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Articoli con tag ‘Alvaro Siza’

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

Porto – Portugal – In and around (II) [A bit of architecture]

alias,

come un universo culturale può essere stravolto da un sistema burocratico

( II° parte )

Vanity, vanity, all is vanity         (Ecclesiastes - Old          Testament Bible)         Praça do Infante            Dom Henrique                  Porto.

Vanity, vanity, all is vanity
(Ecclesiastes – Old
Testament Bible)
Praça do Infante
Dom Henrique
Porto.

( I° Dicembre 2016. Ai giorni nostri la vanità è detta ‘selfie’
Se… riprese ‘al naturale’, sono fantastiche nella loro spontaneità! )

A bit of architecture ;

Leça da Palmeira, Matosinhos Distrito do Porto;

°casa de Chà,

by Architetto Fernando Tàvora e Alvaro Siza

°chiesa francescana

°Piscinas de Marés de Leça da Palmeira

by Alvaro Siza

Una decina di chilometri a nord della città di Porto,
subito dopo la piccola cittadina di Matosinhos (città natale di Alvaro Siza),
vi è la località balneare di ‘ Leça da Palmeira ‘. Complesso residenziale nato ex novo da un territorio originariamente , urbanisticamente vergine o quasi.
Qui l’architetto portoghese Alvaro Siza ha costruito negli anni sessanta il suo primo lavoro ; le ‘ Piscinas de Marés de Leça da Palmeira ‘.
Se si valuta a distanza di anni tale lavoro non se ne può non apprezzare la lungimiranza architettonica, lungimiranza che possiamo riassumere nei seguenti punti,

°
in un mondo che allora si delineava anche in architettura nella spettacolarità, Siza ebbe invece il giusto approccio nell’andare contro tendenza. Le piscine da lui progettate infatti erano delineate non nel far bella mostra di se in ‘contrapposizione’ alle acque dell’Atlantico ma a uniformarsi con quelle. L’intervento architettonico fu quello di completare – con discrezione / in simbiosi col paesaggio – , ciò che madre natura aveva già parzialmente creato.

°
La ‘casa de Chà’, progettata da Fernando Tàvora (di cui Siza fu allievo) e ristrutturata da Alvaro Siza su uno sperone di rocce marine fa da completamento litoraneo alle piscine con la stessa matrice ‘discreta’ paesaggistica.

Qualche fotografia;

Leca da Palmeira casa de-cha e chiesa francescana. In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento; Antonio Pereira Nobre (monumento sempre di Alvaro Siza)

Leca da Palmeira casa de-cha
e
chiesa francescana.
In primo piano figure che commemorano un poeta portoghese dei primi del novecento;
Antonio Pereira Nobre
(monumento sempre di Alvaro Siza)

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

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Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

 'Paz e Bem' / Pace e bene secondo regola di San Francesco!

‘Paz e Bem’ / Pace e bene
secondo regola di San Francesco!

vedi didascalia qui sopra

vedi didascalia qui sopra

Leça da Palmeira ,Porto     chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto
chiesa francescana

Leça da Palmeira ,Porto     casa de cha /casa da the Ora sede di un ristorante stellato ( 1 - una stella Michelin ) gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :' BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

Leça da Palmeira ,Porto
casa de cha /casa da the
Ora sede di un ristorante stellato ( 1 – una stella Michelin )
gestito da Rui Paula ( che ha titolato il ristorante :’ BOA NOVA /BUONA NOTIZIA )

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 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

 Leça da Palmeira    Matosinhos Distrito do Porto  Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

Leça da Palmeira
Matosinhos Distrito do Porto
Le abitazioni di fronte alla piscina di Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza c

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza c

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza c

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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Piscinas de Marés de Leça da Palmeira  Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

Piscinas de Marés de Leça da Palmeira Matosinhos Distrito do Porto by Alvaro Siza

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We chat about modern architecture! (3)

(…segue)

We chat about modern architecture ! (3)

alias;

IL CÀOS DELL’ARTE OCCIDENTALE DEL XX e XXI SECOLO…

…in architettura.

III° ed ultima parte.

Concludo con delle immagini che si rifanno alle ultime del precedente post ; ‘ We chat about modern architecture!(2)’,
e qualche ultima considerazione d’insieme.

Architettura italiana ; la linea bianca orizzontale che taglia la fotografia in due parti, mette in evidenza un interessante particolare; al di sotto di tale linea vi sono le vecchie case di pescatori - o che lo sono state - nate senza pretese architettoniche ma di certo in armonia funzionale col paesaggio .E ciò lo si vede e lo si apprezza perché col paesaggio formano un tutto armonico. Al di sopra della linea bianca vi sono le case costruite quando il mondo dei piccoli pescatori, che potremmo definire rurale, era ormai scomparso. Al suo posto nascono esigenze anche abitative ma anche di piccola speculazione edilizia 'investimento nel mattone', che generano delle abitazioni che sono palesemente  distoniche col paesaggio , peraltro di rara armoniosità.

Architettura italiana ;
la linea bianca orizzontale che taglia la fotografia in due parti, mette in evidenza un interessante particolare;
al di sotto di tale linea vi sono le vecchie case di pescatori – o che lo sono state – nate senza pretese architettoniche ma di certo in armonia funzionale col paesaggio .E ciò lo si vede e lo si apprezza perché col paesaggio formano un tutto armonico.
Al di sopra della linea bianca vi sono le case costruite quando il mondo dei piccoli pescatori, che potremmo definire rurale, era ormai scomparso. Al suo posto nascono esigenze anche abitative ma anche di piccola speculazione edilizia ‘investimento nel mattone’, che generano delle abitazioni che sono palesemente distoniche col paesaggio , peraltro di rara armoniosità.

Architettura italiana; vedi al commento ,nella fotografia qui sopra.

Architettura italiana;
vedi al commento ,nella fotografia qui sopra.

Architettura italiana; ancora vecchie case di pescatori tutt'altro che di grande pregio stilistico, ma in armonia col paesaggio straordinario.

Architettura italiana;
ancora vecchie case di pescatori tutt’altro che di grande pregio stilistico, ma in armonia col paesaggio straordinario.

Architettura italiana; come sopra commento.

Architettura italiana;
come sopra commento.

Architettura italiana; particolare delle vecchie case di pescatori; basterebbero poche stuccature per dare nuova patina lucente impeccabile a ciò che è nato col tempo in armonia col paesaggio.

Architettura italiana;
particolare delle vecchie case di pescatori;
basterebbero poche stuccature per dare nuova patina lucente impeccabile a ciò che è nato col tempo in armonia col paesaggio.

Architettura italiana; come nella prima fotografia , qui un riquadro bianco indica un insieme di edifici distonici col paesaggio, nati per speculazione edilizia e non come le vecchie case prima viste

Architettura italiana;
come nella prima fotografia , qui un riquadro bianco indica un insieme di edifici distonici col paesaggio, nati per speculazione edilizia e non come le vecchie case prima viste

Architettura italiana ; visione notturna  dell'insieme

Architettura italiana ;
visione notturna dell’insieme

A riprova di quanto ora qui sostenuto si osservi questa immagine di una piccola località – anche questa turistica – di un paesino austriaco, Hallstatt ,sull’omonimo lago;

Hallstatt österreich, (immagine wind.)

Hallstatt österreich,
(immagine wind.)

Piccole chicche che hanno saputo tenersi quei Paesi non facenti parte della così detta ‘fascia dell’olivo’..!

Un’architettura,
ma questo vale in genere per il mondo dell’arte sopratutto contemporanea o recente,
non è tale solo se creata da grandi demiurghi, paladini ed artefici del bello. Detentori degli arcani canoni di bellezza ( rapporto aureo, modulor…).
Premi internazionali, premio Pritzker in testa , incarichi di rilievo, cattedre di prestigio etc… non sono la prova della bontà della loro ricerca estetica. Lo sono semmai del loro impegno ed intraprendenza personale.
Il loro successo è indice di adesione ad un Sistema di cui sono servitori e padroni nel contempo.
Certo alle volte raggiungono – ma questo è inevitabile – realmente dei risultati di pregio estetico, ma inquadrando questi pochi lavori di vero spessore in un’ottica, analizzata nei tre post qui pubblicati sull’architettura ,se ne ravvede il limite o magari, in pochi casi, il raro valore.
La prova del tempo ce ne dà certo risposta.
Oggi possiamo definire molti di quei lavori, come ‘neo manierismo’ architettonico . Ma nulla più .
E come il manierismo tardo rinascimentale, fu espressione di un’epoca al tramonto, l’attuale manierismo nell’arte è pari simbolo del tramonto di un’altra epoca.

Con queste Opere architettoniche attuali,

a differenza degli sforzi certo in buona fede di un Mies van der Rohe, di un Wright o di Le Corbusier, di cui si sono in parte visti i limiti,

si ottiene un’architettura che:

°
guarda se stessa in un’ottica del ‘giorno per giorno’,‘invenzione balzana dall’oggi al domani’ ormai priva di progettualità collettiva se pur globalizzata nel suo agire.

°
Fa coincidere la struttura con se stessa. Il che non sarebbe poi tanto criticabile se andasse poi oltre nella ricerca estetica.
Finisce invece poi – e qui il risultato non accettabile – di far tutt’uno tra Idee, Ideologie ( seppur latenti ancora presenti ), tecnica e metodo.

