa trilogia;

    ; ‘ LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI ‘ ( 1968 ),

    , ‘ ZOMBIE ‘ ( 1979 ) ,

    , ‘ IL GIORNO DEGLI Z​OMBIE ‘ (1985 ) ,

    è la più nota .

    Il primo – di pregio – fa da prologo al secondo, che rappresenta l’apice della trilogia. Noioso, a mio parere il terzo .

    Se cito questo film di Tourneur è per l’approccio che era ed è rimasto originale;

    il Pensiero che in certe leggende possa annidarsi un fondo di verità .

    Senza per questo scadere in un atteggiamento puramente ( o, pseudo) scientifico, poco adatto ad un’ Opera cinematografica (**) .
    Il tutto è girato con una certa atmosfera sospesa che in qualche modo mi ha ricordato i quadri – addirittura un paesaggio – di Vermeer Van Delft .

    La storia;
    ; una infermiera canadese si reca in una agiata famiglia creola nei Caraibi per curare un loro familiare .Scoprirà che certe malattie si intrecciano con credenze locali che inspiegabilmente hanno risvolti religiosi [ dato il luogo , la religione Vudù ] . Ma nel contempo si può far leva su certe credenze con fini meritori .

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    Uno zombie in piena regola .

    (**),
    Qualche anno fa un Nostro medico (recentemente scomparso),
    saltò alla ribalta delle cronache per aver scientificamente determinato la sostanza che la tradizione sudamericana empiricamente conosceva da secoli ( quella delle ‘curandere’, per intenderci) .Anche recentemente vi sono stati degli aggiornamenti in merito .

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    Una scena del film .

  42. UN ‘FILM UNICO’ [ (ed ‘ …E’ l’unico film…’,vedi sotto (**) ]
    che potrebbe essere ‘ il logo ‘ di un mondo avvenire privo di ogni banalità come sottolineato nell’articolo al presente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/05/08/dossier-osama-bin-laden-dossier-internet-lepilogo/

    LA MORTE CORRE SUL FIUME

    ( tit. orig. ; Night of the hunter, la notte del cacciatore , USA 1955, b/n Regia di Charles LAUGHTON ) .

    cl2

    Premessa .
    E’ un film misconosciuto anche a causa dell’insuccesso al botteghino (box office) negli anni in cui uscì .Ed è rimasto un film poco visto a tutt’oggi .
    Se ci chiediamo le ragioni del suo insuccesso e del fatto che è rimasto relegato nella penombra della cinematografia di tutti i tempi – dopo la sua visione – se ne possono capire d’acchito le ragioni profonde .

    Un’immagine del film con il protagonista, Robert Mitchum grande interprete del personaggio di R. Chandler ; Marlowe (vedi post qui sopra del 10/maggio/2011 ) .

    (**) ‘ …E’ l’unico film ‘
    di Charles Laughton per il semplice fatto che non tornerà più alla regia dopo averla iniziata e conclusa con questa Sua Opera .

    E’ un ‘ film unico ‘
    in quanto vi si sommano tutta una serie di elementi ‘ad INCASTRO’ così a formare una costruzione di insieme per ‘PUNTEGGIATURA’ particolarmente originale nella sua costruzione .

    Entrando in merito ;

    –Vi sono elementi SURREALISTI, come i capelli della protagonista in fondo al fiume che ondeggiano al pari delle alghe ivi presenti. Così come la presenza mirata di un uccello notturno rapace e di contro quella di un coniglio; animale tipicamente ‘indifeso’ .
    Si cerca di lavorare sull’inconscio dei personaggi e su quello dello spettatore, per cercare di giungere ad una visione, non limitata da convenzioni etiche, religiose…,della realtà .
    Da questo ne segue una costruzione ‘per punti’ cioè tante macchie che formano un quadro d’insieme. Non è dunque una storia di ‘tensione’ con esito a sorpresa, ma si segue un filo surrealista che avanza per ‘associazioni di idee’ .

    –Vi è la presenza di sfottò allegorici registici verso il genere umano ; una vecchia comare parla della necessità di un marito e di un padre per i figli della protagonista ed il treno arriva con la sopirata figura che tutto farà tranne che da marito e padre .
    –Le allusioni/omaggi di Laughton a Fritz Lang (ne ; ‘ M il mostro di Düsseldorf Ger/1931) sono palesi ;difatti il protagonista appare ai due fratellini come un’ ‘ombra’ al pari del mostro di Lang .
    (Si confrontino le immagini rispettivamente del film di Laughton e quello di Lang qui sotto ).

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    Appare invece in modo del tutto originale al padre dei due ragazzi ;’a testa in giù’ come un pipistrello – animale tipicamente negativo nella sua visione antropomorfizzata – .

    –La costruzione tipica dell’Opera Shakesperiana si fa sentire ; il protagonista non è un ‘millantatore/truffatore’ a sfondo religioso a pieno titolo/in tutto per tutto ; quando si tratta di millantar credito con la Bibbia in effetti lo è, ma quando si tratta dell’universo sentimentale/sessuale diviene un sincero fervente censore/castigatore dei costumi anche se sanciti dal sacramento matrimoniale .
    In merito a questo la sua mano sinistra, quella del demonio ,- sulle cui nocche ha tatuato la parola ‘HATE’, ODIO – si contrae con forza reale .
    Le ragioni di questo suo atteggiamento – come in molti personaggi nelle Opere shakespiriane – restano ambigue e solo ipotizzabili con pari validità dell’una o dell’altra ipotesi .

    Lascio a Voi intuire/leggere dall’immagine qui sopra, cosa ha tatuato sulla mano destra .

    –La critica feroce non tanto verso una società bigotta, ma di tutto il genere umano così come è composto, è tangibile in ogni sua parte; dalla critica all’ atteggiamento di superficiale giudizio ‘della gente’ circa le millanterie del protagonista ,
    ,a quella della feroce corsa al linciaggio, che sembra dirci quale sia il rimedio estremo – non giustificabile – non agli errori/delitti del protagonista, ma a quelli ‘della gente’ stessa sul proprio giudizio .
    [ In altri termini; la Comunità punisce il colpevole non per i suoi delitti, ma per il fatto che eliminandolo si elimina l’errore di valutazione su di lui fatto dalla Comunità stessa ] .
    La protagonista – la brava Shelley Winters – ha una espressione costante che è un perfetto connubio tra l’esprssione di una martire stile Giovanna d’Arco di C.T.Dreyer ed un’oca giuliva .
    Ma il regista sembra dirci con un altro personaggio (una anziana madre che ha perso il figlio ed accudisce i bimbi rimasti orfani) che non tutta l’umanità è così irrimediabilmente superficiale, frivola raggirabile o semplicemente piegata fatalmente al destino. Essa difatti non si fa incantare ne dal protagonista ne dalle manie revanscistiche sullo stesso della Comunità .
    E di pari accetta con dolcezza d’animo le scelte risibili di ragazzine che lascieranno a lei il frutto di ‘tanta leggerezza’ sentimentale .

    CHIARE ORA LE RAGIONI del rifiuto da parte della ‘massa/gente’ del film e quindi dell’insuccesso del film stesso .
    Le critiche sono mal accette da parte dei più!
    Di contro, da questo , se ne trae la comprensione del perchè di tanto successo da parte di altri registi assai popolari di cui sopra fatto cenno .

    DA QUESTO Si PUO’ BEN CAPIRE LA FALSITA’ DEL LEGAME TRA CAPACITA’ E SUCCESSO . Non sempre le due realtà vanno a braccetto anzi come in questo caso divergono ampiamente .

    [ Si confronti quanto ora detto con quanto riportato nel post successivo ] .

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    Il Regista in qualità di attore nel film :’ Testimone d’accusa ‘ , USA 1957 .

    Chi vedrà il film vedrà che vi sono alcuni elementi qua e là che possono suscitare qualche perplessità nel giudizio complessivo ; non sempre le scene sono realizzate a pieno della loro potenzialità, come pure qualche incertezza nella recitazione in qualche scena,da parte degli attori .O come scene stile ‘due piani sovrapposti’ ; una rana in primo piano e i due fratellini sullo sfondo, che il Regista poteva risparmiarci .
    Ma tenendo presente gli scarsi mezzi che il Regista ebbe a disposizione, nonchè il fatto di essere stato alla Sua prima e purtroppo unica regia, si può a questi elementi fare la giusta tara .

    Resta un film singolare nella sua struttura che mette in luce l’intelligenza narrativa e di valutazione di questo estemporaneo regista che è stato inoltre un grande attore .

    Non vi è una ‘colonna sonora’, ma un ritornello cantato dal protagonista – sorta di melanconica litania di cattivo auspicio – si ripete con opportuna cadenza .

    Nota finale;
    vi è un film del 1947, quindi appena precedente questo, del francese H.G. CLOUZOT ( vedi post sopra del 15/aprile/2011 ) che ha dei punti in comune con quest’Opera . Il film è :’ LEGITTIMA DIFESA ‘ ( tit. orig.;’Quai des Orfévres’ ). L’affinità sta nella critica al tessuto sociale e suoi rappresentanti , la storia contiene anche delle analogie surrealiste (il latte che bolle…) ma non vi è una costruzione analoga .

  43. ‘ La FINE della Signora WALLACE ‘

    ,

    , ovvero il ‘negativo’ del ‘positivo’ :

    ‘ CASABLANCA ‘

    .

    ( tit. orig. ; ‘ The great Flamarion ‘ , USA 1945 Regia di Anthony Mann ) .

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    L’inconfondibile Attore e Regista Erich von Stroheim ne :’ The great Flamarion ‘ .
    [Questo attore aveva una singolare rassomoglianza con il noto ‘PABLO’ del mondo della pittura cubista].

    Questo film è paragonabile al ben più famoso : ‘CASABLANCA’ del quale una fotografia appare come frontespizio di questo topic nel primo post di questa pagina .

    Sono Opere nate ‘quasi per caso’ non avendo la Regia al loro nascere intenti particolarmente ‘ambiziosi’ ,ma semplicemente lo scopo di produrre un buon film che fa cassetta .
    Malgrado questo ne è sortito un film di prim’ordine .

    [ Quest’Opera – a differenza della sua ‘omologa in positivo’ ; ‘CASABLANCA’ – è pressochè sconosciuta al grande pubblico . Se ne può chiaramente intuire la ragione confrontando le rispettive trame ed epiloghi dei due film .
    Sebbene tutt’altro che roseo, il finale in ‘CASABLANCA’ obbedisce all’Idea di un amore che seppure non compiuto resta presente, reale . La speranza quindi non muore .
    In quest’altra Opera invece, questa grande Illusione si annulla totalmente lasciando solo spazio alla disperazione e quindi al bisogno irrefrenabile di distruggere il soggetto della propria Illusione.
    Ecco un altro esempio – come pure nel film di Charles LAUGHTON ;’ LA MORTE CORRE SUL FIUME ‘ ( vedi post qui subito sopra ) – con cui si intuisce come una grande Opera ,seppur tale,non può riscuotere pari successo di un’altra omologa poichè confezionata senza il segno/sigillo della ‘speranza’ .
    Ricordo che ‘LA SPERANZA’ è l’ultimo elemento uscito dal vaso di PANDORA… ] .

    La capacità sia del Regista sia del bravissimo Erich von Stroheim di tratteggiare questo singolare personaggio a partire da una figura quasi sfingica a quella di una persona tormentata da sentimenti via via sempre più travolgenti e contrastanti, è esemplare .
    Chi guarda finisce inevitabilmente per esserne coinvolto tra echi personali – anche se lontani per carattere e vicende individuali assai differenti – e un bisogno innato di una giustizia che sia terrena, e non affidata all’al di là .
    Pochi attori avrebbero potuto dare uno spessore così grande ad un personaggio del genere senza da un lato scadere nel banale e dall’altro indurre a dei giudizi gratuiti .In questo Erich von Stroheim vi è riuscito appieno .

    Cenno alla storia .
    Il film è un lungo flashblack ( retrospettiva ) che si apre con il drammatico epilogo del protagonista che narra la propria storia .
    Egli era un abilissimo e assai famoso tiratore/giocoliere . Per gradi viene coinvolto suo malgrado dalla sua affascinante assistente in un gioco mortale finalizzato all’eliminazione del marito di lei.
    Ma le cose non andranno come sperato…

    La voce narrante del protagonista, che sottolinea di volta in volta i propri sentimenti in un contrasto tra lucidità della ragione e stravolgimento sentimentale che tutto trascina con se in una débâcle inimmaginabile, è memorabile .
    Come il suo progressivo abbruttimento che trova fine – ma non pace – nel vendicare la propria affettività più profonda umiliata e tradita .

    Nota;
    non si può fare – e non viene fatta – in quest’Opera ,una distinzione di tipo manichea ; bene/buoni da una parte e male/cattivi dall’altra .
    Ma si sottolinea in modo assai realistico una realtà che Noi tutti individualmente abbiamo sperimentato o in noi stessi o/e negli altri .

    Alludo alla scoperta – SPESSO SCONCERTANTE – della mancanza in alcune persone di sentimenti profondi ; una sorta di apatia che in certi casi sfocia nel patologico come ad es. nella schizotimia .

    Si pensi – per fare un esempio semplice ma efficace – alle differenze comportamentali tra un cane ed un gatto ; sono realtà che vanno accettate per ciò che sono .

    Ricordo di Erich von Stroheim, un ruolo importante nel film :

    : ‘ VIALE del TRAMONTO ‘ ( tit. orig. Sunset Boulevard , USA 1950 Regia di Billy WILDER ) .
    La voce narrante del protagonista (William Holden) ,ormai morto che incomincia a narrare le proprie disavventure galleggiando a faccia in giù in una piscina, rientra tra le scene incancellabili dell’immaginario collettivo…

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    Erich von Stroheim in :’ Viale del tramonto ‘ .

  44. […] Quattro chiacchiere sul CINEMA d’ ESSAI e sul suo scomodo valore . […]

  45. Il Generale Della Rovere

    Italia 1959 , bianco e nero , Regia di Roberto Rossellini .
    Tratto da un ‘Opera letteraria del notissimo giornalista Indro MONTANELLI che collaborò alla sceneggiatura e che ottenne il Nastro d’argento .
    Il film ottenne il Leone d’oro alla biennale cinematografica di Venezia .

    Doverosa e ‘mesta’ premessa .

    Un film che ‘non’ scotta

    come gli altri due qui sopra recensiti .

    Vedi in merito i due post :’

    :‘ DIES IRAE ‘( Vredens Dag ), film del Regista C.T. Dreyer, Danimarca 1943,

    e

    ‘ Il CORVO ‘( Le corbeau), film del Regista H.G. Clouzot, Francia 1943.

    Entrambi postati il 15/aprile/2011 in questa stessa pagina .

    Vedi anche il post ,alla stessa data dei due film, titolato :’

    :‘ Pazzia o tragica psichica necessità? , ‘

    ( Post che è una sorta di presentazione e chiarimento sugli eventi culturali che portarono al conflitto bellico e le implicazioni post-belliche conseguenti )

    e ,

    come rinvio di pari contenuto politico/sociale ma di drammatica attualità vedi i due articoli titolati :’

    :‘ A. B. Breivik | NORVEGIA 22 luglio 2011 ‘ ,articolo del 26/luglio/2011 e ;

    ;‘ A. B. Breivik, Norvegia 22/7/2011 | ecco il PERCHE’ della STRAGE ‘ ,articolo del 27/luglio/2011

    direttamente leggibili attraverso il seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/07/26/a-b-breivik-norvegia-22-luglio-2011/


    ______________

    Cenno alla trama ;

    un ex ufficiale dedito al vizio del gioco – interpretato da Vittorio De Sica ( che nella vita reale il vizio del gioco l’aveva realmente, come pure è realmente originario di ‘Sora’,un paesino della Ciociaria – in provincia di Frosinone -,come il personaggio stesso del film afferma ) – tira avanti mercanteggiando con gli (ex) alleati tedeschi corrotti, vite umane in cambio di somme di denaro .
    Scoperto accetterà in un primo tempo di tradire la causa partigiana in cambio della salvezza . Ma si riscatterà facendosi fucilare – da eroe – con detenuti politici ed ebrei .

    La trama è visibilmente sempliciotta e se raffrontata con la profondità dei due film qui sopra indicati ,‘Dies irae ‘ e ‘ Il corvo ‘ ,appare tale con maggior trasparenza.
    Appare evidente l’atteggiamento di allora – del mondo intellettuale italiano – di dover dare delle risposte da un lato alla propria coscienza collettiva e dall’altro una sorta di ‘risposta’ sul piano internazionale sulle posizioni italiane ,assunte di critica storica delle scelte politiche fatte in relazione alle nuove – post belliche – .

    Si veda anche
    quanto all’articolo :‘ QUELLI CHE DISSERO NO ‘ dell’ 11/gennaio/2012 , ( ARCHIVI ) le ulteriori implicazioni politiche successive all’armistizio – che in realtà fu ‘resa senza condizioni‘ – dell’ 8/settembre/1943 .
    Direttamente attraverso il seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/11/quelli-che-dissero-no/ ,

    e problematiche successive (post belliche fino ai giorni nostri) all’articolo :’ GLOBALIZZAZIONE apparente per quanto appariscente ‘ del 2/gennaio/2012 , ( ARCHIVI ) ,
    direttamente attraverso il seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2012/01/02/globalizzazione-apparente-per-quanto-appariscente/

    Sostanzialmente si potrebbe riassumere il pensiero di allora – e non solo – in scelte belliche italiane non volute – se non dalle decisioni del Duce – a cui l’universo italiano seppe saggiamente reagire con atti di grande coraggio fino all’eroismo del protagonista ,del film ( Manuele/De Sica )e dell’Opera letteraria di Montanelli .
    Ciò che lascia amareggiati in tutto questo disquisire intellettule prima di Montanelli poi di Rossellini (**), sta nella povertà di interpretazione intellettuale dei fatti storici ridotti in ‘scelte errate’ ed ‘atti di eroismo’ .

    Non sto certo a ripetermi ,

    rinviando dunque a ciò che già da me espresso sia nei due post circa i due film qui sopra indicati sia ai quattro articoli; due sui tragici fatti recenti norvegesi – A.B. Breivik -, e due di ordine generale ,che trattano di un ‘passato inconcluso‘ da ‘risolvere‘, (vedi link qui sopra)
    [ vedi anche i due articoli, circa sia la strage di Firenze del 13/dicembre/2011 sia circa le considerazioni fatte di ordine più ampio al seguente link;
    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/?s=casseri ]

    , per ciò che riguarda l’interpretazione storica di quegli eventi tragici bellici e recenti che sono in ‘ liaison ‘ tra di loro e con la Nostra realtà .
    Di certo da una parte l’arretratezza culturale italiana del tempo , dall’altra l’impossibilità – leggi ; ‘ la non volontà’ – a far i conti con il proprio passato portarono a Opere letterarie e film come questo trattato.
    Film che può dunque essere eletto ad emblema di tali profondi limiti culturali e morali.
    Opera pertanto che d’essai ha ben poco e che purtroppo rappresenta il ‘meglio’ o per meglio dire ‘il peggio’ di un’Epoca intera .
    Qualificando nella sua triste ‘provincialità micragnosa ‘( un aggettivo,quest’ultimo, romanesco di indubbia efficacia e appropriato ) una buona parte – ma non tutta – dell’universo intellettuale italiano di allora .

    (**)
    Si tenga presente che sia Montanelli che Rossellini furono fascisti convinti della prim’ora e poi (…) cambiarono idea come ad es. – tra i molti – Giulio ARGAN ;il noto critico d’arte ed ex sindaco di Roma .

    Miserie umane si potrebbe affermare .
    Come del resto si può egualmente affermare quel vecchio adagio che recita :’
    :’ solo i cretini non cambiano mai idea ‘ .

    Chi legge ne tragga le logiche conseguenze !

  46. SILVIO FOREVER

    Italia 2011,

    Soggetto e sceneggiatura di,
    , Sergio RIZZO e Gian Antonio STELLA – gli Autori del famoso libro :‘ La CASTA ‘

    Regia di,
    ,Roberto FAENZA e Filippo MACELLONI

    Andato in onda su :‘ La7 ‘ l’ 8/settembre/2011 .

    Premessa.
    Questo film benchè attuale – al contrario di quello qui subito sopra postato :‘ Il generale della Rovere ‘ del 1959 che ha ben 52 anni sulle spalle -,

    mostra che nella logica interpretativa dunque nell’assetto culturale, tra ‘ieri’ ed ‘oggi’ nel panorama culturale italiano poco o niente è cambiato .

    Questo con riferimento sia ai personaggi protagonisti delle ‘storie’ narrate e della vita reale sia a coloro che la vita reale la interpretano (giornalisti ,storici,etc…) – ad uso e consumo ‘dei più ‘( le ‘pecore’ ”dolly”,alias le masse ) – traendone delle conclusioni che molto ricordano l’atteggiamento rivoluzionario messicano a cavallo tra l’ottocento e la prima metà del novecento .

    Quando ingenuamente si pensava che una rivoluzione ed una successiva ed ancora un’altra potessero ‘cambiare le cose in meglio ‘ .

    Al pari, nel Nostro sistema politico e sociale in special modo ,si pensa di operare dei cambiamenti profondi cambiando semplicemente il leader politico senza indirizzare l’analisi – critica appropriata – verso non tanto chi è al potere ,
    ma verso,con semplice – ma costruttiva – idea se stessi così che ogni singolo individuo deve operare un impegno intellettuale e concreto quotidiano di prima persona, senza delegare la soluzione di ogni ‘problema’ ad un leader di turno che poi finiscono sistematicamente per lapidare ( mediaticamente ) .
    Buffo vero ? Ma è proprio così !

    La trama del film ;
    vuole essere una sorta di documentario – verità costruito con spezzoni di fotografie filmati dichiarazioni pubbliche e private del soggetto in questione ;

    – Silvio BERLUSCONI –

    in relatà come mostrato negli articoli :’

    :’ MILANO UNO DUE TRE del 17/novembre/2011 ‘ ,

    BERLUSCONI ed il suo TEMPO del 11/novembre/2011 ‘ e

    nel post del 18/novembre/2011 nella pagina :”’Le DEMOCRAZIE da Contabili , alias (…) ‘ post titolato anche :’ MILANO UNO DUE TRE ‘ ”’

    di cui qui sotto i links,

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/11/17/milano-uno-due-tre/

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/11/11/berlusconi-ed-il-suo-tempo/

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/le-democrazie-da-contabili-alias/

    si nota – e si dimostra con un articolo di giornale di Giorgio BOCCA, – scelto tra i numerosi elementi riportabili a testimonianza – che qui sotto riporto ,come negli articoli e pagina linkati,

    si nota che vi è una tendenza all’alterazione anche di dati all’apparenza oggettivi .

    Difatti come già fatto notare nell’articolo :’ MILANO UNO DUE TRE ‘(17/11/2011), vi è stata nel film in questione la sostituzione ad arte della fotografia di un semplice paesaggio della periferia di Milano con quella di Berlusconi stile mafioso anni trenta della mala americana .

    Senza poi considerare il fatto che nell’articolo del giornale in realtà non si fa mai diretto riferimento a Berlusconi stesso .

    Se poi leggiamo l’articolo – che è parte integrante del film – se ne ottiene una sorta di malinconica descrizione di una metamorfosi cittadina operata nella periferia meneghina ad opera di una edilizia che certo non si fa scrupoli di ordine sociologico .
    Non per niente nell’articolo del giornale‘ IL GIORNO ‘ giugno 1975 – è tirato in ballo Francesco ALBERONI, il notissimo sociologo che proprio in quegli anni prese casa in quella periferia .

    Riporto anche qui di seguito,
    copia dell’articolo di Giorgio BOCCA alterato fotograficamente nel film ;

    ( nel film – ecco l’alterazione come sopra fatto cenno – appare al posto della fotografia di uno scorcio di periferia ambrosiana – qui sopra visibile – con sotto la didascalia :

    :’ ‘ Scorcio dei nuovi quartieri residenziali sorti alla periferia di Milano, per ” un nuovo modo di abitare ” ,

    appare invece ad arte l’immagine di un Silvio Berlusconi stile mafioso anni trenta della mala americana .)

    Ecco l’immagine ad arte sostituita nel film (al posto del paesaggio di cui sopra fografia nell’articolo del giornale);

    Ecco l'articolo di Girogio Bocca :' MILANO UNO DUE TRE', in cui è stata cambiata ,dagli autori del film :' Silvio forever', la fotografia vera qui sopra riportata - di un paesaggio della campagna milanese - con quella di un Silvio Berlusconi in atteggiamento da 'mafioso' .

    Ecco l’articolo di Girogio Bocca :’ MILANO UNO DUE TRE’,
    in cui è stata cambiata ,dagli autori del film :’ Silvio forever’, la fotografia vera qui sopra riportata – di un paesaggio della campagna milanese – con quella di un Silvio Berlusconi in atteggiamento da ‘mafioso’ .

    incipit del film :' :' Silvio forever'

    incipit del film :’
    :’ Silvio forever’

    Non tutto è ‘genuino’ in questo film su Silvio Berlusconi…

    Emblematiche poi le parole espresse dal protagonista involontario – Silvio Berlusconi nell’intervista riportata nel film al 17° minuto :’

    Le parole esatte espresse da Berlusconi nell’intervista riportata nel film trasmesso l’8/settembre/2011 su :‘ La 7 ‘ ; ‘ Silvio forever’ sono le seguenti :”

    Berlusconi
    :” (…) a Milano succedono tutte le cose importanti. Roma è il centro politico e nient’altro .”