°
Dà libertà assoluta ad un architetto, che dà libero sfogo alle proprie fantasie come sopra visto ;
‘i pesci’ di Goldberg alias Frank O. Gehry,
‘i grandi rettili preistorici ( dinosauri…)’ di Santiago Calatrava
‘il serpentone’ di Daniel Libeskind e ancora
‘la spirale’ alias ‘la chiocciola’ sempre di Daniel Libeskind per l’expo 2015,
‘gli scarabei’ alias il Parco della Musica ,Auditorium di Roma, di Renzo Piano (2002)…

 

 

Tutto questo in definitiva
porta ad una esclusione di vera intuizione, vera finalità, vera progettualità.
Egli è divenuto soltanto un conoscitore, assai abile, ma solo in questo, del comportamento dei materiali, del loro limite, del loro utilizzo al meglio e della loro resa spettacolare.
Cioè da artista egli è tornato artigiano‘artiere’ come si diceva una volta – un abile artigiano tecnologizzato, ma artigiano in cui la manualità ( ormai digitalizzata ) prevale sul lavoro intellettuale.
Tutto questo sembra farci dunque ritornare ai tempi prima dei lumi, in cui presupposti di pura natura metafisica, ma pensati come fondamenti certi, definivano la realtà naturale . Ai tempi prima del Rinascimento…

E da quei tempi prima dei lumi, nascevano creature bizzarre, credute reali !

————–

Aggiungo solo un paio di fotografie;

 Vi è più architettura , nel senso sopra indicato,in questo cubo adibito a fienile,   - cubo che per il cromatismo della facciata ricorda tanto  un cremino al cioccolato - , che in molta dell'architettura nei tre post ,visitata. E questo per il semplice fatto che nasce dal territorio e si integra con questo per origine e funzione.

Vi è più architettura , nel senso sopra indicato,in questo cubo adibito a fienile,
– cubo che per il cromatismo della facciata ricorda tanto un cremino al cioccolato – ,
che in molta dell’architettura nei tre post ,visitata.
E questo per il semplice fatto che nasce dal territorio e si integra con questo per origine e funzione.

ed anche ;

 Al pari , vi è molta più fantasia e linearità logica, architettonica in queste semplici concrezioni del mondo minerale... E' per questo che affascina, stupisce, senza sconcertare...

Al pari ,
vi è molta più fantasia e linearità logica, architettonica in queste semplici concrezioni del mondo minerale…
E’ per questo che affascina, stupisce, senza sconcertare…

We chat about modern architecture! (2)

(…segue)

We chat about modern architecture ! (2)

alias;

IL CÀOS DELL’ARTE OCCIDENTALE DEL XX e XXI SECOLO…

…in architettura.

II° parte.

Brasilia; citta ex novo del 1960  secondo Oscar Niemeyer e  Lúcio Costa ( urbanista )... vedi alla nota; (**)

Brasilia; citta ex novo del 1960
secondo Oscar Niemeyer e Lúcio Costa ( urbanista )…
vedi alla nota; (**)

vedi alla nota; (**)

Progetto del 1922 di   Le Corbusier di una città nuova ; si confronti questo progetto del 1922 con quello realizzato da Oscar Niemeyer e Lucio Costa nel 1960 costruendo, ex novo, la città capitale di Brasilia ! Sorprendenti affinità benché si sia lontani nel tempo e nello spazio.

Progetto del 1922 di Le Corbusier di una città nuova ;
si confronti questo progetto del 1922 con quello realizzato da Oscar Niemeyer e Lucio Costa nel 1960 costruendo, ex novo, la città capitale di Brasilia !
Sorprendenti affinità benché si sia lontani nel tempo e nello spazio.

Progetto del 1922 di Le Corbusier  di una città nuova ; vedi quanto nella nota in didascalia qui sopra.

Progetto del 1922 di Le Corbusier di una città nuova ;
vedi quanto nella nota in didascalia qui sopra.

Aggiungo oltre quanto ai due link del post che precede quanto già postato in altro post (sulle cantine firmate da archistar…) ;

————-
Nota di ordine generale ;
dopo,e solo dopo,
aver letto quanto pubblicato nei vari post sulle Cantine toscane
( Petra di Suvereto, Rocca di Frassinello e Cantina Antinori nel Chianti classico ) ,
si potrà ben capire quanto viene espresso in questa nota qui di seguito,che ha certo una valenza di valore generale,pur prendendo spunto da queste specifiche realtà locali.
Due elementi vengono qui di seguito rilevati.
__°
Il primo è di ordine architettonico,
e premetto a ciò due vecchi Pensieri d’altri tempi ;

Ludwig Mies van der Rohe :’ :’ la forma non è il fine del nostro lavoro,bensì il risultato ‘.

Ludwig Mies van der Rohe :’
:’ la forma non è il fine del nostro lavoro,bensì il risultato ‘.

Pier Luigi Nervi :’ :’ Un progettista deve avere la mente sgombra, libera, non deve voler raggiungere già dei risultati. Non deve proporsi di sentire ; se sentirà, sentirà spontaneamente ‘.

Pier Luigi Nervi :’
:’ Un progettista deve avere la mente sgombra, libera, non deve voler raggiungere già dei risultati.
Non deve proporsi di sentire ;
se sentirà, sentirà spontaneamente ‘.

Appare evidente,
,
se si dà un’occhiata ai lavori – per costruzioni pubbliche o private – alle strutture realizzate dalla metà ,grosso modo, della seconda parte del secolo scorso,
,
che il principio espresso – lo stesso seppur in modo differente – dai due architetti qui sopra non solo non è stato seguito ma rovesciato nella sua struttura logica .
O i due architetti qui sopra sono stati cattivi profeti, o intuirono con buon anticipo, la strada che il mondo dell’architettura stava intraprendendo.
E tentarono dunque di porvi rimedio avvertendo per tempo .
Non credo sia un caso che i due architetti,
di cui sopra espresso un Loro Pensiero ,del tutto coincidente,
ebbero come ‘comune sentire’ l’incontro il primo con Romano Guardini e l’altro con Giovanni Montini (alias Paolo VI).
E questo va inteso non tanto come una sorta di avvertimento da/per bigotto pretaiolo, ma come un sentire da parte di una Istituzione che venendo da secoli di storia ha in se la capacità di discernere ciò che appare e solo appare con ciò che è vero, reale .
__°
Il secondo elemento è di ordine economico-sociale .
Anche qui premetto due Pensieri; il primo di un vecchio architetto americano, il secondo di un architetto olandese contemporaneo .

Frank Lloyd Wright :’ :’ E’ decisamente impossibile considerare l’edificio come un elemento e, il suo arredamento come un altro. Sono entrambi semplici dettagli strutturali della sua natura e completezza ‘ .

Frank Lloyd Wright :’
:’ E’ decisamente impossibile considerare l’edificio come un elemento e, il suo arredamento come un altro.
Sono entrambi semplici dettagli strutturali della sua natura e completezza ‘ .

Rem Koolhaas :’ :’ Non è possibile vivere in quest’epoca se non si possiede la consapevolezza delle sue tante forze contraddittorie ‘ .

Rem Koolhaas :’
:’ Non è possibile vivere in quest’epoca se non si possiede la consapevolezza delle sue tante forze contraddittorie ‘ .

————-

USA/Europa/Italia…

Dal dopo guerra in poi
il vecchio Continente europeo si è progressivamente uniformato a quello americano (USA) .
Fondendo il know-how americano con il mondo europeo ( storia, territorio, tradizioni etc…) è stato possibile – tra gli innumerevoli progetti – realizzare le Cantine di cui sopra.
Tuttavia la distonia si sente, per quanto la si cerchi di nascondere ;

;difatti il concetto di costruzione americano è ben diverso da quello europeo.

La costruzione in Europa è di ordine prettamente utilitarista,
si bada all’economia su ogni elemento dell’edificio fin nei minimi particolari .
In quanto non solo le classi meno abbienti hanno difficoltà a procurarsi case e servizi di qualità, ma sopratutto le classi più abbienti vedono nell’edificio solo un elemento come tanti altri di speculazione reddituale .

In america (USA), al contrario la costruzione è , e può permettersi di esserlo, ricerca senza limiti di spesa.

Non è ‘spreco’ , come verrebbe inteso ciò in Europa,
ma realizzazione ,grazie ai mezzi finanziari disponibili ben maggiori di quelli in Europa, di una idea nella sua pienezza .
Con le Cantine toscane sopra viste sembra di essere incappati in una contraddizione. Ed in effetti è così .
Vi è una ricerca nelle soluzioni architettoniche di ‘tipo americana’ ovvero si cerca la spettacolarità ( più che vera ricerca di avanguardia ) e questo per le ragioni già dette nei post su queste Cantine .
Tuttavia sono pur sempre realizzate nel vecchio Continente europeo e da europei , ed allora salta fuori
sia la contraddizione con gli edifici circostanti, infrastrutture comprese,
sia, sopratutto,
con i loro Patrons, i proprietari,
che hanno dovuto, ma non realmente voluto , realizzarle per ‘scopi di facciata’, pubblicitari .
E quindi si nota ,come sopra indicato, l’atteggiamento micragnoso che pervade i loro artefici/Patrons che sono espressione di quella vecchia stanca bourgeoisie che è agli antipodi come mentalità e comportamento dell’universo americano imprenditoriale,in cui l’imprenditore è tale ma di certo non un bourgeois .
Ecco allora spiegata una frase che ci appariva un pò tronfia, ma che alla luce di quanto visto non lo era affatto;
Nel Suo film del 1941 – ‘Quarto potere’ ( Citizen Kane ) –
Orson Welles fa dire ,al Suo personaggio da Lui stesso interpretato , in risposta alla domanda :‘se in Europa aveva trovato un mondo di affari’ :’

:’ Affari ? In Europa ? In Europa non ho visto affari !

Nota;
(**)

Brasilia, città capitale nata come una sòrta di fungo, dall’oggi al domani, cioè ex novo, ha certo rappresentato una straordinaria occasione per urbanisti ed architetti di tutto il mondo di cimentarsi appieno con un intero mondo urbanistico – architettonico, da realizzare.
Occasioni così ne capitano poche nella vita lavorativa di un architetto.
E molte Opere li realizzate sono certo di pregio evidente stilistico.
E’ il risultato nel suo insieme che lascia attonito il visitatore, turista o uomo d’affari che sia, nell’accedere a questa modello di città del vuoto .
Dalla combinazione di capitali a iosa, architetti di prim’ordine, volontà politica, aree e paesaggio senza limiti, da tutto questo cosa ne è sortito fuori ?

Una città;

°
non percorribile a piedi,
°
con un effetto sull’uomo stile Opere pittoriche di William Turner.
°
Non creata dalle esigenze economiche sociali e politiche nel tempo , ma di punto in bianco su piani prestabiliti così a ricordarci i famosi ‘piani quinquennali’ sovietici in cui tutto era stabilito a tavolino e in un modo o nell’altro doveva poi funzionare. E poi non funzionava nulla o poco !
°
Città fantasma nel fine settimana ( assai lungo per i brasiliani ), poiché si priva dei suoi abitanti residenti, che fanno vita sociale in altra città ( San Paolo ) anche se lontana , raggiungibile comodamente solo in aereo.
°
E, si noti , la vera Brasilia pur tuttavia esiste come città senza i punti dolenti ora espressi; ed è quella nata nei sobborghi ,assai umili, della patinata ed algida gemella di Brasilia stessa ! Incredibile ma vero !

La Brasilia, di cui sopra fotografia

doveva forse soppiantare validamente – nelle intenzioni dei Suoi progettisti – la città per eccellenza, capitale mondiale, e novella Roma antica …?

New York

New York ; la novella Roma antica. Espressione, come la Roma di allora, di tutti i mali e nel contempo traguardo di ogni desiderio impossibile da realizzare in qualsiasi altra città...

New York ;
la novella Roma antica.
Espressione, come la Roma di allora, di tutti i mali e nel contempo traguardo di ogni desiderio impossibile da realizzare in qualsiasi altra città…

———– fine nota .

E… a livello cellulare, architettonicamente parlando ,
le seguenti costruzioni dovevano forse opporsi al caos dei formicai cittadini…?

 L' unité d'habitation de Marseille di Le Corbusier ; a misura d'uomo secondo Suoi calcoli...

L’ unité d’habitation de Marseille di Le Corbusier ;
a misura d’uomo secondo Suoi calcoli…

Thomas Gerrit Rietveld;  casa Schröder 1924 Utrecht Olanda Interessante costruzione senza piani/muri perimetrali in cui anche la tinteggiatura svolge il ruolo di sfalzare ogni possibile piano murale perimetrale.

Thomas Gerrit Rietveld;
casa Schröder 1924 Utrecht Olanda
Interessante costruzione senza piani/muri perimetrali in cui anche la tinteggiatura svolge il ruolo di sfalzare ogni possibile piano murale perimetrale.

Villa Savoye di Le Corbusier. Poissy 1931 cfr con l'immagine qui subito sopra

Villa Savoye di Le Corbusier.
Poissy 1931
cfr con l’immagine qui subito sopra

Anche questa abitazione-villa di Le Corbusier, villa Savoye ,
come quella sopra vista, casa Schröder di Gerrit Rietveld ,
non presenta coincidenza tra pareti perimetrali ed interni, ma raggiunge lo scopo
– quello sostanziale di superare il modello obsoleto rappresentato dalla

/casa scatola/

attraverso differenti soluzioni architettoniche.
Anche Wright, negli USA , otterrà lo stesso risultato con uno stile tutto Suo .
.
.

Villa bianca di Le Corbusier ,Svizzera. Lavorando su una struttura classica, destinata ai genitori, le Corbusier dà sicuramente prova, non resa del tutto in questa fotografia frammentaria, delle proprie capacità di 'finisseur' di fine decoratore un pò alla 'Benozzo Gozzoli' .

Villa bianca di Le Corbusier ,Svizzera.
Lavorando su una struttura classica, destinata ai genitori, le Corbusier dà sicuramente prova, non resa del tutto in questa fotografia frammentaria, delle proprie capacità di ‘finisseur’ di fine decoratore un pò alla ‘Benozzo Gozzoli’ .

Willem Dudok, Scuola Minchelers a Hilversum Olanda 1925. Il miglior continuatore/interprete di Frank Lloyd Wright   in Europa. Opere, sia quelle del Maestro Wright che dei Suoi accoliti che non possono che affascinare, poiché rendono sicuramente omaggio all'architettura come arte e non pura soluzione prosaica abitativa. Ma di difficile se non impossibile realizzazione su vasta scala.

Willem Dudok, Scuola Minchelers a Hilversum Olanda 1925.
Il miglior continuatore/interprete di Frank Lloyd Wright in Europa.
Opere, sia quelle del Maestro Wright che dei Suoi accoliti che non possono che affascinare, poiché rendono sicuramente omaggio all’architettura come arte e non pura soluzione prosaica abitativa.
Ma di difficile se non impossibile realizzazione su vasta scala.

[ Come si percepisce, in questa Opera di Dudok , tutto il retaggio culturale olandese,sopratutto pittorico, di un Vermeer o di un Rembrandt; quella sorta di magica staticità sospesa nel tempo. ]

Tutto ciò che ora si è visto,
e molto altro ancora qui non pubblicato, rappresenta certo nel corso di circa un secolo il meglio della produzione architettonica mondiale.(/)

Nota(/),

(/) A livello italiano

figure come Pier Luigi Nervi, o Aldo Rossi faranno Opere che nulla hanno da invidiare a quelle dei loro colleghi europei o d’oltre Oceano.
Ma, si noti,
non potranno produrre nulla di veramente importante,
di veramente saliente nella storia dell’architettura ,
a livello di abitazioni singole, ville o dimore più modeste come quella vista qui sopra dell’olandese Thomas Gerrit Rietveld.
E questo per quanto già detto qui sopra ( USA/Europa/Italia… ) sull’atteggiamento – diciamo arretrato – del piccolo gretto mondo della “bourgeoisie” italiana ancora ferma alla casetta a falda di mamma e papà… Vorrei stenderci sopra un velo pietoso. Ma occorre andare fino in fondo;

ecco un bell’ (brutto) esempio ,dell’universo italiano architettonico, a livello di singola dimora ;

‘la casa scatola’, di cui sopra fatto cenno.

casetta a falda orgoglio italiano. Si noti che come la casa qui sopra vista  dell'architetto  Thomas Gerrit Rietveld; casa Schröder 1924 Utrecht Olanda, è posta a ridosso di un altro edificio, e come quella olandese ha poco spazio in cui svilupparsi e non hanno certo pretese di lusso, di villa. Ma quella olandese, benché abbia ormai più di 90 anni di vita ci appare ancora piacevolmente moderna, attuale e piena di fascino estetico. Quella italiana benché appena conclusa manifesta tutta la mediocrità mentale l'assenza del pur minimo gusto estetico. E non è certo una questione di budget a fare la differenza tra le due ma un insanabile solco culturale.

casetta a falda orgoglio italiano.
Si noti che questa casetta italiana a falda,come la casa qui sopra vista
dell’architetto Thomas Gerrit Rietveld;
casa Schröder 1924 Utrecht Olanda,
è posta a ridosso di un altro edificio, e come quella olandese ha poco spazio in cui svilupparsi ed entrambe non hanno certo pretese di lusso, di villa.
Ma quella olandese, benché abbia ormai più di 90 anni di vita ci appare ancora piacevolmente moderna, attuale e piena di fascino estetico.
Quella italiana benché appena conclusa manifesta tutta la mediocrità mentale l’assenza del pur minimo gusto estetico.
E non è certo una questione di budget a fare la differenza tra le due ma un insanabile solco culturale.

Ed ancora;
si passa ora dalla ‘scatola-cubo’ (due cubi sovrapposti)  ora vista ,                                                        alla ‘scatola-parallelepipedo’ ;

Casa parallelepipedo a falda orgoglio italiano; questa anonima casa pur avendo in origine spazio in cui svilupparsi - a differenza di quella qui sopra ora vista - sortisce l'effetto di ciò che è; un parallelepipedo senza 'ne arte ne parte'. La più pura espressione da bifolco campagnolo. Ed ancora una volta è l'elemento culturale - estetico, architettonico nel caso -  che avrebbe potuto fare la differenza senza differenza di spesa nella costruzione.

Casa parallelepipedo a falda orgoglio italiano;
questa anonima casa pur avendo in origine spazio in cui svilupparsi – a differenza di quella qui sopra ora vista – sortisce l’effetto di ciò che è; un parallelepipedo                                                                                                       ‘senza ne arte ne parte’.
La più pura espressione da bifolco campagnolo.
Ed ancora una volta è l’elemento culturale , estetico-architettonico nel caso , che mancando non ha potuto fare  la differenza.                                   E ciò, senza differenza alcuna di spesa nella costruzione.

 

infine – già che ci siamo – i decori ;

casetta a falda orgoglio italiano;  i decori. Nella regione del cotto per eccellenza ecco il meraviglioso risultato di una ricerca estetica nel decorare le meravigliose strutture perimetrali !

Decori;  orgoglio italiano.

Nella Regione del cotto per eccellenza ecco il meraviglioso risultato di una ricerca estetica nel decorare le meravigliose strutture perimetrali !

Non sono queste costruzioni la rappresentazione – in stile italiano nel caso,trovandoci in Italia – del nuovo mondo concretizzatosi appieno, dopo la seconda Guerra mondiale, e ben rappresentato dalla prima Opera ‘pop’ dell’artista inglese Hamilton?

Richard Hamilton, pop art -icona prima- per la nuova realtà dal  dopo guerra in poi...

Richard Hamilton, pop art -icona prima- per la nuova realtà dal dopo guerra in poi…

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Dopo questa piccola, stucchevole digressione,

torniamo con delle immagini a ciò che pur nella semplicità,
– nella assenza di un retaggio culturale storico, essendo Opere del nuovo Continente –
rappresenta architettura di pregio stilistico.

Frank Lloyd Wright ; casetta da 'pioniere' americano. Ecco il punto di partenza autoctono da cui  Wright dovette partire, volendo fare a meno del mondo europeo al quale i Suoi colleghi   americani e Suoi contemporanei allora guardavano,si ispiravano ( come anche il Suo Maestro Sullivan) .