    Giornalista
    :” Ma queste decisioni politiche pesano in modo condizionante ? ”

    Berlusconi
    :” Ahimè si,
    io sono un qualunquista da questo punto di vista,perchè quando tutti sono preoccupati che siamo in crisi di Governo,
    – io ho degli amici che mi telefonano da New York che mi dicono :” Ah perbacco ti va male non c’è il Governo ! ” –
    io invece gli dico :” guarda che sto brindando a champagne ! E mi auguro che non ci sia per molto tempo ” .

    Non sto a ripetermi in merito si legga dunque quanto agli articoli di cui sopra riportato il link ( ‘Berlusconi ed il suo tempo’ in questo preciso caso .)

    Ecco un’immagine di questa intervista al protagonista ;

    __________________________

    Dopo il film su ; ‘ La7 ‘ è seguito un dibattito tra quattro noti giornalisti .

    Entrando in merito;

    i tre giornalisti ;

    __ Giuliano FERRARA

    __Eugenio SCALFARI e,

    __Paolo MIELI,

    ( in studio conduceva Enrico MENTANA [vedi nota ; **] )

    si può facilmente desumere da quanto da loro affermato,un atteggiamento che passa da un estremo all’altro ;

    da una parte,
    una sorta di ‘giustificativismo’ ad oltranza di Ferrara, di cui si veda commento nella pagina :‘ * La TRINITA’ laica ; Ferrara / Santoro / Sgarbi ‘ , che tanto ha il sapore del lacchè più ossequioso,

    ( vedi tale pagina direttamente al seguente link ;
    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/la-trinita-laica-ferrara-santoro-sgarbi/ )

    dall’altra ,
    si passa ad un atteggiamento – di SCALFARI -, che definisce Berlusconi ferocemente ma con un termine eufemistico ;

    ( un venditore di tappeti ) narciso e dulcamara !

    ,

    cioè un

    cialtrone

    .

    Ovvero una persona con un comportamento ed una operatività ,priva di qualsiasi attenzione e competenza .

    Paolo MIELI tiene una posizione intermedia senza ne arte ne parte storica .
    Pur ricordando a se stesso ed a coloro che ascoltano che di formazione è uno storico .

    Eugenio SCALFARI afferma inoltre che manca un nuovo ‘ Dino GRANDI ‘ – figura storica nota per aver mandato in minoranza quindi esautorato dal potere Benito MUSSOLINI nel lontano luglio del 1943 – che esautori dal potere il narciso dulcamara Silvio Berlusconi .
    Affermando che la ‘successione’ a Berlusconi deve avvenire dall’interno – Mentana gli chiede se l’ex ministro Giuseppe PISANU può operare una svolta del genere -.

    Il grottesco di tutto questo ben pensare di Eugenio SCALFARI
    sta nel fatto che di li a poche settimane – non anni ! – l’esautorazione dal Potere di Berlusconi avverrà ad opera dei mercati internazionali congiuntamente all’intervento di Paesi europei come la Francia ,

    ricordo in merito quanto già pubblicato nell’articolo del 4/novembre/2011 :‘ G 20 a CANNES , novembre/2011 ‘ in cui sottolineo il fatto che il Presidente SARKOZY finge di

    ‘non vedere BERLUSCONI’

    e quindi non gli stringe la mano .
    (vedi articolo direttamente al seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/11/04/g-20-a-cannes-novembre2011/ )

    ,e non dall’interno ad opera di un novello Dino GRANDI !
    .

    Si vede quindi senza ombra di dubbio – OGGETTIVAMENTE – come Eugenio SCALFARI in questo caso – ma molti suoi colleghi in genere – siano completamente privi di una visione anche minimamente chiara della Storia nel suo evolversi .

    In altri termini
    avevano gli sviluppi degli eventi sotto il naso con gli strumenti per intuirli ma erano completamente ciechi così da non vederli e men che mai intuirli !

    Ecco la differenza tra un eccellente politico o giornalista ed uno scribacchino o un politicante !

    La storia non la si fa con dibattiti vuoti di quel genere e nemmeno una cronaca costruttiva che permetta cioè di voltar veramente pagina e non facciata con un nuovo ‘ dulcamara’ !

    Nota [**]

    Circa Enrico MENTANA ,
    , – che due giorni fa ,venerdì 18/novembre/2011 , era qui a Pisa presso il Palazzo della Carovana in Piazza dei mille sede della SCUOLA NORMALE SUPERIORE a raccontarci/( insegnarci !?… ) :’

    :’ La professione di giornalista ‘

    , ha , nel dibattito televisivo seguito al film e da lui stesso condotto ,mostrato tutto il suo timore reverenziale verso il ‘vecchio’ Eugenio SCALFARI – sorta di mostro sacro del giornalismo -,senza palesare il benchè minimo senso critico che deve inevitabilmente caratterizzare un vero giornalista .
    Sopratutto in tempi difficili – se non drammatici – come quelli che stiamo vivendo .

  47. L’ ARMATA BRANCALEONE

    Italia 1966, Regia di Mario MONICELLI .

    Seguito nel 1970 da :‘ BRANCALEONE ALLE CROCIATE ‘, stesso Regista .

    Tutto FO

    Trascrivo in parte quanto già postato nella pagina :‘ * SOFRI , BATTISTI & C. ( D. FO , incluso ) / Riflessioni varie.’ nel post dell’ 8/aprile/2011 ‘
    Ecco il perchè del secondo titolo qui sopra :‘ Tutto FO ‘

    Premessa.

    Nei miei post ,ho sempre cercato di far osservare punti di vista non evidenziati dai mezzi di comunicazione ne, di conseguenza, dalla maggior parte degli apparteneti alla collettività.Punti di vista non fantasiosi,non campati in aria ma che permettono di fare delle considerazioni scomode ai più,e come tali dai più evitate.

    Il film; – credo assai sotto-valutato – che molti ricordano per il grande contenuto ironico che lo contraddistingue:

    :L’ ARMATA BRANCALEONE

    Film del viareggino Monicelli,del 1966.

    Solo un breve cenno alla storia;

    un sedicente nobile,Brancaleone da Norcia conduce una sgangherata truppa per la Penisola italica con mille peripezie ed ingrossando il suo numero con derelitti di ogni genere.Infine si aggrega un Santo visionario che li condurrà sulla strada per la Terra Santa per liberare il Santo Sepolcro.
    Il linguaggio inventato e rimato post latino e pre italiano contraddistingue tutti i dialoghi,in cui tutto è visto con ironia;l’elemento religiosità in primo luogo.

    Cosa c’entra questo con Fo?

    L’Opera che segna la notorietà e le caratteristiche di Dario Fo è:

    :”

    ”IL MISTERO BUFFO

    Opera farsesca del 1969.
    Opera di Dario FO che riscopre il linguaggio scanzonato dei giullari del XV sec in Lombardia.
    Inutile dire che verrebbe da pensare che la visione del film di cui sopra – confrontando le date

    , si noti che il film precede di ben tre anni il libro di Dario FO


    ha probabilmente ispirato l’Opera di Fo ( ed anche qualcosa di più…) .
    Ma è anche possibile che la realtà culturale del tempo abbia portato a comuni riflessioni e quindi a reazioni simili alla realtà dei tempi.
    Si tratta nell’Opera di FO di un insieme di episodi farseschi del tutto analoghi a quelli rappresentati nel film di Monicelli ,che ricordano l’ironia del Boccaccio,ma anche Erasmo da Rotterdam nel suo:”L’elogio della follia”,quando questi parla di un Papa guerriero a cui avendo Pietro negato l’accesso in Paradiso,decide con la forza delle proprie truppe di conquistarselo da se.Follia,lucida follia.
    Così Fo narra di Bonifacio VIII
    quello dello schiaffo di Anagni – che incontrato Gesù cerca di emularne il sacrificio della Croce ma viene maltrattato da Gesù.
    Bonifacio reagisce così con offese compiacendosi della Crocifissione di Gesù stesso.
    Gesù stesso viene schernito;nell’episodio in cui pur avvertito che il suo sacrificio sarà sfruttato da ‘mascalzoni di Stato’,egli decide ugualmente di farsi immolare.
    Infine cito l’episodio del paralitico che fa da guida ad un cieco sulle sue spalle;miracolati entrambi il cieco ringrazia,il paralitico bestemmia perchè ora dovrà faticare.
    Il tutto come nel film è espresso con il così detto ‘grammelot’ una sorta di linguaggio storpiato in dialetto e lingua corrispondente apparentemente senza senso ma che attacca con caustica ironia gli argomenti che tocca.
    Linguaggio questo non lontano – ma più estremo – di quello del film.


    Dario FO ; il giullare di se stesso .

    Il messaggio di Fo con questa ma in genere con tutte le sue Opere è evidente;una Chiesa falsa,composta da apparteneti che sono privi dell’insegnamento del Cristo,non fa che proteggere se stessa,i propri privilegi e quelli del Potere delle Istituzioni (corrotte).
    Letta nell’ottica dei tempi non si può negare che la necessità di critica alle Istituzioni del tempo era necesaria.
    Ma alla luce dell’evoluzione dei tempi che tutti noi abbiamo vissuto,tale critica era prodotta in malo modo.Risultando oggi del tutto anacronistica, e politicamente falsa.
    Negare questo sarebbe come – per dirla con identico sarcasmo di Fo – affermare che Cristo è morto di sonno.
    Rammento qui ‘Bruno Pontecorvo’ il grande fisico italiano fratello del ben noto ‘Gillo’,che fuggì durante gli anni della guerra fredda in Urss per riequilibrare le conoscenze di fisica nucleare tra le due super potenze – in breve ‘tradì’ l’Occidente per i suoi ideali di socialismo reale -.
    Ebbene poco prima di morire ebbe a constatare la caduta del muro di Berlino e con questo la caduta di tutto il mondo di ideali che egli aveva condiviso.Ma ebbe l’onestà intellettuale di riflettere in merito con auto critica.

    Tutto questo sembra mancare in Fo come nella sua Opera che peraltro tanto originale non sembra essere.
    Ed allora il Nobel?
    Mi ricorda in questo caso ”L’onore delle armi”; cioè il tributo reso dal vincitore al vinto per il coraggio dimostarto in battaglia.
    Vedi in merito anche (cfr. con quanto) quanto espresso nella pagina :’ SOFRI , BATTISTI & C. ( D. FO , incluso ) / Riflessioni varie.’ e ivi nel primo commento del 6/aprile/2011 (: ‘La domanda’ ),

    direttamente attraverso il seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/sofri-battisti-c/

    Personalmente aggiungo che è inutile impegnarsi intellettualmente se non si ha poi il coraggio di ammettere i propri errori o gli errori del gruppo di appartenenza.
    Un esempio? L’atteggiamento – non solo di Fo – nei confronti di SOFRI & Compagni.

    In conclusione;

    grande grandissimo merito al Regista Monicelli e Suoi validi collaboratori ( i co-sceneggiatori ‘AGE e SCARPELLI ‘alias Agenore Incrocci e Furio Scarpelli ),

    ma a chi vende per farina del proprio sacco ciò che – alla luce di quanto mostrato/dimostrato – appare assai poco originale non credo possa andare il Nostro plauso !

    Segue qui di seguito un articolo del lontano 1975 che è l’incipit del viatico del NOBEL a Dario FO

  48. (…segue dal post qui subito sopra )

    Tutto FO

    il NOBEL a Dario FO ; le origini

    Ecco un vecchio articolo di giornale datato martedì 4/febbraio/1975 apparso su :‘ IL GIORNO ‘ e firmato da Giancarlo VIGORELLI .

    L’articolo è titolato :’ Dario Fo, ”Nobel da buttare” ‘

    Espressione con cui polemicamente Vigorelli affermava che un Fo con le idee che manifestava non poteva che buttare un premio espressione di un Occidente corrotto .
    Ricordo in merito che il noto scrittore russo Boris Pasternak – autore del celebre romanzo :‘Il Dottor Živago ‘ rifiutò ( fu costretto a rifiutare dal regime sovietico ) il Nobel all’epoca vinto (1958).

    Alla luce dei fatti – 1997 – Dario Fo il Nobel non l’ha rifiutato – segno di una forzata occidentalizzazione (!?) – ma alla luce di quanto espresso nel post qui sopra con relativo link ( cfr. ;’ la domanda’ ) possiamo ben capire quale errore ingenuo è stato commesso allora (1975) nella proposta – candidatura – e pochi anni fa ( 1997) nell’assegnazione .

    Non è il primo caso ne sarà certo l’ultimo .
    Ricordo in merito il Nobel conferito nel lontano 1949 al medico portoghese António Caetano Egas Moniz . Le conseguenze ,non solo delle sue operazioni ma della immediata diffusione di tale pratica presso molti altri medici nel mondo ,furono devastanti .

    Con Dario FO la lobotomia alla Egas MONIZ ha avuto un parziale e deleterio risveglio . L’evolversi attuale della Storia ce ne dà i segni inequivocabili .

  49. L’ANGUSTO MONDO DI PASOLINI .

    Pier Paolo Pasolini , in un’immagine da ‘pensatore’ .

    Cfr da post ; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/11/22/nazionalsocialismo-e-neonazionalsocialismo/

    Premessa .
    In questa sede non può che interessare il Pasolini Regista cinematografico .
    Tuttavia è inevitabile il fatto che, avendo Egli usato questo mezzo espressivo per tradurre in immagini le sue Opere letterarie, la realtà artistica si ricollega a quella sussidiaria .
    Malgrado questo le considerazioni sull’una non vanno necessariamente ricollegate in toto all’altra .
    Notorio il fatto che,ad es.,da un buon romanzo non sempre se ne ricava una buona sua rappresentazione; cinematografica o teatrale che sia.

    Egli visse in anni molto difficili che Lo vedono da ragazzo nel vortice della seconda guerra mondiale e da uomo maturo negli anni prima del dopo-guerra e poi degli anni della ‘contestazione’ovvero degli anni di piombo .
    Si può reagire in molti modi a periodi drammatici, basta pensare a Clouzot, Bresson o Bunuel…(vedi in merito i posts qui sopra in questa stessa pagina ). Registi quasi coevi di Pasolini .
    Nel caso di Pasolini la drammaticità con cui Egli personalmente visse tali eventi hanno finito col soggiogare ogni possibilità di una Sua visione se non serena per lo meno distaccata/lucida di quanto trascorso .
    Si può pensare che la specificità dell’universo italiano Lo abbia a suo modo indotto a reazioni di questo genere.
    Ma se ,da un lato, confrontato con altri Registi italiani del Suo tempo e, dall’altro, considerando che l’Italia era pur sempre – come lo è oggi – un’articolazione della complessa Società europea , non si può che rimanere perplessi su un tipo di lavoro discutibile sia nella sua struttura di contenuto e sia nel modo con cui essa viene espressa ( lo stile ) .
    Un esempio di quanto qui sostenuto;
    il Suo primo film: ‘ ACCATTONE ‘,del 1961 .


    Un’immagine del film .

    Egli vi riprende in chiave ‘borgatara’ le spacconate di ragazzi ai margini.
    Ma questo Lo fa rifacendosi senza originalià alcuna – senza aggiungere niente di realmente nuovo – alle già manifestate irrequietezze giovanili americane;

    ; si veda in merito:‘ IL SELVAGGIO ‘ ( The Wild one ) USA 1954 di L. Benedek ,
    ed anche: ‘ I FIGLI DELLA VIOLENZA ‘ ( Los olvidados ) Mex 1950 di Luis Bunuel .

    Questo dal punto di vista contenutistico. se poi consideriamo l’Opera cinematografica di Pasolini (nel suo insieme) dal punto di vista espressivo si finisce per rilevarne una quasi costante incertezza narrativa.
    In altri termini assai noisa e incapace di sapienti costruzioni, – stile Bunuel , per fare un esempio – .

    Se ne conclude che Pasolini , pensando di poter tradurre cinematograficamente quanto da Lui stesso osservato e scritto in chiave letteraria, ha finito con l’essere

    un buon dilettante dietro la macchina da presa. Ma niente più .
    Ricordo soltanto che il film di Pasolini :’Accattone’ fu visionato dal regista

    Federico Fellini, il quale senza esitazione definì il film di Pasolini, ‘paccottiglia’ e Pasolini tutto tranne che un regista dal benché minimo valore.

    [ Ricordo che in una intervista, Egli parlava con grande ammirazione di Orson Welles(di cui pronunciava il cognome proprio come si scrive!) .
    Inevitabile ritenere che abbia pensato di ripercorrerne le orme in chiave europea/italiana. Ma come recita un vecchio adagio:‘tra il dire ed il fare…’ ].

    La Sua ultima Opera – uscita postuma – :‘ SALO’ o le 120 GIORNATE di SODOMA ‘ (1975) . Non cambia un gran che alla Sua visione di una realtà drammatica, allucinante ed allucinata che cerca di sondare attraverso le immagini ma di cui finisce solo per rappresentarne unicamente gli aspetti più truci e superficiali .

    Il tempo dà prova in maniera inesorabile della validità o meno di un’Opera .
    Chi vuole raffronti alcune Opere di Pasolini sia con quelle di altri Registi italiani del Suo tempo (ad es. De Sica, Rossellini…) sia con Registi stranieri come qui sopra portati ad esempio .

    Nota finale;
    Egli ha spesso cercato nelle Sue Opere letterarie di giungere a delle conclusioni che fossero delle anticipazioni di un possibile prossimo ‘reale futuro’ così da permettere -anticipando i tempi – un miglioramento della società in cui si vive . Nonchè mostrare a se stesso e agli altri di essere ed essere stato un ‘buon profeta’ .
    Alla prova del tempo non credo che abbia colto più di tanto nel segno, pur essendoGli riconosciuti dei meriti in proposito [**]. Ecco perchè la Sua visione del mondo resta in genere ‘angusta’ e provinciale .
    Se non altro Egli rappresenta in questo l’ espressione di una forte arretratezza culturale italiana rispetto ai vertici ,al tempo, in altre parti d’Europa raggiunti .

    **,Nel Suo film del 1966 :
    :‘ UCCELLACCI e UCCELLINI ‘ ,Egli intuisce ‘gli albori’ – ancor prima del ’68’ – di una crisi della sinistra e della ipotizzabile impossibilità di questa a giungere – come è stato – a delle soluzioni delle problematiche del tempo secondo tale modello politico .

    Inoltre bisogna riconoscerGli una non comune onestà intellettuale nel mettere in discussione – in TEMPI non SOSPETTI – le idee politiche da Lui sostenute in principio .

    Segue una valutazione su un aspetto del pensiero politico di Pasolini.
    Pensiero che riflette l’universo ‘angusto’, di cui qui sopra fatto cenno , del Suo mondo .
    Saluti, topo.gigio .

  50. (…segue dal post qui subito sopra sull’universo di Pier Paolo PASOLINI )

    NAZIONALSOCIALISMO e NEONAZIONALSOCIALISMO

    Gli ‘Scritti corsari’ di Pier Paolo Pasolini.

    Raccolta di articoli pubblicati come Opera letteraria nel 1975 .

    Da :‘Scritti corsari’ di Pier Paolo Pasolini

    :” ALMIRANTE per quanto abbia tentato di aggiornarsi ,è altrettanto ridicolo che MUSSOLINI .
    Piuttosto un pericolo reale viene dalla frangia neonazista del fascismo, che adesso conta su poche migliaia di fanatici , ma che domani potrebbe diventare un esercito .
    Secondo me oggi l’Italia vive qualcosa di analogo a quanto accadde in Germania agli albori del nazismo .
    E’ il popolo che sta diventando piccola borghesia ma che non è ancora l’una e non è più l’altro .
    Secondo me il nucleo dell’esercito nazista fu costituito proprio da questa ibrida massa . E l’Italia sta correndo proprio questo pericolo .”

    .
    .
    .
    Al contrario c’era allora – negli anni settanta – come oggi chi sosteneva/sostiene una origine opposta ( rispetto a quella sostenuta da Pasolini – qui sopra riportata – )del nazionalsocialismo ;

    cioè non con un processo di trasformazione del popolo in borghesia – come sostenuto da Pasolini – ma al contrario con il regresso di questo processo . Ovvero la classe borghese nella fase di perdita dei suoi privilegi cerca di recuperare terreno con una trasformazione autoritaria nel nazionalsocialismo .

    Ben lontano dal pretendere una soluzione di una questione tanto controversa per quanto spinosa ed ancora attuale

    [ rinvio in merito ai seguenti due articoli del luglio/2011 :

    :’ A. B. Breivik | NORVEGIA 22 luglio 2011 ‘ e :

    :’A. B. Breivik, Norvegia 22/7/2011 | ecco il PERCHE’ della STRAGE ‘

    direttamente ai seguenti links ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/07/26/a-b-breivik-norvegia-22-luglio-2011/

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/07/27/a-b-breivik-norvegia-2272011-ecco-il-perche-della-strage/

    Nonchè al presente articolo del 12/dicembre/2011 :‘ Pol Pot e Jan Myrdal ‘ in cui è riportata una personalissima ed interessantissima teoria del premio Nobel dell’economia F. A. von HAYEK . Vedi direttamente al seguente link ;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2011/12/12/jan-myrdal-e-pol-pot/

    come esempio della drammaticità di un passato che ritorna perchè non ‘pacificato nella sua natura’ ]

    si ravvede alla luce del tempo – un vecchio adagio recita :‘ LA VERITA’ E’ FIGLIA DEL TEMPO ‘ – la pochezza di simili interpretazioni .

    Si può certo notare che nel movimento fascista e nazionalsocialista

    ( che molti storici accorciano in nazista forse per evitare l’imbarazzante riferimento al mondo socialista )

    vi fu la strumentalizzazione degli stessi da parte di forze borghesi preoccupate dell’avanzata del mondo operaio e qiundi delle forze socialiste/comuniste .Forze borghesi che pensarono di risolvere con mezzi sbrigativi le insurrezioni operaie che minacciavano la loro stessa sopravvivenza .

    Ma la realtà è ben più profonda e i tristi eventi norvegesi del luglio/2011 di cui sopra fatto cenno ce lo dimostrano in tutta la sua drammaticità .
    Si legga i due articoli del luglio scorso , di cui qui sopra link di rinvio – non sto a ripetermi – .

  51. PIANETA KUBRICK

    Questo regista inglese,
    oriundo americano è notissimo anche ai ‘non addetti ai lavori’ ,per un paio di film che sono entrati non tanto nell’immaginario collettivo quanto – a torto o ragione – nella memoria di molti cinefili senza ‘pretese’.


    Il regista Stanley Kubrick

    I due film qui citati sono :

    ‘ 2001 : Odissea nello spazio ‘

    e, :

    : ‘ Arancia meccanica ‘ .

    Il primo è del 1968 , il secondo del 1971 .

    Entrambi sono difficili da sintetizzare anche con molto ‘spazio’ a disposizione. Invito chi non li avesse visti a guardarseli.

    Non per il fatto che si possono considerare film di grande spessore – d’ Essai – ma perchè bene o male essi hanno ‘riempito’ un periodo storico della storia del cinema ; hanno fatto ‘epoca’ .

    Questi due film – resta un mio parere del tutto personale – ,come in genere tutta la produzione di questo regista, non convince pienamente,anzi per nulla .
    Questo sia nei contenuti sia nella loro capacità di ‘intrattenimento’ .

    Sempre in una personale valutazione,
    devo dire che mi viene in mente quello che Benedetto CROCE ebbe a dire scrivendo sui lavori letterari di Alfred DE MUSSET – citando Guy De MAUPASSANT – :

    ” …ANCHE QUANDO IL DE MUSSET CONCEPISCE UN VERO MOTIVO POETICO COME NELLA SUA OPERA ( il poemetto : ‘ROLLA‘ ) ,IN LUOGO DI SVOLGERLO, OSSIA​ DI APPROFONDIRLO,( ndc. ; accennare e non definire la caratteristica limite di questo Regista ) LO TRADUCE IN UNA FORMA BELLA E FATTA ,COMPOSTA DI EROI CONVENZIONALI… DI DISSERTAZIONI FILOSOFICO-STORICHE, CHE DOVREBBERO SPIEG​ARE LA CADUTA DEGLI ANGELI NEL​ MONDO MODERNO, E D’INVETTIVE ​E PERORAZIONI ORATORIE A BIZZE​FFE (ndc., tipiche degli anni della contestazione…) COME DI PREDICATORE SUL PULPI​TO O, MEGLIO, DI AVVOCATO DAVA​NTI A GIURATI.
    A ME E’ AVVENUT​O SPESSO DI FANTASTICARE CHE C​OSA DALL’ULTIMA SCENA(CHE E’ POI TUTTA LA SOSTANZA P​OETICA DEL ‘ROLLA’) AVREBBE SAPUTO RICAVARE IL MA​UPASSANT, TRATTANDOLA NELLA SO​BRIA PROSA DELLE SUE TRISTE-SENSUALI NOVELLE…” .

    Benedetto CROCE .