Frank Lloyd Wright ;
casetta da ‘pioniere’ americano.
Ecco il punto di partenza autoctono da cui Wright dovette partire, volendo fare a meno del mondo europeo al quale i Suoi colleghi americani e Suoi contemporanei allora guardavano,si ispiravano ( come anche il Suo Maestro Sullivan) .

Ed ecco il Mondo a cui  Wright si rivolse per ispirarsi nel creare uno stile architettonico nuovo, americano; il Mondo giapponese di cui intuì il distacco tra storia e dimora, tra vita sociale e vita privata. Fatto che permetteva realtà architettoniche al di là del tempo e del luogo.

Ed ecco il Mondo a cui Wright si rivolse per ispirarsi nel creare uno stile architettonico nuovo, americano;
il Mondo giapponese di cui intuì il distacco tra storia e dimora, tra vita sociale e vita privata.
Fatto che permetteva realtà architettoniche al di là del tempo e del luogo.

Frank Lloyd Wright; il risultato di tale ricerca; le prairie houses (case della prateria, anche se poste in città!) e, non senza fantasia epsressiva, le  usonian house (case americane !)

Frank Lloyd Wright;
il risultato di tale ricerca;
le prairie houses (case della prateria, anche se poste in città!)
e, non senza fantasia espressiva,
le
usonian house (case americane !)

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

Frank Lloyd Wright

In queste case progettate da Wright la qualità stilistica è indubbia, come pure la cura nel dettaglio e nei colori (di pregio la scelta del ‘giallo’ nella casa qui subito sopra ).
Sono sorprendenti ed attuali ancora oggi a distanza di circa un secolo.
E, torno a dirlo, non è solo una questione di budget, ma culturale.

Ed ora un Wright, ‘cittadino metropolitano’.

Una Sua Opera per tutte ;

Frank Lloyd Wright; Guggenheim Museum, New York 1959. Un Wright ormai in disaccordo completo con la linearità scatolare che andava definendo le grandi metropoli americane, e non solo, ebbe con questo museo newyorkese la possibilità di contrapporre la circolarità e una costruzione 'a misura d'uomo'  alla linearità ed altezza stratosferica straniante dei grattacieli predominanti il tessuto urbano.

Frank Lloyd Wright;
Guggenheim Museum, New York 1959.
Un Wright ormai in disaccordo completo con la linearità scatolare che andava definendo le grandi metropoli americane, e non solo,
ebbe con questo museo newyorkese la possibilità di contrapporre la circolarità e una costruzione ‘a misura d’uomo’
alla linearità ed altezza stratosferica straniante dei grattacieli predominanti il tessuto urbano.

———————— ;

Frank Lloyd Wright nel 1959

Frank Lloyd Wright nel 1959

E, ancor prima , nel 1939

– si noti allo scoppio ,non per pura coincidenza, del secondo grande conflitto mondiale –

un simbolico straniamento totale da una Collettività mondiale ormai irragionevole su tutti i fronti;

Frank Lloyd Wright; un simbolico eremo del 1939, non a caso costruito allo scoppio del secondo grande conflitto...

Frank Lloyd Wright;
un simbolico eremo del 1939, non a caso costruito allo scoppio del secondo grande conflitto…

Frank Lloyd Wright; un simbolico eremo del 1939, non a caso costruito allo scoppio del secondo grande conflitto...

Frank Lloyd Wright;
un simbolico eremo del 1939, non a caso costruito allo scoppio del secondo grande conflitto…

 

Frank Lloyd Wright;
un simbolico eremo del 1939, non a caso costruito allo scoppio del secondo grande conflitto…

Se si confronta  la simbolica scelta di Wright del 1939

– un simbolico isolamento / straniamento personale da una Società mondiale impazzita in una lotta per Wright senza senso alcuno –

con quella di Kichizo Sadhè ne :’ Ai no Korida’ ( l’Impero dei sensi) ‘ storia reale del 1939 narrata cinematograficamente dal regista giapponese  Nagisa Oshima, se ne nota una sorta di singolare affinità nell’isolamento in una personale vita eremitica.

Isolamento già peraltro iniziato tempo prima del 1939,

in Italia a Fiesole (Firenze) ,nel 1909 per un anno circa,

dove  Wright si rifugerà in cerca di tranquillità abbandonando moglie e figli per convivere con la moglie di un suo committente preparando una esposizione internazionale a Berlino del 1910.

E finendo poi per creare  Taliesin West, presso Scottsdale   ( Arizona , USA ) sorta di eremo scuola nel bel mezzo del deserto,in netta contrapposizione con il caos fallimentare delle grandi metropoli…

Cfr;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2014/11/03/la-saga-continua/?preview_id=3713&preview_nonce=b78903da37&post_format=standard&preview=true

e

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/quattro-chiacchiere-sul-cinema-d-essai-e-sul-suo-scomodo-valore/#comment-1107

 

————–

Dispiace aver notato per l’Italia architettonica, a livello di residenze private ,
quanto sopra.
E dispiace ancor di più che ciò riguardi non solo un mondo agricolo, lontano dalle esperienze culturali,
ma anche quello che dovrebbe rappresentare una certa vitalità intellettuale.
E’ come se , dopo aver tanto visto, studiato, appreso ed apprezzato, coloro che dovrebbero rappresentare il nostro universo culturale italiano,e concretizzarlo anche in una struttura abitativa
( abitazione che, come affermava Wright, ‘riflette la personalità di chi la abita’ )
buttassero via tutto quanto nel momento in cui fanno ritorno ‘a casa’ ! Buffo, vero ?

( continua… III° parte )

We chat about modern architecture!

We chat about modern architecture !

alias;

IL CÀOS DELL’ARTE OCCIDENTALE DEL XX e XXI SECOLO…

…in architettura.

I° parte.

Nuno Leonidas architect . Praça Duque de Saldanha.   Evolution hotel Lisboa ,Lisbon .

Nuno Leonidas architect .
Praça Duque de Saldanha.
Evolution hotel Lisboa ,Lisbon .

N. Leonidas rovescia forse qui, in questa singolare costruzione , le versioni de ‘ il pensatore ‘ ? Confronta con la seguente fotografia;

“La Pensée” di Auguste Rodin,

N. Leonidas rovescia forse qui, in questa singolare costruzione , le versioni de ' il pensatore ' ? Confronta con la seguente fotografia; "La Pensée" di Auguste Rodin,

N. Leonidas rovescia forse qui, in questa singolare costruzione , le versioni de ‘ il pensatore ‘ ? Confronta con la seguente fotografia;
“La Pensée” di Auguste Rodin,

Non più , per Leonidas , un soggetto pensante sull’oggetto , ma l’inverso ?!

I piani sfalsati dell’edificio,
su linea curva sul fronte, con grandi vetrate e inserti colorati, cercano un effetto plastico,peraltro riuscito.
Vedi meglio in questa seconda fotografia;

Nuno Leonidas architect Praça Duque de Saldanha Lisbon

Nuno Leonidas architect Praça Duque de Saldanha Lisbon

La modularità dei piani, ricorda peraltro l’effetto scatolare che troviamo nelle costruzioni sovietiche;
da incubo,quest’ultime. Come tanti container, ovvero unità modulari di trasporto, adibiti ad abitazioni; totale straniamento, totale perdita di individualità, soggettività annullata. Come dicevo, da incubo! .

realtà sovietica nascosta; provate a cercare immagini simili visitando virtualmente   ( attraverso ' google map' , ad esempio ) , un qualsiasi Paese ex CCCP; l'incubo sta nel nascondere la realtà predominante! Comprensibile dignità? O... verità storica oggettiva da tutti nascosta...

realtà sovietica nascosta;
provate a cercare immagini simili visitando virtualmente ( attraverso ‘ google map’ , ad esempio ) ,
un qualsiasi Paese ex CCCP; quasi impossibile da fare ! Tutto è ben celato                               dietro qualche fotografia da cartolina turistica.                                                Anche se  gli edifici come questo sono la prevalenza.                                                                             L’incubo sta nella realtà predominante – come l’edificio fatiscente qui sopra – ma ossessivamente nascosta! 
Comprensibile dignità?
O… verità storica oggettiva da tutti nascosta…

E…se si pensa che nella Russia post sovietica tutto è cambiato con la ‘libertà di impresa/economica’ ,espressione di quella (apparente) politica,
ci si sbaglia di grosso ; date un’occhiata a questa recente costruzione russa, nella fotografia qui subito sotto;

Architettura fed. russa,  New Russian architecture,  Новая русская архитектура, Ad una libertà imprenditoriale post sovietica,  - non essendoci uno Zeitgeist alla base -, ecco ciò che si ottiene; without words

Architettura fed. russa,
New Russian architecture,
Новая русская архитектура,
Ad una libertà imprenditoriale post sovietica,
– non essendoci uno Zeitgeist alla base -,
ecco ciò che si ottiene;
without words

Ed anche agli ‘abusi edilizi’ (per noi occidentali), ampliamenti di locale (per loro,ex sovietici);

‘un balcone nel balcone’ ; fantastico!

doma 2

vedi nota [**]

Ma andiamo avanti;

Unitè d'habitation de Marseille con Le Corbusier osservatore del proprio lavoro.

Unitè d’habitation de Marseille con Le Corbusier osservatore del proprio lavoro.

e… Opera che sembra ripercorrere il lavoro del maestro Le Corbusier;

Frank O Gehry,  alias , Ephraim Goldberg. Gehry sembra ripercorrere l'Opera di le Corbusier. Se raffrontiamo questi due lavori con 'quello ' sovietico qui sopra si nota che l'unica vera sostanziale differenza sta nella fatiscenza del primo rispetto agli altri due ancora ben conservati. Ma... il formicaio ovunque sia e comunque lo si chiami resta sempre tale.

Frank O Gehry,
alias , Ephraim Goldberg.
Gehry sembra ripercorrere l’Opera di le Corbusier.
Se raffrontiamo questi due lavori con ‘quello ‘ sovietico qui sopra si nota che l’unica vera sostanziale differenza sta nella fatiscenza del primo rispetto agli altri due ancora ben conservati.
Ma… il formicaio ovunque sia e comunque lo si chiami resta sempre tale.