    Queste parole ben si adattano ai lavori di questo regista ;
    ; vuole affrontare ‘molto’ approfondendo ben poco . [ Si veda in merito l’ultimo lavoro del Regista (uscito postumo) :‘ Eyes Wide Shut ‘ , che peraltro si rifà ad un altro film – precedente il Suo – ITALIANO – non uscito nelle sale cinematografiche ] .
    Del resto se si guarda agli anni ‘difficili’ in cui uscirono i due film sopra citati si può ben capire – a distanza di anni e in una valutazione ormai pacifica – il clima culturale o pseudo culturale che imperversava, e che non può non aver negativamente influenzato certi lavori, tra i quali quelli cinematografici .
    Un aspetto;
    ; ho parlato – trattando del regista F. LANG della profonda di diversità del Suo lavoro allorchè svolto in Europa e poi svolto negli USA .
    KUBRICK , Europeo di origini familiari in primo grado, poi americano d’adozione (per poi tornare in Europa) commistiona questi due Mondi – senza separarli nettamente com fatto da LANG – , da qui i Suoi film che TRATTEGGIANO SENZA APPROFONDIRE .


    Una scena de :’ 2001 Odissea nello spazio ‘ . Il monolito in uno spazio ‘diverso’ .

    ‘2001,Odissea nello spazio’,
    vuole essere – siamo ad un anno dall’uomo su​lla luna – un viaggio del Pensiero non razionale ma, anche razionale ed immaginativo , dell’uomo che si confronta con una realtà spazio temporale mediata dai computer – non va dimenticato che allora erano una novità – ,del tutto nuova mescolandovi poi salti nel tempo come il più famoso fisico di tutti i tempi aveva ipotizzato, nell’ottica di un tempo ‘elastico’ .

    A RIPOVA DI QUANTO DA ME SOSTENUTO SU QUESTA OPERA DI KUBRICK , rinvio alle valutazioni spazio temporali – dei TEMPI della SCIENZA e della COSCIENZA – attraverso le Opere di un grande matematico e filosofo ; Hanri BERGSON .
    ( il libro di BERGSON uscì nel ​1922) ,lì erano riflessioni critiche in merito .

    Malgrado questo, una interpretazione puramente – ed ottusamente – scientifica continua a persistere con KUBRICK,benchè si sia alla fine degli anni sessanta !

    E con questo Regista si ha uno spostamento della visione assoluta del tempo pre – einsteiniana ad una non relativistica ma ‘ASSOLUTA della RELATIVITA’ . Cioè si passa da un estremo all’altro .
    MENTRE ARTISTI/INTELLETTUALI come Salvador DALI’ già negli anni trenta avevano capito ‘ la ‘ PERSISTENZA del TEMPO ‘ come dal titolo della Sua tela .


    ‘La persistenza del tempo’ di Salvador DALI’ .

    Coloro che a tutt’oggi continuano a ‘non capire’ ( ‘GEMEINUNVERSTAENDLICH’ ,come da espressione – qui citata – , da EINSTEIN stesso, ) o sono ‘assolutisti’, in una interpretazione puramente razionalista ,quindi fanno della Scienza una fede ,
    oppure sono in ‘mala fede’ per ciò a cui una corretta valutazione di tale teoria, – valutazione non dogmatica ma di ampio respiro come quella di BERGSON -, può portare in ambito sociale .

    Oggi dunque, tutta l’Opera di KUBRICK sembra mostrare palesemente i segni di una usura ; in altri termini appare obsoleto . E si sa che ciò che è di spessore mantiene invece la sua ‘attualità’ a distanza di anni .( Vedi nota ** )

    [ Si confronti ‘Odissea’ con il film ‘parallelo’ sovietico del 1972 : ‘SOLARIS’ . Le cose non cambiano poi di molto; il mistero del’uomo, visto attraverso lo specchio dell’universo che si dilata grazie alle nuove frontiere che la tecnologia permette di raggiungere] .


    Una scena de :’ Arancia meccanica ‘ . La banda al completo .

    ‘Arancia meccanica’,
    vuol essere una dissertazione sui rapporti di forza tra individuo e Stato.
    Come se altri registi prima di Kubrick non avessero fatto un lavoro egregio ed esauriente in proposito.Si veda in proposito il film western in un post qui sopra del 2/giugno/2011 :’ :’ ALBA FATALE ‘ .

    Una nota su :‘ SHINING ‘,
    film del 1980 con Jack Nicholson .
    Tratto da un romanzo del noto Stephen King, il film credo si distungue dal resto della produzione di Kubrick solo grazie alla capacità recitativa innata ed istrionica di Nicholson ( un attore nato ),nonchè al testo/romanzo a cui si ispira .

    Una nota su :‘ ORIZZONTI DI GLORIA ‘ (1957) ,
    girato sulla falsa riga di un romanzo di H. Cobb , è forse il miglior film di Kubrick .Egli cita – attraverso il protagonista (Douglas),nei panni di un colonnello che non si perde dietro ‘ai gradi’ – un grande intellettuale inglese ; Samuel Johnson.
    Il quale ebbe a dire :

    ” il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie ” .

    Personalmente ritengo che un certo tipo di intellettualismo è forse mezzo per il proprio successo personale o/e per far ‘cassetta’ al botteghino o, come va di moda dire al ‘box office’ , e non tanto per reale personale convinzione .
    Quando un ‘Opera è girata con sincero e disinteressato impegno intellettuale si hanno risultati ‘visibilmente’ differenti che nel loro insieme hanno poi un ‘quadro complessivo’ differente.
    A questo proposito si confronti questo film ora citato con quello di BRESSON ;’ Au hasard Balthazar – – od anche :’ Un condannato a morte è fuggito ‘ ,sempre di Bresson .

    PER I CINEFILI PIU’ INCALLITI;

    ;la scena finale di :’ Orizzonti di gloria‘ vede dei soldati francesi cantare con una giovane tedesca (Cristiana) , essa è interpretata da una attrice che porta un cognome impegnativo sia per famiglia di provenienza che di formazione .

    A chi legge il divertimento della/nella risposta , e…

    (**) ;
    circa ‘2001 Odissea…’ ; Il famoso computer ‘ HAL ‘ del film ,sembra derivare il nome da un acronimo variamente interpretabile (in due modi convergenti) .Nella prima ipotesi;
    la prima lettera indicherebbe il nome di una macchina che porta il nome dell’inventore (Herman Hollerith),[ inventore che per altro ha pure la prima lettera del cognome uguale a quella del nome ]; un ingegnere americano.
    Le altre due sarebberro indicative del sistema di calcolo della macchina da questo ingegnere ideata ( macchina che era una sorta di ‘colossus’ di Turing, o giù di li), consistente in una ‘formula risolutiva’, cioè ‘ un ALgoritmo ‘ .
    Nella seconda ipotesi,
    , si completa quanto sopra; difatti tutto questo coinciderebbe con ciò a cui ha portato la macchina ora citata; la fondazione della famosa industria elettronica americana [ basta alzare le tre lettere, che compongono il nome del computer, di una lettera per OTTENERE…

    IBM

    ] .
    Sembra un gioco di parole degno per un : ‘ GIOCO di LOGICA ‘ . Ma ben diverso il contesto in cui è presentato . Questa e’ un’ Opera che vorrebbe essere d’Essai,ma non ne ha certo ‘lo spessore’ necessario .

    Circa il numero [ 9000] dato al computer , vedete un pò Voi . Ma… si consideri che il numero successivo è un numero del tutto peculiare ; un numero primo .
    E alla fine degli anni sessanta era già un numero primo ‘ grande ‘ , dato che non c’erano ancora i moderni sistemi di calcolo circa la primalità di un numero naturale .
    Nota finale;

    KUBRICK come un regista tedesco di qualche anno fa , R.W. FASSBINDER , ha avuto la caratteristica di essere sopravalutato dalla critica per una serie di circostanze .E’ utile questa constatazione per film o/e registi di nuova formazione . Per evitare di ‘gridare’ al capolavoro quando questo non c’è od è in realtà il frutto di un’onda culturale che è poi in realtà ‘moda’, cioè qualcosa di passeggero e non duraturo .

    Non fateVi mai ingannare da critiche ben confezionate da questo o quel ‘personaggio’ di turno (o da un certo modello pseudo libertario), ne bisogna farsi fuorviare d​al successo commerciale (al botteghino/box office) di un dato prodotto .(Vedi businness all’americana).
    KUBRICK, la Sua Opera, mostra tutti i segni di una Cultura ‘invecchiata’ cioè pseudo cultura .
    Occorre ragionare con la propria testa, anche se poi si sbaglia ci sarà la possibilità – auto correggendosi – di migliorare il proprio senso critico .Ormai è noto che in genere la nomenclatura, specie quelle pseudo libertarie dei regimi, tende ad imporre i propri modelli, criticando – od addiruttura spedendo nei gulag – chi la pensa diversamente .

  52. Horst TAPPERT

    Horst TAPPERT ,

    – l’eterno DERRICK –

    una Waffen SS tutta speciale.

    una Waffwn - SchutzStaffel tutta speciale

    E di ieri ,26 aprile 2013,
    la notizia post mortem – a cinque anni dalla scomparsa del noto attore tedesco – di un Suo passato tenuto ben celato certo dall’attore stesso ma non da meno dalle Autorità tedesche che non potevano ‘non sapere’ ,

    circa il Suo trascorso militare dal 1943 a fine guerra nella unità delle SS (SchutzStaffel,fronte di protezione) .Unità che presiedeva alla sicurezza dello Stato tedesco nazionalsocialista ed in cui rientrava come unità del tutto peculiare la Gestapo (Geheime Staatspolizei) che controllavano le SS; i controllori dei controllori.
    Ma, non è finita, una unità delle SS ancor più peculiare .Cioè le Waffen SS cioè le unità delle SS che erano impegnate direttamente in guerra ( per evitare che si diffondesse l’opinione popolare che gli altri compattevano e loro ‘osservavano’…) .Ma ancora non è finita ;Waffen SS Totenkopf, ovvero le ‘Teste di morto’.Coloro che erano preposti a compiti particolarmente delittuosi – macelleria su larga scala – .

    Sicuramente un arruolamento non forzoso, vi si accedeva solo per domanda e dopo selezione assai severa .
    Ricordo l’atteggiamento irreprensibile di Tappert ,nell’interpretare il ruolo dell’ispettore, di ferma condanna di chi ,in uno degli episodi , faceva riferimento ammirevole pur indiretto al ‘cancelliere del terzo Reich’. Di contro ‘Derrick’ lo definì come un volgare assassino .

    Certo la vita sarebbe stata assai raminga per il semplice figlio di un postino e a quei tempi mettersi in evidenza come apartenente all’unità SS era un lascia passare per ruoli sociali di maggior rilievo per chi aveva umili natali .
    E poi ,dopo la disfatta, ci si è riciclati nel mondo dello spettacolo.
    Pochi sono certo coloro che aderiscono per vera condivisione come pochi sono coloro che accettano fino in fondo il loro destino.
    Voglio ricordare in proposito, un caso tra vari, quello di Alessandro PAVOLINI che accettò fino alla tragica fine le proprie responsabilità .

  53. Robert BRESSON,

    un Regista maledettamente buono .

    AU HASARD BALTHAZAR

    bresson soloalsecondogrado
    Il Regista Robert BRESSON

    AU HASARD BALTHAZAR,
    credo sia l’Opera più significativa di Bresson, Opera che tocca temi specifici ma nel contempo universali perchè eternamente presenti nelle problematiche umane.Inutile dire che rappresenta una delle Opere più belle della Cinematografia d’Essai.
    Il tema fondamentale sta nell’analisi profonda dell’animo umano;non a caso l’immagine iniziale si apre con dei ragazzi che spargono dell’olio sull’asfalto per far sbandare le macchine che passano.E questo senza una ragione,sol per far danno/male.L’amore da uno di questi ricevuto da una ragazza è ripagato da questo con la violenza di gruppo dei suoi amici/compari di sventura.

    Poi essa stessa,
    dopo che l’istinto l’ha ciecamente guidata nella scelta del partner da cui è stata crudelmente ripagata,
    , e’ crudele verso chi – un ragazzo di animo profondamente sensibile – l’ama profondamente ma essa lo rifiutera’ in omaggio a questo crudele gioco dell’istintivita’ .

    La presenza dell’asino – per niente buffa – vuole rappresentare/attirare la sensibiltà
    dello spettatore verso la sofferenza di ogni creatura umana e non;inevitabile che vi è chi ce l’ha e chi no.

    E non si può acquisire tale sensibilità si possono solo eventualmente assimilare certi valori morali/etici per convenzione ma non per convinzione personale.
    Mi fermo quà perchè non voglio annoiare,invitando solo chi non l’avesse visto a guardarlo; tempo ben speso.
    Tutta la tematica di Bresson – dalla Sua Opera prima ,‘ La conversa di Belfort del 1943 ‘ , gira sempre sugli stessi temi.
    L’eterna lotta tra il bene ed il male che è in ciascuno di noi e in alcuni prevale l’uno e in altri l’altra forza misteriosa .Questo indipendentemente da posizioni rigide che possono discendere da adesioni incondizionate a questa o quella verità rivelata. Bresson in questo è molto più libero/autonomo di quanto possa in un primo momento apparire .

    hasard soloalsecondogrado

    Un’immagine del film.

    Nota;
    il titolo di questa Sua Opera :‘ AU HASARD BALTHAZAR ‘ ,che può essere considerata come la Sua Opera ‘omnia’ ,in se non significa nulla .
    Era solo il ‘grido di guerra’ ,lo slogan se si vuole, di una nobile famiglia francese.

    Comprensibile la Sua titubanza nel trovar un ‘titolo’ ad un pensiero che riassume tutta la filosofia di vita e modo di pensare del Regista stesso.

  54. ”L’ISOLA” Ostrov/Octpob,del regista russo P. Lunguine, ( Павел Семёнович Лунгин ) anno 2006.

    l'isola1

    l'isola2Остров

    Un immagine del protagonista de :”L’ ISOLA” ; Остров

    ”L’ISOLA” Ostrov/Octpob,del regista russo P. Lunguine, ( Павел Семёнович Лунгин ) anno 2006.

    Solitamente un cinefilo si rifugia nella cinematografia d’altri tempi,- la cui attualità risiede nella validità atemporale di queste Opere d’Essai,- perchè è difficile inciampare in qualcosa di nuovo e allo stesso tempo di veramente valido.
    In questo ‘ l’isola ‘ fa eccezione, sicuramente è annoverabile tra la cinematografia di prim’ordine.Rispetto ai suoi film precedenti l’Autore ha fatto un salto di qualità ulteriore.

    Alcuni elementi del film;
    avete presente quando si stampano dei negativi in bianco e nero su carta a colori o viceversa? La maggior parte della fotografia nel film è così,come virata su un colore amorfo.Le inquadrature sono spesso di scorcio o lievemente deformanti per accentuare un paesaggio che nulla concede alla bellezza della Natura,che risulta arida / desolante.
    Tutta la storia si svolge su un’isola che è sede di un convento.Su questa il protagonista,Padre Anatoli( ‘Batiuska’ come lo chiamano i fedeli,nell’unica parola russa non tradotta) è un frate laico,cioè che non ha preso i voti superiori.Vive in odore di Santità in virtù delle sue comprovate doti taumaturgiche e di praticare l’arte della mantica.Egli vi è approdato per essersi, durante la guerra macchiato di un atto di profonda viltà.
    E’ persona spigolosa sia verso coloro che lo vanno a trovare sia verso i suoi Confratelli che non lo amano,anzi lo invidiano per aver ricevuto da Dio il dono di Grazia che loro non hanno.Un pò alla Padre Pio,per intenderci.
    Dio gli concede il dono di vedere gli eventi futuri,tranne uno che gli permetterà di capire perchè proprio lui è stato prescelto a certi compiti…Mi fermo per non sciupare la visione per chi vorrà.
    Voglio citare qui altri due film accomunati a questo per analizzare l’uomo nel momento del suo incontro con ‘l’assoluto’.

    ”La Passione di Cristo” di Mel Gibson,del 2004 e ”Schindler’s List” di S.Spielberg de1993

    Il primo,
    quando si sentivano le interviste al regista sembrava a detta di questi il prodotto di anni di riflessione sul tema della Passione.Personalmente ritengo niente di più falso; Gibson aveva capito abilmente il momento di tensione attuale di scontro tra due Civiltà;quella Cristiana e quella Mussulmana.Così ha con abilità sfruttato il tema della Passione come posizione ferma- con contemporaneo recupero dei valori Cristiani da parte del mondo Occidentale – di chi è minacciato dal mondo Islamico o comunque da suoi rappresentanti estremisti.
    Il secondo,
    al pari di quello di Gibson non fa che insistere sulle brutalità subite dagli Ebrei,come se non lo avessimo mai saputo.E questo senza minimamente mettere in luce,ad es. le brutalità di pari grado subite da altre etnie come quella gitana e polacca.
    E’ poi assolutamente risibile la scena in cui l’aguzzino del campo di concentramento si umilia di fronte all’ebrea in cerca – elemosinando – un pò d’amore.Con l’indottrinamento che le ‘ss’ avevano avuto,pare possibile un fatto del genere?.Siamo seri.
    Entrambi tuttavia hanno un’arma inspuntabile dalla loro.Quale? Il fatto che al botteghino hanno fatto scintille,e si sa il successo perdona tutto,anche le boiate.
    Io non voglio certo convincere nessuno,e quando ci si trova di fronte ad una ‘maggioranza’ che apprezza certa cinematografia – e personalmente credo che chi la produce lo fa ‘a mestire’ ben sapendo cosa sarà apprezzato o meno – non si può che prenderne atto,ma nessuno vieta di esprimere il proprio parere.
    Resta il fatto che se questi due film(come altri del genere) fossero visti per ‘svago’, nulla di che – non si può certo impegnarsi 24 ore al giorno – ma il fatto che il film ‘l’isola’ sia di contro destinato ad un oblio di fronte alla ‘maggioranza’ vuol significare che non si tratta di semplice svago.Ma di limite.
    Saluti,topo.gigio .

  55. L’insolito caso di Mr. Hire
    ( Titolo originale ; Monsieur Hire )

    Dopo aver visto nel post qui sopra :‘ l’isola ‘ del regista russo Lunguine,
    seguirà nei post successivi ,qui il primo tra questi, una serie di film che trattano a loro modo l’amore non più inteso come espressione massima ,ascendente, cioè quello per Dio ed in Dio ma… amore più prosaico .Amore non meno tormentato e che spesso lascia pensare alla famosa frase dantesca:’

    :’Amor, ch’a nullo amato amar perdona ‘

    Ovvero la sensualità frammista ad amore umano,tra umani ha un nobile valore così che ai due protagonisti danteschi – Paolo e Francesca – seppur condannati alle fiamme infernali, Dio concede di rimanere vicini nell’eterno tormento .

    Ecco il primo dei film con tema comune ;

    ;’
    L’insolito caso di Mr. Hire ( Titolo originale ; Monsieur Hire ) film francese del 1989 e diretto dal regista, Patrice Leconte.

    monsieur hire.w

    Breve cenno alla storia;
    un sarto ,M. Hire, di origine ebraica levantina ( Hirovic) vive una vita appartata senza moglie ne figli. Sfoga la sua sessualità/affettività con visite cadenzate in un postribolo.
    Per questo suo vivere in disparte, come lui stesso dirà all’ispettore di polizia,non è amato dal vicinato che anzi lo guarda con diffidenza fino alla malevolenza. Ma in genere non è amato ,punto e basta, per una qualche misteriosa ragione :’

    :’ io non piaccio alla gente è così e non posso farci niente’ .

    Un omicidio di una giovane ragazza,che si prostituisce sconvolge la monotonia del quartiere. Sospettato ingiustamente pagherà con la vita l’astio collettivo,ma…non senza una riscossa etica anche se post mortem.
    Sullo sfondo una sorta di compassata ossessione amorosa per una giovane ragazza, senza qualità alcuna
    Alice – , legata sentimentalmente, senza esserne ripagata, ad un giovanotto che in francese verrebbe definito come ‘ flâneur ‘
    Il film è stato tratto da un’Opera – giallo – di Georges Simenon, l’autore, per intenderci del personaggio de:’ :’ Il commissario Maigret ‘
    I gialli di Simenon sono di sicuro pregio ma come le Opere di Raymond Chandler ,col suo personaggio notissimo; il detective ‘ Philip Marlowe’ ,
    ( vedi post indietro ,del 10/maggio/2011, che trattano film di questo Autore e relativo personaggio)
    non raggiungono delle vette espressive particolari.

    Qui Simenon fa eccezione ;

    ;questo suo giallo diviene un’Opera che ha pari valore nella trasposizione cinematografica . Il riferimento al valore delle opere di Shakespeare ed a quelle di Dante in quanto a contenuto e capacità di intrecciare i vari elementi lì introdotti è indubbia.Ed esagerata solo fino ad un certo punto.

    monsieur hire 1

    monsieur hire 2

    monsieur hire 3

    ‘Monsieur Hire ed ‘Alice’;
    la sofferenza di lui la malizia di lei – per salvare il fidanzato – ed il dolore con lui condiviso, nel sapere che l’amore da lui dichiarato non potrà mai essere da lei corrisposto.

    Da una parte troviamo nel racconto di Simenon e del regista Leconte , una sorta di destino tracciato a cui si cerca di forzare la mano chiedendogli una sorta di ‘deroga/eccezione’.

    Se nel film qui sopra :‘ l’isola ‘ di Lunguine troviamo un viaggio certo sofferto, ma tra i meandri di un amore divino in progressiva ascesa nella sua purezza,e quindi il racconto diviene via via sempre più sereno,disteso,
    qui troviamo un progressivo abbruttimento di questa parola tanto osannata da poeti ed artisti in genere.Il tutto si incupisce progressivamente.

    La schermaglia psicologica tra i due è continua ed in aumento costante. Pian piano si mettono ‘le carte in tavola’ ed il tradimento vile di lei ,in una infame denuncia trova in lui parole di stupore :’

    :’ …E’ strano Alice, ma io non riesco ad odiarla per quello che mi ha fatto…’

    Se nei primi momenti il protagonista sembra essere un volgare voyeur, poi se ne comprende l’atteggiamento ben diverso di una sorta di ammirazione,che la protagonista stessa capisce e ricambia con momenti di complicità sensuale a insaputa del fidanzato.
    ( Si noti il fatto che lui si mette sempre in giacca e cravatta nell’osservarla…)

    L’eterno dramma di dove sia
    ‘la luce dove l’oscuro’
    come ne :
    :‘Il corvo ( Le corbeau ) di di H.G. Clouzot ,vedi sopra post del 15/apriile/2011,
    è il finale mesto ma non del tutto senza speranza…

  56. DUE (film) in UNO ;

    ;l’evoluzione dell’immaginario collettivo amoroso nel giro di tre lustri .

    Ecco i due film ;

    LOVE STORY , ( tit. orig. idem , USA 1970 . Regia di Arthur HILLER ) .

    9 SETTIMANE e 1/2 , ( tit.orig. 9 1/2 weeks , USA 1986 . Regia di Adrian LYNE ) .

    lovest.

    I due protagonisti di Love story .

    Questi due film – fortemente sottovalutati dalla critica, o da un pubblico particolarmente esigente – sono un bell’esempio di come, anche in campo amoroso, si può notare che seppure i sentimenti umani siano sempre gli stessi, il loro vissuto cambia con l’evolversi della Società stessa .
    Voglio qui riportare una frase di un vecchio filosofo del XIX sec. ,

    Arthur Schopenhauer , che ebbe a dire :’

    : ‘ LA MIA METAFISICA DELL’AMORE E’ UNA PERLA ‘

    In altri termini Egli volle sostenere – non privo di accoliti allora come oggi – che se una perla, elemento tanto prezioso ai nostri occhi nasce da un nonnulla , al pari l’amore tanto decantato da poeti e letterati in genere nasce in realtà dal grande inganno della Natura finalizzato alla continuazione della specie .
    [ Nota; benchè Egli predicasse ‘male’ in merito all’argomento, razzolava assai bene! ].

    kimB.
    Kim Basinger

    I due film ;
    sono entrambi americani ed inutile dirlo hanno saputo fare ‘tendenza’ .
    Ma questo non deve farli sminuire nel loro valore, non tanto intrinseco ,ma che è da vedersi principalmente come un mezzo per rilevare elementi vari all’interno di un Epoca .
    Quasi da antropologi dell’universo di Cupido.

    Nel primo film,
    la storia è resa molto romantica e priva di ‘macchia’ alcuna sui due protagonisti .
    Litigi e riappacificamenti fanno solo parte di un gioco che coinvolge chi guarda . Il ‘contorno’ sociale è rappresentato dalla differenza di ceto ,- se non ci fosse stato un quache neo nella storia immaginiamoci la noia e la stucchevolezza d’insieme ; come ‘panna montata pura’ ( pietanza che, si sa, stucca [è stucchevole] )- che tutti sembrano sottolineare come un ostacolo insormontabile ma senza allusioni alla ragazza ,di essere -forse – una arrampicatrice sociale (?).Anzi lei stessa è l’unica ad affermare, rivolgendosi a lui :”

    :”… ti amo per tanti motivi ed anche per i tuoi ‘numerini’ (alludendo alla condizione sociale ed economica del futuro sposo)…” . Non segue risposta alcuna da parte di lui!

    kimB.2
    Mickey Rourke e Kim Basinger.

    L’epilogo di love story non poteva non essere triste . Così come immaginato e scritto dallo Scrittore che è artefice del romanzo da cui il film è tratto ; Erich Segal .
    La storia appare linda senza sbavature in un mondo in cui cattivi sentimenti, perversioni, o nevrosi varie sono lontani anni luce .

    Nel secondo film,
    che per molti versi considero una sorta di ‘NEW QUEL’ del primo ;
    [ cioè un film che ripropone storia e personaggi similari ma ambientati in epoca differente, ( bisogna ammettere che in certi casi i neologismi fanno comodo anche se alle volte si abusa spesso di loro essendoci termini che in realtà hanno il loro corrispondente nella Nostra lingua ) ]
    ;i personaggi sono all’opposto seppur profondamente simili nella loro natura vocata alla affettività più marcata .
    La loro differenza (i loro essere ‘all’opposto’ ) rispetto ai due protagonisti del primo film sembra essere dettato esclusivamente dal fatto di trovarsi in un mondo ormai refrattario ai sentimenti .
    Entrambi hanno avuto storie varie e sopratutto lui è una sorta di viveur dagli affari non molto chiari .
    Lei sembra essersi rifugiata nel mondo dell’arte di cui percepisce la sensibilità e la bellezza . E nello stesso tempo dichiara alle amiche che in pochi secondi ormai riesce a capire al volo cosa ‘non va in un uomo’ .

    La storia non finisce – come nel primo film – per causa di forza maggiore (la malattia di lei), ma per la volontà di uno dei due .
    Come a sancire l’impossibilità di amare ( leggi ; ‘donarsi’ ) nel mondo in cui viviamo .
    L’epilogo finale è poi in un film che porta lo stesso titolo con l’aggiunta de :
    : ‘ LA CONCLUSIONE ‘ .
    [ 9 1/2 weeks ,la conclusione, (Another 9 ½ Weeks) del 1997 ].

    Confezionati alla perfezione entrambi i film anche se con stili del tutto differenti ; classico il primo, da video clip il secondo ,in cui molte scene rivelano una eccellente capacià del Regista di costruire immagini di grande effetto ma anche di un certo pregio .

    Rispetto al film precedente;
    ‘Monsieur Hire’ ,vedi post qui subito sopra,le due storie non sono prive di un amore ‘inconcluso’ o comunque ad una direzione,stile dramma shakesperiano; lui ama lei e lei ama un altro etc…
    In questi due film, c’è una profonda relazione amorosa ma qualcosa viene a spezzare il tutto.
    Nel secondo dei due film ,9 settimane e 1/2, inutile dire che la drammaticità è ben più profonda non essendo legata al caso ( la malattia ) come nel primo ma ad una vera e propria insondabile, o quasi, ‘malattia/marciume sociale’ .

  57. L’ IMPERO dei SENSI .

    ( tit.orig. , ‘Ai no Korida’ , Giapp. 1976 )

    Regia di Nagisa Oshima .

    impero1
    In tutte e tre le fotografie i due protagonisti chiusi nel loro mondo .

    Premessa.
    I due film nel post qui sopra
    si integrano in una sorta di ‘NEWQUEL’ , questo rappresenta a suo modo il loro ‘pendant’ in versione orientale, ‘pendant’ ma di un Universo a se stante .
    Noi occidentali siamo malamente abituati nel campo culturale a porci al centro dell’Universo , un pò come Tolomeo fece con la Terra nei Suoi lavori astronomici .
    Certe ‘costanti’ – non voglio dire ‘leggi’ – che Noi troviamo all’interno dello Studio della Storia della Nostra Collettivtà non necessariamente valgono per altri Mondi come quello giapponese .
    Al pari in aspetti anche intimi/da precordi di Mondi lontani non solo geograficamente, si hanno delle realtà comportamentali che se lette secondo modelli a loro estranei – come i Nostri – se ne traggono conclusioni erronee .

    La storia narrata da questo Regista si ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto
    poco prima lo scoppio della seconda guerra mondiale .
    Una sorta di aura di rispetto, di proporzioni epiche , seguì a questa storia reale sospesa tra una realtà sull’orlo di una tragedia collettiva immane ed un incubo privato allucinante .
    Il legame, apparentemente inesistente che si nota tra il mondo che i due protagonisti si creano – di assoluto isolamento – con quello di assoluto coinvolgimento sociale che un conflitto crea, appare palese e lascia sconcertato lo spettatore che a quel mondo è estraneo per cultura .
    Inevitabili al tempo contestazioni di varia natura così come le censure . Il tempo ne ha fatto implacabile scempio .
    Personalmente ho sempre considerato quest’Opera come l’unica – o tra le pochissime [**]con scene esplicite di sesso senza per questo potersi bollare come pornografica o volgare .

    impero 2

    Cenno alla storia .
    ‘Sadhè’ – una giovane ragazza che da occidentali potremmo definire ‘ preda dell’innocenza del peccato ‘ – si lega ad un uomo sposato ,‘Kichizo’. Si creerà un legame sempre più forte e reso da loro assoluto fino al sacrificio dell’uno per dare piacere all’altro .
    Inconcepibile per molti occidentali, reale per molti altri in questo eterogeneo mondo.

    Voglio ricordare – per meglio sottolineare/indicare una realtà assai diversa dalla Nostra – il sacrificio personale dello scrittore giapponese Y. MISHIMA, all’inizio degli anni settanta, come protesta estrema contro l’occidentalizzazione del Giappone .
    Atti pressocchè inesistenti od impensabili per un occidentale !

    L'impero dei sensi. ‘Ai no Korida’ (  愛のコリーダ ) del Regista giapponese, Nagisa Oshima. Da questa immagine del film, non si intuisce forse che il regista ha imparato la lezione,tutta Occidentale, del caravaggio ( Michelangelo Merisi da Caravaggio) ?

    L’impero dei sensi. ‘Ai no Korida’ ( 愛のコリーダ ) del Regista giapponese, Nagisa Oshima.
    Da questa immagine del film, non si intuisce forse che il regista ha imparato la lezione,tutta Occidentale, del Caravaggio ( Michelangelo Merisi da Caravaggio) ?

    .l’impero dei sensi di caravaggesca memoria…

    [**] Il Regista N. TANAKA due anni prima gira :‘ ABESADA – L’ABISSO DEI SENSI – ‘.

    Jitsuroku Abe Sada; 実録阿部定; annali di Abe sada;l'abisso dei sensi

    Jitsuroku Abe Sada; 実録阿部定; annali di Abe sada;l’abisso dei sensi

    abe sada di noboru tanaka;田中登

    abe sada di noboru tanaka;田中登

    abe sada di noboru tanaka;田中登,2

    abe sada di noboru tanaka;田中登,2

    定 , 'costante' . L'abisso dei sensi di noboru tanaka

    定 , ‘costante’ . L’abisso dei sensi di noboru tanaka

    Nota;
    si confronti quest’Opera con quella che seguirà nel prossimo post;’
    ;’ JU DOU ‘ .
    In entrambi è presente una sorta di magica complicità in un isolamento ostinatamente cercato .
    Bravo il regista a creare questa atmosfera che è il frutto di un lavoro unico ed accurato, che se da altri ‘copiato’ apparirebbe in tutta la sua mediocrità .

  58. JU DOU

    (tit.orig. Ju Dou, Cina/Giapp, 1990 , Regia; Zhang Yimou e Yang Fen-Gliang ) .

    judou2

    Breve cenno alla storia;
    il film è ambientato nella Cina tra le due guerre mondiali. E’ il racconto della relazione clandestina seguita da pubblica condanna – allorchè la relazione è palese – tra una giovane(Ju),andata in sposa ad un vecchio burbero ed il nipote(Yang) di questo .
    Questa sorta di ”Paolo e Francesca” d’Estremo Oriente subiranno anche la condanna impietosa del loro stesso figlio seppure da entrambi amato .

    E’ uno di quei rari film in cui si vede conciliare in maniera ineccepibile la capacità narrativa con un contenuto di assoluto spessore.
    La storia si svolge principalmente all’interno di una rudimentale lavanderia; un ambiente piuttosto cupo illuminato a tratti dalla luminescenza dei panni colorati che offrono uno spettacolo visivo del tutto singolare nella sua semplicità .

    ju3

    Due gli aspetti che voglio sottolineare;
    il primo
    riguarda la figura femminile(Ju) che involontariamente e seguendo il proprio semplice filo istintivo finisce per rappresentare l’antesignana dell’emancipazione femminile nel mondo orientale.Il suo solo coraggio sta tutto nell’amare e nel lasciarsi amare,niente di più.Ma tanto basta per rappresentare questa piccola rivoluzione femminile.
    Il secondo
    è rappresentato dal loro figlio, che dovendo scegliere tra l’amore filiale e il rispetto sociale non esita a giungere alle estreme conseguenze.
    Rispetto all’ ‘IMPERO dei SENSI’,nel post qui sopra, qui vi è un legame per nulla ‘distruttivo’ come la guerra incombente sembra generare nei due personaggi sopra visti, ‘Sadhè’ e ,‘Kichizo’.Il legame tra Ju e Yang è del tutto ‘banale’, il desiderio di una famiglia imperniata sull’amore reciproco.

    La capacità registica è notevole nel tratteggiare i personaggi ,grazie anche alle indubbie capacità recitative dei protagonisti.

    Ricordo/accenno solo infine la scena in cui Ju – non ancora legata al giovane Yang – sa di essere spiata da questo. Accettando un gioco di assoluta complicità narrato con rara eleganza.

    ju4

    Un film di qualche anno fa, e come molte grandi Opere semi sconosciuto .

    N.B.
    Dispiace ricordare di contro a quest’Opera vera, la ricorrente attribuzione (certo con delle eccezioni) di premi internazionali [tra cui i famosi Oscar americani] a film che nulla hanno di grande pregio; un tributo al mondo ” del botteghino ” .

    Nota;
    si confronti questo film ‘orientale’ con quello qui sopra :’
    :’ L’ IMPERO DEI SENSI ‘ .

  59. Pumping iron

    Titolo del film;
    ; UOMO D’ ACCIAIO ,( titolo originale; ‘Pumping iron’ ; acciaio pompante ) USA – 1976
    Regia, George Butler e Robert Fiore .

    Un’Opera certamente d’essai ma…

    sui generis

    Premessa .
    Questa originalissima Opera non e’ un film/finzione come molti altri, ne un film/documentario . Difficile a definirsi, resta uno spaccato ormai ‘classico’ su un mondo che molti conoscono solo superficialmente, attraverso suoi ‘vistosi’ rappresentanti .
    Chi si periterà di vederlo, attraverso una cineteca, non rimarrà deluso e avrà la possibilità di cogliere aspetti singolari ed insospettabili di un mondo che vive nella quotidianità pur essendo un ‘distinto’ e sopra le righe per sua stessa natura .

    arnold schwarzenegger,franco columbu

    arnold schwarzenegger,franco columbu

    Il notissimo Arnold – ex Governatore dello Stato della California – mentre rinforza i polpacci col l’ausilio del peso di Bill Grant ( culturista di colore ) e del Nostro Franco COLUMBU ,;l’unico italiano che ha conquistato (e più volte) il titolo di Mister Olympia .

    Ulteriore premessa ;
    notorio lo snobismo del mondo intellettuale nei confronti di quello sportivo, ed in particolare verso il mondo ‘ dei pesi ‘ . Niente di più criticabile ; ottenere dei risultati nel mondo dello sport – non solo a livello agonistico ma anche gareggiando ‘contro’ se stessi – e’ un traguardo che comporta un impegno sopratutto mentale oltre che fisico non indifferente .

    Callistenia ;

    ovvero,

    un concetto filosofico applicato al mondo dello sport .

    Un atleta greco (MILONE (Μίλων) di Crotone)
    – Grecia classica,Magna Grecia, cioè l’odierno sud Italia,circa V° sec. a.C. –
    constatò che non possedeva le forze necessarie per sollevare un bue .Ma ebbe una idea tanto semplice quanto creativa.Egli penso’ :” ho le forze per sollevare un vitello . Questo crescerà di giorno in giorno e se lo sollevo quotidianamente la mia forza crescerà di pari passo.
    In fine avrò la forza necessaria per sollevare un bue. Forza che ora non ho ma che avrò seguendo questo procedimento ” .
    E’ questo il principio base della crescita muscolare . La progressione per gradi .
    Questa disciplina non e’ dunque ‘ un’americanata ‘, ma ha origini antichissime .

    Il termine greco romano-classico ;‘ callistenia ‘ sta ad indicare la combinazione di due termini; ‘forza’ unita a ‘bellezza’ .
    Un esempio per tutti di questo termine, applicato alla propria fisicità sta nei famosi bronzi di Riace .

    Se da una parte ai nostri tempi non possiamo non constatare uno sviluppo – in molti professionisti di questa disciplina – sopra le righe che lascia fortemente perplessi,
    dall’altro possiamo notare che lo sviluppo armonico di molti pesisti di qualche anno fa – ai tempi di Arnold Schwarzenegger, Franco Columbu, Frank Zane etc… – ci ricorda le armonie di proporzioni rappresentate nelle statue greche classiche .

    Questo film e’ lo specchio del periodo ‘ d’oro/classico ‘ di questa disciplina ( gli anni 70/80 ).Il periodo in cui si era già ad una evoluzione marcata senza gli eccessi attuali .E pertanto quest’Opera deve essere considerata un classico della cinematografia di questo settore .

    Nota;
    chi ha praticato questa attività – non per i soliti due o tre mesi per poi smettere seccato/pentito di aver durato tanta fatica per nulla – ne avrà appreso in un modo o nell’altro l’intrinseca natura , e di conseguenza apprezzerà questo film . In particolare apprezzerà i risvolti psicologici in esso contenuti che non sono altro che il riflesso di reazioni emotive recondite comune a molti praticanti . Riflesso che e’ una potente CARICA PSICHICA/incentivo a questa pratica sportiva .

    EXCURSUS del film;
    il film di apre [dopo alcune brevi immagini della palestra ‘Gold’s’ di ‘Venezia’ in California] con l’immagine di Arnold e Fr​anco (Columbu) ad un corso di danza classica​
    ( la prima delle tre foto qui sotto ) con tanto di insegnante/ballerina professionista . Proprio a sottolineare fin dall’inizio la ricerca delle armonie non solo delle forme ma anche nei movimenti .
    Seguiranno scene d’allenamento in palestra, quindi riflessioni di alcuni culturisti – di cui sottolinierò qualche concetto – e poi le scene della gara vera e propria con le battute finali .
    Eccellenti le musiche; particolarmente adatte alle varie scene .

    arnold schwarzenegger,franco columbu,lou ferrigno

    La prima delle tre fotografie ritrae Arnold e Franco (Columbu), nella seconda Franco e nella terza Arnold con il notissimo Lou Ferrigno, alias ‘ l’incredibile HULK ‘ .

    arnold schwarzenegger,franco columbu,joe weider

    Da sinistra di chi guarda ; Arnold , Franco (Columbu) e Joe Weider .

    Nota su Joe Weider .
    Egli, insieme al fratello, e’ il patron della manifestazione culturistica piu’ importante di questo sport : il ‘ Mr. OLYMPIA ‘ .
    Ovvio il riferimento al pendant con le olimpiadi .
    Weider ha avuto il merito di enucleare,tra i primi,gli elementi di base per ottenere dei risultati di rilievo , elementi che ebbe a estrapolare con intelligenza da un ramo della medicina ; l’anatomia .

    Tra le interviste che sono parte intergrante di questo film ve n’e’ una a Mike Katz, un atleta americano di origini ebraiche.
    Egli sottolinea cha da piccolo per il suo differente credo religioso veniva apostrofato come ‘non buono’ dai suoi compagni di classe e poi subiva scherzi a causa del fatto che portava gli occhiali o del sovrappeso .
    Con buon senso rileva che molti ragazzi hanno subito questo genere di scherzi e discriminazioni ma sottolinea nel contempo che su di lui hanno avuto un effetto del tutto particolare .
    Ecco una – tra le varie possibili sopra accennate – CARICA PSICOLOGICA all’allenamento con i pesi .
    Da giovanotto aveva reazioni emotive eccessive e la soluzione a queste era un allenamento senza mezze misure .

    Diversa la spinta in Arnold, rispetto a Mike Katz.
    Sottolinea che il primo trasferimento fu dal paesello austriaco a Monaco di Baviera e da qui – grazie al contratto Weider – negli USA .
    La sicurezza che mostra – in parte,molto probabilmente una maschera – rileva ad ogni modo un desiderio che tutto sacrifica al successo .
    Le scelte in altri campi, come quello attuale nel mondo politico, rilevano che ha continuato imperterrito su questa strada .
    DA SOTTOLINEARE un fatto storico;
    negli anni settanta – anni di dura contestazione politica con un atteggiamento di moltissimi ragazzi verso una trasgressione anche autolesionista come con le droghe etc… ( alla Hippy o beatnik (beat generation) ,per intenderci ) – , aver saputo intravedere il vero corso della storia e sopratutto mantenere un atteggiamento di fermezza con scelte psicologicamente difficilissime per un ragazzo (all’epoca Arnold aveva circa 27 anni ), e’ stato un fatto che e’ – a distanza di anni ed alla luce dei fatti che presto sveleranno la realta’ vuota di certe scelte generazionali – encomiabile .

    mister olympia 1980,franco columbu trionfa

    La grande sfida reale, cioe’ in gara, di allora fu tra Arnold ed il notissimo Lou Ferrigno;un italo americano che viveva con la famiglia a Brooklyn .
    Egli perse la sfida benche’ potesse gia’ vantare due titoli di Mr. Universo . Purtroppo per la sua nota adesione al notissimo serial televisivo :’ L’incredibile HULK ‘ , non pote’ allenarsi a dovere e, come a detta di molti, questo gli pregiudico’ la probabilissima conquista del titolo di Mr. Olympia .
    Ricordo comunque che Franco Columbu vinse in questa competizione il titolo di Mr.Olympia di categoria (sotto le duecento libbre/circa novanta chilogrammi), e fu secondo solo ad Arnold,per i titolo assoluto .Il titolo assoluto lo conquistera’ in seguito .

    frank zane mister olympia 1979

    Un’ immagine che ben rappresenta le proporzioni ideali raggiunte da questo atleta.Uno dei ‘meno muscolosi’ tra gli atleti di allora(Mr. Olympia 1979) e assolutamente ‘insignificante’ se raffrontato con gli atleti di oggi. Ma che e’ da prendere a modello per le proporzioni e la giusta muscolosita’, senza eccessi .

    ferrigno

    Il noto italo americano,Lou Ferrigno ; ancora piu’ noto nei panni de :‘ L’incredibile HULK ‘

    hulk, Blitz ,soloalsecondogrado

    Voglio qui riportare una nota (parzialmente modificata ,integrata ed accorciata da chi scrive) di un antropologo americano che ebbe ad occuparsi di questo universo sportivo . Tale nota mette bene in luce molti aspetti reconditi di questo mondo .

    ‘ Il miraggio di una vita migliore ottenuta nella privacy della propria abitazione e’ duro a morire .
    Ed oggi , piu’ si incontrano bulli nelle piu’ svariate situazioni maggiore si fa il Nostro senso di impotenza. Le Nostre vie diventano sempre piu’ ingombranti ed incontrollabili,rendendo la lusinga di questa promessa , QUESTA TRASFORMAZIONE , molto seducente .
    Non piu’ confinati nel mondo dei fumetti , l’allenamento con i pesi si e’ trasformato nella cultura del proprio fisico; nel pantheon di terapie con cui ci possiamo curare da soli .
    L’allenamento con i pesi e’ un buon modo per fare qualcosa per se stessi .

    Il lavoro senza sbocchi,
    le relazioni poco gratificanti o,
    semplicemente l’insoddisfazione generalizzata possono continuare,

    ma ci si puo’ sentire meglio controllando l’ultimo vestigio del Nostro impero ; il Nostro corpo .
    Allora il cambiamento diviene sinonimo di alterazione fisica .
    Ma ancora l’allenamento non ci permette di raggiungere il grado desiderato di trasformazione . NARCISO era completamente innamorato del suo riflesso; il bodybuilder vorrebbe fare lo stesso, ma non puo’ .
    Dentro quel corpo c’e’ una mente che contiene un passato in cui un ragazzino magrissimo o un adolescente balbettante dice per sempre : ” ti conoscevo quando …” .
    LA METAMORFOSI E’ DESTINATA A RIMANERE INCOMPLETA .

    La persona si costruisce un corpo nuovo, magari una nuova immagine di se’ , ma sono cosi’ inconsistenti che soltanto una rassicurazione da parte dell’amico specchio puo’ colmare la paura di non essere cambiati per niente .
    Il bodybuilder pur potendo, in fieri, competere in una grande varieta’ di discipline, le ha tralasciate tutte .
    HA SOSTITUITO LA RICERCA DI UNA PRESTAZIONE AGONISTICA CON IL SUO ASPETTO . Ne segue che l’allenamento anziche’ essere la preparazione in vista di uno scopo , E’ LA FINE DI TUTTO IN TERMINI FISICI . ‘

    narciso2
    Il narciso del Caravaggio (Michelangelo Merisi), anche attribuito – impropriamente – a G.A. Galli .
    Nota finale;
    L’allora Presidente del CIO (comitato olimpico internazionale) , J.A. Samaranch con una lettera formale alla piu’ importante federazione culturistica – IFBB – ebbe ad ammettere a tempo limitato questo sport tra le discipline olimpiche (tra il febbraio 1998 e il 2000) .Il riconoscimento era legato dunque al tempo limitato di due anni ,entro il quale avrebbe dovuto esservi una lettera di conferma del CIO .
    Tale lettera di conferma non arrivo’ mai !

    E’ comprensibile che questo sport che come sopra detto ,’ ha sostituito la ricerca di una prestazione agonistica con il suo aspetto ‘, potesse essere non ‘allineato’ con altre discipline sportive.
    Ma questo non svilisce minimamente la potenzialita’ – spesso realizzata da molti semplici praticanti – di trarre beneficio da questa attivita’ fisica .

  60. DOV’E’ LA CASA DEL MIO AMICO?

    Iran,1987. Regia di Abbas KIAROSTAMI (عباس کیارستمی),titolo originale idem:’ خانه ى دوست كجاست؟ ‘

    Khaneye Doost Kojast ?

    Khaneye Doost Kojast ?

    Il protagonista di questo film , il piccolo Ahmad .

    Breve nota; Kiarostami è sicuramente da annoverare tra i grandi Maestri del Cinema di tutti i tempi,tuttavia alcune sue Opere,tra le quali il ‘continuo’ di questo film
    e poi
    ‘Il sapore delle ciliegie’,

    per quanto mi riguarda lasciano decisamente a desiderare,per lo meno rispetto a quest’Opera.
    Prendendo spunto dal regista italiano Ermanno Olmi,solo per fare un esempio tra vari, è da notare l’altalenanza di molti registi nella qualità delle loro Opere.
    Non è un caso isolato della cinematografia,ma certo si può dire che a differenza di altre Arti ,quella cinematografica dipende da molti fattori ai quali spesso il solo regista non può concorrere nell’eliderli o migliorarli.E non alludo solo alla censura.

    Nota sul film;
    è una storia semplicissima che molti vedendola penseranno essere Opera per ragazzi,ma non è così.
    Il piccolo scolaro Ahmad vede il compagno di classe subire dal maestro una sonora ramanzina per aver dimenticato a casa il quaderno,non solo ma subisce l’ammonimento che se ricapiterà sarà espulso da scuola.
    Arrivato a casa Ahmad si ritrova il quaderno dell’amico nel proprio zaino,così ravvede il pericolo per l’amico.
    Seguirà un lungo perigrinare fuori dal paesello per arrivare a casa dell’amico e restituire il quaderno accidentalmente preso.

    La storia è in realtà un semplice pretesto per guardare il mondo dei grandi da parte di un bambino,

    e con gli occhi rievocati -da parte del regista -del bimbo nello spettatore stesso che finisce inevitabilmente per prendere parte commossa all’avventura del piccolo protagonista.
    In questo ricorda il rovesciamento del film:‘MICROCOSMO’,cioè si guarda ora dal basso verso l’alto mentre prima si guardava lenticolarmente dall’alto verso il basso.
    Sarà l’avventura di Ahmad a farci riscoprire le figure ‘dei grandi’, incomprensibilmente chiusi nei loro affari o pensieri.La figura poi dell’anziano che parla,parla ed ancora parla ma… non ascolta!
    Un piccolo incompreso nel suo piccolo dramma che saprà trovare da se soluzione al suo problema.
    Inutile dire che la sapienza del regista sta nella capacità di narrare per immagini,qualità unica e non insegnabile.
    Che dire? Guardatevi il film!

  61. IL RAGAZZO SELVAGGIO

    titolo originale :’ L’enfant sauvage ‘ , Francia 1970 b/n . Regia François Truffaut .

    François Truffaut

    Il Regista F. Truffaut .

    Una premessa sul Regista.
    Truffaut è stato all’inizio del Suo contatto col mondo cinematografico un critico (sui noti :’Cahiers du cinéma‘), poi per insoddisfazione decise di intraprendere la carriera di Regista al fine di ottenere le Opere da Lui desiderate .
    Con lui – ed altri registi francesi – vi è la nascita della movimento cinematografico francese denominato :‘ Nouvelle vogue ‘ .
    Credo che – con i dovuti ‘distinguo – lo si possa considerare il ‘pendant’ del neo-realismo italiano .
    In genere sono Film che vogliono rappresentare la realtà senza filtri interpretativi pur non essendo dei semplici ‘reportage’ .
    Sono spesso film di ‘denuncia’ e che hanno il merito di essere particolarmente vicini alla realtà che riflettono.

    truffaut 'lenfant sauvage
    I due protagonisti del film .