Ecco cosa ne pensa – non sono l’unico a criticare un certo tipo di ‘fare architettura’ – un architetto newyorkese,

Tom Sachs

, di questo tipo di costruzioni ‘cimiciai’, per mezzo di un suo semplice disegno che associa,
al famoso ‘modulor’ di le Corbusier – con cui le Corbusier riprogettò/rielaborò il famoso rapporto aureo rinascimentale attraverso il quale si costruiva un rettangolo ideale nel rapporto altezza lunghezza –
associa una siringa..!

Tom Sachs; ecco il suo pensiero circa le costruzioni di Le Corbusier, (e non solo, vedi F.O.G.) per mezzo del 'modulor'; servono spiegazioni ?!

Tom Sachs;
ecco il suo pensiero circa le costruzioni di Le Corbusier, (e non solo, vedi F.O.G.) per mezzo del ‘modulor’;
servono spiegazioni ?!

Meno peggio ( non dico assai meglio ) quando Gerhy
si lascia ossessionare dai suoi ebraici ricordi infantili di cucina Kasher ittica.
E dunque costruisce – vedi un pò che razza di percorso logico – edifici che sono fluttuanti come la coda di un pesce !

Eccone un esempio;

Frank O Gehry; forme ittiche in architettura !

Frank O Gehry;
forme ittiche in architettura !

ed anche;

Frank O Gehry Guggenheim Museum Bilbao Spagna. Come sopra; code di pesce svolazzanti.

Frank O Gehry Guggenheim Museum Bilbao Spagna.
Come sopra;
code di pesci svolazzanti.

Dal progetto – sempre di Gehry – all’omaggio da parte del mondo dei cartoon al Suo lavoro;

Frank O Gehry; primo abbozzo di una idea, altrettanto contorta come il progetto finito e chi l'ha concepita.

Frank O Gehry;
primo abbozzo di una idea, altrettanto contorta come il progetto finito e chi l’ha concepita.

Frank O Gehry; l'omaggio da parte del mondo dei fumetti a questo architetto stralunato come il mondo in cui vive. Si noti che tutti questi 'archistar' non tentano di proporre qualcosa di valido, ma semplicemente si uniformano al sistema. Ecco il perché del loro successo.

Frank O Gehry;
l’omaggio da parte del mondo dei fumetti a questo architetto stralunato come il mondo in cui vive.
Si noti che tutti questi ‘archistar’ non tentano di proporre qualcosa di valido, ma semplicemente si uniformano al sistema.
Ecco il perché del loro successo.

Guardate come qui esplode il genio di Goldberg – alias Frank O. Gehry – ;

Goldberg alias Frank O Gehry; dalla scatolarità più netta a...

Goldberg alias Frank O Gehry;
dalla scatolarità più netta a…

Frank O Gehry, alias Goldberg; ...alla esplosione del volume. Inutile dire :' cerchiamo di essere seri', quest'ultima parola è stata cancellata da ogni dizionario.

Frank O Gehry, alias Goldberg;
…alla esplosione del volume.
Inutile dire :’ cerchiamo di essere seri’,
quest’ultima parola è stata cancellata da ogni dizionario.

Rimando, come incipit a quanto segue , al post qui sotto :‘A stroll among the works of Álvaro Siza, architect.’ del 27/dicembre/2015,

direttamente attraverso il seguente link;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/12/27/a-stroll-among-the-works-of-alvaro-siza-architect/

ed anche;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/

Toyo Ito . Torre del vento , Giappone .

Toyo Ito .
Torre del vento ,
Giappone .

Toyo Ito,
l’universo architettonico è ora giapponese; l’Opera che lo ha evidenziato a livello internazionale.
Una torre di areazione ( di edifici circostanti ) che si illumina a seconda dell’intensità del traffico.

Molto meglio quando si ispira alla ‘manta di mare’ ;

Toyo Ito crematorio, evidente riferimento al mondo marino.

Toyo Ito crematorio,
evidente riferimento al mondo marino.

Viste le ossessioni, o ricordi se si vuole, di mare dei due ‘archistar’ qui sopra passiamo alle reminiscenze da libro della giungla (The Jungle Book) di Kipling , ricordi propostici dall’architetto portoghese José Quintela da Fonseca ;

ecco una bella coppia di rinoceronti in piena regola,

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon Targa didascalica

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon
Targa didascalica

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon Vista esterna dalla Torre San Raffaele

José Quintela da Fonseca architect Torre São Rafael e Torre São Gabriel Parque das Nações Lisboa Lisbon
Vista esterna dalla Torre San Raffaele

Queste poche righe, non vogliono certo riassumere un universo assai vasto, discusso e discutibile all’infinito ma,
sulla falsa riga di quanto qui già pubblicato anche in merito a campi ben diversi da quello qui accennato,l’universo architettura, indicare gli elementi di fragilità e quindi di critica che possiamo trovare in questo ramo dell’arte.
E ciò attraverso un percorso già visto di riflessione a tutto campo, che cerca di vedere il particolare da un’ottica ampia che ne determina reale consistenza, valore e posizione.
I due link qui sopra
rimandano a due post che già indicano chiaramente alcuni degli elementi di fragilità delle Opere architettoniche attuali.
In specie il secondo link,
parlando del Beaubourg di Renzo Piano evidenzia il pericoloso legame che lega politica ed architettura. Legame che per altri versi e condizioni è invece sodalizio assai felice perché costruttivo e non di scadimento architettonico.

Una piccola chicca del passato assai attinente con quanto ora discusso;

Giambologna;      '  l'architettura ' . Museo del Bargello Firenze Jean de Boulogne, il vero nome dello scultore francese delle fiandre del tardo rinascimento. Opera di maniera che se pur di pregio stilistico ben rappresenta - allegoricamente - ed 'ante litteram'  il manierismo dell'architettura dei nostri giorni !

Giambologna;
‘ l’architettura ‘ .
Museo del Bargello Firenze
Jean de Boulogne, il vero nome dello scultore francese delle fiandre del tardo rinascimento.
Opera di maniera che se pur di pregio stilistico ben rappresenta – allegoricamente – ed ‘ante litteram’ il manierismo dell’architettura dei nostri giorni !

[ A destra – di chi guarda l’Opera marmorea del Giambologna – stemma del Podestà milanese Amico di Donato della Torre, Opera di Luca della Robbia ]

Giambologna ; allegoria dell'architettura .Museo del Bargello Firenze. Armata solo di squadra, compasso e filo a piombo. Con molto poco si otteneva allora, tuttavia, molto di più !

Giambologna ; allegoria dell’architettura .Museo del Bargello Firenze.
Armata solo di squadra, compasso e filo a piombo.
Con molto poco si otteneva allora, tuttavia, molto di più !

didascalia de ; 'l'architettura ' del Giambologna. Museo del Bargello Firenze.

didascalia de ; ‘l’architettura ‘ del Giambologna.
Museo del Bargello Firenze.

Si confronti ‘ l’architettura ‘ del Giambologna dell’anno 1570,
con la prima statua, a destra di chi guarda nel cerchietto blu, del sepolcro di Michelangelo Buonarroti a Firenze nella Chiesa di Santo Spirito – a due passi da via Ghibellina dove aveva casa fiorentina Michelangelo stesso – .
La statua sepolcrale – nel tondo blu – è pressoché identica a quella del Giambologna; diverge per il pudico panneggio di cui è rivestita per ovvie ragioni legate al fatto di essere a decoro di una tomba. E per essere ‘specchiata’ rispetto all’altra.
E se si considera il fatto che Michelangelo morì nel 1564, c’è da chiedersi se la statua sul suo sepolcro, opera pare del Vasari, sia ispirata a quella del Giambologna o viceversa. Anche tenendo conto del fatto che le tre statue sul sepolcro rappresentano l’arte della pittura, della scultura e dell’architettura .

Sepolcro di Michelangelo Buonarroti nella Chiesa di Santo Spirito a Firenze, a due passi dalla sua casa fiorentina sita in via Ghibellina, oggi sede museale. Si noti nel cerchio blu la statua allegoria dell’architettura, pare eseguita da Giorgio Vasari, con quella del Giambologna – allegoria anch’essa dell’architettura – ed entrambe quasi coeve del 1570 circa.

Sepolcro di Michelangelo Buonarroti
nella Chiesa di Santo Spirito a Firenze,
a due passi dalla sua casa fiorentina sita in via Ghibellina, oggi sede museale.
Si noti nel cerchio blu la statua allegoria dell’architettura, pare eseguita da Giorgio Vasari, con quella del Giambologna – allegoria anch’essa dell’architettura – ed entrambe quasi coeve del 1570 circa.

nota [**]

Come accade spesso in altri Paesi, Italia in testa , anche nella disordinata Russia si produce/va ,in maniera altrettanto disordinata ma, si creava dell’arte.
Come l’impegnato (politicamente) Marc Chagall in pittura, così personalità come Wladimir Tatlin ,eclettico artista, tenteranno,
anche con riconoscimenti internazionali nel mondo capitalista – per usare il linguaggio allora utilizzato –
in architettura di riflettere idee innovative espressione di un Mondo levantino in piena rivoluzione e trasformazione.
Ogni sforzo di artisti come Chagall ,Tatlin e molti altri rimarranno sulla carta.
La scelta della nomenclatura sarà di facciata ( Mosca e Leningrado/San Pietroburgo ), o ciò che si è visto nella fotografia di edificio sovietico qui sopra; incubo puro.

Wladimir Tatlin  Владимир  Татлин Monumento alla Terza Internazionale 1920, Progetto rimasto sulla carta come tutti i tentativi di allora un certo spessore artistico...