    IL FILM ;
    è una storia di particolare interesse in quanto racconta

    UN FATTO REALMENTE ACCADUTO .

    Nella Francia di fine XVIII sec. – la Francia napoleonica – un bimbo di pochi anni venne abbandonato nella foresta dell’Aveyron,(si pensa che al momento dell’abbandono non avesse più di cinque anni).
    Incredibilmente sopravvisse e fu ritrovato in età adolescenziale .

    Salta subito alla mente il personaggio creato dal romanziere americano E.R. Bourroughs all’inizio del XX sec., TARZAN .
    Ma la realtà è poi differente nella sua evoluzione .

    Il ragazzo ritrovato fu chiamato ‘ Victor ‘ in quanto mostrava attenzione al suono di questo nome .
    Egli fu sottoposto all’attenzione delle Autorità mediche del tempo che ne constatarono presto l’incapacità di articolare un linguaggio e comportamenti ‘nell’ordine della normalità’ .

    La loro conclusione fu che il ragazzo era stato abbandonato perchè ritardato .

    Il dottor Jean Itard (Truffaut) non era concorde con tale diagnosi e ritenne
    – come successivamente la scienza medica riconoscera’ essere la Sua ,tesi/diagnosi corretta –
    che il ragazzo era ritardato in quanto impossibilitato nel suo periodo infantile di contatti tali da permettergli uno sviluppo intellettivo adeguato .[Rovesciò correttamente il rapporto errato di causa(falsa)/effetto(falso) dei suoi colleghi nella corretta correlazione] .

    La conclusione del dottor Jean Itard fu dunque che il ragazzo era ritardato poichè era stato abbandonato .

    Egli – anche nella realtà dei fatti e non solo filmica – tentò di determinare in Victor un recupero intellettivo.Riuscì solo in parte nell’impresa , il ragazzo rimase con marcate limitazioni .

    Questa Opera è annoverabile tra le più belle del Regista ed è di certo la più poetica.
    Insuperabile la musica di sotto fondo di Vivaldi :’ concerto per due mandolini ‘ .
    In tutti i film di Truffaut vi è sempre una notevole sensibilità verso il mondo dell’infanzia unita al’amore verso i libri e il mondo culturale che questi rappresentano .

    victor de l'aveyron, Dr. jean itard. (Ricostruzione filmica)

    victor de l’aveyron, Dr. jean itard.
    (Ricostruzione filmica)

    victor de l’aveyron,Dr. jean itard

    Il Dr. Jean Itard scriverà un dettagliato resoconto/studio su tutta la vicenda.
    Nella premessa al Suo testo scientifico egli scrive:’

    :’ Gettato su questo mondo senza forze fisiche e senza idee innate,incapace di obbedire da se stesso alle Leggi costitutive del suo organismo che lo fanno partecipe alla schiera più elevata degli esseri viventi, l’uomo può trovare soltanto in seno alla Collettività quel posto eminente che gli fu assegnato nella natura.
    Sarebbe dunque senza il contributo della Collettività madre uno degli esseri più deboli e meno intelligenti tra gli animali.
    Verità questa notoria ma non ancora dimostrata…’

    [ Da :’ Mémoire sur les premieres développements de Victor de l’Aveyron ‘(1801) ,
    ‘Memorandum sui primi progressi di Victor de l’Aveyron’ ]

    Nota;
    vi è una versione di pochi anni successiva (1974) di questa storia : ‘ L’enigma di Kasper Hauser ‘ di W. Herzog .
    E’ una versione completamente diversa nelle sue finalità.La storia è come un pretesto per il regista tedesco per manifestare il Suo pessimismo verso una società ipocrita e schizzofrenica.
    Questa versione tedesca non credo sia altrettanto ben riuscita.

  62. Elephant Man

    (titolo originale, idem ) U.K./USA, 1980 regia David Lynch

    Elephant Man; ovvero i veri reietti della Società !

    Elephant Man; ovvero i veri reietti della Società !

    Nei post precedenti ho solitamente fatto riferimento ad un titolo di un film per poi parlare del regista e di come sono inquadrabili le sue idee. Od anche partendo da un tema comune a più film; come nei post qui sopra dove è inquadrato l’universo amoroso in epoche e luoghi differenti o come quando è trattato l’universo adolescenziale (qui subito sopra).
    Qui parto da due registi anglosassoni ( uno americano l’altro inglese ) assonanti per cognome ma non per l’idea della cinematografia che i due hanno.
    Nei post precedenti sono state citate o trattate Opere profondamente differenti ma accomunabili per il fatto che sono Opere ‘pure’ ,cioè in cui la ricerca cinematografica prevale totalmente sul contenuto quale impegno sociale. Un pò – per intenderci – come le Opere pittoriche degli impressionisti ; ricerca pura.

    Qui come detto, parto da due registi le cui idee cinematografiche differiscono profondamente.
    L’uno vede nell’Opera cinematografica uno strumento di impegno sociale,l’altro fa della ricerca pura scavando nell’animo umano.

    Ho spesso detto che ciò che è di valore resiste alla prova/usura del tempo,e i due registi a loro modo ce ne danno una prova.

    Ken LOACH è il tipico regista ‘impegnato’ ; basta ricordare : ‘ Lady bird,Lady bird ‘ o ‘Family Life’.
    Lì sono affrontati temi di carattere sociale in cui l’individuo è inesorabilmente schiacciato/annientato all’interno della Collettività,dalla Collettività stessa attraverso suoi elementi come la famiglia o le strutture sociali.
    Vi sono certo elementi di valore ma rivedendoli a distanza di tempo se ne coglie l’obsolescenza,cioè sono superati.
    Non per la temporalità del tema ma certo per come viene affrontato.
    Saper cogliere ‘ l ‘UNIVERSALE ‘ cioè l’essenza della realtà che si affronta resta un ‘Arte che alcuni sanno cogliere/percepire ma che pochissimi riescono a praticare.
    Si può di fatti affrontare un tema di ‘attualità’ ma se lo si riesce a fare con le carte dell’atemporalità,cioè dell’universalità , ciò che viene prodotto è un lavoro che rimarrà ‘bello’ negli anni a venire,senza subire scadimento alcuno.

    David Lynch; col Suo Elephant man ,compie  un salto ai due estremi dell'animo umano.

    David Lynch; col Suo Elephant man ,compie un salto ai due estremi dell’animo umano.

    David LYNCH con il suo ‘ELEPHANT MAN’ (b/n,1980) riesce a fare questo a differenza di Ken Loach .
    Con ‘Elephant man’ ci si trova davanti ad una storia che è un tuffo profondo all’interno dell’animo umano,delle sue grandezze e miserie,e nel contempo una grande storia di amicizia.
    Irriconoscibile l’attore Anthony Hopkins,nella figura del medico,che sarà ‘annibal cannibal’ ne: ‘il silenzio degli innocenti’.
    La figura
    del disgraziato protagonista,affetto da una grave malattia deturpante, è quella di una persona sensibile la cui mostruosità è in realtà il riflesso della mostruosità di coloro che lo osservano e lo additano,in un atteggiamento di assoluta insensibilità d’animo; ‘ i veri reietti sono loro ‘ sembra essere la morale del racconto.

    Se certe Opere si sanno creare e basta così le stesse si possono percepire e basta.

    Mille parole non valgono la sensibilità necessaria per farle proprie. E tale sensibilità credo essere innata.
    Il solco che tracciano è netto; tra coloro, da un lato che potranno dare qualcosa alla Collettività anche con il semplice – umile lavoro quotidiano o – per fare altro es. -nell’impegno quotidiano familiare e coloro, dall’altro che sono per loro natura forze centrifughe, disgreganti.
    Purtroppo buona parte di coloro che fanno parte della Società
    – indifferentemente dal ceto d’appartenenza o d’istruzione e , ancor peggio inconsapevolmente –
    fanno parte di quella schiera che il regista addita come

    i ‘veri reietti’ per insensibilità d’animo e stupidità.

    Una combinazione questa – insensibilità e stupidità – micidiale, e così diffusa da far pensare in maniera pessimistica circa un futuro dell’umanità in possibile miglioramento sul piano sociale e relazionale in genere .

  63. AMLETO (Hamlet)

    U.K.,1948 b/n ,Regia di Laurence Olivier

    hamlet di laurence olivier

    hamlet di laurence olivier


    Il regista e contemporaneamente protagonista, in una scena del Film .

    Vi sono, comprensibilmente, varie versioni cinematografiche di questo dramma shakespeariano, ed altrettanto valide.
    Ognuna si caratterizza per una diversa lettura /interpretazione dell’Opera.
    Un’ Opera di valore si presta – ed è di valore se si presta – a più possibili interpretazioni del testo che la costituisce .
    Ed un’ Opera cinematografica è al pari di valore se sa intelligentemente e con originalità scavare nel testo su cui si basa .
    Questa versione di Olivier – notissimo attore di teatro e di cinema – in cui egli è interprete e regista, offre una bella interpretazione del dramma.
    La voce fuori campo narrante
    – che è del nostro G.Cervi ( che è stato ,tra le molte interpretazioni, un grande interprete del personaggio di Maigret di Georges Simenon ) –
    all’inizio dell’Opera pone il triste e sfortunato Principe danese nella luce di chi seppur con molte qualità viene ricordato per quell’unico difetto,‘nevo della natura’.
    Difetto che gli impedirà di essere determinato nell’agire così che, confuso e tormentato dal Suo stesso esitare, devierà dal corso che lo avrebbe portato a vendicare(leggi far giustizia) la(della) morte paterna e salire su Trono di Danimarca che per legittima successione gli spettava.
    famose le parole :”

    :” Essere o non essere,questo è il dilemma.
    Se brandire la spada e combattere,
    o lasciarsi abbattere dalle offese del Destino…” [**]

    La lettura familiare è torbida; incompreso dal Padre/Re e legato da passione morbosa verso una madre che poi odierà, per aver scelto l’amore del fratello del Padre/Re ,cioè del cognato,usurpatore del Trono per delitto .
    Ricordo qui alcune semplici scene che poi caratterizzano l’intera Opera;
    l’immagine iniziale del Principe Amleto a Corte. Seduto ed esangue nello spirito e nei modi .
    La fotografia è di particolare ed indimenticabile pregio,come la recitazione.
    Poi la scena del Primo Ministro Apollonio che fa le dovute e sagge raccomandazioni al figlio in partenza per il Continente. Apollonio che poi alla domanda del Re usurpatore su Amleto :”

    :” è forse pazzo? ”

    Egli risponderà :

    :” Che sia pazzo è vero, che sia vero è un peccato ed è un peccato che sia vero ” .

    Ed infine le parole terribili che Amleto rivolge alla debole Ophelia ( colpevole agli occhi di Amleto,di aver tentato di trarlo in inganno col padre Apollonio per mostrarne al Re zio la pazzia ):

    :” Se devi sposar, sposa uno sciocco, perchè i saggi sanno che li trasformerete in bestie ” .

    Credo si possa affermare che i due capisaldi
    – COME DUE ARCHITRAVI CHE REGGO​NO UNA STRUTTURA PORTANTE –
    della letteratura mondiale di tutti i tempi siano Shakespeare e Dante. Con diverse modalità hanno compiuto una ‘summa’ dell’Uomo.Ciò che è seguito a Loro in letteratura è ridondanza.

    [**]
    Nella Divina Commedia, Dante definisce simile atteggiamento/sentimento con l’espressione:”

    :”l’anime triste di coloro Che visser sanza infamia e sanza lodo”,

    ponendole nell’Inferno.

    Si tratta di ‘IGNAVIA’ ,
    ovvero un miscuglio di sentimenti/difetti, quali
    – principalmente –
    indifferenza, pigrizia e vigliaccheria .

    ___________

    Nota;
    oggi si vedono versioni recenti di questa Opera; purtroppo volendo avvicinarsi ad un pubblico vasto finiscono non per essere Opere in maschera ma ‘mascherate/carnevalate!
    Da cestinare .

  64. …yet shakespeare.

    (L’) OTELLO , di Orson Welles

    [Titolo originale ; ‘Othello’ USA 1952 b/n (girato in vari Paesi)].

    wellesothello1

    Una scena del film con il Regista ed attore protagonista .

    Dò per scontate le origini del dramma .

    Desidero qui partire da una intervista al protagonista, fatta insieme ad uno dei personaggi – Iago, ( Mac Liammoir ) avvenuta molti anni fa, che bene mette in luce le caratteristiche di questo film assolutamente straordinario .
    Il lavoro di introspezione di Welles è incentrato sul personaggio ‘spalla’/non protagonista di Iago, che è forse il vero protagonista della storia.

    Mac liammoir,alias Iago,con orson welles alias othello

    Mac liammoir,alias Iago,con orson welles alias othello

    Egli sostanzialmente si chiede del perché circa il comportamento di questa ambigua figura.
    In questo interrogativo non si può correre con la mente se non ad un personaggio biblico ; quello di Giuda e quindi del perchè delle sue stoltezze .

    Tra le varie ipotesi ,fatte dal Regista su Iago, vi è quella della gelosia/invidia verso la figura di Otello,
    si ricordi non un veneziano ‘doc’,ma un ‘moro’ un turco che serve la causa veneziana a dispetto delle proprie origini da nemico del mondo cristiano
    – Generale Comandante di Cipro – che tutto può e a cui fa da contraltare una figura minore ,quella di Iago,
    destinata storicamente all’oblio e che non accetta questo suo oscuro destino .
    I due attori ipotizzarono anche la probabile omosessualità di Iago e, di contro misero in luce la ingenuità non cristallina di Desdemona.
    Difatti si chiesero come valutare , se non in termini di assoluta spregiudicatezza , una figura femminile di ricca famiglia che decide ( si consideri i tempi remoti in cui la storia si svolge e quindi relativa mentalità ) di sposare ‘un moro’ cioè uno straniero a tutti gli effetti anche se al soldo della Serenissima .
    ‘Il Moro’ stesso sembra SICURO solo in ciò che commette forse a causa della sua stessa INSICUREZZA verso un mondo che gli è in gran parte estraneo e che lo accetta solo per le sue qualità di condottiero .
    Le immagini iniziali si aprono con il funerale, emblema della tragedia ormai consumatasi. Il regista da conto di questo ‘flash back’ affermando :’

    orson welles,othello

    :’che essendo lo schermo piatto e la storia non ‘amena’ si rischiava di far addormentare il cinefilo ‘.

    Se poi si considera il fatto che il film fu girato in molti Paesi – per povertà di mezzi finanziari – così che il regista girava nel tempo libero da altri impegni di lavoro – e con gli attori che poté ‘procurarsi’
    ( Desdemona è infatti interpretata da varie attrici ,la cui non unicità interpretativa è, con un’abile regia, nascosta agli occhi dello spettatore),
    ebbene considerando anche questi elementi il plauso a Welles è ancora maggiore .

    Il film da me visionato è in lingua inglese e sottotitolato in lingua italiana.Può darsi che ora giri anche tradotto . Ad ogni modo non risulta minimamente noioso o semplicemente pesante . Piacevolissimo dalla prima all’ultima immagine . Straordinario il lavoro di ricerca in merito ai personaggi .

    Insuperabili le frasi sibilline shakespeariane di Iago nonché la bravura di Mac Liammoir nel recitarle.
    Un esempio per tutte ; allorchè un inviato della Serenissima arriva a Cipro e nota lo strano comportamento del Moro (si) chiede :”

    :” è pazzo ? “

    al che Iago prontamente risponde : ”

    :” E’ ciò che è ” .

    Inevitabile l’immediato collegamento con pari frase sibillina biblica,
    tra le tante anche non bibliche si sicuro effetto e non tanto per il contenuto in sé,
    contenuta nel libro di Giobbe (Vecchio Testamento) dopo aver radunato tutti gli Angeli, Dio chiede a Satana :”

    :” da dove vieni ? “

    … E questo risponde :”

    :” dal girare il Mondo e dal percorrere la Terra “.

  65. VERSO SUD

    Film Italiano del 1992 . Regia di ; P. Pozzessere .

    un testo shakespeariano in versione contemporanea

    un testo shakespeariano in versione contemporanea

    La locandina del film con i due protagonisti .

    Premessa.
    Ho spesso reputato – in post precedenti a questo – indispensabile per un’Opera, non solo cinematografica , la fusione di bellezza formale a quella sostanziale. Come dire, forma e contenuto appropriati fanno di un semplice film un’Opera di prim’ordine, un capolavoro .
    Questo è generalmente vero ma vi sono delle rare eccezioni . Credo questo film annoverabile tra queste eccezioni .

    Girato con pochissimi mezzi, con una fotografia e scene non di prim’ordine, non risulta mai noioso, e men che mai assimilabile a quelle produzioni RAI – le così dette ‘fiction’ comprese quelle temporalmente successive di canali privati, principalmente di Mediaset – definibili con una sola parola:

    ;: REPELLENTI .

    Benche’ tratto non da un fatto reale, risulta essere uno spaccato di prim’ordine, con rara potenza narrativa, dell’universo di una parte della Nostra Collettivita’.

    i due protagonisti

    i due protagonisti

    L’angoscia, il senso di abbandono e di solitudine, lo straniamento o alienazione
    sembrano essere il ‘leitmotiv’ di fondo .
    Ma tutto questo non è una storia senza un senso profondo, senza una riflessione senza parole dei protagonisti.
    Capiscono il loro destino e si piegano ad esso con il senso sacro della/per la Vita .
    La presenza di una nuova creatura annulla ogni paura del dolore fino all’estremo sacrificio .
    Straordinaria l’immagine della giovane ragazza madre che regge tra le braccia il nuovo compagno che tutto ha sacrificato alla nuova Vita,e alla speranza di un Loro (madre e figlio)futuro anche se estraneo per sangue a quella famiglia .
    Il riferimento alla celebre Opera michelangiolesca qui sotto riportata e’ evidente .

    verso sud;  alias la pietà di Michelangelo del terzo millennio

    verso sud;
    alias la pietà di Michelangelo del terzo millennio

    Nel primo Sacrario sulla destra, entrando nella Basilica di S. Pietro,a Roma , e’ conservato quanto qui sopra .

    L’Opera è originale ma non nasce certo per ‘partenogenesi’ .
    Vi è come retroterra culturale, come vestigia,le Opere di un Mondo intellettuale – post bellico – che bene hanno saputo descrivere le angosce del quotidiano ; da De Sica con il Suo ;‘ UMBERTO D ‘ del 1952 a R. Rossellini con ;‘ GERMANIA ANNO ZERO ‘ del 1948 ,etc…
    E’ triste pensare che questo universo del passato si ripresenti con eguale drammaticità ai nostri giorni anche se con forme meno violente fisicamente ma maggiori sul piano psicologico.

    straniamento

    straniamento del terzo millennio

  66. Alfred HITCHCOCK; PIANETA HITCHCOCK

    alias,

    ,un mondo da pantofolai .

    The Birds,in tutti i sensi

    The Birds,in tutti i sensi

    The birds, umorismo inglese ma... alla Hitchcock. Sicuro di non subire critiche,visto il livello del suo pubblico...

    The birds, umorismo inglese ma… alla Hitchcock.
    Sicuro di non subire critiche,visto il livello del suo pubblico…

    Premessa.

    Hitchcock
    è da ricomprendere tra i Grandi Maestri della Cinematografia del ‘brivido’ , basta ricordare il suo primo lavoro del 1926 :‘ Il pensionante’ ( The Lodger: a Story of the London Fog ), in cui subito si vede,

    – con facilità per la maggior capacità critica che più di mezzo secolo di distanza dal film regala allo spettatore/critico,-

    la capacità di ‘raccontare/intrattenere’.

    Ma trattando il Suo lavoro in questa sede ,riservata alla cinematografia d’Essai , non si devono/possono qui fare considerazioni di tipo agiografiche ,ma considerare il lavoro cinematografico in tutta la sua potenziale estensione,verificandone quindi la compiutezza.
    Queste diverse valutazioni, qui fattibili ,devono mettere dunque in luce gli aspetti ‘cedenti’ di un certo tipo di lavoro svolto – oltre ,come fatto per altri film/registi in post precedenti , le valutazioni sui pregi – .

    Per mettere in luce la struttura delle Opere di Hitchocok bisogna distinguere tra il lavoro cinematografico teso al raggiungimento di particolari effetti scenici e quindi di impatto sul pubblico da una parte e, dall’altra la ricerca cinematografica ;sia ‘in se’ che contenutistica .
    Già questo distinguo rileva/rivela le caratteristiche dell’Opera ,nel suo insieme valutata , di questo Regista .
    Lo si può certo considerare un gran Maestro inglese nella ricerca di effetti scenici con straordinaria abilità nel gestire la macchina da presa .
    Si pensi in merito al Suo film del 1948 :’ NODO alla GOLA (Rope) ‘ .
    Film tutto gestito – impensabile anche per il più eccentrico regista – su una sola immagine in cui si svolge il film stesso senza indurre il benchè minimo senso di noia nello spettatore .
    Inoltre in uno dei Suoi primi film (muto) :’ Il PENSIONANTE ‘ (1926) Egli dimostra già una perfetta padronanza nella capacità registica con il virtuosismo di chi sa intrattenere lo spettatore dalla prima all’ultima immagine,come sopra fatto cenno.
    Egli è stato tra i primi a raggiungere uno sviluppo completo di base , essenziale per tutta la cinematografia successiva, degli strumenti tecnici essenziali ,che sono basi di questo universo a due dimensioni (IL MONTAGGIO, LA DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI, I PIANI SEQUENZA… CIOE’ LA RICERCA CINEMATOGRAFICA ‘IN SE’ DI CUI SOPRA FATTO ACCENNO,etc… ) .

    Tutto questo
    rappresenta come già accennato un apice di capacità .

    Ma tutto questo si ferma in quest’ambito virtuosistico

    Tutto questo,
    per dire la cosa con un esempio mutuato dal mondo dell’Arte della Pittura, ricorda i famosi ‘MANIERISTI’ con la loro Arte per l’Arte .
    Un mondo fatto di virtù indubbie ma relegabili a quello stesso mondo, che resta incapace di comunicare/trasmettere più di tanto .
    Si ricordi che l’Arte è di per se fenomeno di comunicazione di quanto ottenuto da un procedimento di ‘introspezione’ n(d)ell’animo umano.

    L’impegno di questo Regista
    – non prodigo di interviste , ma sopratutto assente in interviste con valutazioni di carattere non puramente tecnico/commerciali –

    si è sviluppato tutto nell’intento di confezionare prodotti ad alto indice di commerciabilità .

    un classico dell'intrattenimento per una classe medio alta che si auto celebra intellettualmente

    un classico dell’intrattenimento per una classe medio alta che si auto celebra intellettualmente

    Se ha rischiato con regie al limite dell’impossibile lo ha fatto solo con detto scopo.

    Ecco perché dal punto di vista di una ricerca ‘d’ESSAI’ il Suo lavoro è criticabile riconducendolo ai limiti che del resto Egli stesso pose al Suo stesso operato.

    il delitto perfetto;un  plauso perché di sicuro valore sul piano 'thriller'

    il delitto perfetto;un plauso perché di sicuro valore sul piano ‘thriller’

    milland,il delitto perfetto,Dial M for Murder

    Si è certo notato
    nel vedere queste Opere che buona parte delle scenografie di Hitchock sono quasi tutte ‘finte’ / ‘costruite’ in interni anche se rappresentano degli esterni. I personaggi sono immancabilmente in giacca e cravatta o comunque piuttosto inamidati .Una Sua caratteristica .
    Come la notoria caratteristica – assai abile nel mantenere alto il livello di ascolto dello spettatore – di apparire in tutti (tranne uno) i Suoi film come semplice comparsa .

    Nel film :’ Gli uccelli , ( The Birds ) ‘,
    Hitchcock si diverte certo col pubblico femminile;
    la protagonista, una ‘figlia di papà’ abituata a togliersi ogni capriccio, infatuatasi del bell’avvocato ( Mitch ) gli corre dietro .
    Si noti la scena, la prima in quanto a drammaticità , in cui viene colpita alla testa da un grosso uccello.
    Come dire da parte del regista :’

    :’ in fondo in testa voi donne non avete nient’altro che la stessa idea e null’altro vi diverte realmente. Sacrificando tutto e tutti a questa singolare e potente forza istintiva . ( ‘Quell’oscuro oggetto del desiderio’ come sopra visto,nei post dedicati a Luis Bunuel,vedi ) ‘

    Una misoginia di Hitchcock ben nascosta.
    Nascosta nel modo migliore ;palesandola sotto la maschera di una storia che viene letta dallo spettatore nei termini voluti dal regista, con la sua testa, col suo modo di pensare e quindi lo spettatore pseudo intellettuale viene doppiamente raggirato/schernito dal regista stesso!
    Si noti,
    nella seconda fotografia qui sopra in cui il Regista si fa fotografare dentro ad un cannone,
    come Hitchcock ama mettersi in ridicolo,come spessissimo ha fatto, facendo credere allo spettatore, solito pseudo intellettuale benpensante, di essere un ‘gigione’ ridicolo soggetto di trastullo/zimbello da parte di chi lo guarda!
    Ma in realtà è il Regista stesso che si prende gioco dello spettatore, che peraltro paga al botteghino (box office) per ridere di se senza saperlo!
    Si confronti, infine,

    l’operato di Hitchcock con quello di Charles LAUGHTON ne:’

    ne:’
    LA MORTE CORRE SUL FIUME
    ( tit. orig. ;‘Night of the hunter’,letteralmente ;’la notte del cacciatore’ ) ‘

    opera unica di questo attore essendo stato soltanto con questo film Regista.