Wladimir Tatlin Владимир Татлин Monumento alla Terza Internazionale 1920, Progetto rimasto sulla carta come tutti i tentativi di allora di un certo spessore artistico…

Francamente ciò che dispiace, per quegli artisti russi rimasti in Patria durante il periodo sovietico,
è che non abbiano potuto produrre,
– se non ,come fatto cenno in altro post , arte puramente astratta e quindi spesso politicamente neutra –
liberamente.
Il risultato finale della loro ricerca sarebbe stato catastrofico,
nel senso che avrebbe evidenziato
– nell’ambito di una ricerca seria, non supportata da fittizi orpelli di critica benevola ed interessata -,
un ‘Idea che era ideologia nel senso più deteriore del termine,
– ( e ideologia delle più ‘nere’ malgrado il colore rosso/popolare datogli…Cfr col quadro-quadrato nero , non a caso , di Malevic qui sotto…) –
capace solo di operare con ciò che l’arte per sua natura non può accettare senza snaturarsi; costrizione psicologica e convenzionale di Sistema che annulla ogni riflessione e pensiero del singolo individuo…
Un vero peccato che non si sia potuto assistere ad un evento del genere.

Чёрный супрематический квадрат .  Pабота Казимира Малевича 1915. Il quadrato nero del pittore russo K. S. Malevič  (Казимир Северинович Малевич). Padre del suprematismo, corrente russa dell'arte astratta, Malevič dovrà accontentarsi di dipingere rifugiandosi nell'astratto più puro per evitare le epurazioni sovietiche nelle quali incapperà comunque con il contatto col mondo tedesco progressista della Bauhaus di cui vedi il logo del 1919. Non c'è il pericolo,se non altro, di appenderlo al contrario come accaduto con altro quadro astratto ad una mostra della Tate Modern London, nel novembre del 2008, con un quadro di Mark Rothko.

Чёрный супрематический квадрат .
Pабота Казимира Малевича 1915.
Il quadrato nero del pittore russo K. S. Malevič (Казимир Северинович Малевич).
Padre del suprematismo, corrente russa dell’arte astratta, Malevič dovrà accontentarsi di dipingere rifugiandosi nell’astratto più puro per evitare le epurazioni sovietiche nelle quali incapperà comunque con il contatto col mondo tedesco progressista della Bauhaus di cui vedi il logo del 1919.
Non c’è il pericolo,se non altro, di appenderlo al contrario come accaduto con altro quadro astratto ad una mostra della Tate Modern London, nel novembre del 2008, con un quadro di Mark Rothko.

Confronta;

da Malevic alla Bauhaus, dal Suo quadrato nero del 1915 al logo della Bauhaus del 1919.

da Malevic alla Bauhaus, dal Suo quadrato nero del 1915 al logo della Bauhaus del 1919.

Ma il testimone ,

di tutto questo potenziale agire fu raccolto nella turbolenta Germania di allora, degli anni venti/trenta. Adolph W. Gropius con i colleghi della Bauhaus, tenteranno la carta della costruzione sociale e ,architettonicamente, nel contempo valida/di valore estetico.

Il loro fallimento non sarà dovuto , come comunemente si crede , agli ostacoli di regime in una Germania sempre più totalitaria.
Ma alle contraddizioni insite nel progetto della Bauhaus stessa.

Wright se ne era accorto per tempo, e produceva fuori da ogni contesto urbano, guardandosi bene dalle megalopoli. Egli accetterà dunque questo limite che la realtà storica in cui viveva gli poneva.

Tentando invece  – Gropius e colleghi – questo tentativo di una architettura urbana e sociale, falliranno.

Gropius  ed altre figure come Mies van der Rohe si ritroveranno dunque negli USA – Nazione sempre pronta ad accogliere personalità di valore – a costruire case – ville per magnati o palazzoni di lusso nel cuore di grandi città americane.

Vedi in merito le fotografie di lavori qui sotto;

Ludwig Mies van der Rohe ; casa Farnsworth Plano USA 1951 Ms Farnsworth, nefrologa di valore, tale da essere all'epoca in odore di Nobel ,abile musicologa ed amante della poesia in specie italiana così da diventare la traduttrice di Eugenio Montale, che peraltro la trattava con sussiego, si farà costruire questa casa stile 'less is more',  novello stile minimalista , per misantropi meditabondi, in una zona isolata e paesaggisticamente di grande suggestione.

Ludwig Mies van der Rohe ;
casa Farnsworth Plano USA 1951
Ms Farnsworth,
nefrologa di valore, tale da essere all’epoca in odore di Nobel ,abile musicologa ed amante della poesia in specie italiana così da diventare la traduttrice di Eugenio Montale, che peraltro la trattava con sussiego,
si farà costruire questa casa stile ‘less is more’, novello stile minimalista , per misantropi meditabondi, in una zona isolata e paesaggisticamente di grande suggestione.

Ludwig Mies van der Rohe;  casa Farnsworth Plano USA 1951 . Visione esterna all'edificio. Interno ed esterno un tutt'uno. La casa scatola è archiviata negli USA già negli anni cinquanta. Date un'occhiata al post successivo (II° parte) alle fotografie sulle abitazioni italiane attuali e si capirà l'invalicabile limite culturale...

Ludwig Mies van der Rohe;
casa Farnsworth Plano USA 1951 .
Visione esterna all’edificio.
Interno ed esterno un tutt’uno.
La casa scatola è archiviata negli USA già negli anni cinquanta.
Date un’occhiata al post successivo (II° parte) alle fotografie sulle abitazioni italiane attuali e si capirà l’invalicabile limite culturale…

Ludwig-Mies-van-der-Rohe ;  casa Mccormick. Questa casa - villa non è altro che il doppione di casa Farnsworth ed è quasi a questa coeva. Il proprietario del terreno ,                      (Mr  Mccormick ), venduto alla Farnsworth, ne vorrà una simile per se. Aveva fiutato, da uomo d'affari qual'era il valore culturale di Mies e Farnsworth...

Ludwig-Mies-van-der-Rohe ;
casa Mccormick.
Questa casa – villa non è altro che il doppione di casa Farnsworth ed è quasi a questa coeva.
Il proprietario del terreno venduto alla Farnsworth,(Mr Mccormick ),    ne vorrà una simile per se.
Aveva fiutato, da uomo d’affari qual’era il valore culturale di Mies e Farnsworth…

Vedi quanto al [**],in calce.

Ludwig Mies van der Rohe ;  Seagram Building New York 1958. Come Gropius ,Mies era stato direttore in Germania della Bauhaus e entrambi finiranno negli USA mettendo da parte idee 'sociali' da applicare al mondo dell'architettura, per costruire ville e palazzi di prestigio come questo.

Ludwig Mies van der Rohe ;
Seagram Building New York 1958.
Come Gropius ,Mies era stato direttore in Germania della Bauhaus e entrambi finiranno negli USA mettendo da parte idee ‘sociali’ da applicare al mondo dell’architettura, per costruire ville e palazzi di prestigio come questo.

Ludwig Mies van der Rohe  ; Seagram Building New York 1958 particolare, vedi nota didascalica qui sopra.

Ludwig Mies van der Rohe ;
Seagram Building New York 1958
particolare, vedi nota didascalica qui sopra.

 

Il ‘Quattro Stagioni/The Four Seasons ,

-New American cuisine restaurant di New York City, located  in the Seagram Building nel centro di Manhattan – ,

doveva, nelle intenzioni di L. Mies van der Rohe , essere decorato alle pareti da quadri di grande formato dell’allora nastro nascente della pittura – dopo anni di dura gavetta –  Markus Rotkowičs, alias  Mark Rothko un ebreo russo emigrato negli USA.

Dopo aver completato le Opere, all’ultimo momento, Rothko si rifiutò di venderle al committente Mies…

Rothko, pare si sia disgustato di tanta plateale ricchezza adornante l’intero palazzo.

 

 Walter Adolph Gropius; Gropius house, Lincoln Massachusetts. Il democratico Gropius si consolerà,cos' negli USA, dalla lontananza dalla natia Germania.


Walter Adolph Gropius;
Gropius house,
Lincoln Massachusetts.
Il democratico Gropius si consolerà,così negli USA, dalla lontananza dalla natia Germania.

Marcel Breuer,

un ungherese trapiantato prima in Germania – fu allievo di Gropius – poi negli USA ,potrà dare prova del talento inespresso dei Suoi colleghi levantini,rimasti oltre la ‘cortina di ferro’, non solo con il design, famosa la Sua ‘sedia Wassily’, ma anche attraverso costruzioni personali;

House Marcel Breuer,
New Canaan Connecticut in 1948;

House Marcel Breuer, New Canaan Connecticut  1948;

House Marcel Breuer, New Canaan Connecticut 1948;

Nota finale;

Ludwig Mies van der Rohe ,

non costruirà più fuori dagli USA, tranne un solo edificio – museo ,a Berlino,  dopo insistenza del mondo culturale tedesco.

Mies  rientrando necessariamente in Germania per sovrintendere la costruzione della ‘Nuova galleria nazionale – Berlino’ , baderà tuttavia di stare in posizione ben defilata rispetto ai suoi conterranei tedeschi, maestranze comprese.

E questo sulla scia,

comprensibile più facilmente a chi conosce il mondo, la mentalità tedesca, 

della triste esperienza fatta al ritorno in Patria, la Germania, di figure come il medico e  filosofo Karl Jaspers, fuoriuscito dalla Germania negli anni trenta, e Marlene Dietrich ,anch’essa lontana ,per scelta, dalle sofferenze del secondo conflitto mondiale.

Karl Jaspers  e  Marlene Dietrich al ritorno in Patria saranno ricevuti con cartelli del tipo ‘go home’ , anche dalla parte più colta del mondo germanico, e saranno costretti a tornare l’uno in Svizzera l’altra negli USA.

Ludwig Mies van der Rohe ,  New York 1958

Ludwig Mies van der Rohe ,
New York 1958

[**]

casa Mccormick,
non è altro che il doppione di casa Farnsworth per tipologia, assolutamente identica, ma solo più grande e temporalmente successiva,

allo stesso identico modo in cui, il Beaubourg
– alias centro/Centre Pompidou – è il doppione dell’headquarter B&B Italia,ditta di Piero Ambrogio Busnelli Novedrate (Como) .