    LAUGHTON,
    conosce come Hitchcock l’animo umano, suoi pregi e difetti, ma a differenza di Hitchcock li mette ben in evidenza suscitando così nello spettatore una sorta di reazione collerica o comunque indispettita nei confronti del Regista .
    Ne segue
    che mentre LAUGHTON, si è dovuto fermare alla sua prima regia,
    Hitchcock ,guardandosi bene da ogni critica palese nei confronti dello spettatore, anzi lusingandolo con auto ironia come ora sopra detto, ha fatto la propria fortuna registica .
    Vedi post su LAUGHTON,,del 4/giugno/2011,in questa stessa pagina,

    attraverso il seguente link;

    https://soloalsecondogrado.wordpress.com/quattro-chiacchiere-sul-cinema-d-essai-e-sul-suo-scomodo-valore/#comment-102

  67. La CINEMATOGRAFIA nella RUSSIA sovietica,

    alias ,

    all’ombra del Cremlino.

    cremlino

    Premessa.
    Ho riportato qui sopra in alcuni post che precedono , una sequela di FILM girati intorno agli anni che subito precedono la seconda guerra mondiale o girati durante la stessa , in vari Paesi europei ed americani .
    Se si confrontano tra loro – trame ed impostazioni complessive – si noteranno delle affinità come delle profonde differenze .[ SI VEDA in merito anche il post denominato :‘ UN CONFRONTO ‘ ( in questa stessa pagina, del 29/aprile/2011) ] .

    Un modo questo,tra i vari possibili, di mettere in luce il prodotto di specifiche Culture, da intendersi non solo come riflesso di ‘regimi’ ma anche di realtà culturali specifiche che in un modo od in un altro sanno svincolarsi dai lacci di imposizioni autoritarie .

    Si noterà inoltre – specie nei prodotti europei – una maggiore profondità e complessità di Pensiero.Inevitabile risultato di un retaggio culturale antichissimo .Si veda ,a dimostrazione di quanto ora detto, il lavoro, la produzione cinematografica di Fritz Lang in Europa e quella da Lui stesso prodotta negli USA, dopo l’avvento di Hitler al potere (1933) ,durante e poco dopo gli anni della seconda guerra mondiale ;vedi post su Lang qui sopra,dal 12/aprile/2011 in poi )

    La CULTURA,

    ,sembra essere un patrimonio tanto trasparente/etereo quanto solido nel Suo manifestarsi/prorompere . Se così non fosse difficilmente si avrebbero risultati come quelli sopra visti .
    Come ho già detto l’Arte non sa mentire .

    La capacità, o meglio l’abilità
    che si noterà nei Registi che rappresentano un certo periodo storico in un certo luogo,nel nostro caso qui trattato ora, quello sovietico – ne citerò due o tre – è stata quella di ‘SVICOLARE’ abilmente da potenziali ed inesorabili censure,con relative conseguenze .

    Parto da una affermazione;
    affermazione che certo potrà suscitare perplessità in Chi legge . Condivisa o meno, essa può essere semplicemente presa in considerazione come strumento per alcune riflessioni conseguenti .(Non sarà utile soffermarcisi sopra) .Sottolineo solo che converge con quanto qui sopra espresso .

    ‘ ESISTONO GLI ARTISTI MA NON ESISTE L’ARTE ‘

    La Cinematografia rientra nell’Arte ed a questa è applicabile la frase espressa .Ma tale frase la si potrebbe estendere ad alcune scienze .
    Vi sono motivazioni ad accredito e a discredito. Il suo utilizzo è più che altro come accennato strumentale .

    Una caratteristica fondamentale del mondo artistico è di ‘non saper mentire’ .Se un qualcosa viene prodotto se ne vede, magari non immediatamente, la falsità o vuotezza . Se non subito certo con l’ausilio del tempo che svela ogni dubbio .
    L’oggetto dell’Artista è la visione secondo metodi non scientifici ma estetici della realtà . Perché questo è il Suo campo d’indagine secondo un Suo metodo .

    ‘Dipingere’ una realtà inesistente,nel senso di vuota,

    significa ‘dipingere’ superficialmente,dipingere un qualcosa di inesistente e questo ci trasmette un senso interiore di nullità spesso associato ad un senso di disagio o sgomento.

    Da qui trae principalmente il contrasto – in molte epoche presente – tra mondo artistico e nomenclatura .

    Entrando in merito al titolo del post,

    nel mondo sovietico – vedendo quanto prodotto – vi è stata un abilissima politica nello ‘svicolare’ (riutilizzo il termine,che trova più precisa espressione ne : ‘ ELUDERE’) , ogni possibilità di contrasto tra i due mondi (quello dell’Arte e quello politico ) .
    Suddividendo quanto prodotto in Russia;

    ; vi sono state Opere che hanno ricalcato quanto già svolto – scoperto – da cineasti europei e prima ancora americani .Si veda in merito quanto già detto circa tre film : ‘NASCITA DI UNA NAZIONE’ /USA , ‘L’ULTIMA RISATA’/GER. e ‘LA CORAZZATA POTEMKIN’ ,URSS ( vedi post iniziali di questa stessa pagina).
    Film agli albori della cinematografia ed il cui valore sta nella ricerca cinematografica pura anche se inevitabilmente con riferimenti al Paese di produzione ,ed impegnati nella trama.

    Vi sono poi Opere – come nella maggior parte di altri Paesi – del periodo bellico.Dunque i ‘buoni’ da una parte ed i ‘cattivi’ dall’altra . Lasciamole al loro destino, qualsiasi sia il loro colore .

    ; ed infine vi sono Opere ‘impegnate’ che hanno l’ambizione,l’ardire di voler affrontare la realtà come un artista deve fare, se vuol fare dell’Arte .
    Su quest’ultime vale la pena di soffermarsi . Vi è stata – per quanto allora permesso dalla censura – la possibilità di produrre film di un certo valore che dunque anche se con i limiti detti, riuscivano a riflettere un qualcosa di reale .

    La prima Opera:

    :‘ C’ ERA UNA VOLTA UN MERLO CANTERINO’ .

    Titolo originale;
    [ Жил певчий дрозд ; ‘ C’era una volta Mavis ‘, nella traduzione letterale del titolo ] .

    ( Tit. orig.(in caratteri latini del titolo orig. di cui sopra) :’ Zil pevcj drozd ‘ , Urss. 1973 in b/n regia di Otar Iosseliani [Отар Иоселиани]) . ( vedi nota in calce °° )

    Otar Iosseliani [Отар Иоселиани

    Otar Iosseliani [Отар Иоселиани

    Girato da un connazionale del famoso ‘Josef ‘ ,il baffone,
    narra le avventure cittadine di un musicista pasticcione che girovagando di casa in casa si accorge di impercettibili ma presenti cambiamenti nel Mondo in cui vive.
    I valori tanto sbandierati e sempre ufficialmente propagandati assumono sempre più l’aspetto di una realtà solo ormai apparente. Il mondo – quel mondo – mostra tutti i segni della sua illusorietà .

    Gela Kandelaki

    Ad un atteggiamento collettivistico si affianca, per poi di li a pochi anni soppiantarlo, un mondo fatto di individualismo. Drammatico in uno Stato non avvezzo alla democrazia per disgraziate tradizioni totalitarie del presente in cui il protagonista vive e del passato (zarista) .
    Tutto questo è narrato grazie al momento di ‘smarrimento’ kruscioviano e poco prima dell’irrigidimento bresneviano con cui si rientrerà per qualche anno ancora nei ranghi .
    Il tutto è solo accennato, più di critica si dovrebbe parlare di un ‘timido’ sussurro scherzoso. Un pò come la maschera di arlecchino : che ridendo e scherzando fa passare una frase satirica apparentemente innocente .

    La seconda Opera;

    MOSCA NON CREDE ALLE LACRIME .

    ( Russia 1980, del regista(ed attore) Vladimir MENSHOV . Tit. orig. :’ Moskva slezam ne verit ‘ ; Москва слезам не верит ) .

    Il Regista Vladimir Valentinovic Menshov (Влади́мир Валенти́нович Меньшо​́в )

    ' Moskva slezam ne verit ' ; Москва слезам не верит1

    Un accenno alla trama .
    Narra delle vite di tre amiche nella capitale russa .
    Una di queste
    si farà strada da sola dopo essere divenuta ingenuamente ragazza madre . Saprà affermarsi e scegliere con intelligenza il nuovo compagno senza lasciarsi condizionare dalla propria carriera.

    ' Moskva slezam ne verit ' ; Москва слезам не верит2

    La seconda delle tre amiche,
    vedrà – un pò alla Luis BUNUEL ma anche alla Giuseppe TOMASI ( :” il matrimonio ? Un anno di fuoco e fiamme e poi ven’anni di cenere ” ,ne ‘ IL Gattopardo ‘ ) – , una vita semplice e piatta srotalarsi nella quotidianità sempre grigia.
    La terza
    dovrà affrontare un marito di belle speranze olimpiche che sceglie l’alcool come elisir per tutti i mali .

    Il film ha il pregio di non essere ne drammatico ne scadere nel farsesco. E’ semplicemente divertente – mai noioso – nel mostrare la quotidianità di molte famiglie che fanno i conti tra un mondo reale ed uno dipinto che tutto controlla senza possibilità di appello .

    Questo film – come molti di questo periodo russo – hanno dovuto confrontarsi con una inesorabile censura . Era impossibile un impegno da parte di attori o/e registi in temi che affrontavano in profondità le problematiche che la realtà del tempo metteva in luce .
    In altri termini il mondo artistico faceva quel che poteva destreggiandosi tra le maglie della censura .
    Malgrado tutto questo qualcosa di buono è stato prodotto anche se i temi erano ben lontani dall’essere liberi. Ma certo si può fare ugualmente del Cinema di valore. Un poco -per fare un esempio – come fecero i pittori impressionisti; cioè affrontando realtà e tematiche di pura ricerca pittorica, e non come fecero i loro successori – gli espressionisti – che affrontarono temi della realtà attraverso la pittura (impegnata).

    Cito infine un regista russo che ha saputo destreggiarsi con capacità ‘feline’ attraverso il periodo prima sovietico e poi quello attuale .
    Si tratta di Nikita MICHALKOV , un trasformista di prim ordine ( per non dire un volta gabbana);

    Il trasformista Nikita MICHALKOV (Никита Михалков)

    Il trasformista Nikita MICHALKOV (Никита Михалков)

    ; un esempio da non dimenticare, in questa capacità di servire il potere (da Bresnev a Putin…) pur di realizzarsi personalmente come regista .
    Se ci guardiamo attorno – anche nel nostro Paese – possiamo notare che è in buona compagnia .

    SI VEDA i TRE PERSONAGGI trattati nella pagina : ‘La TRINITA’ laica; FERRARA/SANTORO/SGARBI ‘ .

    Nota;
    ;in molti campi – i più disparati – si potrà notare Chi agisce con sincero spirito dedito a servire con il proprio contributo la Collettività intera e chi con abilità serve più che altro se stesso .
    E’ praticamente impossibile trovare nero su bianco
    – quindi attraverso i mezzi di comunicazione , anche attraverso i mezzi di comunicazione più disparati –
    scomode constatazioni di questo genere.
    Perché in genere generano molto fastidio alla nomenclatura; sia quella al potere che all’opposizione .
    Se uno strumento in questo senso è a disposizione di chi è un ‘cane sciolto’ – e come tale senza padrone -, questo è in INTERNET ,anche se come già osservato in altro post ha i suoi limiti.
    Ma voglio sottolineare che questa sorta di potenziale MEZZO ESPRESSIVO ( e non di libertà espressiva che è fatto ben diverso) nella sua gratuità espressiva trova il proprio limite.
    Poiché permette anche di scrivere senza criterio alcuno , screditando in genere quel che di pur valido si è svolto o si può ancora fare .
    IL MIO PERSONALE INVITO è quello di non dipendere che dal proprio Senso Critico(con il coraggio di fare auto critica correggendosi di volta in volta) ,ben ponderato valutando di volta il volta le ‘ VERITA’ ‘ che subdolamente vengono propinate . DI QUALSIASI COLORE ESSE SIANO .

    Nota °° ;

    Otar Iosseliani [Отар Иоселиани], nel 1992, dunque post caduta del muro di Berlino, girerà in Francia il film italo francese :’

    :’Caccia alle farfalle’

    Esso vuol essere un grande affresco di una Francia, ma in realtà di un Europa ormai vecchia e popolata di soli vecchi, che viene progressivamente fagocitata da paesi come il Giappone. E che al suo interno mostra le pieghe di quotidiane meschinità di ‘poveri’ e di ‘borghesi’ rapaci quanto inetti.
    Come si dimostreranno di pari basso livello,nel film di Iosseliani ,i parenti levantini russi della vecchia castellana defunta.
    Egli tenta pure la rappresentazione del ‘sogno’.
    Il tentativo, seppur premiato al festival veneziano è quanto mai dubbio nel suo risultato .
    Ricorda tantissimo, ma solo nelle intenzioni,l’Opera di L. Bunuel di cui peraltro riprende l’elemento ‘farfalla’ nel film di Bunuel :’ Diario di una cameriera (Le journal d’une femme de chambre).
    Come la descrizione del sogno nell’Opera sempre di Bunuel:’Le avventure di Robinson Crusoe (Robinson Crusoe).

    Se Bunuel riesce nel racconto di un mondo che oscilla tra le cattiverie dei poveri e gli egoismi dei ricchi, nonché riesce appieno nel rappresentare cinematograficamente il ‘sogno’ cosa assai difficile ,
    Iosseliani ci prova ma con visibili scarsi risultati .
    Ciò non toglie che l’intuito mostrato nel film sopra descritto sia stato mirabile.
    Il fatto è
    che nel momento in cui un russo, un euro/asiatico , prova a capire e descrivere un mondo che non è il Suo ecco che l’opera ne risente visibilmente.Vero, s’intende anche il contrario!

  68. The World of Woody Allen

    Woody Allen the ipocondiacro

    Woody Allen the Hipochondriac

    Voglio qui tratteggiare alcuni aspetti del Suo lungo lavoro cinematografico, lasciando a Chi legge di trarne le conclusioni personali che meglio crede.

    È certamente un Autore discutibile ma in maniera del tutto singolare .
    Vi sono Coloro
    – molti in Italia – che lo hanno visto come un regista di chiara capacità nell’impegno di critica sociale attraverso le Sue Opere.
    Come vi sono Coloro
    che hanno visto in tutto questo solo – o principalmente – una sorta di vuoto/sterile/inutile(?) monologo di un inguaribile ipocondriaco avvezzo alle sedute psicanalitiche come chi è inesorabilmente avvezzo all’alcool od al fumo .

    Personalmente credo che le due ipotesi non siano poi così contrastanti come possono apparire a prima vista .

    Quanto segue chiarirà questa eclettica fusione .

    WOODY ALLEN
    – è questo un fatto che credo saliente per una valutazione del Suo lavoro –
    è di origini ebraiche .
    Si sa che il sentirsi ‘FREMD’ (cioè estraneo/straniero) per un ebreo
    – causa prima di ciò,la diaspora determinata dai Nostri antenati circa duemila anni fa – ,
    seppur in un Paese , gli USA , che gli ha dato i natali e diritti, è un fatto comune a molti ebrei.
    Quale dunque il mezzo migliore (per un ebreo e quindi un ‘fremd’) se non L’ UMORISMO per rompere il ghiaccio con chi in un modo o nell’altro ti guarda con un che di sospetto ?
    Ecco perché spesso L’ARTE della COMICITÀ è stata familiare e poi uno strumento di lavoro per molti ebrei .
    Un altro caso eclatante è inCHARLIE CHAPLIN , un comico inglese di origini ebraiche .( vedi post su di Lui qui sopra).
    ( RINVIO
    al mio post qui sopra del 19/aprile/2011 su CHAPLIN, per una FAMOSA CITAZIONE DI LINUS parafrasata visibilmente da un aforisma di GANDHI )

    Ma anche Walter Matthau,anche lui ebreo ( vedi qui sopra post del 19/aprile/2011 :’ Donald Siegel ‘ ( :’ Charley Varrick ‘;‘ CHI UCCIDERÀ CHARLEY VARRICK ? )

    L’ UMORISMO

    è l’arma principale di questo regista .
    Se ne è servito per parlare, criticare ed in fondo anche mostrare il Suo amore per il Paese – gli USA – e la città – NEW YORK – che lo hanno ‘ CONGLOMERATO ‘ senza fagocitarlo in questo grande Paese .
    Rendendolo una sorta di ‘ TESSERA DI UN MOSAICO ‘ che non ha punti di riferimento ; un grande caleidoscopio di una vita fra tante, tanto luminosa quanto buia nel suo divenire .
    MA È PROPRIO IN QUESTO ,
    che il Suo lavoro trova il proprio LIMITE . Egli – persona sicuramente brillante nella riflessione – è costretto a scherzare/tergiversare/ ad alludere senza mai assumere posizioni precise, di/su/da un mondo che :

    :RIDE DI LUI,
    RIDE CON LUI
    e
    di CUI EGLI RIDE .

    In altri termini?
    È stato costretto a far buon viso a cattiva sorte.
    Ad accettare una realtà di cui non può non vedere la SUPERFICIALITÀ .
    E che in fondo,
    con Lui è il caso di dire interiormente, nel subconscio,
    non ha mai completamente accettato ma con cui deve confrontarsi se vuole rimanere a galla .
    Ed è spesso su questi temi che egli si sofferma .

    Parlando delle Opere del grande FRITZ LANG,
    ( si veda i post qui sopra del 12/aprile/2011 ),
    ho sottolineato il fatto che quando questo regista fu costretto ad emigrare in USA, a causa dell’ultimo evento bellico, produsse lì delle Opere di valore ma non sul piano dell’impegno sociale – come per es. con :‘ METROPOLIS ‘ in Germania – ma solo sul piano cinematografico puro .

    WOODY ALLEN ,
    nato e cresciuto negli USA ha dovuto piegarsi doverosamente a questa realta’ USA . Se cosi’ non avesse fatto avrebbe avuto solo due alternative principali:

    ° L’INSUCCESSO,
    o,

    ° EMIGRARE IN ALTRO PAESE .

    Vi è un Opera – principale – che sottolinea che il Suo lavoro non è Opera di un ‘SUPERFICIALE DI SUCCESSO’ ( MA SOLO DI CHI fa il superficiale per avere successo) e che credo sia la riprova di quanto qui sopra sostenuto.

    Parlo del Suo film del 1978 :’

    :’ INTERIORS ‘ .

    Un grande omaggio
    che Egli rende prima di tutto alla parte più profonda di se stesso e poi a due grandi registi europei :Ingmar Bergman e a Federico Fellini .[**]

    Questo Suo film è forse l’unica Sua perla in mezzo ad una sorta di caotico umorismo carnevalesco che Egli ha dovuto produrre, come sopra descritto .

    Interiors di Woody Allen

    Interiors di Woody Allen

    Una curiosità assai adatta a questo regista;

    Königsberg

    Questo il vero cognome di Woody Allen;

    se si confronta questo cognome con quanto questo termine
    – che è nome di una città particolarissima –
    rappresenta, se ne capirà l’intrinseco umorismo/contraddizione – degne appunto di questo regista –

    Nota:
    credo adeguato un parallelo tra questo regista e l’Opera a fumetti di CHARLES M. SCHULZ (Peanuts) ,
    anche questo americano.
    Parallelo che può rendere bene l’idea di una realtà da trattare con le pinze e che produce figure effimere come i famosi personaggi di Schulz :

    : CHARLIE BROWN, PATTY, SNOOPY, LINUS…

    Ricordo di quest’ultimo personaggio (LINUS) la famosa ‘COPERTA DI SICUREZZA’( security blanket ):

    : ANCH’EGLI COME IL REGISTA un insicuro, sensibile ad un mondo che non accetta e da cui a suo modo cerca di sottrarsi .

    SCHULZ; LINUS van Pelt

    [ Ma – si noti – entrambi ( ALLEN e SCHULZ ) seppur abili critici, sono essi stessi succubi del Sistema . Essi non si sottraggono al Sistema come invece il regista sopra citato, FRITZ LANG (ritornando nella nativa Europa).
    In questo essi sono assimilabili ad ANDY WARHOL (ed a LICHTENSTEIN ) ,cosi’ come i Loro lavori.
    Questo pittore capisce la progressiva straniazione dell’Artista dal Sistema, perche’ l’Artista col proprio lavoro e’ critico del Sistema stesso,e come tale pericoloso perche’ induce senso critico in chi segue il lavoro dell’Artista .
    MA ALLO STESSO TEMPO, si mette al servizio del Sistema (non senza contraddizione) producendo per questo immagini.
    Ricordo in merito le immagini seriali di MARILYN MONROE e l’etichetta della ZUPPA CAMPBELL etc… ] .

    Warhol_Lattina di zuppa Campbell
    Lo strano connubio, creato dal noto ANDY, tra Arte e il ‘Sistema dei consumi’

    Roy Lichtestein, Statement

    Roy Lichtestein, Statement

    Ovvia la risposta, che Lichtenstein conosce bene ma lascia sospesa in questa sua affermazione/domanda.

    La mancanza di cultura

    che si è concretizzata, dal dopo guerra in poi in una mancanza di senso critico, nelle masse naturalmente che sono divenute, loro malgrado, arte stessa, soggetto di essa ,sua musa ispiratrice…

    ecco ciò che è rozzo elemento che appiattisce tutto e tutti!

    [**]
    ‘ INTERIORS’,
    ,è certo un’Opera di rilievo e da stimare , MA SOLO nei termini, limiti, sopra indicati.
    Questo per il fatto che ha limite identico a quello di Opere – non dico di copisti(uso terminologia da Arte pittorica) – di ‘continuatori’ / ‘allievi’ di Maestri Primi . CIOE’ PERCORRONO STRADE GIÀ TRACCIATE E QUINDI NON APPORTANO INNOVAZIONI PROFONDE .
    In questo trova il suo limite sia l’Opera , ‘ INTERIORS ‘ sia inevitabilmente il suo Regista .
    [ Interiors è
    – al pari di due Opere europee ; una di Fellini ed una di Bergman
    un viaggio all’interno di una marcescente ‘dissoluzione’ della cellula della Società moderna ; la Famiglia ] .

  69. F. & F. ,

    ,vale a dire

    il fantastico Mondo di Federico FELLINI .

    'La dolce vita' di Federico Fellini

    ‘La dolce vita’ di Federico Fellini

    Anche se con i più disparati natali , quando degli Autori osservano la realtà che Li circonda con profondo senso di osservazione finiscono inevitabilmente per convergere verso una comune poetica.
    Verso una comune descrizione dell’universo in cui vivono .
    Un universo fatto di sentimenti,emozioni,fantasie o, per essere più concisi fatto di ‘esseri in carne ed ossa’ .
    E’ il caso di Autori come Bergman (vedi post qui sopra del 10/maggio/2011, ‘il posto delle fragole’) o Bresson (vedi post del 1/giugno/2013 ) e pochi altri .

    Un Autore è ‘classico’ , cioè produce Opere che non subiscono l’usura del tempo , non tanto per i temi che affronta ma per il fatto che non opera come uno specchio; non riflette superficialmente ciò che osserva ma va in profondità nella propria analisi .
    E quando questa analisi è corretta ci appare un’Opera che non lascia indifferenti ma tocca lo spettatore nei suoi sentimenti più profondi e stimola una altrettanto profonda riflessione .

    Credo di poter percorrere il lavoro di questo Regista attraverso quattro Sue Opere .

    __ LO SCEICCO BIANCO del 1952 .

    E’ un’analisi dell’universo post bellico già in parte fagocitato dal mondo americano ,artefice come nessuno altro dei miti della comuniazione che rendono la visione della vita ‘reale’ da parte dell’ ‘ uomo comune ‘(nel caso una ‘signora comune’) una vita grigia da cui sfuggire . Per poi rientrarvi delusi della sua illusoria esistenza .

    __ AMARCORD del 1974 . ( In dialetto romagnolo il termine :’ amarcord ‘ significa :’ mi ricordo ‘ ) .
    Film in cui i ricordi adolescenziali del regista si accavallano con i primi turbamenti dei sensi ( la tabaccaia…!).
    E questo durante gli ‘anni ruggenti del ventennio’ .Anni in cui i miti di forza, eroismo…etc, vengono progressivamente smitizzati alla luce della semplice osservazione del quotidiano andirivieni in una cittadina della provincia romagnola .

    La tabaccaia...!

    La tabaccaia…!