Il Beaubourg è, come casa Mccormick ,solo più grande e temporalmente successivo, ma entrambe le costruzioni sono identiche alle loro omologhe antecedenti.

Renzo   Piano; l'headquarter B&B,Italia,ditta  di Piero Ambrogio  Busnelli  Novedrate  (Como) E' questa la costruzione di ,antecedente  il Beaubourg - Centre Pompidou, costruita da Piano poco tempo prima in Brianza. E assolutamente identica - tranne che per le dimensioni - al Centre Beaubourg.

Renzo Piano;
l’headquarter B&B,Italia,ditta di Piero Ambrogio Busnelli Novedrate (Como)
E’ questa la costruzione ,antecedente il Beaubourg – Centre Pompidou, costruita da Piano poco tempo prima in Brianza.
E’ assolutamente identica – tranne che per le dimensioni – al Centre Beaubourg.

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/

E…date un’occhiata
al filone ‘dell’architettura animalista o antropomorfica’ ,
da qualche anno in auge tra gli archistar, attraverso questo lavoro di Renzo Piano dell’inizio secolo (2002) a Roma;
fantastici scarabei di egizia memoria ( gli scarabei erano, nell’antico mondo egizio, il simbolo dei Faraoni) .

'gli scarabei';  alias il Parco della Musica ,Auditorium di Roma, di Renzo Piano (2002)...

‘gli scarabei’;
alias il Parco della Musica ,Auditorium di Roma, di Renzo Piano (2002)…

( segue… II° parte)

A stroll among the works of Álvaro Siza, architect.

A stroll among the works of Álvaro Siza

Ciò che Fernando Pessoa ha cercato di creare con le lettere,
Álvaro Siza ha tentato di farlo con la tecnica delle costruzioni.

ETERONOMIA (*), la parola chiave, che è nel contempo RICEZIONE e INPUT del loro fare/creare.

Padiglione del Portogallo per l'expo mondiale tenutasi nel 1998  a Lisbona. Pavilhao de Portugal 1997-98  Lisboa Lisbon.  Álvaro Siza architect.

Padiglione del Portogallo per l’expo mondiale tenutasi nel 1998 a Lisbona.
                               Pavilhao de Portugal 1997-98 Lisboa, Lisbon.                                Parque das Naçòes – Parco delle Nazioni –
Álvaro Siza , architect.

 

 

Premessa.
Le necessità edilizie sono una indubbia certezza, e sono un derivato delle necessità abitative.
Ma queste possono essere ben assolte sia da semplici tecnici come geometri e ingegneri, o da architetti che percorrono la stessa strada da ‘impiegati del catasto’.
Il salto qualitativo, nel costruire
non sta dunque nell’assolvere le necessità prosaiche di cui sopra fatto cenno, ma nell’assolvere una necessità spirituale di pura estetica come, per fare un esempio ,il passaggio dalla semplice comunicazione alla prosa e quindi alla poesia.
Capacità innata o meno che sia, questo lo si riscontra in tempi e nei luoghi più disparati.
Di certo si presta al plagio/contraffazione grazie a un insieme di elementi/escamotage che possono dare l’illusione di aver fatto realmente un salto qualitativo.
Questo vale non solo per quell’architetto che non ha innato talento e volontà nel raggiungere un traguardo estetico in ciò che costruisce,
ma anche per quei pochi architetti che per loro natura e formazione hanno le potenzialità ,anche già espresse da alcuni di loro, a raggiungere certi traguardi estetici, ma che per varie ragioni non seguono, se non alle volte , le indicazioni del loro raro e profondo talento.
Così assistiamo quotidianamente

– girovagando per questa o quella città –

alla visione
di costruzioni che nella maggior parte dei casi deturpano il territorio,
altre che ,pur con palese sforzo estetico – dal loro costruttore cercato – , non ottengono alcun risultato, ed infine
– quelle poche – che lo ottengono e ci appaiono come fiori in mezzo al fango.

Sembra essere questo il triste traguardo dell’arte del costruire, almeno ai giorni nostri.

Tutto ciò ,se non altro, ci fa apprezzare particolarmente le eccezioni di tempo e luogo,cioè storiche, realizzatesi solo in pochi centri come nella Firenze rinascimentale, in cui il paesaggio storico è stato e ci appare ancora come un tessuto omogeneo di rara qualità e perfezione di un Pensiero concretizzatosi in quelle costruzioni in perfetta sintonia e formanti una città ideale come nel famoso dipinto di Piero della Francesca ( o Luciano Laurana ).

‘Una perfetta unità di luogo e di tempo’, in sintesi lessicale.
That’s why the Renaissance Florence is so important for the man of the third millennium

La città ideale alias perfetta unità di luogo e tempo. That’s why the Renaissance Florence is so important for the man of the third millennium. Dipinto - progetto -  di Piero della Francesca   ( o Luciano Laurana ).

La città ideale alias perfetta unità di luogo e tempo.
That’s why the Renaissance Florence is so important for the man of the third millennium.
Dipinto – progetto –
di Piero della Francesca
( o Luciano Laurana ).

————————-

(*)

Alvaro Siza architect .         Eteronomia.

Alvaro Siza architect .
Eteronomia.

Le fotografie che seguiranno qui sotto sono principalmente quelle del così detto

‘padiglione del Portogallo per l’expo mondiale tenutasi nel 1998’ ( Pavilhao de Portugal 1997/98  . Parque das Nações – Parco delle Nazioni – Lisbon )

Come per altre Opere di Siza,
vedi la piscina in mare aperto, presso la Sua città natale (Porto) ,
e di poche altre Opere di altri architetti, ben lontani dall’essere ‘impiegati del catasto’
tale padiglione rappresenta un ‘fiore in mezzo al fango’, come fatto sopra cenno nella premessa .

Padiglione del Portogallo per l’expo mondiale tenutasi nel 1998 Pavilhao de Portugal 1997/98 Lisboa Lisbon Álvaro Siza, fotografie;

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; Particolare architettonico assai interessante. Questa sorta di grande lenzuolo in cemento armato che ricopre la struttura, lenzuolo di sottilissimo spessore  - poco più di una ventina di centimetri-, non potrebbe sopportare le sollecitazioni a cui lo sottoporrebbe un evento sismico  ( e Lisbona è città sismica per eccellenza ). Pertanto questi cavi di acciaio assolvono la funzione che il cemento non può, per sua natura sopportare ; trazione. Trazione che un evento sismico genererebbe nel moto oscillatorio della struttura stessa.

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
Particolare architettonico assai interessante.
Questa sorta di grande lenzuolo in cemento armato che ricopre la struttura, lenzuolo di sottilissimo spessore
– poco più di una ventina di centimetri-, non potrebbe sopportare le sollecitazioni a cui lo sottoporrebbe un evento sismico
( e Lisbona è città sismica per eccellenza ).
Pertanto questi cavi di acciaio assolvono la funzione che il cemento non può, per sua natura sopportare ; trazione.
Trazione che un evento sismico genererebbe nel moto oscillatorio della struttura stessa.

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; le azulejos ovvero piastrelle in ceramica tipiche del mondo portoghese di antica - araba - origine ed a cui anche il più moderno degli architetti portoghesi, o che opera in Portogallo , non può non rendere omaggio . Cfr. al seguente link ; https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1308

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
le azulejos ovvero piastrelle in ceramica tipiche del mondo portoghese di antica – araba – origine ed a cui anche il più moderno degli architetti portoghesi, o che opera in Portogallo , non può non rendere omaggio .
Cfr. al seguente link ;
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1308

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; visioni esterne alla struttura del Padiglione.

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
visioni esterne alla struttura del Padiglione.

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; piccole imperfezioni nella progettazione, nella esecuzione o cattiva cura della struttura ?

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
piccole imperfezioni nella progettazione, nella esecuzione o cattiva cura della struttura ?

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; targa didascalica

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
targa didascalica

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; visione sull'atlantico

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
visione sull’atlantico

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; particolare della parete esterna portante. Il bisogno di colore è palese

Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; particolare della parete esterna portante.
Il bisogno di colore è palese

 Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ; cfr come sopra, https://soloalsecondogrado.wordpress.com/tag/horas-de-chumbo/


Portuguese Pavilion architect Alvaro Siza ;
cfr come sopra,
https://soloalsecondogrado.wordpress.com/tag/horas-de-chumbo/

Questo Padiglione,
nella sua assoluta semplicità è probabilmente una delle Opere più riuscite di Siza.
Come spesso accade è nella semplicità che si trova l’espressione della più pura ricerca estetica, nel caso architettonica.
Come sopra fatto cenno, oggi bisogna spostarsi da una città all’altra, da un Paese ad un altro per poter trovare simili piccole perle.

Nel suo insieme l’intero Parque das NaçõesParco delle Nazioni – ,

grande area di Lisbona, dove al suo interno è collocato il Padiglione,
contiene molte altre Opere di altri grandi architetti, come il ‘palmeto metallico‘ realizzato dall’architetto spagnolo Calatrava,
Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava ;

Stazione Oriente  'Gare do Oriente' di Santiago Calatrava Parque das Nações - Parco delle Nazioni Lisbon

Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava Parque das Nações – Parco delle Nazioni Lisbon

Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava Parque das Nações – Parco delle Nazioni Lisbon Un palmeto metallico non molto riuscito se non nelle intenzioni 'su carta / progettuali'

Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava Parque das Nações – Parco delle Nazioni Lisbon
Un palmeto metallico non molto riuscito se non nelle intenzioni ‘su carta / progettuali’

Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava Parque das Nações – Parco delle Nazioni Lisbon

Stazione Oriente ‘Gare do Oriente’ di Santiago Calatrava Parque das Nações – Parco delle Nazioni Lisbon

od anche quest’Opera
– che definisco personalmente come ‘l’UFO’ -,
di un altro architetto;

Parque das Nações Parco delle Nazioni alias l' UFO

Parque das Nações Parco delle Nazioni alias l’ UFO

Parque das Nações Parco delle Nazioni alias l' UFO

Parque das Nações Parco delle Nazioni alias l’ UFO

Vedi, (//)

nel suo insieme – dicevo – l’intero Parque das NaçõesParco delle Nazioni con tutte queste Opere

non rappresenta minimamente

una unità di luogo e di tempo, come per la città ideale di cui sopra fotografia del quadro di Piero della Francesca ,
ne men che mai una costruzione urbana armoniosa come il cuore rinascimentale di Firenze, costruito non ‘dal palazzo’ / dall’esterno per pure esigenze commerciali e d’immagine, ma da un lavoro nel tempo senza contraddizioni…
E ciò vale per aree simili a quella portoghese, in molti altri Paesi .