    __LA DOLCE VITA del 1960 .
    Quest’Opera suscitò scandalo e scalpore all’epoca della sua uscita.
    Il mondo di coloro che – cresciuti nella rigidità dei precetti del ‘pater familie’ – ritenevano indiscutibili ed inamovibili i valori di allora fondanti la collettività , veniva messo in discussione .
    Un esempio tra tutti ;
    due articoli di giornale usciti
    sull’ ‘ OSSERVATORE ROMANO ‘ ; titolati :’ BASTA ! ‘ e ‘ LA SCONCIA VITA ‘ . NON FIRMATI ma presumibilmente scritti da Oscar Luigi SCALFARO , il futuro Presidente della Repubblica italiana.
    L’attacco in questi articoli è duro .
    Ma non ci si deve stupire più di tanto a distanza di cinquant’anni dall’uscita del film .
    BISOGNA INVECE VALUTARE tali articoli come la testimonianza di una profonda arretratezza culturale della classe dirigente di allora – di una parte di questa ,ovviamente – .

    QUELLO CHE NON SI CAPI’, è che non era l’Opera in se ad indurre ad una realtà ormai ‘vuota’ ( ricordate :’ l’ horror vacui ‘ dei latini…? ) , ma essa stessa testimoniava semplicemente questa svolta epocale .
    Pertanto coloro che insorsero contro questa ,insorsero contro una realtà ormai presente ed incontestabile .

    [ Quanto ora scritto non deve nel contempo indurre a pensare che si debba passivamente subire con FATALISMO ogni evento, senza credere di poter tutelare determinati valori comuni,comuni se non altro a determinate ristrette comunità interne ad una società…] .

    Si è visto il mondo di Pasolini ( vedi post del 22/novembre/2011) .
    Il Suo mondo è stato lì descritto come un mondo ‘ANGUSTO’ e credo ora – confrontando quanto su Fellini qui detto – se ne possa capire meglio il perchè di tale definizione.
    Pasolini aveva il merito di essere intellettualmente onesto e libero nella descrizione.Ma portare al limite questo Suo liberarsi da molteplici elementi interni alla realtà che descrive porta allo stesso tempo ad un impoverimento della visione della stessa e quindi ad una insoddisfazione nella visione dei suoi film(si percepisce che manca un’ qualcosa…).
    Questo con Fellini non accade, ed eccone i risultati tutt’altro deludenti che invece troviamo nell’Opera cinematografica di Pasolini .
    Di contro in BERGMAN con il Suo :’ FANNY e ALEXANDER ‘ (del 1982) possiamo trovare una convergenza verso l’Opera di Fellini . Seppur con stile ed argomenti differenti .

    Federico  Fellini. L'Autore di un post neorealismo non espressionista.

    Federico Fellini.
    L’Autore di un post neorealismo non espressionista.

    __LA VOCE DELLA LUNA del 1990 .
    Una visione ormai completa del risultato di anni di televisione sulle masse . Una omologazione completa a cui per sfuggirvi non rimane che la follia pura .

    Nota.
    Come accennato per il film :’ Verso sud ‘ (vedi post del 22/novembre/2014) alcune Opere vanno apprezzate al di là della mancanza di una ‘capacità di intrattenimento’ . In alcune di Fellini questa carenza è palese, ma le si apprezzi per il loro contenuto .

    Nota finale.
    Fellini ‘proviene’ dal mondo del ‘neorealismo cinematografico’ (si veda in merito post del 29/aprile/2011) .
    I Suoi esordi rientrano in questo movimento in cui fu sicuramente abile. Ma per quanto capaci si possa essere, il ‘noviziato’ è difficile per tutti, sopratutto se non si è ‘enfant de la balle’ come non era Fellini .
    Ricordo un episodio descritto dal Regista Carlo Ludovico BRAGAGLIA , del quale qui di seguito un sunto .

    [ ”Venne da me Aldo Fabrizi, con un giovane magro,timido e piuttosto impacciato . Me lo presentò dicendomi che aveva delle idee per una sceneggiatura.
    Così lo invitai a leggermi qualcosa .
    Mentre questo leggeva, Aldo lo interrompeva di quando in quando con affermazioni del tipo :’
    :’ ma che c(avolo) stai a dì …’
    ed ancora :’
    :’ ma che s(tupidaggini) ce stai a raccontà…Ma allora sei proprio uno st…..! ‘ .

    Quel giovanotto era Federico Fellini

    .” ]

    [ Riporto una osservazione di Fellini sui FUMETTI:”
    :” Nei miei film c’è sempre un omaggio ai fumetti …del resto tutto il primo cinema americano,il Chaplin del muto,Buster Keaton…nasce direttamente dalle strip comiche di Segal,il creatore di Braccio di Ferro, o McManus…Cinema e fumetto sono parenti stretti…ma il fumetto è più coinvolgente poichè essendo costituito da immagini ferme obbliga il lettore ad un contributo dinamico della lettura…
    ”]

    Nota finale.
    Ciò che non attrae molto nelle Opere felliniane, a differenza per esempio dell’omologo Bergman ,sta nel fatto che Fellini non concede molto al ‘divertissement’, non intrattiene, non coinvolge con la capacità tipica dell’arte cinematografica di ‘incollare’ lo spettatore di fronte ad uno schermo piatto.
    Questo lo ha reso un Autore particolarmente di nicchia.

    Qui di seguito allego alcuni articoli e lettere di/al giornale de :’

    :’ L’Osservatore romano ‘

    apparsi tra febbraio e marzo del 1960, cioè circa un mese o due dall’uscita del film di Fellini :‘ la dolce vita ‘

    l'osservatore romano,febbraio,1960,indice opere cinematografiche proibite e non.

    proteste per un film immorale,la dolce vita.L'osservatore romano,febbraio,1960

    la dolce vita.osservatore romano,voci ed echi

    l'osservatore romano; voci ed echi 24,febbraio,1960

    l'osservatore romano; 10marzo 1960, la dolce vita di fellini

    l'osservatore romano,12.marzo.1960,la dolce vita,alias, si libet,licet,se vi piace è allora consentito

  70. Science fiction movie…

    …’Science fiction’ anche quando la fantasia non supera la realtà.

    La produzione in merito all’argomento è vastissima .
    E si è sviluppata sia con film di ‘serie A’ ; budget ,attori e Regista di calibro a disposizione, sia con film di ‘serie B’,cioè niente di quanto ai precedenti fornito .
    Inutile dire a chi va la mia (Nostra) simpatia. Come fatto per i film western ,di cui alla pagina:’Quattro chiacchiere sul cinema d’essai…’ ne ho selezionati tre – con i doverosi rinvii ai ‘sequel​​’ – ,di cui qualcuno non è da meno dell’originale .

    ‘ LA COSA DA UN ALTRO MONDO ‘ ,
    , ( tit. orig. :‘ The thing from another world ‘ ) ,USA -1951 in b/n Regia di : Christian NYBY .

    ‘ IL VILLAGGIO DEI DANNATI ‘ ,
    , ( tit. orig. The village of the damned ) , U.K.- 1960 in b/n Regia di : Wolf RILLA .

    L’UOMO INVISIBILE ‘ ,
    , ( tit.orig. :‘ The invisible man’ ) , USA – 1933 in b/n Regia di : James WHALE .

     LA COSA DA UN ALTRO MONDO '  , ( tit. orig. :The thing from another world ' ,USA -1951 in b/n Regia di : Christian NYBY .

    LA COSA DA UN ALTRO MONDO ‘
    , ( tit. orig. :The thing from another world ‘ ,USA -1951 in b/n Regia di : Christian NYBY .

    IL VILLAGGIO DEI DANNATI ' , , ( tit. orig. The village of the damned) , U.K.- 1960 in b/n Regia di : Wolf RILLA

    IL VILLAGGIO DEI DANNATI ‘ ,
    , ( tit. orig. The village of the damned) , U.K.- 1960 in b/n Regia di : Wolf RILLA

     L'UOMO INVISIBILE ' , , ( tit.orig. :' The invisible man' ) , USA - 1933 in b/n Regia di : James WHALE

    L’UOMO INVISIBILE ‘ ,
    , ( tit.orig. :’ The invisible man’ ) , USA – 1933 in b/n Regia di : James WHALE

    LA COSA DA UN ALTRO MONDO ' , , ( tit. orig. :' The thing from another world ' ) ,USA -1951 in b/n Regia di : Christian NYBY

    LA COSA DA UN ALTRO MONDO ‘ ,
    , ( tit. orig. :’ The thing from another world ‘ ) ,USA -1951 in b/n Regia di : Christian NYBY

    Assalto alla Terra (titolo orig.;Them!) USA 1954 di  Gordon Douglas

    Assalto alla Terra (titolo orig.;Them!) USA 1954 di Gordon Douglas

    casablanca

    casablanca

    Vincent Price

    Vincent Price

    La vendetta del dottor K. (The Return of the Fly, USA 1959) di  Edward Bernds

    La vendetta del dottor K. (The Return of the Fly, USA 1959) di
    Edward Bernds

    Il primo film , ‘LA COSA…’
    ambientato tra le nevi perenni dell’artico , mette a confronto il desiderio – piuttosto moderno – del confronto dell’uomo con altre creature ( intelligenti ) dell’universo .
    Straordinario il rapporto, da un lato, dato dallo sguardo puramente logico dell’equipe scientifica – capeggiata da un premio Nobel avido di conoscenze – e, dall’altro lo sguardo disincantato e concreto del personale ‘ di supporto ‘ .
    Il film è un ‘climax’ .La tensione cresce fino a stemperarsi in una accettazione del fatto che in fondo non si è perso poi chissà che cosa.
    Come dire che la scienza ,come tante ‘cose’ gestite dall’uomo non è che una ‘cosa’ tra tante .

    Un peccato che il Regista – un emerito sconosciuto – sia rimasto ‘al palo’ e non abbia potuto produrre niente altro .
    Forse qui ci siamo persi veramente un’occasione, a differenza della ‘cosa’ (?) .

    [ Un giornalista nel film saprà definire – la cosa – come :” …SEMBRA CHE VOI DOTTORE ABBIATE DESCRITTO UNA SORTA DI SUPER-CAROTA ” ] .

    La cosa è interpretata dall’attore James ARNESS .Che ha lavorato anche in altro film di fantascienza degno di nota:

    : ‘ ASSALTO ALLA TERRA ‘ (tit. orig. :‘ Them! ‘ (Loro!) ) film USA del 1954 b/n Regia di G. DOUGLAS .
    Di rara incisività il suono indescrivibile – non dico di più – capace di paralizzare dalla paura chi ne ha visto l’origine…

    ‘La cosa da un altro mondo’ ,
    ,sarà rifatto dal bravo regista John Carpenter :’ LA COSA ‘ (tit.orig. :’ The thing ‘ USA 1982 ) . Personalmente poco convincente (non sempre le ciambelle…) .

    Il secondo film ; ‘ IL VILLAGGIO…’
    Ambientato in GranBretagna narra la storia di una misteriosa ‘partenogenesi’ collettiva da parte di tutte le donne fertili di un comune villaggio inglese.
    Ma ben presto questi bambini – assolutamente freddi nei sentimenti – diventeranno un pericolo mondiale insieme ai loro ‘confratelli’ nati in altre parti del globo

    Eccellente il ruolo interpretato da George Sanders,quello del professore che cerca di :” INSEGNARE I VALORI MORALI A COLORO CHE PER TENERA ETA’ NE SONO SPROVVISTI ” .
    Ma ben presto si renderà conto che la partita è persa in partenza .
    Capendo che in certi casi non vi è nulla da fare ;vuoi per caratteristiche genetiche vuoi per un incomprensibile contesto o destino .
    Un allegoria evidente a nuove realtà nazionali che non hanno il merito di ‘un antica democrazia’ .

    Anche questo film è stato recentemente rifatto da John Carpenter :’ Villaggio dei dannati (tit.orig. :’ Village of the damned ‘ ) USA 1995 . Anche questo poco convincente .

    Il terzo film ; ‘ L’UOMO INVISIBILE ‘

    Anche questo film come gli altri due,è tratto da un romanzo solo che questo è tratto da un romanzo di H.G. WELLS (vedi post qui sopra: ‘ LA GUERRA DEI MONDI ‘ ) .
    Come gli altri due film – il primo in particolare – mette in discussione la fiducia smodata nei prograssi scientifici che fanno spesso dell’uomo/dell scienziato una vittima di se stesso .
    Bisogna tener conto del tempo trascorso dalla sua realizzazione, malgrado questo rimane un piccolo capolavoro B- MOVIE .

    PER I CINEFILI INCALLITI ;
    L’attore inglese di origini francesi Claude RAINS interpreta la parte dell’uomo invisibile ed è l’attore che sarà nel 1942 il gendarme nel film :’ Casablanca ‘ .
    Il seguito – sequel – di questo film:‘ Il ritorno dell’uomo invisibile ‘ (tit.orig. :’ The invisible man returns ) USA 1940 Regia di John May, è degno di nota, anche se non allo stesso livello del primo.
    Sarà interpretato dal bravissimo : Vincent PRICE .

    Questo attore sarà interprete di un altro film (due per la precisione) di un certo spessore per il genere :’

    :‘ L’ ESPERIMENTO DEL DOTTOR K ‘ (tit.orig. :’ The fly ‘ ) USA 1958 ,a colori Regia di; K. Neumann . Film eccellente con un seguito con lo stesso Vincent Price ;

    ; ‘ LA VENDETTA DEL DOTTOR K ‘ (ti.orig. : ‘ The return of the fly ‘ ) USA 1959 ,b/n Regia di ; E.L. Bernds .
    Su questi due film si vedrà nota nel post successivo .

  71. Si consideri questo post un completamento del precedente.

    Tutto su(l) ‘Vincent(e)’/All about winning! .

    Dato che ho concluso il post precedente dedicato ai film B-MOVIE (fantascienza), vecchio stampo ( ma attualissimi nel loro raccontarsi ) , con due film il cui interprete pricipale è ,

    VINCENT PRICE , concludiamo l’opera citando alcuni film interpretati da questo attore .

    Nota;
    è stato un Attore versatile in cui come in pochi altri si sono compenetrate tre caratteristiche principali di un uomo di spettacolo ;
    capacità recitativa,
    capacità figurativa e
    capacità da caratterista di levatura .

    La sua carriera sarà inoltre assai lunga ; poco più di mezzo secolo così da abbracciare varie epoche del cinema senza esserne travolto ma condizionandole con le Sue doti innate.

    Oltre i due film di cui sopra – che raccontano della genialità di una famiglia minata da una insignificante MOSCA/fly – , e ‘Il ritorno dell’uomo invisibile’ , cito qui di seguito;

    The fly, con Vincente Price

    The fly, con Vincente Price

    L’esperimento del Dr. K

    : ‘LA MASCHERA DI CERA’ ( tit.orig. : ‘ House of wax ‘ )
    USA 1953 Regia di ;’ A.de Toth . E’ un remake di un film omonimo (omonimo in lingua italiana) del 1933 di M. Curtiz .
    Entrambi tratti liberamente da una commedia teatrale di Belden .
    Da sottolineare una citazione di Schakespeare che il protagonista fa traendola dall’Amleto…( a Voi scoprirla) .
    Con questo film inizia la sua carriera fortunata un attore lituano che si firma ancora con il suo vero nome : ‘ CHARLES BUCHINSKY ‘ che poi sarà Charles BRONSON .

    charles bronson  House of wax

    charles bronson House of wax

    La maschera di cera con Vincent Price ,House of wax

    La maschera di cera con Vincent Price ,House of wax

    La maschera di cera .

    :‘L’ULTIMO UOMO DELLA TERRA’
    It. 1963 Regia di U. Ragona ,film italianissimo.
    Questo film ha una singolare trama apocalittica. I diritti di questo film saranno comperati da una Major USA per poterlo rifare con Charlton Heston :‘ 1975 occhi bianchi sul pianeta terra ‘ (tit. orig. :‘ The omega man ‘ ) film del 1971 di B. Sagal .

    :‘L’ABOMINEVOLE DR. PHIBES’ ( tit.orig. :’ The abominable Dr. Phibes’ )
    U.K.1971 Regia di R. Fuest .

    Con un seguito; ‘ FRUSTRAZIONE ‘ ( tit.orig. :’ Dr. Phibes again ‘ ) USA 1972 stesso regista .
    [ In questo film e’ citato un frammento di poesia di un letterato/scienziato persiano; Omar al KHAYYAM(vedi pagine sul calcolo matematico essendo Omar un matematico di valore!) : ‘
    :’ Con una pagnotta di pane sotto il braccio un boccale di birra in una mano un libro di poesie nell’altra…’ .

    Film con caratteristi indimenticabili quali ; Therry Thomas, Hugh Griffith e Peter Jeffrey: .
    Sicuramente ‘sopra le righe’ ma di grande fascino per chi ama il genere . Vede un Price in gran forma assistito da ‘Vulnavia’ .

    Cito solo una frase :

    ” In nove Ti hanno uccisa in nove moriranno ” .

    L'abominable-dr-phibes-con Vincent-Price ,The abominable Dr. Phibes

    L’abominable-dr-phibes-con Vincent-Price ,The abominable Dr. Phibes

    Il Dr. Phibes .

    :‘LA TOMBA DI LIGEIA’ ( tit.orig. :’ Tomb of Ligeia ‘ )
    USA 1965 Regia di R. Corman .Film apprezzabile e qui citato anche perchè tratto da un raconto macabro di E.A. POE .

    NOTA FINALE;

    Si noti che in questa pagina, dedicata alla cinematografia d’Essai, trovano posto di volta in volta film che non propriamente sarebbero annoverabili a questa categoria – categoria pur non rigidamente , ma soggettivamente ,individuabile – .
    Tuttavia questi film citati sono, o per il loro contesto/genere , o per l’attore (o regista) che vi partecipa (che dirige), od ancora per l’ambito storico in cui usciti – si noti in merito a quest’ultimo caso il film ;‘BLOB’ – sono dicevo, necessariamente da citare in una considerazione ampia della cinematografia d’Essai .

    In ogni caso – qui faccio appello ai CINEFILI INCALLITI ai quali un marcato senso estetico e raffinatezza non mancano – i film ( d’essai puri )in questa pagina affrontati ( la maggior parte ) sono caratterizzati oltre che da una capacità di rappresentare determinati profondi valori di una certa Collettività ,anche da una notevole capacità di intrattenimento .
    La combinazione dei due elementi rende in genere un’Opera completa – cinematografica o meno che sia – .
    Altre Opere, come quest’ultimi film menzionati , sono collocati solo nei limiti ora citati nella nota. Si tenga presente ,ad ulteriore esempio, quanto detto circa il personaggio di MARLOWE , in un post qui sopra trattato, ;è citato il personaggio come soggetto, ma non i film che lo riguardano .

    Saluti, topo.gigio .

  72. Qui di seguito – in questo post e successivo –
    saranno descritti alcuni film che rappresentano il genere ‘film d’azione’/action-packed film
    Anche, in parte, definibili ‘thriller’.

    [ Cfr. con il post qui sopra del 19/aprile/2011 :’

    :’DON (Donald) SIEGEL

    in cui si tratta di film equiparabili a quelli in questo post e successivo trattati ]

    Il primo film;

    DISTRETTO 13 – Le brigate della morte .

    ( tit. orig. ;’ Assault on precint 13 ‘, USA 1976 Regia di John CARPENTER ) .

    Assault on precint 13,distretto 13 le brigate della morte

    Assault on precint 13,distretto 13 le brigate della morte

    Una delle prime sequenze .

    Tutte , dalla prima all’ultima ,rendono un tutt’uno lo spettatore con i protagonisti .

    Due aspetti fondamentali di questo film formato da immagini progressivamente sempre più violente ma mai gratuite ;

    il primo aspetto;
    in un post qui sopra si è trattato un film di’ DON SIEGEL ‘ :” CHI UCCIDERA’ CHARLEY VARRICK ? ‘ ( Tit. orig. :’ Charley Varrick ‘ ) USA 1974 .
    Opera altrettanto violenta e, Siegel sceglie con intelligenza prendendo a protagonista un attore notoriamente comico :’ Walter MATTHAU ‘ senza togliere nulla alla violenza delle scene .

    Qui CARPENTER prende come protagonista un attore – Darwin JOSTON – che ha il merito di rendere appieno l’immagine dell’ ANTIEROE ; colui che non crede più ai valori della Società in cui vive – e si è bruciato in questa – ma che al momento giusto mostra la sua vera natura di assoluta integrità morale .
    L’elemento del ‘ RISCATTO SOCIALECARPENTER lo prenderà da altro film – un Western – titolato :’ Un dollaro d’onore ‘ ( Rio Bravo ) USA 1959 di H. HAWKS .
    Difatti CARPENTER stesso che in questo film fa un pò di tutto; dalla Regia alle musiche al montaggio… firma il montaggio con lo pseudonimo di un personaggio del film western ora citato .

    Assault on precint 13,distretto 13 le brigate della morte,Darwin JOSTON , alias Napoleone WILSON

    Assault on precint 13,distretto 13 le brigate della morte,Darwin JOSTON , alias Napoleone WILSON

    Il secondo aspetto ;
    nei due post qui sopra si è trattato di vari film di fantascienza/Science fiction movie;

    :’ Il VILLAGGIO dei DANNATI ‘( tit. orig. The village of the damned ) di W. RILLA del 1960 .
    Questo film assolutamente affascinante, è stato rifatto da CARPENTER nel 1995 con scarso risultato .
    Credo si possa affermare che CARPENTER con il film ‘DISTRETTO 13′ ha raggiunto la vetta delle proprie capacità espressive ;tra le più alte della cinematografia che tratta film d’azione, ma solo in questo caso .
    Ha fatto un pò – per rendere l’idea – come lo scrittore Herman Melville con ;’Moby Dick’ .

    Cenno alla storia .
    Un condannato a morte – Napoleone WILSON – durante il trasporto nella prigione dove la sentenza sarà eseguita viene insieme ai suoi compagni recluso temporaneamente in un Distretto di polizia di Los Angeles .
    Qui è coinvolto suo malgrado nella difesa del Distretto dall’assalto di una banda locale …

    Il cattivone di turno...

    Il cattivone di turno…

    Un film fatto di immagini che descrivono senza bisogno di parole ogni evento.
    I personaggi parlano di se come in una sorta di Opera Schakesperiana .

    Un esempio per tutti ;

    Napoleone Wilson conversando col poliziotto afferma :”

    :” la prima volta che vidi un prete mi disse :” figliolo c’è della cattiveria nei tuoi occhi…” aveva ragione odiavo la gente…” .

    Non c’è una risposta al perchè di tanto dolore arrecato.
    Solo domande su questo stesso agire . Ma – si noti – il senso ‘del Bene e del Male’ non viene mai meno e, men che mai sovvertito nei suoi significanti .

    Darwin Joston alias napoleone Wilson. Dimmi un pò :' perchè ti chiamano Napoleone Wilson? ' Sei un poliziotto; 'o mi vuoi tirare una fregatura o è la curiosità che ti fraga!' 'Te lo dirò nel momento della morte!'

    Darwin Joston alias napoleone Wilson.
    Dimmi un pò :’ perchè ti chiamano Napoleone Wilson? ‘
    Sei un poliziotto; ‘o mi vuoi tirare una fregatura o è la curiosità che ti fraga!’
    ‘Te lo dirò nel momento della morte!’

    Nell’insieme una sorta di ritratto di un angelo ‘caduto’ ma non piegato all’iniquità .

    Musica composta da poche note assolutamente efficace nel rendere più incisive le immagini .

    I tre anti eroi...

    I tre anti eroi…

    Le due immagini qui sotto
    rappresentano la sequenza di due omicidi di per se del tutto gratuiti; quello di un gelataio ambulante e quello di una bambina nel posto e nel momento sbagliato;

    Assault on precint 13 .DISTRETTO 13 – Le brigate della morte .

    Nel posto e nel momento sbagliato!

    Nel posto e nel momento sbagliato!

    ; tuttavia volendo il regista necessariamente sottolineare lo straniamento in cui si incappa vivendo in una grande metropoli senza ormai punti di riferimento, non poteva non inserire scene di questo genere.
    Siamo qui dunque ben lontani da scene d’azione del tutto gratuite e superficiali, fatte solo per spettatori sommari in tutto e per tutto, che si trovano in molti altri film .

  73. The world of Walter Hill

    Dalla suburra metropolitana di Los Angeles descritta da John CARPENTER,

    ( vedi qui sopra post del 14/febbraio/2015 )

    ,agli acquitrini della Louisiana e nel cuore di New York ,con

    due film omologhi ;

    ; ‘ I GUERRIERI DELLA NOTTE ‘
    (tit. orig. ; ‘The wariors’ USA 1979) e,

    ; ‘ I GUERRIERI DELLA P​ALUDE SILENZIOSA ‘
    (tit. orig. ; ‘Southern comfort’ USA 1981) .

    del regista americano Walter Hill

    The world of Walter Hill

    The world of Walter Hill

    Ambientati il luoghi del tutto differenti questi due film rientrano in uno stesso ordine di idee .

    Il confronto tra due realtà differenti ed inconciliabili .

    L’uso della violenza come unico mezzo per sopravvivere. Soltanto chi non ne diventerà vittima, ma manterrà il giusto controllo delle proprie azioni si salverà .

    Un susseguirsi di eventi, in un crescendo di tensione e ritmo costanti, fino all’epilogo finale .

    Entrambi ricalcano innumerevoli Opere letterarie del passato ; da quello classico fino ai racconti della seconda guerra mondiale o a quella del Vietnam. [**]
    Figure di uomini – soldati per nulla ineccepibili di fronte ad eventi più grandi di loro che devono tuttavia affrontare .