Un grande architetto americano, oriundo tedesco della prima metà del secolo scorso,

Ludwig Mies van der Rohe

già a Suo tempo espresse inconsapevolmente le stesse problematiche che qui con Alvaro Siza, col Suo Padiglione di Lisbona del 1997 si sono appena colte.

Si veda il Padiglione di Barcellona di Ludwig Mies van der Rohe del lontano 1929 ;

Ludwig Mies van der Rohe;  Padiglione di Barcellona del 1929

Ludwig Mies van der Rohe;
Padiglione di Barcellona del 1929

Un lavoro di grande pregio formale,
– capace di coniugare l’interno di un edificio con l’esterno , come mai allora fatto – ,
si risolve in una struttura certo assai razionale,

ma algida e vuota proprio nella sua intenzione di confrontarsi con lo spazio circostante l’edificio !

Inoltre,
entrando nel dettaglio sui materiali di rivestimento, utilizzati da Mies, sempre con riferimento al ;

‘Padiglione di Barcellona del 1929’

;

Ludwig Mies van der Rohe; Padiglione di Barcellona del 1929; nota sui materiali di rivestimento o divisori.

Ludwig Mies van der Rohe;
Padiglione di Barcellona del 1929;
nota sui materiali di rivestimento o divisori.

Osservate, nella fotografia qui sopra, che
il pavimento è in travertino;
marmo ‘povero’ e di colore beige,di colore tenue che ben si adatta a rivestire pareti, colonne, etc… ( la Basilica di San Pietro a Roma è costituita in gran parte da questo materiale ).
La parete divisoria
è in onice multicolor, di colore assai appariscente; rosso ocra vivo.
La parete murale esterna,
che nelle intenzioni di Mies è un tutt’uno con l’interno, è di un marmo di pregio assai raro di colore verde ( la fotografia lo fa apparire azzurrino ma è di un verde appena tenue ).
E infine ,si noti, anche attraverso questa fotografia qui sotto ( per il travertino ), la ricostruzione di tutti questi rivestimenti;

Ludwig Mies van der Rohe; Padiglione di Barcellona del 1929; particolare del rivestimento esterno in marmo travertino.

Ludwig Mies van der Rohe;
Padiglione di Barcellona del 1929;
particolare del rivestimento esterno in marmo travertino.

; l’onice multicolor
è ricomposto a ‘macchia aperta’
sia lungo la linea centrale orizzontale ( che è linea di simmetria )
sia sulla parte destra (di chi guarda) ,della parete di onice, su linea non centrale , verticale.
Il marmo travertino
è ricostruito a tabelloni rettangolari sulle pareti e quadrati sul pavimento.( Ben visibile nella fotografia qui subito sopra )
Il marmo verde,
è ricostruito a ‘macchia aperta’, , a tabelloni rettangolari.( Vedi fotografia qui sotto )

Ludwig Mies van der Rohe; Padiglione di Barcellona del 1929; particolare della ricostruzione del marmo alle pareti.

Ludwig Mies van der Rohe;
Padiglione di Barcellona del 1929;
particolare della ricostruzione del marmo alle pareti.

Tutto questo subirebbe,

questi accostamenti di colori/materiali, e ricostruzione dei materiali utilizzati ciò il tipo di taglio e quindi ricomposizione –

oggi come allora quasi cento anni fa, una critica feroce da parte non solo di architetti amanti del marmo,onice etc… ma anche da semplici posatori
( marmisti specializzati nel posare,cioè costruire pareti e pavimenti in marmo )
delle apuane e della Versilia, assolutamente i migliori perché di antichissima tradizione nella lavorazione e posatura del marmo .
Tutta gente che necessariamente ha sviluppato gusto estetico raffinato nella ricomposizione muraria o dei pavimenti.
Mies commette qui errori grossolani;

°
non si accostano onice rosso sgargiante con il tenue beige del travertino ed il verde del marmo,
( d’accordo che i tedeschi amano vestirsi come i pappagalli, affar loro, ma questo non significa che questo discutibile gusto lo debbano riflettere in architettura, peraltro con pretese di universalità )

°
come non si ricostruiscono in questo modo tutti e tre i materiali visti, onice, marmo travertino e marmo verde, come da lui fatto;
‘macchia aperta’ che dà l’idea di una lastra d’ospedale o se volete, della simmetria della sacra sindone, per il marmo verde,

tabelloni di travertino divisi da Mies non con tagli a differente altezza, così da non disturbare l’occhio di chi osserva con la line di commento centrale ma, sopratutto ,
con lastre (tabelloni) tutte identiche nel taglio e posatura invece che – per ottenere un perfetto effetto stilistico del marmo -,
a differente taglio e a differente grandezza così da dare l’idea perfetta della continuità che la ‘lastra ricostruita’ dà !

Infine l’onice,
appare ricomposto e specchiato,
secondo linea orizzontale simmetrica centrale
che riflette lo stesso problema ora detto per il travertino,
e linea verticale non centrale
che disturba visibilmente il quadro d’insieme.
Quadro d’insieme dato dall’onice che ci appare pesante nel colore e pesante nella composizione delle lastre che formano la parete.

Piano dunque a parlare di capolavoro come le Opere di grandi pittori del passato viste come Opere indiscutibili !
Lo studio e l’apprendimento, necessitano certo di umiltà da parte di chi vi si cimenta,
ma nel contempo chi insegna o divulga il lavoro di un certo Autore,
non deve fare divulgazione agiografica, perché un tale tipo di insegnamento non porta da nessuna parte.

Ecco che appare evidente – dato che l’arte non sa, non può mentire – che ogni sforzo dell’allora Movimento Moderno architettonico,
pur raggiungendo delle vette di formale abilità stilistica,
si perdeva poi inesorabilmente in costruzioni che ebbero in Brasilia, l’espressione più chiara di un grande vuoto formale, poi definito ‘architettura della solitudine’ ma in realtà

architettura del vuoto più assoluto .(**)

L’emigrazione di van der Rohe in America, come di molti altri Suoi colleghi , non risolveranno la questione, ma semplicemente la sposteranno , senza sanarla , in un altro Continente;quello USA,
dove peraltro già un architetto americano, Frank Lloyd Wright aveva intuito il problema e, come van der Rohe, tentò di risolverlo – senza riuscirvi – spostando a Sua volta la Sua attenzione verso le strutture architettoniche aperte e apparentemente elementari del Mondo giapponese

Ecco che ancora una volta il passato ritorna, allorché si evidenziano – oggettivamente – le contraddizioni che permeano l’universo artistico contemporaneo qui rappresentato da quello architettonico …

(**)
Non a caso ,Oscar Niemeyer,
l’architetto artefice della progettazione architettonica di Brasilia, dichiarerà apertamente di essersi ispirato alle nuvole, alla loro mutevole e bizzarra conformazione, per avere ispirazione nella progettazione degli edifici di Brasilia !

La fantasia più pura, quando un substrato culturale manca , finisce col regnare.

(//)
A proposito…
circa l’UFOUnidentified Flying Object – qui sopra,fotografato presso :
:il ‘Parque das Nações Parco delle Nazioni’

guardate un pò l’alieno -l’extraterrestre che ne è uscito fuori;

Lisboa on the road; l'alieno uscito dall'UFO !

Lisboa on the road;
l’alieno uscito dall’UFO !

Museu Calouste Gulbenkian, Lisboa ( I°)

Visita virtuale al museo Calouste Gulbenkian, Lisboa

Que você quer Lisboa? / Do you want to Lisbon? Follow me!

( I°) parte

Centro storico di Lisbona.

Centro storico di Lisbona.

Musei molto più grandi, con molte più Opere d’arte,vedi il Louvre a Parigi o il Prado a Madrid,
non suscitano maggiori emozioni e non danno una visione migliore del mondo dell’arte, per il solo fatto di contenere più Opere.
Certo la spettacolarità sta spesso nella quantità e ancor di più se unita con un livello qualitativo, sia del contenente – la struttura museale – sia del contenuto – le Opere raccolte nel museo – .
Ed oggi la spettacolarità è vincente perché crea un grande afflusso turistico, e quindi un giro di affari notevole.

Vedi in merito quanto al seguente link (alla terza questione/domanda li posta) ;

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/2015/04/13/voulez-vous-paris-2-le-beaubourg/

Museu Calouste Gulbenkian Commemorative inscription of his patron

Museu Calouste Gulbenkian Commemorative inscription of his patron

Ma l’arte in se segue ben altre direzioni,
e certo non può tenere conto della massificazione nella sua stessa fruizione se non con atteggiamento critico.

Ecco dunque un museo – Calouste Gulbenkian – dal nome del suo artefice/patron, un magnate del petrolio, armeno della prima metà del secolo scorso, collezionista d’arte per sincera passione, che donò tutte le sue Opere al Portogallo, Paese che gli dette asilo politico negli anni difficili di quel periodo .
Un museo che è , come dovrebbero esserlo molti, a

‘misura d’uomo ‘.

Accogliente la moderna struttura, ordinato e con Opere di pregio. Scelte/acquistate negli anni con grande attenzione e che delineano un percorso di vita che è ora non da meno un percorso museale assai piacevole .

Al seguente link il rinvio al post nella pagina ‘pleasantry-pastime’

 

https://soloalsecondogrado.wordpress.com/pleasantry-pastime/#comment-1308

(…)

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