    The wariors

    The wariors

    Un’immagine del primo film

    Del primo ricordo una frase affermata dal capo di tutte le bande cittadine:”

    :” Possiamo sconfiggere la criminalità organizzata; quella del Potere…” .

    Un mondo undergraund – quello dei ‘perdenti’/ outsider che non accettano la sconfitta e vogliono perciò combattere . Da qui l’appellativo di ‘guerrieri’ .
    Emarginati per sventura nei ‘natali’ ma ribelli per vocazione ed onore .Ne guardie ne ladri ma sorta di ‘angeli’ con le ali sporche in una società piena di contraddizioni .
    A loro modo credono nel futuro .

    The wariors' USA 1979

    The wariors’ USA 1979

    Una seconda immagine del primo film .

    Un grande affresco giovanile che Hill ha saputo ben tratteggiare.

    [**]
    Voglio qui segnalare i racconti dello scrittore Aleksandr Vampilov .
    Si tratta di testi teatrali che evidenziano vicende giovanili analoghe, seppur particolari per i luoghi dove si svolsero – l’Est Europa – , negli anni settanta .In queste Opere Vampilov mette in evidenza il contrasto tra una provincia grigia con un mondo sovietico altrettanto cupo , mondo che mette paura con gli incubi di ferree rappresaglie in chi non crede nel sistema .

    Southern comfort

    Southern comfort

    Un’immagine del secondo film .

    Nel secondo film
    la scena è ambientata tra le paludi della Louisiana ,con musiche ( e scene) suggestive, comprese quelle un pò campagnole dell’etnia francofona locale – i Cajun – .
    Il Regista sembra qui astrarsi del tutto da ogni riferimento a tempo, luogo o ragioni di parte . Il duello è il soggetto tra le due fazioni in lotta . Non vi è scopo reale del conflitto,ne traguardo da raggiungere .
    Da invisibile il potenziale nemico si fa sempre più presente fino allo scontro finale.
    Non è dunque un ‘doppione’ del primo film ma una storia che parte da una stessa idea iniziale .

    Southern comfort

    Southern comfort

    Un’ immagine del film di HILL con alcuni dei protagonisti .

    Premessa ;
    molti conosceranno il romanzo di Dino BUZZATI ;’ ;‘Il deserto dei Tartari ‘ (1940), di cui vi è anche una versione cinematografica .
    Cito qui questa Opera letteraria italiana per alcuni punti di contatto con l’Opera cinematografica di Hill ;’ I guerrieri della palude silenziosa ‘ .Punti che risultano singolarmente assonanti se raffrontati in relazione al diverso luogo, anno e impostazione culturale in cui i due lavori sono nati .

    dino buzzati

    dino buzzati

    Lo scrittore Dino BUZZATI .

    Premetto che di certo l’Opera di Hill ‘incomincia’ dove il romanzo di Buzzati ‘termina’ .
    Difatti i militari della fortezza di Buzzati si consumano nell’attesa di un nemico. Ed il capitano Drogo – ormai gravemente ammalato nell’estenuante attesa – non avrà la possibilità di accingersi all’ipotetico scontro .
    Di contro Hill sembra proprio incominciare dall’ ‘incipit’ di questo scontro .

    Sottolineo qui di seguito i punti che credo accomunino a loro modo i due lavori .


    La morte sembra essere l’unica realtà presente . Palese nel film, latente e ‘subodorata’ nel romanzo .


    Il bisogno, comune ad entrambi i protagonisti delle due Opere, di rompere con la monotonia di una vita/lavoro ‘da civili’/da vita quotidiana .
    ( Ricordo che i protagonisti del film fanno parte della così detta ‘Guardia Nazionale’ ; sono cioè borghesi che si dilettano d’armi nel fine settimana dopo aver svolto il loro lavoro durante i giorni feriali ) . Si noti in proposito la scarica di mitra a salve di uno dei protagonisti che ‘dà il via’ al conflitto. Non vi è un motivo preciso se non nel volersi ‘sfogare’ .

    Chi ha visto il film ricorderà la frase :

    :”Civili in pace soldati in guerra, io sono un soldato …’

    Dino Buzzati, in una vecchia intervista, affermò che l’idea del romanzo Gli nacque in ufficio – in redazione – in cui le lunghe, noiose e ripetitive serate sembravano soffocarLo ingoiando la Sua intera esistenza .
    Questa Sua affermazione fu certamente sincera ma vi sono altre ragioni che Lo spinsero a scrivere un romanzo con una trama simile .Ragioni ben più profonde .
    Per intuirle basta far mente locale agli anni in cui Egli si accinse a tale lavoro;gli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale – la grande catastrofe – che peraltro era già scoppiata, ma non ancora in Italia (1940) .
    Egli opera una sorta di ‘TRANSFERT’ . Dall’attesa reale e drammatica dell’estensione del conflitto in italia all’attesa immaginifica e spasmodica del nemico nel romanzo .


    Entrambi gli Autori ambientano l’intera scena nel mondo militare .


    I personaggi dei due mondi – mondi apparentemente differenti – si trovano all’improvviso senza speranza ; assenza questa che palesa loro, per un attimo, un senso nuovo ed inaspettato della vita .


    Il ‘clima’ è in entrambe surreale sottolineando così ogni dettaglio che sembra essere un simbolo di un’ qualcosa .


    Questa sorta di eroismo forzato – di alcuni – è senza scopo ed il nemico resta in gran parte celato, non identificabile .

    Un deserto più dell'animo che reale

    Un deserto più dell’animo che reale

  74. Reservoir dogs / PULP FICTION

    Le IENE – CANI da RAPINA – ( USA 1992 tit. orig.; Reservoir dogs )

    PULP FICTION ( tit.orig. idem USA 1994 ) ,

    due FILM dell’ italo americano Quentin TARANTINO .

    Le IENE - CANI da RAPINA - ( USA 1992 tit. orig.; Reservoir dogs

    Le IENE – CANI da RAPINA – ( USA 1992 tit. orig.; Reservoir dogs

    I protagonisti del primo film con al centro il Regista ; Mr. BROWN .

    L’originalità e l’attualità è stata la chiave del successo di questi due film .
    Il secondo anche se ripercorre i temi e la costruzione narrativa del primo è prodotto di pregio quanto il primo .
    In realtà non si dice niente di nuovo in se.
    Sappiamo tutti il grado di violenza che l’essere umano può raggiungere specie in circostanze estreme .
    L’originalità sta nell’aver saputo cogliere una perfetta sincronia con i tempi in cui lo spettatore vive .
    Sembra dirci ; ‘ la giusta violenza per il tempo che si vive ‘ .
    Tutto il resto sta nell’abilità di narrare ; notevole .
    Le retrospettive – i così detti flashback – sono costruiti ad arte per impedire un minimo momento di calo della tensione narrativa .

    Le IENE - CANI da RAPINA - ( USA 1992 tit. orig.; Reservoir dogs; un carismatico interprete della parte del 'cattivone'.

    Le IENE – CANI da RAPINA – ( USA 1992 tit. orig.; Reservoir dogs; un carismatico interprete della parte del ‘cattivone’.

    Il solito cattivone di turno ; un pò sadico un pò matto ,ma singolarmente simpatico è interpretato da Michael MADSEN . Quello del sound degli anni settanta … .
    ( Scena sempre del primo film ).

    La storia appare compiuta ed in corso allo stesso tempo .Come in un libro giallo inglese la storia emerge lentamente in modo da comporre il quadro d’insieme nel finale in cui il gioco di distruzione reciproca è inesorabile .
    Di violenza ce n’è in abbondanza ma, come in altri film qui trattati ,non è mai prodotta per soddisfare il gusto macabro dello spettatore .

    Nel primo film i personaggi si sono ‘titolati’ con nomi di colore ; litigano pure per chiamarsi Mr. BLACK ed al contrario per non chiamarsi , Mr. PINK .
    Sono tutti vestiti stile Blues Brothers ed hanno un improbabile linguaggio da fumetti .
    ( Immaginativi uno che vi dice :’ …allora non segui la top ten…’ , lo guardereste come un matto o giù di li …) .

    Nel secondo, in cui ricorre l’attore Tim ROTH , si mescolano citazioni bibliche ,peraltro fasulle perchè non corrispondenti al testo sacro ,- almeno nella traduzione in lingua italiana – all’ uso ed abuso di narcotici ed infine a scene di sadismo e contro sadismo .
    L’abilità del regista credo sia stata sopratutto nel gestire l’immagine di più attori famosissimi senza ‘guastare la cucina…’ .
    Le storie in se non sono importanti quanto la ‘MECCANICA della NARRAZIONE’ .
    Vi sono delle citazioni/omaggi ad altri film ;
    in PULP la valigetta tanto contesa sembra essere la citazione della valigetta di un film semi-sconosciuto , ma di un certo pregio , degli anni cinquanta ;

    ‘ UN BACIO ED UNA PISTOLA ,tit. orig.’ Kiss me deadly ‘ USA 1955 Regia di R.ALDRICH .

    UN BACIO ED UNA PISTOLA ,tit. orig.' Kiss me deadly ' USA 1955 Regia di R.ALDRICH

    UN BACIO ED UNA PISTOLA ,tit. orig.’ Kiss me deadly ‘ USA 1955 Regia di R.ALDRICH

    Ralph Meeker il protagonista del vecchio film qui citato .

    Film in cui si recupera il mito del vaso di Pandora…

    Uma THURMAN ne ; Mia in ' Pulp fiction

    Uma THURMAN ne ; Mia in ‘ Pulp fiction

    Uma THURMAN ne ; Mia in ‘ Pulp fiction ‘ .

    Nota ;
    il titolo del secondo sta ad indicare – nel gergo americano – storia truculenta popolare con la ricerca di scene esasperate di sangue… .

    Tim ROTH , l'attore presente in entrambi i film

    Tim ROTH , l’attore presente in entrambi i film

    Tim ROTH , l’attore presente in entrambi i film .

    Nota ;
    come accennato in altri post , ricomprendere certi lavori cinematografici tra le Opere ritenute d’Essai, può in certi casi apparire fatto discutibile. La completezza di un’Opera la si ha, come già detto ,nella concomitanza di contenuto e stile narrativo, con l’originalità stessa .
    Si noterà che questa rara e preziosa combinazione ricorre in pochissimi film – si possono contare forse sulle dita di una mano o poco più, nella intera storia della Cinematografia – .
    Malgrado questo molti film incompleti o del tutto NON originali come la tanto decantata ‘ Corazzata POTEMKIN ‘ (vedi primi post di questa pagina) sono ricompresi ,da buona parte della Critica cinematografica, tra i film d’Essai .
    Questi due film qui trattati, più il vecchio film citato degli anni cinquanta sono per un aspetto ricomprensibili tra i lavori di pregio . Non per ogni loro aspetto dunque, ma pur sempre in quest’ottica parziale apprezzabili .

  75. DUELLO nel PACIFICO

    (Tit.orig. ;’ Hell in the Pacific ‘ , USA 1968 , Regia John BOORMAN ).

    I due SOLI attori e protagonisti ; Lee MARVIN e Toshiro MIFUNE

    I due SOLI attori e protagonisti ; Lee MARVIN e Toshiro MIFUNE

    I due SOLI attori e protagonisti ; Lee MARVIN e Toshiro MIFUNE .

    Altro film d’azione, che fa dunque nel genere da pendant ai precedenti due film nel post qui subito sopra trattati , ma che si differenzia da questi per il contenuto di maggior spessore .

    NOTA .
    La caratteristica che si vuole indicare col termine ‘ contenuto ‘ o similari espressioni del tipo , ‘ con contenuti classici ‘ ‘ profondo ‘ , ‘ non superficiale ‘ etc … si rifà in realtà ad un concetto che li ricomprende tutti e che sta ad indicare la possibilità di trarre da Opere di vario genere – letterarie cinematografiche… – delle considerazioni che non si esauriscono in un discorso semplice univoco ma che generano ulteriori domande . Ed ogni risposta per quanto acuta sia nel delineare la trama e suoi vari aspetti è in parte incompleta .
    In questo senso appaiono chiare nella loro profondità le Opere schakespiriane qui trattate sotto forma cinematografica ; si veda :’ L’ AMLETO ‘ e ‘ L’ OTELLO ‘qui sopra .

    Hell in the Pacific

    Hell in the Pacific

    Il bravo Lee nella parte di un militare americano naufrago su un isola apparentemente deserta…

    Cenno alla storia .
    Ammarato nei pressi di un atollo del Pacifico , tra gli innumerevoli che circondano il mar del Giappone , un soldato americano cerca di campare alla meglio come una sorta di novello Robinson Crusoe .
    Presto si accorgerà di non essere il solo abitante/naufrago sull’isola sperduta …

    Hell in the Pacific;duello nel pacifico

    Hell in the Pacific;duello nel pacifico

    I soliti due .

    Un ritorno forzato alla natura che concentra tutti i pensieri verso la soddisfazione dei bisogni elementari da un lato e, dall’altro la difesa degli stessi con tanto sforzo strappati alla difficile realtà naturale .
    Questo un primo tema da cui deriva – ad es. – l’annullamento di ogni categoria culturale di appartenenza . Chiunque tu sia se vuoi sopravvivere devi partecipare a questa lotta primordiale ; tutto il resto deve essere accantonato .
    Gli egoismi iniziali, dettati principalmente dalla paura della scarsità delle risorse saranno ben presto soppiantati da un’indispensabile alleanza .
    Alleanza finalizzata alla riconquista del Mondo di provenienza attualmente smarrito col naufragio .
    Ma questo traguardo, frutto di questa singolare alleanza, rimetterà al loro posto gli elementi di riferimento per un attimo sull’isola abbandonati . Per cui la rivalità per la sopravvivenza di stampo primordiale si trasformerà nella nuova – preesistente al naufragio – rivalità di lotta in corso tra Mondi differenti che si è concretizzata in un conflitto mondiale .

    Si noti infine il fatto che è, se forse non l’unico , certo uno dei pochissimi film che trattano di un conflitto mondiale senza la presenza stessa di una qualsiasi operazione bellica .
    Niente eroi dalla mira infallibile e mossi da ideali di fedeltà illimitata nella Patria nel bel mezzo di azioni militari etc… . Solo farina e niente crusca !
    Come le uscite del tutto congeniali all’attore americano; dopo essersi liberato da un vero e proprio giogo da soma in cui il giapponese lo aveva relegato, lo impone al giapponese stesso dicendogli :’

    :’ Di che ti lamenti; una volta si vince ed una si perde ! ‘

    Verso la fine del film invece, si ritorna ‘nella Civiltà’ confrontandosi da una parte con ‘Dio’ :’

    :’ come potete voi giapponesi non avere Dio, vivere senza Dio !’

    Ed il giapponese si impunta,infuriandosi su delle fotografie pubblicate su una rivista militare americana, in cui vi sono morti giapponesi…

    Un dettaglio; i due attori per tutto il film si parleranno nelle loro rispettive lingue senza in realtà capirsi se non per i gesti compiuti .Sicché lo spettatore è coinvolto in questa difficoltà linguistica . Ascolta metà dei dialoghi nella propria lingua; quelli di Marvin, per la versione italiana, in lingua italiana, e quelli di Mifune in lingua giapponese .

    Nota per i soliti cinefili incalliti ;
    Boorman nel parlare anni dopo della Regia, di questo singolare film raccontò un episodio accadutogli insieme ad uno dei protagonisti , Lee Marvin .

    ” Stavamo sorvolando con un piccolo aereo da turismo alcuni atolli per la scelta delle riprese … Ad un certo punto il motore dell’aereo incominciò a perdere colpi in modo preoccupante . Io, ed il pilota al mio fianco ci guardammo seriamente preoccupati dato che anche una eventuale manovra di atterraggio non ci era permessa .
    Mi voltai cercando lo sguardo di Lee che sedeva dietro : sorrideva ,per nulla intimorito per ciò che poteva succedere ” .

    Come molti, Lee Marvin non amava la vita e come molti accettava l’esistenza, ‘lo scorrervi dentro’, solo tramite edulcoranti. Per lui l’alcool era il mezzo per alleviare ogni dolore . In altri termini, viveva sotto narcosi.
    ( Nel caso di Marvin, ciò che lo indusse ad una visione pessimistica dell’esistenza, con conseguente dipendenza dall’alcool, pare sia stato il rapporto con la sua prima compagna di vita, che tradì ogni fiducia in lei riposta )

    Questo film credo sia il migliore di questo Regista .

    Sul set col Regista

    Sul set col Regista

  76. BLADE RUNNER

    alias;

    colui che corre sul filo del rasoio.

    Tit.orig. ; idem , USA 1982 regia di Ridley SCOTT .

    Apro con una fotografia che inizia il film e poi si fonde non a caso nel riflesso dell’occhio;

    BLADE RUNNER, colui che corre sul filo del rasoio

    BLADE RUNNER, colui che corre sul filo del rasoio

    Premessa;
    nei film qui subito sopra riportati ( 6 in tutto più un vecchio film degli anni cinquanta ), si è parlato di film definibili come

    ‘film d’azione’/action-packed

    Qui è trattato un film del tutto peculiare;
    non annoverabile tra i film qui sopra citati ne tra quelli di fantascienza ne di altro genere.
    Anche se ‘imperfetto’, per varie ragioni, è assolutamente apprezzabile e non a torto è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo .

    BLADE RUNNER, colui che corre sul filo del rasoio; lo straniamento

    BLADE RUNNER, colui che corre sul filo del rasoio; lo straniamento

    Come ‘Casablanca’ e pochi altri film,
    è un’Opera che è entrata nell’immaginario collettivo .
    Come per il Regista del film ora citato anche Scott,il regista di blade runner, non saprà ripetersi in un’ Opera altrettanto di valore .
    Questo film è ispirato ad un romanzo di P.K. DICK ma è un lavoro a se stante nelle idee elaboratevi .
    In molti film l’elemento fantascientifico, il futuro da creare in toto, è il punto nevralgico di tutta la storia .Spesso non è convincente così da penalizzare il romanzo od il film .
    In quest’Opera questo non avviene anche perchè non è fantascientifico più di tanto ; i sentimenti presentati come un traguardo da raggiungere od un ‘qualcosa da riscoprire sono poi l’elemento più convincente del film stesso. E questi vanno al di là di qualsiasi Epoca .
    Vi ricordate la frase : ”

    :”… QUI C’E’ UNA BELLA SOLITUDINE…” ?

    Perchè in fondo è questo il vero tema che anima tutti i suoi personaggi, unito alle domande di sempre :’ DA DOVE VENGO, DOVE SONO, DOVE VADO…” . Ovvero ‘ LA VITA ‘ .
    Mi ricorda una frase/dei versi di E. MONTALE :’

    :’ Le metropoli sono degli alveari abitate da milioni di eremiti ‘ .

    La risposta a tutto questo sconforto dell’animo finisce poi per essere una sola ; il rispetto della vita stessa e la sublimazione di tutto nell’amore .

    E’ un film che tratta di Noi tutti con la ‘scusa’ di immaginare un futuro che è già in Noi .

    BLADE RUNNER; un futuro da evitare

    BLADE RUNNER; un futuro da evitare

    Convincenti per una volta ogni tanto gli effetti speciali ,che non sono fini a se stessi e sterili nel descrivere il mondo futuribile .Si noti l’uso costante delle luci così da ottenere un effetto ‘straniante’ .Un pò come quelle luci dei lampioni giallognole e smorte che si vedono lungo le nostre strade .
    Bravi i personaggi sopratutto – a mio avviso – Rutger HAUER ( quello de :” avvampando gli angeli caddero…” e de :” vai in un mondo migliore…’) .
    Harrison FORD, con quelle sue espressioni un pò legnose da attore da film muto, fa la sua parte .

    Nota ;
    esistono due versioni, la seconda circola con la ‘descrizione’ di :’ rimasterizzata’ . In realtà è solo la versione con commento – con voce narrante del protagonista – . Questo per il fatto che molti particolari del film privi di un commento rimangono ad una prima visione in parte oscuri .Nella sua struttura scenica/narrativa quest’Opera non è per nulla perfetta .
    Il finale , con la sequenza della fuga dei due protagonisti , resta visibilmente un finale posticcio da omettere .

    Le musiche non sono per nulla originali ;
    a parte il leitmotiv sono riprese dal film :’ MOMENTI DI GLORIA ‘ ( Chariots of fire ), USA 1981 del Regista H. HUDSON .

    BLADE RUNNER; chi è l'umano e chi il replicante?

    BLADE RUNNER; chi è l’umano e chi il replicante?

    Rutger HAUER di spalle ,con Harrison FORD , alias :‘ IL VECCHIO CACCIATORE CON LA SUA MAGIA…’ .

    ‘ROY’ il replicante (R.Hauer) salverà la vita al suo carnefice…
    L’accecamento ed assassinio del suo ‘artefice’ – il magnate scienziato Tyrell – da parte di ROY ricorda tanto la caduta di Lucifero .

    Notevole la fisicità di ‘Pries’ alias Deryl HANNAH , qui sotto in versione modella/replicante .

    Deryl HANNAH replicante ...ma non troppo

    Deryl HANNAH replicante …ma non troppo

  77. Dopo la parentesi film d’azione/action-packed – qui sopra visti – si torna in europa…

    Il caotico mondo di PEDRO ALMO’DOVAR

    Pedro Almodovar e  Penelope Cruz con l'espressione :" ce l'ho solo io"

    Pedro Almodovar e Penelope Cruz con l’espressione :” ce l’ho solo io”

    Il Regista con l’attrice Penelope Cruz .

    Personalmente ritengo Almodovar il ‘naturale’ continuatore dell’Opera di Bunuel (vedi post qui sopra).
    E credo rappresenti un bell’esempio ( in generale) su come continuare un lavoro iniziato – in Spagna – da un Maestro primo , ereditandone molte caratteristiche, senza per questo essere pedissequo .E nel contempo saper rielaborare il costrutto di base in chiave moderna,cioè aderente ai tempi in cui si vive .

    Se Bunuel dissacrava ,spesso con scherno, i presunti valori morali della Sua Epoca . Almodòvar ne constata l’assenza.Ne segue una apparente libertà in cui tutto è permesso .Dove ogni punto di riferimento viene meno .
    Sembra di passare – in questo rapporto di filiale Regia – dalla così detta ‘padella nella …’ .
    Le storie di Almodovar sono dunque spesso ‘semplici’ nel senso che parlano di fatti familiari quotidiani anche se funestati da piccole grandi tragedie .
    Ma l’andirivieni dei singoli comportamenti mette in luce un mondo caotico ed indecifrabile .Ogni personaggio non ha sentimenti da dramma schakesperiano e neanche il comune ‘buon senso’ dell’agire . Ognuno di loro è mosso da esigenze ed istinti che lo portano di qua e di là senza meta .

    Due film possono mettere in luce quanto sopra detto :

    :’CHE HO FATTO IO PER MERITARE QUESTO !?’
    (tit. orig ; ‘ Què he hecho yo para merecer esto! ‘ Spagna 1984 ).

    almodovar1
    Una scena del film .

    Nel film si narrano
    le vicende familiari di assoluta normalità in un mondo del tutto anormale . Un mondo in cui eventi come un omicidio in famiglia , relazioni extra coniugali, ‘affidamento sessuale’ di un figlio ‘naturalmente omosessuale’… sono del tutto ‘normali’, indecifrabili moralmente,ne da sottomettere ad un esame etico.

    Tutto passa attraverso il filtro di una indefinibile controllata lacrimosa indifferenza .

    Il secondo film :’

    :’ LEGAMI ! ‘
    (tit. orig. ;’ Atame ! ‘ Spagna 1990 ) .

    Banderas con Victoria Abril ne :"atame" "legami"

    Banderas con Victoria Abril ne :”atame” “legami”

    Banderas con Victoria Abril nel film :’ Legami ! ‘

    Passando dal manicomio – dove era assai amato da tutto il personale femminile – al set cinematografico alla ricerca di una ex amante/porno star, il protagonista mostra involontariamente il vero volto di una realtà da manicomio.

    Attraverso il lavoro di questo Regista si possono fare molti paralleli con altri lavori svolti in differenti mondi culturali/artistici, poiché inevitabilmente si converge verso una comune critica anche se per strade e con sfumature differenti .
    Si pensi in proposito ad un quadro dechirichiano in cui viene ritratto un busto classico greco che indossa un paio di occhiali da sole .
    Inutile ogni interpretazione se non quella di rilevare le contraddizioni presenti nella Nostra realtà senza confini . I due elementi accostati , busto greco/occhiali da sole,non dicono nulla in se.Evidenziano il prodotto ultimo di una società tanto tesa al razionale da essere artefice di un mondo irrazionale .

    Nota finale;
    non tutti i film di Almodòvar sono ‘riusciti a pieno’ .Alcuni lasciano decisamente a desiderare. I due film qui sopra riportati credo siano una bella riuscita del lavoro di questo Regista .
    Si noti comunque che nei due film qui sopra citati il finale è di un ritorno ad una ‘normalità’ a fatica conquistata .
    Il mio personale parere su questo tipo di ‘ fine storia’ è pari a quella sul ‘fine storia’ in alcuni film di BUNUEL ; dalla produzione o dalla Regia Gli era imposta.
    Nel caso di ALMO’DOVAR posso ipotizzare che la produzione – per motivi di ‘botteghino’ gliele abbia suggerite/imposte .

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